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Regioni.it

n. 2145 - giovedì 15 novembre 2012

Sommario
- Istat: “Aspetti della vita quotidiana”
- Riordino Province: approfondimento parlamentare
- Elezioni Lazio: Polverini in attesa sentenza Consiglio di Stato
- Cota: lo Stato deve al Piemonte 500 milioni
- Interventi Cappellacci e Passera su vicenda Sulcis
- Recessione: dati economici Istat, Bce, Eurostat

Casini: il decreto è un gran pasticcio. Patroni Griffi: riforma meditata e studiata

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Riordino Province: approfondimento parlamentare

Preoccupazione bipartisan per la coincidenza Provincia-Regione in Basilicata

(regioni.it) “Pressing parlamentare” sul governo perché venga riveda sulla questione della riduzione delle province. Il Ddl è all'esame della prima commissione di palazzo Madama ma sul ministro competente, Filippo Patroni Griffi, oggi sono piovute richieste di riflessione, approfondimenti e vere e proprie messe in guardia sui rischi di procedere con il decreto.
“Il decreto rischia di essere un gran pasticcio. Era più logico che si sopprimevano tutte le province e poi si affidavano le competenze”. Così il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, durante la tavola rotonda alla Cna con Alfano e Bersani.
Poi “il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, in Commissione Affari Costituzionali ha opportunamente chiesto ed ottenuto un rinviodel voto sulla questione pregiudiziale al dl sul riordino delle province”, arenderlo noto è il senatore del Pdl Cosimo Latronico commentando quanto avvenuto oggi in commissione Affari costituzionali del Senato. Latronico ha anche sottolineato al presidente Gasparri e al relatore, il senatore Filippo Saltamartini che ci sono due questioni che bisogna assolutamente considerare nell'esame del decreto. Il primo, se la provincia è riconosciuta come ente intermedio questo non può coincidere con il territorio di una regione: non possono esistere le province-regioni; il secondo che se viene fissata una soglia territoriale minima di 2.500 kmq, stabilita dal governo con delibera del Consiglio dei ministri del 20 luglio scorso, deve esserci anche una soglia massima”. “Per ragioni funzionali - aggiunge - non puo' sussistere una provincia-regione di 10mila kmq con un' orografia complicatissima come nel caso della Basilicata. Queste le ragioni che militano a favore del mantenimento delle due province della Basilicata, Matera e Potenza, e per garantire servizi adeguati ai cittadini distribuiti su un vasto territorio”.
“Il PD, attraverso il suo capogruppo in commissione Affari Costituzionali, ha richiamato in via pregiudiziale il governo affinché si apra ad un confronto sui temi cruciali e complessi della riforma per il riordino delle Province e non mantenga posizioni rigide''. Lo dichiarano i senatori del Pd Maria Antezza, Filippo Bubbico e Carlo Chiurazzi. “Riteniamo che questa impostazione sia sicuramente un'importante premessa per la serenità dei lavori della Commissione, per affrontare le tematiche con spirito costruttivo e per giungere ad una soluzione'', spiegano. “Ci auguriamo - aggiungono - che in questo contesto si possa giungere alla modifica della norma, in particolare nella parte che riguarda l'abolizione della provincia di Matera. Se rimanesse l'attuale impostazione avremmo una Provincia unica per l'intero territorio della Basilicata con due ordini di problemi. Il primo sarebbe quello relativo alle relazioni istituzionali tra due soggetti che avrebbero competenze su un medesimo territorio, cioè Provincia e Regione. L'altro è che si costituirebbe la Provincia piu' grande d'Italia, pari a 10 mila km quadrati, quasi un piccolo Stato”. “Continueremo a batterci - concludono i senatori PD - per il ripristino delle due province di Matera e di Potenza”.
Alle critiche e alle richieste di revisione ha rsipostoa stretto giro il diretto interessato, il Ministro patroni Griffi: “la riforma del territorio è meditata e studiata. Naturalmente e' un primo passo. Può essere migliorata. Crea resistenze e suscita localismi, che possono essere superati solo dal Parlamento, che è il luogo deputato alla sintesi istituzionale". Filippo Patroni Griffi aggiunge anche che “occorre, però, anche il coraggio del cambiamento”. E il ministro per la Pa sottolinea che "forse i cambiamenti graduali e meditati richiedono più coraggio delle dichiarazioni di cambiamento radicale, perché impongono di distinguere e di scegliere: che è il ruolo della politica”. “Posso capire che per la politica sia più facile gestire, al proprio interno, l'abolizione totale delle Province anziché un loro riordino e la conseguente razionalizzazione delle funzioni", osserva ancora Patroni Griffi, "ma, se da decenni si parla di abolizione delle Province con l'unico risultato di averne istituite di nuove - rileva - vorrà pur dire qualcosa; ora che qualcosa si fa, anziché parlarne, si ricomincia a parlare di abolizione, sapendo che non è possibile almeno per ora farlo”. “Ma la cosa singolare - incalza il Ministro - è che il decreto di riordino non è uscito dal cappello a cilindro del governo, ma nasce da una richiesta dei partiti di modificare l'impostazione originaria del Salva-Italia ed è l'attuazione di quanto il Parlamento ha deciso qualche mese fa con la legge di spending. E raccoglie indicazioni e contributi condivisi dalla maggioranza dei gruppi parlamentari nella Carta delle autonomie e nei disegni di legge presentati alla Camera”. Allora, “tutto naturalmente è opinabile e criticabile, ma il decreto - rivendica - ha razionalizzato, piuttosto che 'pasticciato', un livello di governo del territorio, avendo un occhio ai modelli europei, che ne hanno tre, e un occhio al rischio che il trasferimento delle funzioni alle Regioni avrebbe comportato un non voluto aumento di enti strumentali, agenzie e relativi costi”.
Intanto l’Unione delle Province fa sapere che continuerà nei prossimi giorni la trattativa con i gruppi parlamentari e il governo per ottenere modifiche ai tagli alle Province nella legge di stabilità, poi l'Upi si riunirà di nuovo e, alla luce dei risultati ottenuti, deciderà le iniziative da assumere. E' quanto è emerso dalla riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Upi, convocato il 15 novembre a una settimana dell'assemblea in cui si erano ipotizzati lo stop ai riscaldamenti nelle scuole e vacanze allungate per le classi in mancanza di risorse per pagare le utenze.
“La prossima settimana - ha spiegato il presidente dell'Upi Antonio Saitta - ci sarà un lavoro di relazioni con i gruppi parlamentari e il governo, poi tireremo le somme per capire concretamente le decisioni da assumere". “Le decisioni - ha osservato - saranno commisurate a ciò che farà il parlamento sui tagli: se non cambia nulla i problemi di risorse restano”. “A partire da sabato in tutta Italia si terranno riunioni indette dalle Upi regionali con tutti i parlamentari eletti a livello regionale e saranno presentati i nostri emendamenti”, ha detto Saitta. B Chiederemo il dimezzamento dei tagli del 2013, da 1,2 mld di euro a 600 mln, e ogni presidente spiegherà cosa vogliono dire i tagli per il proprio territorio". "Il nostro lavoro è teso a far sì che ci sia una lettura attenta dei problemi", ha aggiunto. La settimana prossima poi "ci saranno gli incontri con tutti i gruppi parlamentari - ha concluso - ad esempio Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ci ha già dato la sua disponibilità”.
Se i tagli non verranno modificati, “ci sarà il rischio dissesto e per oltre il 50% delle Province ci sarà l'uscita dal patto di stabilità”, ha detto Saitta. Sul tema dell'edilizia scolastica le Province hanno “in cassa 2,4 mld di euro che non possono usare per pagare imprese che hanno già fatto lavori, imprese che stanno andando in crisi - ha spiegato Saitta - anche per questo ci sono lavori avviati e bloccati. Tutto ciò sta provocando anche un danno erariale alle Province, con decreti ingiuntivi e interessi e il paradosso di un aumento della spesa pubblica”.


( sm / 15.11.12 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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