Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2008 - martedì 3 aprile 2012

Sommario
- Il 4 aprile Conferenza delle Regioni
- Consiglio dei ministri 3 aprile su leggi regionali
- Senato, Commissioni V e VI (Bilancio e Finanze) su Fondo regioni di confine
- Sanità: Formigoni su intramoenia
- Mercato del lavoro: la riforma e il confronto Stato-Regioni
- Inflazione: dati Ocse

+T -T
Mercato del lavoro: la riforma e il confronto Stato-Regioni

Sul tavolo: apprendistato, tirocini e politiche attive per il lavoro

(regioni.it) Il Governo si appresta a “trasformare” il documento di policy intitolato “La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” (approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 marzo 2012) in un disegno di Legge. Alcuni capitoli del documento coinvolgono direttamente le Regioni. In particolare la riforma coinvolgerà le istituzioni regionali su 3 fronti:
1)           Apprendistato
2)           Tirocini formativi (stage)
3)           Politiche attive per il lavoro
Per quanto riguarda l’apprendistato, riconosciuto nel documento come “canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro, la riforma rispetta sostanzialmente l’impianto del d.lgs. n. 167/2011, della quale Regioni e parti sociali dovranno promuovere l’implementazione entro il termine attualmente fissato del 25 aprile 2012”. Alcuni interventi spingono soprattutto sui “contenuti formativi dell’istituto”. In particolare si pensa ad “un meccanismo in base al quale l’assunzione di nuovi apprendisti è collegata alla percentuale di stabilizzazioni effettuate nell’ultimo triennio (50%) con l’esclusione dal computo della citata percentuale dei rapporti cessati durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa”. Inoltre si prevede l’innalzamento “del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati dall’attuale 1/1 a 3/2”. Si vuole poi modificare la “durata minima di sei mesi del periodo di apprendistato, ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali e fatte salve le eccezioni previste nel T.U.”. Infine “anche durante l’eventuale periodo di preavviso al termine del periodo di formazione” si deve  continuare ad applicare la disciplina dell’apprendistato” e “sino a quando non sarà operativo il libretto formativo la registrazione della formazione è sostituita (come di fatto già accade, ma con incertezze degli operatori) da apposita dichiarazione del datore di lavoro.
Sul fronte dei tirocini nel documento si legge che “nel rispetto dei profili di competenza regionale, si individuano, unitamente alle regioni stesse, misure rivolte a delineare un quadro più razionale ed efficiente dei tirocini formativi e di orientamento, al fine di valorizzarne le potenzialità in termini di occupabilità dei giovani e prevenire gli abusi, nonché l’utilizzo distorto dell’istituto, in concorrenza con il contratto di apprendistato. Ciò tramite la previsione di linee guida per la definizione di standard minimi di uniformità della disciplina sul territorio nazionale. Potranno in ogni caso essere previste misure, riconducibili alla esclusiva competenza dello Stato, volte a disciplinare i periodi di attività lavorativa che non costituiscono momenti del percorso di tirocinio formativo, ad evitare un uso strumentale e distorto delle attività esclusivamente lavorative svolte nel tirocinio”.
Probabilmente il capitolo più impegnativo nel rapporto Stato-Regioni riguarderà le politiche attive e i servizi per l’impiego.” In questa area, che prevede un forte concerto tra Stato e Regioni” il Governo si propone di “rinnovare le politiche attive, adattandole alle mutate condizioni del contesto economico e assegnando loro il ruolo effettivo di accrescimento dell’occupabilità dei soggetti e del tasso di occupazione del sistema mediante:

attivazione del soggetto che cerca lavoro, in quanto mai occupato, espulso o soprattutto beneficiario di ammortizzatori sociali, al fine di incentivarne la ricerca attiva di una nuova occupazione qualificazione professionale dei giovani che entrano nel mercato del lavoro formazione nel continuo dei lavoratori riqualificazione di coloro che sono espulsi, per un loro efficace e tempestivo ricollocamento collocamento di soggetti in difficile condizione rispetto alla loro occupabilità”.

Le future politiche attive dovranno creare “canali di convergenza tra l’offerta di lavoro (nuova o connessa a perdita del posto di lavoro) e la domanda (valutazione dei fabbisogni delle imprese e coerenza dei percorsi formativi dei lavoratori e delle professionalità disponibili), in un’ottica di facilitazione del punto di incontro tra chi offre lavoro e chi lo domanda. Gli interventi di attivazione devono sottendere un patto di mutua responsabilità/obbligazione tra enti che offrono servizi per il lavoro, lavoratori, datori di lavoro. La presenza d’un regime di sussidi di disoccupazione rafforza la necessità di tener conto d’una finalità particolare dell’intervento pubblico: al generico “aiuto” ai soggetti deboli ed a rischio di emarginazione si aggiunge infatti l’esigenza di contrastare abusi e disincentivi connessi con l’operare dei sussidi. Questa esigenza implica che in molti casi non ci si limiterà a “mettere a disposizione” servizi (che altrimenti la logica di mercato potrebbe non fornire o non fornire a tutti a condizioni adeguate), ma si arriverà a voler “imporre” determinati interventi concreti, in una logica tutoria e di prevenzione, rispetto a possibili abusi e derive di emarginazione”. Il Governo punta “ferme restando le competenze concorrenti” ad “un accordo puntuale, per target, finalità e tempi e nel rispetto dei ruoli tra Stato, Regioni, Parti Sociali in ordine a meccanismi, anche di riforma istituzionale, che permettano una gestione sinergica delle politiche di attivazione, formazione e di sostegno del reddito, sulla base di una comune identificazione delle platee di beneficiari. I punti essenziali di questo accordo sono inseriti nel testo di riforma, suggellati da una loro condivisione da parte del Governo e delle Regioni, e rinvieranno alle sedi istruite dalla conferenza Stato-Regioni”. “L’intervento fondamentale in questo quadro riguarda il rinnovamento del ruolo dei servizi per l’impiego e la riorganizzazione delle strutture che li offrono. Occorre definire una governance del sistema, attraverso, in primis, standard nazionali di riferimento.  Per i centri per l’impiego, è necessario individuare Livelli Essenziali di Servizio omogenei. I centri possono erogare direttamente o esternalizzare ad agenzie private i servizi in parola. Vanno definite premialità e sanzioni per incentivare l’efficienza dei servizi per il lavoro e per spingere a comportamenti virtuosi sia i soggetti che erogano i servizi, sia le persone/lavoratori che beneficiano dei servizi e dei sussidi. Occorre prevedere un accordo fra Stato e Regioni (con la condivisione delle Parti Sociali) per la piena realizzazione di una dorsale informativa unica e l’utilizzo dei flussi congiunti, per testa, provenienti non solo dalla banca dati percettori, ma soprattutto dai sistemi informativi lavoro delle Regioni. Il sistema informativo unico, caratterizzato da codifiche uniformi e da standard statistici condivisi, è condizione essenziale per il corretto ed efficace utilizzo dei flussi e, di conseguenza, per realizzare la convergenza tra politiche passive e attive.  Un primo passo deve consistere nell’accelerazione del processo di informatizzazione dei servizi per il lavoro (rilascio delle certificazioni, istituzione del fascicolo personale web)”.
Un punto piuttosto controverso riguarderà certamente “alcune ipotesi di intervento emerse in sede di confronto con le Regioni. In particolare, si tratterà di valutare – si legge nel Documento del Governo - la creazione di una sede unica, localmente insediata, per accedere a politiche passive e attive (accordo Inps e enti coinvolti nella gestione dei servizi per l’impiego. Da questo punto di vista, l’attuale quadro istituzionale prevede che le politiche attive siano assegnate alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni (rientrano nella nozione di “tutela e sicurezza del lavoro”), mentre quelle passive (rientrando nella nozione di “previdenza sociale”), sono di competenza esclusiva dello Stato. Lo Stato e le Regioni concordano sulla opportunità di attivare un percorso che, sulla base degli obiettivi e dei principi generali enunciati, consenta di pervenire alla stipula di un accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni entro il 30 giugno 2012, che identifichi le linee di indirizzo della riforma e gli eventuali riassetti di enti ed organismi ritenuti necessari, ivi inclusa la proposta del governo di creare una Agenzia unica nazionale per la gestione in forma integrata delle politiche attive e dell’ASpI, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e caratterizzata da forte autonomia territoriale”.
Il link al Documento “La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”:  
http://www.regioni.it/download.php?id=246889&field=allegato&module=news



( sm / 03.04.12 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top