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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1699 - venerdì 3 dicembre 2010

Sommario3
- Censis: 44/o rapporto
- Errani convoca Conferenza Regioni per il 9 dicembre
- Conferenza Stato-Regioni convocata per il 9 dicembre
- Conferenza Unificata il 9 dicembre
- Anci: rifiuti in Campania; provvedimento in Unificata
- Biodiversità agraria e alimentare: valutazioni su Ddl

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Censis: 44/o rapporto

(regioni.it) Il Censis cerca di fotografare il Paese nel suo 44/o rapporto, dai problemi economici agli aspetti politici. Ad esempio il 70,9% degli italiani e' contrario a dare piu' poteri al capo del Governo. "Leaderismo e carisma - si legge nel rapporto - non seducono piu': il distacco e' piu' marcato tra i giovani (75%), le donne (76,9%), i diplomati e laureati (fra il 73 ed il 74%)". E secondo il centro studi il dato esprime "un segnale di evidente stanchezza rispetto a un ciclo lungo della politica italiana iniziato negli anni '80, con la voglia di più governabilità e decisionismo, e culminato nella personalizzazione estrema".
Sempre secondo il rapporto Censis gli italiani pensano che i principali problemi per la ripresa economica dell'Italia dipendano da una classe politica litigiosa (34%), da una elevata disoccupazione (29,6%) e dalla corruzione (26,2%). A seguire l'eccessiva presenza di immigrati (17,7%), giovani poco tutelati (17,4%), troppi evasori fiscali (16,9%) e tasse troppo alte (16,8%).
L’immagine allo speccio è di stanchezza e di poca vitalità, è di una 'Italia 'appiattita' che stenta a ripartire, un inconscio collettivo senza più legge ne' desiderio.
Si e' resistito ai mesi piu' drammatici della crisi, dice il Censis, seppure con una 'evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali', ma ore sorge il dubbio che, anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra societa' non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dovremo affrontare.
Il contesto economico e' 'tutt'altro che facile' e l'attesa dei contribuenti per una riduzione della pressione fiscale 'non sara' soddisfatta'. Quasi il 40% dice di non avere risparmi, ma la casa si conferma bene-rifugio.
Il volontariato come pilastro della comunità. Più del 26% degli italiani dichiara di svolgere un’attività di volontariato. La scelta di fare volontariato è molto più radicata tra i giovani (più del 34%), rimane elevata tra i 30-44enni (più del 29%), per poi calare al 23% tra i 45-64enni e al 20,3% tra gli anziani. È all’interno di realtà organizzate che circa tre quarti dei volontari svolgono il proprio impegno, e di questi la maggioranza (54,5%) lo fa all’interno di una specifica organizzazione, mentre poco meno del 10% lo fa in più di una struttura. Riguardo alle motivazioni, oltre il 38% dei volontari dichiara di svolgere attività di volontariato perché vuole fare qualcosa per gli altri, mentre il 27,3% richiama ragioni etiche, ideali. Un plebiscitario 97% valuta positivamente l’attività di volontariato in cui è impegnato: il 59% perché fa una cosa alla quale crede nel profondo ed è gratificante, il 38% perché è convinto di incidere positivamente sulla vita delle persone, in particolare quelle che hanno più bisogno. Ospedali, case di cura, strutture sanitarie (69%), case di riposo, comunità alloggio, presidi socio-assistenziali di vario tipo (54,3%), poi le varie forme di assistenza a domicilio per anziani e non autosufficienti (39,9%): sono questi i tre settori in cui i cittadini constatano una maggiore presenza di volontari nelle comunità in cui vivono.
Tutele sociali e crisi, oltre le buone risposte di breve periodo. L’efficacia degli ammortizzatori disponibili di fronte all’emergenza reddituale legata alla crisi occupazionale non attenua il fatto che la crisi sta ampliando, al di là del breve periodo, la platea dei soggetti vulnerabili a forme di disagio sociale. Il 62% degli italiani esprime un giudizio negativo sugli strumenti di tutela e supporto per i disoccupati, quota che risulta nettamente superiore al dato medio europeo (pari al 45%) e lontana dalle valutazioni espresse dai cittadini di altri grandi Paesi come la Francia, dove il giudizio negativo è espresso dal 29% dei cittadini, il Regno Unito (28%), la Germania (39%) e i Paesi Bassi (13%). Anche sul terreno della lotta alla povertà le valutazioni degli italiani non sono positive. Il 59% dichiara che gli interventi finalizzati a migliorare la condizione dei poveri non stanno avendo un particolare impatto, il 21% sostiene che addirittura stanno peggiorando le cose e solo il 10% parla di un impatto positivo. Nella media europea il 64% dei cittadini ritiene neutro l’impatto delle politiche contro la povertà, il 10% negativo e il 18% positivo. Molto più alte le quote di cittadini che valutano positivamente gli impatti delle politiche contro la povertà in Svezia (45%), Paesi Bassi (26%), Regno Unito (18%) e Germania (15%).
Né pensionati, né occupati: la trappola dei lavoratori anziani. L’età media di effettivo pensionamento nel nostro Paese è di 60,8 anni per gli uomini e 60,7 anni per le donne. Sono dati che (fatta salva la Francia, dove l’età media di uscita dal mercato del lavoro è di 59,4 anni per gli uomini e 59,1 anni per le donne) rendono il nostro Paese quello con la più bassa età di pensionamento effettivo rispetto alla gran parte dei Paesi europei. Attualmente ben il 52% degli italiani è convinto che ci sono molte persone che vanno in pensione troppo presto. Questo dato è superiore a quello medio europeo (pari al 43%) e a quello di Paesi come Regno Unito (32%), Olanda (34%) e Germania (42%). Nel nostro Paese lavorare più a lungo sta diventando sempre più importante anche per sostenere il proprio tenore di vita. Il 28% degli italiani è molto preoccupato e il 40% abbastanza preoccupato per il fatto che il proprio reddito in vecchiaia sarà insufficiente a garantire un livello dignitoso di vita. I due dati sono superiori ai valori medi europei, pari rispettivamente al 20% per le persone molto preoccupate e al 34% per quelle abbastanza preoccupate. Il 21% degli italiani di età superiore a 18 anni è convinto che sarà costretto ad andare in pensione più tardi rispetto all’età di pensionamento pianificata, il 20% pensa che dovrà provare a risparmiare di più per quando sarà in pensione, il 19% ritiene che la propria pensione sarà d’importo inferiore a quanto si aspetta.
Le nuove frontiere del consumo farmaceutico. La dinamica di lungo periodo dei consumi farmaceutici mostra un costante aumento dei consumi complessivi in termini di dosi e confezioni, a fronte di un aumento molto contenuto della spesa totale. Quella a carico del Ssn (convenzionata) e quella privata (a carico dei cittadini) hanno andamenti di segno opposto: dal 2001 la prima è rimasta sostanzialmente stabile (quasi 11,2 miliardi di euro nel 2009), mentre la spesa privata fa osservare un aumento continuo (fino a superare i 7,9 miliardi di euro). Nell’anno in cui la crisi ha fatto sentire i suoi effetti sulle famiglie italiane, circa la metà ha dichiarato che la spesa per la salute è molto (11,4%), abbastanza (28,2%) o un po’ (8,3%) aumentata, mentre il 53,3% ha indicato di aver intensificato nel 2009 il ricorso ai farmaci generici con l’obiettivo di risparmiare.
L’onda lunga della comunicazione sulla salute. Il boom dell’informazione sanitaria avvenuto dagli anni ’90 in poi mostra oggi gli effetti positivi della diffusione nel corpo sociale di comportamenti preventivi e stili di vita più corretti. Allo stesso tempo si osservano alcuni effetti perversi che la spettacolarizzazione dell’informazione sanitaria produce sulle conoscenze individuali. Secondo un’indagine del Censis, il 50,2% degli italiani è convinto che non sia vero che le persone con sindrome di Down abbiano pressoché sempre un ritardo mentale, e addirittura il 73% pensa che le persone autistiche siano quasi sempre geniali nella matematica, nella musica o nell’arte. Le narrazioni mediatiche in cui prevale la spettacolarizzazione di singole vicende, statisticamente rarissime, finiscono per sedimentarsi sotto forma di pseudo-nozioni per ampi settori della popolazione. Dell’ictus, ad esempio, pur essendo la terza causa di morte in Italia, solo meno della metà degli italiani sa che colpisce il cervello.
La disabilità invisibile. La dimensione sociale prevalente della disabilità è l’invisibilità, o quanto meno una visibilità distorta, che si allinea con il crescente arretramento delle politiche per le persone disabili. Secondo la recente stima del Censis, si tratta complessivamente di 4,1 milioni di persone, pari al 6,7% della popolazione, con cui gli italiani mostrano di relazionarsi con difficoltà. La maggioranza degli italiani (il 66%) ritiene che le persone con disabilità intellettiva siano accettate solo a parole, ma che nei fatti vengano spesso emarginate, mentre il 23,3% condivide un’opinione più negativa: la disabilità mentale fa paura e queste persone si ritrovano quasi sempre discriminate e sole. Si tende poi a sovrastimare il peso della disabilità motoria (il 62,9% pensa anzitutto a questo tipo di limitazione) e a non includere in questo concetto, o a farlo solo in parte, la non autosufficienza degli anziani, che pure rappresenta un tema che pesa nella vita quotidiana di moltissime famiglie nel nostro Paese: il 29,4% pensa che la disabilità sia equamente distribuita tra i bambini e i giovani, gli adulti e la popolazione anziana.

 

 

  • Censis: italiani in fuga da tg, un milione in meno per tg1 e tg5
  • Scuola: censis, rallenta la crescita degli alunni stranieri
  • Censis: web, italiani ancora diffidenti su acquisti online
  • Censis: disabilita' invisibile, le famiglie lasciate sole
  • Censis: per un italiano su due e' aumentata spesa per farmaci
  • Censis: allarme giovani, persi 485mila posti di lavoro nel 2009
  • Criminalita': censis, con crisi cresce pericolo per economia legale
  • Censis: immigrati, cresce disoccupazione; uno su 10 non ha lavoro
  • Crisi: censis, debito pubblico ed evasione da 100 mld bloccano ripresa
  • Censis: 437mila imprenditori in meno in 5 anni. e calano occupati
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    (red/03.11.10)

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    Errani convoca Conferenza Regioni per il 9 dicembre

    (regioni.it) Il Presidente Vasco Errani ha convocato una riunione straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 9 dicembre 2010 alle ore 11.30 (in Via Parigi, 11 a Roma).
    Questo l’ordine del giorno:
    1) Comunicazioni del Presidente;
    2) Esame questioni all’o.d.g. della Conferenza Stato – Regioni;
    3) Esame questioni all’o.d.g. della Conferenza Unificata, con particolare riferimento all’Intesa sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario, ai sensi della legge 5 maggio 2009, n. 42;
    4)Commissione salute – Regione Veneto
    Richiesta proroga dei termini al 1° gennaio 2013 per l’accreditamento delle strutture socio sanitarie – Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 1° dicembre 2010;
    5) Commissione infrastrutture, mobilita’ e governo del territorio– Regione Campania
    Riduzione delle risorse statali e Trasporto pubblico locale – Misure di politica regionale– Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 1 dicembre 2010;
    6) Varie ed eventuali.
     
    (red/03.12.10)

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    Conferenza Stato-Regioni convocata per il 9 dicembre

    (regioni.it) La Conferenza Stato Regioni è convocata, in seduta straordinaria, per giovedì 9 dicembre 2010alle ore 16.00presso la Sala riunioni del l piano di Via della Stamperia, n. 8,inRoma, con il seguente ordine del giorno:
    1) Schema di delibera CIPE concernente obiettivi, criteri e modalità. per la programmazione delle risorse di cui alla delibera CIPE n. 79 del 30 luglio 2010, selezione e attuazione. degli investimenti finanziati con le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate 2007-2013 e indirizzi ed orientamenti per I'accelerazione degli interventi cofinanziati dai Fondi strutturali 2007/2013 (RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE)
    Intesa, ai sensi dell'articolo 6-quater del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 relativamente ai punti da 1 a 8 e parere, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 relativamente ai punti 9 e 10
     
    (red/03.12.10)

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    Conferenza Unificata il 9 dicembre

    (regioni.it) La Conferenza Unificata è convocata, in seduta straordinaria, per giovedì 9 dicembre 2010 alle ore 16.30 presso la Sala riunioni del I piano di Via della Stamperia, n. 8, in Roma, con il seguente ordine del giorno:
    1) Parere sui disegno di legge recante: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - triennio 2011-2013 (Legge di stabilita 2011) (A.S. 2464) e sul disegno di legge recante: "Bilancio di previsione dello Stato per I'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013" (A.S. 2465). (ECONOMIA E FINANZE)
    Parere ai sensi del/'articolo 52, comma 2, del/a legge 31 dicembre 2009, n. 196 e dell'articolo 9, comma 2, lett. a), n. 1 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
    2) Intesa sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle Regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard net settore sanitario. (ECONOMIA E FINANZE – RIFORME FEDERALISMO - SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA - RAPPORTI REGIONI E COESIONE TERRITORIALE - SALUTE - POLITICHE EUROPEE)
    Intesa ai sensi del/'articolo 2, comma 3, del/a legge 5 maggio 2009, n. 42.
    3) Intesa sullo schema di decreto legislativo recante attuazione dell'articolo 16 della legge 5 maggio 2009, n. 42 e successive modificazioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali. (ECONOMIA E FINANZE - RAPPORTI REGIONI E COESIONE TERRITORIALE - RIFORME FEDERALISMO - SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA - POLITICHE EUROPEE - SVILUPPO ECONOMICO)
    Intesa ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge 5 maggio 2009 n. 42.
    4) Informativa del Governoin merito a:
    a) Piano nazionale per il Sud approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 26 novembre 2010;
    b) Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, d'intesa con i Ministri per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale, delle Riforme per il Federalismo, per la Semplificazione Normativa e delle Infrastrutture e dei Trasporti concernente la ricognizione degli interventi infrastrutturali, ai sensi dell'articolo 22 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
     
    (red/03.12.10)

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    Anci: rifiuti in Campania; provvedimento in Unificata

    (regioni.it) I comuni chiedono di portare in Conferenza Unificata il provvedimento sui rifiuti in Campania. ''Inserire all'Ordine del Giorno della prossima riunione straordinaria della Conferenza Unificata, che si terrà il 9 dicembre, le problematiche relative all'abrogazione delle Autorità d'Ambito territoriale.  Ottimale, oltre a quelle relative alla situazione della gestione dei rifiuti nella Regione Campania, con particolare riferimento alle disposizioni relative al subentro delle amministrazioni territoriali della regione Campania nelle attivita' di gestione del ciclo integrato dei rifiuti''. E’ questa la richiesta urgente contenuta nella lettera che il Presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, ha inviato al ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale, Raffaele Fitto.
    I Comuni intendono preservare il loro ruolo. Chiamparino ritiene opportuno che '''le considerazioni e le preoccupazioni espresse possano essere oggetto di un confronto fra Governo, Regioni ed Enti locali nella sede istituzionale propria, al fine di concordare soluzioni condivise''.
     
    (red/03.11.10)

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    Biodiversità agraria e alimentare: valutazioni su Ddl

    Conferenza Regioni Doc 18.11.10

    (regioni.it) Il 18 novembre la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha licenziato un documento di valutazioni sul disegno di legge che stabilisce  disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare. Il documento è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it d il link è:
    CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME -10/117/CR12a/C10
    Proposta di legge n. 2744 “disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare”
    Il DDL C.2744 può rappresentare con certezza una grande opportunità per la definizione e costituzione di un sistema di tutela dell’agrobiodiversità a livello nazionale, tracciando quindi un terreno normativo comune sia per le Regioni provviste di leggi regionali sulla tutela delle risorse genetiche sia per quelle regioni che ne sono prive.
    In considerazione del fatto che la materia è stata oggetto di interventi ed attività da parte di tutte le Regioni e P.A. sarebbe quanto mai utile che alla elaborazione del presente DDL partecipassero anche queste ultime, pertanto, ci rendiamo disponibili, nello spirito di una fattiva collaborazione, a fornire il nostro contributo nella forma e nelle modalità che riterrete opportune.
    Il DDL, inoltre, presenta molti aspetti attuativi in comune con quanto previsto dal Piano Nazionale sulla Biodiversità di interesse Agrario (PNBA - approvato dalla Conferenza Stato- Regioni il 14/02/2008) e attualmente in fase di attuazione. Risulta, quindi, necessario tenere in debita considerazione i risultati finora ottenuti.
    Infatti, occorre rilevare che il DDL, presentato il 29 settembre 2009, non tiene, evidentemente, conto di quanto sino ad oggi, si è realizzato e si sta realizzando a livello nazionale con l’attuazione del PNBA. Con il PNBA è stato istituito un Comitato nazionale di attuazione del piano costituito da rappresentanti delle Regioni e P.A. dei Ministeri delle Politiche agricole e dell’Ambiente. Il Ministero delle Politiche Agricole in qualità di responsabile dell’attuazione del Piano nazionale ha individuato un Gruppo di lavoro di esperti ai quali è stato affidato l’incarico di definire le Linee guida nazionali per la conservazione delle risorse genetiche dei microrganismi, dei vegetali e delle razze. Tale documento già in avanzata fase di definizione sarà concluso nel marzo 2011 e sarà uno strumento condiviso a livello nazionale per la definizione, gestione e tutela del patrimonio genetico nazionale e regionale.
    E’ da evidenziare, inoltre, anche il superamento della normativa sementiera sulle “varietà da conservazione” oggetto del DDL (D.Lgs. 149/2009 e successivo DM di attuazione) sul quale è già stato espresso parere favorevole nel Comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di agricoltura realizzato in data 11/11/2010.
    Si ritiene inoltre che il DDL possa determinare in alcuni passaggi criticità nella attuazione di leggi regionali e altre attività connesse, già in essere nelle Regioni provviste di legge regionale propria sull’agrobiodiversità, se non correttamente posti ed integrati con esse.
    Si reputa inoltre importante considerare che la legge 6 aprile 2001, n. 101 individua le Regioni e le P.A. responsabili dell’attuazione del Trattato FAO recependo un principio fondamentale, quello per cui la tutela delle risorse genetiche può essere svolta efficacemente solo a livello territoriale, pertanto si esprimono dubbi circa la opportunità che una legge nazionale preveda anche l’attuazione di specifiche azioni a tutela del patrimonio genetico agrario e agroalimentare.
    I punti generali individuati come critici, sono:
    1. l’uso dei termini tecnici e il loro significato: nel testo del DDL si inseriscono termini come “varietà e razza locale”, “rischio di estinzione”, “conservazione in situ ed ex situ” per le specie agrarie, ecc., che si prestano a molte interpretazioni, anche contrastanti tra loro.
    Occorre premettere al testo di legge un glossario dei termini usati nel testo.
    A questo proposito si fa presente che il PNBA ha tra gli obiettivi della prima fase di attuazione del Piano (che terminerà entro il primo semestre 2011), la produzione di un “glossario dei termini” il cui significato sarà quello mediato tra le diverse interpretazioni attualmente in uso e condiviso tra le Regioni e P.A. che gesticono il PNBA tramite l’apposito Comitato coordinato dal MiPAAF.
    2. Il DDL non prende in totale considerazione i risultati prodotti e in fase di elaborazione nell’ambito del Piano Nazionale Biodiversità Agraria (PNBA). Si ricorda, infatti, che esso è gestito da un Comitato (CPRG – già Comitato permanente per le risorse genetiche), composto esattamente come prevede l’art. 7 del DDL in esame. Gli attuali rappresentanti regionali, designati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e P.A., sono stati individuati nell’ambito del Gruppo di Competenza sulla Biodiversità animale e vegetale della Rete Interregionale per la Ricerca Agraria, Forestale, Acquacoltura e Pesca (riconosciuta quale strumenti tecnico dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Prov. Aut. nel 2001). A tale Rete, i rappresentanti in seno al Comitato suddetto si devono rapportare continuamente per discutere i risultati dei lavori di attuazione del PNBA. La fase “A” di attuazione del Piano terminerà entro il primo semestre del 2011 con la messa a punto dei seguenti strumenti (si riporta il testo approvato dal CPRG del 13/05/2010:
    a. - Elenchi, per specie, dei principali descrittori, la cui rilevazione è da considerarsi obbligatoria sia per la caratterizzazione di una varietà o razza locale al fine dell’iscrizione della costituenda Anagrafe nazionale, considerando tutti gli altri descrittori come facoltativi per identificare la varietà o razza locale. I descrittori di riferimento dovranno ovviamente essere quelli riconosciuti ufficialmente dalla comunità internazionale. L'elenco delle specie di cui occorre predisporre gli elenchi di descrittori dovrà comprendere le principali razze animali e varietà vegetali, comprese le integrazioni che saranno fornite dal Comitato per le risorse genetiche allo scopo di avere un quadro rappresentativo delle realtà regionali;
    b. Manuale contenente le linee guida per la corretta ricerca/individuazione sul territorio delle varietà vegetali e delle razze animali locali, nonché per la loro caratterizzazione morfologica e anche molecolare. La rilevazione della metodologia individuata dovrà ovviamente tener conto di quelle più comunemente utilizzate anche in vista della possibilità di utilizzare tali risultati, al fine di proteggere le risorse genetiche locali da atti di biopirateria e/o tentativi di brevetto. Il manuale dovrà permettere di uniformare le attività regionali in materia e permettere il confronto effettivo tra le diverse risorse genetiche. Il documento dovrà tener conto per quanto possibile, anche di quanto prevedono sia il “Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura” adottato dalla trentunesima riunione della Conferenza della FAO a Roma il 3 novembre 2001 (L. 6-4-2004 n. 101), sia le “Linee Guida di Bonn sull’accesso alle risorse genetiche e della distribuzione equa dei benefici da essi derivati” adottate nel corso della IV Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (Decisione VI/24).
    c. Manuale contenente le linee guida per la corretta conservazione “in situ” e "on farm" delle varietà vegetali locali. Il manuale deve essere rivolto agli agricoltori custodi in particolare, nonché a tutti i soggetti preposti alla conservazione e alla valorizzazione delle varietà locali, a chi riproduce materiali vegetali locali (vivaisti, ditte sementiere, ecc.), ai soggetti gestori del territorio o che sono chiamati a verificare, controllare e supportare tecnicamente gli agricoltori custodi o gli organi di governo di un territorio, nel loro lavoro di tutela delle varietà locali;
    d. Manuale contenente le linee guida per la corretta conservazione “ex situ” delle varietà vegetali locali. Il manuale deve contenere tra l’altro il ruolo delle banche del germoplasma nella tutela della biodiversità agraria e indicare come devono costruire in modo duraturo e visibile il rapporto costante con il territorio in particolare con coloro che svolgono conservazione “in situ” e “on farm” dinamica. Tale rapporto deve garantire, attraverso lo scambio continuo di materiale genetico tra agricoltori custodi e banche del germoplasma la possibilità di mantenere o reintrodurre le risorse genetiche su un determinato territorio. la definizione di rischio di estizione o di erosione genetica, attraverso soglie o criteri, per le principali specie vegetali del settore agricolo;
    e. Manuale contenente le linee guida per la corretta conservazione “in situ” e "on farm" delle razze popolazioni animali locali. Il manuale deve essere rivolto agli allevatori custodi ma anche alle Istituzioni, agli Enti e alle Associazioni che sono interessati alla conservazione e valorizzazione delle razze locali, a chi riproduce materiali genetici, ai soggetti chiamati a verificare, controllare e supportare tecnicamente gli allevatori custodi, agli organi di governo di un territorio nel loro lavoro di tutela delle razze locali;
    f. Manuale contenente le linee guida per la corretta conservazione “ex situ” delle razze popolazioni animali locali. Il manuale deve contenere il ruolo delle banche del germoplasma nella tutela della biodiversità agraria e indicare come devono costruire in modo duraturo e visibile il rapporto costante con il territorio di origine delle razze locali che conservano. Tale rapporto deve garantire, attraverso lo scambio continuo di materiale genetico tra allevatori custodi e banche del germoplasma la possibilità di mantenere o reintrodurre le risorse genetiche su un determinato territorio;
    g. Messa a punto di una metodologia per la valutazione e la definizione del rischio di erosione genetica, valida per il territorio nazionale.
    h. Glossario dei termini utilizzati.
    Si propone: di rinviare la definizione dei punti del DDL coincidenti con le sopra indicate lettere a), b), c), d) ed e) a successive disposizioni di attuazione della legge proposta, sì da tenere in debita considerazione i risultati ottenuti dal PNBA stesso. I punti coincidenti si trovano, nel DDL, principalmente nei seguenti articoli:
    ·Art. 2, comma 2: definizioni “ex situ” ed “on farm”;
    ·Art. 2, comma 5: definizione di “vecchie varietà o razze”;
    ·Art. 5 “Linee guida nazionali per la conservazione della biodiversità agraria e alimentare”;
    ·Art. 6, comma 1, lettera c), d) ed e).
    3. la gestione di Reti a livello nazionale, su un territorio molto vasto ed eterogeneo come l’Italia, potrebbe comportare il rischio di reti molto “affollate” e pertanto ingestibili e incontrollabili a livello centrale, nazionale. Inoltre la presenza di reti distinte non avvantaggia il collegamento continuo che deve esistere tra chi fa conservazione “in situ” e quella “ex situ”; anche i lavori del PNBA, in fase finale di realizzazione, auspicano un rapporto ciclico (periodico e continuo) tra banche del germoplasma e coltivatori o allevatori custodi.
    Si propone: di ben evidenziare, a partire dall’Art. 1, comma 1, che si tratta di un unica Rete come previsto dall’Art. 4, della quale devono far parte sia le Banche del Germoplasma che i coltivatori/allevatori custodi o quanti interessati alla conservazione e valorizzazione delle varietà e razze locali a rischio di estinzione.
    Si propone: di rendere più chiaro il comma 1 dell’Art. 1 e l’Art. 4, comma 2;
    4. molte delle attività da svolgere a livello nazionale attualmente sono già svolte dalle Regioni e Prov. Aut., per le quali sarebbe necessario solo una azione di coordinamento già in atto tra l’altro con il PNBA.
    5. risulterebbe opportuno, inoltre, rivedere alcune impostazioni, sì da riportare, a livello territoriale e quindi a livello di Regioni e P.A., la competenza su quanto segue:
    ·l’individuazione dei soggetti scientifici per la caratterizzazione, conservazione, per l’effettuazione di studi e ricerche a livello delle razze e delle varietà locali di ogni regione e p. a.;
    ·l’individuazione, la verifica e l’iscrizione dei soggetti pubblici o privati idonei a svolgere il ruolo di banche del germoplasma locale aderente alla Rete;
    ·la verifica e l’iscrizione degli agricoltori custodi e dei soggetti privati interessati a vario titolo alla conservazione e valorizzazione delle razze e varietà locali a rischio di estinzione, alla relativa Rete;
    ·la tenuta di registri regionali, pur nell’ambito di regole condivise a livello nazionale, dei coltivatori custodi e delle banche del germoplasma.
    Si propone: che i punti di cui sopra siano realizzati a livello di Regioni e P. A. e che le relative attività vengano poi riversate in un coordinamento nazionale o registri nazionali, tenuti dal MiPAAF.
    6. Art. 10 sulla commercializzazione di sementi di varietà da conservazione:
    Occorre: allinearlo al DM di attuazione del DLgs 149/2009 attualmente in istruttoria al Comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di agricoltura della Conferenza Stato-Regioni che prevede, tra l’altro, l’abrogazione del DM. 18/04/2008 pubblicato sulla GU n. 122 del 26/05/2008 riportato al comma 2, del suddetto Art. 10 del DDL.
    In definitiva, allo scopo di evitare che il presente DDL possa produrre duplicazione di strutture e procedure, appare quanto mai utile che costituisca la cornice entro cui possano essere armonizzate e valorizzate le esperienze ed attività finora svolte in merito alla biodiversità, a partire già dal ruolo del Comitato permanente per le risorse genetiche, già previsto dal PNBA, che sta già svolgendo la sua attività.
    Roma, 18 novembre 2010.
     
    (red/03.12.10)
    Regioni.it
    periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

    Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

    Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
    Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
    Capo redattore: Giuseppe Schifini
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