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Regioni.it

n. 2183 - martedì 22 gennaio 2013

Sommario3
- Marini: sanità e welfare devono diventare valore e opportunità
- Sanità: lavori Commissione d'inchiesta errori e cause disavanzi
- Sanità: le famiglie contribuiscono per il 19,5% della spesa complessiva
- Agenda digitale: Formigoni interviene su studio curato dal Cisis
- Emilia-Romagna: individuati quattro nuovi diritti di cittadinanza digitale
- Regione Trentino-Alto Adige: Alberto Pacher Presidente

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Marini: sanità e welfare devono diventare valore e opportunità

Vendola: "dobbiamo ribellarci all'idea che, con i tagli, si mette fine agli sprechi"

(regioni.it) “Spero che il prossimo Governo della Repubblica riterrà sanità e welfare non più un costo, ma un valore ed una opportunità anche per far ripartire la crescita in Italia". Lo ha affermato la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenuta il 22 Gennaio a Roma, all'assemblea nazionale organizzata dalla Cgil sul tema 'Una sanita' di tutti', in rappresentanza della Conferenza delle Regioni italiane (la Regione Umbria ha peraltro il coordinamento vicario della Commissione salute per la stessa Conferenza delle Regioni). La Presidente ha quindi auspicato che con la prossima legislatura si possa riavviare il confronto tra Governo e Regioni per la definizione del nuovo Patto per la salute.
“Un patto - ha affermato la Presidente - che, così come le regioni lo hanno sempre ritenuto, rappresenta un importante momento di assunzione di responsabilità, con il quale ci si fa carico anche delle difficoltà della finanza pubblica, ma che non rinuncia alla natura universalistica e solidale del sistema sanitario nazionale". Per la presidente le Regioni hanno sempre contestato “un approccio ragionieristico alla sanità che ha portato, con ben sette manovre governative, ad una riduzione complessiva negli ultimi due anni e mezzo di ben 30 miliardi di euro la spesa in sanità”.
“I pur necessari piani di rientro per le regioni con deficit in sanità, ad esempio - ha detto - non possono però tradursi in una riduzione del diritto del cittadino alla salute, principio fondamentale della nostra Costituzione. Così come i drastici tagli non possono però ridurre i livelli essenziali di assistenza. Cosa che invece sta avvenendo perché proprio a causa di questa enorme riduzione delle risorse è sempre più difficile erogare correttamente i servizi essenziali al cittadino a causa della diminuzione del personale a causa del blocco del turnover, dal fermo degli interventi di manutenzione, degli investimenti in nuove tecnologie, fino alla difficoltà a mantenere l'acquisizione di beni e servizi a livelli adeguati alle esigenze”.
“Al prossimo governo del Paese - ha concluso - vogliamo lanciare una grande sfida per un vero cambiamento: tornare ad assumere la salute, e dunque l'offerta sanitaria, come un valore fondamentale della nostra società, guardando a ciò che vi e' dietro, ai diritti di ogni cittadino, e a pensare che c'e' una spesa, quella per la sanità, che oltre a garantire la salute delle persone, può anche far bene all'economia.
Secondo il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, “Dobbiamo ribellarci all'idea che, con i tagli, si mette fine agli sprechi. Non è mai così. Quando si taglia - ha aggiunto Vendola - si taglia sempre la carne viva dei servizi. Ma gli sprechi e la corruzione sono come le metastasi, e c'è bisogno di un bisturi che sappia colpire in maniera millimetrica, altrimenti si uccidono i Lea". Per tenere in piedi il sistema "si vuole rompere due salvadanai, quello del Ssn e quello che tiene in piedi l'istruzione pubblica, ovvero il nostro welfare, cioè la più grande conquista di tutto il nostro '900. Questo – ha concluso - va impedito".

 SANITA'. CAMUSSO: BASTA COMMISSARI E TAGLI, OBIETTIVO QUALITA' 
  Sanita': Camusso, Balduzzi non ha convinto nessuno 
 SANITA': VENDOLA, BERLUSCONI E MONTI VOGLIONO FARE CASSA TAGLIANDO DIRITTI 
 SANITA': CGIL, BASTA TAGLI, A RISCHIO SSN IN PERIODO 2011-2015 -30 MILIARDI


( red / 22.01.13 )

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Sanità: lavori Commissione d'inchiesta errori e cause disavanzi

Dati presentati alla Camera dei Deputati

(regioni.it) Sono terminati i lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari. Sono stati analizzati 570 casi di "malasanità" dal 2009 al 2012. Questi dati sono stati presentati alla Camera dei Deputati.
La relazione precisa che "gli episodi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l'errore diretto dell'operatore: spesso questi episodi derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso, difficoltà di trasferimenti dal paziente da un 'ospedale a un altro, casi di infezioni ospedaliere".
Differenze tra Nord e Sud sul numero dei medici: la Sicilia evidenzia un numero di medici ogni 10 posti letto che e' il doppio di quelli utilizzati nel Friuli Venezia Giulia o nelle Marche.
Sale ''il livello delle spese per il personale, specie nelle regioni sottoposte a piano di rientro. A tal proposito, rilevante e' appunto la differenza nel numero di dipendenti medici ogni 10 posti letto effettivi secondo l'area geografica''.
Le migrazioni sanitarie, sottolinea la Commissione, ''acuiscono il divario, arricchendo maggiormente regioni già ricche a discapito di quelle povere, che devono anche pagare la cura fuori sede''. Tra le tipologie di assistenza che maggiormente incidono sulla migrazione sanitaria, quelle relative appunto alle tecniche di fecondazione assistita (pma).
Il motivo dello spostamento verso il Nord, spiega la Commissione, e' dovuto al fatto che nella maggior parte delle regioni del nord, tali trattamenti sono previsti all'interno del sistema sanitario regionale (dunque il costo, 'migrando', e' a carico della Regione in cui si e' residenti) mentre in altre regioni sono effettuati in centri privati e, dunque, a carico del paziente. Proprio nel Sud e nelle isole si concentra il maggior numero di centri privati di pma (con 7 centri su 16).
Su 570 casi di presunti errori monitorati, 117 si sono verificati in Sicilia, 107 in Calabria, 63 nel Lazio, 37 in Campania, 36 in Emilia Romagna e Puglia, 34 in Toscana e Lombardia, 29 in Veneto, 24 in Piemonte, 22 in Liguria, 8 in Abruzzo, 7 in Umbria, 4 nelle Marche e Basilicata, 3 in Friuli, 2 in Molise e Sardegna, 1 in Trentino. Ciò evidenzia come "le regioni che spendono di più non necessariamente hanno un'assistenza migliore". Tra gli eventi avversi, numerosi sono i casi di infezioni da contagio in ambiente ospedaliero.
Inoltre, su 104 episodi di malpractice avvenuta al momento della nascita, la metà è concentrata tra Sicilia e Calabria, seguite da Campania e Puglia. Proprio nel Mezzogiorno, sottolinea la Commissione, si concentra un più alto numero di punti nascita di piccole dimensioni e con pochissimi parti e si concentrano anche le percentuali maggiori di tagli cesarei.
Altri presunti errori sono collegati alla rete di emergenza-urgenza: persone visitate al pronto soccorso e poi mandate con leggerezza a casa, ma deceduto poco dopo, pazienti morti dopo aver atteso per ore di esser visitati, ambulanze prive di defibrillatori. Anche per questi presunti casi di malasanità, il Sud Italia è penalizzato: 9 segnalazioni sono relative alla Sicilia, 7 alla Calabria, 6 al Lazio.

Tabella Regioni (fonte Ansa) sui dati della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario:

- PIEMONTE: 24 casi complessivi di presunti errori sanitari e criticita', di cui 18 con decesso del paziente

- VALLE D'AOSTA: 0 casi e 0 decessi

- LIGURIA: 22 casi e 14 decessi

- LOMBARDIA: 34 casi e 13 decessi

- TRENTINO ALTO ADIGE: 1 caso e 1 decesso

- VENETO: 29 casi e 16 decessi

- FRIULI VENEZIA GIULIA: 3 casi e 2 decessi

- EMILIA ROMAGNA: 36 casi e 28 decessi

- TOSCANA: 34 casi e 22 decessi

- UMBRIA: 7 casi e 3 decessi

- MARCHE: 4 casi e 1 decesso

- LAZIO: 63 casi e 42 decessi

- ABRUZZO: 8 casi e 8 decessi

- MOLISE: 2 casi e 1 decesso

- CAMPANIA: 37 casi e 30 decessi

- BASILICATA: 4 casi e 3 decessi

- PUGLIA: 36 casi e 25 decessi

- CALABRIA: 107 casi e 87 decessi

- SICILIA: 117 casi e 84 decessi

- SARDEGNA: 2 casi e 2 decessi.




( red / 22.01.13 )

I dati del Rapporto "Noi-Italia" dell'Istat

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Sanità: le famiglie contribuiscono per il 19,5% della spesa complessiva

(regioni.it)  La salute pesa anche sulle  famiglie in Italia, nonostante il Servizio sanitario pubblico. Nel  2010, i nuclei familiari hanno contribuito con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per il 19,5%. Un esborso comunque in calo  di oltre cinque punti percentuali rispetto al 2000.
In generale, la  spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l'1,8% del Pil nazionale.
Lo indicano i dati del Rapporto 'Noi Italia', presentato il 22 gennaio dal  Presidente dell'Istat Enrico Giovannini, nella sede dell'Istituto  nazionale di statistica.
Dal confronto europeo, inoltre, le cifre indicano che nel 2010  la quota di spesa sanitaria privata in Italia e' del 20,4 %, di oltre  tre punti piu' bassa rispetto a Francia, Germania e Austria. La  Grecia, invece, è il Paese in cui il contributo della spesa privata  e' maggiore (con oltre il 40%), cui seguono Paesi Bassi, Slovacchia e  Ungheria con oltre il 35%. I contributi minori sono quelli registrati  da Lussemburgo (16%) e Danimarca (14,9 %).
Tornando all'Italia, la spesa sanitaria complessiva nel 2010 rappresenta il 9% del Pil e viene finanziata per 7,2 punti percentuali con risorse pubbliche mentre i restanti 1,8 punti sono coperti attraverso risorse dirette delle famiglie. Il peso sui nuclei familiari, in percentuale di Pil, e' leggermente più alto nel  Mezzogiorno (2%) rispetto al Centro-Nord (1,7 %), ma la differenza,  secondo l'Istat, va attribuita soprattutto al divario di reddito tra  le due aree. Le regioni in cui la quota è più elevata (superiore ai  due punti percentuali di Pil) sono Friuli-Venezia Giulia, Calabria,  Molise e Puglia. Considerando invece la distribuzione della  spesa sanitaria tra le due componenti, pubblica e privata, il  contributo delle famiglie alla spesa sanitaria totale e' relativamente piu' basso nel Mezzogiorno (15,8 %) che nel Centro-Nord, dove si attesta al 21,3 % con una punta del 23,3% nel Nord-Est.
La maggiore partecipazione delle famiglie alla spesa sanitaria totale si registra in Friuli-Venezia Giulia (27%), seguita da  Emilia-Romagna (25,1 %); ai livelli più bassi si collocano invece tutte regioni del Mezzogiorno, tra le quali spiccano Campania, Sardegna e Basilicata. Calcolata per famiglia, la spesa sanitaria  privata e' pari a 909 euro per il Mezzogiorno e 1.163 euro per il  Centro-Nord, confermando l'aspetto legato ai differenziali di reddito  tra le aree territoriali.
L’Istat poi spiega che per spesa sanitaria pubblica si intende quanto viene destinato per soddisfare il bisogno di salute dei cittadini in termini di prestazioni sanitarie (inclusi tutti i suoi costi: servizi amministrativi, interessi passivi, imposte e tasse, premi di assicurazione e contribuzioni diverse). La spesa sanitaria pubblica complessiva dell’Italia ammonta nel 2011 a circa 112 miliardi di euro, pari al 7,1 per cento del Pil e 1.842 euro annui per abitante e pone il nostro Paese in una posizione medio-bassa nell’ambito della classifica dei Paesi Europei (vedi tabella in fondo)
 



( red / 22.01.13 )

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Agenda digitale: Formigoni interviene su studio curato dal Cisis

Rapporto Cisis sull'innovazione nell'Italia delle Regioni

(regioni.it) "Sono stati finanziati progetti territoriali per 28 milioni di euro". Lo afferma Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, intervenendo alla presentazione del II Rapporto sull'innovazione nell'Italia delle Regioni (Riir).
Lo studio curato dal Cisis (Centro interregionale sistemi informativi, statistici e geografici) intende indagare lo stato delle regioni italiane rispetto all'Agenda digitale europea, scattando una fotografia a due tinte.
Le Regioni hanno lavorato per migliorare il tasso di fiducia e sicurezza delle reti, per portare internet veloce e superveloce a tutti i cittadini. Hanno messo in campo azioni per innalzare il livello delle competenze digitali e offrire sempre piu' servizi online.
E’ stato favorito l'impiego dell'Ict (innovazione e comunicazione tecnologica) in modo intersettoriale per rispondere alle sfide in campo sociale, sanitario, della scuola e dei trasporti. Dall'altra, pero', le Regioni si trovano a dover recuperare un divario ancora significativo rispetto ai target europei. A livello nazionale il Nord è più avanti rispetto al Sud, dove solo il 43 per cento delle persone utilizza internet almeno una volta alla settimana, 5 punti al di sotto della media italiana e molto al di sotto della media europea.
Formigoni ha inoltre ricordato quanto e' stato fatto in Lombardia a partire dal varo, nell'autunno del 2011, di un'agenda digitale, strumento che ha permesso di realizzare interventi coerenti con le aree individuate dal documento europeo (Digital divide, Infrastrutture abilitanti e servizi digitali, Interoperabilità e standard, Patrimonio informativo pubblico, Cittadinanza digitale, Ricerca e innovazione nell'Ict). "Questo perche' - ha spiegato – le Regioni hanno un compito rilevante in materia di innovazione. Con le nostre azioni favoriamo progetti, investiamo risorse (quasi un miliardo all'anno nell'ultimo quinquennio) e assumiamo un ruolo di coordinamento verso gli Enti locali".

 

 





( red / 22.01.13 )

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Emilia-Romagna: individuati quattro nuovi diritti di cittadinanza digitale

(regioni,it) L’innovazione digitale nel nostro Paese va promossa favorendo la realizzazione dell’Agenda digitale nazionale. Le Regioni hanno in tal senso un ruolo fondamentale e strategico, perché unisocono le esigenze generali con quelle presenti sul territorio.
In Emilia-Romagna sono stati individuati quattro nuovi diritti di cittadinanza digitale per ridurre il 'digital divide' e promuovere le conoscenze delle tecnologie informatiche e l'uso della rete
E’ questa la sfida a cui tutte le Regioni italiane sono chiamate a rispondere, dopo che il 13 dicembre scorso è stato convertito in legge il “Decreto Crescita 2.0”, il provvedimento sulla cosiddetta Agenda Digitale Italiana che rappresenta il collegamento finora mancante tra la strategia europea e le esperienze maturate a livello nazionale e regionale.
Temi che sono stati al centro a Bologna del convegno “Agende digitali – Una sfida per le Regioni”.
“E’ arrivato il momento di costruire una nuova solidarietà tra i livelli di governo, che viva sulla complementarietà e dia fiducia ai cittadini, con risultati tangibili – ha detto l’assessore dell’Emilia-Romagna alle Infrastrutture materiali e immateriali Alfredo Peri – L’Agenda Digitale può diventare sinonimo di buona amministrazione, dove sia a livello centrale che locale si collabora per servizi univoci e usabili, con ruoli distinti e precisi. Per far questo le Regioni devono essere disponibili alla necessaria funzione di sintesi, portando visione e fabbisogno di tutti i territori e le Agende Digitali sono lo strumento raggiungere gli obiettivi condivisi”.
Nel Piano Telematico dell’Emilia-Romagna per la prima volta vengono definiti ed individuati, in coerenza con le indicazioni a livello europeo, quattro nuovi diritti di cittadinanza digitale:
1) il diritto di accesso alle reti tecnologiche;
2) l’accesso all’informazione e alla conoscenza, con progetti e iniziative di compensazione del divario di competenze e di saperi che limitano l’utilizzo delle nuove tecnologie;
3) il diritto di accesso ai servizi alla persona e alle imprese;
4) il diritto di accesso ai dati per favorire la piena affermazione dei principi di accesso e di trasparenza amministrativa, attraverso il rilascio da parte delle pubbliche amministrazioni di open data in formati aperti, immediatamente comprensibili, processabili e riusabili da parte di chiunque interessato a farlo.
A questi quattro diritti digitali si aggiungono azioni in materia di intelligenza diffusa nel territorio urbano, progetti e iniziative per integrare le infrastrutture e i servizi già esistenti, o da realizzare, e creare nuovi sistemi, soluzioni e applicazioni che permettano di migliorare e rendere più sostenibile la qualità della vita nelle città.
L’Agenda digitale europea pone come obiettivo quello di raggiungere nel 2013 il 100% della popolazione con 2 megabit per secondo (l’unità di misura che indica la velocità di trasmissione dei dati su una rete informatica), nel 2020 di dotare tutta la popolazione con una connessione di 30 Mbps per secondo, utilizzati da almeno il 50% delle persone.
Infine Telecom Italia ha realizzato "Italia connessa – Agende Digitali Regionali", una fotografia del livello digitale delle regioni italiane che raccoglie i più significativi indicatori sulle dotazioni infrastrutturali, sulla disponibilita' e sull'uso dei servizi digitali da parte di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni confrontandoli tra di loro e con gli obiettivi europei e italiani.
Si tratta di un contributo che puo' essere utile alle Amministrazioni Regionali come base di partenza per un vero e proprio ''Check Up Digitale'' finalizzato a confrontarsi con altri territori italiani ed europei, ad analizzare il percorso di allineamento agli obiettivi indicati dalle Agende Digitali nazionali e comunitarie, a verificare la disponibilita' di finanziamenti ed a rimodulare i piani di sviluppo digitale regionali.
''Il mondo delle nuove tecnologie della comunicazione apre inedite possibilita' non solo per creare nuove comunita' virtuali, ma anche per rendere piu' efficaci e trasparenti le relazioni fra cittadini e amministrazioni, in un nuovo patto sociale in cui il territorio si rianima e nel contempo si consolida e si apre - ha spiegato l'assessore regionale dell’Emilia-Romagna alla Scuola e Formazione Patrizio Bianchi - La disponibilita' di reti veloci rendono possibili interconnettivita' fra persone e gruppi, cosi' da rendere disponibili modi innovativi di ''fare scuola''.

 



( red / 22.01.13 )

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Regione Trentino-Alto Adige: Alberto Pacher Presidente

(regioni.it) Il Consiglio regionale del Trentino Alto Adige-Suedtirol ha eletto  il 22 gennaio Presidente Alberto Pacher, con 41 voti a favore. Primo punto all'ordine del giorno del Consiglio regionale di gennaio è stato infatti la presa d'atto della decadenza del Presidente della Regione, a seguito delle dimissioni del Presidente della Provincia autonoma di Trento (cfr. "Regioni.it" n. 2172).
Sono stati 61 i votanti, mentre è di 36 voti la maggioranza richiesta: l'esito dello scrutinio ha visto 41 voti per Alberto Pacher, 6 voti per Franca Penasa, 1 voto per Pino Morandini, 1 voto per Nerio Giovanazzi, 9 schede bianche e 3 nulle.
“Vista la delicata situazione che stiamo vivendo, non possiamo permetterci un anno di campagna elettorale, tirando a campare, quindi rendendo infruttuosi questi ultimi mesi di legislatura''. Cosi' Alberto Pacher, eletto oggi nuovo presidente della Regione Trentino Alto Adige-Suedtirol, si è rivolto al Consiglio regionale nel suo breve discorso d'insediamento, lanciando quindi un appello affinché questo ultimo anno di legislatura, nonostante le elezioni politiche alle porte e quelle provinciali in autunno, possa essere comunque proficuo per il Consiglio regionale.
Parlando delle elezioni politiche, Pacher ha espresso l'auspicio che il nuovo governo nazionale “possa comprendere le ragioni dei territori come il Trentino  Alto Adige, che non si è mai sottratto ai propri obblighi nei confronti del Paese, partecipando in misura importante al risanamento della finanza pubblica, nel contempo però rivendicando le peculiarità del proprio sistema autonomistico. Un governo dunque - ha affermato - che sappia ancora scommettere sulla sussidiarietà, disponibile al dialogo e capace di premiare chi ha sempre dimostrato senso di responsabilità”
Dal punto di vista programmatico e politico il nuovo presidente della Regione ha evidenziato la volonta' di proseguire con i programmi gia' definiti nel bilancio di previsione della Regione, approvato a dicembre.
Fra questi, “quello più rilevante - ha sottolineato - riguarda l'iniziativa a sostegno dei progetti d'investimento per lo sviluppo del territorio, che si potrà concretizzare concorrendo alla promozione e al sostegno di fondi per lo sviluppo territoriale o attraverso concessioni di credito in favore delle Province autonome di Trento e di Bolzano o di società controllate dalle stesse Province. Un progetto strategico - ha aggiunto - che guarda al futuro e che potrà aiutarci a favorire la ripresa economica”. Parlando del futuro della Regione, infine il nuovo Presidente ha ricordato che “al di là delle diverse idee sul ruolo e sul futuro dell'Ente, in questi anni si è potuto realizzare qualcosa di importante per rendere la collaborazione fra Trento e Bolzano proficua e utile per le popolazioni”.


( red / 22.01.13 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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