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Regioni.it

n. 2130 - martedì 23 ottobre 2012

Sommario
- Corruzione: le criticità rilevate e le proposte della Commissione Garofoli
- Rilancio politiche sociali
- Vendola: Ilva, industrializzazione irresponsabile su salute e ambiente
- Corte dei Conti: dai tagli a sanità possibili effetti indesiderati
- Iorio: Regioni hanno ruolo strategico per crescita e rinnovamento
- Camusso: nuovo equilibrio assetto istituzionale

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Corruzione: le criticità rilevate e le proposte della Commissione Garofoli

(regioni.it) I ministri dell’Interno, Cancellieri, della Pubblica Amministrazione, Patroni Griffi, e della Giustizia, Severino, hanno tenuto presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio, una conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla corruzione, che contiene i risultati finali dei lavori della Commissione per lo studio e l'elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione (Coordinata da Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato e composta da Raffaele Cantone, magistrato della Corte di Cassazione, Ermanno Granelli, magistrato della Corte dei Conti, Bernardo Giorgio Mattarella e Francesco Merloni, professori ordinari di diritto amministrativo, Giorgio Spangher, professore ordinario di procedura penale).
Trasparenza totale degli atti dell'amministrazione e dei redditi dei massimi dirigenti, no ai passaggi troppo repentini dalla politica ad incarichi nella pubblica amministrazione, interdetti anche a chi ha condanne per reati contro  la pubblica amministrazione. Sono queste alcune delle proposte avanzate dal Rapporto.
Fra le misure trasversali proposte dalla Commissione rientrano:
Adozione di piani organizzativi in funzione di prevenzione della corruzione da parte delle singole amministrazioni ispirato a modelli di risk management; Elaborazione di un sistema organico di prevenzione della corruzione affidato ad un’Autorità nazionale indipendente che formuli linee guida per le singole amministrazioni (comprese anche le amministrazioni locali) e ne controlli l’attuazione Indicazione, da parte della legge, dei contenuti minimi dei piani organizzativi che le amministrazioni dovranno adottare. In particolare: individuazione, all’interno delle amministrazioni, di chi provvede all’elaborazione della mappatura dei rischi e all’individuazione delle soluzioni organizzative con finalità di prevenzione, con il coinvolgimento dell’organo di indirizzo politico; rotazione degli incarichi nelle fasi procedimentali più a rischio; monitoraggio dei legami tra l’amministrazione e i soggetti che alla stessa si rapportano (ad esempio, coloro che con la stessa stipulano contratti o che sono interessati in procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici); obblighi di informazione per il dirigente deputato a vigilare sul funzionamento del piano; Per gli enti locali e gli uffici periferici delle amministrazioni dello Stato la valorizzazione della rete dei Prefetti per: il supporto tecnico e informativo agli enti locali; il collegamento tra enti locali e l’Autorità nazionale anticorruzione; la vigilanza sull’attuazione della legge e delle linee guida contenute nel Piano nazionale; Lo scioglimento del Consiglio per il reiterato inadempimento nella adozione del Piano di prevenzione, alla stessa stregua della mancata redazione del bilancio (art.141,lett.c,TUEL); Per i Comuni, per le loro forme associative e per le Province l’attribuzione al Segretario del ruolo di responsabile della prevenzione della corruzione Modificazione della vigente disciplina dello status del Segretario comunale e provinciale, alfine di rafforzare la sua posizione all’interno dell’ente locale. In particolare: rivisitazione dell’attuale tasso di fiduciarietà che caratterizza la nomina del Segretario comunale; rivisitazione specifica dei compiti e dei doveri di comportamento del Segretario.
Sul fronte della trasparenza la commissione propone di:
Innalzamento del livello della trasparenza dovuta dalle amministrazioni ed esigibile dagli amministrati, prevedendo l’obbligo di rendere pubblici: i dati relativi ai titolari di incarichi politici, di carattere elettivo o comunque di esercizio di poteri di indirizzo politico, di livello statale, regionale e locale, riguardanti: la situazione patrimoniale complessiva del titolare al momento della assunzione della carica; la titolarità di imprese; le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei congiunti fino al secondo grado parentela; tutti i compensi cui dà diritto l’assunzione della carica in questione; i dati reddituali e patrimoniali di almeno alcune categorie di dipendenti pubblici, a partire da quelli con funzioni dirigenziali. Rendere trasparenti le forme di utilizzo delle risorse pubbliche.
La sanità è sicuramente tra i settori maggiormente esposti al rischio di corruzione per ragioni di ordine finanziario: ingente spesa pubblica, accresciuta negli ultimi due decenni, con l’aumento significativo della spesa regionale rispetto a quella dello Stato e degli enti locali;
Grandi quantità di denaro sono gestite con l’assunzione di decisioni amministrative, che si rinnovano frequentemente, perciò esposte ai tentativi di condizionamento illecito, che possono assumere varie forme: spese inutili, contratti conclusi senza gara, gare svolte in modo illegale, assunzioni e inquadramenti illegittimi, falsità e irregolarità nella prescrizione di farmaci e simili, inadempimenti e irregolarità nell’esecuzione dei lavori e nella fornitura di beni.
Queste le criticità del settore.
Ampia discrezionalità dell’autorità politica titolare del potere di nomina del direttore generale e dunque sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza. Nel dettaglio: requisiti non selettivi, né in termini di laurea richiesta né in termini di esperienza amministrativa; generica prescrizione di un corso di formazione, che però può essere svolto anche successivamente alla nomina; pubblicità dell’avviso, ma esclusa la necessità di una valutazione comparativa tra i candidati. Sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza.
Situazioni rispetto alle quali la Commissione propone:
Maggiore rigore nella individuazione dei requisiti, relativamente agli studi che consentono l’accesso e all’esperienza professionale,che deve essere acquisita prima della nomina epresso strutture sanitarie di dimensioni adeguate;
Nomina del direttore generale all’esito di valutazione comparativa, per individuare il migliore amministratore, ancorché in considerazione della sua capacità di realizzare l’indirizzo politico regionale;
Adeguata motivazione della nomina, garantendo trasparenza e sindacabilità della valutazione comparativa;
Elaborazione di un albo o elenco (tenuto dal Ministero della Salute,da altra autorità nazionale – come l’Agenas – o dalla regione), che restringerebbe la scelta delle autorità regionali tra soggetti i cui requisiti siano stati preventivamente accertati.
Nella direzione tracciata si è posto anche il Governo con il recente D.L.“Balduzzi”: le nomine dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio Sanitario Regionale vengono sottoposte a una nuova disciplina che privilegi il merito e tende a riequilibrare il rapporto tra indirizzo politico e gestione delle aziende sanitarie.
Rispetto poi all’ampia discrezionalità del direttore generale nella nomina del direttore amministrativo e del direttore sanitario e dunque sostanziale insindacabilità della scelta, che può ben essere operata sulla base di criteri di fedeltà politica, a scapito della competenza, la Commissione propone:
Per la nomina del direttore amministrativo e del direttore sanitario:
restringere la scelta del personale direttivo e medico già in servizio presso l’azienda; prevedere una procedura pubblica, con la presentazione di candidature e un onere di motivazione della scelta, sulla base di una valutazione comparativa; Intervenire sulla durata del mandato del direttore generale; Attribuire un potere di proposta al direttore amministrativo e al direttore sanitario per limitare i poteri del direttore generale; Rafforzare il ruolo di organi collegiali come il consiglio sanitario e il collegio di direzione, specificandone i casi in cui essi devono essere consultati e gli effetti dei loro pareri.TER
Problematico anche il cd.pantouflage per la fase successiva al rapporto con l’azienda;
Mancanza di regole di comportamento specifiche e ordinate per le diverse categorie di personale: per i medici: il rapporto tra l’attività ospedaliera e quella professionale e il rapporto con i fornitori di farmaci; per gli infermieri: l’uso delle risorse dell’amministrazione e il rapporto con i pazienti); per il personale amministrativo: i concorsi e gli acquisti.
Rispetto a tali criticità la Commissione propone:
Evitare, per uno o più anni dalla fine del rapporto con l’amministrazione sanitaria, l’assunzione di incarichi e lo svolgimento di collaborazione con le imprese che hanno rapporti commerciali con l’azienda e con soggetti, come le associazioni di imprese farmaceutiche o di medici, che abbiano avuto un interesse rilevante nell’attività svolta dal funzionario; Adottare specifici codici di comportamento, relativi a singole categorie di operatori, alla cui elaborazione provvedano il Ministero, le regioni e le singole aziende.
La difficoltà di pagare tempestivamente i fornitori, come strutture convenzionate e farmacie, dovrebbe indurre le aziende sanitarie a fissare dei criteri o, comunque, a fare delle scelte in ordine a quali debiti adempiere prima. Le priorità sono spesso discutibili e i criteri di scelta possono essere distorti o mancare, aprendo la strada all’arbitrio degli amministratori, su cui si innesta facilmente la corruzione. Criticità evidenziata dalla diffusione del ricorso al factoring, con l’attribuzione di un ruolo determinante di interlocuzione con la p.a. identità esterne alle parti del rapporto contrattuale: entità particolarmente forti dal punto di vista finanziario possono creare rapporti preferenziali con singoli funzionari o dipendenti deputati all’erogazione delle risorse, riuscendo a farsi pagare in tempi più brevi.
Una situazione rispetto alla quale la Commissione propone:
Elaborazione di regole chiare, fissate dalla legge o lasciate all’autonomia delle singole aziende, che diano un ordine ai pagamenti, contemperandole diverse esigenze (per esempio, il pagamento in proporzione, in base alla dimensione del debito e al tempo trascorso, l’eventuale tutela dell’occupazione, le possibili eccezioni); Fissazione in via generale e trasparente applicazione di dette regole, con piena pubblicità dei pagamenti effettuati.
Per ulteriori approfondimenti:
      

 

Conferenza stampa Rapporto presentazione schede di sintesi

( red / 23.10.12 )
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