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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1663 - martedì 12 ottobre 2010

Sommario3
- Federalismo fiscale: studi Anci e Uil su impatto
- Rossi: bilanci certificati in sanità
- Sviluppo: proposta per sede stabile di concertazione
- Ogm e coesistenza.:documento delle Regioni
- Regioni su Legge annuale PMI e Small business Act
- Sviluppo sostenibile: Patto regione Padano Alpina Marittima

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Federalismo fiscale: studi Anci e Uil su impatto

(regioni.it) Sia i comuni (Anci) che il sindacato della Uil fanno un po’ di conti sull’impatto del federalismo fiscale.  Entrambe le associazioni prevedono un rischio sud ed un aumento tributario.
Vito Santarsiero, delegato Anci per le politiche per il Mezzogiorno, sostiene che ''l'impatto del federalismo municipale sui bilanci del Sud sara' molto pesante con una riduzione dei trasferimenti anche del 40%. Occorre che per il 2011, 2012 e 2013 il sistema compensativo degli introiti della fiscalita' immobiliare garantisca comunque tutti i Comuni rispetto al consolidato del 2011''.
''Cio' significa che se il gettito complessivo del sistema connesso all'Imu e alla fiscalita' immobiliare determina – rileva Santarsiero - un gettito superiore complessivo ai 12,5 miliardi di euro, grosso modo la somma trasferita oggi dallo Stato ai Comuni, solo la parte superiore ai 12,5 miliardi diventa un surplus per i Comuni che hanno la possibilita' di introitare maggiormente; il resto, invece, deve essere utilizzato a garanzia del fatto che non ci sia abbattimento degli introiti per le casse per tanti Comuni''.
L'esponente dell'Anci, e sindaco di Potenza, ribadisce poi la necessita' che entro il 31 dicembre 2013 vengano definiti sia i fabbisogni standard che la relativa consistenza del fondo di perequazione. ''E' necessario che dal primo gennaio 2014 i Comuni possano essere garantiti rispetto ai servizi essenziali per i cittadini, una condizione che si e' notevolmente aggravata anche in conseguenza dei tagli operati dall'ultima manovra sulla spesa corrente. Il mio Comune non riesce ad erogare in maniera ordinaria il servizio mensa nelle scuola, abbiamo i trasporti a rischio ed e' una situazione che mediamente tutti i Comuni del sud ed in generale di tutta Italia''.
''Siamo in attesa di un incontro con il ministro Fitto, in programma giovedi' prossimo, per avviare una discussione sulle emergenze infrastrutturali per il Mezzogiorno. Vogliamo un piano per il Sud serio che aggredisca le grandi questioni infrastrutturali, da quelle sulla mobilita' a quelle energetiche e dei servizi''.
Mentre una simulazione della Uil, che ha analizzato il gettito  attuale dell'Irpef regionale nel caso in cui tutte le Regioni si  avvalessero della facolta', prevista dalla bozza di decreto, di  aumentare l'aliquota fino al 3% (per i lavoratori e pensionati  l'aliquota all'1,4% per i redditi fino ai 28 mila euro), gradualmente fino al 2015.
A regime si ipotizzano aumenti delle addizionali  pari a 226 euro medi annui per ogni contribuente che vedrebbero  impennarsi cosi' la spesa dell'82,8%, passando dagli attuali 273 euro  medi pro capite ai 499 euro nel 2015. I lavoratori dipendenti e  pensionati in particolare potrebbero dover sostenre un aumento medio  di 218 euro, passando dagli attuali 280 euro ai 498 euro
Secondo questa ipotesi, commenta Guglielmo Loy, segretario  confederale Uil, un lavoratore dipendente, rientrante nello scaglione  di reddito fino a 15mila euro pagherebbe mediamente 129 euro l'anno  pro capite con un aumento del 16,4%; un pensionato pagherebbe  mediamente 156 euro pro capite con un aumento del 17,3%; mentre un  lavoratore autonomo pagherebbe mediamente 155 euro pro capite con un  aumento del 150%.
 

Santarsiero (Anci): http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=808285&IdDett=25722

Studio Uil: http://www.uil.it/addregionali-irpef.ott2010.pdf

 

(red/12.10.10)

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Rossi: bilanci certificati in sanità

In Toscana nuove strategie per lo sviluppo dell'economia regionale

(regioni.it) ''Rispetto a tutte le altre Regioni che non hanno i bilanci certificati, la Toscana e' in una botte di ferro. Questo ci e' stato riconosciuto anche dal ministro Tremonti''. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, tornando sulla questione del commissariamento della Asl di Massa e Carrara.
''In questo periodo stiamo certificando altre tre aziende, Pisa, Siena e Pistoia. La certificazione di bilancio e' un momento delicato, che puo' far emergere qualche problema – ha spiegato Rossi -. Nel caso della Asl di Massa e Carrara e' emerso un tentativo, che non ci ha convinto, di giustificare costi di bilancio in maniera non sostenibile. Le verifiche fatte hanno confermato questa insostenibilita'''.
''Voglio ringraziare l'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia - ha aggiunto il presidente - per la tempestivita' con cui e' intervenuta. E' la dimostrazione che controlliamo tutto. Il bilancio economico - ha sottolineato - e' il modo per controllare la spesa. La Toscana e' l'unica Regione che ha le aziende certificate. E' un processo avviato dieci anni fa, che mi fu consegnato dal mio predecessore Martini, e che non consente che i debiti finiscano sotto il tappeto''.
''Chi, come me, per dieci anni ha avuto la responsabilita' di governare la sanita' toscana non puo' non conoscere il valore dei servizi, in particolare dei servizi pubblici e non sapere quanto, ad esempio, una sanita' efficiente incida positivamente sul Pil, sulla capacita' di attrarre investimenti, sulla ricerca, sull'occupazione. E' un esempio di quanto i servizi siano importanti per uno sviluppo di qualita'. Quando  parliamo di puntare sul manifatturiero, non intendiamo lasciare da parte i servizi. E' pero' innegabile che, per la Toscana, si tratti oggi di recuperare un deficit in un settore in cui e' rimasta indietro, anche rispetto ad altre regioni del centro nord''.
Rossi interviene così anche sulle strategie per lo sviluppo dell'economia regionale: ''E' una competitivita' di sistema quella che  vogliamo creare - ha detto Rossi - chiamando in causa la societa' nel  suo insieme. I servizi stanno dentro a questo contesto di  competitivita' regionale. Per questo stiamo lavorando per intervenire  sull'organizzazione dei servizi pubblici, per renderli piu' efficienti e razionali, eliminando frammentazioni, sprechi e localismi,  mantenendoli saldamente in mano pubblica ma aprendoli anche  all'apporto di capitali privati. La gestione e la programmazione dei  servizi devono essere a livello regionale''.
Per il settore del turismo ''abbiamo la necessita' di promuovere la Toscana negli stati  economicamente emergenti, dalla Cina al Brasile. E' un contesto di  dimensioni tali per cui non e' pensabile agire in ordine sparso,  promuovendo ognuno il suo territorio. Non e' pensabile avere dieci  Aziende di promozione turistica, bisogna fare sistema altrimenti non si va da nessuna parte''.
Lo stesso lavoro di razionalizzazione si sta  applicando al sistema del trasferimento tecnologico e  dell'innovazione, per costruire dei distretti efficienti, in cui le imprese possano fare rete e vi siamo servizi in grado di rispondere alle specifiche necessità dei ciascun comparto.
 

AV: anche un numero verde per informazioni e sicurezza protocollo di intesa relativo ai lavori del sottoattraversamento di Firenze dell'Alta velocità ferroviaria. >>>

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Sviluppo: proposta per sede stabile di concertazione

Conferenza Regioni Doc 07.10.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 7 ottobre ha licenziato una Proposta per il funzionamento della sede stabile di concertazione di cui all’art. 1 comma 846 della Legge 296/2006 (Finanziaria 2007)
La proposta è stata pubblicata nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è: www.regioni.it/upload/071010SedeStabConcertaz.pdf
Si riporta di seguito il testo integrale del documento.
 
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME  10/101/CR08/C11
Premesso che la Sede Stabile è stata istituita dalla legge finanziaria del 2007 con le seguenti finalità:
"846. I progetti di cui al comma 842 possono essere oggetto di cofinanziamento deciso da parte di altre amministrazioni statali e regionali. A tal fine, e' istituita, presso il Ministero dello sviluppo economico, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato, una sede stabile di concertazione composta dai rappresentanti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e delle amministrazioni centrali dello Stato, di cui uno designato dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali. Essa si pronuncia:
a) sul monitoraggio dello stato di attuazione dei progetti di innovazione industriale;
b) sulla formulazione delle proposte per il riordino del sistema degli incentivi; c) sulla formulazione di proposte per gli interventi per la finanza di impresa".
1. Accordo preventivo in sede di Conferenza Stato-Regioni che dovrebbe definire le seguenti regole:
· Tavolo di natura politica finalizzato alla concertazione nella fase ascendente della definizione delle strategie di politica industriale;
· Tavolo presieduto dal Ministro o sottosegretario delegato e composto da tutti gli assessori alle attività produttive delle Regioni e Province Autonome;
· Le riunioni hanno cadenza bimestrale e si svolgono indicativamente nella giornata di mercoledì;
· Sono convocate anche su richiesta del Coordinatore della Commissione Attività produttive della Conferenza delle Regioni;
· I lavori della Sede Stabile sono istruiti da specifici gruppi di lavoro misti MiSE-Regioni da svolgersi presso la sede della Commissione attività produttive a cui possono essere invitati i rappresentanti delle categorie economico-sociali e delle altre pubbliche amministrazioni.
2. Resta inteso che qualora i lavori della Sede stabile si concretizzino in atti normativi o amministrativi le procedure di consultazione fra lo Stato e le Regioni sono regolati dal Dlgs 281/97.
Roma, 7 ottobre 2010
 
(red/12.10.10)

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Ogm e coesistenza.:documento delle Regioni

Conferenza Regioni Doc 07.10.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 7 ottobre, ha approvato (con l’astensione della Regione Lombardia) un documento relativo al tema delle coltivazioni Ogm e alle misure per evitarne la presenza involontaria, dando mandato alla Commissione politiche agricole di elaborare un'ulteriore e più approfondito documento sulla posizioone delle Regioni.
Il testo è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it . Il link è
Si ripropone di seguito il documento integrale
La CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCEAUTONOME
Vista la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate (COM (2010) 380 def.);
vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio (COM (2010)375 def.);
vista la Raccomandazione della Commissione recante orientamenti per l’elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture convenzionali e biologiche (n. 2010/C 200/01)
considerato che l’attuale quadro di riferimento europeo in materia di coesistenza si fonda sul grado di commistione tra colture OGM, convenzionali e biologiche che ciascun Paese membro intende consentire;
preso atto che l’Unione Europea intende ammettere la possibilità per i Paesi membri di vietare la coltivazione di OGM e che una tale opzione sussiste per il nostro Paese;
visto il regolamento europeo 2 luglio 2008, n. 628, della Commissione, che modifica il regolamento (CE) n. 1898/2006 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari;
visto il regolamento europeo 28 giugno 2007, n. 834/2007, del Consiglio, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91;
visto il regolamento europeo 29 settembre 2003 n. 1782/2003, del Consiglio, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori e che modifica i regolamenti (CEE) n. 2019/93, (CE) n. 1452/2001, (CE) n. 1453/2001, (CE) n. 1454/2001, (CE) n. 1868/94, (CE) n. 1251/1999, (CE) n. 1254/1999, (CE) n. 1673/2000, (CEE) n. 2358/71 e (CE) n. 2529/2001;
visto il decreto direttoriale 22 luglio 2004, recante quarta revisione dell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali;
visto il decreto ministeriale 9 aprile 2008, recante individuazione dei prodotti agroalimentari italiani come espressione del patrimonio culturale italiano;
considerato il principio di precauzione di cui all’articolo 15 della Dichiarazione di Rio del 1992 e di cui all’articolo 191 del Trattato CE;
preso atto della possibilità di dichiarare l’intero territorio nazionale come libero da OGM;
considerata l’ammissibilità dell’esercizio della clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE del Consiglio, recepita dall’articolo 25 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224;
preso atto del fatto che, secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 183/2010, considerati i profili prettamente economici che devono essere regolamentati dai piani di coesistenza e considerato che, a tali piani, sono estranei i profili ambientali e sanitari, la loro approvazione non interferisce in alcun modo con il principio comunitario della coltivabilità degli OGM se autorizzati;
considerato che, secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 183/2010, il rilascio dell’autorizzazione alla messa in coltura, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza;
ritenuto che non sussiste, in Italia, alcun vuoto normativo attinente alla materia della coesistenza, la cui regolazione rappresenta una facoltà e non un obbligo e chiunque è legittimato alla coltivazione di OGM, nel rispetto della disciplina vigente in materia di sementi;
considerato che il decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212 non interferisce in alcun modo con l’operatività del principio europeo di coltivazione delle sementi se autorizzate, attenendo, piuttosto, all’attuazione del principio di purezza delle sementi e fondando, in esso, la propria autonoma legittimità;
chiede
al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali di procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE del Consiglio, così come recepita dall’articolo 25 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, al fine di vietare la coltivazione del Mais MON 810 e della patata Amflora.
e soprattutto
tenuto conto delle competenze in materia riconosciute dalla Costituzione, impegna il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a rappresentare anche in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale.
Roma, 7 ottobre 2010
LE NUOVE REGOLE EUROPEE IN MATERIA DI COLTIVAZIONE DI OGM: COSTRUIRE UN SISTEMA AGRICOLO ITALIANO LIBERO DA OGM
La coltivazione di OGM va valutata, oggi, alla luce di un nuovo quadro di riferimento, costituito dalla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate; dalla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio; e dalla Raccomandazione della Commissione recante orientamenti per l’elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza per evitare la presenza involontaria di OGM nelle colture convenzionali e biologiche.
Si precisa, infatti, che l’Unione Europea sembra aprire due percorsi distinti: uno che si sostanzia nella scelta di un modello di agricoltura autonomo e libero da OGM ed un altro in materia di coesistenza. Essi vengono trattati più approfonditamente di seguito.
1) Per un’agricoltura italiana libera da OGM.
Per quanto riguarda la proposta di modifica della direttiva 2001/18/CE, che mira ad introdurre - con regolamento - un nuovo articolo 26 ter, essa rappresenta la base giuridica per l’adozione di misure che limitino o vietino la coltivazione di tutti o di determinati OGM in tutto il territorio o in parte di esso per ragioni diverse da quelle di carattere ambientale, sanitario e di coesistenza. Una volta entrato in vigore, tale regolamento – direttamente applicabile ed obbligatorio in tutti i suoi elementi – consentirà agli Stati membri di provvedere, in maniera motivata, all’adozione di misure idonee a difendere specifici interessi, tra cui spicca, legittimamente, la difesa di un modello di agricoltura libero da OGM.
Il problema che oggi si pone, dunque, non è più quello di definire regole per assicurare la coesistenza, bensì quello di scegliere se praticare o meno le coltivazioni transgeniche. Alla luce del nuovo quadro europeo, infatti, la coesistenza non è più un passaggio obbligato, ma una delle opzioni che, in materia di OGM, gli Stati membri hanno facoltà di adottare.
2) Misure di coesistenza.
In materia di coesistenza, il nuovo quadro europeo assicura un grado di
flessibilità sufficiente a garantire una presenza il più ridotta possibile di OGM nelle colture biologiche e di altro tipo, alla luce delle rispettive esigenze regionali e locali specifiche. Diviene centrale, da questo punto di vista, il grado di commistione perseguito da ciascun Paese membro, in ordine al quale si ammette la possibilità di escludere la coltivazione di OGM da vaste zone del territorio, quando si possa dimostrare che non è possibile raggiungere un livello sufficiente di purezza con altri mezzi.
Peraltro, approvare, adesso, le linee guida sulla coesistenza significherebbe adottare una delle opzioni attualmente previste, escludendo, a priori, una scelta alternativa che in passato non era stato possibile considerare.
L’opportunità di regolare in modo rigoroso la coesistenza potrebbe anche far valere la volontà di ammettere, nel nostro Paese, la coltivazione di OGM con una serie di limiti e divieti, con l’obiettivo tutelare l’agricoltura tradizionale e biologica, ma, di fronte alla possibilità di escludere la coltivazione di tali organismi tout court e su tutto il territorio nazionale, non appare, più, né urgente, né utile.
3) Clausole di salvaguardia.
In proposito, giova ricordare come rimanga aperta la possibilità di attivare, nelle more del completamento del nuovo quadro comunitario, il ricorso alla clausola di salvaguardia, ai sensi dell’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CE del Consiglio.
Il decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, che recepisce, all’articolo 25, la clausola di salvaguardia, consente, infatti, disgiuntamente, al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed al Ministro della Salute, per quanto di rispettiva competenza, di limitare o vietare temporaneamente l’impiego sul territorio nazionale di un OGM autorizzato a livello comunitario, con un provvedimento d’urgenza. Tale provvedimento deve essere motivato dalla acquisizione di nuove e ulteriori informazioni riguardanti la valutazione di rischi ambientali ovvero dalla nuova valutazione di informazioni esistenti per tener conto di sopravvenute conoscenze scientifiche e deve altresì fondarsi sulle ragioni di rischio per la salute umana, animale e per l’ambiente.
Si tratta di una misura efficace, capace di garantire l’agricoltura ed il territorio italiano dall’inquinamento genetico, in attesa che venga portato a completa definizione il nuovo sistema europeo in materia di coltivazione di OGM.
Si rammenta come, proprio mediante la clausola di salvaguardia, Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania abbiano vietato il mais MON 810. Inoltre, con il medesimo mezzo giuridico l’Austria ha vietato il mais T 25 e la patata Amflora. La clausola di salvaguardia è stata utilizzata anche dall’Ungheria e dal Lussemburgo, sempre in relazione alla patata Amflora.
4) Compatibilità della disciplina nazionale con i principi UE.
D’altra parte non sussiste alcun obbligo di procedere, oggi, con l’adozione delle linee guida sulla coesistenza, in quanto tali misure costituiscono una facoltà – e non un obbligo - per gli Stati membri e, di conseguenza, non è ravvisabile alcuna lacuna nel sistema regolativo nazionale in materia e nessun rischio di infrazione del diritto comunitario.
E’ importante rammentare come, con la sentenza della Corte Costituzionale 17 marzo 2006, n. 116, sia stata dichiarata l’illegittimità di alcune previsioni contenute nel decreto legge 22 novembre 2004, n. 279, disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2005, n.5, che disciplina il quadro normativo minimo per assicurare la coesistenza.
Ciò perché è stata riconosciuta la competenza regionale a disciplinare con legge i piani di coesistenza. La Corte, infatti, ha stabilito che spetta alle Regioni definire le modalità di applicazione del principio di coesistenza nei diversi territori regionali, che sono notoriamente diversi tra loro da un punto di vista morfologico e produttivo.
Tale intervento, comunque, non ha riguardato la legittimità dei principi di fondo del decreto legge. Infatti, da un lato, il Legislatore statale ha esercitato la competenza legislativa esclusiva in tema di tutela dell’ambiente e quella concorrente in tema di tutela della salute, mentre dall’altro lato, spetta alle Regioni disciplinare la produzione agricola in presenza di colture transgeniche.
Ebbene, come evidenziato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 183/2010, considerati i profili prettamente economici che devono essere regolamentati dai piani di coesistenza e considerato che, a tali piani, sono estranei i profili ambientali e sanitari, pur in loro assenza, rimane pienamente operativo il principio comunitario della coltivabilità degli OGM se autorizzati.
Per questo, il rilascio dell’autorizzazione alla messa in coltura, la cui obbligatorietà è sancita, nel nostro Paese, dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza.
Nessuna sanzione potrebbe essere imputata allo Stato per la mancata applicazione delle linee guida.

 

 


(red/12.10,.10)

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Regioni su Legge annuale PMI e Small business Act

Conferenza Regioni Doc 07.10.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 7 ottobre 2010, ha approvato un ordine del giorno in merito alla revisione dello small business act e della proposta di legge annuale per le PMI.
Il documento è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it. Il link è:
Si riporta di seguito il testo integrale.
CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME - 10/100/CR01/C11
Le Regioni, in riferimento ai lavori svolti dal Tavolo permanente delle PMI, istituito presso il Ministero dello Sviluppo economico con il DM 4 marzo 2010, desiderano in primo luogo stigmatizzare il metodo di consultazione messo in campo dal Ministero che non ha in alcun modo tenuto conto delle prerogative regionali in materia.
Il decreto suddetto infatti non contemplava la presenza delle Regioni, e solo in data 30 settembre u.s., il Ministero ha richiesto alla Conferenza delle Regioni e Province autonome la designazione di un rappresentante regionale.
L’informale coinvolgimento del coordinamento delle Regioni, avvenuto in occasione delle ultime due sedute del tavolo (16 giugno e 21 settembre), non può in alcun modo ovviare a tale mancanza istituzionale.
Peraltro ciò non ha consentito al sistema regionale di partecipare con proprie proposte ai temi che il Tavolo ha affrontato con gli altri soggetti istituzionali e le categorie componenti del Tavolo stesso.
Le Regioni si trovano pertanto a valutare alcuni provvedimenti che sono stati già concordati con le categorie e che possono introdurre elementi di criticità in relazione alle iniziative che ciascuna Regione ha attuato a sostegno delle PMI, in relazione alle proprie competenze costituzionali in materia.
Ci si riferisce, in particolare, alla revisione dello SBA e alla legge annuale per le piccole e medie imprese.
Al riguardo, le Regioni esprimono forti perplessità in relazione al fatto che il Ministero dello Sviluppo Economico abbia già inviato informalmente alla Commissione Europea una proposta di integrazione al documento di consultazione dello "Small Business Act" (SBA), senza che su esso ci fosse stato un confronto di merito con le Regioni. Tra l’altro compiendo un passo indietro rispetto al metodo seguito in occasione dell’adozione della direttiva del Presidente del Consiglio di attuazione dello SBA che ha visto al contrario il pieno coinvolgimento della Conferenza delle Regioni.
Anche in merito alle iniziative legislative che il governo intende adottare in materia di PMI, le Regioni ritengono necessario attivare un confronto urgente per definire congiuntamente gli ambiti di intervento statale in modo da evitare ogni possibile sovrapposizione con la legislazione regionale in materia, che rischierebbe di vanificare gli obiettivi di valorizzazione e di sostegno delle PMI.
A questo proposito, desta qualche perplessità il continuo ricorso allo strumento legislativo in materia di impresa, che forse potrebbe essere più efficacemente ricondotto a "buone" politiche di governance tra i diversi livelli di governo.
E’ attualmente all’esame della Commissione "Attività Produttive" della Camera dei Deputati un testo unificato di iniziativa parlamentare concernente: "Norme per la tutela della libertà di impresa. Statuto delle imprese" (AC 98 e abb.).
Anche in questo caso, il continuo richiamo disposto dalla legge statale alle "norme fondamentali di riforme economiche-sociali della Repubblica e principi dell’ordinamento giuridico dello Stato"(art. 1, comma 2 ), a cui le Regioni dovrebbero uniformarsi per l’esercizio della loro potestà legislativa concorrente, amplia i limiti della competenza legislativa statale ingerendo con evidenza in materie attribuite alla potestà legislativa delle Regioni.
Roma, 7 ottobre 2010
 
(red/12.10.10)

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Sviluppo sostenibile: Patto regione Padano Alpina Marittima

Accordo siglato tra le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e la provincia autonoma di Bolzano

(regioni.it) Patto interregionale per lo sviluppo sostenibile. L’accordo lo hanno siglato le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna e la provincia autonoma di Bolzano. Queste regioni lavoreranno insieme su norme antinquinamento, tutela del paesaggio e del territorio, sviluppo infrastrutturale, federalismo demaniale e semplificazione del rapporto con l'amministrazione centrale.
Si tratta di un Tavolo interregionale per lo sviluppo territoriale sostenibile della macro regione Padano Alpina Marittima.
Obiettivo e' quello di rappresentare le esigenze della macro regione padano alpina marittima nel contesto nazionale ed europeo e condividere esperienze e riflessioni su temi comuni per arrivare ad una visione territoriale coordinata e condivisa sia per quanto concerne gli aspetti macrostrutturali e strategici, sia per gli aspetti relativi allo sviluppo sostenibile del territorio.
Nato tre anni fa come momento di confronto tra i tecnici delle varie regioni interessate, il Tavolo Padano Alpino Marittimo, che rappresenta un territorio di 27 milioni di abitanti, si riunira' con cadenza mensile, ogni volta in un regione diversa.
''Questo tavolo interregionale - spiega Marylin Fusco, vicepresidente e assessore alla Pianificazione Territoriale della Regione Liguria - nasce dall'esigenza di trovare insieme alle altre regioni sinergie comuni e punti di condivisione nelle politiche strategiche da attuare sul territorio. Credo che in un momento in cui il federalismo e' alle porte, non si possa piu' parlare di confini amministrativi ma di macro regioni come questa, dove tutte le scelte fatte avranno implicazioni sul territorio per far si' che il federalismo venga attuato davvero. Dal punto di vista tecnico questo tavolo interregionale si riunisce gia' dal 2007 ma non aveva ancora avuto un 'imprinting' politico''.
Tra i primi obiettivi individuati dalla regioni, la semplificazione normativa e il superamento di molti vincoli nei confronti dei Ministeri e delle Soprintendenze e la definizione di una disciplina comune sulle norme antinquinamento e la tutela del territorio e del paesaggio.

 

Link a recenti iniziative regionali ambiente e sostenibilità:

 

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(red/12.10.10)
Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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