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Regioni.it

n. 1974 - giovedì 16 febbraio 2012

Sommario
- Ambiente-innovazione: parte con 600 milioni il Fondo Kyoto
- Corte dei conti: evasione IVA al 36 per cento
- Tassa calamità: Errani, Consulta conferma posizione Regioni
- Consulta: Milleproroghe; illegittima "tassa sulle calamità"
- Gabrielli su legge protezione civile
- Gnudi: Enit braccio operativo Regioni

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Gabrielli su legge protezione civile

Audizione alla Camera

(regioni.it) Il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, nel corso di un'audizione in commissione Ambiente alla Camera, ha sostenuto che fare un semplice ''restyling'' della legge 10 ''servirebbe a mettere qualche pezzetta'', ma ''non risolverebbe il problema, che e' di sistema''. Dunque e' necessario ''andare oltre la legge che ha svuotato il Dipartimento delle sue competenze e rivedere l'intero sistema''.
"Il sistema – spiega Gabrielli - funziona solo se tutte le parti funzionano e se sono chiare le catene di comando e la governance''.
Gabrielli sottolinea che ''questa e' l'occasione per rivedere correttamente i compiti, dobbiamo dire bene chi deve fare cosa''. Perche' il timore e' che si faccia una ''semplice modifica della legge 10'' per ripristinare le condizioni precedenti. Ma questo non basterebbe. ''Le criticita' di oggi c'erano anche prima – ha infatti detto il capo della Protezione Civile - la differenza e' che prima c'era un Dipartimento fortissimo, con grande capacità d'intervento. Ma siccome e' impensabile, oggi, un ritorno al passato, perche' non ci sono piu' le risorse e non ci sono piu' quegli strumenti incidenti che c'erano prima'', allora bisogna mettere mano all'intero sistema in maniera complessiva. Anche per evitare che ''alla prossima alluvione ci sia un'ulteriore crocifissione o che si dica 'si stava meglio quando si stava peggio'.''
Rivedere l'intero sistema significa anche intervenire su competenze regionali, provinciali e comunali, ad oggi molto confuse per via di una serie di modifiche legislative introdotte nel corso degli anni. ''Ho assistito a cose assurde, come sindaci che chiedevano al Dipartimento come comportarsi, bypassando i livelli intermedi. Questo mi fa dire - ha affermato Gabrielli - che non c'e' nulla in mezzo e che i sindaci sono lasciati a loro stessi''. Sono pero' anche le regioni e le province a segnalare diverse criticita' e dunque non basta ''un intervento parziale''. Perche' ''il rischio - ha detto il capo della Protezione Civile - e' che i cittadini non abbiano le risposte adeguate''.
Il ''sistema previsionale italiano e' all'avanguardia'', ha ribadito  Gabrielli in audizione alla Camera. ''Le previsioni hanno sempre un carattere di incertezza – ha spiegato gabrielli -. Si e' fatta polemica sui centimetri ma e' evidente che le previsioni subiscono dei condizionamenti che anche chi ha elementari cognizioni di meteorologia puo' capire''. Il capo del Dipartimento ha pero' sottolineato che ''i sindaci non possono essere messi alla berlina quando prendono decisioni'' anche difficili, proprio in base alle previsioni. ''Vi possono essere atteggiamenti eccessivi, ma questi possono essere evidenziati solo in una valutazione ex post, non ex ante''. Altrimenti, ha concluso, si arriva a mettere sul banco degli imputati le previsioni.
Nel corso dell'audizione Gabrielli ha ricordato che gia' a febbraio dell'anno scorso, quando la legge 10 non era stata ancora approvata in via definitiva, scrisse a Berlusconi, Letta, Tremonti e al presidente delle Regioni Vasco Errani sottolineando che con le modifiche si introducevano ''disposizioni che alterano profondamente la protezione civile'' rendendo ''ingestibile'' l'emergenza. Norme, inoltre, scritte da ''uffici che non si sono mai occupati'' di protezione civile.
Parole cadute nel vuoto, visto che la legge passo' e il Dipartimento e' stato svuotato dei suoi compiti.
Se la legge 10 verra' approvata ''mi e' facile prevedere che questa riforma della Protezione Civile, affidata ad uffici che non se ne sono mai occupati, rovinera' definitivamente un sistema organizzativo fino ad oggi invidiato dal resto del mondo''. E’ sempre la lettera scritta e inviata a Berlusconi dal capo della Protezione Civile.
Nella lettera si faceva riferimento proprio alle modifiche inserite nel Milleproroghe e Gabrielli la invio' quando la legge, passata in una delle due camere, doveva essere ancora approvata dall'altro ramo del Parlamento. I passaggi salienti di quella lettera sono stati ripercorsi oggi dal capo della Protezione Civile nel corso della sua audizione alla commissione Ambiente della Camera.
Premettendo di ''appartenere alla cultura del controllo'' e dunque di non aver ''mai inteso sottrarre l'azione del Dipartimento al suo espletamento'', scriveva dunque Gabrielli: nel milleproroghe ''rientrano disposizioni che alterano profondamente il quadro normativo delle competenze in materia di protezione civile, rendendo di fatto ingestibili gli stati emergenziali con gli occorrenti requisiti di immediatezza e tempestivita'''.
In particolare, Gabrielli puntava il dito contro la norma che prevede il ''concerto'' del ministero dell'Economia nell'emanazione delle ordinanze e contro l'intervento preventivo della Corte dei Conti. ''L'attuale formulazione - scriveva a Berlusconi e a Tremonti - costringera' per il futuro ad attendere il completamento di complesse procedure burocratiche, proprie del ministero dell'Economia, per il rilascio del concerto che, giammai, potra' esaurirsi nell'arco delle 36 ore e richiederà tempi molto lunghi''. Gabrielli aveva anche proposto una soluzione: fissare proprio in 36 ore il termine per l'espressione del parere da parte dell'Economia o, in alternativa, di consentire al premier di procedere in assenza di concerto, nell'immediatezza dell'urgenza. Proposte che non furono prese in considerazione.
Quanto al controllo preventivo di legittimita' della Corte dei Conti sugli atti adottati dai commissari, scriveva il capo della Protezione Civile un anno fa, questo ''determinera' intralci obiettivi all'azione di soccorso delle popolazioni colpite dagli eventi emergenziali'', anche perche' ''nessun commissario si assumera' la responsabilita' di agire senza il preventivo nulla osta della Corte dei Conti''. Gabrielli contestava anche il fatto che con il maxiemendamento venivano stanziati 100 milioni per gli anni 2010-2011 per le alluvioni che avevano colpito Liguria, Veneto, Campania e la provincia di Messina.
 'Il Dipartimento non e' stato minimamente interpellato e non si comprende in che modo sia stata condotta l'istruttoria che ha definito la spettanza''.
Gabrielli avvertiva infine che se la legge non fosse stata corretta, avrebbe dato indicazione ''agli uffici e ai commissaridelegati di non intraprendere alcuna azione in assenza dei preventivi pronunciamenti del ministero dell'Economia e della Corte dei Conti''. E avrebbe svolto una ''capillare opera di informazione'' presso le procure per chiarire come sarebbe cambiato il quadro normativo. ''Non posso chiedere ai miei uffici e ai commissari – concludeva Gabrielli - di assumersi enormi responsabilita' civili, penali e amministrative'' senza poter ''individuare in piena autonomia le soluzioni piu' idonee'' al superamento dell'emergenza.

 





( red / 16.02.12 )
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