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Regioni.it

n. 2016 - martedì 17 aprile 2012

Sommario3
- Bankitalia: migliorano conti pubblici
- Trasporto pubblico locale: Regioni per Patto di razionalizzazione ed efficientamento
- Veneto: promulgato nuovo Statuto
- I servizi idrici all'Autorità, ma Regioni ricordano proprie competenze
- Lotta agli incendi boschivi: non piace alle Regioni la proposta di legge
- Turismo: Bankitalia; bilancia turistica 2011

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Bankitalia: migliorano conti pubblici

Bollettino Economico della Banca d’Italia

(regioni.it) Nell’ultimo Bollettino Economico della Banca d’Italia si legge che ''il rapporto tra debito e Pil dovrebbe cominciare a ridursi nel 2013'' e che ''per l'anno in corso si prevede un ampio miglioramento dei conti pubblici, nonostante la caduta attesa del prodotto''.
Comunque è ancora molto elevata l'incertezza sulle prospettive dell'economia.
Le riforme possono stimolare la crescita, ma ci sono ''rischi molto elevati riconducibili al riacutizzarsi delle tensioni sui mercati europei e a un rallentamento pronunciato dell'economia globale''.
Inoltre per i primi mesi del 2012 l'andamento degli indicatori congiunturali prefigura “un'ulteriore diminuzione dell'attivita' produttiva''.
Ma un'indagine condotta in marzo presso le imprese e gli indicatori ottenuti dai sondaggi ''prefigurano, pur in un quadro ancora debole, un'attenuazione del peggioramento ciclico. Sono emerse, in particolare, valutazioni piu' favorevoli sugli ordini dall'estero''.
La possibilita' che la ripresa cominci alla fine di quest'anno e prosegua nel 2013 ''dipende soprattutto dagli andamenti dei mercati finanziari e dai rendimenti dei titoli di Stato'', spiega Bankitalia, ricordando che ''tali rendimenti si sono avvicinati allo scenario piu' favorevole'' prospettato a gennaio dalla stessa Banca d'Italia, ma ''la volatilita' resta molto elevata''.  
Nel 2011 l’indebitamento netto ha registrato un’ulteriore riduzione, che non è stata però sufficiente ad arrestare la crescita del rapporto tra il debito e il PIL. Per effetto delle misure correttive decise nella seconda metà del 2011, per l’anno in corso si prevede un forte miglioramento del saldo di bilancio, nonostante la caduta attesa del prodotto.
L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è ridotto per il secondo anno consecutivo, dal 4,6 al 3,9 per cento del PIL. Il dato di consuntivo è risultato in linea con l’obiettivo fissato a maggio del 2010, nonostante il successivo marcato deterioramento del quadro macroeconomico. Al netto della spesa per interessi, si è registrato un avanzo di 1,0 punti percentuali del prodotto, a fronte di un pareggio nel 2010.
Nel quarto trimestre del 2011 il PIL in Italia è diminuito dello 0,7 per cento sul periodo precedente, riflettendo il calo della domanda interna, solo in parte compensato dall’apporto positivo degli scambi con l’estero risultante dalla flessione delle importazioni e dalla stabilità delle esportazioni.
Per i primi mesi del 2012 l’andamento degli indicatori congiunturali prefigura un’ulteriore diminuzione dell’attività produttiva.
Le esportazioni avrebbero registrato una sostanziale tenuta nel primo bimestre dell’anno.
 Nel 2011 l’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche è sceso di sette decimi di punto rispetto al 2010, al 3,9 per cento del PIL. Al netto della spesa per interessi si è registrato un avanzo di un punto percentuale del PIL. Questi progressi hanno limitato a 1,5 punti percentuali l’aumento del rapporto tra debito e prodotto, che ha raggiunto il 120,1 per cento. Per effetto delle misure correttive decise nella seconda metà del 2011, il rapporto tra debito e PIL dovrebbe cominciare a ridursi nel 2013.

                              

Bollettino Economico - aprile 2012 - 17.04.2012

      

Supplementi al Bollettino Statistico - Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell'Unione europea - 17.04.2012

        

POSIZIONE PATRIMONIALE SULL’ESTERO DELL'ITALIA - 17.04.2012

 

LA BILANCIA DEI PAGAMENTI DELL'ITALIA IN FEBBRAIO 2012 - 17.04.2012



( red / 17.04.12 )

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Trasporto pubblico locale: Regioni per Patto di razionalizzazione ed efficientamento

(regioni.it) Le Regioni hanno – in occasione della Conferenza del 4 aprile – definito la propria posizione per riapertura del  tavolo tecnico sul patto per l’efficientamento e la razionalizzazione del trasporto pubblico locale. Il documento è stato poi consegnato al governo in occasione della Conferenza stato regioni che si è tenuta il pomeriggio dello stesso 4 aprile ed è stato pubblicato sul sito www.regioni.itr (sezione “Conferenze”), il link è:
http://www.regioni.it/download.php?id=248420&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il testo integrale.
Posizione delle Regioni ai fini della riapertura del  tavolo tecnico sul patto per l’efficientamento e la razionalizzazione del trasporto pubblico locale 
Premessa

Regioni e Governo hanno concordato, in sede di incontro politico del 1° marzo u.s., di non attestarsi su posizioni pregiudiziali in ordine alla quantificazione delle risorse finanziarie destinate al settore del trasporto pubblico locale ferroviario. A fronte della disponibilità del Governo a presentare in Parlamento una richiesta di modifica della copertura finanziaria per il settore del TPL, motivata, però, da una piattaforma credibile di medio periodo per l’efficientamento e razionalizzazione del settore, le Regioni si sono dichiarate disponibili ad affrontare la questione e a presentare in breve tempo una piattaforma di sviluppo nel senso richiesto, che giustifichi l'importo richiesto a titolo di fabbisogno minimo del settore.
Il presente documento illustra pertanto i punti chiave che le Regioni considerano imprescindibili per una ripresa del confronto tecnico con il Governo, finalizzato alla firma del Patto per l'efficientamento e la razionalizzazione del TPL, di cui all'Accordo del 21 dicembre 2011, nonché le disponibilità che fin d’ora esse garantiscono per una buona riuscita del Patto stesso.
1. Risorse necessarie per i servizi ferroviari regionali e quantificazione del Fondo per il TPL
Il DL 201/2011 ha integrato le risorse stanziate per il fondo nazionale per il TPL, portandolo a 1.200 milioni di Euro. L'Accordo Governo - Regioni del 21 dicembre 2011 ha aggiunto:

− 314 milioni di Euro già stanziati nel 2011 per materiale rotabile (DL 98/2011 art. 21 c. 2), traslati al 2012 e convertiti in spesa corrente per i contratti di servizio;
− 86 milioni di Euro statali nuovi (da stanziare con apposito provvedimento);
− 148 milioni di Euro già destinati all'Edilizia sanitaria che le Regioni scelgono di rifinalizzare al TPL,
per un totale di 1748 milioni di Euro , di cui 1200 milioni di Euro strutturali e 548 milioni di Euro una tantum, il tutto riferito alle 15 regioni a statuto ordinario.
Rispetto alla situazione antecedente al DL 78/2010, si evidenzia che rimane una quota significativa di tagli che penalizza soprattutto gli investimenti sulla manutenzione delle reti ferroviarie regionali (L 297/78) e sul rinnovo del materiale rotabile. Le risorse ancora mancanti sono quantificabili in 307 milioni di Euro annui, derivanti dalla differenza tra il valore storico di 2.055 milioni di Euro e i 1.748 milioni di Euro disponibili per il 2012.
Il valore totale di 1748 milioni di Euro è considerato come l'importo minimo delle risorse che permette di mantenere in equilibrio i contratti vigenti con Trenitalia. Infatti esso è chiamato a sostituire le seguenti voci:
− risorse storiche per i servizi "ex art. 9" (DPCM 16/11/2000) per 1181 milioni di Euro,
− risorse assicurate dalla L 2/2009 art. 25 comma 2, per 430 milioni di Euro,
− quota statale dell'Iva sui contratti di servizio (ex art. 8 e 9) per 148 milioni di Euro,
per un importo totale di 1.759 milioni di Euro, quindi ancora superiore a quanto oggi assicurato per il solo anno 2012.
Si vuole ricordare inoltre che:
− i vigenti contratti di servizio con Trenitalia sono stati sottoscritti sulla base di un catalogo di prezzi predefinito e considerato non negoziabile dall'operatore;
− i contratti sono stati sottoscritti con durata minima di 6 anni, in quanto espressamente richiesto dal legislatore nazionale (art. 7, comma 3-ter della L: n.33/2009);
− lo Stato non ha mai riconosciuto gli adeguamenti all'inflazione, anch'essi considerati tra le condizioni non negoziabili dell'operatore;
− lo Stato non ha mai riconosciuto i costi dei nuovi servizi conseguenti all'attivazione di nuove infrastrutture (finanziate dallo Stato stesso) costi sempre a carico delle Regioni, con la sola eccezione degli originali 41 milioni ex L 388/2000;
Per gli anni successivi al 2012, le Regioni rivendicano pertanto la fiscalizzazione dell'importo di almeno 1.748 milioni di Euro, a partire dal 2013. Alla scadenza dei contratti in essere potranno rilevarsi i primi effetti dell'efficientamento definito dal Patto.
Si vuole altresì ricordare che a fine sessennio il valore dei contratti di servizio Trenitalia per le Regioni a statuto ordinario raggiungerà circa i 2.000 milioni di Euro tenendo conto del solo tasso di inflazione programmato.
Si sottolinea altresì la necessità di avviare l’immediata copertura finanziaria, per l’anno 2012, dei contratti di servizio Trenitalia, in modo da evitare l’obbligo che i dirigenti regionali sottoscrittori di tali contratti hanno, di doverli dichiarare nulli con conseguente blocco dei servizi offerti da Trenitalia e la paralisi completa del trasporto pubblico locale su ferro. Ciò impone che il Governo provveda immediatamente almeno all’erogazione, in base ai criteri di riparto cd. “storici”, delle risorse di cui al Fondo TPL per il 2012, pari a 1.200 M€
Infine, dovendo affrontare il tema della dell’efficientamento e della razionalizzazione anche nell’ambito dei servizi garantiti dai contratti di servizio con Trenitalia e ritenendo che la valutazione “a catalogo” dei servizi forniti impedisca qualsiasi processo di razionalizzazione che non sia un mero taglio dei servizi, le Regioni pongono come ulteriore punto inderogabile l’impegno del Governo ad aprire un tavolo nazionale con le Regioni e con Trenitalia volto a rendere possibile la novazione dei contratti di servizio in relazione alla valutazione della fornitura con criteri diversi dal catalogo.

2. Investimenti Trenitalia nei contratti di servizio vigenti
Le Regioni osservano che i piani di investimento da esse ritenuti indispensabili per la qualità del trasporto regionale su ferro e per i quali Trenitalia si era impegnata nel periodo di vigenza dei contratti di servizio risultano attuati solo in minima parte. Le Regioni ritengono ulteriore punto irrinunciabile per la riapertura del Tavolo tecnico che il Governo quantifichi il nocumento per le singole Regioni che possa esersi determinato per il mancato assolvimento di questo impegno e individui le necessarie soluzioni per controbilanciare tali danni.

3. Risorse per il trasporto pubblico locale e le ferrovie regionali
Le risorse per il trasporto pubblico locale autofilotranviario urbano e interurbano e per le ferrovie regionali ex art. 8 D.Lgs 422/1997 risultano già fiscalizzate, rispettivamente a partire dal 1996 e dal 2008 (L 244/2007, art. 1, comma 295 e segg.).

Le Regioni non sono disponibili a ritenere che tali risorse siano oggetto di nuovo accordo o di modifica della normativa vigente.
4. Investimenti per il rinnovo del materiale rotabile
Risulta indispensabile che vengano individuate risorse aggiuntive che permettano di realizzare piani di investimento per il rinnovo del materiale rotabile anche a sostegno delle gare che si faranno alla scadenza naturale dei contratti. Tali risorse opererebbero anche come incentivo alla partecipazione alle gare stesse da parte degli operatori economici. È importante ricordare che sono già stati operati i seguenti tagli:

− risorse ex L 2/2009 art. 25 comma 1 per 425 milioni di Euro (convertite a copertura dei contratti di servizio);
− annualità 2011 delle risorse del Fondo per la promozione e il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale (L 296/2006 art. 1 comma 1031 e successive integrazioni) per circa 100 milioni di Euro;
− Fondo per il rinnovo del materiale rotabile ex DL 98/2011 art. 21 c. 2 per 314 milioni di Euro(convertito a copertura dei contratti di servizio);
− risorse per il rinnovo della flotta bus, per circa 160 milioni di Euro.
La inderogabile necessità di avere una manifesta e chiara disponibilità del Governo su tale punto deriva anche dall’insostenibile stato di obsolescenza di gran parte del materiale rotabile utilizzato da Trenitalia per il servizio di trasporto pubblico regionale.
Le Regioni chiedono pertanto la reintroduzione di un Fondo strutturale di finanziamento per il materiale rotabile, anche in forma ripartita tra Stato e Regioni, ad esempio mediante un nuovo finanziamento del già esistente Fondo per la promozione e il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale (come da citato comma 1031), con le regole ivi previste, incluso l'obbligo di garantire la proprietà pubblica o la reversibilità del materiale rotabile così acquisito, fatte salve le eventuali normative regionali esistenti in materia.
5. Risorse per la manutenzione straordinaria
Essendo evidente che la manutenzione straordinaria è elemento indispensabile non solo per la sicurezza del trasporto ma anche per la maggiore efficacia della spesa per il servizio, non possono essere trascurati specifici impegni del Governo s tali fini. In particolare su tale tema le Regioni ritengono indispensabile che il Governo fornisca una specifica indicazione sui criteri di determinazione dei costi medi per la manutenzione straordinaria annuale e indichi qual Fondo intende destinare a questo obiettivo.

6. Condizioni necessarie per la messa a gara dei servizi ferroviari in materia di disponibilità dei Beni Essenziali e di sostegno al mercato del lavoro del TPL
L’ultimo punto che rappresenta un inderogabile vincolo posto dalle Regioni e dalla Province autonome alla riapertura del Tavolo per il Patto per l’Efficientamento e la Riorganizzazione del Trasporto Pubblico Locale italiano è la richiesta di una chiara e assoluta disponibilità del Governo a proporre interventi legislativi che possano garantire una reale liberalizzazione del mercato.

La normativa nazionale ha reintrodotto l'obbligo di messa a gara per i servizi ferroviari regionali. Le Regioni condividono l’obbligo di ricorso alle gare, pur tuttavia rilevano che non è previsto dalla normativa comunitaria e che, comunque, non è stato di per se sufficiente, nel periodo di vigenza, a produrre significativi esempi di liberalizzazione e apertura del mercato.
Le Regioni, pertanto, richiedono che tale obbligo sia accompagnato da misure efficaci al fine della liberalizzazione del servizio e per tale motivo ritengono inderogabile che, attraverso specifiche disposizioni normative, si possa:
• garantire, all’atto delle gare per il TPL su ferro, l’obbligo di disponibilità da parte del fornitore uscente, del materiale rotabile e delle relative pertinenze (depositi e officine), prevedendo sanzioni in caso di mancato assolvimento di tale obbligo; le Regioni chiedono che lo Stato, in qualità di unico proprietario e azionista dell'operatore incumbent, disponga che tale operatore metta a disposizione del subentrante tutto il materiale rotabile necessario per lo svolgimento del servizio e le relative pertinenze, a condizioni eque e non discriminatorie,
• determinare il ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori dei trasporti che, a causa dei processi di efficientamento e riorganizzazione, possano trovarsi nella condizione di perdere il posto di lavoro.
Disponibilità delle Regioni
Le Regioni e Province autonome, infine, si dichiarano disponibili alla redazione di un Patto per l’Efficientamento e la Razionalizzazione del Trasporto Pubblico Locale che consenta di:

definire il dimensionamento minimo dei bacini (sulla base di quanto prescritto dall’Art. 25 del DL “Liberalizzazioni”) e dei lotti da mettere a gara, con l’obiettivo di una razionalizzazione e ottimizzazione dei servizi di trasporto pubblico;
ricercare risparmi gestionali grazie a nuovi processi di liberalizzazione, ottimizzazione e industrializzazione, ottenibili anche attraverso l’ aggregazioni dei soggetti gestori , gli ampliamenti ed accorpamenti dei bacini di TPL;
 definire un set di indicatori oggettivi e misurabili sulla base dei quali applicare criteri di penalità/premialità nel riconoscimento di eventuali risorse aggiuntive rispetto alla dotazione prevista dal Fondo di cui all’art. 21, comma 3, del D.L. 98/2011 e ss.mm.ii., così come incrementata dalla richiesta di cui al punto 1 del presente documento;

 definire politiche di integrazione dei servizi e tariffarie che contribuiscano al raggiungimento di un rapporto di almeno lo 0.35 dell’indicatore di efficienza [ricavi / (corrispettivi + ricavi)], al netto degli eventuali costi di infrastruttura, calcolato come media regionale per l’intero settore del TPL, fatti salvi tutti i servizi per i quali risultino specifiche e puntualmente documentabili condizioni territoriali, tecniche, sociali, economiche ecc., tali da consentire la loro enucleazione dal suddetto bacino regionale di calcolo dell’indicatore di efficienza;
 definire costi standard e livelli adeguati di servizio, per le diverse modalità di Trasporto;
 definire forme di defiscalizzazione degli abbonamenti di TPL per le aziende (voucher trasporti).
Roma, 4 aprile 2012



( red / 17.04.12 )

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Veneto: promulgato nuovo Statuto

Zaia: avvenimento storico

(regioni.it) Promulgato il nuovo Statuto della Regione Veneto. Plaude il Presidente della Giunta regionale Luca Zaia: “l’approvazione dello Statuto del Veneto, cioè della carta fondamentale che regolamenta la vita di tutte le istituzioni del nostro territorio e i diritti e i doveri di ciascuno di noi, è un avvenimento storico per il Veneto.”
''Ce l'abbiamo fatta - ha commentato Zaia  - e questo e' un grande risultato da riconoscere a tutto il nostro Consiglio. Il Veneto ha fatto quel che non e' riuscito agli altri: inaugurare la stagione delle riforme per dare risposte alla gente. Se anche Roma facesse come noi, avremmo un bel po' di problemi in meno''.

Il Veneto - ha detto Zaia - deve spendere a livello nazionale in modo veramente forte, dimostrando di lasciar fuori dalle scelte strategiche le ideologie. Un impegno ben rappresentato nell'articolo 3 dello Statuto, che riassume il mandato che i cittadini ci lasciano''.

 



( red / 17.04.12 )

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I servizi idrici all'Autorità, ma Regioni ricordano proprie competenze

(regioni.it) Le Regioni non sono contrarie in via di principio al trasferimento delle funzioni della soppressa Agenzia alla Autorità per l’energia elettrica ed il gas, ma sottolineano l’esigenza che la nuova disciplina tenga conto delle peculiarità dei servizi idrici e delle competenze e responsabilità riservate alle Regioni in questa materia dalla normativa vigente. Per questo motivo la Conferenza delle Regioni ha approvato il 4 aprile un documento che, fra l’altro, propone una serie di emendamenti in tale direzione. Il testo di tale documento è stato pubblicato sul sito www.regioni.it (sezione “Conferenze”) ed il link al testo integrale è:
http://www.regioni.it/download.php?id=248418&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il documento senza gli emendamenti proposti.
Regioni su schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante il trasferimento delle funzioni dell’agenzia delle risorse idriche al ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’autorità dell’energia e del gas. 
IL FONDAMENTO NORMATIVO
In via preliminare, giova illustrare il quadro normativo sotteso all’approvazione del d.p.c.m. in disamina, al fine di individuare l’ambito di disciplina autorizzato dal legislatore statale. Anzitutto, con il decreto legge 70/2011 (convertito nella l. 106/2011) il legislatore statale aveva previsto l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, in sostituzione della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (art. 10, co. 11-28 del d.l. 70/2011). Tale organismo, congegnato dal legislatore come una vera è propria Authority, era espressamente finalizzato a “garantire l'osservanza dei principi contenuti nel decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 in tema di gestione delle risorse idriche e di organizzazione del servizio idrico, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse degli utenti, alla regolare determinazione e adeguamento delle tariffe, nonchè alla promozione dell'efficienza, dell'economicità e della trasparenza nella gestione dei servizi idrici” (art. 10, co. 11 del d.l. 70/2011). Ai suddetti fini, il legislatore ha ridisegnato ex novo un articolato sistema di funzioni e poteri in materia di regolazione e vigilanza del servizio idrico integrato.
Prima ancora del suo effettivo insediamento, stante la sopravvenuta esigenza di attuare un contenimento della spesa pubblica, l’Agenzia è stata soppressa con il recente decreto legge 201/2011 (convertito con legge 214/2011) e le relative funzioni sono, con una clausola attributiva espressa, trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas ed, in via residuale, al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare. In particolare a mente dell’articolo 21, comma 19 del d.l. 201/2011 “sono trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481. Le funzioni da trasferire sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro 90 novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.
L’AMPLIAMENTO DELLA SFERA DI INTERVENTO
Dalla lettura del suddetto disposto emerge chiaramente quale debba essere la sfera di azione del Governo, chiamato ad individuare le funzioni trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che devono essere attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici ed esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481. Tali funzioni risultano già declinate ope legis, giusta la disposizione dell’articolo 10 del decreto legge 70/2011 (convertito con legge 214/2011), pertanto l’emanazione del d.p.c.m. in parola non può che assumere una natura ricognitiva delle stesse, precisandone i contenuti ed esplicitando i relativi poteri di esercizio in conformità alla legge 481/1995. Per contro, il testo in esame palesa un travalicamento dell’ambito di disciplina autorizzato dal legislatore statale ed al riguardo valgano le seguenti osservazioni. Anzitutto, l’articolato si apre con una corposa elencazione di richiami normativi e di considerati non sempre pertinenti alla sfera di disciplina autorizzata dal legislatore e comunque non necessari (tale è il caso ad esempio del preannunciato intento di addivenire ad una definizione complessiva della governance della risorsa idrica).
Analoghe considerazioni si possono esprimere con riferimento alle disposizioni recanti l’individuazione delle funzioni di spettanza ministeriale che, così come formulate, rischiano di sovrapporre, senza averne titolo né rango, competenze discordanti con quelle legittimamente sancite dal Codice dell’Ambiente (d.lgs. 152/2006).
Una rigorosa osservanza del suddetto mandato imporrebbe che le attività ricognite con il presente provvedimento siano, pertanto, riferite alla Autorità per l'energia elettrica ed il gas, nonché finalizzate a garantire un effettivo potere di controllo e di indirizzo per la corretta regolazione ed organizzazione del servizio, senza tuttavia sfociare in una attività di amministrazione attiva. Non a caso, l’articolo 21 del decreto legge 201/2011, richiama la legge 14 novembre 1995, n. 481 (istitutiva delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità).
Di conseguenza, come per i settori del gas e dell’energia elettrica anche nel settore del servizio idrico integrato l’Autorità in parola dovrebbe esercitare poteri deliberativi su tariffe, qualità del servizio e difesa degli utenti, disponendo a tali fini di poteri ispettivi e di accesso alla documentazione, nonché sanzionatori amministrativi, in caso di inosservanza, in tutto o in parte, dei propri provvedimenti. Pur tuttavia, la posizione di autonomia ed imparzialità propria dell’Autorità medesima potrebbe anche offrire l’occasione per estendere le suddette competenze ad ambiti più propriamente amministrativi, purchè siano comunque preservate le disposizioni declinate nella Parte III del d.lgs. 152/2006 che vedono il necessario coinvolgimento di tutti i livelli territoriali di governo del Settore del servizio idrico integrato.
L’ULTERIORE RIDIMENSIONAMENTO DEL RUOLO DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
Con i numerosi interventi normativi che nel tempo si sono susseguiti nell’accidentato percorso - che ha portato dal Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche (istituito dalla c.d. legge Galli) all'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, poi sostituita dalla Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (prevista dal d.lgs. 152/2006) per arrivare, infine, ai giorni nostri con la declinazione delle competenze dell’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche (in sostituzione alla predetta Commissione) ora trasferite alla Autorità di regolazione dell’energia e del gas - si assiste, a fronte del costante ampliamento dei poteri e del margine di azione dell’organismo nazionale, ad un corrispettivo e inverso processo di ridimensionamento del ruolo delle Amministrazioni regionali.
Ad onor del vero, non può sottacersi come il provvedimento in esame si innesti nel solco tracciato dall’articolo 10 del decreto legge 70/2011, riproponendo nella sostanza i medesimi nodi critici.
In effetti tale decreto legge, più che intervenire sulla sfera di azione della soppressa Commissione, ha operato un vero e proprio conferimento di competenze, anche riallocando in capo alla subentrata Agenzia funzioni esistenti che il decreto legislativo 152/2006 ascrive alla sfera di competenza regionale e locale. I disposti del decreto legge 70/2011 vedono infatti l’Agenzia (leggasi ora Autorità per l’energia elettrica ed il gas):
− predisporre le convenzioni-tipo di cui all'articolo 151 del d.lgs. 152/2006, senza più trasmetterla al Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare per la sua adozione sentita la Conferenza Stato-Regioni, nonostante lo stesso articolo 151, comma 2 conservi espressamente in capo alle Regioni tale funzione;
− predisporre il metodo tariffario per la determinazione della tariffa di cui all'articolo 154 dello stesso decreto legislativo, anche in questo caso senza più trasmetterlo al Ministro per la sua adozione sentita la Conferenza Stato-Regioni;
− definire le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici per i vari settori di impiego dell'acqua e quindi con possibile riferimento anche ai canoni per l’utilizzo dell’acqua pubblica, in controtendenza rispetto al federalismo demaniale in via di attuazione;
− approvare le tariffe predisposte dalle autorità competenti e verificare la corretta redazione del piano d'ambito, esprimendo osservazioni, rilievi e “impartendo, a pena d’inefficacia”, prescrizioni, senza prevedere o mettere in conto alcun ruolo intermedio delle Regioni volto a preservare le loro funzioni di pianificazione.
Permangono inoltre i dubbi, emersi con il decreto legge 70/2011 1, sulla sorte di alcune norme che assumono un particolare rilievo per le Regioni e le Province autonome e nello specifico:
− dell’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90, a mente del quale la Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche definisce, d'intesa con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, i programmi di attività e le iniziative da porre in essere a garanzia degli interessi degli utenti, anche mediante la cooperazione con organi di garanzia eventualmente istituiti dalle regioni e dalle province autonome competenti;
− del comma 7 dell’articolo 161 del d.lgs. 152/2006 ai sensi del quale i soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono entro il 31 dicembre di ogni anno all'Osservatorio [leggasi alla Commissione], alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano i dati e le informazioni di cui al comma 6 (dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio; convenzioni e condizioni generali di contratto per l'esercizio dei servizi idrici; modelli adottati di organizzazione, di gestione, di controllo e di programmazione dei servizi e degli impianti; livelli di qualità dei servizi erogati; tariffe applicate; piani di investimento per l'ammodernamento degli impianti e lo sviluppo dei servizi).
Alla luce delle suddette considerazioni, pertanto, occorre recuperare il legittimo esercizio delle competenze regionali, garantendo in tal modo il rispetto del sistema di regolazione codificato dal Codice dell’Ambiente, basato su due livelli tra loro correlati (locale e nazionale) e che in tale ottica permanga nei giusti termini quanto è effettivamente ascrivibile a ragioni di tutela della concorrenza e di tutela dell’ambiente riconducibili alla competenza esclusiva statale e quanto è ascrivibile invece alle incombenze che la stessa normativa assegna alle Amministrazioni regionali.
Concludendo, per quanto nulla osti in via di principio al trasferimento delle funzioni della soppressa Agenzia alla Autorità per l’energia elettrica ed il gas, si reputa che la sua disciplina debba tener conto delle peculiarità dei servizi idrici e delle competenze e responsabilità riservate alle Regioni in questa materia dalla normativa vigente e si richiede conseguentemente che allo schema di d.p.c.m. in oggetto siano apportati gli emendamenti di seguito riportati.
Il link al documento integrale con gli emendamenti è:
http://www.regioni.it/download.php?id=248418&field=allegato&module=news



( red / 17.04.12 )

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Lotta agli incendi boschivi: non piace alle Regioni la proposta di legge

(regioni.it) Non piace alle Regioni la proposta di legge che (modificando la L. 353/2000) che prevede il trasferimento della competenza in materia di lotta contro gli incendi boschivi al solo corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il no delle Regioni è contenuto in un breve documento approvato dalla Conferenza delle Regioni il 4 aprile e pubblicato il sito www.regioni.it (sezione “Conferenze”) ed il link:
http://www.regioni.it/download.php?id=248417&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il testo integrale.
Valutazione della proposta di legge recante  “modifiche alla legge 21 novembre 2000, n. 353, per il trasferimento della competenza in materia di  lotta attiva contro gli incendi boschivi al corpo nazionale dei vigili del fuoco” (C 3869)

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime un forte parere negativo in merito alla proposta di legge che, oltre a ledere le competenze delle Regioni, comprometterebbe in modo grave l’attuale sistema di lotta agli incendi boschivi, in particolar modo nella sua capillarità di azione territoriale.
Roma, 4 aprile 2012



( red / 17.04.12 )

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Turismo: Bankitalia; bilancia turistica 2011

(regioni.it) La Banca d’Italia rende pubblici i dati della bilancia turistica definitivi relativi all'anno 2011.
La bilancia dei pagamenti turistica ha presentato nell'anno 2011 un saldo netto positivo di 10.308 milioni di euro, a fronte di uno di 8.841 milioni di euro nel 2010.
Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 30.891 milioni di euro, sono aumentate del 5,6 per cento rispetto all'anno precedente; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 20.583 milioni di euro, sono aumentate dello 0,8 per cento.
Nel mese di GENNAIO 2012 si è registrato un saldo netto positivo di 88 milioni di euro, a fronte di uno negativo di 32 milioni di euro nello stesso mese dell'anno precedente. Le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 1.665 milioni di euro, sono aumentate dell'1,4 per cento; quelle dei viaggiatori italiani all'estero, per 1.577 milioni di euro, sono diminuite del 5,8 per cento.

Viaggiatori stranieri in Italia
Viaggiatori italiani all'estero

                  

Turismo internazionale - 17.04.2012

BILANCIA DEI PAGAMENTI TURISTICA

(IMPORTI IN MILIONI DI EURO)

MESE

CREDITI

SPESA DEI VIAGGIATORI STRANIERI

DEBITI

SPESA DEI VIAGGIATORI ITALIANI

SALDO

2010

2011

VAR. %
  2011-2010

2010

2011

VAR. %
  2011-2010

2010

2011

VAR.
  2011-2010

GENNAIO

1.598

1.641

2,7%

1.483

1.674

12,8%

115

-32

-147

FEBBRAIO

1.494

1.439

-3,7%

1.128

1.233

9,3%

366

206

-160

MARZO

1.853

2.105

13,6%

1.406

1.431

1,8%

447

674

227

I   TRIMESTRE

4.945

5.185

4,9%

4.017

4.338

8,0%

928

848

-80

APRILE

2.249

2.388

6,2%

1.467

1.439

-1,9%

782

949

167

MAGGIO

2.753

2.862

4,0%

1.567

1.476

-5,8%

1.186

1.387

200

GIUGNO

3.140

3.245

3,4%

1.718

1.813

5,6%

1.422

1.432

10

II   TRIMESTRE

8.142

8.496

4,3%

4.751

4.728

-0,5%

3.390

3.768

378

LUGLIO

3.955

4.379

10,7%

2.390

2.361

-1,2%

1.566

2.017

452

AGOSTO

3.473

3.870

11,4%

3.274

3.265

-0,3%

199

605

406

SETTEMBRE

3.231

3.363

4,1%

1.926

1.846

-4,1%

1.305

1.516

212

III   TRIMESTRE

10.659

11.612

8,9%

7.589

7.473

-1,5%

3.069

4.139

1.069

OTTOBRE

2.394

2.553

6,7%

1.434

1.489

3,8%

959

1.064

105

NOVEMBRE

1.662

1.689

1,6%

1.384

1.354

-2,2%

278

335

57

DICEMBRE

1.456

1.356

-6,9%

1.240

1.202

-3,1%

216

154

-62

IV   TRIMESTRE

5.511

5.598

1,6%

4.058

4.045

-0,3%

1.453

1.553

100

TOTALE   ANNO

29.257

30.891

5,6%

20.416

20.583

0,8%

8.841

10.308

1.467



( red / 17.04.12 )
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