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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1658 - martedì 5 ottobre 2010

Sommario
- Errani: federalismo, servono garanzie
- Federalismo fiscale: Polverini, Zaia, Cota, Formigoni
- Liste d'attesa: Fazio annuncia nuovo Piano
- Dal Dpef al Dfp
- Istat: dati su disoccupazione e deficit/pil
- Paolo Romani, Ministro dello sviluppo economico

+T -T
Dal Dpef al Dfp

(regioni)Esordisce in Consiglio dei Ministri la decisione di finanza pubblica. Lo schema di Dfp per gli anni 2011-2013 viene quest’anno presentato per la prima volta in sostituzione del Dpef,  Documento di programmazione economico e finanziaria ai sensi della nuova normativa in tema di contabilità pubblica (legge n. 196 del 2009). Illustrata in Consiglio dei Ministri dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la Decisione di finanza pubblica costituisce uno degli strumenti centrali del ciclo di programmazione economico finanziaria, accanto al programma di stabilità e alla relazione sull’economia e finanza pubblica.
Il documento, esaminato dal Consiglio dei ministri il 29 settembre scorso, prevede una revisione al rialzo della crescita attesa per il 2010 di 0,2 punti percentuali, all’1,2 per cento, e una revisione al ribasso di pari entità per il 2011, all’1,3 per cento. Nel biennio 2012-2013, la crescita del PIL si attesterebbe al 2,0 per cento in ciascun anno, andando a ridurre in parte l’ancor ampio gap di capacità produttiva inutilizzata.
Le nuove previsioni comportano un livello di indebitamento netto tendenziale in linea con quello programmatico concordato in sede europea e contenuto nell’ultimo Programma di Stabilità presentato dall’Italia a gennaio 2010.
Rispetto alle stime tendenziali contenute nella RUEF le nuove previsioni presentano un aumento dell’avanzo primario rispettivamente di 0,1, 0,6 e 1,3 punti percentuali di PIL nel periodo 2010-2012, dovuto principalmente all’impatto della manovra correttiva.
Il confronto operato rispetto ai valori programmatici indicati nella RUEF (comprensivi pertanto degli effetti della manovra approvata successivamente alla presentazione della Relazione) fa rilevare un lieve deterioramento di 0,2 punti percentuali di PIL per ciascuno degli anni 2011 e 2012. Tale divergenza è dovuta sia al diverso quadro macroeconomico sia alla revisione della composizione delle entrate fiscali 2010, connessa all’attività di monitoraggio che, pur confermando sostanzialmente il livello previsto per l’anno in corso, determina, a parità di ipotesi di crescita, una riduzione del gettito.
La pressione fiscale, dopo il picco registrato nel 2009 (43,2 per cento del PIL), registra una costante riduzione, attestandosi a fine periodo 2013 al 42,4 per cento del PIL.
Le spese totali al netto degli interessi, in rapporto al PIL, evidenziano una significativa riduzione (-4 punti percentuali di PIL), passando dal 47,8 per cento del 2009 al 43,8 per cento del 2013; la spesa per interessi si mantiene, invece, sostanzialmente stabile nello stesso periodo, attestandosi all’intorno del 4,7-4,8 per cento del PIL.
La spesa totale presenta nel periodo 2010-2013 un tasso di crescita cumulato pari al 5,3 per cento; al netto degli oneri per interessi l’incremento si riduce al 3,7 per cento. Se si prende in riferimento il triennio 2011-2013, il tasso di crescita della spesa è pari al 4,2 per cento e si riduce al 3,0 al netto degli interessi. Tale dinamica evolutiva, inferiore a quella prevista per il PIL (+11,3 per cento in termini nominali) determina una riduzione della spesa al netto degli interessi di 3,5 punti percentuali di PIL, passando dal 47,3 del 2010 al 43,8 per cento del PIL del 2013. Ai sensi dell’art. 10 della legge di riforma del bilancio pubblico (L.186/2009), il ciclo della programmazione economico-finanziaria inizia il 15 luglio con l’invio, da parte del Governo alla Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, delle Linee guida per la ripartizione degli obiettivi programmatici e prosegue con la presentazione alle Camere, entro il 15 settembre, dello schema di Decisione di Finanza Pubblica che rappresenta il documento principale del ciclo di programmazione.
In sintesi, le novità introdotte dalla legge di riforma della contabilità pubblica (Legge 31 dicembre 2009, n. 196) che ha innovato sia lo schema delle decisioni di bilancio, sia il relativo ciclo programmatorio:
a) posticipata la data di presentazione del Documento di programmazione economico finanziaria (il vecchio “DPEF”), che ora si chiama “Decisione di finanza pubblica” e si presenta entro il 15 settembre, a ridosso dei disegni di legge di bilancio e di stabilità (la vecchia “Legge finanziaria”).
b) prevista per legge e non più solo per prassi la triennalizzazione della manovra. Ciò non solo e non tanto per evitare decisioni contraddittorie di anno in anno, quanto e soprattutto per definire una proiezione pluriennale di stabilità e di sicurezza delle finanze pubbliche. Tutto ciò sia per garantire l’Unione europea circa le reali e costanti intenzioni del nostro paese, sia per offrire ai mercati un parametro di giudizio più ampio, utile per operare una analisi sufficientemente ponderata sul medio termine.
 
 
 
 
(red/05.10.10)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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