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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1550 - mercoledì 7 aprile 2010

Sommario3
- Fazio su OGM, RU-486 e vaccini influenza A
- Pil: dati Ocse, Isae, Eurostat, Istat
- Federalismo demaniale: schema di Decreto legislativo
- Presidente Liguria: Claudio Burlando, scheda biografica
- Presidente Campania: Stefano Caldoro, scheda biografica
- Presidente Sardegna: Ugo Cappellacci, scheda biografica

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Fazio su OGM, RU-486 e vaccini influenza A

(regioni.it) Il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha controfirmato il Decreto interministeriale firmato dal Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia con cui viene negata la richiesta di messa in coltura di ibridi di mais geneticamente modificati.
Lo stesso Fazio è intervenuto al Senato al Question Time sul tema della vaccinazione contro l'influenza A.
Sono otto milioni di  dosi di vaccino contro l'influenza A non utilizzate, e ancora in possesso delle Regioni, saranno valide fino al prossimo ottobre, e potranno essere utilizzate nella prossima stagione influenzale. 
Si è insediata la Commissione ministeriale avente la finalità di predisporre le Linee Guida sulla modalità di utilizzo del farmaco RU-486  e  di definire le modalità per la raccolta dei dati utili al monitoraggio del suo impiego. Si darà così
seguito a quanto espresso dal Consiglio Superiore di Sanità nel parere del 18 marzo scorso in merito alle modalità di impiego del farmaco RU-486 nel rispetto della legge 194/78 con cui raccomanda che vengano stilate e concordate linee di indirizzo da formulare sulla base dell’elaborazione dei dati in materia di IVG medica e chirurgica e della loro comparazione.”
La Commissione dovrà, inoltre, individuare le modalità utili ad effettuare un monitoraggio sull’utilizzo, l’efficacia ed eventi avversi del farmaco attraverso la raccolta di dati omogenei. Le Linee guida dovranno rendere uniformi i livelli di sicurezza nell’impiego del farmaco a livello nazionale anche attraverso l’adozione di protocolli comuni, "prevedendo - si legge nel comunicato del ministero della Salute -  altresì una esaustiva informazione alla donna sulle tecniche di interruzione volontaria della gravidanza di tipo medico e chirurgico, sui relativi rischi e le possibili complicanze per una scelta libera e consapevole da parte della stessa e conseguentemente definire percorsi assistenziali omogenei".


- RU486: INSEDIATA ALLA PRESENZA DEL MINISTRO FAZIO E DEL SOTTOSEGRETARIO ROCCELLA LA COMMISSIONE PER LA DEFINIZIONE DI LINEE GUIDA E MONITORAGIO
- Notizie - RU 486, Aifa delibera autorizzazione immissione in ...

- Comunicato del: 25/03/2010 n°97 Titolo: PIANI DI RIENTRO DAL DEFICIT DELLE REGIONI: NOTA DEL MINISTERO
097-10.rtf  (cfr. anche "Regioni.it" n.1545)
- Comunicato del: 25/03/2010 n°96 Titolo: SITUAZIONE DELLE REGIONI IN PIANO DI RIENTRO DAL DEFICIT SANITARIO
096-10.rtf

(red/07.03.10)

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Pil: dati Ocse, Isae, Eurostat, Istat

(regioni.it) L’Eurostat, l'ufficio europeo di Statistica, indica che il pil UE è aumentato dell'0,1%. Nel terzo trimestre il Pil dell'Ue-16 era cresciuto dello 0,4% e dello 0,3% nell'Ue-27.
Per l'Italia il Pil ha segnato un calo dello 0,3%, rispetto al dato precedentemente rilasciato da Eurostat di -0,2%.
Su base annua il pil nell'eurozona e' calato del 2,2% e del 2,3% nell'Ue, rispetto al -4,1% e -4,3% del trimestre precedente.
Per quanto riguarda i settori, la spesa per i consumi delle famiglie e' rimasta stabile in eurolandia e nell'Ue-27 rispetto ad un -0,1% del trimestre precedente. Gli investimenti sono calati dell'1,3% nella zona euro e dell'1,6% nell'Ue mentre l'export e' aumentato in entrambe dell'1,9%.
In Italia l'Ocse prevede un rialzo del Pil dell'1,2% su base annua per il primo trimestre 2010 - migliore delle attese di un -0,3% - ma solo dello 0,5% nel secondo trimestre. In calo, dunque, rispetto alla sua ultima previsione (del novembre del 2009) secondo la quale nel 2010 il prodotto interno lordo si attestava sull'1,1% per salire all'1,5% nel 2011.
Per la Francia le stime puntano a +2,3% e +1,7%, per la Gran Bretagna a +2% del primo trimestre a +3,1% nel secondo. La media dei primi tre paesi dell'euro sara' di 0,9% per gennaio-marzo e di 1,9% per aprile-giugno. Guardando invece al quadro internazionale, l'Ocse vede una ripresa per l'economia mondiale ma prevede un rallentamento della crescita nelle prima meta' dell'anno. Il Pil Usa crescera' piu' in fretta di quello delle prime tre economie dell'area euro (Italia, Francia e Germania): +2,4% nel primo trimestre e +2,3% nel secondo. In Giappone la crescita sara' dell'1,1% e del 2,3%. Per il complesso dei Paesi G7 le stime trimestrali annualizzate sono di 1,9% e 2,3%, rispettivamente per il primo e per il secondo trimestre dell'anno.
Mentre per la stima contenuta nell'"Euro-Zone Economic Outlook" curato da Isae, Insee e Ifo, a fronte di una domanda interna debole, nell'area dell'euro, l'attivita' economica sara' principalmente trainata dal settore estero che tuttavia, nell'ultimo periodo, mostra una certa decelerazione: nel complesso si prevede una crescita del Pil dello 0,2% nel primo trimestre e dello 0,3 e 0,2% nel secondo e nel terzo.
Nell'area dell'euro, spiegano i tre istituti, il Pil reale e' rimasto stabile nel quarto trimestre dopo avere accelerato (0,4%) nel terzo. La domanda interna ha registrato un incremento molto modesto con consumi privati stagnanti e investimenti in flessione dell'1,3%. Solo le esportazioni nette hanno fornito un contributo positivo alla crescita. Le prospettive per il consumo privato rimangono modeste e le condizioni negative del mercato del lavoro e l'affievolirsi degli stimoli fiscali continueranno a gravare sul reddito disponibile delle famiglie.
Infine l’Istat rileva che il rapporto tra il deficit ed il prodotto interno lordo si e' attestato nel 2009 in Italia al 5,2% con il risultato peggiore dal 1996 a questa parte. Risultati negativi, secondo i dati Istat, anche per le entrate, scese nel 2009 del 2%. Segno meno, per la prima volta dal '91 anche per l'avanzo primario che nel 2009 e' stato di -0,6% contro il +2,5% dell'anno prima. Negativo anche il saldo corrente (risparmio): -2% nel 2009 contro il +0,8% del 2008.

(red/07.03.10)
 

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Federalismo demaniale: schema di Decreto legislativo

Attribuzione a comuni, province, citta’ metropolitane e regioni di un loro patrimonio, ai sensi dell’articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri ha approvato, nella riunione del 17 dicembre 2009, lo schema del decreto legislativo recante: "Attribuzione a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell'art. 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42"

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, 117 e 119 della Costituzione;
Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione", e in particolare l’articolo 19, relativo al patrimonio di comuni, province, città metropolitane e regioni;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del ..;
Vista l’intesa sancita in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella riunione del ...;
Visti il parere della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale di cui all'articolo 3 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del ....;
su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro per le riforme per il federalismo, del Ministro per la semplificazione normativa, del Ministro per i rapporti con le regioni e del Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione;
Emana il seguente decreto legislativo:
Art. 1
(Oggetto)
1.    Nel rispetto della Costituzione, con le disposizioni del presente decreto legislativo e con uno o più decreti attuativi del Presidente del Consiglio dei ministri sono individuati i beni statali che, su richiesta dell’ente territoriale interessato, possono essere attribuiti a titolo non oneroso a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
2.    Gli Enti territoriali cui sono attribuiti i beni sono tenuti a garantirne la massima valorizzazione funzionale.
Art. 2
(Attribuzione del patrimonio)
1.      Lo Stato, previa intesa conclusa in sede di Conferenza Unificata, individua i beni da attribuire a titolo non oneroso a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, secondo i criteri di territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, semplificazione, capacità finanziaria, correlazione con competenze e funzioni, nonché valorizzazione ambientale.
2.      Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni possono chiedere l’attribuzione a titolo non oneroso dei beni già individuati a tal fine dallo Stato. Lo Stato, sulla base delle richieste degli enti territoriali, procede all’attribuzione dei beni.
3.      In applicazione del principio di sussidiarietà lo Stato, qualora un bene non sia attribuito a un ente territoriale di un determinato livello di governo, può comunque procedere, sulla base delle richieste avanzate, all’attribuzione del medesimo bene a un ente territoriale di un diverso livello di governo.
4.L’ente territoriale, a seguito dell’attribuzione, dispone del bene nell’interesse della collettività rappresentata ed è tenuto a favorire la massima valorizzazione funzionale del bene attribuito, a vantaggio diretto o indiretto della collettività territoriale rappresentata. Ciascun ente assicura l’informazione della collettività circa il processo di valorizzazione anche tramite pubblicazione sul proprio sito internet istituzionale. I Comuni possono indire forme di consultazione popolare, anche in forma telematica, in base alle norme dei rispettivi Statuti.
5. I beni statali sono attribuiti, a titolo non oneroso, a Comuni, Province, Città
metropolitane e Regioni, anche in quote indivise, sulla base dei seguenti criteri:
a)      sussidiarietà, adeguatezza e territorialità. In applicazione di tali criteri, i beni sono attribuiti, considerando il loro radicamento sul territorio, ai Comuni, salvo che per l’entità o tipologia dei beni trasferiti, esigenze di carattere unitario richiedano l’attribuzione a Province, Città metropolitane o Regioni quali livelli di governo maggiormente idonei a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione;
b)      semplificazione. In applicazione di tale criterio, i beni possono essere inseriti dalle Regioni e dagli Enti locali in processi di alienazione e dismissione secondo le procedure di cui all’articolo 58 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
c)       capacità finanziaria, intesa come idoneità finanziaria necessaria a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione del bene. A tal fine, l’attribuzione dei beni immobili appartenenti allo Stato può avvenire, su richiesta dell’ente territoriale interessato e senza ulteriori oneri a carico dello Stato, mediante attribuzione diretta dei beni a fondi comuni di investimento immobiliare già costituiti, o da costituire, da uno o più enti territoriali, anche ai sensi dell’articolo 58 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;
d)      correlazione con competenze e funzioni, intesa come connessione tra le competenze e funzioni effettivamente svolte o esercitate dall’ente cui è attribuito il bene e le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione del bene;
e)       valorizzazione ambientale. In applicazione di tale criterio la valorizzazione del bene è realizzata avendo riguardo alle caratteristiche fisiche, morfologiche, ambientali, paesaggistiche, culturali e sociali dei beni trasferiti, al fine di assicurare lo sviluppo del territorio e la salvaguardia dei valori ambientali. 
Art. 3
(Trasferimento dei beni)
1.      I beni sono individuati e attribuiti ad uno o più livelli di governo territoriale mediante l’inserimento in appositi elenchi adottati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per gli affari regionali e con gli altri Ministri competenti per materia, sulla base delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto legislativo. Con il medesimo procedimento possono essere adottati ulteriori decreti del Presidente del Consiglio dei ministri integrativi o modificativi. Gli elenchi sono corredati da adeguati elementi informativi e producono effetti dalla data della pubblicazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri nella Gazzetta Ufficiale.
2.      Relativamente alle aree e ai fabbricati, le Regioni e gli Enti locali che intendono acquisirli presentano, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1, un’apposita domanda di attribuzione alla Agenzia del Demanio. Sulla base delle richieste di assegnazione pervenute è adottato, entro i successivi trenta giorni, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, un ulteriore decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, riguardante l’attribuzione dei beni, che produce effetti dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che costituisce titolo per la trascrizione e per la voltura catastale dei beni a favore di ciascuna Regione o ciascun Ente locale.
Art. 4
(Status dei beni)
1.      I beni, trasferiti con tutte le pertinenze, accessori, oneri e pesi, entrano a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Regioni, salvo quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile, nonché alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della navigazione e dalle leggi regionali, statali e comunitarie di settore. Ove ne ricorrano i presupposti, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di attribuzione dei beni demaniali diversi da quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e aeroportuale, indica motivatamente l’inclusione dei beni nel demanio o nel patrimonio indisponibile.
2.      Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 3, comma 2, secondo periodo. Il trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di diritto in cui i beni si trovano, con contestuale immissione di ciascuna Regione ed Ente locale nel possesso giuridico e subentro in tutti i rapporti attivi e passivi relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti derivanti dai vincoli storici, artistici e ambientali.
Art. 5
(Tipologie dei beni)
1. I beni immobili statali che, a titolo non oneroso, sono trasferiti a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni che li richiedono sono i seguenti:
a)              tutti i beni appartenenti al demanio marittimo e relative pertinenze, come definiti dall’articolo 822 del codice civile e dall’articolo 28 del codice della navigazione, con esclusione di quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
b)            tutti i beni appartenenti al demanio idrico di interesse regionale o provinciale e relative pertinenze, nonché le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, come definiti dagli articoli 822, 942, 945, 946 e 947 del codice civile e dalle leggi speciali di settore;
c)             tutti gli aeroporti di interesse regionale appartenenti al demanio aeronautico civile statale e le relative pertinenze, come definiti dall’articolo 698 del codice della navigazione;
d)            tutte le miniere e le relative pertinenze ubicate su terraferma;
e)             tutte le aree e i fabbricati di proprietà dello Stato, diversi dalle tipologie di cui alle precedenti lettere, ad eccezione di quelli esclusi dal trasferimento ai sensi del comma 2 del presente articolo.
2.    Fatto salvo quanto previsto al comma 4, sono in ogni caso esclusi dal trasferimento: gli immobili in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali alle Amministrazioni dello Stato, anche a ordinamento autonomo, agli Enti Pubblici destinatari di beni immobili dello Stato in uso governativo e alle Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni; i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale, secondo la normativa di settore; i beni appartenenti al patrimonio culturale, salvo quanto previsto dalla normativa vigente; i beni oggetto di accordi o intese con gli Enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del presente decreto; le reti di interesse statale, ivi comprese quelle energetiche; le strade ferrate in uso.
3.    Ai fini dell’esclusione di cui al comma 2, le amministrazioni statali e gli altri enti di cui al medesimo comma 2 comunicano, in modo adeguatamente motivato, alla Agenzia del Demanio entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo gli elenchi dei beni di cui richiedono l’esclusione. Entro i successivi trenta giorni, con provvedimento del direttore dell’Agenzia l’elenco complessivo dei beni esclusi dal trasferimento è redatto ed è reso pubblico, a fini notiziali, anche con l’indicazione delle motivazioni pervenute, sul sito internet dell’Agenzia. Con il medesimo procedimento, il predetto elenco può essere integrato o modificato.
4.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per le riforme per il federalismo, sono individuati i beni immobili comunque in uso al Ministero della difesa che possono essere trasferiti ai sensi del comma 1, in quanto non ricompresi tra quelli utilizzati per le funzioni di difesa e sicurezza nazionale, non oggetto delle procedure di cui all’articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e di cui all’articolo 2, comma 628, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché non funzionali alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello strumento militare finalizzati all’efficace ed efficiente esercizio delle citate funzioni, attraverso gli specifici strumenti riconosciuti al Ministero della difesa dalla normativa vigente.
5.    Sono in ogni caso esclusi dai beni di cui al comma 1 i beni costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica.
Art. 6
(Semplificazione delle procedure di attuazione del federalismo demaniale)
1. Al fine di favorire l’attuazione del criterio di cui all’articolo 2, comma 5, lettera c), la disciplina dei fondi immobiliari di cui all'articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994, n. 86, è riordinata e adeguata mediante uno o più regolamenti, da emanare entro il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministro per le riforme per il federalismo e il Ministro per gli affari regionali, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a)      attribuzione ai fondi immobiliari dei beni immobili da parte dello Stato in proporzione al valore fissato al momento del trasferimento dei suddetti beni;
b)     possibilità che le quote dei suddetti fondi immobiliari possano essere sottoscritte anche da persone fisiche, persone giuridiche e altri enti privati, con versamenti in denaro o apporto di beni immobili o di altri diritti reali, condizionati, nel caso di attribuzione a titolo non oneroso di beni statali, a un contestuale ed equivalente apporto a titolo gratuito dei sottoscrittori privati; possibilità di partecipazione di più Regioni ed Enti territoriali ai fondi immobiliari e di attribuzione a titolo non oneroso di beni statali successivamente alla prima emissione di quote con conseguente trasferimento delle stesse tra le Regioni e gli Enti locali in relazione al beneficio derivante pro-quota dall’apporto suddetto, secondo la stima di un esperto indipendente; 
possibilità di utilizzare la liquidità per l’acquisto di beni immobili funzionali alla valorizzazione del patrimonio immobiliare del fondo;
d)   indicazione espressa delle disposizioni che trovano applicazione in materia di quota minima percentuale dell’apporto degli enti territoriali, di facoltatività dell’apporto in denaro da parte degli enti territoriali, di possibilità di utilizzazione della liquidità per l’acquisto di beni immobili funzionali alla valorizzazione del patrimonio immobiliare del fondo, di dismissione delle quote, nonché di offerta al pubblico qualora il collocamento delle quote dei fondi avvenga presso investitori istituzionali o qualificati;
e)   previsione che, ferma restando l’applicabilità, riguardo agli apporti effettuati dagli enti pubblici, della disciplina fiscale di cui ai commi 10 e 11 dell’articolo 14-bis della legge 25 gennaio 1994, n. 86, agli apporti dei beni immobili effettuati dai privati ai fondi disciplinati dal presente articolo sia applicabile la normativa già in vigore riguardo agli apporti ai fondi immobiliari di cui all’articolo 37 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
f)    possibilità di prevedere contestuali o successivi conferimenti di altri beni dello Stato, delle Regioni o degli Enti locali.
Art. 7
(Disposizioni finali)
1. Tutti gli atti, contratti, formalità e altri adempimenti necessari per l'attuazione del presente decreto sono esenti da ogni diritto e tributo.
2. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro per la semplificazione normativa, il Ministro per le riforme per il federalismo e il Ministro per gli affari regionali, sono determinati criteri e tempi per ridurre le risorse a qualsiasi titolo spettanti alle Regioni e agli Enti locali in funzione della riduzione delle entrate erariali conseguente alla adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 3.
 
(red/07.04.10)

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Presidente Liguria: Claudio Burlando, scheda biografica

2010: la nuova "Conferenza delle Regioni e delle Province autonome"

(regioni.it) Claudio Burlando è nato a Genova il 27 aprile 1954. E’ laureato in ingegneria elettronica e ha lavorato nel settore ricerche e sviluppo di Elsag: progettazione computer e sistemi informatici avanzati.
Ha iniziato a occuparsi di politica a sedici anni. Nel 1981, a 27 anni, diventa consigliere del Comune di Genova, quando era sindaco Fulvio Cerofolini. In seguito entra in giunta prima come assessore e poi come vice-sindaco e sindaco (1990-93). Si è occupato delle problematiche derivanti dalla chiusura di alcune delle maggiori aziende di Stato. Si è impegnato per il progetto di recupero del Porto Antico di Renzo Piano e dell’Acquario di Genova, realizzato dallo stesso Chermayeff.
Nel 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati nelle liste dell’Ulivo.Nel primo governo di Romano Prodi è stato ministro dei trasporti e della navigazione dal 1996 al 1998. Rieletto alla Camera nella successiva legislatura, nel 2001, ho continuato a impegnarsi per la Liguria con numerosi provvedimenti approvati in differenti leggi finanziarie.
Il 2005 è l’anno del “ritorno” a Genova con l’elezione a presidente della Regione Liguria. Alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo 2010 è stato confermato Presidente della regione Liguria con il 52,14 per cento dei voti.

(red/07.04.10)

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Presidente Campania: Stefano Caldoro, scheda biografica

2010: la nuova "Conferenza delle Regioni e delle Province autonome"

(regioni.it) Stefano Caldoro è nato nel 1960, è laureato in scienze politiche, giornalista (è Direttore del quotidiano SocialistaLab). E’ sposato con Annamaria Colao, professore ordinario di medicina, ed ha una figlia, Alessia. Ha iniziato l’attività istituzionale nel 1985 come Consigliere Regionale della Campania ed ha ricoperto gli incarichi di Presidente della Commissione Urbanistica e Territorio e di Capogruppo del Psi. E’ stato eletto deputato nel 1992 e nominato componente della delegazione italiana al Consiglio d’Europa e dell’Unione Europa Occidentale.
Nel 1994, dopo lo scioglimento del Psi, ha aderito alla componente socialista del Polo delle Libertà. Nel 2000 è stato designato consigliere di amministrazione della Cassa Deposito e Prestiti. Nel 2001 è entrato a far parte del Governo prima con l’incarico di Sottosegretario e poi di Viceministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Con il Governo Berlusconi III, nel 2005,  gli è stato affidato l’incarico di Ministro per l’Attuazione del Programma di Governo. Nel 2007 è  stato eletto Segretario nazionale del Nuovo Psi. Nel 2008 è stato candidato come capolista del Popolo della Libertà in Campania ed è stato nuovamente eletto deputato. E’ stato componente della  Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera dei Deputati. Tra le passioni: i libri di storia, lo sci, il windsurf e il calcio (ha partecipato ad alcune partite nella squadra dei parlamentari).
Alle elezioni regionali del 2010 è stato eletto Presidente della Regione Campania con il 54,25 per cento dei consensi.

(07.04.10)

+T -T
Presidente Sardegna: Ugo Cappellacci, scheda biografica

2010: la nuova "Conferenza delle Regioni e delle Province autonome"

(regioni.it) Ugo Cappellacci (nipote di Carlo Meloni, uno dei 18 uomini politici chiamati a scrivere lo Statuto Sardo) è nato a Cagliari il 27 novembre del 1960, sposato e con tre figli,. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università degli studi di Cagliari. Si è specializzato come commercialista alla Scuola di direzione aziendale dell'Università Bocconi e presso la Luiss Management di Roma.  Già assessore alla Programmazione e Bilancio della Giunta regionale presieduta da Italo Masala, dal 2004 alla fine del 2008 è stato assessore alla Programmazione e Bilancio del Comune di Cagliari, incarico dal quale si è dimesso per candidarsi alla Presidenza della Regione Sardegna.
Dopo aver guidato, in qualità di Commissario, il partito di Forza Italia nella Provincia di Cagliari, è stato eletto all'unanimità Coordinatore provinciale del partito e dall'agosto 2008 ne è divenuto il Coordinatore regionale.
Il 26 febbraio 2009 è proclamato Presidente della Regione Sardegna con 502.084 voti (51,88%).
 
(red/07.04.10)

 

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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