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Regioni.it

n. 2118 - venerdì 5 ottobre 2012

Sommario3
- Le nuove misure in materia di finanza e funzionamento enti territoriali
- Giarda: la spesa per gli organi di Regioni ed enti locali
- Innovazione e crescita: le misure per agenda digitale e startup
- Il Consiglio dei Ministri del 4 ottobre ha impugnato 5 leggi regionali
- Rossi e Zaia su decreto costi politica
- Terremoto: Governo approva nuove disposizioni per sisma maggio 2012

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Le nuove misure in materia di finanza e funzionamento enti territoriali

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri del 4 ottobre ha dato il via libera ad un provvedimento che stabilisce “Nuove misure in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali”. Questo il testo della nota stampa diffusa da Palazzo Chigi.
“Il governo ha approvato un decreto legge che detta nuove regole finalizzate a riequilibrare la situazione finanziaria di enti locali in difficoltà nonché a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nell’obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità. Si tratta di un articolato provvedimento che mira a porre un freno immediato a sprechi ed usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale. Seguiranno presto altri provvedimenti che comporteranno una proposta di revisione della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni al fine di assicurare un assetto razionale ed efficiente, con l’eliminazione di sovrapposizioni e duplicazioni burocratiche e chiameranno regioni ed enti locali a concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, al consolidamento dei conti e al rispetto del pareggio di bilancio.
La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 ha ridisegnato l’assetto istituzionale del Paese attribuendo alle amministrazioni territoriali nuove competenze e responsabilità con conseguente incremento dei trasferimenti erariali, in particolare per la sanità e il trasporto locale. Secondo i dati diffusi da CGIA Mestre a settembre 2012, nell’ultimo decennio la crescita della spesa delle Regioni è stata del 74,6%, pari a 89 miliardi di Euro. Nel 2010 (anno a cui risale l’ultimo dato disponibile riferito ai bilanci di previsione) le uscite complessive delle Regioni hanno superato i 208,4 miliardi di Euro. L’aumento del deficit di bilancio di molte amministrazioni è il risultato, oltre che del ricorso all’indebitamento, anche dell’utilizzo opaco dei fondi da parte di alcune regioni e di un sistema farraginoso di controllo e valutazione delle performances. I dati diffusi dal Ministero dell’Economia (Siope) e dal commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa confermano che questi elementi, insieme, hanno creato un sistema inefficiente ed economicamente insostenibile.
I controlli sulla gestione finanziaria
Il provvedimento adottato oggi introduce nuove regole in materia di finanza e funzionamento degli enti locali. Le novità principali riguardano il rafforzamento:

1. dell’azione di controllo della Corte dei Conti, che avrà poteri di controllo e sanzionatori più ampi rispetto al passato. In particolare la Corte eserciterà un controllo di legittimità preventivo sugli atti delle regioni che incidono sulla finanza pubblica, compresi gli atti amministrativi generali e quelli che adempiono agli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. Potrà inoltre valutare, con controlli mirati sulle gestioni e, nel momento finale, della parifica sul rendiconto consuntivo delle regioni la legittimità e la regolarità amministrativo-contabile delle gestioni stesse. A tal fine la Corte potrà avvalersi dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica della Ragioneria generale dello Stato e della Guardia di Finanza. Alla Corte spetterà anche il potere di controllo sui rendiconti dei gruppi consiliari e, ogni sei mesi, l’elaborazione di linee guida sulla copertura finanziaria adottata dalle leggi regionali.
2. del sistema dei controlli interni che certifica l’efficacia, efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa, la verifica di regolarità amministrativa e contabile, la valutazione dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi e il rispetto degli equilibri finanziari. Per gli enti con più di 5mila abitanti viene introdotto un “controllo strategico” per verificare lo stato di attuazione dei programmi. Per tutti gli enti locali si introduce invece un “controllo sugli equilibri finanziari” che valuta lo stato di salute delle finanze dell’ente. Ogni ente locale dovrà altresì introdurre un sistema di controlli sulle proprie società partecipate.
I tagli ai costi della politica
Il decreto interviene sul contenimento della spesa degli organi politici degli enti territoriali e sulla riduzione dell’apparato politico e introduce altresì nuovi obblighi di trasparenza. Per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza il provvedimento obbliga:

- i gruppi consiliari a rendicontare e pubblicare tutti i dati relativi alle agevolazioni e ai contributi ricevuti;
- gli amministratori pubblici (Presidenti delle Regioni, presidenti del consiglio regionale, assessori e consiglieri regionali) ad adeguarsi al rispetto degli stessi standard di trasparenza introdotti dal Governo per i propri membri: pubblicare sul sito internet dell’amministrazione di appartenenza i redditi e il patrimonio.
I compensi dei consiglieri e degli assessori vengono regolati in modo che non eccedano complessivamente il livello di retribuzione riconosciuto dalla Regione più virtuosa (individuata dalla Conferenza Stato-Regioni entro il termine perentorio del 30 ottobre 2012). È vietato il cumulo di indennità o emolumenti, comprese le indennità di funzione o di presidenza, in commissioni o organi collegiali derivanti dalle cariche di presidente della Regione, presidente del consiglio regionale, di assessore o di consigliere regionale.
La partecipazione alle commissioni permanenti è invece resa a titolo gratuito. Per gli altri organi collegiali il gettone di presenza non potrà essere superiore ai 30 euro. Viene confermata l’eliminazione dei vitalizi e l’obbligatoria applicazione del metodo contributivo per il calcolo della pensione. Nelle more, non potranno essere corrisposti trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari abbiano compiuto 66 anni d’età e ricoperto la carica, anche se non continuativamente, per almeno 1o anni.
I finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici vengono decurtati del 50% e adeguati al livello della Regione più virtuosa (identificata dalla Conferenza Stato-Regioni entro il 30 ottobre 2012). I finanziamenti per i gruppi composti da un solo consigliere sono invece aboliti. Il decreto interviene anche sulla riduzione dell’apparato politico applicando il decreto “anti-crisi” 138 del 2011. Il “taglio” del numero di consiglieri e assessori regionali dovrà essere realizzato entro 6 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, ad esclusione delle Regioni in cui è prevista una tornata elettorale (per le quali il limite verrà applicato dopo le elezioni). Il decreto obbliga anche le Regioni ad attenersi alle regole statali in materia di riduzione di consulenze e convegni, auto blu, sponsorizzazioni, compensi degli amministratori delle società partecipate, ecc.
Le sanzioni
Per garantire il rispetto delle norme il decreto introduce un sistema di sanzioni dirette e indirette a carico delle regioni. Le sanzioni, che entreranno in vigore dal 2013, si applicano alle regioni inadempienti al 30 novembre 2012 (oppure entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto se occorre procedere a modifiche statutarie) e prevedono, in un primo tempo, l’accantonamento dell’80% dei trasferimenti erariali dello Stato (ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale) e il 5% dei trasferimenti per la sanità. Nel caso in cui l’inadempienza persista è prevista una diffida da parte del Governo e la successiva procedura per lo scioglimento del Consiglio.

Le procedure per il riequilibrio finanziario degli enti locali
Altre disposizioni, come anticipato, riguardano la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale: le province e i comuni che abbiano squilibri di bilancio tali da provocare il dissesto finanziario approvano un “piano di rientro” della durata massima di 5 anni per riequilibrare le finanze locali. Il piano di rientro dell’ente locale deve contenere una quantificazione precisa dei fattori di squilibrio e individuare tutte le misure necessarie per la riduzione della spesa e il ripianamento del deficit (tra cui il blocco dell’indebitamento e la riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi). L’ente locale ha a disposizione diversi strumenti per il risanamento: ad esempio può aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali, assumere mutui per la copertura dei debiti fuori bilancio.

Per agevolare gli enti locali che hanno avviato un piano di rientro lo Stato istituisce un Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti locali. Attraverso il fondo lo Stato anticipa le risorse finanziarie all’ente che, oltre alla restituzione, si impegna al blocco dell’indebitamento e alla riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi.
La sanzione a carico degli amministratori che hanno contribuito con dolo o colpa grave al verificarsi del dissesto finanziario, oltre al pagamento di una multa pari a un minimo di 5 e un massimo di 20 volte la retribuzione, è l’incandidabilità per dieci anni al ruolo di assessore, revisore dei conti degli enti locali e rappresentante dell’ente locale presso altri enti e istituzioni. Per i Sindaci e Presidenti l’incandidabilità è estesa alle cariche di Sindaco, presidente di provincia, presidente di Giunta regionali, membro di consigli comunali o provinciali, del Parlamento italiano ed europeo.
Riscossione delle entrate degli enti locali
Infine, il provvedimento approvato dal Governo, intervenendo sul tema dell’attività di gestione e riscossione delle entrate degli enti territoriali, ne annuncia una prossima riforma. Per favorirla viene sostanzialmente stabilito il mantenimento dell’attuale assetto, ma non oltre il 30 giugno 2013.


Link dal sito di Palazzop Chigi:

Audiovisivi Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n. 48 - Misure enti territoriali

 

04/10/2012 Presidente CdM Nuove misure in materia di finanza e funzionamento degli enti  territoriali
04/10/2012 Presidente CdM Italian government reduces financing of local authorities; increases controls and sanctions


( red / 05.10.12 )

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Giarda: la spesa per gli organi di Regioni ed enti locali

(regioni.it) Quanto costa la politica di Regioni ed enti locali? Quache elemento utile lo ha fornito il 3 ottobre il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, rispondendo alla Camera ad una interrogazione sui  dati rilevati dal Siope  (il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) riguardante le spese per il funzionamento degli organi istituzionali di regioni ed enti locali.
In particolare il Ministro ha fatto riferimento ai “dati aggregati per livello di governo per i tre anni 2009, 2010 e 2011”.
“Per il complesso dei comuni italiani – ha spiegato Giarda - la spesa complessiva per i codici 1325 (spese per gli organi istituzionali dell’ente – indennità)  e 1326 (spese per gli organi istituzionali dell’ente – rimborsi)è ammontata, nel 2009, a 647 milioni, in calo fino ai 594 milioni del 2011. L'incidenza sulla spesa complessiva dei comuni (sulle spese correnti) è stata dell'1,3 per cento nel 2009 e dell'1,15 per cento nel 2011. Per quanto riguarda l'insieme dei comuni capoluogo, a cui si dirigeva nello specifico l'interrogazione, le percentuali sono state pari a circa lo 0,7 per cento nel 2009 e sono sostanzialmente stabili, in leggero calo, nei tre anni”.
“Per quanto riguarda le province, l'incidenza della spesa è stata dello 1,29 per cento, sempre per gli stessi codici 1325 e 1326, nel 2009, ed è stata dell'1,3 per cento nel 2011; circa 112 milioni su un totale di 8.400-8.500 milioni.
Per quanto riguarda le Regioni, considerando il loro insieme, l'incidenza della spesa per il codice 1101 (spese per organi istituzionali) è stata pari a circa lo 0,63 per cento nel 2009 e allo 0,59 per cento nel 2011. Ho con me – ha concluso Giarda - a disposizione i dati per tutte le regioni e per tutti i comuni capoluogo di provincia per i tre anni, che metto a disposizione dell'interrogante”.      

 



( red / 05.10.12 )

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Innovazione e crescita: le misure per agenda digitale e startup

Il comunicato stampa di Palazzo Chigi

(regioni.it) Via libera dal Consiglio dei Ministri del 4 ottobre alle "Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenda digitale e startup”. L’obiettivo del provvedimento è – secondo quanto riportato in una nota di Palazzo Chigi – quelo di creareinfrastrutture e servizi digitali, creazione di nuove imprese innovative (startup), strumenti fiscali per agevolare la realizzazione di opere infrastrutturali con capitali privati, attrazione degli investimenti esteri in Italia, interventi di liberalizzazione in particolare in campo assicurativo sulla responsabilità civile auto”.
Si tratta del secondo “Decreto Crescita” approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed è “un provvedimento che costituisce un ulteriore e significativo passo in avanti dell’Agenda per la crescita sostenibile del Governo, rappresentando la naturale prosecuzione di quanto fatto nei mesi scorsi”.
“Con l’applicazione dell’Agenda Digitale, aumentano fortemente i servizi digitali per i cittadini, che potranno avere un unico documento elettronico, valido anche come tessera sanitaria, attraverso il quale rapportarsi con la pubblica amministrazione. Via libera anche alle ricette mediche digitali, al fascicolo universitario elettronico, all’obbligo per la Pubblica Amministrazione  di comunicare attraverso la posta elettronica certificata e di pubblicare online i dati in formato aperto e riutilizzabile da tutti. Significativi risparmi di spesa e maggiore efficienza arriveranno dalla digitalizzazione delle notifiche e delle comunicazioni giudiziarie, che assicureranno il mantenimento del principio di prossimità del servizio giustizia nei confronti di cittadini e imprese. Viene inoltre integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 milioni stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si introducono significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga.
Per la prima volta, nell’ordinamento del nostro Paese viene introdotta la definizione di impresa innovativa (startup): le nuove misure toccano tutti gli aspetti più importanti del ciclo di vita di una startup - dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura - ponendo l’Italia all’avanguardia nel confronto con gli ordinamenti dei principali partner europei. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel Programma Nazionale di Riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell’Unione Europea che individuano nelle startup una leva di crescita e di creazione di occupazione per l’Italia. La dotazione complessiva subito disponibile è di circa 200 milioni di euro. Una volta a regime, la norma impegnerà 110 milioni di euro ogni anno.
Ulteriori importanti misure vengono assunte sul fronte della defiscalizzazione delle opere infrastrutturali strategiche (tramite l’introduzione di un credito di imposta a valere su Irap e Ires fino al 50%), sull’attrazione degli investimenti diretti esteri (con la costituzione dello sportello unico Desk Italia a cui potranno rivolgersi gli imprenditori stranieri), col rafforzamento del sistema dei Confidi per migliorare l’accesso al credito delle Pmi e con significative liberalizzazioni nel settore assicurativo (introduzione di un “contratto base” comune a tutte le compagnie).
1) Agenda Digitale Italiana
Vengono recepiti nel nostro ordinamento i princìpi dell’Agenda Digitale Europea. L’Italia si dota in questo modo di uno strumento normativo che costituirà una efficace leva per la crescita occupazionale, di maggiore produttività e competitività, ma anche di risparmio e coesione sociale, spinta strutturale per la realizzazione delle strategie, delle politiche e dei servizi di infrastrutturazione e innovazione tecnologica dell’intero Paese.  Ogni anno, il Governo presenterà al Parlamento una relazione aggiornata sull’attuazione dell’agenda digitale italiana.
1.1 Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini
• Documento digitale unificato - Carta di identità elettronica e tessera sanitaria (art. 1). Addio vecchia carta di identità e tessera sanitaria. Al loro posto, i cittadini potranno dotarsi gratuitamente di un unico documento elettronico, che consentirà di accedere più facilmente a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione. Il documento, che sostituirà progressivamente quelli attualmente circolanti, costituirà il punto di riferimento unitario attraverso cui il cittadino viene registrato e riconosciuto dalle amministrazioni dello Stato.
• Anagrafe unificata, censimento annuale della popolazione e Archivio delle strade (artt. 2, 3). Per accelerare il processo di informatizzazione della PA e la messa a sistema delle informazioni e dei servizi riguardanti i cittadini, viene istituita l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), un centro unico di gestione dati che subentrerà all’Indice Nazionale delle Anagrafi (INA) e all’Anagrafe della popolazione italiana residente all’estero (AIRE). Grazie a queste nuove procedure digitali, l’ISTAT inoltre potrà effettuare con cadenza annuale il censimento generale della popolazione e delle abitazioni, realizzando anche l’Archivio nazionale delle strade e dei numeri civici, utilizzando il conferimento degli indirizzari e degli stradari comunali.
• Domicilio digitale del cittadino e obbligo di PEC per le imprese (artt. 4,5). Dal 1 gennaio 2013, ogni cittadino potrà scegliere di comunicare con la pubblica amministrazione esclusivamente tramite un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Tale indirizzo costituirà il domicilio digitale del cittadino e sarà in seguito inserito nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, in modo che possa essere utilizzabile da tutte le amministrazioni pubbliche. Sullo stesso fronte, le imprese individuali che si iscrivono al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane avranno l’obbligo di indicare un proprio indirizzo PEC, così da semplificare e ridurre notevolmente tempi e oneri per gli adempimenti burocratici.
1.2 Amministrazione digitale
• Pubblicazione dati e informazioni in formato aperto (art. 9). I dati e le informazioni forniti dalla pubblica amministrazione dovranno essere obbligatoriamente pubblicati in formato aperto (cd. open data). In questo modo sarà possibile ampliare fortemente l’accesso a informazioni di pubblica utilità, favorendone il riutilizzo per analisi, servizi, applicazioni e soluzioni, con sensibili ricadute dal punto di vista della crescita economico-sociale. Tali dati avranno una licenza d’uso aperta e saranno dunque utilizzabili – in primis da persone affette da forme di disabilità sensoriali - senza alcun tipo di restrizione.
• Biglietti di viaggio elettronici e sistemi di trasporto intelligente (art. 8). Le amministrazioni titolari di servizi di Trasporto Pubblico Locale promuovono l’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica interoperabili, così da ridurre i costi connessi all’emissione dei titoli di viaggio. Sul fronte della mobilità sostenibile, viene dato un forte impulso ai sistemi di trasporto intelligenti (ITS) per consentire la diffusione di nuovi servizi informativi su traffico e viabilità, sulla prenotazione di aree di parcheggio sicure, sui servizi di emergenza su strada.
• Procedure digitali per acquisto di beni e servizi (art. 6). Tutte le procedure per l’acquisto di beni e servizi da parte delle PA dovranno essere svolte esclusivamente per via telematica, così da garantire maggiore trasparenza e tempistiche più celeri. Viene inoltre fortemente incentivato il riuso dei programmi informatici da parte delle amministrazioni, consentendo significativi risparmi di spesa.
• Trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica (artt. 6,7) Le comunicazioni tra diverse amministrazioni pubbliche, così come tra PA e privati, dovranno avvenire esclusivamente per via telematica. L’inadempienza della norma comporterà una responsabilità dirigenziale e disciplinare in capo al personale pubblico inadempiente.  Allo stesso modo, nel settore pubblico, tutte le certificazioni di malattia e di congedo parentale dovranno essere rilasciate e trasmesse per via telematica.
• Pubblicizzazione dei dati della PA (art. 9).  Con l'approvazione dell'art.9 del decreto si introduce un elemento di innovazione strutturale nella gestione del patrimonio informativo pubblico che diventa accessibile e utilizzabile dai cittadini e dalle imprese per promuovere la crescita economica, la partecipazione e la trasparenza amministrativa. Da oggi le amministrazioni italiane rendono disponibili i propri dati in formato digitale, si impegnano a condividere le informazioni che gestiscono e possono, grazie alle tecnologie digitali, coinvolgere, i cittadini, la società civile e il sistema produttivo in un gestione più efficace ed efficiente della cosa pubblica.
1.3 Servizi e innovazioni per favorire l’Istruzione digitale
• Fascicolo elettronico per gli studenti universitari e semplificazione di procedure in materia di università (art. 10). Dall’anno accademico 2013-2014, verrà introdotto il fascicolo elettronico dello studente, uno strumento che, raccogliendo tutti i documenti, gli atti e i dati relativi al percorso di studi, consentirà la gestione informatizzata dell’intera carriera universitaria. Viene inoltre fortemente favorita la dematerializzazione dei flussi informativi tra gli atenei, facilitando e semplificando la mobilità degli studenti.
• Libri e centri scolastici digitali (art. 11). A partire dall’anno scolastico 2013-2014, nelle scuole sarà progressivamente possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale, oppure abbinata alla versione cartacea.  Dall’anno scolastico 2012-2013, in ambiti territoriali particolarmente isolati (ad esempio piccole isole e comuni montani dove è presente un numero di alunni insufficiente per la formazione di classi) sarà possibile istituire centri scolastici digitali tramite apposite convenzioni con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che consentano il collegamento multimediale e da remoto degli studenti alle classi scolastiche.
1.4 Misure per la Sanità digitale
• Fascicolo sanitario elettronico, cartella e prescrizione medica digitali (artt. 12,13). Al via il fascicolo sanitario elettronico (FSE), che conterrà tutti i dati digitali di tipo sanitario e sociosanitario del cittadino, raccogliendone di fatto l’intera storia clinica. Il fascicolo verrà aggiornato da diversi soggetti che, nell’ambito del servizio sanitario pubblico, prendono in cura gli assistiti. In questo senso, le strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate potranno conservare le cartelle cliniche solo in forma digitale, realizzando così significativi risparmi e semplificazioni. Viene accelerato anche il processo di digitalizzazione delle prescrizioni mediche, definendo tempi certi e uguali su tutto il territorio nazionale.  Si prevede inoltre di estendere la spendibilità delle prescrizioni di farmaceutica (attualmente limitata alla singola regione) a tutto il territorio nazionale.
1.5 Forte impulso per la banda larga e ultralarga
• Azzeramento del divario digitale, interventi per la diffusione delle tecnologie digitali (art. 14). Viene confermato l’obbiettivo di azzerare il divario digitale, portando la connessione a almeno 2 mbps nelle zone non ancora coperte e nelle aree a fallimento d’impresa. Alle risorse rese già disponibili per il Mezzogiorno (circa 600 milioni) si aggiungono ora ulteriori 150 milioni di euro per finanziare gli interventi nelle aree del centro-nord. Vengono fortemente semplificate alcune procedure e adempimenti autorizzatori per favorire la diffusione della banda ultralarga, anche tramite wireless, e delle nuove tecnologie di connessione. Per quanto riguarda gli scavi per la posa della fibra ottica, è prevista l’esenzione della tassa per l’occupazione del suolo e del sottosuolo. Gli operatori di tlc avranno assicurato l’accesso alle parti comuni degli edifici per le operazioni di posa della fibra.
1.6 Moneta e fatturazione elettronica
• Pagamenti elettronici alle pubbliche amministrazioni (art. 15). E’ introdotto l’obbligo per le amministrazioni pubbliche, così come per gli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, di accettare pagamenti in formato elettronico, a prescindere dall’importo della singola transazione. Le stesse amministrazioni sono tenute a pubblicare nei propri siti istituzionali e nelle richieste di pagamento i codici IBAN identificativi del conto di pagamento.
• Utilizzo della moneta elettronica (art. 15). I soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, saranno tenuti, dal 1 gennaio 2014, ad accettare pagamenti con carta di debito (ad esempio, bancomat). Con decreti ministeriali (ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze) verranno disciplinati gli importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati dall’attuazione della disposizione. I pagamenti elettronici potranno essere eventualmente effettuati anche tramite tecnologie mobili.
1.7 Giustizia digitale
• Biglietto di cancelleria, comunicazioni e notificazioni per via telematica (art. 16). Vengono introdotte disposizioni per snellire modi e tempi delle comunicazioni e notificazioni in modo da rendere più efficienti i servizi in ambito giudiziario tra cittadini e imprese.  In particolare, nei procedimenti civili tutte le comunicazioni e notificazioni a cura delle cancellerie o delle segreterie degli uffici giudiziari verranno effettuate esclusivamente per via telematica, quando il destinatario è munito di un indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi ovvero quando la parte costituita in giudizio personalmente abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere le comunicazioni e notificazioni relative al procedimento.  La stessa procedura è prevista per le notificazioni a persona diversa dall’imputato, nell’ambito dei processi penali.
• Modifiche alla legge fallimentare (art. 17). Attraverso l’uso della posta elettronica certificata e di tecnologie online, le comunicazioni dei momenti essenziali della procedura fallimentare avverranno per via telematica. Tra questi: a) la presentazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento; b) le comunicazioni ai creditori da parte del curatore; c) la presentazione della domanda di ammissione al passivo da parte dei creditori. Per quanto riguarda l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, la disposizione concernerà il flusso di comunicazioni tra curatore e creditori (nel fallimento) e tra commissario giudiziale o liquidatore e creditori (nel concordato preventivo) e tra commissario liquidatore e creditori (nella liquidazione coatta amministrativa).  Infine, viene resa obbligatoria l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica da parte di ciascun creditore nella domanda di ammissione al passivo.
• Sinergia con l’VIII PQ Horizon 2020 (art. 19) L’art. 19 promuove la definizione di grandi progetti di ricerca e innovazione su temi strategici e in linea con il programma europeo Horizon2020, con l’obiettivo di promuovere sinergie tra sistema produttivo, di ricerca ed esigenze sociali.  Lo scopo e’ di spostare in avanti la frontiera dell’innovazione attraverso appalti innovativi e precommerciali per servizi di ricerca in modo da sviluppare soluzioni industriali innovative non ancora presenti sul mercato e che rispondono alle esigenze espresse da pubbliche amministrazioni.
• Comunità intelligenti (art. 20) L’art 20 disegna l’architettura tecnica, di governo e di processo per la gestione delle comunita’ intelligenti e dei servizi e dati da queste prodotte. Le comunita’ intelligenti sono partecipative, promuovono l’emersione di esigenze reali dal basso, l’innovazione sociale e prevedono meccanismi di partecipazione, inclusione sociale e efficienza delle risorse - attraverso il riuso e la circolazione delle migliori pratiche. Un sistema di valutazione e monitoraggio garantisce che le comunita’ rispettino gli impegni presi attraverso uno statuto periodicamente rivisto, allo scopo di verificare e massimizzare l’impatto del progresso tecnologico sul territorio.
2) Norme per favorire la nascita e la gestione di imprese innovative (startup). Le misure introducono per la prima volta nel panorama legislativo italiano un quadro di riferimento organico per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese innovative (startup). Tali norme sono coerenti con gli obiettivi previsti dal programma Nazionale di Riforma 2012 e con le strategie di sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo definite a livello europeo. Si intende in tal modo contribuire alla diffusione di una cultura dell’innovazione e dell’imprenditorialità, alla promozione della mobilità sociale, della trasparenza e del merito, alla creazione di occupazione qualificata, soprattutto giovanile. La Per le startup vengono messi subito a disposizione circa 200 milioni di euro, tra i fondi stanziati dal decreto sotto forma di incentivi e fondi per investimento messi a disposizione dalla Fondo Italiano Investimenti della Cassa Depositi e Prestiti. Nelle prossime settimane, con un apposito decreto ministeriale, saranno stanziate ulteriori risorse per nuove imprese presenti nel Mezzogiorno. La norma, a regime, impegnerà 110 milioni di euro ogni anno per incentivare le imprese startup.
• Startup innovativa e incubatore certificato: cosa sono e a cosa servono (art.25). Per la prima volta nell’ordinamento italiano vengono introdotti la definizione e gli specifici requisiti della nuova impresa innovativa (startup). In particolare, queste le caratteristiche della startup innovativa:
o la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria deve essere detenuto da persone fisiche;
o la società deve essere costituita e operare da non più di quarantotto mesi;
o deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
o il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
o non deve distribuire o aver distribuito utili;
o deve avere quale oggetto sociale esclusivo, lo sviluppo e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
o non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.
Inoltre la startup deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri: sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 30 per cento del maggiore tra il costo e il valore della produzione; impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro; essere titolare o licenziataria di una privativa industriale connessa alla propria attività.
La norma definisce anche l’incubatore certificato di imprese startup innovative, qualificandolo come una società di capitali di diritto italiano, o di una Societas Europaea, residente in Italia, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di startup innovative. I requisiti che gli incubatori devono possedere sono legati alla disponibilità di risorse materiali e professionali per svolgere tale attività.
Viene infine istituita un’apposita sezione del Registro delle Imprese con l’iscrizione obbligatoria per le startup innovative e gli incubatori certificati così da garantirne la massima pubblicità e trasparenza.
• Deroga al diritto societario e riduzione degli oneri per l’avvio (art. 26).
Per consentire una gestione più flessibile e più funzionale alle esigenze di governance tipiche delle startup, soprattutto se costituite in forma di S.r.l., sono introdotte le seguenti facoltà:
o Facoltà di estendere di dodici mesi il periodo di c.d. “rinvio a nuovo” delle perdite (dalla chiusura dell’esercizio successivo alla chiusura del secondo esercizio successivo) e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell’esercizio successivo. Durante i primi anni di attività, ci possono essere frequenti episodi in cui le perdite intaccano il capitale per oltre un terzo a causa dei costi di avvio e degli investimenti iniziali, una più flessibile gestione degli obblighi di ricapitalizzazione può essere molto utile.
o Facoltà di utilizzare anche per le startup innovative costituite in forma di S.r.l. istituti ammessi solo nelle S.p.A., in particolare la libera determinazione dei diritti attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l’emissione di strumenti finanziari partecipativi.
o Facoltà di offrire al pubblico quote di partecipazione in startup innovative costituite in forma di S.r.l., consentendo di facilitarne l’accesso al capitale indipendentemente dalla forma giuridica prescelta.
o Facoltà di deroga al divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni qualora l’operazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di strumenti finanziari a dipendenti, collaboratori, componenti dell’organo amministrativo o prestatori di opere o servizi, anche professionali (stock options e work for equity). Vengono anche ridotti gli oneri per l’avvio della startup innovativa e dell’incubatore certificato, attraverso l’esonero dai diritti di bollo e di segreteria per l’iscrizione al Registro delle Imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale dovuto in favore delle Camere di commercio.
• Remunerazione con strumenti finanziari della startup innovativa e dell’incubatore certificato (art. 27). Viene introdotto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori delle imprese startup innovative e degli incubatori certificati. Il reddito derivante dall’attribuzione di questi strumenti finanziari o diritti non concorrerà alla formazione della base imponibile, sia a fini fiscali che contributivi. In questo modo, viene facilitata la partecipazione diretta al rischio di impresa, ad esempio attraverso l’assegnazione di stock options al personale dipendente o ai collaboratori di un’impresa startup.
• Rapporto di lavoro subordinato nelle startup innovative (art. 28). Le startup usufruiranno di apposite disposizioni contrattuali per poter instaurare rapporti di lavoro subordinato che abbiamo maggiore flessibilità operativa, soprattutto nella fase di avvio dell’attività di impresa. Nello specifico, sarà possibile stipulare contratti di lavoro a tempo determinato con una durata variabile tra un minimo di 6 mesi e un massimo di 36 mesi, con possibilità di rinnovi senza soluzione di continuità, prorogabili ulteriormente una sola volta fino al termine di applicazione della normativa specifica per le startup (ossia, 48 mesi). Una volta decorsi i termini previsti, il rapporto di lavoro diventa a tempo indeterminato ed è escluso espressamente che la collaborazione possa continuare in altre fattispecie di lavoro subordinato o in modo “fittiziamente” autonomo.
• Incentivi all’investimento in startup innovative (art. 29). Per rafforzare la crescita e la propensione all’investimento in imprese startup innovative, è fondamentale cercare di creare un clima favorevole al loro sviluppo aumentando la loro capacità di attrazione dei capitali privati, anche grazie alla leva fiscale. Si è stabilito pertanto che per gli anni 2013, 2014 e 2015 è consentito alle persone fisiche e giuridiche rispettivamente di detrarre o dedurre dal proprio reddito imponibile una parte delle somme investite in imprese startup innovative, sia direttamente che attraverso fondi specializzati.
• Raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online (art. 30). Viene introdotta un’apposita disciplina per la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese startup innovative attraverso portali online, avviando una modalità innovativa di raccolta diffusa di capitale (crowdfunding). La vigilanza viene affidata alla Consob, che è delegata ad emanare la disciplina secondaria al fine di tutelare gli investitori diversi da quelli professionali. In particolare, la disciplina dovrà assicurare che una parte dell'offerta debba essere sottoscritta da investitori professionali o da altri investitori specializzati nel venture capital, nonché prevedere un meccanismo di tutela degli investitori non professionali nel caso in cui i soci di controllo della startup cedano le proprie partecipazioni a terzi successivamente all'offerta.  Per quanto riguarda l’accesso al credito, le startup potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.
• Sostegno all’internazionalizzazione (art. 30). Vengono incluse anche le imprese startup innovative operanti in Italia tra quelle beneficiarie dei servizi messi a disposizione dall’Agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e dal Desk Italia.  La disposizione individua puntualmente tali servizi: l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali, e l’attività volta a favorire l’incontro delle startup innovative con investitori potenziali per le fasi di early stage capital e di capitale di espansione.
• Gestione della crisi nell’impresa startup innovativa e attività di controllo (art. 31). L’intervento disciplina il fenomeno della crisi aziendale delle startup innovative, tenendo conto dell’elevato rischio economico assunto da chi decide di fare impresa investendo in attività ad alto livello d’innovazione. Dato l’elevato tasso di mortalità fisiologica delle startup si vuole indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma posto a base dell’iniziativa. La scelta è quella di sottrarre le startup alle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori. Per facilitare l’avvio di startup si prevede che, una volta decorsi dodici mesi dall’iscrizione nel Registro delle imprese del decreto di apertura della procedura liquidatoria, i dati relativi ai relativi soci non siano più accessibili al pubblico ma esclusivamente all’autorità giudiziaria e alle autorità di vigilanza. Per vigilare sul corretto utilizzo delle agevolazioni e sul rispetto della disciplina dettata dal decreto in materia di startup innovative, il ministero dello Sviluppo economico può avvalersi del Nucleo speciale della spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza.
• Pubblicità e valutazione dell’impatto delle misure (art. 32). Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministero dello Sviluppo Economico, promuoverà una campagna di sensibilizzazione a livello nazionale per diffondere una maggiore consapevolezza pubblica sulle opportunità imprenditoriali legate all’innovazione e alle materie disciplinate dal decreto. L'ISTAT provvederà alla raccolta e all’aggiornamento regolare dei dati necessari per compiere una valutazione dell’impatto - in particolare sui temi della crescita, dell’occupazione e dell’innovazione - delle misure volte a favorire la nascita e lo sviluppo di startup innovative.  Il ministro dello Sviluppo economico dovrà presentare entro il primo marzo di ogni anno una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di startup innovative, mettendo in rilievo soprattutto l’impatto di tali norme sulla crescita e l’occupazione. La prima relazione successiva all’entrata in vigore del presente decreto dovrà essere presentata entro il primo marzo 2014.
3) Ulteriori misure per la crescita.
3.1. Credito di imposta al 50% per la realizzazione di nuove infrastrutture (art. 33). Viene introdotto un credito di imposta come contributo pubblico alla realizzazione di opere strategiche e di importo superiore a 500 milioni di euro, che potranno in questo modo raggiungere l’equilibrio finanziario altrimenti non conseguibile. Il credito potrà arrivare fino al limite massimo del 50% a valere sull’Ires e sull’Irap in relazione alla costruzione e gestione dell’opera. La disposizione è valida fino al 31 dicembre 2015. In questo modo sarà possibile favorire la realizzazione di un considerevole numero di grandi infrastrutture, senza incidere sulle entrate erariali e per di più stimolando un indotto positivo anche per le entrate pubbliche.
3.2 Sportello Unico per l’Attrazione di Investimenti Esteri (art. 35). Viene costituito un unico punto di coordinamento stabile, tempestivo ed efficace per i soggetti imprenditoriali a cui potranno far riferimento i soggetti imprenditoriali che abbiano intenzione di realizzare investimenti di tipo produttivo e industriale sul territorio italiano.  Lo sportello farà capo al ministero dello Sviluppo economico e coordinerà tutti gli altri soggetti che operano nel settore, avvalendosi anche del supporto di personale proveniente dall’ICE e dall’Agenzia INVITALIA, senza generare così ulteriori oneri per la finanza pubblica.  La promozione del made in Italy sui mercati internazionali sarà rafforzata grazie al fatto che Simest potrà partecipare al capitale di apposite società commerciali aventi sede anche in Italia.
3.3 Misure per il rafforzamento dei confidi (art. 36). La norma proposta - che non comporta alcun onere aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato - è volta a consentire ai confidi di rafforzarsi patrimonialmente per poter continuare a svolgere il ruolo di sostegno all’accesso al credito delle piccole e medie imprese, divenuto fondamentale nel corso della crisi.  Viene riconosciuto ai confidi la possibilità di imputare al fondo consortile o al capitale sociale i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi dello Stato, delle Regioni e di altri enti pubblici esistenti alla data di entrata in vigore di questo provvedimento. Sono introdotte misure per rendere più facilmente applicabile il nuovo regime a supporto dell’accesso al mercato dei capitali da parte di società non quotate, regime introdotto dal primo decreto crescita.
3.4 Proroga per progetto “carbone pulito” e per “superinterrompibilità” elettrica (art.34) Proroga di un anno (dal 31-12-2012 al 31-12-2013) per la realizzazione del progetto cosiddetto “carbone pulito” (Carbosulcis). E proroga di tre anni (fino al 31-12-2015) del servizio per la cosiddetta “superinterrompibilità” elettrica per la Sicilia e la Sardegna.
4) Assicurazioni, mutualità e mercato finanziario
4.1. Misure per l’individuazione e il contrasto delle frodi assicurative (art. 21). La norma, riprendendo varie proposte di iniziativa parlamentare, affida all’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (IVASS) la cura della prevenzione amministrativa delle frodi nel settore dell’assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, relative alle richieste di risarcimento e di indennizzo e all’attivazione di sistemi di allerta preventiva contro i rischi di frode.  L’IVASS realizzerà un archivio informatico integrato attraverso il quale sarà più facile individuare indici di anomalia e di possibili frodi. Lo stesso Istituto potrà segnalare tali anomalie alle Autorità giudiziarie e incentivare azioni di indagine utilizzando il veicolo della vigilanza assicurativa.
4.2 Misure a favore della concorrenza e della tutela del consumatore nel mercato assicurativo (art. 22). Vengono abolite nel Codice delle Assicurazioni Private le clausole di tacito rinnovo eventualmente previste dal contratto. Si riporta da 2 a 10 anni il termine di prescrizione delle polizze vita “dormienti”, ridotto nel 2008 a soli due anni, termine che si è rivelato del tutto insufficiente al fine di garantire la possibilità di riscatto della polizza, soprattutto in caso di morte dell’intestatario. Verrà inoltre definito, attraverso un decreto del ministro delle Sviluppo Economico, uno schema di “contratto base” di assicurazione responsabilità civile auto, nel quale prevedere tutte le clausole necessarie ai fini dell’adempimento di assicurazione obbligatoria. Ogni compagnia assicurativa, nell’offrirlo obbligatoriamente al pubblico, anche attraverso internet, dovrà definirne il costo complessivo individuando separatamente ogni eventuale costo per i vari servizi aggiuntivi. La norma prevede anche l’introduzione di una disciplina che obblighi le compagnie di assicurazione a predisporre sui propri siti aree riservate attraverso le quali consentire ai propri clienti di verificare lo stato delle proprie coperture assicurative, le scadenze, i termini contrattuali sottoscritti, la regolarità dei pagamenti di premio, secondo procedure simili agli attuali sistemi di home banking. Al fine di favorire la concorrenza nel settore si consente agli intermediari di poter collaborare con altri soggetti iscritti al Registro degli intermediari assicurativi e riassicurativi, garantendo piena informativa e trasparenza nei confronti dei consumatori e sancendo la nullità di ogni patto contrario tra compagnia assicurativa ed intermediario.
4.3 Misure per l’iscrizione al registro delle Imprese ulteriori misure di semplificazione per le società di mutuo soccorso (art. 23). La disposizione si propone di aggiornare una normativa piuttosto datata (le Società di Mutuo Soccorso sono ancora disciplinate da una legge del 1886) e lacunosa in molte sue parti, per consentire a tali particolari società di svolgere con maggiore efficacia i propri compiti nel campo socio-sanitario e previdenziale, garantendo procedure pubblicitarie più certe oltre che il definitivo avvio di un sistema di vigilanza efficace. In attesa di una riforma organica della disciplina, viene risolta un’importante questione interpretativa prescrivendo in termini univoci e chiari la necessità di previa iscrizione delle Società di mutuo soccorso al registro delle imprese. Oltre a semplificare questa iscrizione viene inoltre resa automatica l’ iscrizione presso l’Albo nazionale delle società cooperative, in una sezione che si istituirà espressamente dedicata alle SMS.  Una delle novità della proposta è poi quella relativa alla cosiddetta “mutualità mediata”, in virtù della quale si rende possibile anche ad una Società di mutuo soccorso di aderire in qualità di socio ad un’altra analoga società a condizione che lo statuto lo preveda espressamente e che i membri, persone fisiche di tali enti giuridici, siano destinatari di una delle attività istituzionali delle medesime società di mutuo soccorso. In tal modo si consentirà alle S.M.S. di minori dimensioni (e per tali motivi in condizioni di non poter erogare i servizi istituzionali) di continuare a svolgere la loro funzione in campo socio-sanitario”.


( red / 05.10.12 )

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Il Consiglio dei Ministri del 4 ottobre ha impugnato 5 leggi regionali

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri ha esaminato il 4 ottobre, su proposta del Ministro affari regionali, turismo e sport, tredici leggi regionali. Nell’ambito di tali leggi, il Consiglio ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale:
- della legge Regione Campania n. 26 del 9/08/2012 "Norme per la protezione della fauna selvatica e disciplina dell'attività venatoria in Campania" in quanto contiene disposizioni in materia di attività venatoria in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione che riserva allo Stato la materia della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema;
- della legge Regione Campania n. 27 del 9/08/2012 "Disposizioni urgenti in materia di finanza regionale" in quanto contiene alcune disposizioni in materia sanitaria che contrastano con il piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Campania e, pertanto, violano gli art. 117, terzo comma, della Costituzione che riserva allo Stato i principi in materia di coordinamento della finanza pubblica e l’art. 120, della Costituzione, altre disposizioni che disciplinano le situazioni di incompatibilità alla carica di consigliere regionale in contrasto con gli articoli 3 e 122 della Costituzione;
- della legge Regione Friuli Venezia Giulia n. 15 del 9/08/2012 “Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Regione Friuli Venezia Giulia derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno e adeguamento alla direttiva 2009/147/CE concernente la conservazione degli uccelli selvatici e alla direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Modifiche a leggi regionali in materia di attività commerciali, di somministrazione di alimenti e bevande e di gestione faunistico-venatoria (Legge comunitaria 2010)” in quanto contiene disposizioni in materia di attività venatoria in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione che riserva allo Stato la materia della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema;
- della legge Regione Molise n. 16 del 07/08/2012 "Modifiche alla legge regionale 26 gennaio 2012, n. 2 (Legge finanziaria regionale 2012)" " in quanto contiene alcune disposizioni in materia sanitaria che contrastano con il piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Molise e, pertanto, violano gli art. 117, terzo comma, della Costituzione che riserva allo Stato i principi in materia di coordinamento della finanza pubblica e l’art. 120 della Costituzione;
- della legge Regione Basilicata n. 16 dell’8/08/2012 "Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale per il triennio 2012/2014" in quanto contiene alcune disposizioni in materia di produzione di energia che contrastano con i principi statali in materia di “produzione, trasporto e distribuzione dell’energia” e, pertanto, violano l’art. 117, terzo comma, della Costituzione oltre che gli articoli 3, 41, primo comma, 117, primo comma e 117, secondo comma, lett. m), della Costituzione;
Il Consiglio dei Ministri ha altresì deliberato la rinuncia totale all’impugnativa della legge della Regione Marche n. 7 del 10/04/2012 recante “Ulteriori modifiche alla Legge Regionale 5 gennaio 1995, n. 7 recante norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria". La rinuncia è stata deliberata a seguito dell’intervenuta modifica di norme regionali precedentemente impugnate.
Infine, per altre leggi regionali il Consiglio dei Ministri ha deliberato la non impugnativa. Si tratta delle seguenti:
1) Legge Regione Campania n. 28 del 09/08/2012 "Variazione al bilancio di previsione della Regione Campania per l'anno finanziario 2012".
2) Legge Regione Umbria n. 13 del 08/08/2012 “Interventi straordinari di solidarietà a favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che il 20 e 29 maggio 2012 hanno interessato il territorio delle provincie di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo”.
3) Legge Regione Valle d’Aosta n. 20 del 18/07/2012 “Disposizioni in materia di riordino fondiario”.
4) Legge Regione Valle Aosta n. 26 del 01/08/2012 “ Disposizioni regionali in materia di pianificazione energetica, di promozione dell'efficienza energetica e di sviluppo delle fonti rinnovabili”.
5) Legge Regione Molise n. 17 del 7/08/2012 "Modifiche alla legge regionale 12 novembre 2008, n. 31 (Interventi a favore della riqualificazione urbana)".
6) Legge Regione Calabria n. 37 del 10/08/2012 “Qualificazione del territorio rurale mediante la valorizzazione di produzioni regionali tipiche - fave e piselli”.
7) Legge Regione Sardegna n. 15 del 07/08/2012 “Disposizioni urgenti in materia di trasporti”



( red / 05.10.12 )

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Rossi e Zaia su decreto costi politica

(regioni.it) Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, commenta positivamente il provvedimento del Governo sui costi della politica in una intervista al quotidiano “Il Messaggero”: “non tutte le Regioni si comportano alla stessa maniera e quelle virtuose vanno premiate”.
Per Rossi ''la devolution all'italiana, figlia del populismo berlusconiano e leghista, ha generale moltiplicazioni di centri di spesa e politica irresponsabile. La sbornia federalista, cosi' come concepita, e' stata nefasta''.
Rossi promuove l'incandidabilita' degli amministratori responsabili di default perche' ''la politica dello spending a prescindere, per avere consenso, e' all'origine della voragine dei conti e deve finire subito''.
Rossi sottolinea di essersi gia' tagliato lo  stipendio "piu' volte", fino a portarlo al di sotto dei 7mila euro al  mese, "tra i piu' bassi d'Italia. Puo' diminuire ancora di piu'  -aggiunge- e a me va benissimo, sono uno che viaggia su una Punto a metano...".
I conti sballati non sono, prosegue Rossi, una questione di destra o di sinistra, quanto piuttosto richiamano "criteri geografici: i conti dissestati in Calabria li hanno prodotti tutti. E anche nel Lazio, purtroppo, è andata così: i vari governi che si sono alternati hanno creato la situazione che c'è. E secondo me il Lazio  andava fatto fallire".
Rossi ribadisce che l'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione per gli enti locali "sarebbe una misura forte ma necessaria, se si considera quanto è avvenuto".
Anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, approva il provvedimento del Governo sulla riduzione dei costi della politica e rivendica per la sua Regione un "percorso virtuoso" intrapreso già da alcuni anni.
"Il Governo - ha sottolineato Zaia - ha fatto bene ad intervenire su una materia per la quale si rischiava la deflagrazione per colpa di batman e di tutti i supereroi sparsi nelle regioni. Si e' rischiato che la virtuosita' di regioni come il Veneto venisse derubricata fra i cialtroni".
"Vitalizi, indennita' e gruppi li abbiamo gia' ridotti o annullati da tempo - dice Zaia -. Andremo avanti spediti sulla riduzione del numero dei consiglieri, cosi' come mi ha anche assicurato il Presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato. E sia chiaro - precisa ancora Zaia - io non ricorrero' a nessuna Corte Costituzionale e non impugnero' una sola virgola del provvedimento del Governo per il quale mi sono speso tanto".
Zaia rivendica il convinto contributo dato al documento approvato dalle Regioni: "Mi auguro che ci sia una maggiore incisività per chi non rispetta i parametri. L'ammonimento non basta, io sono per il commissariamento automatico, altrimenti si perde solo del tempo".
"Quello che si vede in giro e' il frutto e i danni del regionalismo, che e' diverso dal federalismo. Questa, invece, e' la dimostrazione che Roma ha fallito. Quello che ora mi preme e' far capire che non tutte le Regioni sono er batman e non devono pagare lo scotto per l'immagine fornita da alcuni signori. Non so quanti 'er batman' ci siano in giro per l'Italia, mi auguro che con questa legge si possa rimandarli a casa".



( red / 05.10.12 )

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Terremoto: Governo approva nuove disposizioni per sisma maggio 2012

Errani: è un passo in avanti significativo

(regioni.it) Il Consiglio dei ministri del 5 ottobre 2012 ha approvato anche nuove disposizioni per il sisma di maggio 2012. Le norme prevedono anzitutto l’esclusione dall’applicazione per il 2012 e il 2013 delle norme di spending review, la disapplicazione delle sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilità 2011 a favore dei Comuni colpiti dal sisma e la legificazione del protocollo d’intesa tra il Ministro dell’economia e i Presidenti delle 3 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto). Il Governo spiega che la legificazione del Protocollo d’intesa consentirà la rapida attuazione dei contributi destinati ai cittadini e alle imprese per la ricostruzione. Inoltre, le imprese che hanno subito danni potranno accedere, con gli stessi meccanismi, ad un finanziamento statale, senza oneri, per far fronte ai versamenti dovuti dal 1 dicembre 2012 al 30 giugno 2013, mentre per le abitazioni inagibili non si paga l’IMU per il 2013. Il termine per il pagamento dei tributi è ulteriormente prorogato al 16 dicembre (senza applicazione di sanzioni e interessi). A favore delle imprese sono introdotte le deroghe al codice dei contratti pubblici (fermo restando il vincolo dell’economicità e della trasparenza e i controlli più stringenti contro le infiltrazioni mafiose) che consentiranno di accelerare l’assegnazione e l’avvio dei lavori. Altre misure sono di semplificazione amministrativa e cioè la possibilità per i Presidenti-Commissari di delegare alcune funzioni (ad esempio gli atti di pianificazione edilizia) ai Sindaci delle zone colpite dal terremoto e alcune deroghe al codice dei contratti pubblici (fermo restando il vincolo dell’economicità e della trasparenza). Infine, si prevede la destinazione dei fondi per la costruzione di nuove scuole al ripristino degli edifici scolastici danneggiati.
''Il lavoro fatto fino ad oggi – ha spiegato il presidente della Regione Emilia-Romagna e Commissario per la ricostruzione – ha portato ad ottenere risposte importanti per i territori colpiti dal sisma. I fondi stanziati - che ammontano ormai a oltre 9 miliardi -, le regole di accesso ai contributi, i soggetti che possono avere il contributo e le modalita' semplificate di erogazione, ci consentono di avere un quadro positivo della situazione. E' un passo in avanti significativo. Sappiamo che non basta, perche' quello che abbiamo costruito deve diventare operativo. Per questo chiediamo al Governo di fare in fretta e trasformare le leggi in atti e gli atti in autorizzazioni e finanziamenti''.




( red / 05.10.12 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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