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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1702 - giovedì 9 dicembre 2010

Sommario3
- Federalismo e manovra: da verificare le prime aperture dal Governo
- Manovra e federalismo: al lavoro per Accordo
- Trasporto pubblico locale: Odg del Parlamento
- Internazionalizzazione delle imprese: Regioni per riordino enti
- Immigrazione: parere "diversificato" su Regolamento
- Agricoltura: i danni causati dalla fauna selvatica

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Federalismo e manovra: da verificare le prime aperture dal Governo

(regioni.it) “Le Regioni hanno presentato le loro proposte in relazione al decreto sul federalismo fiscale e al collegamento di tale provvedimento con gli effetti della manovra di luglio che da sempre giudichiamo insostenibile”, lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
“Oggi finalmente - ha proseguito Errani - il Governo ha dato un primo segnale di attenzione, tutto da verificare perché ciò che serve è una risposta sostanzialmente positiva alle nostre proposte. Una risposta che si traduca in termini concreti e operativi. Proprio per questo abbiamo concordato il rinvio della Conferenza Unificata odierna a giovedì prossimo. La decisione, su nostra richiesta, è funzionale ad un confronto concreto e stringente che avverrà sin dai prossimi giorni.
Abbiamo detto al Governo, e concordato, che fino a quando tale riscontro non sarà ultimato nei tavoli previsti, qualunque notizia sul merito delle possibili ipotesi e delle risposte fornite dall’esecutivo rappresenterebbe solo una indiscrezione infondata. Giovedì prossimo (16 dicembre, ndr) – ha concluso Errani - convocherò la Conferenza delle Regioni proprio per fare il punto sulla situazione e verificare se ci sarà o meno una corrispondenza effettiva e reale da parte del Governo alle nostre proposte”.

[file audio] Errani: rinviata di 1 settimana la Conferenza Unificata. Prime aperture del Governo sul legame fra federalismo fioscale e manovra 

(red/09.12.10)

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Manovra e federalismo: al lavoro per Accordo

(regioni.it) Prime spiragli di Accordo dal confronto Governo-Regioni su manovra e federalismo fiscale, ma sono tutte da verificare e da sottoscrivere.
“Su manovra e federalismo il governo è venuto ulteriormente incontro alle richieste delle Regioni e questo non può che suscitare una valutazione positiva'', ha detto il presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, al termine della Conferenza delle Regioni del 9 dicembre.
Per quanto riguarda il lavoro finora svolto insieme al Governo sul federalismo fiscale, l'assessore al Bilancio della Sicilia, Gaetano Armao, ha invece sottolineato i ''punti delicati'' che vanno verificati ''perche' vanno a modificare la clausola di salvaguardia e intaccano una normativa già disciplinata dagli statuti''. In particolare per le regioni a statuto speciale alcuni punti “sono in contrasto con l'autonomia statutaria e con dei percorsi che abbiamo già avviato'', ha spiegato Armao.
Mentre l'assessore della Regione Puglia al Sud e al Federalismo, Marida Dentamaro, ha sottolineato come “ci siano state delle aperture del Governo di un qualche interesse ma vanno chiarite nel dettaglio alcune cose nel tentativo di arrivare ad una intesa, per questo abbiamo chiesto altro tempo per metterle a punto”.
Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha spiegato che "il Governo ha accettato questo rinvio. Io non voglio fare considerazioni, le lascio ai ministri che concordano con noi che è opportuno, per trovare le soluzioni giuste sulla manovra e sul federalismo, rinviare la Conferenza Unificata a giovedì prossimo".
"Il rinvio e' un fatto positivo, per la prima volta abbiamo avuto delle aperture da parte del Governo - ha detto Polverini - Abbiamo discusso di tutto, anche il patto per il sud, e quindi lavoreremo con intensità in questi giorni". La Dentamaro ha spiegato che sul trasporto pubblico locale il governo ''si impegnerebbe alla copertura totale mediante trasferimento per il 2011, mentre per il 2012 e il 2013 dovrebbe verificare se ha la disponibilita' delle risorse necessarie e chiede alle Regioni di rispettare alcuni punti dal Patto di stabilita', al versamento di una quota di cassa integrazione straordinaria''.
Per quanto riguarda il Piano del Sud Dentamaro ha spiegato che ''e' un documento di estrema complessita', ci vuole un approfondimento. E' necessaria una intesa per qualunque tipo di riprogrammazione, ma noi teniamo al principio della territorialita' degli interventi. Il Piano non contiene meccanismi per accelerare la spesa ma solo di tipo sanzionatorio. E poi c'e' un accentramento statale ma i ministeri spendono piu' tardi delle Regioni. Insomma, siamo favorevoli alla riprogrammazione dei fondi ma con un vero miglioramento della spesa degli stessi''.
Il presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo, ribadisce che "si sta lavorando". Il governo avrebbe accettato alcuni emendamenti proposti dalle Regioni e, prosegue De Filippo, "c'e' una apertura, non una dettagliata proposta sui tagli e il Tpl. Abbiamo registrato un atteggiamento collaborativo ma non risolutivo".
Calderoli dichiara: "Abbiamo messo sul tavolo ipotesi di soluzione del problema e adesso le regioni valuteranno". Il ministro Fitto parla di "confronto molto positivo" e si dice certo che si troveranno delle soluzioni.
 
(red/09.11.10)

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Trasporto pubblico locale: Odg del Parlamento

Iniziative di diversi gruppi parlamentari con l'appprovazione della Finanziaria

(regioni.it) Con in via libera, il 7 dicembre, alle “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)” (2464), sono stati anche approvati degli ordini del giorno sui problemi sollevati dalla Conferenza delle Regioni al Parlamento e in particolare sulla questione del finanziamento del trasporto pubblico locale.
Tutti gli ordini del giorno accolti come raccomandazione dal Governo e di particolare interesse per le Regioni e delle Province autonome (oltre al tema del trasporto pubblico locale, particolarmente avvertite anche le questioni relative al welfare) sono stati pubblicati nella sezione "InParlamento" del sito www.regioni.it .Il link è:  
www.regioni.it/upload/ODGACCOLTILEGGESTABILITA'SENATO071210.doc

(red/09.11.10)

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Internazionalizzazione delle imprese: Regioni per riordino enti

Conferenza Regioni Doc 18.11.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni (nella riunione del 18 novembre 2010) ha approvato un documento sul processo di riordino degli enti nazionali che si occupano di promozione e di internazionalizzazione delle imprese.
Tale documento è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it ed il link è:
Si riporta di seguito il testo integrale.
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome-  10/124/cr13d/c11
Le Regioni hanno interpretato la delega al Governo per la riforma degli Enti dell’Internazionalizzazione di cui all’art. 12 della legge 99/2009 come un’importante opportunità per mettere finalmente a sistema tutti gli attori che operano per il commercio estero e l’internazionalizzazione delle imprese, tenendo conto del nuovo assetto delle competenze intervenuto con la riforma del Titolo V della Costituzione.
Rilevando evidenti problemi di governance complessiva delle politiche pubbliche dell’internazionalizzazione, le Regioni avevano chiesto al Governo di partecipare a pieno titolo al processo di riforma complessiva degli strumenti, degli enti e delle modalità di finanziamentoper il commercio estero e l’internazionalizzazione delle imprese,nonché di orientare tale riforma verso una forte semplificazione dell’attuale sistema di sostegno alle imprese attive sui mercati esteri e di rafforzare l’impronta federalista degli attuali assetti pubblici, a partire dalle sedi territoriali dell’ICE.
La bozza di decreto legislativo, reso disponibile per le vie brevi alla data del 27 settembre u.s., è stato attentamente esaminato in sede tecnica dalle Regioni per le ovvie ricadute che una riforma di tale portata ha sui singoli territori. La disamina puntuale del testo ha evidenziato una sostanziale difformità rispetto alle proposte di riforma avanzate dalle Regioni, nonché alcuni elementi di criticità che di seguito vengono rappresentati.
La bozza di D.LGS interessa il riordino degli Enti previsti dalla legge 99/09, Ice, Simest SpA, Finest SpA, Informest, Camere di Commercio estere, e appare un testo molto complesso e per certi versi ancora non definitivo.
Pertanto, le seguenti osservazioni hanno un carattere preliminare e richiedono approfondimenti ed interpretazioni “autentiche” da parte degli estensori del testo, nonché un’analisi più puntale delle previsioni ivi contenute, in particolare in merito alla architettura generale ed al funzionamento di un sistema reale di governance dell’Internazionalizzazione.
Una prima valutazione critica deriva dalla constatazione che l’azione di razionalizzazione introdotta dal decreto è prevista in stretto raccordo con le Amministrazioni statali interessate ma non con le Regioni, determinando di fatto un passo indietro rispetto alla legislazione vigente e al nuovo assetto costituzionale.
La delega legislativa per il riordino dell’ICE si sostanzia, di fatto, con la costituzione di uno Sportello Italia, come Single Window, o Sistema Informativo generale localizzato presso la sede centrale dell’ICE con lo scopo di integrare e mettere a sistema servizi e strumenti erogati da soggetti diversi nel settore della Internazionalizzazione.
Lo Sportello Italia, di cui non è chiara la natura giuridica, rappresenta il centro di coordinamento degli SPRINT regionali, che assumono a loro volta la funzione di coordinamento delle azioni di Internazionalizzazione promosse dagli attori e dagli stakeholders nei rispettivi territori.
La creazione di sistemi informativi, a livello centrale e periferico, non investe aspetti di carattere giuridico ma rappresenta al limite soltanto una azione di razionalizzazione delle modalità di pubblicità e accesso ai servizi per le imprese.
Appare, inoltre, impropria l’attribuzione di un ruolo di coordinamento a soggetti che non hanno né competenza in termini di attribuzioni costituzionali né personalità giuridica propria per esercitare tale ruolo, come lo Sportello Italia e gli Sprint, che rappresentano mere emanazioni organizzative, ove esistenti, delle Regioni.
La carenza della personalità giuridica sia per lo Sportello Italia che per gli Sprint rende altresì di difficile interpretazione anche le previsioni di distacco di personale rispettivamente dalla sede ICE centrale e soprattutto dalle sedi ICE regionali, nonché dagli altri enti oggetto di riordino ai sensi della presente delega legislativa, verso questi “contenitori”.
Il risparmio generato a livello centrale da tali distacchi verrebbe orientato a favore delle iniziative promozionali dell’ICE e dello Sportello Italia, senza che sia chiaramente chiarito quali siano i soggetti che dovranno coprire finanziariamente tale risparmio.
Il testo prefigura poi una ridefinizione del quadro di competenze e funzioni per ICE, con una enfatizzazione delle azioni rivolte alla attrazione degli investimenti esteri, in collaborazione con Invitalia, e introduce un nuovo assetto generale degli enti con l’assorbimento delle funzioni svolte da Informest nello Sportello Italia ed una fusione per incorporazione tra Simest SpA e Finest SpA.
A tale rafforzamento delle competenze ICE, nel testo si evidenzia un corrispondente affievolimento della collaborazione tra l’Istituto e le Regioni per tutta una serie di attività proprie di ICE, rispetto a quanto previsto dalla legge 68/1997.
Pur considerando favorevolmente l’inserimento di un rappresentante delle Regioni nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto, tuttavia tale previsione non può compensare la carenza sopra evidenziata.
Si istituisce la Consulta Nazionale per l’Internazionalizzazione, alla quale partecipa un rappresentante delle Regioni, che sembra sovrapporsi alla Commissione di cui al Decreto legislativo 143/98, art. 24. Alla sola Consulta spetta il parere sulle Linee Direttrici annuali del MISE e sul Piano Promozionale Annuale, senza che sia previsto un passaggio in Conferenza Stato-Regioni di questi due importanti documenti di programmazione dell’attività del settore. Valgono qui le stesse considerazioni per la previsione di un rappresentante regionale espresse in relazione al CdA dell’ICE.
Va segnalata altresì la opportunità che il testo di DLGS affronti anche la riorganizzazione dei Consorzi, che non sono oggetto di delega.
Una particolare importanza riveste poi il quadro dei rapporti con il sistema camerale, sia all’interno degli organi di gestione e coordinamento del sistema dell’Internazionalizzazione che con riferimento agli Accordi operativi previsti, nonché al ruolo di avvalimento che ICE eserciterebbe nei confronti delle Camere di Commercio all’estero.
Infine, molte perplessità sorgono in merito all’impostazione degli strumenti finanziari dedicati alle politiche di internazionalizzazione.
A fronte della richiesta avanzata dalle Regioni di superare il meccanismo dell’accordo di programma quadro - che sconta una disciplina non coerente con il Titolo V della Costituzione - e di prevedere una programmazione finanziaria pluriennale, con la costituzione di un fondo nazionale per l’internazionalizzazione delle imprese da ripartire tra le Regioni, il presente decreto lascia invece prefigurare una gestione complessiva delle risorse attraverso ICE ed una sostanziale equiparazione delle Regioni agli altri soggetti operativi nel settore della Internazionalizzazione.
Tutto ciò premesso, le Regioni evidenziano la necessità e l’urgenza di un confronto con il Viceministro Urso prima dell’adozione formale da parte del Consiglio dei Ministri dello schema di decreto legislativo.
Roma, 18 novembre 2010
 
(red/09.12.10)

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Immigrazione: parere "diversificato" su Regolamento

Conferenza Regioni Doc 18.11.10

(regioni.it) E’ un parere diversificato quello che le Regioni hanno dato il 18 novembre 2010 sul Regolamento relativo alla disciplina dell’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato (a norma dell’articolo 4-bis, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). Nella Conferenza Unificata, infatti, alcune Regioni hanno espresso un parere negativo, altre positivo. Tale posizione diversificata è esplicitata nel documento che è stato consegnato al governo lo stesso 18 novembre e che è stato pubblicato sul sito www.regioni.it nella sezione “conferenze”. Il link è:
Si riporta di seguito il testo integrale.
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - 10/121/CU05/C2
Punto 5) O.d.g. Conferenza Unificata
Le Regioni Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e la Provincia Autonoma di Trento esprimono parere negativo con le motivazioni di seguito riportate.
·         Assenza di un quadro strategico di programmazione e pianificazione delle politiche di integrazione (Documento triennale Immigrazione) nel quale collocare l’Accordo di Integrazione;
·         Mancanza di un disegno di sistema, di una definizione chiara della governance tra i diversi livelli nazionali e territoriali e di un piano operativo di attivazione dell’Accordo di integrazione (esempio: stima beneficiari diretti, definizione soggetti e modalità delle diverse azioni previste nel provvedimento);
·         Mancanza di un chiaro impegno finanziario da parte dello Stato con conseguente ricaduta dei costi a livello territoriale su Regioni ed Enti Locali;
·         Impatto sugli Sportelli Unici Immigrazione con evidente sovraccarico di compiti e impegni che mettono a rischio la qualità e l’efficienza del servizio ed indeboliscono le funzioni connesse al rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno;
·         Necessità di garantire il funzionamento dei Centri Provinciali adulti per l’espletamento dei corsi di lingua italiana;
·         Sottovalutazione complessiva delle competenze delle Regioni in materia in integrazione sociale dei cittadini stranieri.
Dato atto che l’attuazione dell’Accordo comporta una oggettiva crescita della domanda/obbligo di apprendimento linguistico da parte degli adulti stranieri, si sottolinea la necessità che si proceda ad un “Piano Nazionale per l’apprendimento e l’insegnamento L2” rivolto agli adulti extracomunitari neo-arrivati dotato di risorse certe e adeguate (che esulino dall’assegnazione a bandi ma siano assegnate alle regioni con specifici accordi).
Le Regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna e Veneto esprimono parere favorevole.
Roma, 18 novembre 2010
 
(red/09.12.10)

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Agricoltura: i danni causati dalla fauna selvatica

Conferenza Regioni Doc 18.11.10

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella riunione del 18 novembre ha approvato un documento per l’indagine conoscitiva sul fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche. Il documento è stato pubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it ed il link è:
Si riporta di seguito il documento (con esclusione della tabella relativa ai danni riportata in fondo al documento)
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - 10/118/cr12b/c10
Premessa
I dati raccolti dalle Regioni e dalle Province autonome evidenziano che i danni causati dalla fauna selvatica alle coltivazioni agricole sono ingenti e presenti in tutte le Regioni ancorché differenziati in ragione del territorio, delle colture presenti e delle specie che li causano.
I dati evidenziano poi che oltre ai danni alle colture sono ingenti anche i danni alla zootecnia e che le specie responsabili sono, non solo specie cacciabili, ma anche specie protette come ad esempio lo storno e il lupo.
E’ stato affrontato, inoltre, il tema degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica e dei conseguenti danni alle persone e alle cose. Sempre più spesso le Regioni e/ le Province sono condannate al risarcimento di questa tipologia di danni e quindi sono costrette ad affrontare problematiche giuridiche ed economiche enormi. Tale problema ad oggi non è adeguatamente conosciuto e merita maggiore considerazione anche in considerazione delle problematiche sociali che genera.
Dal punto di vista giuridico la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato, quindi le disposizioni contenute nella legge 157/1992 relative alla fauna sono fondamentali e non adattabili dalle regioni in quanto non di propria competenza.
Relativamente al tema danni, la legge 157/1992 obbliga le Regioni al risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica alle coltivazioni agricole, escludendo altre tipologie, quali i danni alle persone e cose, per le quali si fa quindi applicazione della norma generale contenuta nell’articolo 2043 del codice civile.
Prendendo in considerazione le diverse specie che causano danni all’agricoltura, sono stati esaminati i dati esistenti al fine di formulare proposte operative.
Cinghiale e altri ungulati
E’ evidente che le specie che generalmente producono la maggior parte dei danni sono gli ungulati, cinghiale in primis, ma anche capriolo, cervo e daino.
Le popolazioni di ungulati sono in aumento esponenziale non solo in Italia, ma anche in Europa e con la crescita delle popolazioni sono cresciuti anche i problemi.
Le colture maggiormente danneggiate dagli ungulati sono le erbacee e i seminativi, ma non si può non evidenziare anche i danni alle strutture produttive (recinti, muretti ed altro). Sono tanti anche i danni al bosco e alla biodiversità. Inoltre sono questi grossi mammiferi i principali pericoli per la circolazione stradale.
Le Regioni in vario modo hanno cercato di contenere le popolazioni e di arginare il continuo proliferare dei danni che sempre più ha generato malcontento in tutto il comparto agricolo. Spesso il problema ha portato a veri e propri conflitti fra istituzioni e parti sociali coinvolte.
Notevole è lo sforzo delle Amministrazioni regionali e locali per implementare adeguate misure di prevenzione, soprattutto recinzioni metalliche e elettriche.
La normativa statale di riferimento non prevede una specifica disciplina della materia in quanto nel 1992 le popolazioni di ungulati non erano così numericamente importanti e scarso era l’interesse venatorio nei confronti di queste specie.
Le regioni hanno cercato di risolvere il problema gestionale degli ungulati con proprie leggi e regolamenti regionali, ma sarebbe necessario rimuovere alcuni ostacoli dovuti principalmente all’attuale assetto della normativa nazionale vigente come per esempio il divieto di esercizio venatorio in presenza di neve.
Sarebbe opportuno quindi sancire alcuni fondamentali principi fra cui:
• Gestione e/o controllo delle popolazioni di ungulati su tutto il territorio agroforestale (anche quello precluso all’attività venatoria) per garantire il mantenimento di densità definite e compatibili con le coltivazioni agricole presenti e le altre attività antropiche;
• Autonomia gestionale delle regioni per poter valutare ed implementare le strategie più opportune e funzionali al proprio assetto socio-economico e territoriale e per poter sempre più rivalutare tale patrimonio faunistico che dovrebbe costituire una risorsa del territorio anziché un problema.
Avifauna
Anche l’avifauna rappresenta una voce di danno importante soprattutto a carico di frutteti, oliveti, vigneti, coltivazioni arboree in genere, colture da seme e allevamenti ittici.
Notevole è lo sforzo delle amministrazioni regionali per prevenire danni con metodi non cruenti (deterrenti meccanici di vario tipo) e con interventi di controllo applicati a livello locale a salvaguardia di specifiche aree coltivate o allevate.
Nell’ambito della categoria avifauna una specifica attenzione deve essere prestata alla specie storno, da sola causa buona parte dei danni all’agricoltura ricompresi nella categoria”avifauna” e in quanto specie non cacciabile in Italia dal 1994, nonostante diverse fonti scientifiche affermano che la specie in Italia non è in declino, ma in progressivo aumento soprattutto nelle regioni in cui la specie è ormai nidificante e stabile.
Il fatto che sia vietata l’attività venatoria nei confronti della specie storno crea non pochi problemi gestionali alle Regioni e agli enti locali competenti nella gestione della fauna.
Di fatto è possibile intervenire solo con lo strumento delle deroghe di cui all’articolo 9 della direttiva 147/2009/CE secondo modalità ancora non definite dal legislatore (linee guida previste dall’articolo 42 della legge comunitaria recentemente approvata) e di difficile attuazione, soprattutto dopo la recente sentenza della Corte di Giustizia che ha condannato lo Stato per non aver correttamente applicato la normativa europea anche in materia di deroghe.
Per affrontare concretamente il problema legato alla specie storno occorrono iniziative da parte della Presidenza del Consiglio nei confronti dell’Unione Europea per reinserire, con la maggiore urgenza possibile, la specie fra quelle cacciabili.
Fauna alloctona e specie inselvatichite
Sono rilevanti anche i danni causati dalla fauna alloctona come nutria e scoiattolo, nonché dalle specie inselvatichite come il piccione. I danni non sono provocati solo all’agricoltura, ma anche alle strutture e manufatti come per esempio le opere di difesa idraulica.
Per tali tipologie faunistiche sarebbe auspicabile ampliare e semplificare le attuali procedure relative alle metodologie gestionali a disposizione delle Regioni.
Specie ittiofaghe
Si segnala la forte crescita delle richieste di indennizzo per i danni arrecati alle produzioni ittiche da uccelli ittiofagi e in particolare dai cormorani. Solo pochi anni fa questa specie era sull’orlo dell’estinzione. Oggi, a seguito delle politiche conservazionistiche poste in essere, la popolazione europea di cormorani è notevolmente aumentata, tanto che la stessa Unione europea, in recenti documenti, ha dichiarato che il cormorano non risulta più tra le specie minacciate di estinzione. Si rende pertanto necessario affrontare con urgenza il problema a livello europeo al fine di individuare le strategie da intraprendere anche con gli altri Stati membri dirette a contenere la popolazione dei cormorani.
Incidenti stradali
Il fenomeno degli incidenti stradali causati da fauna selvatica è in continuo aumento a causa soprattutto dell’aumento delle popolazioni di selvatici, specificatamente ungulati, ma anche istrici e piccola fauna stanziale.
I danni denunciati sono ingenti e riguardano non solo le cose (soprattutto autovetture e motorini), ma anche le persone (invalidità e morte).
Sempre più spesso le pubbliche amministrazioni sono condannate al risarcimento di somme ingenti con conseguenti problemi per reperire le necessarie risorse finanziarie.
Ad oggi è pendente un’ingente mole di contenzioso presso la magistratura con il correlato impegno burocratico e finanziario della Pubblica Amministrazione coinvolta (Regioni, Enti locali e Uffici Giudiziari).
Alcune Regioni hanno sperimentato forme di assicurazione per coprire tali tipologie di rischi, ma gli esiti delle esperienze riportate al gruppo di lavoro sono contrastanti e non hanno evidenziato situazioni positive degne di segnalazione.
Il problema è grave ed è necessario un intervento, urgente, del legislatore in merito.
Risorse finanziarie e gestione faunistica
Un tema trasversale rispetto a quello sopra trattato, e che riguarda in genere tutto il Settore gestionale faunistico e venatorio, è quello delle risorse finanziarie sempre più limitate.
Le Regioni riaffermano la necessità di sollecitare il Governo tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, affinché dia completa attuazione alle disposizioni contenute nella legge 388 del 2000 (legge finanziaria 2001) articolo 66, comma 14 che disponeva lo stanziamento in via transitoria per i primi tre anni di una somma pari a euro 5.164.564, 00 da ripartire tra le regioni per la realizzazione di programmi di gestione faunistico ambientale; a decorrere dall’anno 2004 il trasferimento alle Regioni di una somma pari al 50% dell’introito derivante dall’applicazione della tariffa sulle concessioni governative relative alle licenze di porto di fucile ad uso caccia.
Ciò consentirebbe una maggiore intensità degli interventi preventivi e di metodi alternativi al fine di ricondurre le popolazioni selvatiche a livelli ecologicamente e socialmente sostenibili.
Maggiori risorse sarebbero di aiuto anche agli Osservatori Faunistici Regionali al fine di svolgere l’attività di monitoraggio degli habitat e della fauna selvatica, nonché dei prelievi e delle deroghe così come previsto con l’applicazione delle prossime Linee Guida dell’ISPRA.
Vedi tabella relativa ai danni regione per regione (in fondo al documento), il link è:
Roma, 18 novembre 2010.
 
(red/09.12.10)
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periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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