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Regioni.it

n. 2173 - martedì 8 gennaio 2013

Sommario3
- Entrate tributarie: più di 378 miliardi nel 2012
- Sovraffollamento carceri: Corte di Strasburgo condanna Italia
- Agricoltura: Ddl anticemento, l'ultima posizione delle Regioni
- Intesa sugli obiettivi di risparmio delle imprese di distribuzione dell'energia
- Istat: spesa ambientale regionale 2010
- Istat, Eurostat: aumenta disoccupazione giovanile

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Entrate tributarie: più di 378 miliardi nel 2012

(regioni.it) Nel periodo gennaio-novembre 2012 le entrate tributarie erariali si sono attestate a 378.189 milioni di euro, facendo registrare una crescita del 3,8% (+13.770 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ai fini di un confronto omogeneo, al netto dell’imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare registrata nel mese di aprile 2011, le entrate tributarie erariali presentano una crescita tendenziale pari al 4,1% (+15.029 milioni di euro). I dati sono riportati in un comunicato stampa del Ministero dell’Economia del 7 gennaio 2013. Le imposte dirette aumentano del 4,8% (+9.446 milioni di euro). Il gettito IRE presenta una variazione dello 0,8% (+1.221 milioni di euro) che riflette l’andamento positivo delle ritenute sui redditi dei dipendenti privati (+2,2%) e delle ritenute sui redditi dei dipendenti pubblici e da pensione (+0,6%) che compensa l’andamento delle ritenute dei lavoratori autonomi (-4,2%) e delle ritenute d’acconto applicate ai pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o di spese per le quali spetta la detrazione d’imposta. Positivo il gettito dell’autoliquidazione (+2,3%, pari a +508 milioni di euro). In crescita il gettito IRES che si attesta a 35.872 milioni di euro (+0,9%, pari a +322 milioni di euro). Tra le altre imposte dirette si registra un significativo incremento dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale (+55,1%, pari a +3.098 milioni di euro) influenzata da diversi fattori di carattere tecnico-normativo e, in particolare, dalla riforma del regime di tassazione delle rendite finanziarie.
Le imposte indirette fanno rilevare un incremento complessivo del 2,6% (+4.324 milioni di euro). Al netto dell’imposta sostitutiva una tantum sul leasing immobiliare la crescita delle imposte indirette è risultata pari a 3,4% (+5.583 milioni di euro). In flessione il gettito IVA (-1,8%, pari a -1.818 milioni di euro) che riflette l’andamento negativo della componente IVA del prelievo sulle importazioni (-5,1%) e la riduzione della componente relativa agli scambi interni (-1,2%) influenzata dalla debolezza della domanda interna e solo parzialmente compensata dagli effetti legati all’incremento di un punto percentuale dell’aliquota IVA introdotta dal D.lgs 138/2011.
In aumento il gettito delle imposte sulle transazioni che nel complesso aumenta del 25,0%. In crescita significativa l’imposta di bollo che registra un incremento del 106,7% (+3.061 milioni di euro) dovuto alle modifiche normative apportate con i provvedimenti della seconda metà del 2011 alle tariffe di bollo applicabili su conti correnti, strumenti di pagamento, titoli e prodotti finanziari, nonché all’anticipo del versamento dell’acconto sull’imposta di bollo. Sul risultato incide positivamente, inoltre, il versamento del 16 luglio del “bollo speciale per le attività finanziarie scudate”.
Tra le altre imposte indirette in crescita il gettito dell’imposta di fabbricazione sugli oli minerali (+22,4%, pari a +3.959 milioni di euro) sostenuto dagli aumenti delle aliquote di accisa disposti dalle recenti manovre varate anche per fronteggiare gli effetti degli eventi sismici che hanno interessato i territori di alcune province di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
In flessione il gettito dell’imposta di consumo sul gas metano (-19,5%, pari a -832 milioni di euro) a causa del meccanismo di versamento dell’imposta e del calcolo del conguaglio sui consumi dell’anno precedente.
Le entrate relative ai giochi si riducono complessivamente del 6,3% (-798 milioni di euro). Tra queste si evidenzia l’andamento positivo delle lotterie istantanee (+0,5%, pari a +7 milioni di euro) e delle entrate derivanti dagli apparecchi e congegni di gioco (+2,0%, pari a +70 milioni di euro), mentre risultano in calo le entrate relative ai proventi del lotto (-8,9%, pari a -554 milioni di euro). Le entrate tributarie derivanti dall’attività di accertamento e controllo risultano pari a 6.433 milioni di euro (+9,3%, pari a +545 milioni di euro).
Nel complesso, a fronte del marcato deterioramento del ciclo economico, la dinamica delle entrate tributarie conferma la tendenza alla crescita a ritmi superiori rispetto all’analogo periodo dello scorso anno per effetto delle misure correttive varate a partire dalla seconda metà del 2011. In particolare, alla variazione positiva delle entrate che affluiscono al bilancio dello Stato -  conclude il Ministero dell’Economia - hanno contribuito il gettito di spettanza erariale della prima rata di acconto dell’IMU che è risultato in linea con le previsioni, l’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale, l’imposta di bollo e l’imposta di fabbricazione sugli oli minerali.
MEF_Entrate_Tributarie_2012.zip
tabella pubblicata su "Il Messaggero" dell'8 gennaio 2013


( red / 08.01.13 )

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Sovraffollamento carceri: Corte di Strasburgo condanna Italia

Napolitano: nuovo grave richiamo alla insostenibilità della condizione dei detenuti

(regioni.it)  La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. L'Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati.
La Corte ha quindi invitato l'Italia a porre rimedio al sovraffollamento carcerario. Il problema del sovraffollamento carcerario è di natura strutturale.
I giudici domandano inoltre all'Italia di dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti. Si tratta della seconda condanna all’Italia per aver tenuto i detenuti in celle troppo piccole. La prima condanna risale al luglio del 2009. Dopo questa prima condanna l'Italia ha messo a punto il ''piano carceri'' che prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l'ampliamento di quelli esistenti oltre che il ricorso a pene alternative al carcere.
Secondo l'ultimo rapporto di Antigone, l'associazione che si batte per i diritti nelle carceri, ci sono oltre 140 detenuti ogni 100 posti letto, mentre la media europea e' del 99,6%.
La Liguria e' al 176,8%, la Puglia al 176,5%, il Veneto a 164,1. Le percentuali piu' alte di stranieri tra i detenuti si registrano in Trentino Alto Adige (69,9%), Valle d'Aosta (68,9%) e Veneto (59,1%). Le piu' basse in Basilicata (12,3%), Campania (12,1%) e Molise (11,8%).
In merito alla sentenza di Starsburgo i
l Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato: "La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo rappresenta un nuovo grave richiamo alla insostenibilità della condizione in cui vive gran parte dei detenuti nelle carceri italiane. Si tratta di una mortificante conferma della perdurante incapacità del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena, e nello stesso tempo di una sollecitazione pressante da parte della Corte a imboccare una strada efficace per il superamento di tale ingiustificabile stato di cose. Infatti, la Corte chiarisce che non spetta ad essa dettare ai singoli Stati le normative penali né i criteri di organizzazione dei rispettivi sistemi penitenziari, ma ribadisce le raccomandazioni venute dal Consiglio d'Europa affinché gli Stati prevedano adeguate misure alternative alla detenzione, riducendo il ricorso alla carcerazione. In questa direzione il Parlamento avrebbe potuto, ancora alla vigilia dello scioglimento delle Camere, assumere decisioni, e purtroppo non l'ha fatto. La questione deve ora poter trovare primaria attenzione anche nel confronto programmatico tra le formazioni politiche che concorreranno alle elezioni del nuovo Parlamento così da essere poi rimessa alle Camere per deliberazioni rapide ed efficaci".




( red / 08.01.13 )

Documento approvato nella Conferenza del 20 Dicembre

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Agricoltura: Ddl anticemento, l'ultima posizione delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle province autonome nella riunione del 20 dicembre ha approvato un ordine del giorno con cui si esprimono diverse criticità sul Ddl quadro per la valorizzazione delle aree agricole e per il contenimento del consumo del suolo. Il Disegno di legge ha iniziato recentemente il proprio iter parlamentare  e quindi, essendo state sciolte le Camere, non potrà essere convertito in Legge.
Il Documento delle Regioni è stato comunque pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it.
Si riporta di seguito il testo integrale.
La Conferenza delle Regioni e Province Autonome esprime il proprio rincrescimento per la involuzione nella prassi di corretti rapporti istituzionali tra Governo e sistema delle Regioni che si è ripetutamente registrata nel corso dell’iter del progetto di legge sulla valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo, riscontrandone le caratteristiche di emblematico “case study” delle difficoltà che si possono verificare nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, previste dalla carta costituzionale.
Infatti, nonostante il sistema delle Regioni e Province Autonome sin dall’aprile 2012 avesse segnalato per primo all’attenzione del Governo nazionale l’esigenza di una adeguata regolamentazione, volta ad impedire che il suolo agricolo, bene comune e risorsa essenziale del territorio, venisse eccessivamente “eroso”, “impermeabilizzato” e “consumato” per altre finalità, sottolineando le conseguenze fortemente negative dell’impatto della eccessiva urbanizzazione per le imprese agricole e per tutto il mondo rurale, in termini sociali e ambientali, il Governo, nel luglio 2012, ha presentato su questo tema un proprio disegno di legge, che è stato viziato proprio dal mancato coinvolgimento delle Regioni. L’aver ignorato le preziose esperienze pluriennali maturate in questo campo dalle Autonomie Locali conduceva ad una sostanziale sottovalutazione della portata intersettoriale del provvedimento, che riguardava anche ambiti diversi dall’agricoltura, come il governo del territorio, la tutela dell’ambiente e del paesaggio. Come diretta conseguenza di questo approccio molto parziale ad una problematica che è invece complessa e multidisciplinare, il testo governativo evidenziava numerose lacune che rendevano difficile la sua concreta applicazione, col rischio di conseguire risultati ed effetti di segno esattamente opposto a quelli perseguiti, tra cui il paradosso di permettere indirettamente una corsa alla cementificazione, specie nella prima fase di applicazione.
A fronte delle osservazioni delle Regioni e Province autonome, riguardanti sia il merito che il metodo, il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, in sede di Comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di Agricoltura del 18 ottobre 2012, manifestava ampia disponibilità verso una riformulazione del disegno di legge che fosse condivisa col sistema delle Regioni e ne superasse le lacune e criticità. Vi è stato, così, un intenso lavoro di rivisitazione del testo da parte dei tecnici del Ministero e delle Regioni, che ha portato alla definizione di una proposta condivisa, nel corso di una riunione tecnica della Conferenza Unificata del 23 ottobre 2012.
Non sono noti i motivi del mancato accoglimento dell’ulteriore contributo migliorativo del testo – riferito in particolare agli articoli 3, 4 e 8 e finalizzato a rendere attuabili e sostenibili e sue disposizioni, attraverso il raccordo con le vigenti normative regionali – che è stato formulato dal tavolo politico del sistema delle Regioni, al termine della seduta congiunta il 29 ottobre 2012 delle tre Commissioni della Conferenza delle Regioni e Province autonome che sono coinvolte nella materia.
Si deve lamentare quindi l’atteggiamento del Governo, che ha inteso ignorare che il parere favorevole sul disegno di legge espresso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 30 ottobre u.s., era condizionato all'accoglimento di quelle proposte emendative, che venivano definite irrinunciabili. Anche perché, in quella seduta della Conferenza Stato-Regioni, nei loro confronti non è stata sollevata alcuna obiezione da parte dei rappresentanti del Governo, e nulla ha fatto intendere che il provvedimento sarebbe stato successivamente licenziato dall’esecutivo con l’esclusione di quei contributi.
Con profondo rammarico e preoccupazione, dobbiamo registrare che il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, in data 14 novembre 2012, non riporta tali emendamenti, riproponendo sostanzialmente tutti i punti critici che erano stati oggetto delle puntuali osservazioni delle Regioni. Risulta evidente, pertanto, che in tale versione la formulazione normativa del governo conserva tutti i problemi di inapplicabilità e il rischio di produrre effetti opposti a quelli auspicati, con conseguenti possibili danni, sia per gli operatori del settore agricolo che per le pubbliche amministrazioni e i cittadini in generale.
Si segnala, infatti, che il sistema delle Regioni – ritenendo, ai fini di un ridimensionamento della rilevante quantità di suolo finora consumata, che si dovesse avere l’obiettivo di stabilire quanto ne dovesse essere ridotto rispetto al passato – ha proposto, quale obiettivo nazionale, la definizione annuale di un quantitativo di suolo consumato da ridurre (articolo 3). La proposizione ministeriale, invece, ribalta questo approccio e pone quale obiettivo dell’intervento legislativo una determinazione decennale dell’estensione massima di superficie agricola consumabile sul territorio nazionale, che deve essere ripartita tra le Regioni e quindi tra le Province, prevedendo addirittura al riguardo, in caso d’inerzia, l’esercizio del potere sostituivo da parte del Governo, attraverso la decretazione del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ci si trova di fronte, quindi, non già a una strategia di difesa e ripristino del suolo agricolo, bensì alla definizione di nuovi contingenti di suolo consumabile, nonostante l’obiettivo dichiarato di una progressiva riduzione del consumo di superficie agricola.
Analoga preoccupazione desta il vincolo apposto alle superfici agricole, in favore delle quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari, di destinazione all’uso agricolo per almeno cinque anni dall’ultima erogazione (articolo 4). Nel testo governativo vengono comunque consentiti, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti, gli interventi strumentali all’esercizio delle attività di imprenditoria agricola di cui all’art. 2135 c.c., ivi compreso l’agriturismo, fatte salve le restrizioni riguardanti le aree rurali interessate da incendi e le più restrittive disposizioni esistenti.
Le proposte delle Regioni, invece, vincolavano all’uso agricolo, per cinque anni dall’ultima erogazione, i terreni e i fabbricati di aziende agricole che hanno fruito di aiuti di stato o aiuti comunitari, seppure limitatamente a interventi di miglioramento fondiario o di acquisto. D’altra parte, si prevedeva il significativo divieto, per la medesima durata, di operare interventi di trasformazione urbanistico-edilizio che non fossero strettamente funzionali all’attività agricola, fatta eccezione per la realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità.
Infine, si devono rimarcare le inquietudini suscitate dal dettato dell’articolo 8. Nelle more della emanazione del decreto che dovrebbe determinare l’estensione massima di superficie agricola consumabile sul territorio nazionale, per un periodo massimo di un triennio potrebbe essere comunque consentita la realizzazione di tutti gli interventi edilizi, produttivi e residenziali che risultano già autorizzati, ovvero che sono previsti dagli strumenti urbanistici vigenti sulle aree già agricole, nonché i lavori e le opere pubbliche inserite negli strumenti di programmazione delle Stazioni appaltanti e nel programma del Governo riguardante le infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale. Tale formulazione rinfocola i timori di un elevato rischio dell’ “assalto alla diligenza” al suolo agricolo in una fase di transizione che appare eccessivamente lunga e peraltro priva di significativi argini.
Si intende stigmatizzare, infine, il grave problema politico costituito dalla reiterata ritrosia da parte degli esponenti del Governo nei confronti della concertazione e condivisione delle politiche governative con il sistema delle Regioni e Province autonome, che ci sembra rappresentare un pericoloso passo indietro e la negazione di una virtuosa prassi nei rapporti istituzionali, utile al miglioramento della qualità della produzione normativa e al dovuto rispetto dei pesi istituzionali.


( red / 08.01.13 )

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Intesa sugli obiettivi di risparmio delle imprese di distribuzione dell'energia

Documento della Conferenza delle Regioni del 20 dicembre 2012

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni nella riunione del 20 dicembre ha approvato un documento sulla  intesa relativa al decreto per la  “determinazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico che devono essere perseguiti dalle imprese di distribuzione dell’energia elettrica e il gas per gli anni dal 2013 al 2016 e per il potenziamento del meccanismo dei certificati bianchi”.
Nelle Conferenza Unificata (tenutasi sempre il 20 dicembre) è stata poi raggiunta l’intesa, attraverso una ipotesi di mediazione.. Il Documento relativo alla iniziale posizione della Conferenza (pubblicato integralmente nella sezione “conferenze” del sito www.regioni.it) è stato quindi oggetto e base per il confronto con l’esecutivo.
Si riporta di seguito solo l’introduzione (senza le proposte emendative)
Punto 8) O.d.g. Conferenza Unificata
La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome condiziona l’espressione dell’intesa all’accoglimento integrale delle proposte emendative di seguito riportate e ritiene opportuno:
1) dare attuazione a quanto previsto dal D.Lgs. 115/2008 art. 7 comma 1 lett. b), in merito all’ipotesi di estensione dell’obbligo alle società di vendita;
2) inserire un articolo 1 bis “Definizioni”.


( red / 08.01.13 )

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Istat: spesa ambientale regionale 2010

(regioni.it) A fine dello scorso anno sono stati pubblicati i dati della spesa ambientale regionale riferiti al 2010, che è stata di 4.329 milioni di euro, in media 71,6 euro per abitante. Rispetto al 2009 la spesa è diminuita di oltre il 15%.
I settori ambientali cui è destinata la quota maggiore della spesa sono: protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie (19,0%); uso e gestione delle risorse idriche (18,4%); protezione della biodiversità e del paesaggio (17,3%); gestione delle acque reflue (13,5%); uso e gestione delle foreste (10,1%). Nel 2010 all'insieme di tali settori è destinato il 78% del totale della spesa ambientale sostenuta dalle amministrazioni regionali.
Oltre il 60% del totale della spesa consiste in trasferimenti ad altri operatori, principalmente enti pubblici. La parte restante è impiegata per attività realizzate direttamente (spese per personale, acquisto di beni e servizi, acquisto di beni mobili, immobili, macchinari, ecc.).
Nel 2010 il 63% della spesa ambientale è destinato a interventi e attività finalizzati alla "protezione dell'ambiente", ossia alla salvaguardia dell'ambiente da fenomeni di inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo) e di degrado (perdita di biodiversità, erosione del suolo, salinizzazione); il restante 37% è utilizzato per la salvaguardia dell'ambiente da fenomeni di esaurimento dello stock delle risorse naturali.
Il report dell'Istat analizza anche il periodo compreso tra il 2004 e il 2010 e rileva che a livello territoriale le  amministrazioni regionali del Nord-ovest e del Centro destinano, mediamente, la quota di spesa ambientale piu' elevata a interventi per la tutela della biodiversita' e del paesaggio (rispettivamente 24% e  22% del totale della spesa). In particolare Piemonte e Lazio, con  valori superiori al 30%, segnano l'incidenza piu' elevata di quel  periodo.
La spesa ambientale delle amministrazioni regionali del Nord-est e' destinata prevalentemente a interventi di protezione e risanamento  del suolo, delle acque del sottosuolo e delle acque di superficie (in  media, 23% della spesa ambientale totale): in particolare in  Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia la spesa per interventi in tale settore ha assorbito, nella media del periodo, quote pari  rispettivamente al 38%, 29% e 31% del totale.
Gli interventi per l'uso e la gestione delle risorse idriche  assorbono, invece, la quota prevalente di spesa ambientale erogata  dalle amministrazioni regionali del Mezzogiorno (24% del totale); le  incidenze piu' elevate riguardano Puglia e Basilicata, con valori  lievemente superiori al 30%. Si tratta per lo piu' di spese in conto  capitale erogate per realizzare interventi di potenziamento del sistema idrico di approvvigionamento, adduzione e distribuzione, manutenzione  delle opere infrastrutturali e risparmio idrico.

Spesa ambientale delle amministrazioni regionali

Argomento: Ambiente ed energia
Tipo di documento: Comunicato stampa
Tag: acqua, rifiuti, spesa, statistica report

 



( red / 08.01.13 )

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Istat, Eurostat: aumenta disoccupazione giovanile

(regioni.it) L’Istat rileva un aumento della disoccupazione giovanile. Lo stesso avviene in Europa secondo gli ultimi dati di Eurostat.
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ha varcato per la prima volta la soglia del 30% a settembre del 2011. E nel mese di novembre 2012 è stato raggiunto un record assoluto di giovani disoccupati: per quanto riguarda la fascia 15-24 anni, il tasso ha raggiunto il 37,1%, al top dalle serie cominciate nel 1992.
Gli under 25 in cerca di un posto sono 641mila, il 10,6% della popolazione nella stessa fascia d'età. Il tasso di disoccupazione resta stabile nel mese all'11,1%, con il numero dei senza lavoro che resta vicino ai 2,9 mln: su base annua, la disoccupazione cresce del 21,4%, ovvero di 507 mila unità. In un mese -42mila occupati.
Infine l'Istat precisa che in base agli standard internazionali, il tasso di disoccupazione è definito come il rapporto tra i disoccupati e le forze di lavoro (ovvero gli "attivi", i quali comprendono gli occupati e i disoccupati). Se, dunque, un giovane è studente e non cerca attivamente un lavoro non è considerato tra le forze di lavoro, ma tra gli "inattivi". L'Istat inoltre ricorda che i "disoccupati" di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono 641 mila, cioè il 37,1% delle forze di lavoro di quell'età e il 10,6% della popolazione complessiva della stessa età, nella quale rientrano studenti e altre persone considerate inattive secondo gli standard internazionali. Quindi sarebbe corretto riportare che "più di 1 giovane su 10 è disoccupato" oppure che "più di uno su tre dei giovani attivi è disoccupato".
Ma la disoccupazione aumenta in tutta Europa. Infatti cresce ancora il record di disoccupazione nell'Eurozona. A novembre 2012, secondo i dati Eurostat, ha raggiunto l'11,8% (11,7% a ottobre), pari a 18,8 mln di persone. Nello stesso mese del 2011 i senza lavoro erano il 10,6%, circa 2mln in meno.
Dati record anche per la disoccupazione giovanile, al 24,4% (24,2% ad ottobre), pari a 3,78 mln di persone. Rispetto ad un anno fa ci sono 420mila giovani disoccupati in più. Per questo aspetto l'Italia, con il 37,1%, è quarta nell'Eurozona dietro a Grecia, Spagna e Portogallo.

Di seguito la tabella (fonte ANSA) sui rialzi nel livello di disoccupazione. Sono a confronto i tassi degli under 25 con quelli generali, in base ai dati mensili dell'Istat.

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 PERIODO             GIOVANI         TOTALE

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2011

    LUGLIO            28,6            8,3

    AGOSTO            29,9            8,4

    SETTEMBRE         31,3            8,9

    OTTOBRE           30,9            8,8

    NOVEMBRE          32,2            9,4

    DICEMBRE          31,9            9,5

2012

    GENNAIO           32,6            9,7

    FEBBRAIO          33,4           10,0

    MARZO             34,6           10,3

    APRILE            34,1           10,5

    MAGGIO            34,4           10,4

    GIUGNO            33,6           10,6

    LUGLIO            34,7           10,5

    AGOSTO            34,5           10,5

    SETTEMBRE         35,9           10,8

    OTTOBRE           36,5           11,1

    NOVEMBRE          37,1           11,1

Occupati e disoccupati (mensili) 
Comunicato stampa, martedì 8 gennaio 2013
Precisazioni sulla disoccupazione giovanile
Comunicato stampa, martedì 8 gennaio 2013

 

 



( red / 08.01.13 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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