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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1668 - martedì 19 ottobre 2010

Sommario
- Napolitano: messaggio all’assemblea Upi
- Berlusconi: federalismo fiscale non comporterà maggiori costi
- Costi standard? La Loggia: sono meno della metà del percorso
- Corte dei conti: l'importante non è tanto spendere poco, ma bene
- Umbria: interim sanità della Marini dopo dimissioni Riommi
- Disegno dì legge di stabilità

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Costi standard? La Loggia: sono meno della metà del percorso

Convegno a Roma: interventi di Antonini, Pica e Dirindin

(regioni.it) “Quando si fosse realizzato il  passaggio dal costo storico al costo standard avremmo realizzato molto meno della metà del percorso, perché fino ad ora non abbiamo ancora affrontato l'altra parte, cioè come facciamo ad assicurare in ogni  zona del Paese la creazione di servizi omogenei”. Lo ha affermato il Presidente della commissione parlamentare per l'Attuazione del federalismo, Enrico La Loggia, aprendo a Montecitorio il seminario “fabbisogni standard e decisioni di finanza pubblica nell'attuazione  del federalismo fiscale”. “Questo -ha insistito- è esattamente il tema, che ha un  fondamento costituzionalmente garantito, ineludibile, l'articolo 3  della Costituzione”, per cui “è compito dello Stato rimuovere gli  ostacoli che si frappongono al raggiungimento della reale uguaglianza. In che modo noi avremmo esaurito il nostro compito soltanto  immaginando di poter ridurre i costi storici rispetto ai costi standard sui servizi che già ci sono, senza avere messo  metodologicamente prima, finanziariamente dopo, concretamente, la possibilità per una miriade di Comuni di poter godere degli stessi  identici servizi, certo a quel costo standard che avremo nel frattempo individuato?
“I due percorsi -ha concluso La Loggia- devono andare in  parallelo e concludersi nello stesso identico istante. Solo così potremo saldare l'insieme del Paese rispetto ad un indirizzo che non ritengo indispensabile, ma doveroso, perché un altro indirizzo non sarebbe costituzionalmente compatibile”. E “il ruolo del Parlamento -ha detto ancora la  Loggia- deve restare centrale sul piano del dibattito, della verifica  e degli eventuali miglioramenti da apportare ai decreti legislativi in materia di federalismo fiscale. E questo anche in presenza di  eventuali forzature che rischierebbero di produrre un risultato non  ottimale, creando disagio fra i gruppi parlamentari sia di maggioranza che di opposizione e vanificando il clima di sereno e costruttivo  confronto sin qui registrato in commissione”.
Secondo il presidente della commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (Copaff) Luca Antonini Quella dell'individuazione di fabbisogni standard dei servizi ai quali comuni, province e regioni devono adattarsi per quanto riguarda le funzioni fondamentali è stata una scelta ''di razionalita' e solidarietà”. “E' una scelta - ha sottolineato - che va a favorire il principio dell'uguaglianza e combatte gli sprechi, si tratta di una razionalizzazione imponente. Potevamo scegliere il criterio della capacità fiscale e avremmo chiuso la questione in tempi brevissimi ma questo avrebbe creato enormi sperequazioni, per cui si e' scelta la strada dei fabbisogni standard per dodici funzioni fondamentali di Comuni e Province e sanita' assistenza e istruzione per le regioni”. Si tratta, ha proseguito Antonini, di ''meccanismi che tengono conto del sistema di governance che abbiamo ereditato'', una realta', peraltro ''cosi' variegata che l'unica ipotesi per standardizzare la governance'' e' stata quella degli studi di settore previsti nel decreto attuativo ora in esame alla commissione bicamerale per il federalismo. Come strumento di responsabilizzazione delle amministrazioni sugli standard, ha aggiunto Antonini, puo' gia' funzionare il fatto che si ''toglie l'aspettativa dei ripiani statali''. Ci sarà: poi una commissione di coordinamento di finanza pubblica che dovrebbe entrare in uno dei prossimi decreti attuativi del federalismo e ai quali ''stiamo lavorando”.
Il tema dei costi standard è però  - secondo Nerina Dirindin, professore di Economia presso l'università di Torino – legato al recupero del debito  sanitario nelle regioni del Sud che secondo la Dirindin – “deve avvenire gradualmente. Non si possono recuperare 20 anni di ritardo in 3 o 5 anni”. Il recupero di queste regioni e' fondamentale, “altrimenti è a rischio la stessa tenuta del Ssn - spiega Dirindin – ma perché ciò avvenga deve essere più graduale e monitorato, con commissari nominati al di fuori della politica. No quindi a presidenti delle regioni che siano anche commissari straordinari per la sanità, visto che in molti casi e' per colpa della loro gestione che si sono creati i buchi nei conti, e sì a un sistema sanzionatorio piu' incisivo. Finora ha funzionato troppo poco, sanzionando gli utenti e non i politici che hanno sbagliato”. Se non si agirà in questo modo il rischio è, secondo Dirindin, che ''si cerchi un'altra strada alternativa al federalismo fiscale - conclude - arrivando magari a lea differenziati per regione e a un federalismo non solo fiscale. Bisogna intraprendere un percorso che converga verso un obiettivo, cosi' come si e' fatto per entrare in Europa, ma gradualmente”.
“Le ultime elaborazioni di fonte Svimez riferite all'anno di imposta 2008, mostrano nelle regioni a statuto ordinario un prelievo netto Irpef per contribuente pari al centro-nord a 4.013 euro e nel Mezzogiorno a 2.318 euro, con un divario del 41% circa''. A sottolinearlo è il professor Federico Pica della Svimez nel suo intervento al seminario organizzato dalla bicamerale sul federalismo fiscale riguardante i fabbisogni standard. “Nel centro-nord - ha aggiunto – il reddito complessivo per contribuente ammonta a 20.510 euro; nel Mezzogiorno il reddito corrispondente e' pari a 14.890 euro”. “Ciò che nella prospettiva del federalismo occorre valutare - ha detto ancora Pica - è la capacità dell'imposta come strumento di finanziamento degli enti. Vale perciò il rapporto tra prelievo e numero di abitanti, che e' pari a 2.950 euro al centro-nord e 1.440 euro nel sud''. Dunque “il divario nell'importo del prelievo per contribuente, tra centro-nord e mezzogiorno, nel 2008 e' pari al 41%; il divario tra il Pil pro capite, al 42%; il divario nella capacità del tributo di finanziare le spese locali giunge, dunque al 51%''. L'Irpef, dunque, secondo la Svimez non è un'imposta adatta per finanziare le funzioni degli enti locali. Ma l'imposta che rimane prevalente in questo senso, ha spiegato in replica il presidente della Copaff (comitato paritetico per il federalismo fiscale) Luca Antonini e' l'Iva “che diventa pero' territoriale”.
 
(red/19.10.10)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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