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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1670 - giovedì 21 ottobre 2010

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 26 e il 27 ottobre
- Mezzogiorno: incontro Presidenti con Confindustria
- Caldoro su emergenza rifiuti a Napoli
- Istat: dati su industria, commercio estero e popolazione
- Sanità: In Italia si spende il 9% del PIL, in Germania e Francia l'11%
- Lombardo: Tirrenia, con Mediterranea per interesse Sicilia

+T -T
Sanità: In Italia si spende il 9% del PIL, in Germania e Francia l'11%

I dati contenuti in uno studio di Intesa San Paolo-Cerm

(regioni.it) Investire nel Centro-sud sulle infrastrutture, puntando al project financing per gli ospedali, in tecnologie hi-tech e nell'informatizzazione: è questa la strada maestra se si vuole puntare a un modello federalista di sanità, che mira a risanare il servizio, generando allo stesso tempo buona occupazione. La ricetta è contenuta nel rapporto 'Il mondo della salute tra governance federale e fabbisogni infrastrutturali', realizzato dal gruppo bancario Intesa San Paolo e Cerm e presentato il 20 ottobre a Roma. Secondo lo studio, che analizza il sistema di salute italiano evidenziandone le criticità, per vincere la sfida del federalismo bisogna pensare "a un percorso transitorio di perequazione per il sud per le infrastrutture sanitarie". Perché "investire in sanità conviene per l'economia: ogni euro speso ne genera 1,70". Ma per farlo, prima, "è necessario fissare i costi standard e un sistema di benchmarking tra Regioni che, una volta perfezionato, possa sostenere un sistema di perequazione basato sulla riduzione delle differenze di Pil pro-capite". Il rapporto, quindi, ricalca in parte quanto previsto in uno dei decreti sul federalismo fiscale, quello sui costi standard della sanità, su cui la Conferenza delle Regioni sta discutendo. Al centro del dibattito la scelta delle regioni benchmark. Nella tabella contenuta nello studio di Intesa San Paolo – secondo quanto riportato dalla agenzia Dire -  le più efficienti sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Umbria, Piemonte, Marche e Toscana, a cui si aggiungono Emilia Romagna e Veneto. Le peggiori, invece, sono Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio. La Basilicata, indicata come possibile regione benchmark del Sud, si colloca a metà tra questi due schieramenti. In ogni caso una scelta andra' fatta, anche perche' si parla di un settore da 142 miliardi di euro di spesa pubblica e privata, 1,65 milioni di occupati, come valore il 12% del pil nazionale, considerando anche l'indotto.
“Nei prossimi decenni tutti i Paesi a economia e welfare sviluppati dovranno fronteggiare costi per la sanita' fortemente crescenti, con trend potenziali che nel lungo periodo, 2050-2060, in Italia potrebbero giungere a raddoppiare l'incidenza della componente pubblica sul Pil". Nello stesso rapporto Intesa San Paolo  emergerebbe – secondo quanto riportato da “borsa italiana.it -  che nel giro di 50 anni "il peso della spesa sanitaria si avvicinerebbe a quello della spesa pensionistica, che si dovrebbe stabilizzare al 14% del Pil". “Nel 2008 - si legge nel rapporto - la spesa sanitaria complessiva e' stata in Italia pari al 9% del Pil, meno di quanto speso da Germania e Francia (entrambe all'11%) e dagli Stati Uniti (16%)", mentre per quanto riguarda la scomposizione tra spesa pubblica e privata, il nostro Paese risulta in linea con i principali Paesi europei: "in Italia nel 2009 l'incidenza e' stata pari al 77,3%, in Francia al 77,8% e in Germania al 76,8%".
[Intesa Sanpaolo-CeRM] Rapporto Salute 2010 - "Il mondo della salute tra sostenibilità finanziaria e governance federalista"
 
(sm/21.10.10)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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