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Regioni.it

n. 2016 - martedì 17 aprile 2012

Sommario
- Bankitalia: migliorano conti pubblici
- Trasporto pubblico locale: Regioni per Patto di razionalizzazione ed efficientamento
- Veneto: promulgato nuovo Statuto
- I servizi idrici all'Autorità, ma Regioni ricordano proprie competenze
- Lotta agli incendi boschivi: non piace alle Regioni la proposta di legge
- Turismo: Bankitalia; bilancia turistica 2011

+T -T
I servizi idrici all'Autorità, ma Regioni ricordano proprie competenze

(regioni.it) Le Regioni non sono contrarie in via di principio al trasferimento delle funzioni della soppressa Agenzia alla Autorità per l’energia elettrica ed il gas, ma sottolineano l’esigenza che la nuova disciplina tenga conto delle peculiarità dei servizi idrici e delle competenze e responsabilità riservate alle Regioni in questa materia dalla normativa vigente. Per questo motivo la Conferenza delle Regioni ha approvato il 4 aprile un documento che, fra l’altro, propone una serie di emendamenti in tale direzione. Il testo di tale documento è stato pubblicato sul sito www.regioni.it (sezione “Conferenze”) ed il link al testo integrale è:
http://www.regioni.it/download.php?id=248418&field=allegato&module=news 
Si riporta di seguito il documento senza gli emendamenti proposti.
Regioni su schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante il trasferimento delle funzioni dell’agenzia delle risorse idriche al ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’autorità dell’energia e del gas. 
IL FONDAMENTO NORMATIVO
In via preliminare, giova illustrare il quadro normativo sotteso all’approvazione del d.p.c.m. in disamina, al fine di individuare l’ambito di disciplina autorizzato dal legislatore statale. Anzitutto, con il decreto legge 70/2011 (convertito nella l. 106/2011) il legislatore statale aveva previsto l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, in sostituzione della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (art. 10, co. 11-28 del d.l. 70/2011). Tale organismo, congegnato dal legislatore come una vera è propria Authority, era espressamente finalizzato a “garantire l'osservanza dei principi contenuti nel decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 in tema di gestione delle risorse idriche e di organizzazione del servizio idrico, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse degli utenti, alla regolare determinazione e adeguamento delle tariffe, nonchè alla promozione dell'efficienza, dell'economicità e della trasparenza nella gestione dei servizi idrici” (art. 10, co. 11 del d.l. 70/2011). Ai suddetti fini, il legislatore ha ridisegnato ex novo un articolato sistema di funzioni e poteri in materia di regolazione e vigilanza del servizio idrico integrato.
Prima ancora del suo effettivo insediamento, stante la sopravvenuta esigenza di attuare un contenimento della spesa pubblica, l’Agenzia è stata soppressa con il recente decreto legge 201/2011 (convertito con legge 214/2011) e le relative funzioni sono, con una clausola attributiva espressa, trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas ed, in via residuale, al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare. In particolare a mente dell’articolo 21, comma 19 del d.l. 201/2011 “sono trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici, che vengono esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481. Le funzioni da trasferire sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro 90 novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.
L’AMPLIAMENTO DELLA SFERA DI INTERVENTO
Dalla lettura del suddetto disposto emerge chiaramente quale debba essere la sfera di azione del Governo, chiamato ad individuare le funzioni trasferite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che devono essere attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici ed esercitate con i medesimi poteri attribuiti all'Autorità stessa dalla legge 14 novembre 1995, n. 481. Tali funzioni risultano già declinate ope legis, giusta la disposizione dell’articolo 10 del decreto legge 70/2011 (convertito con legge 214/2011), pertanto l’emanazione del d.p.c.m. in parola non può che assumere una natura ricognitiva delle stesse, precisandone i contenuti ed esplicitando i relativi poteri di esercizio in conformità alla legge 481/1995. Per contro, il testo in esame palesa un travalicamento dell’ambito di disciplina autorizzato dal legislatore statale ed al riguardo valgano le seguenti osservazioni. Anzitutto, l’articolato si apre con una corposa elencazione di richiami normativi e di considerati non sempre pertinenti alla sfera di disciplina autorizzata dal legislatore e comunque non necessari (tale è il caso ad esempio del preannunciato intento di addivenire ad una definizione complessiva della governance della risorsa idrica).
Analoghe considerazioni si possono esprimere con riferimento alle disposizioni recanti l’individuazione delle funzioni di spettanza ministeriale che, così come formulate, rischiano di sovrapporre, senza averne titolo né rango, competenze discordanti con quelle legittimamente sancite dal Codice dell’Ambiente (d.lgs. 152/2006).
Una rigorosa osservanza del suddetto mandato imporrebbe che le attività ricognite con il presente provvedimento siano, pertanto, riferite alla Autorità per l'energia elettrica ed il gas, nonché finalizzate a garantire un effettivo potere di controllo e di indirizzo per la corretta regolazione ed organizzazione del servizio, senza tuttavia sfociare in una attività di amministrazione attiva. Non a caso, l’articolo 21 del decreto legge 201/2011, richiama la legge 14 novembre 1995, n. 481 (istitutiva delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità).
Di conseguenza, come per i settori del gas e dell’energia elettrica anche nel settore del servizio idrico integrato l’Autorità in parola dovrebbe esercitare poteri deliberativi su tariffe, qualità del servizio e difesa degli utenti, disponendo a tali fini di poteri ispettivi e di accesso alla documentazione, nonché sanzionatori amministrativi, in caso di inosservanza, in tutto o in parte, dei propri provvedimenti. Pur tuttavia, la posizione di autonomia ed imparzialità propria dell’Autorità medesima potrebbe anche offrire l’occasione per estendere le suddette competenze ad ambiti più propriamente amministrativi, purchè siano comunque preservate le disposizioni declinate nella Parte III del d.lgs. 152/2006 che vedono il necessario coinvolgimento di tutti i livelli territoriali di governo del Settore del servizio idrico integrato.
L’ULTERIORE RIDIMENSIONAMENTO DEL RUOLO DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
Con i numerosi interventi normativi che nel tempo si sono susseguiti nell’accidentato percorso - che ha portato dal Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche (istituito dalla c.d. legge Galli) all'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, poi sostituita dalla Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (prevista dal d.lgs. 152/2006) per arrivare, infine, ai giorni nostri con la declinazione delle competenze dell’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche (in sostituzione alla predetta Commissione) ora trasferite alla Autorità di regolazione dell’energia e del gas - si assiste, a fronte del costante ampliamento dei poteri e del margine di azione dell’organismo nazionale, ad un corrispettivo e inverso processo di ridimensionamento del ruolo delle Amministrazioni regionali.
Ad onor del vero, non può sottacersi come il provvedimento in esame si innesti nel solco tracciato dall’articolo 10 del decreto legge 70/2011, riproponendo nella sostanza i medesimi nodi critici.
In effetti tale decreto legge, più che intervenire sulla sfera di azione della soppressa Commissione, ha operato un vero e proprio conferimento di competenze, anche riallocando in capo alla subentrata Agenzia funzioni esistenti che il decreto legislativo 152/2006 ascrive alla sfera di competenza regionale e locale. I disposti del decreto legge 70/2011 vedono infatti l’Agenzia (leggasi ora Autorità per l’energia elettrica ed il gas):
− predisporre le convenzioni-tipo di cui all'articolo 151 del d.lgs. 152/2006, senza più trasmetterla al Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare per la sua adozione sentita la Conferenza Stato-Regioni, nonostante lo stesso articolo 151, comma 2 conservi espressamente in capo alle Regioni tale funzione;
− predisporre il metodo tariffario per la determinazione della tariffa di cui all'articolo 154 dello stesso decreto legislativo, anche in questo caso senza più trasmetterlo al Ministro per la sua adozione sentita la Conferenza Stato-Regioni;
− definire le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici per i vari settori di impiego dell'acqua e quindi con possibile riferimento anche ai canoni per l’utilizzo dell’acqua pubblica, in controtendenza rispetto al federalismo demaniale in via di attuazione;
− approvare le tariffe predisposte dalle autorità competenti e verificare la corretta redazione del piano d'ambito, esprimendo osservazioni, rilievi e “impartendo, a pena d’inefficacia”, prescrizioni, senza prevedere o mettere in conto alcun ruolo intermedio delle Regioni volto a preservare le loro funzioni di pianificazione.
Permangono inoltre i dubbi, emersi con il decreto legge 70/2011 1, sulla sorte di alcune norme che assumono un particolare rilievo per le Regioni e le Province autonome e nello specifico:
− dell’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90, a mente del quale la Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche definisce, d'intesa con le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, i programmi di attività e le iniziative da porre in essere a garanzia degli interessi degli utenti, anche mediante la cooperazione con organi di garanzia eventualmente istituiti dalle regioni e dalle province autonome competenti;
− del comma 7 dell’articolo 161 del d.lgs. 152/2006 ai sensi del quale i soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono entro il 31 dicembre di ogni anno all'Osservatorio [leggasi alla Commissione], alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano i dati e le informazioni di cui al comma 6 (dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio; convenzioni e condizioni generali di contratto per l'esercizio dei servizi idrici; modelli adottati di organizzazione, di gestione, di controllo e di programmazione dei servizi e degli impianti; livelli di qualità dei servizi erogati; tariffe applicate; piani di investimento per l'ammodernamento degli impianti e lo sviluppo dei servizi).
Alla luce delle suddette considerazioni, pertanto, occorre recuperare il legittimo esercizio delle competenze regionali, garantendo in tal modo il rispetto del sistema di regolazione codificato dal Codice dell’Ambiente, basato su due livelli tra loro correlati (locale e nazionale) e che in tale ottica permanga nei giusti termini quanto è effettivamente ascrivibile a ragioni di tutela della concorrenza e di tutela dell’ambiente riconducibili alla competenza esclusiva statale e quanto è ascrivibile invece alle incombenze che la stessa normativa assegna alle Amministrazioni regionali.
Concludendo, per quanto nulla osti in via di principio al trasferimento delle funzioni della soppressa Agenzia alla Autorità per l’energia elettrica ed il gas, si reputa che la sua disciplina debba tener conto delle peculiarità dei servizi idrici e delle competenze e responsabilità riservate alle Regioni in questa materia dalla normativa vigente e si richiede conseguentemente che allo schema di d.p.c.m. in oggetto siano apportati gli emendamenti di seguito riportati.
Il link al documento integrale con gli emendamenti è:
http://www.regioni.it/download.php?id=248418&field=allegato&module=news



( red / 17.04.12 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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