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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 1704 - lunedì 13 dicembre 2010

Sommario3
- Conferenza delle Regioni il 16 Dicembre
- Semplificazione e sviluppo: alleanza Conferenza Regioni-UnionCamere
- Piano Infanzia: mancano riferimenti finanziari
- Beni culturali: Assessori Regioni chiedono confronto a Ministro
- Agricoltura: Assessori ribadiscono no a coltivazioni OGM
- Il testo del Protocollo Regioni-Unioncamere

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Conferenza delle Regioni il 16 Dicembre

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani ha  convocato la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 16 dicembre 2010 alle ore 10.00 (in Via Parigi, 11 a Roma).
Questo l’Ordine del giorno:
1)Approvazione resoconti sommari delle sedute del 4, 11, 18 e 25 novembre 2010;
2)Comunicazioni del Presidente;
3)Esame questioni all’o.d.g. della Conferenza Unificata;
4)Esame questioni all’o.d.g. della Conferenza Stato-Regioni;
5) Commissione affari istituzionali – Regione Lazio
Associazionismo intercomunale - Deliberazione sulla richiesta di proroga,  da proporre in sede di Conferenza Unificata, del termine per la presentazione delle domande di accesso al Fondo 2011 dal 31 gennaio 2011 al 30 aprile 2011 - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 9 dicembre 2010;
6) Commissione affari comunitari e internazionali – Regione Sicilia
Futura Composizione del Comitato delle Regioni – Risoluzione del Comitato e posizione delle Delegazioni tedesca, francese, italiana e inglese – Punto all’esame della Commissione nella riunione del 15 dicembre 2010;
7) Commissione beni e attivita’ culturali – Regione Calabria
Proposta di prosecuzione del progetto ORMA – Osservatori regionali sullo spettacolo dal vivo - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 19 novembre 2010;
8) Commissione beni e attivita’ culturali - ambito Turismo - Regione Abruzzo
a) Valutazione del progetto del Dipartimento Turismo relativo alla valorizzazione dell’offerta turistica italiana e consolidamento dei rapporti bilaterali con i Paesi emergenti (BRIC) - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 1 dicembre 2010;
b) Contributo delle Regioni alla definizione del Piano strategico nazionale del Turismo: - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 10 novembre 2010;
9) Commissione istruzione, lavoro, innovazione e ricerca – Regione Toscana
Richiesta di proroga al 31.03.2011 del termine di entrata in vigore dell'elenco prefettizio del personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo, di cui alla disposizione transitoria all'art. 8 del Decreto del Ministero dell1nterno del 6 Ottobre 2009 - Punto esaminato dalla Commissione Affari istituzionali nella riunione del 9 dicembre 2010 e all’esame della Commissione istruzione, lavoro, ricerca e innovazione del 15 dicembre 2010.
10) Commissione politiche agricole – Regione Puglia
a) Coesistenza tra colture convenzionali, geneticamente modificate e biologiche: richiesta del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di ulteriori approfondimenti - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 9 dicembre 2010;
b) Ordine del giorno in materia di attuazione della direttiva 1999/74/ce e 2002/04/ce relativa al benessere delle galline ovaiole allevate in gabbia - Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 9 dicembre 2010;
11) Commissione attività produttive – Regione Marche
Presa d’atto del documento finale della XI Sessione Programmatica del CNCU – Regioni (Orvieto 11 e 12 novembre 2010) – Punto esaminato dalla Commissione nella riunione del 25 novembre 2010;
12) Varie ed eventuali.
Seduta riservata
13) Designazioni
a) Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea (ITALRAP): rinnovo del mandato di un esperto delle Regioni ai sensi dell’art. 168 del D.P.R. 18 del 1967 e dell’art. 58 della legge 52 del 1996 - Punto all’esame della Commissione nella riunione del 15 dicembre 2010;
b) Commissione Nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, di cui al D.L: 15 aprile 2002, n. 63, convertito con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112: ricostituzione - quattordici rappresentanti regionali (sette titolari e sette supplenti) – Punto all’esame della Commissione Salute nella riunione prevista per il 15 dicembre 2010;
c) Indicazione del vice presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo nazionale pensione complementare per i dipendenti delle Regioni-Autonomie locali e della Sanità – PERSEO.
 
(red/13.12.10)

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Semplificazione e sviluppo: alleanza Conferenza Regioni-UnionCamere

(regioni.it) Semplificazione degli adempimenti e delle procedure amministrative per l’avvio dell’attività di impresa ed attuazione della riforma dello sportello unico per le attività produttive; collaborazione per lo sviluppo del settore distributivo -commerciale e dei servizi; individuazione e incentivazione dello sviluppo locale, in particolare con interventi volti a facilitare l’accesso al credito e la promozione dell’internazionalizzazione delle imprese. Sono questi i contenuti del Protocollo d’intesa (vedi notizia successiva) tra Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Unioncamere, siglato oggi dai Presidenti Vasco Errani e Ferruccio Dardanello.
“La firma odierna – ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani - rappresenta una spinta ulteriore ad un processo di collaborazione che Regioni e Camere di Commercio hanno da tempo avviato nei territori. Il protocollo – nato da una iniziativa della Commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni, coordinata dalla regione Marche - è uno strumento in più per rilanciare lo sviluppo, soprattutto in questa fase difficile per gli effetti della perdurante crisi economica che colpisce le nostre imprese.
La sinergia che si realizza con questo protocollo – ha concluso Errani - va quindi nella direzione di un effettivo sostegno alle imprese, evitando le sovrapposizioni, percorrendo fino in fondo la strada della semplificazione, eliminando i vincoli che rischiano di essere un ulteriore ostacolo per lo sviluppo imprenditoriale italiano”
“Con il protocollo – ha detto il Presidente dell’Unioncamere Ferruccio Dardanello - diamo avvio ad un percorso di collaborazione e confronto permanente tra il sistema camerale e le regioni su temi cruciali per la ripresa dell’economia e dei territori. In particolare, il protocollo è importante perché lavora su due leve fondamentali dello sviluppo locale: da un lato la semplificazione del contesto normativo per l’attività di impresa, da cui dipende fortemente la competitività del nostro sistema produttivo; dall’altro, punta a una maggiore integrazione degli interventi a sostegno delle imprese e delle economie locali, valorizzando le esperienze positive finora maturate tra sistemi camerali locali e programmazione regionale”.
In base al Protocollo, la Conferenza delle Regioni e l’Unioncamere si impegnano ad individuare congiuntamente proposte che consentano un più efficace rapporto tra le imprese e la pubblica amministrazione, al fine di garantire la crescita e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale.
Allo scopo di definire congiuntamente le azioni da porre in essere e di verificare lo stato di attuazione delle finalità predette, il protocollo prevede l’istituzione di un tavolo tecnico di coordinamento, composto da tre membri indicati da Unioncamere e tre membri individuati dalla Commissione Attività produttive della Conferenza.
 
(red/13.12.10)

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Piano Infanzia: mancano riferimenti finanziari

Conferenza Regioni Doc 18.11.10

(regioni.it) Le Regioni, nel corso della Conferenza Unificata, hanno espresso una serie di criticità sul “Piano infanzia” sottolineando nel documento consegnato al governo il 18 novembre che  “il mancato riferimento a risorse finanziarie e la non determinazione dei livelli essenziali (come previsto dall’articolo 117, lettera m della Costituzione), non consente allo stato attuale una valutazione positiva sul Piano e sulla sua concreta operabilità”.
Il Documento è statopubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it ed il link è:
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome -10/106bis/CU07/C8
Punto 7) Odg Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esaminato lo schema di Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, rileva: in via preliminare che, non essendo ancora fissati i Livelli Essenziali delle Prestazioni sociali e socio-educative, il Piano, non è rispettoso delle competenze attribuite ai diversi livelli di Governo dall’attuale quadro costituzionale e dalle recenti norme in materia di Federalismo fiscale; pertanto l’attuazione dello stesso dovrà essere ampiamente condivisa con le Regioni cui spettano indirizzi e programmi per il territorio di afferenza.
In questo quadro, proprio per la condivisione sull’importanza di politiche a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, diventa dirimente, l’individuazione di risorse finanziarie per lo sviluppo di tali politiche, anche secondo quanto previsto dalla legge 451/97, come modificata dal DPR. 14 maggio 2007, n. 103, laddove si prevede che il Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva “sia lo strumento di applicazione e di implementazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo”, conferendo “priorità ai programmi riferiti ai minori”, ed individuando le modalità di finanziamento degli interventi in esso previsti.
Le modalità di finanziamento sono quindi considerate anche dal legislatore statale, come condizione per rendere operativa e credibile la programmazione contenuta nel Piano stesso, che rappresenta un impegno delle Regioni nei confronti dei propri cittadini. Se gli impegni e gli indirizzi indicati nel Piano diventano “meramente programmatici” il loro significato assume un profilo virtuale e fa venire meno anche la stessa previsione biennale del Piano.
Nelle azioni non vengono definiti con sufficiente chiarezza “competenze e responsabilità” tra “promotori” e “collaboratori” che sul piano attuativo hanno responsabilità completamente differenti. Anche la introduzione nelle “azioni di sistema” delle Amministrazioni Provinciali desta perplessità in relazione ai ruoli che la pianificazione regionale ha già attribuito alle stesse e che nella gran parte dei casi non sono conformi a quanto è stato individuato nel Piano.
In sintesi, le Regioni e le Province autonome, proprio nel condividere l’approccio complessivo del Piano, e apprezzando l’impegno in esso contenuto circa l’adeguamento di normative vigenti (affido familiare, Testo unico delle leggi sull’infanzia e l’adolescenza, legge 53/2000 e DLgs 151/01, innovazioni in tema di giustizia minorile, promozione dell’interculturalità, etc.), non possono astenersi dal rilevare criticità sui contenuti generali, quali:
1.  Assenza di risorse finanziarie certe (anche come rifinanziamento di leggi vigenti);
2.  Livelli Essenziali delle Prestazioni: sono indicati dal Piano più volte in termini formali, per assicurarne “attenzione costante e prioritaria” (pag. 8), e come obiettivo generale del “sistema di tutele e garanzie dei diritti delle persone di minore età”.(pag 18). Di fatto, l’individuazione dei LEP è richiamata solo per alcune azioni (servizi integrati per la prima infanzia) pag 10), adozione nazionale ed internazionale (pag 15), contrasto alla pedofilia e pedopornografia (pag 25), funzioni di proposta politica da parte del garante (pag 21). Sembra ovvio, che senza la preventiva definizione dei livelli essenziali per l’infanzia, all’interno delle politiche sociali, attraverso specifico accordo con la Conferenza Unificata e in armonia con le norme del Federalismo (legge 42/09 e successivi Decreti anche in corso di emanazione), il Piano è destinato ad essere un documento di intenti;
3.   Sono state eliminate, nella quasi totalità delle schede, rispetto alla versione licenziata dall’Osservatorio, le indicazioni sugli “Strumenti” e sui “Tempi”, rendendo in questo modo “difficilmente verificabili” gli impegni da assumere;
4.      Particolarmente per i temi dell’esclusione sociale e dell’immigrazione emerge un approccio molto orientato alla “riparazione” (fatto salvo quanto evidenziato sui rapporti intergenerazionali), piuttosto che alla prevenzione e alla promozione di opportunità;
5.   Sull’organizzazione dei servizi per minori, fatte salve alcune eccezioni, manca il riferimento esplicito all’approccio multidisciplinare e al lavoro di équipe, anche come necessario supporto a concrete possibilità di valorizzazione dell’apporto del Privato sociale;
6.    Circa l’ascolto del minore, al di là dell’affermazione di massima della sua necessità, si rileva spesso il venir meno del riferimento a strumenti e metodi che ne rendano possibile e misurabile la concreta attuazione.
Nel merito delle singole schede si rileva che:
a.       Le schede relative al “sostegno alla genitorialità” (A03 e A08) sottendono un approccio assistenzialistico, contrario alla logica dell’welfare delle opportunità: il sostegno alla genitorialità dovrebbe permeare tutte le politiche pubbliche e non solo essere declinato per le famiglie con fragilità, né può esaurirsi con la sperimentazione di servizi educativi domiciliari (es. nidi). In proposito, è da segnalare, in ordine a quanto rilevato sul rispetto delle competenze istituzionali, la previsione di un “avviso pubblico” statale per la sperimentazione di asili domiciliari, (si ricorda in proposito quanto già affermato nel merito dalla Corte costituzionale con sentenza 320 del 2004);
b.      E’ da precisare come l’allontanamento dalla famiglia, sia oggi da considerare “residuale” e riservato ai casi di assoluta necessità, attivando sostegni ed aiuti alla famiglia di origine. Le condizioni di indigenza della famiglia devono essere contrastate con adeguate forme di sostegno; già la legge 149/01Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori stabiliva che le condizioni di indigenza dei genitori non potessero “essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia”. Eventuali “patologie” del sistema rispetto ai già vigenti obblighi di legge (cioè eventuali allontanamenti per meri motivi di indigenza della famiglia) devono essere affrontate come fatti specifici e non possono rappresentare lo schema di riferimento della programmazione nazionale.
c.       Le schede A07 e A08 che propongono linee di orientamento per il Servizio Sociale e per la prevenzione dell’allontanamento dalla famiglia, richiedono di essere sostenute con importanti finanziamenti, proprio per mettere in atto le risorse necessarie ad attivare servizi preventivi;
d.      Appaiono carenti e tra loro scarsamente integrate le misure a favore degli adolescenti (scheda A13), particolarmente nell’ottica di promozione di opportunità, di prevenzione, di cittadinanza attiva. Rispetto alla precedente stesura è inoltre stato eliminato il riferimento “a finanziamenti dedicati” dello Stato;
e.       La scheda sul sostegno alla frequenza scolastica contro l’esclusione sociale (A14) introduce le “zone di educazione prioritaria “e le “scuole di seconda occasione” che suggeriscono “categorizzazioni” e strumenti “potenzialmente ghettizzanti”, contrari agli indirizzi di integrazione sociale;
e.       Nella scheda relativa ai minori disabili e con difficoltà di apprendimento (B07), proprio per i motivi sopra indicati, è “discutibile” l’introduzione della “salvaguardia di scuole specialistiche integrate” per favorire l’apprendimento in presenza di specifiche disabilità;
f.       Riguardo all’azione sul ricongiungimento familiare degli stranieri (D01), premesso che la legge 94/09ha ristretto tale opportunità anche rispetto alla certezza dei tempi, si segnala che, per promuovere interventi di qualità, occorre prevedere l’informazione agli Enti locali sulle domande e sulla tempistica del ricongiungimento, in modo da consentire loro di organizzare preventivamente l’accoglienza del ragazzo, (es: nei servizi educativi, nell’ambito del diritto allo studio, etc.)
g.      Sul rafforzamento del ruolo delle seconde generazioni (D07), occorre considerare che, dal punto di vista della loro condizione giuridica, i minori e gli adolescenti in questione, vivono, in linea di massima, una condizione di “inferiorità” rispetto ai loro coetanei con cittadinanza italiana. E’ una consapevolezza che si evidenzia soprattutto al compimento del diciottesimo anno di età, quando per la prima volta sono chiamati a giustificare la loro presenza in funzione dell’ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi di studio o di lavoro, con l’improvvisa percezione della loro potenziale esclusione dalla società in cui sono cresciuti. Occorre inoltre non trascurare l’aspetto della cittadinanza, anche tramite la modifica della legge 91/92, come peraltro previsto, nella precedente stesura del Piano.
Infine, non ultimo in ordine di importanza, ma collegato allo stesso successo del Piano, si sottolinea che per le rilevanti funzioni conferite dalla norme statali all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, è importante ed urgente procedere alla riconferma di tale organismo, di perdurante utilità, per analisi, proposte e valutazioni, che vedano correttamente rappresentate le diverse istanze istituzionali e sociali [1][1].
A conclusione di quanto esposto, al di là degli aggiustamenti tecnici sopra evidenziati, il mancato riferimento a risorse finanziarie e la non determinazione dei livelli essenziali (come previsto dall’articolo 117, lettera m) della Costituzione), non consente allo stato attuale una valutazione positiva sul Piano e sulla sua concreta operabilità.
Roma, 18 novembre 2010
 


[1][1]Art 10 DPR 103/2007. “Tre mesi prima della scadenza del termine di durata, l'Osservatorio e il Centro di documentazione presentano una relazione sull'attività svolta ai Ministri delle politiche per la famiglia e della solidarietà sociale, che le trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 29, comma 2-bis, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, ai fini della valutazione congiunta della perdurante utilità degli organismi e della eventuale proroga della durata, comunque non superiore a tre anni, da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri delle politiche per la famiglia e della solidarietà sociale.”

 (red/13.12.10)

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Beni culturali: Assessori Regioni chiedono confronto a Ministro

(regioni.it) ''Le Regioni intendono chiedere al ministro un confronto sulla tutela e sulla promozione dei musei, sui luoghi della cultura, su archivi e biblioteche, definendo gli standard minimi delle attività di valorizzazione in modo da avere un quadro comune di partenza su tutto il territorio nazionale''. L'assessore alla Cultura della Regione Calabria, Mario Caligiuri, ha presieduto, oggi a Roma, nella sua qualità di coordinatore, la riunione della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni durante la quale, si legge in una nota della Giunta regionale della Calabria, e' stata focalizzata l'attenzione sulle questioni più rilevanti del settore. Tra i vari argomenti affrontati: la valorizzazione dei siti Unesco e il riassetto delle fondazioni lirico - sinfoniche, particolare attenzione e' stata riservata alla necessità di avviare un tavolo permanente con il Ministero dei Beni Culturali sui temi di fondo che riguardano la valorizzazione del patrimonio culturale, il ruolo delle professioni e la loro formazione, il rapporto con i privati.
 
(red/13.12.10)

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Agricoltura: Assessori ribadiscono no a coltivazioni OGM

Gli assessori regionali all’agricoltura hanno ribadito al ministro Galan il proprio no alle coltivazioni Ogm in Italia. Occasione, la seduta del 9 dicembre della Commissione Politiche agricole ed il successivo Comitato tecnico agricolo, “nel quale - spiega il coordinatore della Commissione, l'assessore della Regione Puglia, Dario Stefano - il ministro Galan aveva arbitrariamente reintrodotto in discussione questo argomento”.
In una lettera indirizzata e consegnata oggi al titolare del Ministero delle Politiche Agricole sono state spiegate le ragioni del no.''Abbiamo ribadito - prosegue Stefano – che l'intesa sulle linee guida sulla coesistenza e' stata già ritirata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 7 ottobre scorso. In piu', in quella stessa sede fu approvato un ordine del giorno in cui si chiedeva ai Ministeri competenti di procedere all'attivazione della clausola di salvaguardia, a norma dell'art.23 della Direttiva CE 18/2001, nei confronti delle “varietà geneticamente modificate. In analogia con quanto già fatto da altri Paesi quali Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria”.”L'attivazione della clausola di salvaguardia - prosegue l'assessore - rappresenta l'unico strumento che in modo inequivocabile può portare al raggiungimento dell'obiettivo di mantenere il territorio di tutte le Regioni italiane libero da coltivazioni transgeniche, risolvendo anche i contenziosi esistenti che, comunque, non possono essere imputati ad inadempienze da parte delle Regioni e Province Autonome''.
 
(red/13.12.10)

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Il testo del Protocollo Regioni-Unioncamere

Conferenza Regioni Doc 18.11.10

(regioni.it) Il Protocollo d’intesa Unioncamere-Regioni, approvato dalla Conferenza delle Regioni  il 18 novembre 2010, è stato sottoscritto e diffuso l’11 dicembre 2010.
Il testo del protocollo è statopubblicato nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it ed il link è:
Si riporta di seguito il testo integrale
tra
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, di seguito Conferenza, con sede in Roma, via Parigi n. 11, nella persona del Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani
e
L'Unione Italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di seguito UNIONCAMERE, con sede in Roma, Piazza Sallustio n. 21, in persona del Presidente e legale rappresentante Ferruccio Dardanello
PREMESSO CHE
La Conferenza, sede di coordinamento e di confronto dei Presidenti delle Regioni
• definisce e promuove posizioni comuni su temi di interesse delle Regioni, elabora documenti e proposte al fine di rappresentarle al Governo e al Parlamento e agli altri organismi centrali delle Stato e alle istituzioni comunitarie;
• predispone pareri e basi di intesa in osservanza della legislazione vigente;
• favorisce iI raccordo con le autonomie locali a livello nazionale.
L'UNIONCAMERE, ente con personalità giuridica di diritto pubblico, ai sensi dell' art.7 della legge 29 dicembre 1993 n. 580, come modificata dal d.lgs. 15 febbraio 2010, n. 23, e del proprio statuto:
• cura e rappresenta iI sistema delle Camere di Commercio, alle quali sono attribuite funzioni di interesse generale per iI sistema delle imprese e per la promozione dello sviluppo locale;
• promuove, realizza e gestisce, direttamente 0 per il tramite delle proprie aziende speciali, nonché mediante la partecipazione ad organismi anche associativi, ad enti, a consorzi e a societa anche a prevalente capitale privato, servizi e attività di interesse delle camere di commercio e delle categorie economiche;
• esercita, altresì, le funzioni eventualmente delegate dal Ministero dello sviluppo economico;
• al fine del coordinamento delle iniziative, stipula con le amministrazioni centrali delle Stato, anche autonome, 0 con enti pubblici nazionali 0 con le Regioni, accordi di programma, intese, convenzioni, in rappresentanza dei soggetti del sistema camerale, che sono chiamati ad attuarli;
• formula direttive e indirizzi agli organismi del sistema camerale per I'esercizio delle loro funzioni, fatte salve le funzioni di indirizzo delle competenti autorità statali e regionali.
Il S1STEMA CAMERALE e definito dall'art.1 comma 2 della L.580/1993, come modificata dal d.lgs. n. 23/2010, ove si stabilisce che «Le camere di commercio italiane, le unioni regionali delle camere di commercio, l'UN10NCAMERE, nonché i loro organismi strumentali costituiscono il SISTEMA CAMERALE italiano. Fanno parte altresì del sistema camerale italiano le camere di commercio italiane all'estero e estere in Italia legalmente riconosciute dallo Stato 1taliano».
CONSIDERATO CHE
• con la legge costituzionale n. 3/2001 le Regioni hanno rafforzato le loro prerogative in materia di sviluppo locale e di sostegno al sistema delle imprese, diventando titolari di una competenza legislativa residuale in materia di agricoltura, artigianato, commercio, industria e di una competenza legislativa concorrente in materia di commercio con I'estero e sostegno all'innovazione nei settori produttivi;
• la riforma dell'ordinamento delle Camere di commercio, di cui al digs 23/2010, ha riconosciuto le Camere di commercio quali «enti pubblici dotati di autonomia funzionale» che svolgono funzioni di interesse generale per iI sistema delle imprese ispirandosi al principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 Cost.;
• la riforma ha rafforzato iI ruolo e incrementato le competenze delle Camere di commercio, sia valorizzando iI sistema camerale nel panorama istituzionale del Paese, sia potenziando forme di raccordo tra le Camere e i vari livelli di governo, riconoscendole cosl quali parti attive in un dialogo collaborativo con le altre istituzioni statali, regionali e provinciali;
• con la riforma è stato potenziato iI collegamento tra I'attività delle camere di commercio e le politiche di sviluppo delle altre amministrazioni, tra cui le Regioni, prevedendo espressamente, all'articolo 2, comma 7, della L. 580/1993 e successive modificazioni, che la programmazione degli interventi delle camere di commercio in favore del sistema delle imprese e dell'economia e formulata in coerenza anche con la programmazione delle Regioni;
• il raccordo tra i livelli di governo e iI sistema camerale e garantito, a livello istituzionale, dalla presenza nell'organo di amministrazione dell'Unioncamere di tre rappresentanti designati dalla Conferenza Unificata;
• la riforma ha, inoltre, rafforzato le Unioni Regionali avvalorandone iI ruolo di veri e propri interlocutori istituzionali nei rapporti con le Regioni territorialmente competenti, con le quali sono stati gia sottoscritti alcuni specifici protocolli di intesa che declinano le attività di supporto e promozione dell'attività di impresa.
TUTTO CIO' PREMESSO
La Conferenza e l'Unioncamere convengono quanto segue:
Art. 1
(obiettivi generali)
La Conferenza e l'Unioncamere, richiamate le premesse della presente intesa, avviano un percorso di collaborazione e confronto permanente tra iI sistema camerale e le regioni al fine di perseguire gli obiettivi della semplificazione del contesto normativo di riferimento per I'attività di impresa e di una maggiore integrazione degli interventi a sostegno delle imprese e delle economie locali, in coerenza con la programmazione regionale.
Le tematiche oggetto del confronto sono definite dall'articolo 2 del presente protocollo.
Art 2
(aree di intesa)
La Conferenza e l'Unioncamere si impegnano ad individuare congiuntamente proposte che consentano un piu efficace rapporto tra le imprese e la pubblica amministrazione, al fine di garantire la crescita e 10 sviluppo del tessuto imprenditoriale.
In particolare, le Parti perseguono obiettivi di:
• semplificazione degli adempimenti e delle procedure amministrative per I'avvio dell'attivita di impresa ed attuazione della riforma delle sportello unico per le attività produttive;
• collaborazione per 10 sviluppo del settore distributivo-commerciale e dei servizi, anche attraverso l'lndis, Istituto Nazionale Distribuzione e Servizi, organismo tecnico di Unioncamere;
• individuazione e incentivazione dello sviluppo locale, in particolare con interventi volti a facilitare I'accesso al credito e la promozione deli'internazionalizzazione delle imprese.
Art. 3
(procedure di attuazione)
Allo scopo di definire congiuntamente le azioni da porre in essere e di verificare 10 stato di attuazione delle finalità predette, le Parti istituiscono un Tavolo tecnico di coordinamento, composto da tre membri indicati da Unioncamere e tre membri individuati dalla Commissione Attività produttive della Conferenza.
Il Tavolo opera secondo una agenda dei lavori e priorita individuate in sede politica e può richiedere la costituzione di specifici gruppi di lavoro composti dai rappresentanti tecnici delle rispettive amministrazioni.
Possono essere invitati a partecipare ai lavori tecnici altri soggetti istituzionali e/o rappresentanti delle forze economiche e sociali.
II Tavolo riferisce in sede politica alia Commissione Attivita produttive della Conferenza delle Regioni e al Comitato esecutivo di Unioncamere, con cadenza almeno semestrale, delle risultanze dei lavori e formula eventuali proposte di aggiornamento 0 modifica del presente protocollo.
Art. 4
(attuazione riforma delle Camere di Commercio)
Ferma restando la competenza del Ministero dello 5viluppo Economico, le Parti ritengono opportuno avviare anche un confronto permanente sull'attuazione della riforma del sistema camerale.
Art. 5
(durata)
Il presente protocollo di intesa ha validità triennale decorrente dalla sua sottoscrizione e si intende rinnovato per 10 stesso periodo qualora non venga disposto diversamente dalle Parti.
La sua validita e in ogni caso prorogata per iI tempo necessario a consentire il completamento delle attività, che alla scadenza del triennio risultassero ancora in corso.
Roma,  lì 10 dicembre 2010-12-13
Per la Conferenza
Vasco Errani
Per UNIONCAMERE
Ferruccio Dardanello
 
(red/13.12.10)
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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