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Regioni.it

n. 2130 - martedì 23 ottobre 2012

Sommario3
- Corruzione: le criticità rilevate e le proposte della Commissione Garofoli
- Rilancio politiche sociali
- Vendola: Ilva, industrializzazione irresponsabile su salute e ambiente
- Corte dei Conti: dai tagli a sanità possibili effetti indesiderati
- Iorio: Regioni hanno ruolo strategico per crescita e rinnovamento
- Camusso: nuovo equilibrio assetto istituzionale

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Corruzione: le criticità rilevate e le proposte della Commissione Garofoli

(regioni.it) I ministri dell’Interno, Cancellieri, della Pubblica Amministrazione, Patroni Griffi, e della Giustizia, Severino, hanno tenuto presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio, una conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla corruzione, che contiene i risultati finali dei lavori della Commissione per lo studio e l'elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione (Coordinata da Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato e composta da Raffaele Cantone, magistrato della Corte di Cassazione, Ermanno Granelli, magistrato della Corte dei Conti, Bernardo Giorgio Mattarella e Francesco Merloni, professori ordinari di diritto amministrativo, Giorgio Spangher, professore ordinario di procedura penale).
Trasparenza totale degli atti dell'amministrazione e dei redditi dei massimi dirigenti, no ai passaggi troppo repentini dalla politica ad incarichi nella pubblica amministrazione, interdetti anche a chi ha condanne per reati contro  la pubblica amministrazione. Sono queste alcune delle proposte avanzate dal Rapporto.
Fra le misure trasversali proposte dalla Commissione rientrano:
  • Adozione di piani organizzativi in funzione di prevenzione della corruzione da parte delle singole amministrazioni ispirato a modelli di risk management;
  • Elaborazione di un sistema organico di prevenzione della corruzione affidato ad un’Autorità nazionale indipendente che formuli linee guida per le singole amministrazioni (comprese anche le amministrazioni locali) e ne controlli l’attuazione
  • Indicazione, da parte della legge, dei contenuti minimi dei piani organizzativi che le amministrazioni dovranno adottare. In particolare:
  • individuazione, all’interno delle amministrazioni, di chi provvede all’elaborazione della mappatura dei rischi e all’individuazione delle soluzioni organizzative con finalità di prevenzione, con il coinvolgimento dell’organo di indirizzo politico;
  • rotazione degli incarichi nelle fasi procedimentali più a rischio;
  • monitoraggio dei legami tra l’amministrazione e i soggetti che alla stessa si rapportano (ad esempio, coloro che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati in procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici);
  • obblighi di informazione per il dirigente deputato a vigilare sul funzionamento del piano;
  • Per gli enti locali e gli uffici periferici delle amministrazioni dello Stato la valorizzazione della rete dei Prefetti per:
    • il supporto tecnico e informativo agli enti locali;
    • il collegamento tra enti locali e l’Autorità nazionale anticorruzione;
    • la vigilanza sull’attuazione della legge e delle linee guida contenute nel Piano nazionale;
  • Lo scioglimento del Consiglio per il reiterato inadempimento nella adozione del Piano di prevenzione, alla stessa stregua della mancata redazione del bilancio (art.141,lett.c,TUEL);
  • Per i Comuni, per le loro forme associative e per le Province l’attribuzione al Segretario del ruolo di responsabile della prevenzione della corruzione
  • Modificazione della vigente disciplina dello status del Segretario comunale e provinciale, alfine di rafforzare la sua posizione all’interno dell’ente locale. In particolare:
  • rivisitazione dell’attuale tasso di fiduciarietà che caratterizza la nomina del Segretario comunale;
  • rivisitazione specifica dei compiti e dei doveri di comportamento del Segretario.
Sul fronte della trasparenza la commissione propone di:
  • Innalzamento del livello della trasparenza dovuta dalle amministrazioni ed esigibile dagli amministrati, prevedendo l’obbligo di rendere pubblici:
  • i dati relativi ai titolari di incarichi politici, di carattere elettivo o comunque di esercizio di poteri di indirizzo politico, di livello statale, regionale e locale, riguardanti:
  • la situazione patrimoniale complessiva del titolare al momento della assunzione della carica;
  • la titolarità di imprese;
  • le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei congiunti fino al secondo grado parentela;
  • tutti i compensi cui dà diritto l’assunzione della carica in questione;
  • i dati reddituali e patrimoniali di almeno alcune categorie di dipendenti pubblici, a partire da quelli con funzioni dirigenziali.
  • Rendere trasparenti le forme di utilizzo delle risorse pubbliche.
La sanità è sicuramente tra i settori maggiormente esposti al rischio di corruzione per ragioni di ordine finanziario: ingente spesa pubblica, accresciuta negli ultimi due decenni, con l’aumento significativo della spesa regionale rispetto a quella dello Stato e degli enti locali;
Grandi quantità di denaro sono gestite con l’assunzione di decisioni amministrative, che si rinnovano frequentemente, perciò esposte ai tentativi di condizionamento illecito, che possono assumere varie forme: spese inutili, contratti conclusi senza gara, gare svolte in modo illegale, assunzioni e inquadramenti illegittimi, falsità e irregolarità nella prescrizione di farmaci e simili, inadempimenti e irregolarità nell’esecuzione dei lavori e nella fornitura di beni.
Queste le criticità del settore.
  1. Ampia discrezionalità dell’autorità politica titolare del potere di nomina del direttore generale e dunque sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza.
  2. Nel dettaglio:
  3. requisiti non selettivi, né in termini di laurea richiesta né in termini di esperienza amministrativa;
  4. generica prescrizione di un corso di formazione, che però può essere svolto anche successivamente alla nomina;
  5. pubblicità dell’avviso, ma esclusa la necessità di una valutazione comparativa tra i candidati.
  6. Sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza.
Situazioni rispetto alle quali la Commissione propone:
Maggiore rigore nella individuazione dei requisiti, relativamente agli studi che consentono l’accesso e all’esperienza professionale,che deve essere acquisita prima della nomina epresso strutture sanitarie di dimensioni adeguate;
Nomina del direttore generale all’esito di valutazione comparativa, per individuare il migliore amministratore, ancorché in considerazione della sua capacità di realizzare l’indirizzo politico regionale;
Adeguata motivazione della nomina, garantendo trasparenza e sindacabilità della valutazione comparativa;
Elaborazione di un albo o elenco (tenuto dal Ministero della Salute,da altra autorità nazionale – come l’Agenas – o dalla regione), che restringerebbe la scelta delle autorità regionali tra soggetti i cui requisiti siano stati preventivamente accertati.
Nella direzione tracciata si è posto anche il Governo con il recente D.L.“Balduzzi”: le nomine dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio Sanitario Regionale vengono sottoposte a una nuova disciplina che privilegi il merito e tende a riequilibrare il rapporto tra indirizzo politico e gestione delle aziende sanitarie.
Rispetto poi all’ampia discrezionalità del direttore generale nella nomina del direttore amministrativo e del direttore sanitario e dunque sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza, la Commissione propone:
Per la nomina del direttore amministrativo e del direttore sanitario:
  1. restringere la scelta del personale direttivo e medico già in servizio presso l’azienda;
  2. prevedere una procedura pubblica, con la presentazione di candidature e un onere di motivazione della scelta, sulla base di una valutazione comparativa;
  3. Intervenire sulla durata del mandato del direttore generale;
  4. Attribuire un potere di proposta al direttore amministrativo e al direttore sanitario per limitare i poteri del direttore generale;
  5. Rafforzare il ruolo di organi collegiali come il consiglio sanitario e il collegio di direzione, specificandone i casi in cui essi devono essere consultati e gli effetti dei loro pareri.TER
Problematico anche il cd.pantouflage per la fase successiva al rapporto con l’azienda;
  • Mancanza di regole di comportamento specifiche e ordinate per le diverse categorie di personale:
  1. per i medici: il rapporto tra l’attività ospedaliera e quella professionale e il rapporto con i fornitori di farmaci;
  2. per gli infermieri: l’uso delle risorse dell’amministrazione e il rapporto con i pazienti);
  3. per il personale amministrativo: i concorsi e gli acquisti.
Rispetto a tali criticità la Commissione propone:
  • Evitare, per uno o più anni dalla fine del rapporto con l’amministrazione sanitaria, l’assunzione di incarichi e lo svolgimento di collaborazione con le imprese che hanno rapporti commerciali con l’azienda e con soggetti, come le associazioni di imprese farmaceutiche o di medici, che abbiano avuto un interesse rilevante nell’attività svolta dal funzionario;
  • Adottare specifici codici di comportamento, relativi a singole categorie di operatori, alla cui elaborazione provvedano il Ministero, le regioni e le singole aziende.
La difficoltà di pagare tempestivamente i fornitori, come strutture convenzionate e farmacie, dovrebbe indurre le aziende sanitarie a fissare dei criteri o, comunque, a fare delle scelte in ordine a quali debiti adempiere prima. Le priorità sono spesso discutibili e i criteri di scelta possono essere distorti o mancare, aprendo la strada all’arbitrio degli amministratori, su cui si innesta facilmente la corruzione. Criticità evidenziata dalla diffusione del ricorso al factoring, con l’attribuzione di un ruolo determinante di interlocuzione con la p.a. identità esterne alle parti del rapporto contrattuale: entità particolarmente forti dal punto di vista finanziario possono creare rapporti preferenziali con singoli funzionari o dipendenti deputati all’erogazione delle risorse, riuscendo a farsi pagare in tempi più brevi.
Una situazione rispetto alla quale la Commissione propone:
  • Elaborazione di regole chiare, fissate dalla legge o lasciate all’autonomia delle singole aziende, che diano un ordine ai pagamenti, contemperandole diverse esigenze (per esempio, il pagamento in proporzione, in base alla dimensione del debito e al tempo trascorso, l’eventuale tutela dell’occupazione, le possibili eccezioni);
  • Fissazione in via generale e trasparente applicazione di dette regole, con piena pubblicità dei pagamenti effettuati.
Per ulteriori approfondimenti:
      

 



( red / 23.10.12 )

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Rilancio politiche sociali

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 4 ottobre ha approvato il seguente documento sulle politiche sociali (pubblicato nella sezione "conferenze" del sito www.regioni.it): Documento Approvato - DOCUMENTO PER UN’AZIONE DI RILANCIO DELLE POLITICHE SOCIALI
 
DOCUMENTO PER UN’AZIONE DI RILANCIO DELLE  POLITICHE SOCIALI
In data 13 settembre u.s. una delegazione della Conferenza delle Regioni e P.A. - presente il Presidente Errani – ha incontrato il Ministro Fornero ed il Sottosegretario Guerra, a seguito della mancata intesa sul Fondo Nazionale Politiche Sociali attribuito alle Regioni, ridotto nel 2012 a 10,7 milioni di euro. In tale occasione si è condivisa la necessità di evidenziare alcune sintetiche osservazioni per significare all’attenzione del Governo la grave ed insostenibile situazione in cui versano le Politiche Sociali.
La grave situazione del Paese fa emergere un forte incremento delle richieste di protezione sociale che mal si coniugano con la pesante diminuzione delle risorse finanziarie nazionali, regionali e locali. Le Regioni intendono quindi porre l’attenzione su ciò che sta avvenendo nell’ultimo triennio, che influenza fortemente la domanda sociale:
-
 
forte aumento della disoccupazione (10,7%), con forte riflesso sulla mano d’opera femminile;
-
 
aumento delle povertà assolute e delle nuove povertà, con un incremento negli ultimi anni del 14%;
-
 
crescita del disagio delle famiglie e dei minori per i problemi sopra evidenziati, cui si aggiungono problemi collegati alle fragilità di disabili e anziani, soprattutto se non autosufficienti;
-
 
crescente aumento della domanda alle amministrazioni locali per l’inserimento dei disabili nella scuola per la diminuzione del personale di sostegno.
In sintesi, i livelli di governo territoriali nel 2013, a differenza di quanto avvenuto per l’anno in corso, non riusciranno a compensare le carenze di risorse con manovre straordinarie o con l’utilizzo di fondi residui e ritengono quindi a rischio il sistema dei servizi sociali sul territorio. In tal senso, le Regioni, per ripristinare una sicurezza nell’ambito delle Politiche Sociali, presentano le seguenti proposte e richieste:
1) Definizione degli Obiettivi di Servizio
2) Difesa dell’occupazione nel settore dei servizi alla persona
3) Fondo Unico per le Politiche Sociali
4) Non Autosufficienza
2
1. DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SERVIZIO
Le Regioni, anche di fronte agli esiti incerti del processo di Federalismo, si sono impegnate in un lavoro di analisi e sintesi per ridefinire gli
 
"Obiettivi di Servizio" per l’area sociale, ai fini di un riordino e di un rilancio di interventi, anticipatori dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, quali:
1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
4. Servizi a carattere residenziale per le fragilità;
5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (includendo in questo livello anche le misure economiche erogate a livello nazionale).
Tutto ciò, per migliorare e consolidare le politiche sociali verso:
a) livelli di qualità che superino la frammentazione, riducano le inappropriatezze e le forme assistenziali che non stimolano le responsabilità delle persone e dei nuclei;
b) servizi come risorsa occupazionale, prevalentemente mirata alle professioni femminili e all’impiego dei giovani;
c) la riaffermazione di un sistema sussidiario forte, tra Enti e di questi con i cittadini e le loro istanze sociali, per utilizzare tutte le risorse del capitale umano.
RICHIESTA:
La richiesta delle Regioni è quella di proseguire il lavoro avviato per la definizione e l’approvazione degli Obiettivi di Servizio, con indicazione di quelli da finanziare con priorità.
2. DIFESA DELL’OCCUPAZIONE NEL SETTORE DEI SERVIZI ALLA PERSONA
È certo come il sistema dei servizi sia anche un potente, rapido e diffuso strumento di incremento dell’occupazione sul territorio. Dall’indagine
 
"Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali" del 20091 risulta che gli addetti dell’assistenza sociale pubblica e non, (istituzionale e residenziale) superano le 900.000 unità, di cui circa 500.000 inserite nelle istituzioni no-profit e nella cooperazione. A questi vanno aggiunti anche coloro che si occupano del lavoro di cura familiare (badanti e assistenti all’infanzia) stimati in oltre 1.400.000 persone. Ci troviamo quindi di fronte a circa 3 milioni di occupati. In questo ambito, le Regioni registrano quindi la perdita di oltre 40.000 posti di lavoro, soprattutto nell’area della cooperazione e delle imprese sociali, con accesso alla cassa di integrazione per coloro che ne hanno la possibilità.
1 Rapporto a cura del CNR-IRPPS, 2009.
Con la situazione di recessione del Paese, anche la spesa privata per l’aiuto alla cura di minori, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) che superava i 7 miliardi di euro, subisce un arresto ed una recessione diminuendo l’assistenza e aumentando il lavoro "in nero". 3
Ridurre il budget delle politiche sociali, significa ridurre l’occupazione
nella cooperazione, nel non profit e nell’impresa sociale, producendo effetti moltiplicativi negativi nei territori, particolarmente in quelli più deboli sotto il profilo occupazionale.
RICHIESTA:
rispetto a tale grave situazione, le Regioni chiedono di garantire
 
risorse indispensabili per il sistema dei servizi alla persona anche ai fini di salvaguardare posti di lavoro e quindi la crescita economica.
3. FONDO UNICO PER LE POLITICHE SOCIALI
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha sempre sostenuto e richiesto nelle sedi istituzionali la necessità di superare la frammentarietà dei finanziamenti, spesso di piccole entità, in materia di Politiche sociali e di far confluire in un unico Fondo le risorse assegnate alle Regioni. La richiesta è stata reiterata ai vari Governi nei quali le politiche sociali sono state governate da diversi Ministeri e Dipartimenti, spesso con politiche non sempre
 
convergenti e coordinate fra di loro. La richiesta delle Regioni è quella di Fondo unico, non finalizzato, per una confluenza di risorse che risponda ad un’esigenza di una programmazione regionale organica e strutturata sul territorio.
Il Governo, nonostante sia stato più volte sollecitato dalla Conferenza Unificata, ha ridotto le risorse nazionali a favore delle politiche sociali attribuite alle Regioni, nel quadriennio 2009/2012, del 98%.

Sotto questo profilo alla situazione richiamata si aggiungono i tagli orizzontali nei confronti di Regioni e comuni che non hanno permesso di sostenere nella maniera dovuta i servizi sociali, facendosi anche carico dei mancati finanziamenti nazionali. Da una valutazione della situazione finanziaria degli ultimi anni emerge con chiarezza la flessione della spesa in materia sociale:

 

ANNO

SPESA SOCIALE €

 

FINANZIAMENTO STATALE %

 

2009

 

 

6.978.759.161

 

 

7,42

 

 

2010

 

 

6.662.383.600

 

 

5,70

 

 

2011

 

 

6.362.483.600*

 

 

2,80

 

 

2012

 

 

5.492.483.600**

 

0,2

 



( red / 23.10.12 )

Presentazione della Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul traffico dei rifiuti

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Vendola: Ilva, industrializzazione irresponsabile su salute e ambiente

(regioni.it) Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, interviene sulle questioni relative ai dati provocati dall’inquinamento dell’Ilva di Taranto su salute e ambiente.
''I tarantini hanno avuto dalla Regione l'apertura di un processo di conoscenza e verita', che e' passato dalle impressioni ai dati scientifici''.
''Noi - ha sostenuto Vendola - abbiamo fornito i macchinari all'Arpa e all'Asl, per fare per la prima volta quei monitoraggi che hanno consentito anche di portare in un dibattimento penale le evidenze epidemiologiche che oggi rappresentano la catena dei reati che i giudici vogliono bloccare''.
''Ora tocca all'Ilva dire, innanzitutto di fronte al giudice penale, cosa intende fare oggi per interrompere la catena dei reati: inquinare e avvelenare è un reato, e ora tocca all'Ilva dimostrare cosa fa di concreto''.
Per Vendola, ''l'Italia arriva con 40 anni di ritardo all' appuntamento con l'ambientalizzazione della industria. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta e la faremo. Speriamo che tutti gli attori di questa vicenda facciamo la loro opera. A cominciare dall'attore numero uno: l'Ilva''.
''Per Taranto - ha spiegato Vendola - passa tutta la storia di un modello di industrializzazione che è stato irresponsabile nei confronti della salute dei cittadini e dell'ambiente. Noi, unici in Italia non abbiamo messo la testa sotto la sabbia. I problemi con cui ci confrontiamo sono ovunque: a Porto Torres, nel Sulcis, a Priolo, in Emilia Romagna, nella Pianura padana''.
''Ma noi - ha detto Vendola - abbiamo nominato i veleni, le diossine, i furani, il benzoapirene, il pm10, le polveri sottili, e abbiamo ragionato non solo di abbattere i limiti delle emissioni, portando i limiti emissivi delle diossine a 0,4 nanogrammi. Abbiamo scritto che bisogna parlare di tumori, che bisogna capovolgere la logica''.




( red / 23.10.12 )

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Corte dei Conti: dai tagli a sanità possibili effetti indesiderati

Bersani: 21 miliardi di tagli lineari negli ultimi tre anni

(regioni.it)  21 miliardi di tagli lineari negli ultimi tre anni e la prospettiva di un altro miliardo e mezzo da qui al 2014 significano mettere in gravi difficoltà l'intero sistema. Lo sostiene il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. "Gli ospedali – dichiara Bersani - lavorano con risorse limitate, le Regioni rischiano di non poter assicurare prestazioni adeguate. Medici, infermieri e tutti i lavoratori del servizio pubblico sono sotto pressione per la carenza di mezzi, per il blocco del turn over, per i rapporti che diventano sempre piu' difficili anche con i pazienti, a loro volta esasperati. Tutto questo comporta un clima generale di preoccupazione e una sfiducia da cui e' urgente uscire".
Nel contempo il presidente della Corte  dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso dell'audizione sulla legge di  stabilita' nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha spiegato che "una riduzione indistinta del finanziamento del Servizio sanitario nazionale potrebbe produrre  effetti indesiderati".
"L'onere della riduzione - ha aggiunto Giampaolino - verrebbe  distribuito omogeneamente in base ai criteri di riparto del  fabbisogno, facendo perdere di rilievo alle modalita' di  determinazione degli eccessi di spesa e penalizzando le realta' piu'  virtuose".
"Il concorso delle amministrazioni locali – ha spiegato Giampaolino - al riequilibrio dei conti pubblici e', anche nel caso del disegno di legge di stabilita', consistente e rafforza quanto anticipato con il decreto legge 95/2012 nello scorso mese di luglio".
Infine nell'audizione alla Camera Giampaolino ha spiegato che "del totale delle riduzioni di spesa disposte dal provvedimento, circa il 75 per cento e' posto a carico di tali enti: si tratta di 2,8 miliardi nel 2013, che salgono ad oltre 3,2 miliardi dal 2014".




( red / 23.10.12 )

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Iorio: Regioni hanno ruolo strategico per crescita e rinnovamento

(regioni.it) Nell’attuale momento politico, “caratterizzato da tensioni ingenerate giustamente nell'opinione pubblica da vicende decisamente esecrabili”, non si può non riconoscere che, “nella storia dell'Italia unita, il periodo che ha visto le regioni protagoniste nello svolgere un ruolo importante nella cosa pubblica e nel fornire servizi ai cittadini, sia coinciso con la maggiore crescita della democrazia, della partecipazione e dell'evoluzione civile e sociale dell'Italia. concordo con chi dice che bisogna superare l'emotività degli scandali e comprendere il ruolo strategico che le Regioni hanno, sia per la crescita e il rinnovamento dell'Italia sia per l'attuazione delle politiche europee. l'Europa, infatti, vede nelle Regioni, in maniera tacita e consolidata, degli interlocutori privilegiati e di grandi capacità operative”. lo ha detto il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio (Presidente della Regione Molise), intervenendo, a Roma, presso la “Sala della Regina” di Montecitorio, all'incontro voluto dall'associazione “Italiadecide” sul tema ''lo stato in periferia e l'assetto del governo regionale e locale''. All’incontro hanno partecipato all'incontro 40 personalità selezionate, il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, alti magistrati della Corte dei conti, i vertici di Confindustria, ed esponenti apicali di vari ministeri. Sono intervenuti anche il Ministro dell'interno, Anna Maria Cancellieri, e della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi.
“Ho condiviso - ha detto ancora Iorio - la riforma del Titolo V della Costituzione, anche se non appartengo all'area politica che l'ha varata. non mi sfugge, però, che essa ha trovato in questi anni un Parlamento che non ha saputo darle pieno compimento con una Camera delle autonomie, che fermasse tentativi di riaccentramento o di lesione dei principi regionalistici. Mi auguro che in futuro l'argomento possa essere ripreso con una giusta serenità di approccio al dibattito sull'architettura istituzionale, e non sia mosso dagli scandali e dalla necessità di fare risparmio a tutti i costi”.

 



( red / 23.10.12 )

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Camusso: nuovo equilibrio assetto istituzionale

Federalismo: accentramento nel bilancio dello Stato e tagli alle amministrazioni locali

(regioni.it) Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, interviene sull’approccio alle riforme istituzionali del Governo e in particolare su federalismo e riforma del Titolo V della Costituzione a Cagliari.
La Camusso sottolinea che ''bisogna trovare un nuovo equilibrio dell'assetto istituzionale e, al suo interno, delle forme di autonomia, alcune delle quali sono assolutamente necessarie ma vanno ripensate e non possono diventare forme di separazione''.
''Ci preoccupa la totale confusione istituzionale verso la quale stiamo andando – afferma Camusso - credo che un Paese non possa fare sette riforme istituzionali in tre anni senza aver determinato quale e' il disegno ne' che possa dire contemporaneamente che aumentano sia l'autonomia sia la centralizzazione''.
Per Camusso ''uno dei grandi problemi che esistono è che si è discusso di federalismo ma abbiamo un accentramento nel bilancio dello Stato e tagli alle amministrazioni locali che credo non si siano mai visti, anche quando non dicevamo di essere federalisti''.



( red / 23.10.12 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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