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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1660 - giovedì 7 ottobre 2010

Sommario3
- Errani: chiarire incrocio manovra-federalismo fiscale
- Federalismo: Regioni, i commenti dei Presidenti
- Federalismo fiscale: Tremonti, Fitto, Calderoli, Fazio
- Fondi UE: preoccupazione da alcune Regioni europee
- Decreto federalismo regionale e costi standard : ok da CdM
- Federalismo: Errani, bruciare i tempi rischia di fare danni

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Errani: chiarire incrocio manovra-federalismo fiscale

(regioni.it) “La prima questione è di metodo”. Lo dichiara il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, nel corso della conferenza stampa della Conferenza delle Regioni del 7 ottobre, criticando il Governo rispetto al metodo sbagliato di unificazione dei due decreti sul federalismo fiscale.
Errani spiega: “Non condividiamo ciò che è stato fatto dal Governo. Non lo condividiamo anche perché non più tardi di 48 ore fa con i Ministri competenti avevamo definito insieme un metodo di lavoro che non prevedeva la riunificazione dei 2 decreti.
Il decreto sui costi standard non l’avevamo ancora discusso in Conferenza delle Regioni, e lo avevamo chiarito bene al Governo. Pertanto non abbiamo ancora espresso una posizione. E’ una critica motivata istituzionale rispetto al metodo”.
Errani aggiunge: “poniamo due questioni che non sono risolte e che per noi sono decisive in relazione nel percorso del federalismo fiscale.
Primo la definizione dei LEA (livelli essenziali di assistenza) e dei LEP (livelli essenziali prestazioni) che sono la seconda gamba fondamentale: la prima gamba sono i costi standard. Queste due gambe devono andare a determinare il fabbisogno, cioè la parte di risorse che vengono fiscalizzate alle regioni per garantire i servizi ai cittadini su tutto il territorio nazionale.
Il secondo punto riguarda il rapporto con la manovra. Nel corso dell’incontro con il governo di 48 ore fa abbiamo deciso di aprire due tavoli sulla manovra: uno sui suoi effetti e l’altro sul trasporto pubblico locale. E’ importante. L’apertura di questi due tavoli è un fatto positivo. Ma vogliamo che sia chiaro che l’incrocio manovra-federalismo fiscale è decisivo. Dobbiamo sapere quale sia la ricaduta della manovra sul federalismo fiscale, qual è il punto di riferimento a partire dal 2011-12-13 delle risorse che poi verranno fiscalizzate. Possiamo fare un decreto perfetto dal punto di vista della funzionalità, ma se i trasferimenti non vengono più finanziati è chiaro che il decreto non funziona”. Il federalismo fiscale è senza risorse. Altro punto da chiarire è l’autonomia delle regioni a statuto speciale: “in piena applicazione della legge 42”, la delega sul federalismo fiscale.
Come procederemo? Accelerando sui tavoli: “non abbiamo nessun problema ad andare avanti con il federalismo fiscale. Non abbiamo alcun problema ad arrivare al più presto all’assetto previsto dalla 42, anzi, interessa arrivarci a prescindere dalle altre condizioni e dibattiti politici, ma vogliamo farlo, sicuri che questo rappresenti per i nostri cittadini e i nostri territori quel passo in avanti che tutti noi auspichiamo”.
(red/07.10.10)

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Federalismo: Regioni, i commenti dei Presidenti

(regioni.it)” E’una sorpresa anche se ormai ci siamo abbastanza abituati alle novità, questa rimane sempre una sorpresa''. Così il presidente della Regione Molise e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio, ha commentato il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto attuativo del federalismo fiscale che riguarda le regioni e i costi standard della sanità.
''Come Regioni – ha sottolineato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini -vogliamo il federalismo purché sia, prima di tutto, un'opportunità di crescita. Per questo ci ha lasciati molto perplessi la decisione  del Governo di approvare lo schema di decreto legislativo della legge in materia, mettendo insieme due temi delicati, come appunto quello del federalismo, e la definizione dei costi standard per la sanita', nonostante avessimo chiesto espressamente di tenerli separati”. Commenta così, l'approvazione dello schema di decreto di attuazione della legge in materia di federalismo da parte del Consiglio dei ministri.
Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, sceglie il proprio blog per commentare “un federalismo di cui non si conoscono i numeri e le conseguenze, si e' forzata la mano andando ben al di la' degli spazi concessi dalla Costituzione, dallo Statuto siciliano e dalla stessa delega. Non il federalismo fiscale ma il suo feticcio viene agitato per illudere che l'obiettivo sia stato conseguito. E' un federalismo fatto contro il sud e le autonomie speciali". “Attendiamo ancora di avviare la perequazione infrastrutturale, prevista dalla stessa legge delega sul federalismo, di cui non c'e' traccia e senza la quale il federalismo si ritorce contro il sud".
“Le nuove norme non devono interferire sul regime di entrate stabilite negli statuti delle regioni speciali''. afferma il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, a Roma insieme all'assessore della Programmazione, Giorgio La Spisa, nel corso della Conferenza delle Regioni e della Conferenza Stato-Regioni-Autonomie Locali, nella quale e' stata affrontata la questione dei decreti attuativi del federalismo fiscale. Seguendo la direttiva della Regione Sardegna, coordinatrice di tutte le Regioni speciali, spiega una nota, e' stato proposto un emendamento al testo del decreto relativo al cosiddetto federalismo municipale, per evitare che questo nuovo sistema abbia ripercussioni negative sulle entrate regionali. Riguardo allo schema di decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, il presidente Cappellacci e l'assessore La Spisa hanno condiviso la sorpresa per l'improvvisa accelerazione dell'iter legislativo, in assenza di una intesa preliminare e di un chiarimento sulla disponibilità delle risorse.
“Peccato che ancora una volta il Governo abbia preso una decisione importante per le Regioni senza un confronto adeguato e senza coinvolgerle a sufficienza, dando prova di un federalismo gestito in modo centralista”. Lo afferma Enrico  Rossi, presidente della Regione Toscana. “Se questo governo approvando in modo surrettizio il federalismo - prosegue Rossi - avesse avuto il coraggio di restituire alle Regioni le competenze e i finanziamenti che c'erano prima del 2008 avremmo sicuramente fatto un passo in avanti. Voglio sperarci, ma non ci credo. Prima di esprimere nel merito un giudizio definitivo sul provvedimento assunto - conclude il presidente toscano - voglio comunque leggere bene tutto il decreto, in ogni suo dettaglio”.
"La Lega e' il dominus del governo, scandisce l'agenda politica e sembra anche intenzionata a ottenere tutto ciò che interessa al suo blocco elettorale forse prima di staccare la spina". Lo ha detto il Presidente della Puglia Nichi Vendola che teme che il federalismo fiscale come e' stato scritto oggi diventi un "federalismo di svantaggio per il Sud". E sottolinea che "sul federalismo fiscale, come Errani, penso che ci sia stato un atteggiamento metodologico scorretto da parte del governo perché si sono aperti vari tavoli, si è iniziato a discutere e poi hanno scodellato un testo che contiene anche i costi standard della sanità, sui quali si era appena iniziato a discutere. Peraltro con testi scritti con una certa sciatteria". Vendola afferma che "tutti i Presidenti, anche quelli di tradizione piu' federalista esprimono perplessità per l'accelerazione che c'e' stata".
Bene il passaggio dei primi decreti sul federalismo, ma ora si deve premiare la virtuosità. E’ questa l'opinione del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni."Il passaggio in Consiglio dei ministri dei primi decreti sul federalismo regionale e' certamente un fatto significativo e importante. Il testo presentato - spiega Formigoni - si avvale del buon lavoro fatto in settimana tra Governo e Regioni, che lo ha reso molto più coerente, anche se avremmo preferito poter sviluppare, prima di questa approvazione in CdM, un confronto anche sui costi standard". Il presidente spiega: "Le Regioni credono nel federalismo e la Lombardia vi crede più di tutti, anche perché siamo stati per molti aspetti gli iniziatori del processo federalista e abbiamo sviluppato esperienze che dimostrano l'utilità e la necessità di un federalismo ben fatto per tutto il nostro Paese". Una riforma che, se ben fatta, "esalta la responsabilità delle amministrazioni e rende trasparente ai cittadini la buona o cattiva qualità degli amministratori". Nel confronto e nella discussione che ora si approfondirà, "la Lombardia sottolineerà in particolare la necessità di inserire meccanismi premianti per le amministrazioni virtuose. Non sarebbe accettabile infatti - conclude Formigoni - che, a federalismo realizzato, tutto rimanesse inalterato e al massimo venisse sanzionato qualche comportamento scorretto. Il premio alla virtuosità e' il vero segno distintivo del federalismo e non potrà in nessun modo mancare”.  ''Il decreto attuale è molto più coerente con la legge delega 42 ma rimangono irrisolti i punti relativi ai livelli essenziali di assistenza e livelli essenziali delle prestazioni, e la manovra'', ha spiegato Romano Colozzi, coordinatore della  Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni e assessore al Bilancio della Lombardia. Colozzi ha spiegato che l'incrocio tra i fabbisogni standard e i livelli essenziali ''farà emergere le risorse necessarie a garantire l'erogazione dei servizi a costi standard”.
“C'è la volontà, da parte della Conferenza, di rimanere interlocutore, e questo è un fatto positivo, riconoscendo i passi in avanti fatti anche rispetto al primo decreto". ha affermato il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini sottolineando che le Regioni vogliono "continuare a lavorare" insieme al governo auspicando che "il buon lavoro fatto" sul tema del fisco regionale "prosegua e si possa fare anche sulla parte relativa ai costi standard”. “Al di là del metodo che ci ha fatto trovare impreparati, abbiamo deciso di andare avanti con convinzione, riconoscendo il lavoro fatto sulla fiscalità. Non e' un passaggio che vale poco”. ha aggiunto il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, “Se il governo ci fa recuperare pochi giorni, tra il passaggio del Consiglio dei ministri e la Conferenza Stato-Regioni, saremo in grado di trovare soluzioni anche sul decreto che riguarda i costi standard della sanità- ha spiegato Polverini- Avevamo chiesto di potere valutare il testo in un secondo momento ma ci e' stato detto che era complicato per il governo portare in commissione bicamerale i due testi separati. Penso, però, che avremo del tempo per recuperare". La Presidente del Lazio, dopo aver ricordato che "i due tavoli che avevamo richiesto, sul Trasporto pubblico locale e sulla manovra, saranno istituiti", ha sottolineato che dalla Conferenza delle Regioni “ci sarà il massimo sostegno per le esigenze delle Regioni a statuto speciale". A chi le chiedeva, infine, il motivo per cui stamani si sia recata a palazzo Chigi, Polverini ha così risposto: "Ieri sera ci siamo sentiti con la maggior parte dei presidenti e io stamani (7 ottobre, ndr) , per questioni di domicilio, potevo andare a seguire”.
"La politica dei fatti e' quella che fa gli interessi della gente. Il passaggio in Consiglio dei Ministri dei decreti legislativi sul federalismo fiscale e sui costi standard e' veramente una svolta. Il Governo ha individuato nel federalismo una priorità”. Così il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, commenta il via libera da parte del Consiglio dei Ministri allo schema di decreto legislativo sul federalismo regionale e provinciale e sui costi standard per la sanità. “Con la nuova fiscalità regionale saranno visibili a tutti le risorse amministrate dalle Regioni- spiega Cota- si avrà una vera manovrabilità fiscale che consentirà di fare delle concrete politiche e non semplice gestione burocratica. E con i costi standard si verificheranno e si colpiranno gli sprechi. Noi in Piemonte- conclude il Presidente- applicheremo da subito questi criteri per fare la nostra riforma sanitaria".
''Le Regioni hanno dimostrato di aver accettato lealmente e per intero la sfida del federalismo, mentre il Governo sembra essere combattuto tra la costruzione di un modello di Stato equo e che funzioni e l'esigenza di rifornire di consenso un partito importante della maggioranza che è la Lega. Questo ci preoccupa molto perché nasconde molte delicate questioni''. E' questo il commento del Presidente della Regione Basilicata e membro dell'ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni, Vito De Filippo, al testo del decreto legislativo licenziato oggi dal Governo. “Le Regioni - spiega De Filippo - vogliono veramente un federalismo equo e solidale. Il Governo, intanto, ci incontra, concorda un metodo e poi, per contingenti e non nobili esigenze politiche, accelera e mette insieme materie complesse, autonomia finanziaria delle Regioni, delle Province e costi standard nella sanita', come si evince alla sola lettura del titolo del decreto legislativo stesso. Eppure, nei fatti, lo stesso Governo ha riconosciuto l'importanza del confronto con le Regioni, recependo alcune indicazioni emerse in materia fiscale, quella su cui c'e' stato un confronto approfondito. E' stata meglio definita la perequazione delle materie fondamentali (sanita', assistenza, istruzione e trasporti), viene meglio chiarito il tema delle compartecipazioni Iva e Irpef rispetto alla precedente versione ma - conclude il governatore - restano sullo sfondo la definizioni del Lea (i livelli essenziali di assistenza in materia sanitaria) e Lep (i livelli essenziali di prestazione in materia socio assistenziale) e, ancora, non c'e' stata l'auspicata valutazione dell' impatto della manovra economica di recente varata dal Governo sull'avvio del federalismo''.
Per il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, :"è una giornata fondamentale per noi e per l'Italia intera. Con il via libera del Consiglio dei ministri su tributi e costi standard si fa un passo in piu' per realizzare quell'ideale che i padri costituenti, veri federalisti, avevano immaginato. E' un punto di svolta fondamentale di cui beneficerà il Paese intero, perché il sistema federale, proprio delle democrazie mature, e' movimento centripeto che unisce, non divide, la nazione attraverso una profonda assunzione di responsabilità da parte di tutti i territori. Il federalismo, come ha detto il presidente Napolitano e' ormai una necessità, e il Veneto e' pronto a raccogliere la sfida. Domani, infatti, si insedierà ufficialmente la commissione sul federalismo, per rendere realtà quella riforma strutturale per la quale ci siamo sempre battuti".
Nessun rispetto per la ''dignita''' delle Regioni, e nessuna concretezza sulle ricadute del provvedimento. E’ questo il commento del presidente delle Marche Gian Mario Spacca. ''L'accelerazione data dal Governo all'approvazione del decreto sul cosiddetto federalismo regionale fiscale, insieme con quello sui costi standard in sanità - dice – sembra rispondere più a una preoccupazione politica interna alla maggioranza (la Lega di Bossi), che alla volontà di avviare un concreto federalismo, capace di rendere efficiente la pubblica amministrazione e migliorare i servizi per i cittadini''.''Il decreto e' privo di qualsiasi riferimento alle cifre e alle ricadute concrete che le previsioni normative dispongono''. ''Resta perciò intatta - prosegue il presidente - la nostra preoccupazione non per il 'troppo' federalismo' o per il 'veloce' federalismo, quanto per la mancanza di concretezza e di rispetto della dignità delle Regioni e del sistema degli enti locali''. ''La pretesa di voler definire i costi standard dei servizi senza alcun confronto con le Regioni e' assurda''. Quanto alle somme, ''si confermano purtroppo tutte le drammatiche riduzioni di risorse previste dalla manovra finanziaria di Tremonti”.
(red/07.10.10)

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Federalismo fiscale: Tremonti, Fitto, Calderoli, Fazio

(regioni.it) Con il decreto legislativo - approvato dal Consiglio dei ministri del 7 ottobre - ''il processo del federalismo e' quasi finito''. Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in conferenza stampa. 
Mentre il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, sottolinea ''le preoccupazioni che sono state espresse dalle Regioni sulla parte del decreto che riguarda i costi standard", e annuncia: "le recepiremo nell'ambito del percorso che stiamo compiendo, come abbiamo fatto per la parte del decreto che riguarda il federalismo regionale''. ''Il clima e' di piena collaborazione'', ha aggiunto il ministro Fitto, ricordando che la prossima Conferenza Stato-Regioni e la Conferenza Unificata sono convocate per il prossimo 28 ottobre, ''ma nulla vieta di convocarle nei giorni precedenti sia per il varo del decreto sul federalismo municipale che per quello a cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera oggi. Le Conferenze e i tavoli tecnico-politici saranno in ogni modo utili - ha detto Fitto - per giungere ad un provvedimento che accolga ogni suggerimento che arrivi dalle Regioni''.
La riforma sul  federalismo è "una rivoluzione che pone l'Italia in una posizione di  assoluta eccellenza non solo per i conti, ma anche per la qualita' dei servizi sanitari che consentira' di offrire ai cittadini", così il ministro della Salute Ferruccio Fazio. 
Infine il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, ha confermato,  che nel dlgs del governo sul federalismo resta ferma la pressione fiscale: ''Le regioni potrebbero aumentare l'Irpef per i redditi medio alti del 2,1% nel 2015. Le regioni non potranno pero' aumentare complessivamente la pressione fiscale. Con lo schema di decreto legislativo, approvato oggi, sono stati aboliti 6 tributi e rimane la possibilita' di diminuire Irap ed Ires''. Il ministro ha anche confermato per le Regioni la possibilita' di diminuire l'Irap in caso di aumento dell'Irpef. Le Regioni non potranno neppure aumentare l'Irpef per i redditi bassi.
''Adesso invece l'addizionale Irpef delle Regioni - sottolinea Calderoli - agisce in misura identica per tutti i redditi''. Per quanto riguarda l'invarianza della pressione fiscale complessiva, il ministro ha annunciato che il titolare dell'Economia Giulio Tremonti sta studiando una misura che verra' illustrata alla Conferenza unificata''.

 

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Federalismo: calderoli, piu' irpef, no aumenti pressione fisco

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Fazio su approvazione nuovi Lea

 

 (red/07.10.10)

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Fondi UE: preoccupazione da alcune Regioni europee

(regioni.it) C’è preoccupazione da parte dei rappresentanti delle regioni europee per i possibili tagli ai fondi Ue destinati ai territori, hanno sfilato oggi in corteo dalla sede del land tedesco della Baviera fino al Berlaymont, l'edificio che ospita la Commissione europea.
A dare vita alla manifestazione, le regioni più ricche, comprese le italiane del centro-nord, che potrebbero essere maggiormente penalizzate da una nuova ripartizione degli aiuti comunitari. Attualmente la politica di coesione destina alle regioni 347 miliardi di euro, di cui più dell'80% per quelle povere inserite nel cosiddetto obiettivo ''convergenza'' e il 16% alle altre regioni comprese nell'obiettivo “competitività”. Con la revisione delle prospettive finanziarie Ue post-2013, tra le ipotesi sul tappeto anche la proposta di limitare i sussidi solo alle regioni povere. Una prospettiva che non piace ai diretti interessati, a partire dalla Baviera che ha aperto la sua sede a Bruxelles, un vecchio castello ristrutturato davanti al Parlamento europeo, per una grande manifestazione poi conclusasi davanti alla Commissione dove una delegazione e' stata ricevuta dal presidente Jose' Manuel Barroso al quale e' stata consegnata una dichiarazione firmata da 143 presidenti.
''Ogni euro che riceviamo ne produce sette di investimenti'', ha scandito il governatore della Bassa Austria Erwin Proll a cui ha fatto eco il presidente francese dell'Aquitania, Alain Rousset: ''Non intendiamo fare una guerra contro le regioni povere dei nuovi Paesi, ma sarebbe un errore madornale togliere i fondi a chi come noi deve affrontare i problemi creati alle nostre aziende dalla mondializzazione''.
''Con le risorse comunitarie abbiamo sostenuto l'innovazione e l'economia della conoscenza, non intendiamo rinunciarci”, ha affermato l'assessore del Friuli Venezia Giulia, Vladimir Kosic.
Simonetta Saliera, vicepresidente dell'Emilia Romagna, ha ricordato l'impulso dato nella sua regione, grazie anche ai fondi comunitari, allo sviluppo delle imprese, in particolare in un momento di crisi come l'attuale. La mobilitazione delle regioni ha trovato attenzione e disponibilità da parte della Commissione europea, come confermato dal presidente Barroso: ''Ora però dovete convincere i vostri ministri delle Finanze'', ha affermato. La battaglia, ha confermato il presidente del Comitato delle regioni Mercedes Bresso, sarà infatti soprattutto sul versante degli Stati membri. Lo scoglio principale, i Paesi contributori netti al bilancio Ue. ''Daremo battaglia'', ha incalzato Bresso che ha già preso contatti con la prossima presidenza di turno dell'Ue quando la questione della programmazione dei fondi e della politica Ue di coesione finirà in Consiglio.
 
(red/07.10.10)

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Decreto federalismo regionale e costi standard : ok da CdM

Il testo del provvedimento on line sul sito de Il Sole 24 ore

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri che si è riunito il 7 ottobre, a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi ha approvato uno schema di decreto legislativo di attuazione della legge n.42 del 2009 in materia di federalismo fiscale, concernente l’autonomia di entrata per le Regioni a statuto ordinario e le province ubicate nel loro territorio, nonché la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. “Con questo decreto – si legge nel comunicato di palazzo Chigi - vengono disciplinate la soppressione dei trasferimenti statali di parte corrente con carattere di generalità e permanenza, la compartecipazione delle medesime Regioni al gettito dell’IVA, l’addizionale regionale all’IRPEF e l’IRAP, che le Regioni possono ridurre fino all’azzeramento. Sono inoltre individuate le fonti di finanziamento delle province, nonché i meccanismi perequativi. Viene poi disciplinata, a decorrere dall’anno 2013, la determinazione dei costi standard e fabbisogni standard per le Regioni nel settore sanitario.
Sul provvedimento, l’esame del quale era già stato avviato dal Consiglio lo scorso 7 settembre, dovranno essere acquisiti l’intesa in sede di Conferenza unificata, nonché i pareri della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo e delle altre Commissioni competenti per materia;
Il testo del “Decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario” è on line sul sito de Il sole 24 ore
Si riporta di seguito il testo integrale:
Decreto legislativo in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel
settore sanitario
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
VISTI gli articoli 76, 87, quinto comma, 117 e 119 della Costituzione;
VISTA la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante “delega al Governo in materia di federalismo fiscale,
in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”;
VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del …..;
VISTA l’intesa sancita in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, nella riunione del ………. ;
VISTI il parere della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale di cui
all’articolo 3 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari
competenti per le conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica;
VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del … ;
SU PROPOSTA del Ministro dell’economia e delle finanze, del Ministro per le riforme per il
federalismo, del Ministro per la semplificazione normativa, del Ministro per i rapporti con le regioni
e del Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro dell'interno e con il Ministro per
la pubblica amministrazione e l'innovazione;
Emana
il seguente decreto legislativo:
CAPO I
AUTONOMIA DI ENTRATA DELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO
Art. 1
(Oggetto)
1. Le disposizioni del presente capo assicurano l’autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e la conseguente soppressione di trasferimenti statali.
2. Le medesime disposizioni individuano le compartecipazioni delle regioni a statuto ordinario al gettito di tributi erariali e i tributi delle Regioni a statuto ordinario, nonché disciplinano i meccanismi perequativi che costituiscono le fonti di finanziamento del complesso delle spese delle stesse Regioni.
3. Il gettito delle fonti di finanziamento di cui al comma 2 è senza vincolo di destinazione.
Art. 2
(Rideterminazione dell’addizionale all’IRPEF delle Regioni a statuto ordinario)
1. A decorrere dall’anno 2012 l’addizionale regionale all’IRPEF è rideterminata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le regioni, da adottare entro il 30 giugno 2011, sentita la Conferenza Stato-Regioni, in modo tale da assicurare al complesso delle Regioni a statuto ordinario entrate corrispondenti ai trasferimenti statali soppressi ai sensi dell’articolo 6 ed alle entrate derivanti dalla compartecipazione soppressa ai sensi dell’articolo 7, comma 3. All’aliquota così rideterminata si aggiungono, a decorrere dall’anno 2014, le percentuali indicate nel comma 1, lettere b) e c), dell’articolo 5 del presente decreto. Con il decreto di cui al presente comma sono ridotte le aliquote dell’Irpef di competenza statale, con l’obiettivo di mantenere inalterato il prelievo fiscale complessivo a carico del contribuente.
2. Per l’anno 2012 il fabbisogno sanitario nazionale standard corrisponde al livello, stabilito dalla vigente normativa, del finanziamento del Servizio sanitario nazionale al quale ordinariamente concorre lo Stato. Restano ferme le disposizioni in materia di quota premiale e di relativa erogabilità in seguito alla verifica degli adempimenti in materia sanitaria di cui all’articolo 2, comma 68, lettera c), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 e in materia di fondo di garanzia e di recuperi, di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, rispettivamente per minori ovvero maggiori gettiti fiscali effettivi rispetto a quelli stimati ai fini della copertura del fabbisogno sanitario standard regionale.
3. Salvo quanto previsto dal comma 1, continua ad applicarsi la disciplina relativa all’imposta sul reddito delle persone fisiche, vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 3
(Compartecipazione regionale all’IVA)
1. A ciascuna Regione a statuto ordinario spetta una compartecipazione al gettito dell'imposta sul valore aggiunto.
2. Per gli anni 2011, 2012 e 2013 l’aliquota di compartecipazione di cui al comma 1 è calcolata in base alla normativa vigente, al netto di quanto devoluto alle regioni a statuto speciale e delle risorse
UE. A decorrere dall’anno 2014 l’aliquota è determinata con le modalità previste dall’articolo 11, commi 3 e 5, primo periodo.
3. A decorrere dall’anno 2013 le modalità di attribuzione del gettito della compartecipazione Iva alle Regioni sono stabilite in conformità con il principio di territorialità. Il principio di territorialità tiene conto del luogo di consumo. I criteri di attuazione del presente comma sono stabiliti con decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentita la Conferenza Stato-Regio identificando il luogo di consumo con quello in cui avviene la cessione di beni o la prestazione di servizi. Nel caso dei servizi il luogo della prestazione può essere identificato con quello del domicilio del soggetto fruitore.
Art. 4
(Riduzione dell’IRAP)
1. A decorrere dall’anno 2014 ciascuna Regione a statuto ordinario, con propria legge, può ridurre le aliquote dell’IRAP fino ad azzerarle. Resta in ogni caso fermo il potere di variazione dell’aliquota di cui all’articolo 16, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
2. L’eventuale riduzione o azzeramento dell’IRAP è esclusivamente a carico del bilancio della Regione e non comporta alcuna forma di compensazione da parte dei fondi di cui agli articoli 9 e 11.
3. Non può essere disposta la riduzione dell’IRAP, se la maggiorazione di cui all’articolo 5, comma 1, è superiore allo 0,5 per cento.
4. Restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai Piani di rientro dai deficit sanitari.
Art. 5
(Addizionale regionale all’IRPEF)
1. Ciascuna Regione a Statuto ordinario può, con propria legge, aumentare o diminuire l’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF di base. La predetta aliquota di base è pari allo 0,9% sino alla rideterminazione effettuata ai sensi dell’articolo 2, comma 1, primo periodo. La maggiorazione non può essere superiore:
a) allo 0,5 per cento, sino all’anno 2013;
b) all’1,1 per cento, per l’anno 2014;
c) al 2,1 per cento, a decorrere dall’anno 2015.
2. Resta fermo il limite della maggiorazione dello 0,5 per cento, se la Regione abbia disposto la riduzione dell’IRAP. In ogni caso, la maggiorazione oltre lo 0,5 per cento non deve comportare aggravio, sino ai primi due scaglioni di reddito, a carico dei titolari di redditi da lavoro dipendente o da pensione in relazione ai predetti redditi; con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite le modalità per l’attuazione del presente periodo. In caso di riduzione, l’aliquota deve assicurare un gettito non inferiore all’ammontare dei trasferimenti regionali ai Comuni, soppressi in attuazione dell’articolo 8.
3. Per assicurare la razionalità del sistema tributario nel suo complesso e la salvaguardia dei criteri di progressività cui il sistema medesimo è informato, le Regioni possono stabilire aliquote dell’addizionale regionale all’IRPEF differenziate esclusivamente in relazione agli scaglioni di reddito corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale.
4. Le Regioni, nell’ambito della addizionale di cui al presente articolo, possono disporre, con propria legge detrazioni in favore della famiglia, maggiorando le detrazioni previste dall’articolo
del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
5. Al fine di favorire l’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale di cui all’articolo 118, quarto comma, della Costituzione, le Regioni, nell’ambito della addizionale di cui al presente articolo, possono inoltre disporre, con propria legge, detrazioni dall’addizionale stessa in luogo dell'erogazione di sussidi, voucher, buoni servizio e altre misure di sostegno sociale previste dalla legislazione regionale.
6. L’applicazione delle detrazioni previste dai commi 4 e 5 è esclusivamente a carico del bilancio della Regione che le dispone e non comporta alcuna forma di compensazione da parte dello Stato. In ogni caso deve essere garantita la previsione di cui al comma 2, ultimo periodo.
7. La possibilità di disporre le detrazioni di cui ai commi 4 e 5 è sospesa per le Regioni impegnate nei piani di rientro dal deficit sanitario alle quali è stata applicata la misura di cui all’articolo 2, comma 83, lettera b) e 86, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, per mancato rispetto del piano stesso.
8. Restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari.
9. L’eventuale riduzione dell’addizionale regionale all’IRPEF è esclusivamente a carico del bilancio della regione e non comporta alcuna forma di compensazione da parte dei fondi di cui agli articoli 9 e 11.
Art. 6
(Soppressione dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni a statuto ordinario)
1. A decorrere dall’anno 2012 sono soppressi tutti i trasferimenti statali di parte corrente alle Regioni a statuto ordinario aventi carattere di generalità e permanenza e destinati all’esercizio delle competenze regionali, ivi compresi quelli finalizzati all’esercizio di funzioni da parte di Province e Comuni. Le Regioni a statuto ordinario esercitano l’autonomia tributaria prevista dagli articoli 4, 5, 7 e 8, comma 2, del presente decreto in modo da assicurare il rispetto dei termini fissati dal presente Capo. Sono esclusi dalla soppressione i trasferimenti relativi al fondo perequativo di cui all’articolo 3, commi 2 e 3, della legge 28 dicembre 195, n. 549.
2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le Regioni, sentita la Conferenza Unificata, sono individuati i trasferimenti statali di cui al comma 1. Con ulteriore decreto adottato con le modalità previste dal primo periodo possono essere individuati ulteriori trasferimenti suscettibili di soppressione.
Art. 7
(Ulteriori tributi regionali)
1. Ferma la facoltà prevista dall’articolo 25, a decorrere dal 1° gennaio 2014 sono soppressi la tassa per l’abilitazione all’esercizio professionale, l’imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo, l’imposta regionale sulle concessioni statali per l’occupazione e l’uso dei beni del patrimonio indisponibile, la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali, le tasse sulle concessioni regionali, l’addizionale regionale sui canoni statali per le utenze di acqua pubblica. Sono, conseguentemente, abrogati l’art. 190 del R.D. 31 agosto 1933, n. 1592, l’art. 121 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, gli articoli da 1 a 10 del d.l. 5 ottobre 1993, n. 400, convertito dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, l’art. 2 della legge 16 maggio 1970, n. 281, l’art. 5 della legge 16 maggio 1970, n. 281, l’art.3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, l’art. 18, legge 5 gennaio 1994, n. 36. Qualora la Regione non si avvalga della facoltà prevista dall’articolo 25, essa fa fronte all’eventuale onere derivante dal presente comma con la riduzione di spese ovvero con il gettito derivante dall’eventuale incremento dell’addizionale regionale all’IRPEF ai sensi dell’articolo 5.
2. Salvo quanto previsto dal comma 1, alle Regioni a statuto ordinario spettano gli altri tributi ad esse riconosciuti dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto. I predetti tributi costituiscono tributi propri derivati.
3. A decorrere dall’anno 2012 è soppressa la compartecipazione regionale all’accisa sulla benzina.
4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 3 e dal comma 3, spettano altresì alle Regioni a statuto ordinario le altre compartecipazioni al gettito di tributi erariali, secondo quanto previsto dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 8
(Soppressione dei trasferimenti dalle Regioni a statuto ordinario ai Comuni e compartecipazione comunale alla addizionale regionale all’IRPEF)
1. Ciascuna Regione a statuto ordinario sopprime, a decorrere dal 2013, i trasferimenti regionali di parte corrente diretti al finanziamento delle spese dei Comuni, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera e), della legge n. 42.
2. Con efficacia a decorrere dall’anno 2013 ciascuna Regione a statuto ordinario determina con atto amministrativo, d’intesa con i Comuni del proprio territorio, una compartecipazione degli stessi alla addizionale regionale all’IRPEF di cui all’articolo 5, in misura tale da assicurare un importo corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi ai sensi del comma 1 del presente articolo. Può altresì adeguare l’aliquota sulla base delle disposizioni legislative regionali sopravvenute che interessano le funzioni dei Comuni. La predetta quota di compartecipazione può, inoltre, essere successivamente incrementata, con le modalità indicate nel presente comma, in misura corrispondente alla individuazione di ulteriori trasferimenti regionali suscettibili di soppressione.
3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 120, comma 2, della Costituzione.
4. Per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata l’attuazione del presente articolo, ciascuna Regione istituisce un Fondo sperimentale regionale di riequilibrio alimentato dal gettito di cui al comma 2. Previo accordo con i Comuni, la Regione stabilisce le modalità di riparto del Fondo, nonché le quote del gettito che, anno per anno, sono devolute al singolo Comune in cui si sono verificati i presupposti di imposta.
Art. 9
(Norme transitorie)
1. La legge statale disciplina la determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni. Successivamente all’entrata in vigore della legge statale di cui al primo periodo del presente comma sono conseguentemente rideterminati, con decreto legislativo correttivo o integrativo del presente decreto, i fabbisogni standard già fissati. Fino a loro nuova determinazione in virtù della legge statale si considerano i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni già fissati in base alla legislazione statale.
Art. 10
(Classificazione delle spese regionali)
1. Le spese di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), numero 1), della legge n. 42 del 2009 sono quelle relative ai livelli essenziali delle prestazioni nelle seguenti materie:
a) sanità;
b) assistenza sociale;
c) istruzione scolastica;
d) trasporto pubblico locale, con riferimento alla spesa in conto capitale;
e) ulteriori materie individuate in base all’articolo 20, comma 2, della legge n. 42 del 2009.
2. Le spese di cui all’articolo 8, comma 1, lettera a), numero 2), della legge n. 42 del 2009 sono individuate nelle spese diverse da quelle indicate nel comma 1 del presente articolo e nell’articolo 8, comma 1, lettera a), numero 3), della legge n. 42 del 2009.
Art. 11
(Fase a regime e fondo perequativo)
1. A decorrere dal 2014, al termine della fase sperimentale, in conseguenza dell’avvio del percorso di graduale convergenza verso i costi standard, le fonti di finanziamento delle spese delle Regioni di cui al comma 1 dell’articolo 10 del presente decreto sono le seguenti:
a) la compartecipazione all’Iva di cui all’art. 3;
b) l’addizionale Irpef ridefinita secondo le modalità del comma 1 dell’articolo 2;
c) l’Irap fino alla data della sua sostituzione con altri tributi;
d) quote del fondo perequativo di cui al comma 5;
e) le entrate proprie, nella misura convenzionalmente stabilita nel riparto delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale per l’anno 2010.
2. Ai fini del comma 1 il gettito dell’IRAP è valutato in base all’aliquota ordinariamente applicabile in assenza di variazioni disposte dalla Regione ovvero delle variazioni indicate dall’articolo 4, comma 4. Ai fini del comma 1 il gettito derivante dall’applicazione dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF di cui all’articolo 5 è valutato in base all’aliquota calcolata ai sensi dell’articolo 2, comma 1, primo periodo. Il gettito è, inoltre, valutato su base imponibile uniforme, con le modalità stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentita la Conferenza Stato-Regioni
3. La percentuale di compartecipazione all’IVA è stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano al livello minimo assoluto sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni in una sola regione. Per il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni nelle regioni ove il gettito tributario è insufficiente, concorrono le quote del fondo perequativo di cui al comma 5 del presente articolo.
4. Le fonti di finanziamento delle spese di cui al comma 2 dell’articolo 10 del presente decreto sono le seguenti:
a) i tributi propri derivati di cui all’articolo 7, comma 2, del presente decreto;
b) i tributi propri di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b), n. 3) della legge n. 42 del 2009;
c) quote dell’addizionale regionale all’Irpef;
d) quote del fondo perequativo di cui al comma 7.
5. E’ istituito, dall’anno 2014, un fondo perequativo alimentato dal gettito prodotto da una compartecipazione al gettito dell’IVA determinata in modo tale da garantire in ogni regione il finanziamento integrale delle spese di cui al comma 1 dell’art. 10 del presente decreto. Nel primo anno di funzionamento del fondo perequativo le suddette spese sono computate anche in base ai valori di spesa storica; nei successivi quattro anni devono gradualmente convergere verso i costi standard. Le modalità della convergenza sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Ai fini del presente comma, per il settore sanitario, la spesa coincide con il fabbisogno sanitario standard come definito ai sensi dell’articolo 21.
6. La differenza tra il fabbisogno finanziario necessario alla copertura delle spese di cui al comma 1 dell’art. 10 e il gettito regionale dei tributi ad esse dedicati, é determinato con l’esclusione delle variazioni di gettito prodotte dall’esercizio dell’autonomia tributaria, nonché dall’emersione della base imponibile riferibile al concorso regionale nell’attività di recupero fiscale. E’ inoltre garantita la copertura del differenziale certificato positivo tra i dati previsionali e l’effettivo gettito dei tributi, escluso il gettito derivante dalla lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale, alla regione di cui al comma 3, primo periodo. Nel caso in cui l’effettivo gettito dei tributi sia superiore ai dati previsionali, il differenziale certificato è acquisito al bilancio dello Stato.
7. Per il finanziamento delle spese di cui al comma 2 dell’articolo 10 del presente decreto, le quote del fondo perequativo sono assegnate alle Regioni sulla base dei seguenti criteri:
a) le Regioni con maggiore capacità fiscale, ovvero quelle nelle quali il gettito per abitante dell’addizionale regionale all’IRPEF supera il gettito medio nazionale per abitante, alimentano il fondo perequativo, in relazione all’obiettivo di ridurre le differenze interregionali di gettito per abitante rispetto al gettito medio nazionale per abitante;
b) le Regioni con minore capacità fiscale, ovvero quelle nelle quali il gettito per abitante dell’addizionale regionale all’IRPEF è inferiore al gettito medio nazionale per abitante, partecipano alla ripartizione del fondo perequativo, alimentato dalle Regioni di cui alla lattera a), in relazione all’obiettivo di ridurre le differenze interregionali di gettito per abitante rispetto al gettito medio nazionale per abitante;
c) il principio di perequazione delle differenti capacità fiscali di cui al comma 5 dovrà essere applicato in modo da ridurre le differenze tra i territori con diversa capacità fiscale per abitante senza alternarne la graduatoria in termini di capacità fiscale per abitante;
d) la ripartizione del fondo perequativo tiene conto, per le regioni con popolazione al di sotto di un numero di abitanti determinato con le modalità previste al comma 8, ultimo periodo, del fattore della dimensione demografica in relazione inversa alla dimensione demografica stessa.
8. Le quote del fondo perequativo risultante dall’applicazione del presente articolo sono distintamente indicate nelle assegnazioni annuali. L’indicazione non comporta vincoli di destinazione. Nel primo anno di funzionamento la perequazione fa riferimento alle spese di cui all’articolo 10, comma 2, computate in base ai valori di spesa storica; nei successivi quattro anni la perequazione deve gradualmente convergere verso le capacità fiscali. Le modalità della convergenza nonché le modalità di attuazione delle lettere a) e b) del comma 7, sono stabilite con decreto di natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
CAPO II
AUTONOMIA DI ENTRATA DELLE PROVINCE
Art. 12
(Oggetto)
1. Le disposizioni di cui al presente capo assicurano l’autonomia di entrata delle Province ubicate nelle Regioni a statuto ordinario.
2. Le medesime disposizioni individuano le fonti di finanziamento del complesso delle spese delle Province ubicate nelle Regioni a statuto ordinario.
3. Il gettito delle fonti di finanziamento di cui al comma 2 è senza vincolo di destinazione.
Art. 13
(Tributi propri connessi al trasporto su gomma)
1. A decorrere dall’anno 2012 l'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, esclusi i ciclomotori, costituisce tributo proprio derivato delle province. Si applicano le disposizioni dell’articolo 60, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
2. L’aliquota dell’imposta di cui al comma 1 è pari al 12,5 per cento. A decorrere dall’anno 2014 le province possono aumentare o diminuire l’aliquota in misura non superiore a 2,5 punti percentuali.
3. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate è approvato il modello di denuncia dell’imposta sulle assicurazioni di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216, e sono individuati i dati da indicare nel predetto modello. L'imposta è corrisposta con le modalità del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
4. L'accertamento delle violazioni alle norme del presente articolo compete alle amministrazioni provinciali. Per la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso relativi all’imposta di cui al comma 1 si applicano le disposizioni previste per le imposte sulle assicurazioni di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216. Le province possono stipulare convenzioni con l’Agenzia delle entrate per l'espletamento, in tutto o in parte, delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione dell'imposta, nonché per le attività concernenti il relativo contenzioso. Sino alla stipula delle predette convenzioni, le predette funzioni sono svolte dall’Agenzia delle entrate.
5. La decorrenza e le modalità di applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo nei confronti delle Province ubicate nelle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome sono
stabilite, in conformità con i relativi statuti, con le procedure previste dall’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
6. Continua ad essere attribuita alle Province l’imposta provinciale sulle trascrizioni, con le modalità previste dalla vigente normativa.
Art. 14
(Soppressione dei trasferimenti statali alle Province e compartecipazione provinciale all’accisa sulla benzina)
1. A decorrere dall’anno 2012, spetta a ciascuna Provincia delle Regioni a statuto ordinario una compartecipazione all’accisa sulla benzina.
2. L’aliquota di compartecipazione è stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le regioni, sentita la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, in modo tale da assicurare entrate corrispondenti ai trasferimenti statali soppressi ai sensi del comma 3, nonché alle entrate derivanti dalla compartecipazione e dalla addizionale soppresse ai sensi dei commi 6 e 7.
3. A decorrere dall’anno 2012 sono soppressi i trasferimenti statali alle Province delle Regioni a Statuto ordinario aventi carattere di generalità e permanenza.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, con il Ministro per le riforme per il federalismo e con il Ministro per i rapporti con le Regioni, sentita la Conferenza Stato- Città ed autonomie locali, sono individuati i trasferimenti statali di cui al comma 3.
5. L’aliquota di compartecipazione di cui al comma 2 può essere successivamente incrementata, con le modalità indicate nel predetto comma 2, in misura corrispondente alla individuazione di ulteriori trasferimenti statali suscettibili di soppressione.
6. La compartecipazione provinciale all’IRPEF di cui all’articolo 31, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 è prorogata limitatamente all’anno 2011.
7. A decorrere dall’anno 2012 l’addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 è soppressa e il relativo gettito spetta allo Stato. A tal fine, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è rideterminato l’importo dell’accisa sull’energia elettrica in modo da assicurare l’equivalenza del gettito.
Art.15
(Soppressione dei trasferimenti dalle Regioni a statuto ordinario alle Province e compartecipazione provinciale alla tassa automobilistica regionale)
1. Ciascuna Regione a statuto ordinario assicura la soppressione, a decorrere dall’anno 2013, dei trasferimenti regionali di parte corrente diretti al finanziamento delle spese delle Province, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera e), della legge n. 42.
2. Con efficacia a decorrere dall’anno 2013, ciascuna Regione a statuto ordinario determina con atto amministrativo, d’intesa con le Province del proprio territorio, una compartecipazione delle stesse alla tassa automobilistica sugli autoveicoli spettante alla regione, in misura tale da assicurare un importo corrispondente ai trasferimenti regionali soppressi ai sensi del comma 1. Può altresì adeguare l’aliquota di compartecipazione sulla base delle disposizioni legislative regionali sopravvenute che interessano le funzioni delle Province. La predetta compartecipazione può, inoltre, essere successivamente incrementata, con le modalità indicate nel presente comma, in misura corrispondente alla individuazione di ulteriori trasferimenti regionali suscettibili di riduzione.
3. In caso di mancata fissazione della misura della compartecipazione alla tassa automobilistica di cui al comma 2 entro la data del 30 novembre 2012, lo Stato interviene in via sostitutiva ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
4. Per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata l’attuazione del presente articolo, ciascuna Regione a statuto ordinario istituisce un Fondo sperimentale regionale di riequilibrio alimentato dal gettito di cui al comma 2. Previo accordo con le Province, la Regione stabilisce le modalità di riparto del Fondo, nonchè le quote del gettito che, anno per anno, sono devolute alla singola Provincia in cui si sono verificati i presupposti di imposta.
Art. 16
(Ulteriori tributi provinciali)
1. Salvo quanto previsto dagli articoli 13 e 14, spettano alle Province gli altri tributi ad esse riconosciuti, nei termini previsti dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto, che costituiscono tributi propri derivati.
Art. 17
(Fondo sperimentale di riequilibrio provinciale)
1. Per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata l’attribuzione alle Province dell’autonomia di entrata, è istituito, a decorrere dall’anno 2012, un Fondo sperimentale di riequilibrio. Il Fondo cessa a decorrere dalla data di attivazione del fondo perequativo previsto dall’articolo 13 della legge n 42.
2. Il Fondo sperimentale di riequilibrio è alimentato dalle entrate di cui all’articolo 14, comma 1.
3. Previo accordo sancito in sede di Conferenza Stato- città ed autonomie locali, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in coerenza con la determinazione dei fabbisogni standard sono stabilite le modalità di riparto del Fondo sperimentale di riequlibrio.
Art. 18
(Classificazione delle spese provinciali)
1. Fino alla individuazione dei fabbisogni standard delle funzioni fondamentali delle province, ai fini del finanziamento integrale sulla base del fabbisogno standard si applica l’articolo 21, comma 4, della legge n. 42 del 2009.
CAPO III
PEREQUAZIONE
Art. 19
(Fondo perequativo per comuni e province)
1. Per il finanziamento delle spese dei comuni e delle province, successivo alla determinazione dei fabbisogni standard collegati alle spese per le funzioni fondamentali, è istituito nel bilancio dello Stato, a decorrere dall’anno 2016, un fondo perequativo, con indicazione separata degli stanziamenti per i comuni e degli stanziamenti per le province, a titolo di concorso per il finanziamento delle funzioni da loro svolte. Previo accordo sancito in sede di Conferenza unificata Stato- Città ed autonomie locali, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite, salvaguardando la neutralità finanziaria per il bilancio dello Stato, le modalità di alimentazione e di riparto del fondo.
2. Ogni Regione a Statuto ordinario istituisce nel proprio bilancio due fondi, uno a favore dei comuni, l’altro a favore delle province, alimentati dal fondo perequativo di cui al comma 1.
3. In conformità all’articolo 13, comma 1, lettera b), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, attraverso accordi conclusi in sede di Conferenza Unificata l’entità dei fondi di cui ai commi 1 e 2 è periodicamente aggiornata e le relative fonti di finanziamento sono ridefinite.
4. La ripartizione del fondo perequativo tra i singoli enti, per la parte afferente alle funzioni fondamentali di cui all’ articolo 11, comma 1, lettera a), numero 1), della legge citata legge n. 42 del 2009 avviene in base a:
1) un indicatore di fabbisogno finanziario calcolato come differenza tra il valore standardizzato della spesa corrente al netto degli interessi e il valore standardizzato del gettito dei tributi ed entrate proprie di applicazione generale;
2) indicatori di fabbisogno di infrastrutture, in coerenza con la programmazione regionale di settore, per il finanziamento della spesa in conto capitale; tali indicatori tengono conto dell’entità dei finanziamenti dell’Unione europea di carattere infrastrutturale ricevuti dagli enti locali e del vincolo di addizionalità cui questi sono soggetti.
5. La spesa corrente standardizzata è computata ai fini di cui al comma 4 sulla base di una quota uniforme per abitante, corretta per tenere conto della diversità della spesa in relazione all’ampiezza demografica, alle caratteristiche territoriali, con particolare riferimento alla presenza di zone montane, alle caratteristiche demografiche, sociali e produttive dei diversi enti. Il peso delle caratteristiche individuali dei singoli enti nella determinazione del fabbisogno è determinato con tecniche statistiche, utilizzando i dati di spesa storica dei singoli enti, tenendo conto anche della spesa relativa a servizi esternalizzati o svolti in forma associata.
6. Le entrate considerate ai fini della standardizzazione per la ripartizione del fondo perequativo tra i singoli enti sono rappresentate dai tributi propri valutati ad aliquota standard;
7. Per le spese relative all’esercizio delle funzioni diverse da quelle fondamentali, il fondo perequativo per i comuni e quello per le province sono diretti a ridurre le differenze tra le capacità fiscali, tenendo conto, per gli enti con popolazione al di sotto di una soglia da individuare con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 10, del fattore della dimensione demografica in relazione inversa alla dimensione demografica stessa e della loro partecipazione a forme associative;
8. Le regioni, sulla base di criteri stabiliti con accordi sanciti in sede di Conferenza unificata, e previa intesa con gli enti locali, possono, avendo come riferimento il complesso delle risorse assegnate dallo Stato a titolo di fondo perequativo ai comuni e alle province inclusi nel territorio regionale, procedere a proprie valutazioni della spesa corrente standardizzata, sulla base dei criteri di cui al comma 5, e delle entrate standardizzate, nonché a stime autonome dei fabbisogni di infrastrutture; in tal caso il riparto delle predette risorse è effettuato sulla base dei parametri definiti con le modalità di cui al presente comma.
9. I fondi ricevuti dalle regioni a titolo di fondo perequativo per i comuni e per le province del territorio sono trasferiti dalla regione agli enti di competenza entro venti giorni dal loro ricevimento.
Le regioni, qualora non provvedano entro tale termine alla ridefinizione della spesa standardizzata e delle entrate standardizzate, e di conseguenza delle quote del fondo perequativo di competenza dei singoli enti locali secondo le modalità previste dal comma 8, applicano comunque i criteri di riparto del fondo sulla base dei criteri individuati dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 10. La eventuale ridefinizione della spesa standardizzata e delle entrate standardizzate non può comportare ritardi nell’assegnazione delle risorse perequative agli enti locali. Nel caso in cui la regione non ottemperi alle disposizioni di cui al presente comma, lo Stato esercita il potere sostitutivo di cui all’ articolo 120, secondo comma, della Costituzione, in base alle disposizioni di cui all’ articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
10. Con decreto de Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze, sono definite le modalità applicative del presente articolo.
CAPO IV
COSTI E FABBISOGNI STANDARD NEL SETTORE SANITARIO
Art. 20
(Oggetto)
1. Il presente capo è diretto a disciplinare a decorrere dall’anno 2013 la determinazione dei costi standard e dei fabbisogni standard per le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano nel settore sanitario, al fine di assicurare un graduale e definitivo superamento dei criteri di riparto adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della legge 662/1996, così come integrati da quanto previsto dagli Accordi tra Stato e Regioni in materia sanitaria.
2. I costi e i fabbisogni standard determinati secondo le modalità stabilite dal presente capo costituiscono il riferimento cui rapportare progressivamente nella fase transitoria, e successivamente a regime, il finanziamento integrale della spesa sanitaria, nel rispetto della programmazione nazionale e dei vincoli di finanza pubblica.
Art. 21
(Determinazione del fabbisogno sanitario nazionale standard)
1. A decorrere dall’anno 2013 il fabbisogno sanitario nazionale standard è determinato in coerenza con il quadro macroeconomico complessivo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli obblighi assunti dall’Italia in sede comunitaria. In sede di determinazione, sono distinte la quota destinata complessivamente alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolozano e le quote destinate ad enti diversi dalle regioni.
2. Per gli anni 2011 e 2012 il fabbisogno nazionale standard corrisponde al livello di finanziamento determinato ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2, comma 67, della legge 23 dicembre 2010, n. 191, attuativo dell’Intesa Stato-Regioni in materia sanitaria per il triennio 2010-2012 del 3 dicembre 2009, così come rideterminato dall’articolo 11, comma 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122.
Art. 22
(Determinazione dei costi e dei fabbisogni standard regionali)

+T -T
Federalismo: Errani, bruciare i tempi rischia di fare danni

(regioni.it) “Apprendo dalla agenzie di stampa che il Governo avrebbe unificato i testi del decreto sul federalismo regionale e del decreto sui costi standard. Non si era detto così nell’incontro di ieri in cui si è discusso solo sul decreto per il federalismo regionale”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. “Sono sorpreso: questa corsa a bruciare i tempi – ha aggiunto Errani - è incomprensibile e rischia di fare solo danni. Abbiamo dimostrato serietà e massima disponibilità al confronto, ma non si possono cambiare le cose all’improvviso, senza alcun rapporto. Occorre evitare scelte unilaterali che rischiano di apparire solo strumentali. Il federalismo che vogliamo – ha concluso Errani - è una cosa seria che non possiamo realizzare attraverso forzature e senza un confronto vero”.
 
[Agenzie Varie] Federalismo: conferenza stampa Berlusconi – Tremonti
 
(red/ott.10)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
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Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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