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Regioni.it

n. 1964 - mercoledì 1 febbraio 2012

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 2 febbraio
- Basilicata: la nuova "Giunta De Filippo"
- Istat, Cgil: dati su disoccupazione
- Riforma UE politica agricola comune: spada di Damocle per Italia
- Integrato l'OdG della Stato-Regioni del 2 febbraio
- Conferenza Unificata del 19 gennaio: atti on line

On line su "Regioni.it" le proposte di riforma della PAC

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Riforma UE politica agricola comune: spada di Damocle per Italia

(regioni.it) La relazione sulle Politiche agricole comunitarie, presentata dal commissario all'Agricoltura, il romeno Lacian Ciolos, prevede il progressivo passaggio dei rimborsi diretti della Ue dall'attuale spesa storica, estensione più qualità ed entità dei prodotti, alla semplice dimensione territoriale dell'azienda. Sull’argomento si sofferma un’articolata inchiesta di “Repubblica.it”. “Per l'Italia – scrive il quotidiano on line -una vera "spada di Damocle". Nel giro di poco tempo i rimborsi calerebbero di quasi un miliardo: 800 milioni di euro rispetto ai 5 miliardi e 300 milioni del 2011. Un esempio. Oggi, per ogni ettaro destinato ad un prodotto agricolo con il marchio di qualità il rimborso diretto dell'Unione Europea è di 2 mila euro l'anno. Con i nuovi parametri si ridurrebbe a duecento. Perché continuare a produrre olio di alta qualità o vino a denominazione d'origine controllata? Meglio mettere tutto a prato o a pascolo – sottolinea “Repubblica.it -  per ottenere rimborsi più alti. Il tutto in nome di una strana "green economy" che penalizza i paesi mediterranei, in primo luogo Grecia e Italia, proprio quelli che oggi se la passano peggio”.
La Ue stanzia 57 miliardi di euro l'anno per sostenere la produzione e lo sviluppo dei territori rurali: il 35 per cento del bilancio comunitario, ma “mentre altre politiche beneficiano dell'intervento nazionale - afferma Dario Stefàno, coordinatore della Commissione Agricoltura della Conferenza delle Regioni - quella agricola è l'unica politica economica che gli Stati membri hanno completamente delegato all'Europa. Ma in termini di spesa pubblica complessivamente generata in Europa, l'agricoltura intercetta risorse pari a meno dell'uno per cento".
Fino ad oggi l'Italia ha incassato 5 miliardi e 300 milioni, meno del 10 per cento del totale, La Francia circa 10 miliardi, la Germania quasi 7, la Spagna ed il Regno Unito poco più di 4 miliardi di euro.
“L'aria – spiega “Repubblica.it” - è cambiata con l'ingresso dei Paesi dell'Est europeo. Nazioni dove prevalgono le grandi distese pianeggianti, poco coltivate, con uno scarso valore aggiunto. Ma il loro massiccio ingresso nell'Unione Europea sta facendo pendere la bilancia verso un'agricoltura fatta di grandi pascoli dove gli investimenti sono minimi. Se poi aggiungiamo il consenso alle nuove politiche agricole di Francia e Germania c'è poco da stare allegri. Nei prossimi mesi, a Strasburgo, la battaglia sarà all'ultimo sangue: e l'Italia dovrà combattere fino alla fine”. Il settore agricolo è di vitale importanza per l'Italia e per l'Europa. Nei Paesi della Ue le aziende sono circa 10 milioni occupano una superficie agricola di 160 milioni di ettari e danno lavoro ad oltre 8 milioni di persone. In Italia i lavoratori impegnati nel settore sono 900 mila e le aziende circa due milioni. "Lo scarto evidente è dato dai "dopolavoristi" cioè quelle persone che hanno lasciato la campagna per un altro lavoro ma continuano ad impegnarsi nel settore - commenta Dario Stefàno, assessore all'Agricoltura della Regione Puglia - un fenomeno che conferma una sorta di nanismo strutturale nel quale spesso la famiglia coincide con l'apporto di lavoro aziendale. Malgrado tutto la produzione lorda vendibile supera i 40 miliardi di euro con un contributo al Prodotto interno lordo pari al 5 per cento. Questo contributo aumenta di molto se si considera il ruolo svolto dall'agricoltura nella produzione di qualità, Dop e Ipg, e dalla crescita costante degli agriturismi". La relazione del commissario Ciolos prevede una trasformazione più o meno del 37 per cento della dimensione agricola in prato o pascolo e a pagarne le conseguenze saranno soprattutto delle aziende montane.
"Le proposte legislative per la nuova Politica agricola comunitaria 2013 -2020 - afferma l'assessore Stefàno - hanno suscitato non poche perplessità. Molti settori rischiano di entrare in una crisi profonda. In molti casi, soprattutto dove l'apporto del fattore lavoro è elevato, la riduzione dei premi sarà un ostacolo alla sostenibilità economica delle aziende. Inoltre agli agricoltori saranno chiesti maggiori impegni ambientali, tali da condizionare l'uso di oltre un terzo della superficie agricola. Vanno in questa direzione i requisiti di diversificazione delle colture e di creazione di aree ecologiche - continua Stefàno - previste dalla relazione Ciolos. Certo, la richiesta di maggiore attenzione ambientale è legittima, ma c'è il rischio di perdere porzioni importanti di tessuto agricolo che non saranno in grado di garantirsi la sopravvivenza - conclude - un danno economico, sociale e soprattutto ambientale difficilmente recuperabile".
Per il ministro per le politiche agricole Mario Catania, “video-intervistato” da “Repubblica.it, "con le nuove linee guida dell'Unione Europea, a farne le spese è soprattutto il nostro Paese, caratterizzato da un'agricoltura fatta di basse superfici ad alto valore aggiunto. Le nuove norme non incoraggiano a puntare sulla qualità. Si accentua una tendenza che non condividiamo".

Riforma PAC (politica agricola Comune): proposte 

La politica agricola comune nella prospettiva del 2020: DOCUMENTO DI LAVORO DELLA COMMISSIONE - SINTESI DELLA VALUTAZIONE D'IMPATTO

La Politique Agricole Commune @ 50 ans! (v. in lingua francese)



( red / 01.02.12 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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