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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1623 - mercoledì 21 luglio 2010

Sommario3
- Il 22 Conferenza Regioni
- Sud: Rapporto Svimez 2010
- Cnel: 2009 occupazione giovanile ridotta dell'11%
- Industria. parere su riordino stazioni sperimentali
- Energia rinnovabile: osservazioni a Piano nazionale
- Energia rinnovabile: Sì a linee guida per autorizzazione impianti

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Il 22 Conferenza Regioni

Confronto sulla manovra economica

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani ha convocato una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni per giovedì 22 luglio (ore 10.00 - Via Parigi 11, Roma), con all’Ordine del Giorno in particolare il Confronto sulla manovra economica (decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica). 
Nel corso della riunione saranno affrontate anche le questioni all’esame delle successive Conferenze Unificata (ore 15.00) e Stato-Regioni (ore 15.30) previste nel pomeriggio (via della Stamperia 8).

 
ODG Conferenza Unificata
La Conferenza Unificata è convocata, in seduta straordinaria, per giovedì 22 luglio 2010 alle ore 15.00 presso la Sala riunioni del I piano di Via della Stamperia, n. 8, in Roma, con il seguente ordine del giorno:
1) Parere sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2008/98/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che
abroga alcune direttive. (AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE) Codice sito
4.1412010/13. (Setvizio V).
Parere, ai sensi degli articoli 2, comma 3 e 9, comma 3, de/ decreto legislativo 28 agosto
1997,n.281.
2) Parere sul disegno di legge di conversione del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 recante
misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica,
approvato dal Consiglio dei Ministri, nella seduta del 25 maggio 2010 (A.S. 2228)
(ECONOMIA E FINANZE) Codice sito 4.6/2010123 (Servizio Il)
Parere, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
 
ODG Conferenza Stato Regioni
La Conferenza Stato Regioni è convocata, in seduta straordinaria, per giovedì 22 luglio 2010 alle ore 15.30 presso la Sala riunioni del I piano di Via della Stamperia, n. 8, in Roma, con il seguente ordine del giorno:
1) Parere sullo schema di decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione recante modalità di assorbimento della Tessera Sanitaria nella Carta
Nazionale dei Servizi, ai sensi dell'articolo 50, comma 13, del decreto-legge 30 settembre
2003, n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326.
(PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE) Codice sito 4.212010/49 (Servizio /)
Parere ai sensi dell'articolo 50, comma 13, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269,
convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326.
2) Approvazione, ai fini del perfezionamento della procedura prevista dall'articolo 1, comma
34bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, della proposta del Ministro della salute di
ammissione al finanziamento dei progetti inviati dalle Regioni Liguria e Umbria per l'utilizzo
delle risorse vincolate alla realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo
nazionale, per l'anno 2009. (SALUTE) Codice sito: 4.1012010/36 (Servizio Il)
Approvazione ai sensi del punto 6 dell'Accordo sancito dalla Conferenza Stato - Regioni il'
25 marzo 2009 (Rep. atti n. 57/CSR).
 

L’ordine del giorno integrale della Conferenza delle Regioni può essere consultato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it.

(red/21.07.10)

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Sud: Rapporto Svimez 2010

Pil Sud: nel 2009 è tornato ai livelli di 10 anni fa

(regioni.it) Rapporto Svimez 2010 sull'economia del Mezzogiorno: al Sud il 20% della popolazione non ha i soldi per pagarsi il medico o per pagare il riscaldamento. Il Pil nel 2009 e' tornato ai livelli di 10 anni fa.
In particolare nel rapporto Svimez si rileva che nel 2008 al 30% delle famiglie del Sud sono mancati i soldi per i vestiti e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo le bollette. Otto famiglie su 100 hanno rinunciato ad alimentari necessari, il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento (27,5% in Sicilia) e il 20% per andare dal medico (in Sicilia e Campania circa il 25%).
Napolitano: profonda modifica alle politiche per il sud.
Oltre che una famiglia meridionale su 5 non ha i soldi né per andare  dal medico né si può permettere di pagare il riscaldamento, nell’ultimo biennio l'industria del Mezzogiorno ha perso piu' di 100mila occupati (-12%).
In particolare nel corso del 2009 si sono persi 61mila posti di lavoro dell'industria in senso stretto (-7% a fronte del -3,7% nel centro-nord).
Ma non solo: l'industria, il cui valore aggiunto e' crollato del 15,8%, e' addirittura ''a rischio di estinzione''.
Nel 2009 il Pil del Sud e' calato del 4,5%, un valore molto piu' negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante e' pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro).
Dal 2008 al 2009 infatti l'industria manifatturiera del Sud ha perso oltre 100mila posti di lavoro, di cui 61mila soltanto lo scorso anno.
Il tasso di occupazione nella media del 2009 e' sceso dal 58,7% a 57,5%: su 380mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese, 186mila sono stati al Centro-Nord (-1,1%) e 194mila in meno (-3%) al Sud. E al Sud i lavoratori hanno molte meno tutele: al Nord per ogni persona che perde il lavoro, 2 sono protette, al Sud e' l'opposto, solo un lavoratore su 3 ottiene la Cig.
Da segnalare poi che in 20 anni quasi 2,4 milioni di persone hanno abbandonato il meridione con 9 emigrati su 10 che si recano al Centro-Nord. Nel solo 2009 114mila persone si sono trasferite dal Sud al Nord, 8mila in meno rispetto al 2008. La crisi, inoltre, ha colpito duro i pendolari, generalmente giovani, laureati e precari. Nel 2009 sono stati 147mila, in calo del 14,8% rispetto al 2008, pari a 26mila in meno.
''Il problema di fondo - ha sostenuto il presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti parlando “e' che qui i cialtroni non sono soltanto coloro i quali ci hanno preceduti nelle esperienze in tutte le regioni del sud, ma anche le grandi imprese pubbliche come Ferrovie dello Stato, Anas, Eni, Enel, che dovevano, per accordo a livello nazionale, impegnare il 45% delle risorse nel Mezzogiorno ed hanno disatteso queste aspettative''.
Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, afferma: ''Sto leggendo alcuni libri che parlano di decrescita dolce ma con il ministro Tremonti siamo di fronte ad una decrescita amara: si fanno sacrifici se c'e' crescita altrimenti farlo e' sconcertante. Questa manovra ha carattere recessivo e non sono il solo a dirlo''. ''In questo decennio l'Italia e' cresciuta la meta' di quanto sono cresciuti gli altri Paesi europei - ha aggiunto Vendola - se fossi in Tremonti direi a me stesso che ho fallito''. E ancora: ''Non ci sono cialtroni al sud; la cialtroneria e' in un modello di autorizzazione amministrativa che costituisce una sorta di corsa a ostacoli per le pubbliche amministrazioni''.
'' I dati dello Svimez  - ha commentato il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo - dimostrano la totale assenza di strategie e di politiche per il Mezzogiorno''.
''Non abbiamo capito cosa sia la Banca del sud - ha aggiunto De Filippo - ne' il piano per il sud e sono totalmente assenti politiche industriali. Il federalismo fiscale va bene ma se e' in versione solidale. Serve un'iniziativa per colmare il piu' antico divario del mondo: quello tra nord e sud''. Per De Filippo il rischio e' che l'Italia sia un paese ''poli-anarchico piu' che policentrico. L'Italia deve capire che senza il sud non ce la puo' fare''.
 Due sono le sfide per il sud: il federalismo e l'utilizzo delle risorse comunitarie che deve riguardare macroaree: ne e' convinto Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania.    ''Sono rassicurato dall'impianto complessivo della norma sul federalismo fiscale - ha detto Caldoro - che e' tutelante sia rispetto alla questione dei costi standard, che dei lea (livelli essenziali di assistenza) che del fondo perequativo. Penso anche io che le Regioni virtuose debbano essere quelle che mostrano performance virtuose altrimenti la Campania, rispetto per esempio alla Lombardia, non potrebbe diventarlo mai''. Per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse comunitarie: ''Finora abbiamo speso male, non producendo occupazione ne' Pil. Serve uno sforzo per uscire dalle gelosie e pensare a grandi progetti infrastrutturali, dall'energia alla logistica, dal Mediterraneo al capitale mano, per non parcellizzare piu' le risorse ma lavorare su microaree. In momenti di crisi serve coraggio''.
 Infine Michele Iorio, presidente della regione Molise, si è soffermato anche sulla comunicazione: "Assisto al declino del termine Mezzogiorno nel paese: ormai e' considerato quasi repellente". E' diventato negli ultimi tempi "sinonimo di spreco, assistenzialismo e suscita ilarita' e reazioni". Insomma, conclude, si e' creato anche "un problema di comunicazione" dell'immagine del sud che non fa bene al paese.
 
(red/21.07.10)

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Cnel: 2009 occupazione giovanile ridotta dell'11%

(regioni.it) Da un'indagine del Cnel, emerge che nel 2009 l'occupazione giovanile si' e ridotta dell'11%.
La crisi nel 2009 per l'occupazione ha fatto sentire i suoi effetti peggiori sui giovani: tra i 15 e 24 anni si è infatti registrato un taglio del 10,8%, e anche tra gli occupati più grandi (fino a 34 anni) si rileva un'intensa riduzione.
Il Cnel evidenzia che in termini assoluti tra il 2008 e il 2009 si sono persi 485mila posti di lavoro per persone fino ai 34 anni, mentre per le classi più mature (dai 35 anni in su) si registra un incremento di 125mila occupati, concentrati essenzialmente sulle età prossime al pensionamento.
Intanto gli ordinativi dell'industria hanno registrato a maggio un aumento del 26,6% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2009 e in rialzo del 3,2% rispetto ad aprile. Lo comunica l'Istat, secondo cui inoltre il fatturato dell'industria italiana ha registrato a maggio un aumento dell'8,9% rispetto allo stesso mese del 2009 e dello 0,8% rispetto ad aprile, il piu' alto dato tendenziale dal febbraio del 2008.
(red/21.07.10)

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Industria. parere su riordino stazioni sperimentali

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it) Le Regioni hanno espresso perplessità sul fatto che le competenze delle stazioni sperimentali per l’industria (le cui attività principali sono la ricerca industriale e la certificazioni dei prodotti)  possano essere svolte dalle Camere di commercio, secondo quanto previsto dalla manovra varata dal Governo. L’osservazione è contenuta in un documento consegnato al Governo nel corso della Conferenza Unificata dell’8 Luglio relativo al parere sul decreto legislativo recante riordino delle stazioni sperimentali per l’industria. Il Documento è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it . il link è:
Si riporta di seguito il testo integrale.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME - 10/057/CU28/C11
Punto 28) O.d.g. Conferenza Unificata
Le Regioni evidenziano che il decreto legge n. 78/2010 prevede all’art. 7 la soppressione delle Stazioni Sperimentali per l’Industria, con la conseguente attribuzione alle Camere di Commercio delle funzioni relative. A tal proposito si evidenzia innanzi tutto la necessità di un coordinamento con la delega per il riordino delle Stazioni Sperimentali, contenuta nell’articolo 46, comma 2 della L. 99/2009. In secondo luogo si esprimono perplessità in merito alla competenza delle Camere di Commercio a svolgere le funzioni caratterizzanti le attività delle Stazioni Sperimentali, oggi prevalentemente orientate alla ricerca industriale ed alla certificazione dei prodotti e dei processi produttivi. Inoltre, le Stazioni Sperimentali sono enti di rilievo nazionale chiamati a svolgere le proprie funzioni ben oltre i confini delle province in cui sono localizzate, pertanto non si comprende come possa la singola Camera di Commercio svolgere un’attività di rilevo nazionale.
Nelle more della conversione del DL suddetto e facendo seguito alla richiesta della Conferenza Stato-Regioni di completare l’iter istruttorio del decreto legislativo in oggetto, si riportano di seguito gli emendamenti e le osservazioni formulate dalle Regioni:
1. All’articolo 1, comma 4, dopo le parole "Ministero dello sviluppo economico" sono aggiunte le parole "e con le Regioni".
2. All’articolo 6, il comma 1 è sostituito dal seguente "Il Presidente è eletto dal Consiglio di amministrazione tra i propri componenti". In via subordinata si propone di modificare la formulazione proposta eliminando le parole "esterni al Consiglio di Amministrazione".
3. All’articolo 7, comma 1, le parole "Amministrazioni centrali e locali" sono sostituite dalle seguenti "Amministrazioni centrali, regionali e locali designati dalla Conferenza Unificata".
4. All’articolo 15 dopo il comma 3 è aggiunto il seguente "Il Ministro presenta annualmente alla Conferenza Unificata una relazione che illustra le attività svolte dal sistema delle Stazioni sperimentali in coerenza con gli indirizzi di politica industriale".
5. All’articolo 16, comma 3, dopo le parole "nel rispetto di quanto previsto dal comma 1" sono aggiunte le seguenti "e in coerenza con le disposizioni del presente decreto".
6. Con riferimento all’articolo 17 si rileva come il comma 2 preveda il trasferimento di tutti i compiti attribuiti all’INCA alla Stazione Sperimentale di Parma. Si presume che l’art. 17, comma 2 faccia riferimento alle attribuzioni di cui all’art. 1 del DPR 18 febbraio 1993, n. 135 che però risulta abrogato dal successivo art. 19 dello Schema di decreto legislativo. Inoltre si potrebbe determinare, nell’attribuzione di compiti di vigilanza alla Stazione sperimentale di Parma, una sostanziale incompatibilità con i compiti di supporto alle imprese.
Si riportano inoltre alcune considerazioni emerse da un confronto informale condotto dal coordinamento, sempre in sede tecnica, con i rappresentanti delle associazioni di categoria del settore interessate:
• Non si comprende la ragione della previsione dell’articolo 5, comma 2 in merito alla riduzione delle spese per compensi ed oneri di funzionamento degli organi nella misura indiscriminata del trenta per cento della spesa relativa all’esercizio finanziario precedente. Sembra più ragionevole che vi sia una riduzione della spesa diversa a seconda della diversa realtà di ciascuna Stazione.
• E’ opportuno eliminare dalla definizione della Stazione sperimentale di Parma il riferimento alle "essenze" in quanto ciò può indurre in errore nella individuazione delle categorie di imprese tenute al versamento dei contributi obbligatori.
Si ricorda che la Regione Calabria, nella riunione del gruppo misto della Conferenza Unificata del 25 maggio scorso, ha espresso una posizione contraria alla soppressione della Stazione Sperimentale per le industrie delle Essenze e dei derivati dagli agrumi con sede in Reggio Calabria ed ha presentato le proprie proposte di emendamento al testo.
Roma, 8 luglio 2010
 
(red/21.07.10)

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Energia rinnovabile: osservazioni a Piano nazionale

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it)La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso un parere favorevole al “Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili". Nel corso della Conferenza Unificata ha però consegnato al Governo alcune “osservazioni” e ha subordinato il “via libera” all’impegno da parte del Governo a coinvolgere in modo più fattivo le Regioni e Province autonome nelle successive fasi di definizione del Piano.
Il Documento con le osservazioni al Piano è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è:
 
Si riporta di seguito il testo integrale
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 10/059/CU26/C5
Punto 26) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime parere favorevole con le osservazioni di seguito riportate, subordinandolo all’impegno del Governo a coinvolgere in modo più fattivo le Regioni e Province autonome nelle successive fasi di definizione del Piano.
Il Piano affronta in maniera complessivamente convincente il quadro molto complesso della situazione delle fonti energetiche rinnovabili.
In via preliminare, si sottolinea positivamente il fatto che in più punti del documento si ribadisce il ruolo essenziale delle Regioni, chiamate a collaborare con lo Stato per l’attuazione dell’ambizioso piano di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. A pag. 5 della sintesi, si segnala ad esempio la necessità di una "ricerca di un elevato grado di condivisione degli obiettivi con le Regioni, in modo da favorire l’armonizzazione dei vari livelli di programmazione pubblica, delle legislazioni di settore e delle attività di autorizzazione degli impianti e delle infrastrutture, e definizione di un burden sharing regionale che possa responsabilizzare le Istituzioni coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi". Proprio considerando la necessità che sia raggiunto un elevato grado di condivisione, si ritiene prioritario segnalare come questo sia possibile solo coinvolgendo attivamente le Regioni già nella fase di predisposizione dei documenti, in modo tale che la loro elaborazione sia frutto di un lavoro congiunto e collaborativo. Collegandosi a questo punto, si ritiene inoltre importante sottolineare che, nel contesto di una collaborazione leale e fruttuosa tra enti dello Stato, non possano essere ignorate o trascurate le necessarie occasioni di confronto istituzionale tra le Regioni e gli organi centrali dell’Amministrazione per l’esame degli atti e dei documenti afferenti alla materia energetica. Tanto più stante il fatto che la Costituzione attribuisce l’energia alla potestà legislativa concorrente delle Regioni, a cui era già stata trasferita, ancor prima della riforma del Titolo V, l’intera disciplina delle energie rinnovabili in applicazione del Decreto legislativo 112/98. Come ha invece dovuto rilevare il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, il corretto confronto istituzionale non può avvenire con la modalità di consultazione prescelta per Piano d’azione per le energie rinnovabili, che ha, nei fatti, declassato il ruolo delle Regioni a quello di un qualsiasi portatore di interessi. Per tale ragione, il Presidente ha dovuto richiedere che il Piano fosse trasmesso ufficialmente ed in tempo utile alle Regioni e alle Province Autonome affinché il necessario confronto avvenga nella sede opportuna, ossia la Conferenza Stato – Regioni. Trattandosi di un estratto del previsto Piano Energetico Nazionale, si
richiede pertanto che nell’elaborazione di quest’ultimo documento venga adottata una modalità veramente collaborativa che porti all’espressione di un documento effettivamente condiviso.
Fatta questa premessa generale, le Regioni ritengono assolutamente condivisibili i principi di massima che hanno guidato il Ministero nella stesura del documento, quali ad esempio la necessità di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, la riduzione dei costi dell’energia, la promozione di filiere tecnologiche innovative e la tutela ambientale.
Assodata quindi la condivisione dei principi generali, si ritiene tuttavia utile segnalare alcuni aspetti puntuali su cui si nutrono perplessità:
o nel Piano stesso, si sottolinea come la detrazione fiscale del 55% per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici è confermata, al momento, fino a tutto il 2010. Nel testo viene poi precisato che il provvedimento dovrà essere riesaminato, ed a pag. 50 del Piano si segnala come "sia in esame la possibilità di mantenere talune detrazioni successivamente a tale data". Poiché gli obiettivi comunitari in materia di efficienza energetica sono particolarmente ambiziosi, ed il settore dell’edilizia è sicuramente quello con maggiori margini di intervento, desta particolare preoccupazione la previsione di ridimensionamento di uno strumento che si era rivelato particolarmente efficace nello stimolare la riqualificazione energetica del parco edilizio esistente. Per incrementare fortemente il risparmio energetico nel settore, infatti, è comunque necessario prevedere uno strumento in grado di raggiungere, in modo efficace e semplice, la grande platea dei cittadini privati. A questo proposito, si segnala come i "titoli di efficienza energetica (certificati bianchi)" non si siano rivelati uno strumento efficace in relazione alle aspettative suscitate.
o Il testo del D.l. 31 maggio 2010, n. 78, "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica" contiene l’art. 45 che, abolendo l’obbligo di ritiro dell'eccesso di offerta di certificati verdi, creerebbe naturalmente un forte contraccolpo allo sviluppo della produzione elettrica da rinnovabili. Questo in controtendenza con quanto affermato a pag. 16 della sintesi che sostiene le misure per un "incremento della quota minima di elettricità da rinnovabili da immettere sul mercato". Si ritiene che continuare a proporre modifiche significative in provvedimenti vari ad un quadro normativo già di per sé particolarmente complesso costituisca un forte deterrente per un vero sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Anche se non approvate successivamente in sede di conversione, proposte di questo tipo rappresentano certamente delle indicazioni che possono sconcertare ed allontanare nuovi potenziali investitori. Un elemento essenziale per convincere gli investitori, infatti, oltre alla competitività economica degli aiuti, è la certezza e la stabilità del quadro normativo. Al contrario, l’inserimento di interventi "spot", magari in provvedimenti destinati prevalentemente ad altre materie, complica ulteriormente la materia e influisce negativamente sui soggetti potenzialmente interessati ad investire.
o Poiché si tratta di un Piano che dovrebbe definire quali sono i passi intermedi per raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati dall’UE al 2020, il cui raggiungimento non è assolutamente scontato né tantomeno semplice, si ritiene che si sarebbe dovuto dare più evidenza a quali saranno le nuove misure che necessariamente dovranno essere implementate per realizzare uno sviluppo della produzione da rinnovabili coerente con gli impegni richiesti all’Italia a livello europeo. Nel Piano, al contrario, mancano invece i dettagli su quali saranno le nuove misure e quali le revisioni delle misure esistenti, in particolare per quanto riguarda i settori del rinnovabile termico e dei trasporti: a fianco di una parte iniziale in cui si esaminano in dettaglio le misure esistenti, appaiono meno convincenti ed approfondite le indicazioni sulle misure future. Si ritiene invece assolutamente importante prevedere meccanismi attendibili che possano giustificare la forte crescita del calore prodotto da fonti rinnovabili, che dovrebbe passare da circa 1,9 Mtep al 2005 a 9,5 Mtep al 2020 (crescita dovuta essenzialmente all’utilizzo del solare termico e delle pompe di calore).
o Collegandosi al punto precedente, si ritengono troppo vaghi e poco convincenti gli scenari costruiti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Poiché è mancata una collaborazione con le Regioni per la stesura del Piano, non si dispone delle valutazioni che hanno condotto alla quantificazione degli sviluppi della produzione da rinnovabili. Tuttavia, ad una prima lettura non si può non rimarcare, ad esempio, che non paiono credibili scenari che prevedono sviluppi lineari o quasi lineari della produzione (previsti, ad esempio, per i biocarburanti).
o Per incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili nel settore edile, occorre al più presto definire il relativo provvedimento attuativo del d.lgs. 192/2005: il DPR 59/2009, infatti, non ha attuato le previsioni del decreto legislativo in merito a questo aspetto, rimandando ulteriormente la definizione dei criteri ad un successivo provvedimento.
o Un problema rilevante dello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia nel corso degli ultimi anni è stata la prevalenza rilevante dell’incentivazione della produzione di energia elettrica piuttosto che di quella termica. La certezza di disporre di incentivazioni economicamente interessanti e certe per la produzione elettrica ha infatti portato ad una rilevante crescita delle domande di autorizzazione per impianti di questo tipo. Soprattutto per quanto riguarda la biomassa, questo è avvenuto a scapito di un suo utilizzo di tipo termico, sicuramente più sostenibile a livello locale, ad esempio in impianti di teleriscaldamento. Si prende atto positivamente delle intenzioni manifestate nel Piano, ad esempio a pag. 6 della sintesi, di voler individuare "misure volte a incrementarne la disponibilità e lo sfruttamento indirizzandone gli impieghi non alla sola generazione elettrica, ma a forme più convenienti ai fini della copertura degli usi finali: produzione di calore per il soddisfacimento di utenze termiche e per la cogenerazione". Il Piano tuttavia non contiene al suo interno proposte concrete per una rivalutazione del settore termico rinnovabili; viene sì ampiamente descritto il meccanismo dei "titoli di efficienza energetica (certificati bianchi)", ma è evidente come lo strumento, come già precedentemente accennato, non si sia dimostrato all’altezza del compito. Si rimane in attesa quindi di conoscere le prime valutazioni operate dal Ministero al fine di definire nuovi strumenti di promozione delle fonti energetiche rinnovabili nel settore termico, e si considera necessario garantire il coinvolgimento delle Regioni nella loro definizione puntuale.
o Nel Piano viene segnalato che "la recente legge comunitaria 2009 ha conferito delega al Parlamento per il recepimento della direttiva 2009/28/CE, fissando specifici criteri per l’esercizio della delega. In base a tali criteri, sarà istituito un meccanismo di trasferimento statistico tra le regioni stesse ai fini del rispetto della suddetta ripartizione". Le Regioni rimangono in attesa di conoscere le proposte metodologiche per l’attuazione del c.d. "burden sharing", e chiedono comunque di essere coinvolte nella loro predisposizione, trattandosi di un meccanismo che inciderà fortemente sulle loro attività nel settore energetico.
o Collegandosi al punto precedente, si ritiene che la definizione di scenari e traiettorie per il raggiungimento degli obiettivi, e la definizione di un burden sharing regionale, non possa prescindere dalla conoscenza della situazione allo "stato zero". A questo fine, si prende atto
 
positivamente della decisione di affidare al GSE il sistema di rilevamento della penetrazione delle fonti rinnovabili sul territorio, per tutti e 3 gli ambiti considerati (elettrico, termico, trasporti). Tuttavia, si ritiene importante sollecitare l’avvio delle procedure di rilevazione dei dati e di predisposizione di bilanci energetici aggiornati, considerato il fatto che i bilanci regionali sono attualmente fermi al 2005, data addirittura precedente l’avvio della crisi economica che ha modificato in modo sostanziale i consumi energetici italiani (per il solo elettrico, i dati TERNA sono aggiornati al 2008). Solo sulla base di dati aggiornati, infatti, potrà essere possibile la definizione di corretti criteri per la suddivisione regionale degli obiettivi di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
o E’ importante l’accenno fatto alla pagina 6 del documento di sintesi sull’importanza della creazione di una industria "verde" nazionale. Il tema è ripetuto nel documento complessivo, quando si accenna al fatto che "sono già disponibili numerosi meccanismi di sostegno, che assicurano la remunerazione degli investimenti in diversi settori delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica e favoriscono la crescita di filiere industriali". Il settore delle energie rinnovabili, infatti, si qualifica come uno dei settori ad elevato contenuto tecnologico più promettenti per i prossimi anni. Uno sviluppo di una industria nazionale consentirebbe non solo una riqualificazione delle imprese, aprendo loro mercati di prodotti innovativi economicamente valorizzabili, ma anche e soprattutto una maggiore disponibilità di prodotti e una riduzione dei prezzi, il che consentirebbe anche una crescita della domanda. Tuttavia, i meccanismi incentivanti finora promossi non sono stati accompagnati da un parallelo sviluppo di una industria nazionale. Secondo i dati Eurobserver 2009, infatti, la situazione italiana a livello europeo è la seguente:
o Eolico: 3° stato per potenza installata
o Biogas e Fotovoltaico: 3° stato per potenza installata
o Piccolo idroelettrico: 1° stato per potenza installata
Solo sull’uso della geotermia a bassa temperatura e della biomassa solida l’Italia non è al livello dei principali concorrenti europei. Dove appare particolarmente debole la posizione nazionale è negli aspetti socio – economici del mondo delle energie rinnovabili. Aspetto, questo, dovuto al fatto che l’Italia continua ad essere un importatore di tecnologie, e pertanto il mercato si riduce prevalentemente alla sola installazione. Alcuni punti interessanti:
o Eolico: è il mercato più promettente, ma l’Italia è solo al 5° posto come posti di lavoro e al 6° come mercato complessivo.
o Biomassa solida: la Francia risulta al primo posto come impieghi e al secondo posto come giro d’affari, pressoché interamente concentrati nelle regioni alpine, mentre il nostro territorio risulta ancora da sviluppare (l’Italia è all’8° posto come impieghi e al 7° come giro d’affari grazie soprattutto al nord-est del Paese).
o Gli ultimi provvedimenti legislativi sull’efficienza energetica in edilizia hanno portato ad un miglioramento qualitativo dei materiali utilizzati, che però sono per la maggior parte prodotti in altri paesi europei o in aree estremamente limitate del territorio italiano.
Anche se il formato del Piano d’azione non prevede esplicitamente le azioni di R&D, si coglie l’occasione per sottolineare quanto siano importanti per uno sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili gli aspetti industriali e tecnologici. In parallelo alle azioni del Piano, dovranno quindi essere previsti interventi importanti per stimolare il settore industriale e quello della ricerca ad impegnarsi fortemente per la fornitura di prodotti dedicati ad energie rinnovabili ed efficienza energetica.
o Il Piano prevede la predisposizione di specifiche tecniche che dovranno essere rispettate dalle apparecchiature affinché queste possano beneficiare di regimi di sostegno. A questo proposito, dato che varie Regioni hanno già predisposto Piani e Regolamenti su materie di loro competenza, che fissano ad esempio requisiti minimi prestazionali per gli elementi del sistema edificio – impianto, si segnala l’importanza che riveste la collaborazione tra i vari gradi istituzionali per evitare la creazione di un sistema complesso ed in contraddizione.
o Si evidenzia l’importanza di limitare, per l’Italia, le importazioni di biocarburanti da paesi non UE ai soli biocarburanti in linea con i criteri di sostenibilità per le biomasse liquide previsti dalla direttiva FER 2009/28/CE.
o Un aspetto fondamentale per garantire l’auspicato aumento delle fonti rinnovabili nella produzione elettrica è la disponibilità di una adeguata rete elettrica, che consenta l’assorbimento di tutta la produzione disponibile. Il mancato sviluppo della rete, infatti, non può influire negativamente sull’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili. Si richiede pertanto l’impegno esplicito del Ministero, da un lato per sostenere gli interventi di adeguamento della rete esistente, dall’altro per definire meccanismi sanzionatori per i comportamenti non idonei tenuti dai soggetti gestori.
o La lista dei provvedimenti regionali in appendice al Piano non è completa e aggiornata. Ogni Regione che lo ritiene provvederà ad inoltrare al Ministero un elenco dei provvedimenti non inclusi nell’elenco.
Roma, 8 luglio 2010
 
(red/21.07.10)

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Energia rinnovabile: Sì a linee guida per autorizzazione impianti

Conferenza Regioni Doc 08.07.10

(regioni.it) Via libera (nella Conferenza Unificata dell’8 luglio) alle linee guida nazionali per il procedimento di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Si tratta però di un avviso favorevole condizionato all’accoglimento di una serie di emendamenti che le Regioni hanno consegnato al Governo. Le proposte delle Regioni sono contenute in un testo pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it
Il link è :  http://www.regioni.it/mhonarc/details_confpres.aspx?id=184269 
Si riporta di seguito il testo integrale.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME  - 10/060/CU25/C5 
Linee guida nazionali per il procedimento di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili nonché linee guida tecniche per gli impianti stessi – richieste di emendamento all’accoglimento delle quali si condiziona l’approvazione del provvedimento 
Punto 25) O.d.g. Conferenza Unificata 
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime avviso favorevole all’approvazione delle linee guida in argomento condizionato all’accoglimento delle seguenti proposte di emendamento: 
1) Paragrafo 9.1: il limite massimo dell’entità degli oneri istruttori dovrà essere pari allo 0,03 % dei costi di investimento
2) Paragrafo 13.1, lettera i: l’avvallamento delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente ai fini della determinazione di differenti soglie e/o importi per la cauzione stabilita a favore delle amministrazioni deve essere facoltativo e non obbligatorio;

3) Dopo il punto 18.6 dell’articolo 18 (Disposizioni transitorie e finali), è inserito il seguente: 
"18.7 Sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trneto e di Bolzano che provvedono alle finalità delle presenti linee guida ai sensi degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione"; 
4) Conseguentemente sono soppressi tutti i riferimenti diretti alle Province autonome contenuti nei punti 1.2 (Principi generali inerenti l’attività di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili); 17.1 e 17.2 (Aree non idonee); 
5) Allegato 2, punto 2 lettera h: gli oneri di compensazione a favore dei Comuni sede di impianto dovranno avere un massimale del 3%
Roma, 8 luglio 2010 

(red/21.07.10)
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