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Regioni.it

n. 2130 - martedì 23 ottobre 2012

Sommario
- Corruzione: le criticità rilevate e le proposte della Commissione Garofoli
- Rilancio politiche sociali
- Vendola: Ilva, industrializzazione irresponsabile su salute e ambiente
- Corte dei Conti: dai tagli a sanità possibili effetti indesiderati
- Iorio: Regioni hanno ruolo strategico per crescita e rinnovamento
- Camusso: nuovo equilibrio assetto istituzionale

+T -T
Rilancio politiche sociali

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 4 ottobre ha approvato il seguente documento sulle politiche sociali (pubblicato nella sezione "conferenze" del sito www.regioni.it): Documento Approvato - DOCUMENTO PER UN’AZIONE DI RILANCIO DELLE POLITICHE SOCIALI
 
DOCUMENTO PER UN’AZIONE DI RILANCIO DELLE  POLITICHE SOCIALI
In data 13 settembre u.s. una delegazione della Conferenza delle Regioni e P.A. - presente il Presidente Errani – ha incontrato il Ministro Fornero ed il Sottosegretario Guerra, a seguito della mancata intesa sul Fondo Nazionale Politiche Sociali attribuito alle Regioni, ridotto nel 2012 a 10,7 milioni di euro. In tale occasione si è condivisa la necessità di evidenziare alcune sintetiche osservazioni per significare all’attenzione del Governo la grave ed insostenibile situazione in cui versano le Politiche Sociali.
La grave situazione del Paese fa emergere un forte incremento delle richieste di protezione sociale che mal si coniugano con la pesante diminuzione delle risorse finanziarie nazionali, regionali e locali. Le Regioni intendono quindi porre l’attenzione su ciò che sta avvenendo nell’ultimo triennio, che influenza fortemente la domanda sociale:
-
 
forte aumento della disoccupazione (10,7%), con forte riflesso sulla mano d’opera femminile;
-
 
aumento delle povertà assolute e delle nuove povertà, con un incremento negli ultimi anni del 14%;
-
 
crescita del disagio delle famiglie e dei minori per i problemi sopra evidenziati, cui si aggiungono problemi collegati alle fragilità di disabili e anziani, soprattutto se non autosufficienti;
-
 
crescente aumento della domanda alle amministrazioni locali per l’inserimento dei disabili nella scuola per la diminuzione del personale di sostegno.
In sintesi, i livelli di governo territoriali nel 2013, a differenza di quanto avvenuto per l’anno in corso, non riusciranno a compensare le carenze di risorse con manovre straordinarie o con l’utilizzo di fondi residui e ritengono quindi a rischio il sistema dei servizi sociali sul territorio. In tal senso, le Regioni, per ripristinare una sicurezza nell’ambito delle Politiche Sociali, presentano le seguenti proposte e richieste:
1) Definizione degli Obiettivi di Servizio
2) Difesa dell’occupazione nel settore dei servizi alla persona
3) Fondo Unico per le Politiche Sociali
4) Non Autosufficienza
2
1. DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SERVIZIO
Le Regioni, anche di fronte agli esiti incerti del processo di Federalismo, si sono impegnate in un lavoro di analisi e sintesi per ridefinire gli
 
"Obiettivi di Servizio" per l’area sociale, ai fini di un riordino e di un rilancio di interventi, anticipatori dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, quali:
1. Servizi per l’accesso e la presa in carico da parte della rete assistenziale;
2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio;
3. Servizi per la prima infanzia e a carattere comunitario;
4. Servizi a carattere residenziale per le fragilità;
5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito (includendo in questo livello anche le misure economiche erogate a livello nazionale).
Tutto ciò, per migliorare e consolidare le politiche sociali verso:
a) livelli di qualità che superino la frammentazione, riducano le inappropriatezze e le forme assistenziali che non stimolano le responsabilità delle persone e dei nuclei;
b) servizi come risorsa occupazionale, prevalentemente mirata alle professioni femminili e all’impiego dei giovani;
c) la riaffermazione di un sistema sussidiario forte, tra Enti e di questi con i cittadini e le loro istanze sociali, per utilizzare tutte le risorse del capitale umano.
RICHIESTA:
La richiesta delle Regioni è quella di proseguire il lavoro avviato per la definizione e l’approvazione degli Obiettivi di Servizio, con indicazione di quelli da finanziare con priorità.
2. DIFESA DELL’OCCUPAZIONE NEL SETTORE DEI SERVIZI ALLA PERSONA
È certo come il sistema dei servizi sia anche un potente, rapido e diffuso strumento di incremento dell’occupazione sul territorio. Dall’indagine
 
"Il lavoro nel settore dei servizi sociali e le professioni sociali" del 20091 risulta che gli addetti dell’assistenza sociale pubblica e non, (istituzionale e residenziale) superano le 900.000 unità, di cui circa 500.000 inserite nelle istituzioni no-profit e nella cooperazione. A questi vanno aggiunti anche coloro che si occupano del lavoro di cura familiare (badanti e assistenti all’infanzia) stimati in oltre 1.400.000 persone. Ci troviamo quindi di fronte a circa 3 milioni di occupati. In questo ambito, le Regioni registrano quindi la perdita di oltre 40.000 posti di lavoro, soprattutto nell’area della cooperazione e delle imprese sociali, con accesso alla cassa di integrazione per coloro che ne hanno la possibilità.
1 Rapporto a cura del CNR-IRPPS, 2009.
Con la situazione di recessione del Paese, anche la spesa privata per l’aiuto alla cura di minori, disabili e anziani (soprattutto non autosufficienti) che superava i 7 miliardi di euro, subisce un arresto ed una recessione diminuendo l’assistenza e aumentando il lavoro "in nero". 3
Ridurre il budget delle politiche sociali, significa ridurre l’occupazione
nella cooperazione, nel non profit e nell’impresa sociale, producendo effetti moltiplicativi negativi nei territori, particolarmente in quelli più deboli sotto il profilo occupazionale.
RICHIESTA:
rispetto a tale grave situazione, le Regioni chiedono di garantire
 
risorse indispensabili per il sistema dei servizi alla persona anche ai fini di salvaguardare posti di lavoro e quindi la crescita economica.
3. FONDO UNICO PER LE POLITICHE SOCIALI
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha sempre sostenuto e richiesto nelle sedi istituzionali la necessità di superare la frammentarietà dei finanziamenti, spesso di piccole entità, in materia di Politiche sociali e di far confluire in un unico Fondo le risorse assegnate alle Regioni. La richiesta è stata reiterata ai vari Governi nei quali le politiche sociali sono state governate da diversi Ministeri e Dipartimenti, spesso con politiche non sempre
 
convergenti e coordinate fra di loro. La richiesta delle Regioni è quella di Fondo unico, non finalizzato, per una confluenza di risorse che risponda ad un’esigenza di una programmazione regionale organica e strutturata sul territorio.
Il Governo, nonostante sia stato più volte sollecitato dalla Conferenza Unificata, ha ridotto le risorse nazionali a favore delle politiche sociali attribuite alle Regioni, nel quadriennio 2009/2012, del 98%.

Sotto questo profilo alla situazione richiamata si aggiungono i tagli orizzontali nei confronti di Regioni e comuni che non hanno permesso di sostenere nella maniera dovuta i servizi sociali, facendosi anche carico dei mancati finanziamenti nazionali. Da una valutazione della situazione finanziaria degli ultimi anni emerge con chiarezza la flessione della spesa in materia sociale:

 

ANNO

SPESA SOCIALE €

 

FINANZIAMENTO STATALE %

 

2009

 

 

6.978.759.161

 

 

7,42

 

 

2010

 

 

6.662.383.600

 

 

5,70

 

 

2011

 

 

6.362.483.600*

 

 

2,80

 

 

2012

 

 

5.492.483.600**

 

0,2

 



( red / 23.10.12 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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