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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1621 - lunedì 19 luglio 2010

Sommario
- Errani: manovra; da sempre regioni chiedono confronto con Governo
- Fitto: tagli, vedremo insieme come spalmarli e suddividerli
- Manovra: sì a confronto con il Governo
- Regioni su Delibere Cipe
- Immigrazione: Regioni su Decreto linee guida domanda per contributi
- Autonomie su Codice amministrazione digitale

+T -T
Autonomie su Codice amministrazione digitale

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, l’Anci, l’Upi, e l’Uncem hanno approvato un documento congiunto sul “Codice dell’amministrazione digitale”. Il testo è stato consegnato al governo in occasione del parere espresso nella Conferenza Unificata dell’8 luglio.
Di seguito si riporta il testo del documento, con esclusione degli emendamenti allegati,   il documento integrale è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è :http://www.regioni.it/mhonarc/details_confpres.aspx?id=184220
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome-  Anci – Upi -   Uncem
10/056/CU3/C2
Punto 3) Odg Conferenza Unificata
Nello schema del provvedimento legislativo presentato dal Governo ai fini dell’acquisizione del parere della Conferenza Unificata ed approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 19 febbraio 2010, anche a seguito della istruttoria tecnica condotta dalle delegazioni dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), dell’Unione Nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti Montani (UNCEM), dell’Unione delle Province Italiane (UPI) e delle Regioni (CINSEDO e CISIS), si rilevano le seguenti criticità di carattere politico.
ASSENZA DI STRATEGIA NELL’INNOVAZIONE
La riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale sembra comporsi di un insieme di interventi che talora appaiono di limitata visione strategica nonché in parte privi della necessaria considerazione per l’evoluzione tecnologica e per l’indispensabile ripensamento organizzativo che la complessiva materia dell’innovazione dovrebbe introdurre all’interno della pubblica amministrazione. Si rileva che il disegno di ripensamento della pubblica amministrazione è solo parziale, col rischio di ridurre l’innovazione ad elemento strumentale: si sostengono infatti strumenti quali la posta elettronica certificata, anche tra le comunicazioni tra pubbliche amministrazioni, svilendo il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) a semplice connettività al servizio degli uffici ministeriali e non a modello di interscambio e di interazione tra i sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni attraverso l’interoperabilità e la cooperazione. Né d’altra parte –in tema di comunicazione tra PPAA- si valorizzano adeguatamente i sistemi di interscambio dati già completamente attivi, regolamentati e capillarmente diffusi, come ad esempio il sistema INA-SAIA frutto di proficue collaborazioni tra vari livelli di governo. 2
IDENTIFICAZIONE E SERVIZI
Appare che l’approccio di riforma del Codice possa rendere più complicato e non semplificare i processi amministrativi, con il rischio di introdurre fratture o al peggio di frenare i modelli già evoluti presenti sui territori.
Ad esempio l’eliminazione, in contrasto con altre normative nazionali od europee, come quelle in materia di trattamento di dati personali, della distinzione tra il concetto di autenticazione informatica e la nozione di identificazione informatica ed il mancato nesso di quest’ultima alla identificazione anagrafica/identificazione primaria; la introduzione di una nuova forma di firma, la firma elettronica avanzata, della quale non si avverte la necessità, anche in considerazione dei costi che questa potrebbe avere sulle amministrazioni, l’assenza dell’immediata inclusione, tra le banche dati di interesse nazionale, dell’anagrafe tributaria, la quale costituisce elemento imprescindibile nella lotta all’evasione e strumento indispensabile per l’attuazione di un "vero federalismo fiscale".
Vi è inoltre l’aspetto discriminatorio che la presenza di servizi esclusivamente digitali ha sulle aree del paese e su quella parte di popolazione che si trova in "divario digitale", ovvero quelle aree non raggiunte dalla banda larga ovvero quei cittadini e imprese che non hanno i mezzi necessari per poter accedere ai servizi. Si evidenzia il rischio connesso al fatto che con l’elezione di domicilio digitale il cittadino o l’impresa accetta e si vincola a ricevere, sotto la sua esclusiva responsabilità, tutte le comunicazioni da parte della PA mediante modalità informatiche; sono reali casi di sovraesposizione quelli in cui il cittadino o l’impresa non aprono la posta per un mese, non dispongono di un pc funzionante, si trovano in un’area non raggiunta dai servizi digitali. Non esistono clausole di salvaguardia: se vi sarà una interpretazione rigida il cittadino decadrà dai termini per proporre un ricorso o una istanza, senza alcuna possibilità di ulteriori garanzie di effettiva conoscenza degli atti che allo stesso vengono inviati (art. 6).
Ultimo aspetto, ma non trascurabile è l’assenza di chiarezza in ordine ai riferimenti per il cittadino: sarebbe utile che così come esiste un unico punto di accesso in via fisica potesse essere possibile avere un unico accesso istituzionale in via digitale per ciascuna amministrazione, senza moltiplicazione di canali che anziché semplificare complicano la vita al cittadino e alle imprese. Questo significa, ad esempio in relazione all’art.65, in materia di Istanze e dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica, che l’attuale formulazione delle norme non risolve importanti problemi dei cittadini in ordine alle modalità virtuali di presentazione delle istanze, agli strumenti di identificazione che deve usare il cittadino, al rapporto tra quanto da questo dichiarato e l’attivazione del procedimento conseguente. Non è possibile pensare che il cittadino presenti una istanza mediante modalità telematica e dall’altra parte l’amministrazione non abbia un fascicolo elettronico, un protocollo informatico, ma semplicemente vi continui a essere un impiegato che stampa, protocolla e invia in modo cartaceo il documento all’ufficio competente. Senza l’informatizzazione del back-office delle PA, la presentazione di moduli on-line non ridurrà né tempi né costi dell’azione amministrativa, che è ciò che realmente interessa ai cittadini e alle imprese.
ASSENZA DI RISORSE
La riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale appare allo stato a costo zero. L’operazione di eliminare i limiti organizzativo e finanziario all’interno del codice è condivisibile, laddove però si tenga conto dell’impatto in termini economici che la creazione di nuovi diritti ha sulle pubbliche amministrazioni. Non è possibile – alla luce della recente manovra economico-finanziaria – pensare di poter trasferire sui livelli territoriali minori i costi di una operazione che è in primo luogo infrastrutturale e organizzativa, ad esempio abrogazione del comma 2-bis dell’art. 2, del comma 1-3
bis dell’art. 3, senza che si esplichino le risorse o si mettano a disposizione gli strumenti per l’attuazione di questo tipo di politiche.
Si evidenzia che il Codice prevede in sé una eccezione: si applica "imperativamente" a tutti gli enti, anche al comune montano di 100 abitanti, e non – invece – alla Presidenza del Consiglio (art. 2, comma 6) e che non è previsto alcun piano di implementazione del CAD da sottoporre all’attenzione della Conferenza unificata
ASSENZA DI RUOLO DELLE REGIONI E DEGLI ENTI LOCALI: DEPOTENZIAMENTO DELLA CONFERENZA UNIFICATA
Il Codice riformato vede come grandi assenti le Regioni, gli Enti locali e le loro politiche.
Molte Regioni in questi anni, pur nel rispetto del ruolo di coordinamento informativo, informatico e statistico che la Costituzione riconosce allo Stato, si sono fatte portavoci delle istanze territoriali e hanno disciplinato con proprie normative aspetti di grande rilevanza dal punto di vista dell’e-government. Manca il ruolo delle Regioni nella riforma, nulla si dice in proposito di ciò che è stato fatto, non c’è riconoscimento né di ruolo né si fa tesoro delle esperienze positive che in questi anni sono state messe a frutto.
Dal canto loro gli Enti locali hanno intrapreso nell’ultimo decennio iniziative volte alla riorganizzazione dei processi amministrativi mediante le ICT, unendo proficuamente finanziamenti statali e regionali a propri investimenti. Non si potranno garantire sinergie e complementarietà, senza un utilizzo pieno ed adeguato delle sedi di concertazione esistenti.
Ogni spazio viene compresso e anche gli strumenti di concertazione tra lo Stato e le Regioni o le autonomie locali come le Conferenze vengono ridotti (ad esempio art. 70 – dall’"accordo" al "sentita la Conferenza Unificata").
CENTRALISMO: RUOLO DI DIGIT-PA E DEL MINISTERO DELL’INNOVAZIONE
Nella riforma del CAD si possono identificare elementi di centralismo per diversi motivi.
In primo luogo viene rafforzato il ruolo di Digit-PA ad esempio in materia di coordinamento della sicurezza informatica (art. 17, comma 1–ter/art. 50 bis, comma 4/art. 51, comma 1-bis), di catalogo del riuso (art.70), di regole tecniche (art.71). Digit-PA, anche a seguito della riforma di cui al D.Lgs. n.177/2009, è oggi un ente pubblico non economico, che opera secondo le direttive, per l'attuazione delle politiche e sotto la vigilanza del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato e comunque con una organizzazione interna di esclusiva nomina governativa. A ciò si aggiunge l’appesantimento per gli enti di richiedere obbligatoriamente il parere a Digit-PA per numerose questioni, senza che da ciò ne derivi un reale vantaggio per gli stessi. Se l’obiettivo è il raggiungimento di una omogeneità tecnica lo strumento principe dovrebbe essere individuato nelle Conferenze, il cui ruolo viene invece marginalizzato.
Inoltre la disciplina sull’accesso ai dati (art.50-bis, comma 2) o sulle istanze da presentare in modalità telematica (art.64, comma 1-bis) sono fortemente accentrate su quanto indicato dal Ministero senza alcuna consultazione per gli enti locali e le Regioni. Il Ministero dell’innovazione può disciplinare esclusivamente le modalità organizzative delle amministrazioni centrali, ma non può andare a invadere le competenze delle amministrazioni locali e regionali.
Infine, nella logica di un nuovo centralismo, c’è l’eliminazione (art.2 comma 2) di ogni riferimento alla autonomia organizzativa propria degli enti territoriali. Credere che il sistema dell’amministrazione digitale sia neutro rispetto ai profili organizzativi è una illusione a cui anche la giurisprudenza della Corte Costituzionale ha già dato una in relazione alla lettera r) dell’art.117 della Costituzione di concorso di competenze.
Tutto ciò premesso, si esprime parere favorevole condizionato all’accoglimento degli emendamenti contenuti nel documento allegato.
Roma, 8 luglio 2010
 
(red/19.07.10)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Capo redattore: Giuseppe Schifini
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