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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1618 - mercoledì 14 luglio 2010

Sommario3
- Manovra: prosegue il 15 luglio il confronto fra le Regioni
- Istat: dati economici Stato e Regioni
- Bagnasco: "federalismo non è ricetta magica"
- Asstra: tagli manovra condanna a morte trasporti locali
- Sviluppo rurale: le proposte delle Regioni
- Malattie professionali: documento Conferenza Regioni

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Manovra: prosegue il 15 luglio il confronto fra le Regioni

(regioni.it) “Dobbiamo terminare la discussione, il 15 luglio tutti ci incontreremo nuovamente. Il clima è appunto quello di discussione". Ha scambiato poche parole con i giornalisti il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Vasco Errani al termine della seduta odierna della Conferenza che si è aggiornata a domani mattina alle ore 10. E in serata è partita la convocazione della conferenza con lo stesso ordine del giorno.
“Come anticipato con nota del 9 luglio scorso, comunico – scrive Errani -. che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome prosegue i propri lavori in seduta straordinaria giovedì 15 luglio 2010 (alle ore 10.00 in Via Parigi, 11 a Roma) essendo stata aggiornata la discussione degli argomenti all’ordine del giorno della odierna riunione:
1)           Valutazioni sull’esito dell’incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri in merito alle questioni relative all’attuazione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”;
2)           Individuazione della delegazione di parte regionale in seno alla Commissione straordinaria Governo – Regioni – Autonomie locali per la verifica dei costi di funzionamento delle Pubbliche amministrazioni”.
 
(red/14.07.10)

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Istat: dati economici Stato e Regioni

(regioni.it) L’Istat ha pubblicato i conti economici sia dello Stato che  delle Regioni. In particolare si tratta per lo Stato, e quindi per tutte le Amministrazioni centrali, di dati riferiti al periodo che va dal 1980 al 2009, mentre per le Regioni sono stati evidenziatii i bilanci sia del 2007 che del 2008.
 
 
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Prospetti dei principali aggregati e confronti internazionali
 
Prospetto 1
Principali aggregati del Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche - Anni 1980-2009
Prospetto 2
Indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche e PIL - Anni 1980-2009
Prospetto 3
Indebitamento in rapporto al PIL nei Paesi dell'Unione Europea - Anni 1995-2009
Prospetto 4
Totale spesa delle Amministrazioni pubbliche nei paesi dell'Unione Europea in rapporto al PIL
- Anni 1995-2009
Prospetto 5
Pressione fiscale delle Amministrazioni pubbliche - Anni 1980-2009
Prospetto 6
Pressione fiscale nei paesi dell'Unione europea - Anni 1995-2009
Prospetto 7
Debito pubblico - Anni 1984-2009
Prospetto 8
Debito pubblico in rapporto al PIL nei Paesi dell’Unione Europea - Anni 1995-2009
Prospetto 9
Spesa per consumi finali in rapporto al PIL nei Paesi dell’Unione Europea - Anni 1995-2009
 
Tavole
 
Tavola 1
Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche - Schema semplificato a due sezioni - Anni 1980-2009
Tavola 2
Conto economico delle Amministrazioni centrali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 3
Conto economico delle Amministrazioni locali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 4
Conto economico degli Enti di Previdenza - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 5
Conto economico dello Stato - Schema semplificato a due sezioni - Anni 1980-2009
Tavola 6
Conto economico delle Amministrazioni regionali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 7
Conto economico delle Amministrazioni provinciali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 8
Conto economico delle Amministrazioni comunali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 9
Conto economico degli Enti sanitari locali - Schema semplificato a due sezioni
- Anni 1980-2009
Tavola 10
Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche secondo il Regolamento CE n. 1500/2000 - Anni 1980-2009
Tavola 11
Raccordo tra le spese e le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche secondo la versione tradizionale della tavola 1 e il Regolamento CE n. 1500/2000 della tavola 10 - Anni 1980-2009
Tavola 12
Confronto tra il Bilancio di cassa dello Stato e il conto economico dello Stato secondo la Contabilità Nazionale - Anni 2008-2009
Tavola 13
Raccordo per voce economica tra il Bilancio di cassa dello Stato e il conto economico dello Stato secondo la Contabilità Nazionale: analisi delle differenze di cui alla Tavola 12
- Anni 2008-2009
Tavola 14
Raccordo fra Fabbisogno del Settore pubblico e Indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche - Anni 2006-2009
Tavola 15
Pressione fiscale delle Amministrazioni pubbliche e dell'Unione Europea - Anni 1980-2009
Tavola 16
Entrate fiscali delle Amministrazioni locali e grado di autonomia tributaria - Anni 1980-2009
Tavola 17
Analisi delle imposte dirette e in conto capitale prelevate dalle Amministrazioni pubbliche per tipo di tributo - Anni 1980-2009

 

 

 
Tavola 17B
Analisi delle imposte dirette e in conto capitale prelevate dalle Amministrazioni Centrali per tipo di tributo - Anni 1980-2009
Tavola 17C
Analisi delle imposte dirette e in conto capitale prelevate dalle Amministrazioni Locali per tipo di tributo - Anni 1980-2009
Tavola 18
Analisi delle imposte indirette prelevate dalle Amministrazioni pubbliche e dalla Unione Europea per tipo di tributo - Anni 1980-2009
Tavola 18B
Analisi delle imposte indirette prelevate dalle Amministrazioni Centrali per tipo di tributo
-  Anni 1980-2009
Tavola 18C
Analisi delle imposte indirette prelevate dalle Amministrazioni Locali per tipo di tributo
-  Anni 1980-2009
Tavola 19
Imposte indirette prelevate dalle Amministrazioni pubbliche e dalla Unione Europea per branca di attività economica - Anni 1980-2009
Tavola 20
Contributi sociali prelevati dalle Amministrazioni pubbliche per tipo - Anni 1980-2009
Tavola 21
Contributi alla produzione erogati dalle Amministrazioni pubbliche e dalla Unione Europea per branca di attività economica - Anni 1980-2009
Tavola 22
Conto economico consolidato della Protezione sociale – Istituzioni delle Amministrazioni pubbliche - Anni 1990-2009
Tavola 23
Conto economico consolidato della Sanità - Istituzioni delle Amministrazioni pubbliche
 - Anni 1990-2009
Tavola 24
Conto economico consolidato della Previdenza - Istituzioni delle Amministrazioni pubbliche
- Anni 1990-2009
Tavola 25
Conto economico consolidato dell’Assistenza - Istituzioni delle Amministrazioni pubbliche
- Anni 1990-2009
Tavola 26
Prestazioni di Protezione sociale erogate dalle Amministrazioni Pubbliche per funzione e tipo di prestazione - Anni 1990-2009
Tavola 27
Investimenti fissi lordi delle Amministrazioni Pubbliche per sottosettori e tipologia di beni 
- Anni 2000–2009
Tavola 28
Unità di lavoro delle Amministrazioni pubbliche per sottosettore istituzionale - Anni 1980-2009
Tavola 29
Redditi da lavoro dipendente delle Amministrazioni pubbliche e retribuzioni lorde pro-capite
-   Anni 1980-2009
Tavola 30
Spesa per consumi finali delle Amministrazioni pubbliche per funzione - Anni 1990 - 2009
Tavola 31
Trasferimenti unilaterali con il resto del mondo Istituzioni comunitarie – Anni 1980 - 2009
Tavola 32
Trasferimenti unilaterali con il resto del mondo Extra Ue - Anni 1980 2009
 
 
 
(red/14.07.10)

 


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Bagnasco: "federalismo non è ricetta magica"

Ma per il Presidente della CEI "rappresenta un'intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa"

(regioni.it) Rispetto alle misure per rispondere alla crisi  “credo che il criterio dell'equità economica sia quello da seguire, dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacità”: è questa l’opinione espressa in un lunga intervista rilasciata L'Osservatore Romano Il 14 luglio dal Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) .
“ Sta poi a chi ha la responsabilità politica – prosegue Bagnasco - affrontare in concreto la situazione, declinando l'equità economica dentro a una cornice di libertà politica e di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco - la libertà politica, la giustizia economica, la coesione sociale - si salvaguardano insieme.
Quanto al tema della coesione nazionale per il Presidente della CeiL'anniversario dell'unità d'Italia è una provvidenziale occasione per ritrovare le comuni radici che hanno fatto il nostro Paese, ben prima del suo riconoscimento come Stato. Proprio riandando indietro nel tempo, si scopre che quando a prevalere sono state logiche di campanile e ci si è contrapposti in nome del proprio "particolare" si è registrata una battuta d'arresto. Al contrario, quando si è innescato il meccanismo virtuoso della cooperazione, allora le forze culturali, sociali, economiche e spirituali, si sono sommate e non annullate. Penso che la crisi in atto debba dunque spingere l'Italia a ritrovare se stessa. Per questo apprezzo lo sforzo di quanti, innanzitutto il presidente della Repubblica, invitano continuamente a ritrovare la coesione e la convergenza, al di là delle legittime differenze”.
Sollecitato poi sula possibile pericolosità per il Mezzogiorno di un assetto federalista il cardinale Bagnasco ha spiegato cheIl federalismo non è una ricetta magica, ma rappresenta un'intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa, che sin dai tempi di Pio XI chiama in causa il principio di sussidiarietà - poi introdotto a Maastricht - per sottolineare che quel che può essere fatto dalle realtà intermedie non deve essere avocato a sé dall'istanza centrale. Infatti più si è vicini alla realtà, più la si può accompagnare con efficienza e oculatezza. Ciò posto, il principio suddetto va coniugato con quello di solidarietà per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato”.
 
(red/14.07.10)

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Asstra: tagli manovra condanna a morte trasporti locali

(regioni.it) Con la manovra economica del Governo si prevedono tagli sostanziali nel trasporto pubblico locale. Lo afferma il presidente di Asstra Marcello Panettoni: ''I tagli previsti dalla manovra per il settore dei trasporti pubblici locali se verranno confermati nella ampiezza e portata prospettata, sono la condanna a morte certa del sistema dei trasporti pubblici locali come lo conosciamo oggi in Italia''. I tagli sono previsti da un'indagine condotta dall'Asstra Associazione trasporti su un campione di 50 aziende rappresentativo del settore.
Quindi biglietti di autobus, tram, metro e treni regionali piu' cari dal 36% al 78%. E'quello che potrebbe accadere se diventassero realta' i tagli del10% o del 20% alle risorse del trasporto pubblico locale previsti dalla manovra economica in discussione al Parlamento. ''I 15 milioni di italiani che oggi salgono e scendono da bus, tram e treni ogni giorno dovranno prepararsi ad un inevitabile aumento delle tariffe che occorrerebbe applicare per compensare i tagli ed assicurare il servizio'', evidenzia la ricerca, secondo cui con l'ipotesi di tagli alle risorse del 10% l'incremento delle tariffe sarebbe del 36% (livello aggregato nazionale): a titolo esemplificativo, un biglietto a tempo che oggi costa all'utente 1,04 euro schizzerebbe a 1,40 euro; un abbonamento mensile ordinario passerebbe da 32 euro a 43,50 euro.
Nell'ipotesi di tagli delle risorse al 20% questi valori verrebbero addirittura raddoppiati: le tariffe aumenterebbero del 78%, un biglietto a tempo salirebbe da 1,04 a 1,85 euro e l'abbonamento mensile passerebbe da 32 a 57 euro.
La manovra si abbatte sul settore come una scure, con un taglio diretto delle risorse per la sostituzione di autobus pari a 167 milioni di euro. A questo si aggiungono tagli ai fondi Fas con cui alcune regioni finanziano l'acquisto di nuovi mezzi e il peggioramento dei margini aziendali. Il tutto in un settore che negli ultimi anni ha gia' assistito ad un crollo degli investimenti per svecchiare il parco mezzi (un sesto in meno in soli 5 anni, da 2,762 miliardi di euro a 421 milioni).  Inevitabile quindi che il settore, che non ha per definizione margini di recupero in grado di assorbire i tagli, rispondera' con un aumento delle tariffe: Stiamo parlando dei biglietti di autobus, metro, tram e treni.
 Ma la prima conseguenza diretta dei tagli sara' la riduzione del servizio offerto, con diminuzione delle linee e soppressione delle corse da minimo di 196 milioni di chilometri l'anno ad un massimo di 392 milioni di chilometri (a seconda di tagli del 10% o 20%). Per i treni per pendolari il servizio dimagrirebbe da un minimo di 3,9 milioni di treni per chilometro ad un massimo di 7,8 milioni di treni/km.
Con meno autobus sulle strade e treni sulle rotaie sara' inoltre inevitabile che molti passeggeri e pendolari rimangano a piedi: i tagli potrebbero tradursi in passeggeri in meno da un minimo di 270 milioni all'anno (740 mila persone al giorno) ad un massimo di 540 milioni. E a subire la maggiore emorragia di utenti saranno i servizi extraurbani e ferroviari.
Ripercussioni ci saranno infine anche sul personale, in particolare gli addetti alla guida: si rischia una riduzione del personale da un minimo di 9.860 addetti (di cui 8.120 alla guida) ad un massimo di 19.720 unita' (di cui 16.240 addetti alla guida).
Una riduzione dell'offerta di bus, tram e metro da un minimo di 196 milioni di chilometri l'anno ad un massimo di 392 milioni di chilometri. Un taglio alle corse dei treni per pendolari da un minimo di 3,9 milioni di treni per chilometro ad un massimo di 7,8 milioni di treni/km.
A subire l'emorragia di utenti sarebbero soprattutto i servizi extraurbani e ferroviari con una ipotesi di perdita passeggeri del -6,4%, a fronte di una perdita passeggeri del -4,3% per i servizi urbani.
Ripercussioni si avrebbero anche sul personale: l'indagine , nell'ipotesi di un taglio del 10% delle risorse, una riduzione del personale di 9.860 addetti (livello aggregato nazionale), di cui 8.120 addetti alla guida. Il dimagrimento sociale del comparto autoferrotranvieri sarebbe del -7,2% nei servizi urbani e -8,9% nei servizi extraurbani e ferroviari. Gli esuberi arriverebbero a 19.720 unita' nel caso di tagli del 20%.
 
 
 
 
(red/14.07.10)

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Sviluppo rurale: le proposte delle Regioni

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nelle riunione dell’8 luglio, ha approvato un documento sulla proposta di legge di iniziativa parlamentare recante “disposizioni per l’adozione del programma nazionale di sviluppo rurale”.
Il documento è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è:
Si riporta
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME -10/068/CR10/C10
In relazione all’iniziativa del Parlamento (proposta di legge C. 3472 Paolo Russo), all’esame della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, concernente la possibilità di far confluire in un unico Programma Nazionale di Sviluppo Rurale le dotazioni finanziarie dei programmi regionali già approvati, le Regioni italiane, pur condividendo la necessità di salvaguardare gli interessi nazionali derivanti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea e di evitare l’applicazione della regola del disimpegno automatico di cui all’articolo 29 del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio del 21 giugno 2005 (c.d. n + 2), esprimono le seguenti perplessità:
1. le modifiche ai Programmi di Sviluppo Rurale vanno sempre concordate con la Commissione Agricoltura Europea; allo stato non abbiamo informazioni che la stessa sia stata interpellata ed abbia manifestato disponibilità ad una modifica siffatta. Tutt’altro. La Commissione, e per essa i suoi organi tecnici, ha infatti discusso, concordato ed approvato 21 programmi regionali ed i successivi aggiornamenti (gli ultimi al 31 dicembre scorso).
Per tali ragioni, si manifestano seri dubbi sul fatto che la sola somma dei 21 programmi regionali, accompagnati da una sola tabella finanziaria, sia conforme all’art. 16 del regolamento CE n. 1698/2005 che disciplina la formulazione dei programmi medesimi;
2. sotto il profilo normativo e regolamentare l’approvazione di un PSR nazionale costituisce, sia pur come risultante di una “mera” sommatoria degli attuali singoli PSR, un nuovo atto, che richiede l’espletamento dell’intero procedimento approvativo da parte della Commissione (Negoziato, Parere Comitato per lo Sviluppo Rurale, Decisione del Collegio dei Commissari). Una prima conseguenza sarebbe, quindi, che il periodo di tempo necessario alla conclusione dell’iter procedimentale non si configurerebbe “breve”, anche tenendo conto, sul piano operativo, che l’ipotesi di “confluenza” dei programmi regionali in quello nazionale potrebbe necessitare della messa a punto di una serie non semplice di norme ed intese Regioni-PA/Governo finalizzate alla attuazione delle misure così come attualmente previsto dai singoli PSR. Contestualmente i PSR dovrebbero cessare la propria efficacia mediante sostituzione delle rispettive decisioni di approvazione della Commissione con la decisione CE di approvazione del PSR nazionale;
3. a norma del citato reg. CE 1698/2005 art. 74 e del reg. CE 1290/2005 art. 6, ad ogni programma corrisponde un organismo pagatore. Pertanto con la proposta di legge si dovrebbe annullare l’operatività degli organismi pagatori regionali, anche quelli diversi da Agea, sovraccaricando quest’ultima di ulteriori oneri, con il rischio aggiuntivo di un complessivo aumento dei costi amministrativi. Questo tema di rilevante importanza non è stato debitamente affrontato nell’articolato normativo proposto;
4. il passaggio dai programmi regionali a quello nazionale comporta l’apertura di un fronte amplissimo di problematiche giuridiche, tecniche e gestionali e quindi di possibili contenziosi con il rischio di produrre un ulteriore rallentamento della spesa anziché una velocizzarla;
5. la somma a rischio di disimpegno automatico “n+2” potrebbe risultare assai più modesta di quella apparsa sui giornali, in quanto negli articoli non si tiene conto di quanto le regioni hanno impegnato e delle previsioni di pagamento che potrebbero realizzarsi entro l’anno, già trasmesse alla Commissione europea. In più negli importi dichiarati ai giornali si ricomprendono le quote di cofinanziamento nazionale che non possono essere considerate a rischio disimpegno;
6. nelle premesse della proposta si richiama, erroneamente, l’esperienza del precedente periodo di programmazione sostenendo che nel periodo 2000/2006 vi era un unico programma nazionale, che permetteva compensazioni in termini di pagamento. In realtà, invece, anche la precedente programmazione era basata su programmi regionali, ma con un unico quadro finanziario nazionale perché previsto dai regolamenti di allora;
7. le cause reali delle difficoltà incontrate da alcune Regioni nell’erogazione dei fondi del PSR non vengono esaminate e affrontate dalla proposta di legge. Ci si riferisce, in particolare, alle maggiori difficoltà manifestate dal settore ad accollarsi investimenti in un periodo di gravissima crisi, ma anche alle enormi anomalie evidenziate dal sistema Agea nello assolvimento delle proprie funzioni;
8. l’assenza di una effettiva garanzia dell’annullamento del rischio di perdita dei fondi comunitari fino al 2015, tenuto conto che senza la contemporanea attivazione di un overbooking nazionale, non vi è alcuna certezza del rispetto degli obiettivi di spesa.
Infatti, assumendo che non sarà possibile un immediato e reale trasferimento di fondi dalle Regioni in ritardo di spesa, a quelle più in linea con i predetti obiettivi, non vi può essere per queste ultime nessun aumento degli impegni, oltre l’attuale assegnazione di fondi dei loro PSR. Si consideri inoltre che le risorse a rischio di disimpegno riguardano in gran parte le Regioni ad obbiettivo convergenza che un piano nazionale, attraverso un semplice riparto interno, non può orientare verso Regioni ad obbiettivo competitività;
9. il mancato rispetto delle prerogative riconosciute alle Regioni dalla Costituzione, in materia di agricoltura.
Per tutte le motivazioni innanzi elencate, le Regioni ritengono che la proposta di legge in argomento non rappresenti un valido ed idoneo strumento per scongiurare il pericolo di disimpegno automatico delle risorse finanziarie attribuite al Paese. Allo scopo di contribuire, unitariamente, alla definizione di un percorso finalizzato al comune obiettivo di raggiungimento
della spesa programmata, le Regioni propongono:
1. di eseguire entro il 31.12.2010, il pagamento per intero, da parte dell’organismo pagatore, di tutte le annualità fino al 2009 dell’anticipo del 75% dell’annualità 2010, relativamente alle domande per le misure a superficie. Questa azione, già concordata con AGEA, potrebbe ridurre immediatamente il rischio di disimpegno di complessivi euro 371.142.473,96 di quota FEASR, rispetto all’obiettivo di spesa al 31 dicembre 2010, pari ad euro 561.156.833,89;
2. di porre in essere ogni misura utile ad agevolare il rilascio delle fideiussioni bancarie o assicurative, a fronte di una richiesta di anticipazione; ovvero agevolare l'accesso al credito per la quota di investimento privato, mediante l'intervento di Ismea, secondo una ipotesi già concordata, in linea di massima, nelle riunioni del 7 e del 16 giugno 2010;
3. verificare la possibilità di negoziare con la Commissione Europea un allungamento a 3 anni dell’attuale regola N + 2, così come si è fatto con il FESR, proprio in virtù della grave crisi economica in corso;
4. per le medesime ragioni del punto precedente, verificare la possibilità di ripartire negli anni finali del periodo 2007-2013 una quota parte di risorse attualmente assegnate ai primi anni, come è previsto da una bozza di regolamento del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR);
5. pur con le perplessità esposte nella prima parte del presente documento, come ipotesi residuale - previa verifica di compatibilità tecnica con i contenuti dell’attuale Regolamento comunitario - di ricorrere ad uno strumento di “mera compensazione” tra Regioni, per le somme non spese al 31 dicembre 2010, nell’ambito di un unico quadro finanziario nazionale, subordinando tale ipotesi al sostegno da parte del governo dei processi di spesa a livello di singola Regione, così come prospettati nei precedenti punti da 1 a 4.
Le Regioni manifestano, comunque, la loro completa disponibilità ad un confronto con il Parlamento ed il Governo sulle proposte sopra indicate e su qualsiasi altra ipotesi di risoluzione della problematica disimpegno automatico al fine di scongiurare il rischio di perdita di risorse finanziarie per il Paese, fatta salva naturalmente la impostazione dei 21 PSR regionali, già oggetto di accordo tra Governo, Regioni e Commissione Europea.
Roma, 8 luglio 2010
 
(red/14.07.10)

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Malattie professionali: documento Conferenza Regioni

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni, nella riunione dell’8 luglio, ha dato il via libera ad un documento relativo alle problematiche delle malattie professionali ed ai sistemi di acquisizione e gestione delle segnalazioni e delle informazioni sulle malattie professionali che è stato pii presentato nel corso della successiva audizione parlamentare che si è tenuta presso il Senato nel pomeriggio dello stesso 8 luglio.
Il Documento integrale è stato pubblicato nella sezione “conferenze del sito www.regioni.it. Il link è : http://www.regioni.it/upload/8lug10AudizioneInfortunilavoro.pdf
Di seguito si riporta la premessa al documento.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME10/051/CR/C7
Nei documenti allegati si trattano gli aspetti sostanziali relativi all’insieme delle domande poste dalla Commissione.
Preme, tuttavia, sottolineare 4 aspetti:
1. Primo aspetto relativo alle modalità di acquisizione dei casi di malattia professionale da parte dei Servizi e, successivamente, quale seguito sia dato dai servizi delle ASL.
Ai servizi delle ASL pervengono le denunce/referti di malattia professionale ai sensi dell’art. 139 del DPR 1124/65 o dell’art. 365 C.P. a seguito dell’attività di sorveglianza sanitaria effettuata dai medici competenti, o da Istituti Universitari e per azioni di sorveglianza - ricerca poste in essere direttamente dalle Asl (ad es. : sorveglianza sanitaria degli ex esposti ad amianto o c.v.m. o ricerca di patologie da sovraccarico biomeccanico).
Nel 2009, a livello nazionale, sono state indagate dai servizi delle ASL 10.417 denunce di MP per la ricerca di responsabilità penali ai sensi degli artt. 589 e 590 del CP. Nel 10,6 % dei casi indagati è stata segnalata alla magistratura un’ipotesi di responsabilità penale per la M.P. Poche sono le esperienze di procedimenti penali conclusi con la condanna dell’imputato.
In diverse regioni o province esistono protocolli operativi tra ASL e magistratura finalizzati alla definizione delle procedure di indagine più efficienti.
In termini di efficacia dell’azione di indagine, è opportuno valutare due differenti aspetti:
- l’aspetto penale, con finalità di giustizia e di risarcimento per il lavoratore danneggiato o per i superstiti;
- l’aspetto di prevenzione condizionato dai lunghi tempi di latenza della malattia cronica (ad es: oltre 30 anni per l’amianto) che ci portano al riscontro odierno di danni derivanti da esposizioni avvenute da 30 o più anni.
Nel valutare le cause di una probabile sottostima delle malattie professionali, occorre tenere conto del mancato interessamento/coinvolgimento al problema degli operatori della sanità pubblica, con esclusione dei medici del lavoro, come documentato nella relazione allegata. Ne deriva, anche, che categorie di lavoratori non sottoposte all’obbligo della sorveglianza sanitaria da parte del medico competente (coltivatori diretti, artigiani autonomi, “partite iva”, dipendenti statali), sfuggano ai sistemi di registrazione-monitoraggio e sorveglianza epidemiologica delle Asl o dell’Inail.
Occorre anche considerare il fatto che l’INAIL riconosce mediamente il 30 % dei casi di patologia professionale denunciati; ciò può portare ad una sorta di autocensura da parte del medico del lavoro, finalizzata alla tutela del lavoratore stesso, soprattutto per le forme di patologia correlata al lavoro non facilmente riconosciute dall’Inail.
2. Secondo aspetto relativo ai sistemi in uso nelle ASL per il monitoraggio e la sorveglianza delle malattie professionali o di ricerca delle malattie perdute.
Come avvenuto per gli infortuni mortali, le Regioni, con Ispesl, hanno sperimentato il sistema MALPROF, a metà anni ’90, per definire obiettivi e caratteristiche di un sistema di registrazione delle malattie professionali svincolato da finalità assicurative. Inizialmente portato all’avvio volontario dell’attività di sorveglianza in due regioni: Lombardia dal 1999 e Toscana dal 2000, successivamente, il sostegno del Ministero ed il Patto per la tutela della Salute hanno favorito nel tempo l’adesione di altre Regioni. A testimonianza di ciò, nel corso degli ultimi otto anni sono stati pubblicati quattro Rapporti biennali. Il quarto Rapporto è stato pubblicato nel 2009, con informazioni provenienti in complesso dai Servizi di Prevenzione di 13 Regioni. Al momento, è in corso di preparazione il quinto Rapporto, che prevede un ulteriore allargamento della partecipazione delle Regioni (14). E’ operativo il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (DPCM 308/2002) presso Ispesl, articolato nei COR (centri operativi regionali) presenti in 19 regioni con copertura del 98 % della popolazione italiana, ad oggi sono stati redatti 2 Rapporti nazionali, presenti su web. Tale linea d’intervento permette alle ASL il monitoraggio dei casi in tempo reale e l’attivazione delle indagini giudiziarie necessarie.
In alcune regioni, si affiancano, interventi di sorveglianza sanitaria dedicati agli ex esposti ad amianto effettuati direttamente dalle ASL (LEA in Veneto).
La definizione dei contenuti e delle modalità di trasmissione dell’informazione necessarie all’attivazione del registro dei tumori (art. 244) da parte dei Ministeri interessati d’intesa con le regioni permetterà la completa definizione del sistema di sorveglianza, anche attraverso le informazioni che già giungono alle ASL (registri dei lavoratori esposti a cancerogeni).
A tale proposito, si sottolinea l’importanza del flusso informativo ex art. 40, D. Lgs. 81/08, secondo lo schema sperimentato nel 2009, in quanto permette l’evidenza delle aziende ove è attiva la sorveglianza sanitaria per il rischio cancerogeno e l’inidoneità lavorative espresse.
A titolo di esempio, nel documento allegato (n. 1) si riportano i dati di un campione pari a circa il 30 % dei lavoratori del Veneto, significativi di una diffusione del rischio da cancerogeni pari al 5 % del totale dei lavoratori.
L’attivazione definitiva di tale flusso permetterebbe il monitoraggio delle aziende e delle attività dei medici competenti in maniera mirata ai rischi per la salute (cancerogeni, movimentazione carichi, agenti chimici, ecc.), analogamente ai flussi Inail - Regioni per la sicurezza del lavoro.
3. Terzo aspetto relativo all’integrazione dei flussi informativi esistenti del sistema salute INPS, INAIL, Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) nell’ottica del SINP, quale strumento essenziale per le azioni di prevenzione nei luoghi di lavoro, in un’ottica di efficienza ed efficacia della Pubblica Amministrazione.
L’esperienza condotta con il progetto CCM: Realizzazione di modalità e strumenti per integrare le informazioni correnti del “sistema salute” e del “sistema lavoro” ai fini delle attività di prevenzione e vigilanza sul territorio degli infortuni sul lavoro e le malattie professionali ha evidenziato come sia possibile, attraverso l’integrazione delle informazioni già esistenti, il raggiungimento degli obiettivi dell’art. 8. (allegato n. 2: progetto assegnato alla Regione Veneto/Ulss di Verona, con l’adesione di ISPESL, Regione Emilia Romagna/ AUSL di Reggio Emilia, Regione Toscana/AUSL Poggibonsi, Regione Lazio/Azienda Uls Roma C, Regione Marche Servizio Salute e Sanità Pubblica, Regione Campania Area Generale Coordinamento Assistenza Sanitaria, Regione Puglia/ AUSL di Bari, Regione Molise/ASREM Zona territoriale di Agnone (IS), Regione Piemonte, Ulss di Torino e la partecipazione “esterna” al gruppo di lavoro della Regione Liguria/ASL 3, della Regione Piemonte/ASL Torino 4).
Peraltro, sono già operativi in alcune regioni sistemi gestionali unici o centralizzati delle attività di vigilanza dell’ASL e sono state sperimentate, a livello locale o provinciale forme di integrazione degli archivi ASL con Inail, Inps, DPL, Prefetture o Enti Paritetici. Sono anche attivi sistemi informativi condivisi, relativamente ai certificati di infortunio, tra Servizi di Pronto Soccorso delle ASL, Inail e Servizi di vigilanza delle ASL. Sperimentazioni sull’utilizzo delle SDO, come possibile strumento per la ricerca delle malattie professionali perdute, si sono limitate a valutazioni di ordine statistico generale, in quanto la possibilità di evidenziare singole persone e singoli casi è impedita dalle limitazioni relative alla privacy dei dati. Tale aspetto può condizionare lo sviluppo di un SINP efficace ai fini della vigilanza.
4. Ipotesi di miglioramento possibile nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione.
Posto che gli interventi attualmente in atto dei Servizi di prevenzione delle ASL per migliorare il benessere di chi lavora e ridurre il numero delle malattie da lavoro siano quantitativamente adeguati (LEA pari al numero corrispondente al 5 % delle unità locali con almeno un dipendente o socio lavoratore), ancorché non omogenei tra regioni, si ritiene che esistano margini di un miglioramento possibile sul piano della qualità degli interventi, in termini di efficacia e di scelta
delle priorità. Il raffronto tra regioni delle attività svolte evidenzia differenze e disomogeneità, probabilmente, non imputabili solamente alla diversa lettura dei processi di lavoro.
Le cause sono, principalmente, da ricercarsi nelle diversità sociali, economiche e produttive dei diversi ambiti territoriali, oltre che di organizzazione della Pubblica Amministrazione.
Le ipotesi di miglioramento percorribili nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione e nella sua articolazione costituita dai Piani Regionali sono pertanto relative allo sviluppo di obiettivi comuni, da ricercarsi attraverso il coordinamento interregionale.
Sicuramente, gli obiettivi da condividere dovranno riguardare le priorità di comparto in termini di sicurezza e di salute, come l’edilizia e l’agricoltura, o di rischio, come il chimico e il cancerogeno, ma anche di danno, come gli infortuni e le malattie professionali.
Nell’attesa, speriamo breve dell’implementazione del SINP, la progettualità regionale, dovrà necessariamente prevedere strumenti informativi di sorveglianza dei danni e dei rischi da lavoro, oltre che di monitoraggio delle attività di prevenzione delle ASL. Strumenti di supporto ed integrazione al futuro sistema nazionale della prevenzione.
In ambito formativo, le azioni condivise tra Regioni- Ispesl, nell’ambito dei Piani Nazionali Edilizia e Agricoltura, e di sorveglianza sugli infortuni mortali e sulle malattie professionali potranno essere rese permanenti e messe a sistema.
Appare, infine, non ulteriormente procrastinabile lo sviluppo di un progetto formativo nazionale finalizzato allo sviluppo delle competenze proprie allo svolgimento dell’ispezione del lavoro e all’espletamento dell’attività di polizia giudiziaria collegata.
Roma, 8 luglio 2010
 
(red/14.07.10)

 

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