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Regioni.it

n. 1983 - mercoledì 29 febbraio 2012

Sommario
- Intesa su riparto Fondo Sanitario Nazionale 2012
- Sanità: riparto 2012; soddisfazione, ma preoccupazione per risorse
- Monti firma l'Atto di indirizzo per la politica fiscale
- Trasporto su acqua e regime IVA: ordine del giorno delle Regioni
- Servizio idrico intergrato: documento delle Regioni
- Sanità: annullata II giornata della Conferenza delle Regioni straordinaria

+T -T
Servizio idrico intergrato: documento delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 22 febbraio, ha approvato un “documento” in relazione all’indagine conoscitiva sulle proposte di legge (C. 2, C. 1951 e C. 3865) in materia di servizio idrico integrato.
Il testo integrale è stato pubblicato sul sito www.regioni.it il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=243131&field=allegato&module=news 

Questo l'indice del documento:
I TRATTI SALIENTI DELLE PROPOSTE DI LEGGE
1. Proposta di legge C. 2 (Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico).
2. Proposta di legge C. 1951 (Modifica agli articoli 147, 148, 151 e 166 e abrogazione dell’art. 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n, 152, nonché modifiche all’art. 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, in materia di gestione del servizio idrico integrato e dei consorzi di bonifica e irrigazione).
3. Proposta di legge C. 3865 (Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico integrato).
OSSERVAZIONI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
-          La riforma del sistema di governance del servizio idrico integrato
-          Il ruolo delle Regioni
-          Le implicazioni della qualificazione del servizio idrico integrato dopo il Referendum del giugno 2011
-          Le altre questioni “aperte” 
Schede pervenute nel periodo marzo 2011 - gennaio 2012
Regione ABRUZZO
Regione BASILICATA
Regione CALABRIA
Regione CAMPANIA
Regione EMILIA-ROMAGNA
Regione FRIULI VENEZIA GIULIA
Regione LAZIO
Regione LIGURIA
Regione LOMBARDIA
Regione MARCHE
Regione MOLISE
Regione PIEMONTE
Regione PUGLIA
Regione UMBRIA
Regione SARDEGNA
Regione SICILIA
Regione TOSCANA
Regione VALLE D’AOSTA
Regione VENETO
Provincia Autonoma BOLZANO 
Stato degli iter di approvazione dei disegni di legge attuativi della Finanziaria 2010 (tabelle)
Sunto delle ipotesi di riallocazione delle funzioni (tabelle)
Tavolo tecnico permanente Stato - Regioni - Autonomie locali finalizzato alla risoluzione delle problematiche derivanti dalla soppressione delle Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (A.A.T.O.), di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Seduta dell’8.11.2011
Definizione, a titolo istruttorio, dei principi e delle soluzioni condivise per l’attuazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009
PREMESSA
A) I principi generali di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
B) I criteri di delimitazione degli ambiti territoriali ottimali e il principio dell’autosufficienza.
C) L’imprescindibilità del ruolo degli Enti locali, con particolare riguardo alle Amministrazioni comunali.
D) La successione nei rapporti giuridici attivi e passivi delle sopprimende Autorità d’ambito.
E) Il regime di proprietà pubblica delle reti e degli impianti e il loro conferimento in uso gratuito al gestore.
F) Gli aspetti connessi al regime tariffario.
G) Le spese di funzionamento del nuovo soggetto deputato all’esercizio delle funzioni di governance dei servizi.

Si riportano di seguito le “osservazioni” e il paragrafo dedicato al “ruolo” delle Regioni, estratti dal documento.
OSSERVAZIONI DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
Preliminarmente occorre evidenziare che le tre proposte di legge risultano datate e conseguentemente in parte superate dai molteplici interventi di riforma avviati dal legislatore statale, nonché dagli esiti referendari del 12 e 13 giungo 2011.
Alcuni disposti delle stesse, se approvati, potrebbero inoltre ingenerare un arretramento del quadro normativo recentemente innovato.
Esse offrono tuttavia lo spunto per evidenziare alcuni aspetti di particolare interesse per le Regioni, chiamate a riallocare le funzioni amministrative di organizzazione e controllo del servizio idrico integrato proprio in questo momento storico, caratterizzato dalla profonda crisi economica e dal costante avvicendarsi di normative nazionali non solo di riforma del settore specifico ma più in generale di revisione del sistema istituzionale del Paese.
La riforma del sistema di governance del servizio idrico integrato
Preme innanzi tutto rilevare come al momento attuale il processo di riforma avviato con l’approvazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009, relativo alla soppressione delle Autorità d’Ambito di cui agli articoli 148 e 201 del d.lgs. 152/2006, sia pienamente in atto e che pertanto qualunque intervento normativo nazionale in merito alle forme di governance del servizio idrico integrato non farebbe che creare in questa fase ulteriori elementi di incertezza certamente non auspicabili per l’intero sistema.
Seppur con differenziati stati di avanzamento degli iter di approvazione e attuazione dei relativi disegni di legge regionali, tutte le Regioni stanno infatti ponendo mano ai propri ordinamenti in materia sulla base di un disposto normativo che riconosce loro il compito di attribuire con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità d'ambito nel rispetto dei “principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”, secondo Costituzione, e sulla base di un arresto della sentenza della Corte Costituzionale n. 128 del 13 aprile 2011 che riconosce come tale disposto “riservi al legislatore regionale un’ampia sfera di discrezionalità”, consentendogli di scegliere i moduli organizzativi più adeguati a garantire l’efficienza del servizio idrico integrato, nonché forme di cooperazione fra i diversi enti territoriali interessati.
Come si evince dalla ricognizione sulla legislazione regionale in itinere che si allega (Allegato 1) le Regioni hanno quindi operato scelte di diverso tenore in ragione delle peculiarità dei loro territori e delle realtà in atto nel contesto regionale, nonché sulla base della pregressa fase di attuazione della c.d. legge Galli e del successivo Codice dell’ambiente.
Il processo non è affatto semplice ove si considerino, da un lato, la complessità e la delicatezza dei temi connessi ad un servizio essenziale come quello idrico, temi che non possono esimere dalla ricerca di un vasto consenso tra i portatori di interesse istituzionali e non idoneo a garantire nel tempo la tenuta del nuovo modello organizzativo, e, dall’altro, dalla contestuale continua evoluzione della normativa nazionale sull’ordinamento degli enti territoriali interessati: si pensi a quest’ultimo proposito alla normativa di recente adottata in materia di razionalizzazione dell’esercizio delle funzioni comunali (a partire dai commi da 25 a 31 del decreto legge 78/2010, convertito dalla legge 122/2010 per culminare nell’articolo 16 del decreto legge 138/2011, convertito dalla legge 148 del 14 settembre u.s.) e ancor più di recente dalle previsioni sulla profonda revisione del ruolo delle Amministrazioni provinciali di cui all’articolo 23 del decreto legge 201/2011, anch’esso convertito.
Vale la pena ricordare in merito come già la radicale riforma di settore postulata a suo tempo dalla legge 36/1994 abbia rappresentato una svolta storica che, incidendo su un sistema pregresso profondamente radicato nel territorio, ha richiesto una impegnativa e diffusa opera di sensibilizzazione e convincimento a fronte delle “resistenze” provenienti dalle Amministrazioni comunali, in particolare quelle di piccole dimensioni o caratterizzate da condizioni di marginalità territoriale come quelle montane, con momenti anche difficili sul piano dei rapporti istituzionali.
Mettere nuovamente in discussione assetti tanto faticosamente realizzati, pur sotto l’egida dello spirito di profonda semplificazione e di assoluta necessità di contenimento della spesa pubblica che improntano l’attuale orientamento statuale volto a far fronte alla crisi economica in atto, è quindi un tema che non si improvvisa nello spazio di pochi mesi e che merita che si svolga appieno il dibattito inevitabilmente scaturito sulla questione principale e cioè qual’è il miglior livello istituzionale su cui assestare le funzioni delle sopprimende Autorità d'ambito, conseguendo – pur nell’assenza di soluzioni di continuità nella prestazione del servizio – il miglior punto di equilibrio tra salvaguardia dei principi di efficacia, efficienza ed economicità e di garanzia del ruolo e delle competenze degli enti locali coinvolti.
Le Regioni fin dall’ottobre del 2010, sono giunte alla conclusione che le riforme attuabili nelle varie realtà regionali non avrebbero potuto che prospettare soluzioni anche decisamente differenziate in quanto collegate, in particolar modo per il servizio idrico integrato, ai diversificati aspetti geomorfologici e alle peculiarità spiccatamente territoriali, con ciò rendendosi inutile la definizione di linee guida vincolanti per i Consigli regionali auspicate dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.
Nonostante ciò le Regioni hanno comunque aderito alla costituzione presso la Conferenza Unificata di un Tavolo tecnico permanente Stato-Regioni-Autonomie locali finalizzato alla risoluzione delle problematiche derivanti dalla soppressione delle Autorità d'ambito.
L’8 novembre u.s. il Tavolo tecnico sopra menzionato ha approvato, come da incarico ricevuto con la delibera della Conferenza Unificata del 20 aprile 2011 che lo ha istituito, il documento contenente la definizione, a titolo istruttorio, dei principi e delle soluzioni condivise per l’attuazione dell’articolo 2, comma 186-bis della legge n. 191 del 2009 che si allega (Allegato 2).
L’individuazione dei principi summenzionati è stata condivisa da tutte le Regioni e Province autonome, che anzi ne sono state i principali redattori, dai Ministeri presenti al tavolo (Ambiente e tutela del territorio e del mare, Rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, Riforme per il federalismo, Semplificazione normativa, Interno ed Economia e finanze), nonché in quella data dall’ANCI. Di diverso avviso invece l’Unione delle Province italiane che – per ovvie ragioni – rivendicava una affermazione del ruolo primario delle Amministrazioni provinciali che le altre componenti del Tavolo non condividevano.
L’approvazione del documento in questione, programmata per la seduta politica della Conferenza Unificata del 21 dicembre 2011, è stata tuttavia impedita da un ripensamento dell’ANCI che ha richiesto una serie di integrazioni al documento che si palesano o prive di rilievo nell’ambito delle considerazione già svolte dal medesimo o di segno contrario all’avviso già espresso dalle parti rappresentative delle Regioni e dei Ministeri.
Il ruolo delle Regioni
Non vi è chi non veda come le scelte che, sulla spinta delle esigenze di riforma nazionale, le Regioni dovranno mettere in campo nei prossimi mesi condizioneranno inevitabilmente, nel prossimo decennio e forse più, i livelli di qualità del servizio idrico integrato erogato e la sostenibilità della relativa tariffa, poiché in questo campo molto dipende non solo dalla regolamentazione delle modalità operative di produzione del servizio, ma anche e soprattutto dalla capacità dell’ente titolare delle relative funzioni amministrative di rappresentare un interlocutore dei gestori affidatari forte ed autorevole.
Alle Regioni dunque l’onere di scegliere il modello di governance più idoneo proprio partendo dalle peculiarità del loro territorio e dell’attuale livello dei servizi prestati all’utenza regionale, ma nel contempo le Regioni devono poter contare su interlocutori nazionali che le coadiuvino nel processo intrapreso.
Il legislatore regionale si trova infatti spesso a dover compiere scelte impegnative per i propri cittadini ma fortemente “compresso” da una competenza legislativa esclusiva dello Stato che, tra tutela dell’ambiente, tutela della concorrenza e determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, nella sua concreta attuazione e interpretazione con frequenza vanifica quasi totalmente le sue prerogative in materia di servizi pubblici locali.
Da qui, oltre all’esigenza di aprire un dibattito su alcune possibili modifiche della legislazione nazionale in materia, l’impellenza dell’instaurarsi, seppur nel rigoroso rispetto dei principi costituzionali, di un “clima” interpretativo più consapevole del fatto la legislazione regionale deve molto spesso “mediare”, trovando il giusto contemperamento tra il dettato normativo astratto e le esigenze effettive del territorio.
A ciò contribuirebbe sicuramente un avvallo da parte dello Stato al ruolo delle Regioni quale primo livello di regolazione del sistema, in un quadro di reale e leale collaborazione con l’Autorità di vigilanza nazionale e nel comune interesse, nazionale e regionale, di sempre più elevati livelli di qualità dei servizi idrici.
Dopo una prima fase in cui ci si è per lo più limitati ad istituire Osservatori e ad esercitare gli ordinari poteri di indirizzo e coordinamento, lasciando sostanzialmente alla sola Autorità nazionale il ruolo di effettivo controllore del sistema, si avverte infatti sempre più l’esigenza di approntare anche a livello regionale e in collaborazione con l’Autorità nazionale meccanismi che - una volta comparate le modalità di esercizio delle funzioni poste in capo agli enti locali e le prestazioni realizzate dai gestori con riferimento ad una pluralità di ambiti territoriali ottimali - individui le situazioni di criticità ed i conseguenti interventi sanzionatori e correttivi di primo livello, ivi compresi quelli di revisione dei documenti di pianificazione sia regionale, che dei singoli ambiti territoriali ottimali, al fine di garantire al complesso degli utenti regionali omogenei ed adeguati livelli di qualità dei servizi.
Link al documento integrale:
http://www.regioni.it/download.php?id=243131&field=allegato&module=news



( red / 29.02.12 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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