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Regioni.it

n. 1903 - mercoledì 19 ottobre 2011

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 20 ottobre
- Sanità penitenziaria e psichiatrica: tavolo interministeriale
- Regionalismo: giornate di studio a Roma
- Istat: dati su Pil e industria
- Sviluppo: il manifesto delle imprese
- Veneto: Zaia su nuovo Statuto

+T -T
Regionalismo: giornate di studio a Roma

Prevista la partecipazione del Presidente della Conferenza delle Regioni, Errani

(regioni.it) L’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie “Massimo Severo Giannini” del Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia promuove le giornate di studio su “Il Regionalismo italiano dall’Unità alla Costituzione e alla sua riforma” dal  20 al 22 ottobre 2011 (CNR,  Aula Marconi - P.le Aldo Moro, 7  Roma).
Nella “nota di presentazione” dell’Istituto si sottolinea come “Il regionalismo italiano” sia “ancora in cerca di identità, sebbene siano trascorsi oltre sessant’anni dall’approvazione della Carta costituzionale e circa dieci dalla revisione del Titolo V”. “Dall’idea di Regione come circoscrizione di decentramento del periodo immediatamente successivo all’unificazione del Regno d’Italia si è passati – scrive l’Issirfa - ad un’idea di Regione come ente territoriale dotato di forme di autonomia del periodo costituente. Dopo la lenta attuazione del modello originario introdotto dalla Costituzione si sono succedute diverse riforme che hanno avviato un processo evolutivo ancora in corso. In particolare le riforme costituzionali degli ultimi anni (l. cost. n. 1/1999, L. Cost. nn. 2 e 3 del 2001) hanno modificato l’articolazione territoriale dello Stato, dando vita ad un nuovo regionalismo. Il processo evolutivo dell’articolazione territoriale dello Stato è ancora in corso e pone diversi interrogativi cruciali per la realizzazione di un sistema coerente con la Carta costituzionale e sostenibile per il Paese; attualmente è in corso il tentativo di avviare il c.d. “federalismo fiscale”.
L’attuazione delle riforme costituzionali, non ancora conclusa, infatti, sembra far evolvere il regionalismo italiano in direzione di un modello di maggiore decentramento, ma non senza palesi contraddizioni, come il nuovo accentramento dei poteri legislativi ed amministrativi in capo allo Stato, la disarticolazione del riparto costituzionale, la mancata attuazione dell’art. 11, ecc.. Di conseguenza, la questione federale italiana rimane aperta e impegna la politica e gli studiosi del diritto costituzionale.
In occasione del centocinquantesimo anno dell’unificazione del Paese – prosegue ancora la nota dell’Istituto Giannini - si intende ripercorrere le tappe fondamentali del processo evolutivo del regionalismo italiano e fare il punto sull’efficacia della revisione del Titolo V della Costituzione italiana, interrogandosi sugli interventi di riforma necessari per l’ulteriore evoluzione dell’ordinamento, anche per renderlo funzionale al processo di integrazione europeo e ai cambiamenti indotti dall’internazionalizzazione dell’economia e dalla crisi finanziaria.
Segnatamente, dopo una ricostruzione della nascita e dell’evoluzione del sistema regionale dal periodo post unitario ad oggi, si intende fermare l’attenzione sul grado di attuazione delle riforme costituzionali del 1999 e del 2001, sulla conseguente trasformazione delle Regioni nel nuovo contesto della Carta costituzionale e sul ruolo che sono chiamate a giocare a livello nazionale – quale ente intermedio tra lo Stato e le autonomie locali – ed a livello europeo, anche alla luce delle modifiche istituzionali introdotte dal Trattato di Lisbona.
Il tutto al fine di contribuire ad individuare gli interventi necessari per l’attuazione definitiva delle riforme costituzionali e per la semplificazione del sistema istituzionale. In particolare, l’attuazione delle riforme costituzionali richiede l’adeguamento del sistema istituzionale al nuovo ruolo delle autonomie territoriali e locali (anche in vista di una semplificazione del sistema istituzionale). Quest’aspetto ha un rilievo particolare per l’ordinato svolgimento delle funzioni amministrative.
L’attuazione della riforma, sebbene ad oggi solo parziale, ha modificato – in ogni caso – l’ordinamento regionale: è ormai quasi completata la revisione degli Statuti regionali, si è stabilizzato il principio che, a prescindere dal rispetto del riparto costituzionale della competenza legislativa tra Stato e Regioni, alle Regioni sia riservato uno spazio legislativo, oppure una peculiare posizione nella decisione amministrativa. Questo principio, peraltro, ha permesso la riduzione del contenzioso innanzi alla Corte costituzionale. Anche l’attuazione dell’autonomia finanziaria, prevista dall’articolo 119, sta comportando una centralità del ruolo economico-finanziario delle Regioni, nonostante i limiti che l’intera riforma presenta, per via della congiuntura economica negativa. Si è potenziata, infine, la partecipazione delle Regioni al processo di formazione ed attuazione del diritto comunitario; mancano però ancora interventi decisivi, a partire dall’adeguamento della legge n. 11 del 2005, sino alla modifica dei regolamenti interni dei Consigli regionali.
In vista dell’adozione di provvedimenti cruciali per definire il nuovo modello di regionalismo, per comprendere in che direzione muovere per la completa attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione, ci si deve interrogare sulla nuova fisionomia delle Regioni. Restano infatti da compiere scelte definitive in ordine all’attuazione del federalismo fiscale, alla determinazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane, alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali che devono essere garantiti a tutti i cittadini, alla ricognizione dei principi fondamentali per l’esercizio della competenza legislativa concorrente, all’avvio del regionalismo differenziato di cui all’articolo 116 della Costituzione, alla riforma del Parlamento con l’istituzione della Camera delle regioni e delle autonomie locali.
Si tratta di scelte che hanno una rilevanza cruciale per il funzionamento del sistema delle autonomie; richiedono quindi grande attenzione e devono essere adottate sulla base di approfondita riflessione e non di contingenti esigenze “politiche”.
Da ultimo l’effettiva realizzazione di forme differenziate di autonomia potrebbe essere funzionale ad evitare ulteriori spinte di alcune porzioni di territorio verso un modello federale che contrasta con l’articolo 5 della Costituzione e che comunque non può essere realizzato in maniera sommaria e frammentata.
Le problematiche relative all’attuazione della riforma devono essere affrontate e risolte tenendo conto dell’esigenza di procedere ad un riassetto del sistema istituzionale, senza il quale non si ritiene possa essere realizzato l’obiettivo del decentramento amministrativo, della riduzione della spesa pubblica e, più in generale, della semplificazione istituzionale. Si intende quindi riflettere anche sull’opportunità di procedere ad un riassetto del sistema istituzionale per potenziare il ruolo delle autonomie territoriali e per dar piena attuazione ai principi di sussidiarietà e decentramento che hanno ispirato la riforma del Titolo V della Costituzione. Si avverte infatti l’esigenza di completare il percorso già avviato ormai da anni mediante la determinazione di strumenti di raccordo a livello parlamentare e governativo della funzione legislativa e amministrativa, il riordino dei cataloghi delle materie alla luce della giurisprudenza costituzionale, il potenziamento del ruolo delle Regioni nella formazione ed attuazione del diritto comunitario.
I nodi da sciogliere sono quindi ancora tanti e riguardano – secondo glòi organizzatori delle giornate di studio - da una parte gli interventi necessari per la completa attuazione delle riforme del 1999 e del 2001, dall’altra gli interventi necessari per la semplificazione del sistema istituzionale. L’attualità dei temi oggetto di indagine è sottolineata dalla circostanza per cui la riforma del regionalismo italiano è ancora al centro del dibattito politico e istituzionale.
A distanza di oltre dieci anni dalle riforme costituzionali del 1999 e del 2001 che hanno modificato significativamente il Titolo V della Costituzione italiana, dando avvio a quello che è stato definito il “secondo regionalismo”, il percorso delle riforme costituzionali non appare ancora completato. Il Convegno, promosso dall’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie “M.S. Giannini” del Consiglio Nazionale delle Ricerche, intende fare il punto sulle questioni aperte e affrontare i temi delicati del dibattito istituzionale. L’auspicio è che i lavori del Convegno di studi possano contribuire a questo dibattito sul rinnovamento dello Stato italiano del 1861 e della Repubblica “una e indivisibile” creata nel 1946.
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
IL REGIONALISMO ITALIANO DALL’UNITA’ ALLA COSTITUZIONE E ALLA SUA RIFORMA
Giovedì 20 ottobre 2011
Ore 15,00 – Presiede: Antonio D’Atena (Università di Roma Tor Vergata); introduce: Stelio Mangiameli (Direttore Issirfa CNR). Saluti delle autorità: è prevista la partecipazione del Presidente della Camera Gianfranco Fini e del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
Ore 16,30 - I SESSIONE – DALL’UNITA’ ALLA COSTITUENTE - 1. L’eredità del pensiero risorgimentale sul federalismo e i primi progetti regionalisti: Corrado Malandrino (Università del Piemonte Orientale – Preside della Facoltà di Scienze Politiche);  2. La ripresa del regionalismo nel dibattito costituente: Ugo De Siervo (Università di Firenze – Presidente emerito della Corte costituzionale); 3. Le innovazioni e le criticità del nuovo Titolo V: Mario Bertolissi (Università di Padova); 4. La nascita delle Regioni speciali: Paolo Giangaspero (Università di Trieste – Preside della Facoltà di Giurisprudenza). Dibattito
Venerdì 21 ottobre 2011
Ore 9,30 - II SESSIONE – LA REGIONE NEL SISTEMA COSTITUZIONALE ITALIANO –Presiede Augusto Barbera (Università di Bologna);  1. Specialità e asimmetria nel sistema italiano - Omar Chessa (Università di Sassari); 2. Forma e contenuti degli Statuti regionali adottati dopo le riforme - Antonio Ferrara (Issirfa CNR – Responsabile Ufficio legislativo della Giunta della Regione Campania); 3. Il ruolo delle fonti normative regionali nel sistema generale delle fonti (nazionali ed europee) - Carmela Salazar (Università Mediterranea di Reggio Calabria);  4. Qualità e quantità delle fonti regionali: novità e conferme dopo la riforma del Titolo V Cost. - Aida Arabia (Issirfa CNR), Carlo Desideri (Issirfa CNR);  Dibattito
Venerdì 21 ottobre 2011
Ore 15,30 – Presiede Beniamino Caravita di Toritto (Sapienza Università di Roma – Direttore Federalismi.it); 1. Le assemblee regionali nella forma di governo regionale (Laura Ronchetti – Issirfa CNR); 2. I sistemi elettorali regionali - Eduardo Gianfrancesco (LUMSA Roma); 3. Il ruolo della Regione nella costruzione di una nuova amministrazione territoriale - Francesco Merloni (Università di Perugia); 4. L’autonomia finanziaria e il federalismo fiscale (Enrico Buglione – Issirfa CNR); Dibattito
Sabato 22 ottobre 2011
Ore 9,00 - III SESSIONE – LA REGIONE TRA L’UE, LO STATO E GLI ENTI LOCALI – Presiede: Giancandido De Martin (LUISS Roma); 1. Le Regioni italiane e l’“Europa”: da Maastricht a Lisbona; Lorenza Violini (Università statale di Milano); 2. Il sistema delle Conferenze: Riccardo Carpino (Prefetto della Repubblica – Capo Gabinetto Ministro Affari Regionali); 3. Alla ricerca della “Camera delle Regioni”: Vincenzo Baldini (Università di Cassino); 4. Verso la regionalizzazione del sistema degli enti locali? : Guido Meloni (Università del Molise)
TAVOLA ROTONDA - QUALE FUTURO PER IL REGIONALISMO ITALIANO. Modera: Stelio Mangiameli. Intervengono: Augusto Barbera, Beniamino Caravita di Toritto, Antonio D’Atena,  Giancandido De Martin, Cesare Pinelli
Ore 13,00 Conclusioni 



( red / 19.10.11 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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