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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1491 - venerdì 4 dicembre 2009

Sommario3
- Patto salute: soddisfazione delle Regioni
- Influenza A: si riducono i ricoveri e i ricorsi al pronto soccorso
- Camere di commercio: Regioni su riforma ordinamento
- Sanità: Vendola, rivedere criteri di riparto
- Riforma portualità: serve partecipazione Regioni
- Sanità:Rossi, su riparto risorse troveremo punto di intesa

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Patto salute: soddisfazione delle Regioni

Errani: "è vittoria per servizio sanitario e per cittadini"

(regioni.it) “Una grande soddisfazione per il risultato raggiunto, frutto dell’impegno costante delle Regioni che hanno da subito scelto la via della responsabilizzazione e della sostenibilità per il governo della spesa sanitaria”, così il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani ha commentato l’intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2010-2012 e il recepimento di tutte le questioni di natura finanziaria contenute in tale Patto e inserite nell’emendamento al disegno di legge finanziaria 2010 presentato dal Governo.
“Sono stati riaffermati e condivisi i principi che hanno ispirato l’azione della Conferenza delle Regioni per difendere il diritto alla salute e per garantire qualità ed equità delle prestazioni sanitarie. E’ una vittoria delle Regioni per il Servizio Sanitario Nazionale e per i cittadini.”
·                     Fondo sanitario nazionale
“Sono stati confermati – ha spiegato Errani - i livelli finanziari, condivisi con la sigla dei principi per il Patto per la Salute del 23 ottobre scorso: 106.164 milioni di Euro per il 2010, 108.603 per il 2011 e 111.544 milioni di Euro per il 2012. Ha prevalso quindi la linea della ragionevolezza e della sostenibilità finanziaria. Non poteva essere diversamente rispetto alla esigenza di garantire i livelli essenziali di assistenza in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Se si considerano le proposte finanziarie inizialmente previste per gli anni 2010 e 2011, con incrementi vicini allo zero, si comprende l’importanza dei passi in avanti compiuti”.
·                     Altri fondi
“Ma ci sono anche altri punti – ha proseguito Errani - su cui vale la pena soffermarsi. Penso, ad esempio all’impegno per un nuovo patto su riorganizzazione ospedaliera e farmaceutica, al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, che torna ad essere rifinanziato con una integrazione di 150 milioni di Euro per il 2010. Di particolare rilevanza è il finanziamento di 400 milioni per il 2010 del Fondo per la non Autosufficienza”.
·                     Sviluppo
“Sempre sul piano finanziario le Regioni – ha aggiunto il Presidente della Conferenza delle Regioni - hanno ottenuto che si torni a ragionare in termini di sviluppo per la sanità. E’ previsto un incremento che porta da 23 a 24 i miliardi disponibili per l’ex articolo 20 (Legge 67/88) (investimenti) e sono stati incrementati di 200 milioni per il 2011 e di 1.800 milioni per il 2012 i fondi per l’edilizia sanitaria. Ciò porterà ad avere una disponibilità complessiva pari a 5,7 miliardi per investimenti che contribuiranno a migliorare la qualità dei servizi resi e a colmare il divario esistente fra Nord e Sud del Paese”.
§         Piani di rientro
“Un’ulteriore riflessione –ha sottolineato Errani - riguarda la scelta della responsabilità e le norme relative ai piani di rientro. Non abbiamo mai rifiutato, anzi, l’abbiamo sempre richiesta, la via del governo responsabile della spesa, ma abbiamo chiesto e ottenuto il coinvolgimento delle Istituzioni regionali nel percorso di risanamento dei disavanzi. E’ stata confermata l’impostazione che vede il Presidente della Regione protagonista del piano di rientro, anche con investitura commissariale, arrivando - nel caso di eventuali,riscontrate e oggettive difficoltà nell’applicazione del piano stesso- all’ipotesi di Commissari ad acta, dedicati cioè a specifiche azioni previste dal piano di rientro e non realizzate. Tutto ciò nello spirito di leale collaborazione e di piena responsabilizzazione nel governo”.
·                     Riparto
“Adesso – ha ricordato Errani - ci attende un altro appuntamento importante, quello relativo al riparto del Fondo 2010, ma sono certo che anche in questo caso saprà prevalere il senso di responsabilità , unitarietà e solidarietà che ha fino ad oggi contraddistinto l’azione delle Regioni”.
·                     Rapporti con il Governo
“Per quanto riguarda infine le relazioni con il Governo – ha concluso Errani - seguiremo con attenzione il dibattito in Parlamento relativo alla Finanziaria e attendiamo che arrivi quanto prima in Conferenza Stato-Regioni il DPCM sui nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA), così come attendiamo - come ribadito dal Governo in più occasioni, da ultimo ieri dal Ministro Fitto in sede di Stato-Regioni – lo sblocco da parte del CIPE dei Piani Attuativi Regionali (PAR) legati alla quota regionale del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS)”.
 
(red/04.12.09)

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Influenza A: si riducono i ricoveri e i ricorsi al pronto soccorso

(regioni.it)  Sono 114 le vittime correlate alla nuova influenza A/H1N1 che ha colpito circa 3,5 milioni di persone ma i nuovi casi stimati nella quarantottesima settimana sono 400 mila, per un totale appunto di 3.438.000 casi. Lo si legge in una nota del Ministero della Salute che precisa: "per la terza settimana consecutiva si conferma la riduzione degli accessi al pronto soccorso e del numero dei ricoveri per sindrome respiratoria acuta, per tutte le fasce d'eta'". I casi che hanno necessitato assistenza respiratoria al 4 Dicembre sono stati 410, pari allo 0,011% del totale dei malati. Sono state somministrate poi 116.510 dosi di vaccino: dall'inizio della campagna vaccinale, complessivamente sono state somministrate, 611.425 prime dosi e 1.666 seconde dosi. In totale 5.030.851 le dosi di vaccino distribuite. Quindi il totale di casi stimati di influenza dall'inizio della pandemia, cui si sono aggiunti i circa 17.000 casi registrati precedentemente da altri sistemi di sorveglianza: sono a 3.455.000.
Le Regioni dove nella settimana 48esima si e' registrato il maggior numero di casi rispetto alla popolazione in osservazione sono la Sardegna con un incidenza del 3,2 per cento, Marche 2.5%, Friuli Venezia Giulia 1.5%. La fascia di eta' piu' colpita e' sempre quella pediatrica (0-14 anni), con un'incidenza pari a 17,44 casi per mille assistiti (17,44 per mille nella fascia dei bambini piu'  piccoli di 0-4 anni e 17,79 per mille nella fascia 5-14 anni).
Nella fascia di eta' 15-64 anni l'incidenza e' pari a 4,41 e tra gli individui di eta' pari a 65 anni e oltre a 1,14 casi per mille assistiti. Si osserva un calo dell'incidenza in ogni fascia di eta' anche se piu' accentuata nelle fasce pediatriche in cui l'incidenza si e' quasi dimezzata.
Situazione Italia
FluNews (Iss- Cnesps)
Sorveglianza Influnet, copertura vaccinale, accessi al pronto soccorso, utilizzo dei farmaci
n.5 - dal 23 al 29 novembre 2009 48° settimana
INFLUNET: Sorveglianza epidemiologica
INFLUNET: Sorveglianza virologica
 
(red/04.12.09)

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Camere di commercio: Regioni su riforma ordinamento

Conferenza Regioni Doc 26.11.09

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 26 novembre ha approvato una proposta per la riforma dell’ordinamento della camere di commercio (prevista dalla delega contenuta nell’articolo 53 della legge 99/2009).
Il documento, in formato pdf è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it”. Il link è www.regioni.it/upload/261109_cam_comm.pdf
Si riporta di seguito il testo integrale del documento.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
09/102/CR/C11
Punto 9b) odg della Conferenza delle Regioni
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
Visto l’art.53 della L. 99 del 23 luglio 2009, recante “Delega al Governo per la riforma della disciplina in materia di camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”;
preso atto del documento consegnato brevi manu in data 5 novembre 2009 dal Ministero dello sviluppo economico, nel quale sono riportati un elenco di “obiettivi comuni” di impronta più generale e la sintesi degli spunti che focalizzano le linee-guida del disegno di riforma che il Ministero intende approntare nel dare attuazione alla delega;
considerato che, se gli obiettivi possono ritenersi sostanzialmente condivisibili, non altrettanto può dirsi per alcune – essenziali - linee di riforma identificate dal Ministero (e specificatamente in tema di: valorizzazione del ruolo delle camere di commercio quali autonomie funzionali; semplificazione e rafforzamento delle procedure di nomina degli organi camerali; riordino della disciplina in materia di vigilanza sulle camere di commercio);
considerata la scadenza alquanto ravvicinata (15 febbraio 2010) del termine per l’emanazione del decreto delegato, da adottarsi su proposta del Ministro dello sviluppo economico d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni;
rilevata l’esigenza di attivare al più presto un confronto continuativo con il Governo sul progetto di riforma, anche tramite la costituzione di un tavolo tecnico misto;
richiamato l’Ordine del Giorno del 18 settembre 2008 sulla stessa materia, approvato dalla Conferenza;
in un’ottica di leale cooperazione, con intento collaborativo e propositivo nei confronti del Governo;
approva la
Proposta delle Regioni e delle Province Autonome per l’attuazione della delega di cui all’art.53 della legge n. 99/2009 per la riforma dell’ordinamento  delle Camere di Commercio
Premessa.     Qualificare il rapporto tra Regione e CCIAA
Il ruolo della Regione nei confronti del sistema camerale locale era già attestato da più di un elemento della legge 580/1993 (la delega di funzioni; la nomina dei consigli) ed è stato nel tempo ulteriormente rinforzato, prima dal decentramento amministrativo operato dalla cd. Bassanini I – art.37 e 38 del d.lgs. 112/1998   (attribuzione di funzioni di vigilanza e di controllo sugli organi) - e poi dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha profondamente ampliato le competenze regionali in materia, come anche recentemente ha sottolineato la Corte costituzionale (sentenza n. 374/2007); tanto che la Regione oggi     dovrebbe assurgere a vero e proprio referente del sistema camerale per le attività a sostegno del sistema economico locale, quanto lo è lo Stato per i profili ordinamentali e per le funzioni di certificazione e di regolazione del mercato.
Nel riqualificare di conseguenza il ruolo della Regione, occorre anche ridisegnare con maggiore nettezza il reciproco posizionamento delle istituzioni Stato e Regione nei confronti del sistema camerale, definendo con maggior precisione possibile le rispettive competenze.
        I.      ·     Riconsiderare la natura delle funzioni e dei compiti esercitati dalle CCIAA
art.53 comma 1 lett. d) : “valorizzazione del ruolo delle camere di commercio quali autonomie funzionali nello svolgimento dei propri compiti di interesse generale per il sistema delle imprese nell’ambito delle economie locali, nel contesto del sistema regionale delle autonomie locali; ”
Le Camere di commercio sono enti autonomi di diritto pubblico, chiamati a svolgere un importante ruolo nell’ambito della promozione dello sviluppo delle economie locali e del sistema delle imprese.
Nell’attuale assetto costituzionale di riparto delle funzioni amministrative (che non contempla le Camere di commercio) occorre però una riflessione sulla natura delle competenze delle CCIAA.
Le funzioni amministrative che le Camere andranno ad esercitare, sia pur in linea di continuità con quanto avviene oggi, non potranno essere “attribuite”, ovvero identificate da una legge generale dello Stato come funzioni nel patrimonio dell‘ente; dovranno bensì essere “delegate” dallo Stato e dalle Regioni.
I “compiti” che le CCIAA eserciteranno potranno invece scaturire sia autonomamente, in forza del ruolo che la legge assegna all’ente - che è qualificato “autonomia funzionale”, ovvero ente dotato di autonomia organizzativa, che esprime la rappresentanza di interessi specifici, settoriali, e le cui funzioni sono determinate in riferimento a tali interessi - , che sulla base di rapporti convenzionali con gli enti pubblici istituzionali (Stato, Regioni ed enti locali territoriali).
La natura di ente ad autonomia funzionale comporta in sé l’autonomia organizzativa, che trova la sua massima espressione nella potestà statutaria, già disciplinata dalla legge ordinamentale e senz’altro da riconfermare.
Altro discorso è quello sulla potestà regolamentare. 
La norma vigente – comma 2 bis dell’art.2 della L.59/1997, introdotto dall’art.1 della L.191/1998 – prevede che le Camere di commercio adottino regolamenti di tre specie:
 - per la disciplina delle materie di propria competenza;
- per l’esercizio delle funzioni di cui all’art.2 della L.580/1993 (ovvero di tutte le funzioni camerali);
- relativi alle materie disciplinate dallo statuto.
Tale norma non è più coerente con il mutato quadro costituzionale; infatti l’art 117 comma 6 della Costituzione non ammette cha alle CCIAA sia attribuita potestà regolamentare per la disciplina di materie che pure rientrano tra le proprie competenze; mentre è senz’altro prevedibile dalla legge ordinaria, e conseguente alla riconosciuta autonomia dell’ente, la potestà regolamentare che attiene agli aspetti organizzativi, e cioè quella per l’esercizio delle funzioni; nonché l’adozione di regolamenti attuativi di disposizioni statutarie.
     II.      ·       Contestualizzare l’attività programmatoria delle CCIAA
art.53 comma 1 lett. d) :“valorizzazione del ruolo delle camere di commercio quali autonomie funzionali nello svolgimento dei propri compiti di interesse generale per il sistema delle imprese nell’ambito delle economie locali, nel contesto del sistema regionale delle autonomie locali; ”
E’ di fondamentale importanza affermare un principio che è già ricavabile in via sistematica dal quadro normativo vigente, ma, poiché è rimasto sinora sottotraccia, deve trovare un’esplicita espressione normativa.
Ovvero che le Camere di Commercio, nel momento in cui programmano i propri   interventi a favore del sistema delle imprese e dell'economia locale, debbano muoversi in coerenza con gli atti di programmazione degli enti territoriali di riferimento, ovvero della Regione e della Provincia.
La previsione di un raccordo stabile ed organico tra programmazione regionale e programmazione camerale consentirebbe altresì di valorizzare il ruolo delle Camere nell’ambito della programmazione negoziata promossa dalla Regione.
   III.      ·       Ridefinire i ruoli di Stato e Regione in materia di vigilanza sulle CCIAA
art.53 comma 1 lett. a) : “riordino della disciplina in materia di vigilanza sulle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, al fine di assicurare uniformità e coerenza nelle funzioni e nei compiti esercitati, nel rispetto del riparto di competenze tra lo Stato e le regioni, e revisione della disciplina relativa ai segretari generali delle camere di commercio; ”
Il tema delle funzioni di vigilanza e controllo nei confronti delle Camere di commercio e dei conseguenti strumenti a disposizione delle amministrazioni competenti è di particolare importanza e non minore attualità.
In generale, appare corretto affermare che gli enti camerali sono sottoposti alla vigilanza sia dello Stato (Ministero dello sviluppo economico) che della Regione.
Dalle disposizioni vigenti (artt.4 e 5 della L.580/1993 e artt.37 e 38 del d.lgs. 112/1998) emerge che:
-        la vigilanza spetta primariamente al Ministero; sia nella sua accezione più generale, che in quella più specifica di valutazione dell’attività svolta; la Regione concorre a quest’ultima forma di vigilanza predisponendo una relazione sull’attività del sistema camerale, che confluisce nella relazione generale che il Ministero presenta in Parlamento e che riguarda in particolare i programmi attuati e gli interventi realizzati;
-        il controllo sugli organi spetta primariamente alla Regione; la legge disciplina analiticamente il potere di scioglimento dei consigli camerali, che permane nelle competenze del Ministero solo nel caso ricorrano “gravi motivi di ordine pubblico”, mentre è passato alla Regione per le altre ipotesi di scioglimento: gravi e persistenti violazioni di legge; impossibilità di assicurare il normale funzionamento dell’organo; mancata approvazione nei termini del bilancio preventivo o del conto consuntivo; mancata elezione del presidente.
Una prospettiva di riforma, che non può non partire dal quadro normativo vigente, deve: 
- considerare i pronunciamenti sul punto del Consiglio di Stato (parere n.1451/2006) e della Corte costituzionale (sentenza n. 374/2007) che, con riguardo alla vigilanza, sembrano aver spostato il baricentro in direzione della Regione;
- non sottacere la situazione di poca chiarezza verificatasi recentemente presso l’Amministrazione centrale, dal momento che la Ragioneria generale dello Stato va investendo direttamente per competenza le Regioni con i referti delle verifiche amministrativo-contabili sulle CCIAA, pur riconoscendo che “i referti dei Servizi ispettivi di finanza pubblica segnalano nella quasi totalità irregolarità afferenti alle funzioni amministrative rimaste di competenza dello Stato”.
Occorre, pertanto, da una parte confermare l’attuale assetto per quanto concerne il controllo sugli organi, e dall’altra marcare meglio i confini tra la competenza dello Stato e quella delle Regioni nell’ambito della vigilanza sulle attività delle Camere, onde evitare in futuro i conflitti e l’ impasse di una funzione essenziale.
Si potrebbe così pervenire a definire che spetti allo Stato vigilare sulle funzioni amministrative svolte nell’ambito della disciplina delle (o dei servizi per le) imprese, mentre spetta alle Regioni vigilare sulle attività svolte a sostegno dell’economia locale.
In tale ottica può ritenersi congruo che lo Stato debba reincamerare la funzione di controllo che comporta lo scioglimento del consiglio nel caso di “gravi e persistenti violazioni di legge” (originariamente conferitagli dalla L.580/1993), perché attinente a profili di propria competenza.
Mentre la ridefinizione delle competenze della Regione nell’ambito della funzione di vigilanza conferirebbe ben altro spessore alla Relazione regionale sull’attività, ampliandone gli aspetti di verifica e di trasparente comunicazione delle risultanze dell'attività svolta a favore delle imprese.
 IV.      ·         Semplificare e rafforzare la procedura di nomina dei consigli camerali 
art.53 comma 1 lett. b) : “semplificazione e rafforzamento delle procedure di nomina degli organi camerali al fine di consentire un efficace funzionamento degli stessi; ”
Occorre una meditata riflessione sulla possibilità di introdurre effettivamente l’elezione diretta del consiglio camerale da parte delle imprese.
Qualora si mantenga la previsione della nomina, anche in alternativa all’elezione diretta, occorre ribadire la potestà di nomina in capo al Presidente della Regione, quale arbitro imparziale del procedimento; procedimento che contempla al suo interno l’individuazione di quali organizzazioni imprenditoriali per settore di attività economica, nonché organizzazioni sindacali e associazioni di consumatori sono maggiormente rappresentative in ambito provinciale e quindi legittimate a designare i consiglieri da nominare.
L’intero procedimento deve rimanere nel dominio di un'unica autorità, anche in ossequio ai principi di unicità e responsabilità nel procedimento amministrativo. 
Sulla scorta dell’esperienza maturata ed in un’ottica di rafforzamento delle procedure e di una loro maggiore trasparenza, potrebbero comunque attribuirsi alle Camere di commercio compiti ben più penetranti nella fase istruttoria, laddove la normativa attuale prevede solo “verifiche formali” e conseguenti regolarizzazioni.
La titolarità del procedimento in capo alla Regione, con la connessa responsabilità, andrebbe così di pari passo con la ridefinizione del ruolo delle Camere nell’ambito del procedimento, prevedendo che la Regione si avvalga degli uffici camerali per gli adempimenti istruttori, le verifiche ed i controlli (ivi compresi quelli a posteriori).   
Quale naturale conseguenza della potestà di nomina ed espressione tangibile della potestà di controllo sugli organi, occorre riconfermare -come si è detto sopra- la potestà del Presidente della Regione di scioglimento degli organi stessi.
Trattasi appunto di una funzione per un verso simmetrica e per l’altro complementare a quella di nomina.
Ovviamente la competenza allo scioglimento reca in sé anche la competenza alla nomina del commissario straordinario.
Nondimeno la nomina del commissario ad acta (nell’ipotesi di mancata adozione nei termini degli atti di bilancio) è pure espressione della potestà di controllo attribuita al Presidente della Regione.
     V.      ·      Maggiore trasparenza nella rilevazione del grado di rappresentatività delle organizzazioni imprenditoriali, sindacali e delle associazioni dei consumatori
art.53 comma 1 lett c) : “previsione di una maggiore trasparenza nelle procedure relative alla rilevazione del grado di rappresentatività delle organizzazioni imprenditoriali, sindacali e delle associazioni di consumatori, ai fini della designazione dei componenti delle stesse nei consigli camerali; ”
Occorre apportare dei correttivi alla normativa vigente (in parte con il decreto delegato, dal momento che la delega lo richiede; in parte, ancor maggiore trattandosi di normativa di dettaglio, con i provvedimenti attuativi che andranno a sostituire il DM 501/1996) affinché sia rilevato in modo trasparente il grado di rappresentatività delle organizzazioni ed associazioni che concorrono per l’assegnazione dei seggi nel costituendo consiglio camerale; ed inoltre, al fine di evitare alcune ambiguità dovute ad incertezze interpretative   (anche quando occorre provvedere in corso d’opera, cioè a consiglio già costituito, perché alcune evenienze lo richiedono).
Nello specifico, gli argomenti da affrontare sono:
·        Apparentamenti 
Le organizzazioni apparentate devono presentare disgiuntamente i dati; va esclusa la possibilità, oggi concessa, di presentazione congiunta.
La presentazione disgiunta è più idonea per gestire meglio e più tempestivamente possibili situazioni di esclusione delle organizzazioni prive dei requisiti richiesti.
Ed è soprattutto funzionale alla gestione della vicende successive che possono riguardare   l’apparentamento.
·        Numero delle imprese associate alle organizzazioni imprenditoriali
Occorre riscrivere la disposizione in modo inequivoco, per fissare il concetto per cui ogni impresa equivale ad un associato.
Di conseguenza, per “numero delle imprese” associate all’organizzazione si deve intendere:
- le imprese iscritte nel Registro delle Imprese presso la locale CCIAA; qualora esistano anche sedi secondarie ed unità locali della medesima impresa, esse non vengono conteggiate;
 - le unita locali o sedi secondarie dell’impresa che non è iscritta nel R.I. in quella circoscrizione territoriale; qualora esse siano più di una, ma riferibili ad un'unica impresa, contano comunque per un solo soggetto associato.
·        Elenco delle imprese associate alle organizzazioni imprenditoriali
Occorre ribadire che le organizzazioni imprenditoriali devono formare - e conservare fino al successivo rinnovo del consiglio - l’elenco delle imprese associate.
Tale obbligo andrebbe esteso – con riferimento all’elenco degli iscritti - anche alle organizzazioni sindacali ed alle associazioni dei consumatori.
La disponibilità degli elenchi è essenziale al fine dell’attivazione dei controlli ex post ai sensi dell’art.71 del DPR 445/2000.
·        Legittimazione alla partecipazione delle organizzazioni imprenditoriali
Attualmente la norma dispone che, oltre alle organizzazioni di livello provinciale, anche le organizzazioni di livello nazionale operanti nella circoscrizione provinciale possano fare richiesta di partecipare al procedimento.
Occorre ampliare la previsione anche alle organizzazioni regionali, purché espongano ovviamente la rappresentanza di livello provinciale.
·        Rappresentatività delle organizzazioni sindacali e associazioni dei consumatori
Sarebbe opportuno individuare criteri obiettivi per l’assegnazione dei punteggi ai tre parametri (consistenza numerica; ampiezza e diffusione delle strutture organizzative; servizi resi e attività svolta) su cui si effettua la comparazione.
·        Consistenza numerica delle associazioni dei consumatori
E’ necessario esprimere normativamente il concetto di “adesione consapevole” all’ associazione, poiché l’esperienza ha insegnato che le associazioni dei consumatori talora annoverano tra i propri soci soggetti che solo in via mediata o indiretta hanno aderito all’associazione (ad es. sottoscrivendo un appello od una mozione di protesta).
 VI.      ·       Miglioramento degli assetti organizzativi in coerenza con i compiti assegnati alle camere di commercio sul territorio
art.53 comma 1 lett g ) : “miglioramento degli assetti organizzativi in coerenza con i compiti assegnati alle camere di commercio sul territorio, nonché valorizzazione del ruolo dell’Unioncamere con conseguente razionalizzazione e semplificazione del sistema contrattuale; “
Il miglioramento degli assetti organizzativi deve avvenire nel rispetto dei principi e criteri di efficacia, efficienza ed economicità; di conseguenza si propone, nell’ambito della gestione finanziaria delle Camere di commercio, l'introduzione di metodologie di parametrazione ai "costi standard", in modo da assicurare una maggior trasparenza nell'allocazione delle risorse destinate al funzionamento e alle politiche per le imprese, e con l'effetto di indurre processi di competizione virtuosa tra le CCIAA.
Roma 26 novembre 2009
 
(red/04.12.09)

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Sanità: Vendola, rivedere criteri di riparto

(regioni.it) La Puglia e tutte le regioni del Sud sono penalizzate nel riparto del Fondo nazionale sanitario perche' viviamo dentro una stranissima ipocrisia''. Ne e' convinto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola,. ''L'Italia - ha detto - e' un paese in cui si parla dell'accoglienza della vita, dei bambini, della natalita', con una grande foga retorica. E poi il criterio decisivo per il riparto del Fondo sanitario nazionale e' quello della vecchiaia.
''Io capisco - ha continuato Vendola - che ci siano problemi di offerta sanitaria altamente specialistica quando ci sono fasce percentualmente rilevanti di popolazione anziana''. ''Ma se noi non concentriamo anche gli investimenti per esempio nella rete consultoriale, nei poli dell'area materno-infantile, vuol dire - ha sostenuto - che quando parliamo di accogliere la vita stiamo semplicemente facendo una omelia, non stiamo facendo politica''.
“Io penso che oggi di fronte al fatto che stiamo per scivolare verso il federalismo - ha detto Vendola - tra i criteri che devono definire il riparto del Fondo sanitario nazionale ce ne deve essere uno per me fondamentale: il criterio di poverta', si chiama indice di deprivazione''.
Perché anche l'Organizzazione mondiale della sanita' ''dice che la poverta' ha attinenza con l'aumento delle patologie''. ''Noi pensiamo, allora, - ha detto Vendola - a quei territori in cui si addensa la poverta' e nel Sud d'Italia purtroppo, nella nostra regione che e' la regione forse piu' moderna del Sud d'Italia, comunque contiamo 900.000 poveri. Quando c'e' vita nelle periferie marginali con situazioni di grande difficolta', l'accesso al diritto alla salute e' molto interdetto''. ''E noi - ha concluso - vogliamo che questo venga assunto come principio per fare una lotta moderna per il diritto alla salute”.
 
(red/04.12.09)

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Riforma portualità: serve partecipazione Regioni

Conferenza Regioni Doc 26.11.09

(regioni.it) la Conferenza delle Regioni del 26 novembre ha approvato un ordine del giorno sulla riforma della portualità. Si riporta di seguito il testo integrale del documento, pubblicato in formato pdf, nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è www.regioni.it/upload/261109_porti.pdf 
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
09/107/CR/C4
Le Regioni e le Province autonome tenuto conto del dibattito in corso in Parlamento rappresentano al Governo la necessità che sia assicurata la partecipazione sostanziale delle Regioni nel processo di riforma della portualità, attesa la competenza delle stesse in materia secondo il riparto delineato dalla Costituzione.
Rappresentano altresì al Governo la necessità che questo sostenga attivamente nei confronti delle Camere il principio della necessaria partecipazione sostanziale delle Regioni in questa materia, rendendosene al contempo garante.
Roma, 26 novembre 2009
 
(red/04.12.09)

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Sanità:Rossi, su riparto risorse troveremo punto di intesa

(regioni.it)  “Come e' accaduto anche nelle occasioni precedenti, le Regioni riusciranno a trovare un punto di intesa soddisfacente''. Lo afferma Enrico Rossi, assessore alla salute della Regione Toscana e coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni, in vista della riunione per il riparto del fondo sanitario la prossima settimana e in merito alla proposta arrivata dal governo.“In quell'occasione affronteremo il tema, analizzeremo disponibilità ed esigenze'', aggiunge Rossi, riferendosi alla conferenza delle Regioni gia' convocata per il 9 dicembre proprio per discutere del riparto.
 
(red/04.12.09)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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