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Regioni.it

n. 2138 - martedì 6 novembre 2012

Sommario
- UE: concessioni demanio balneare, Regioni chiedono di partecipare
- Bankitalia: sondaggio congiunturale su andamento imprese
- Sanità e costi standard: mancata intesa su Dpcm
- Agricoltura: Ddl "anticemento", il parere favorevole delle Regioni
- Decreto misure per la crescita: Regioni chiariscono alcune richieste
- Misure per la crescita: parere delle Regioni sul Ddl di conversione del Decreto

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Misure per la crescita: parere delle Regioni sul Ddl di conversione del Decreto

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle province autonome ha espresso il parere sullo schema di disegno di legge di conversione in legge del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante  ulteriori misure urgenti per la crescita del paese nel corso della Conferenza Unificata del 25 ottobre, producendo poi nel corso della Conferenza Unificata del 30 ottobre un ulteriore documento di chiarimenti (vedi notizia precedente). Il parere delle Regioni è stato pubblicato integralmente nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it . Si riporta di seguito il testo del documento con l’esclusione della tabella relativa alle puntuali proposte emendative.
PARERE SULLO SCHEMA DI DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO LEGGE 18 OTTOBRE 2012, N. 179, RECANTE  ULTERIORI MISURE URGENTI PER LA CRESCITA DEL PAESE
Punto 7bis) O.d.g. Conferenza Unificata
Con questo provvedimento, il Governo introduce misure volte ad implementare le infrastrutture e i servizi digitali, incoraggiare la nascita e lo sviluppo di start-up innovative, introdurre strumenti fiscali per agevolare la realizzazione di grandi opere con capitali privati, creare le condizioni attrattive necessarie per favorire gli investimenti esteri in Italia, nonché porre in essere interventi di liberalizzazione, soprattutto in campo assicurativo.
In particolare, la prima parte del provvedimento (Artt.1-20) si concentra sull’attuazione degli obiettivi dell’Agenda digitale.
Al riguardo, le Regioni e le Province Autonome, riconoscendo nell’agenda digitale una grande opportunità per l’innovazione e l’ammodernamento della PA soprattutto verso il cittadino e le imprese, hanno ritenuto di portare il loro contributo alla redazione di un documento strategico che potesse coniugare le attività già avviate in sede locale in quasi tutte le Regioni e le proposte innovative che emergevano nell’ambito del confronto con le Amministrazioni centrali e della Cabina di Regia Nazionale.
Il lavoro da svolgere non è stato particolarmente semplice ed agevole essendo mancato fin dall’inizio un documento di sintesi a livello centrale del lavoro dei diversi gruppi istituiti e non essendo nemmeno omogenee le modalità con le quali ciascun gruppo ha sviluppato le proprie attività.
Proprio per stimolare il livello centrale ad orientare il lavoro in questa direzione, la Conferenza delle Regioni ha approvato il 6 giugno 2012 un documento di posizionamento, contenente una visione strategica e di proposta, e, contemporaneamente, evidenziava le direttrici prioritarie individuate dalle Regioni in stretto dialogo e raccordo con lo Stato, gli Enti Locali e gli operatori privati.
Il documento della Conferenza è stato inviato a tutti i componenti della Cabina di Regia Nazionale.
In generale le Regioni pur apprezzando l’intenso lavoro svolto, hanno subordinato la loro condivisione dei contenuti dell’Agenda digitale a:
• Recepimento delle proposte contenute nel documento “Contributo delle Regioni all’Agenda digitale italiana (ADI)” del 6 giugno 2012;
• Coerenza complessiva delle diverse iniziative proposte ed emerse nei gruppi di lavoro tecnici di supporto alla Cabina di regia, che sono risultate talvolta eterogenee e poco coerenti fra loro;
• Adozione di modalità e strumenti di governance e attuativi delle norme e delle altre disposizioni contenute nell’Agenda (con una particolare sottolineatura per quanto riguarda l’esigenza di un raccordo e di una piena valorizzazione del ruolo delle Regioni nell’azione dell’Agenzia per l’Italia Digitale) che garantiscano un reale e fattivo ruolo e contributo di tutti i livelli istituzionali, in particolare dei Governi regionali.
Per quanto riguarda il decreto approvato dal Governo, si esprimono a seguire alcune prime considerazioni, con la speranza che alcune possano essere recepite nella fase di conversione in legge.
In generale è possibile affermare che il decreto evidenzia:
• Una elevata criticità nel rapporto con le Regioni e i sistemi locali sulle iniziative relative ad anagrafi, documento unificato, sanità e trasporti che avrebbero invece bisogno di una fortissima integrazione e di una vera visione di sistema condivisa con il territorio;
• Una carenza importante di concertazione preventiva con i diversi livelli istituzionali che sono interessati dall’applicazione del decreto, che da una parte allungherà i tempi di acquisizione dei pareri e soprattutto della conversione in legge e dall’altra rischia evidentemente di renderlo inapplicato;
• Una parallela e ancor più preoccupante assenza di riferimenti sistematici ed ordinati ad una forma di confronto, di concertazione e di leale collaborazione nell’attuazione multilivello delle misure da adottare, anche laddove vi sono evidenti riflessi su aspetti organizzativi, amministrativi o addirittura competenze assegnate ai livelli regionali;
• Una sovrabbondanza di rinvii ad atti amministrativi di competenza del Governo attuativi delle disposizioni di cui alla presente bozza rende piuttosto faticoso e complesso fare previsioni concrete sulla cantierabilità di molte delle misure qui previste;
• Una errata architettura di una nutrita serie di banche dati nazionali (anagrafe popolazione residente, anagrafe numeri civici, anagrafe alunni, anagrafe studenti universitari, ecc.) centralizzate e alimentate dagli enti sul territorio che paradossalmente poi ne sono i maggiori e più frequenti fruitori e che alla fine si ritroveranno necessariamente a duplicarle o ad alimentarle in modo non ottimale non potendo integrare i relativi dati con le altre procedure e gli altri dati a meno di non ridisegnare completamente i sistemi informativi locali con costi insostenibili; come più volte ribadito dalle Regioni, al fine di rispettare quanto previsto da CAD (Art. 73) il paradigma da utilizzare è l’utilizzo di SPC e SPCoop, cioè l’utilizzo della infrastruttura di cooperazione applicativa come metodo di condivisione e scambio dei dati e di interoperabilità paritaria e federata dei sistemi informativi delle diverse Amministrazioni;
• Il mancato recepimento delle priorità e delle proposte che le Regioni e Province Autonome avevano espresso nel documento del 6 giugno 2012 di contributo all’Agenda Digitale.
Per quanto riguarda, invece, le disposizioni introdotte nelle sezioni IX e X (Artt. 25 e ss) del provvedimento, esse sono state oggetto di confronto con le Regioni nell’ambito della Sede Stabile di Concertazione, dove è stato possibile registrare una condivisione di massima delle misure e, perciò, il presente documento si limita ad indicare alcune osservazioni che possono contribuire per una maggiore chiarezza del decreto.
Roma, 25 ottobre 2012


( red / 06.11.12 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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