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Regioni.it

n. 2186 - venerdì 25 gennaio 2013

Sommario3
- Federalismo fiscale: Relazione finale Commissione bicamerale
- "Metodi e obiettivi per uso efficace dei fondi comunitari": posizione delle Regioni
- Istat: disabilità nella scuola, differenze territoriali
- Lavoro: Simoncini, una svolta le Linee Guida per i i tirocini
- Linee guida sui tirocini: osservazioni su Accordo Stato-Regioni
- "Esodati" regionali: Quaglia, Governo affronti la questione

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Federalismo fiscale: Relazione finale Commissione bicamerale

La Loggia: operato sempre in un clima di grande collaborazione

(regioni.it) E’ stata approvata dal Parlamento la Relazione finale della Commissione bicamerale sul federalismo fiscale. Si chiude così   l'ultima riunione dell'organismo bicamerale che ha  approvato la relazione finale sul lavoro svolto negli ultimi tre anni nel rispetto della legge delega 42/09. Enrico La Loggia, Presidente della Commissione parlamentare per  l'Attuazione del federalismo fiscale, ha sostenuto che “quella del federalismo  fiscale sia una buona riforma, che porterebbe ad una riduzione dei  costi delle Pubbliche amministrazioni e ad una maggiore responsabilizzazione delle classi dirigenti. Sarebbe dunque un peccato se, nella prossima legislatura, non la si completasse e la si  lasciasse invece in mezzo al guado''.
E La Loggia ha anche sottolineato come all’interno della Commissione “si sia operato sempre in un clima di grande collaborazione, mettendo da parte ogni forma di pregiudiziale politica e privilegiando il positivo conseguimento degli obiettivi. Abbiamo scritto tutti insieme una bella pagina di vita parlamentare''.
L’attuazione della legge delega viene vagliata dalla Commissione parlamentare. La legge 42 del 2009 reca i criteri e i principi direttivi per l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, dando delega legislativa al Governo, che è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi previsti dalla stessa legge.
L’intento legislativo è quello di definire un nuovvo assetto istituzionale dei rapporti economici  fra lo Stato e il sistema delle Autonomie. Il conseguente obiettivo è quello di superare il sistema finanza derivata e quindi dare dare maggiore autonomia di entrata e di spesa a comuni, province, città metropolitane e regioni.
La Relazione è stata pubblicata anche nella sezione "InParlamento" del sito www.regioni.it .
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Relazione semestrale federalismo fiscale - 25.01.2013


( red / 25.01.13 )

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"Metodi e obiettivi per uso efficace dei fondi comunitari": posizione delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 24 gennaio, ha elaborato e approvato alcune “considerazioni preliminari” sul documento del Ministro per la coesione territoriale “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari”, con particolare riferimento al percorso partenariale.
La posizione delle Regioni (pubblicata sul sito www.regioni.it, sezione “conferenze) è stata inviata dal Presidente Vasco Errani al Ministro Fabrizio Barca.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento della Conferenza delle Regioni.
La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonomie, considerata l’urgenza di rappresentare una posizione comune sulla sezione 5 del documento, ha condiviso alcune prime riflessioni sul percorso delineato e sul metodo, che non possono però essere separate dal riferimento alla restante parte del documento, sulla quale occorrerà procedere ad un confronto più approfondito a livello tecnico e a livello politico. Si precisa, pertanto, che le considerazioni avanzate in questo documento sono preliminari e non tengono conto di temi fondamentali, che saranno proposti nel corso del confronto istituzionale.
In ogni caso, le Regioni sottolineano la necessità che le politiche di coesione abbiano una dotazione di risorse adeguata; inoltre, auspicano quanto prima certezze circa la disponibilità e la tipologia delle risorse nazionali da destinare al cofinanziamento.
Le Regioni ribadiscono quanto sancito a livello regolamentare sul ruolo istituzionale che rivestono, accanto alle Amministrazioni centrali, nella elaborazione dell’Accordo di partenariato. In questo senso occorre operare nel documento una puntuale esplicitazione di quali siano le sedi in cui si esprime il ruolo delle Regioni, in quanto protagoniste della predisposizione, attuazione e valutazione della programmazione comunitaria. La proposta non tiene conto della necessità di coinvolgere istituzionalmente le Regioni, come espressamente richiamato nel Position Paper dei servizi della Commissione europea.
Le Regioni dovranno, quindi, affiancare le amministrazioni centrali in ogni fase della nuova programmazione, a partire dal confronto partenariale e dal negoziato con la Commissione europea. La loro presenza deve essere assicurata in riferimento alla competenza specifica di ogni singolo fondo (FESR-FSE-FEASR-FEAMP).
E’ necessario, pertanto, che il documento Metodi e obiettivi e la proposta di Accordo di Partenariato siano condivisi con le Regioni. In considerazione di questa esigenza, dovrebbe essere definita la composizione dei diversi organismi.
a) Ferma restando la composizione del Gruppo di Redazione, si chiede di individuare meccanismi di consultazione delle Regioni che consentano un’effettiva condivisione dei lavori.
b) Si ritiene necessaria la partecipazione regionale al gruppo tecnico “regole e questioni orizzontali” per il quale si chiede di precisare l’ambito di lavoro, nel quale deve rientrare il tema della governance.
c) Con riferimento ai Comitati e ai Tavoli proposti, le Regioni chiedono di approfondire il confronto sulle opzioni strategiche e sulle missioni alla base della individuazione dei Comitati e dei Tavoli stessi.
Le Regioni condividono le sette “Innovazioni di metodo” proposte nel documento, con l’avvertenza di importanti precisazioni sulla settima. Sul “Forte presidio nazionale” è, infatti, necessario chiarire che non si intende procedere ad una ricentralizzazione delle politiche di coesione.
E’ altrimenti condivisibile se correttamente inteso in un’ottica di sussidiarietà orizzontale e nell’espletamento, da parte delle Amministrazioni centrali, di un ruolo di indirizzo, di coordinamento, di garanzia e di surroga rispetto a eventuali eccessivi ritardi e/o inadempienze.
Non possono essere condivise, invece, posizioni pregiudiziali tese a realizzare uno spostamento nella ripartizione di risorse tra programmi regionali e programmi nazionali, a favore di questi ultimi, senza che si dimostri nel concreto la reale maggior efficienza e efficacia di interventi nazionali, o che si ometta di valutare distintamente le diverse realtà regionali e le caratteristiche complessive delle aree territoriali di riferimento.
In relazione all’ipotesi che il centro lanci in determinati territori azioni di coprogettazione strategica territoriale, emerge la necessità di specificare meglio tale previsione riconducendola a quelle insostituibili relazioni di cooperazione interistituzionale Stato-Regioni in grado di elevare l’efficacia complessiva degli interventi. Tale eventualità deve essere conseguenza di ipotesi concordate e pienamente condivise tra i due livelli di governo e non un intervento diretto sui territori da parte delle amministrazioni centrali.
La preferenza espressa a favore dei programmi plurifondo non può tradursi in un obbligo, ma - eventualmente - in un auspicio senza pregiudiziali. Spetterà ad ogni Regione valutare quale sia la soluzione più idonea al proprio territorio.
Le tre opzioni strategiche proposte suscitano alcune perplessità per la loro eterogeneità – infatti due su tre sono orizzontali (Città e Aree interne) e l'altra ha un preciso carattere geografico (Mezzogiorno) – e indeterminatezza, come nel caso delle Aree interne e delle stesse Città per le quali non sono esplicitati con precisione i criteri di individuazione.
Per quanto riguarda l’opzione “Città”, non si intravedono novità di rilievo rispetto al passato; tuttavia occorre un forte coinvolgimento regionale poiché l’individuazione del modo in cui le città si potranno e dovranno trasformare è assolutamente strategico.
La proposta “Aree interne”, ha ancora confini opachi e manca di definizioni. Necessita dunque di una discussione partecipata e rigorosa e di una valutazione collettiva delle attività lanciate dalle comunità per poi intraprendere le successive scelte strategiche, anche cercando più strutturalmente possibili integrazioni con il mondo rurale e il comparto turistico.
Le città e la dimensione urbana sono temi che esigono un partecipazione attiva delle Regioni per competenza costituzionale e per conoscenza delle specificità territoriali. Il livello regionale - date le profonde differenze socioeconomiche esistenti in Italia – è, infatti, quello migliore per la programmazione e la gestione dei fondi.
Si segnala infine la totale assenza di qualsiasi riferimento alla Cooperazione Territoriale Europea.


( red / 25.01.13 )

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Istat: disabilità nella scuola, differenze territoriali

(regioni.it) L’Istat rileva i dati sulla disabilità nella scuola in collaborazione con il ministero dell’istruzione. Il riferimento statistico dell'Istat è per l'anno accademico 2011-2012. Sono circa 145 mila gli alunni con disabilità nelle scuole italiane mentre sono poco più di 65 mila gli insegnanti di sostegno, in media uno ogni due alunni.
Gli alunni disabili nella scuola primaria sono circa 81 mila (pari al 2,9% del totale), in quella secondaria di primo grado poco piu' di 63 mila (il 3,5% del totale). I problemi più frequenti riscontrati sono il ritardo mentale, i disturbi del linguaggio, quelli dell'apprendimento e dell'attenzione.
Si segnala inoltre che comunque una quota degli alunni, che varia tra l'8,2% della scuola primaria e il 7,2% della scuola secondaria, con cui l'insegnante di sostegno svolge prevalentemente attivita' di tipo assistenziale. Il ritardo mentale riguarda in media il 36,3% della popolazione con disabilita' nella scuola primaria e il 42,9% di quella della scuola secondaria di primo grado.
Nella scuola primaria tale problema e' seguito dai disturbi per l'attenzione, da quelli del linguaggio e dai disturbi dell'apprendimento, che riguardano rispettivamente il 27,0%, 24,7% e il 20,1% degli alunni con disabilita'. Nella scuola secondaria di primo grado, dopo i disturbi mentali, i problemi piu' frequenti sono legati ai disturbi dell'apprendimento, a quelli dell'attenzione e ai disturbi affettivi relazionali che colpiscono, rispettivamente, il 24,9%, 23,3% e 18,2% degli alunni con disabilita'.
Nel Mezzogiorno i problemi si acuiscono sia nel numero che nelle tipologie di problemi della popolazione studentesca con disabilità. Le differenze sono soprattutto collegate agli alunni con disabilità non autonomi. Al Sud la percentuale di alunni con disabilita' della scuola primaria in cui si rileva la coesistenza di almeno tre problemi raggiunge il 31,6%, quota che scende al centronord rispettivamente a 24,4% e 22,5%. Le differenze territoriali permangono anche nella scuola secondaria di primo grado: nel mezzogiorno si riscontra il 26,6% degli alunni con almeno tre problemi, mentre nelle restanti ripartizioni geografiche il dato e' del 18,6% al centro e del 17,5% al nord.

L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali - 25.01.2013

Noi Italia: 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo - 22.01.2013



( red / 25.01.13 )

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Lavoro: Simoncini, una svolta le Linee Guida per i i tirocini

(regioni.it) La Conferenza Stato-Regioni, nella riunione del 24 gennaio,. ha dato il via libera all'Accordo sulle linee guida sui tirocini: sono state poste così le basi perché tutte le Regioni si diano proprie leggi, fra loro omogenee, su questa materia, combattendo in questo modo l'uso distorto di questo strumento a livello nazionale, anche attraverso la garanzia di una indennita' ai tirocinanti.
L'assessore al lavoro della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, coordinatore per il settore lavoro della Conferenza delle Regioni, commenta con soddisfazione l'accordo concluso a Roma, sottolineando che, su queste basi, si riconferma il tirocinio come strumento di un percorso formativo, finalizzato alla collocazione al lavoro.
Tra le ultime questioni risolte, la questione dell'indennità, che per la prima volta la Toscana aveva disciplinato arrivando ad approvare una sua legge che ha introdotto l'obbligo e fissa un tetto minimo  di 500 euro. Il governo ha proposto di inserire nelle linee guida, che dovranno servire da base comune per l'iniziativa legislativa delle Regioni, l'indicazione di un'indennita' obbligatoria di 300 euro. Una proposta di cui le Regioni hanno preso atto ma impegnandosi pero' ad elevarla, nella predisposizione delle norme regionali ancora non approvate, ad un minimo di 400 euro.
La Toscana, la cui legge è stata il punto di riferimento per le linee guida, e' già in regola. Le altre Regioni, che hanno visto recentemente confermata la propria competenza dalla Corte Costituzionale si impegnano a recepire nelle proprie normative quanto previsto nelle Linee guida entro sei mesi. In particolare si sottolinea che, da oggi, le linee guida costituiscono il riferimento per la disciplina settoriale in questa materia.
Fra gli emendamenti proposti dalle Regioni (vedi notizia successiva), significativo quello che prevede la definizione di sanzioni per i soggetti promotori inadempienti e quello che prevede accordi specifici per coloro che usufruiscono di ammortizzatori sociali.


( red / 25.01.13 )

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Linee guida sui tirocini: osservazioni su Accordo Stato-Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha dato il via libera (durante la Conferenza Stato-Regioni del 24 gennaio 2012) all’Accordo, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sul documento recante "Linee -guida in materia di tirocini".
Il “nulla-osta” delle Regioni è però condizionato all’accoglimento di alcuni emendamenti contenuti in un Documento che è stato consegnato al Governo (nella stessa riunione della Stato-Regioni).
Tale Documento è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it.
Si riporta di seguito il testo integrale.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime avviso favorevole all’Accordo condizionato all’accoglimento delle seguenti proposte di modifica:
Nell’accordo:
Si propone di inserire alla fine dei CONSIDERATO la seguente frase:
"la sentenza della Corte Costituzionale n°287 del dicembre 2012 con la quale è stato dichiarata la illeggitimità costituzionale dell'articolo 11 del decreto legge 13 agosto 2011 n°138 convertito con modificazioni in legge 14 settembre 2011 n°148, ribadendo la competenza normativa residuale delle regioni in materia di tirocini formativi e di orientamento".
Nelle linee guida:
Alla fine del punto b) del paragrafo 1 si propone l’introduzione della seguente frase:
"sulla base di specifici accordi in attuazione delle politiche attive del lavoro per l'erogazione di ammortizzatori sociali".
Si propone, inoltre, la sostituzione del terzo comma del paragrafo 12 come segue (in relazione alle modifiche intervenute con l'introduzione dell'ASPI):
"Nel caso di tirocini in favore di lavoratori sospesi e comunque percettori di forme di sostegno al reddito, in quanto fruitori di ammortizzatori sociali,l'indennità di tirocinio non viene corrisposta."
Alla fine del paragrafo 14 si propone di aggiungere la seguente frase:
"Le regioni provvederanno, nell'ambito dei propri atti, ad inserire apposite norme riguardo i casi di inadempienza da parte dei soggetti promotori, nel rispetto delle norme nazionali in materia"


( red / 25.01.13 )

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"Esodati" regionali: Quaglia, Governo affronti la questione

(regioni.it) La Regione Piemonte ha sollevato il 24 Gennaio in Conferenza Stato-Regioni la questione esonerati. “Il Governo continua a fare orecchie da mercante – spiega l'assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Giovanna Quaglia- senza rispondere in modo concreto alle questioni sollevate da molte Regioni (cfr. anche “Regioni.it” n. 2177).
Su tutte, il fatto che vengono completamente disapplicate leggi regionali sul personale, che invece negli anni scorsi si sono rivelate utili per attivare una politica di incentivazione”.
“Anche se il numero dei dipendenti delle Regioni che si ritrovano in questa paradossale situazione non equivale a quello degli esodati nel settore privato - aggiunge - si rende necessario da parte del Ministro Fornero una presa di posizione ben più chiara, per salvaguardare anche questa categoria di lavoratori”.


( red / 25.01.13 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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