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Regioni.it

n. 2223 - martedì 19 marzo 2013

Sommario3
- Al via la nuova Giunta della Regione Lombardia
- Rapporto Giarda: analisi di alcuni settori della spesa pubblica
- Censis: la crisi sociale del Mezzogiorno
- Piemonte: Cota, difesa ad oltranza della riforma sanitaria
- Sanità: Rapporto Oasi 2012
- EPSA 2013, Premio europeo delle pubbliche amministrazioni

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Al via la nuova Giunta della Regione Lombardia

(regioni.it) Il 19 marzo si e' insediata la nuova Giunta regionale lombarda guidata da Roberto Maroni.
Gli assessori sono 14, di cui metà donne.
Questa la nuova Giunta della Lombardia:
Roberto Maroni Presidente
Mario Mantovani Vicepresidente con delega alla Salute
Maurizio Del Tenno  Infrastrutture
Mario Melazzini Attività Produttive Ricerca e Innovazione
Valentina Aprea Istruzione, Formazione e Lavoro
Alberto Cavalli Commercio e Turismo
Paola Bulbarelli Casa e Pari opportunità
Viviana Beccalossi Territorio e Urbanistica e Difesa del suolo
Massimo Garavaglia Economia Crescita e Semplificazione
Antonio Rossi Sport e Giovani
Gianni Fava Agricoltura
Maria Cristina Cantù Welfare
Claudia Terzi Ambiente
Cristina Cappellini Culture Identita' e Autonomie
Simona Bordonali Sicurezza, Immigrazione e Protezione civile
La presentazione della Giunta è avvenuta a Palazzo Lombardia, in occasione dell'intitolazione della Sala dei 500 al giuslavorista Marco Biagi, a undici anni dal suo assassinio da parte delle nuove Br.
“La scelta è stata fatta sulle competenze, sul carattere - ha detto Maroni -. Questa è una squadra senza differenze di carattere politico”.


( red / 19.03.13 )

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Rapporto Giarda: analisi di alcuni settori della spesa pubblica

(regioni.it) Rapporto Giarda sui costi della Pubblica Amministrazione. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha pubblicato un lavoro sulla spending review che è consultabile sul sito www.rapportiparlamento.it : 'Analisi di alcuni settori della spesa pubblica'.
Il Rapporto contiene i contributi anche di economisti e gli studi riguardano i servizi pubblici di competenza statale organizzati su base territoriale.
Le analisi del Rapporto, sottolinea Giarda ''hanno un contenuto tecnico, basato su analisi statistiche e econometriche. Non hanno lo scopo di fornire proposte e indicazioni pratiche e operative sulla riduzione della spesa. Sono piuttosto finalizzate ad avviare la dialettica tra le strutture di governo preposte alla spending review e i responsabili della gestione dei singoli servizi o attivita' per la formulazione di proposte di riordino della loro organizzazione produttiva, anche finalizzate a risparmi di spesa''.
Secondo il Rapporto Giarda la spesa pubblica italiana è molto elevata per gli standard internazionali e la sua struttura presenta profonde anomalie rispetto a quella rilevata in altri paesi. La spesa per la fornitura di servizi pubblici e per il sostegno di individui e imprese in difficoltà economica è inferiore alla media dei paesi OCSE, ma la spesa per interessi passivi e per pensioni è molto superiore. “La spesa per interessi discende dall’elevato livello del debito pubblico e il sistema pensionistico in essere è in qualche caso molto generoso e copre una frazione molto elevata della popolazione”.
Per quanto riguarda la spesa per i servizi pubblici, il Rapporto Giarda mette a confronto venti anni di spesa, che evidenzia una forte crescita della spesa sanitaria che “nel 1990 assorbiva il 32,3% del totale della spesa, una percentuale che nel 2009 sale al 37,0%”. Inoltre c’è un significativo aumento della quota di spesa per la protezione sociale e per i servizi generali. Nel contempo c’è stata una forte caduta della quota della spesa per l’istruzione, dal 23,1% al 17,7% del totale, con una corrispondente caduta della quota sul PIL. Inoltre corrisponde anche una significativa caduta delle quote delle spese per l‟ordine pubblico e sicurezza, che si sono ridotte, nel periodo considerato, dall‟8,9% al 7,9% del totale.
E’ cambiata la dinamica della domanda, ci sono infatti nel corso del tempo più persone anziane e meno giovani.
Una parte della spesa pubblica complessiva al netto delle pensioni è nella competenza di Regioni e enti locali (circa il 60%). Il restante 40% è nella competenza dello Stato, degli enti dell’Amministrazione Centrale e degli Enti previdenziali e “di questa si stima che almeno il 10% riguarda attività che si svolgono nel territorio di Roma capitale. Il resto, circa il 30% della spesa complessiva, di competenza dello Stato e Enti Previdenziali, si distribuisce sull’intero territorio nazionale”.
Per quando riguarda la spesa delle Regioni, il Rapporto Giarda sostiene che “bisogna tenere conto della presenza delle Regioni a statuto speciale e Province Autonome che presentano, tutte, livelli di spesa più elevati delle Regioni a statuto ordinario per importi che originano dalle diverse funzioni di spesa loro assegnate dagli statuti di autonomia”.
I differenziali della spesa per servizi pubblici originano da differenze significative della spesa attuata da tutti gli enti pubblici. “Invero per lo Stato sarebbe forse legittimo attendersi un qualche vincolo di uniformità di prestazioni o di risultato – sempre misurato in termini di spesa per abitante – sui diversi servizi offerti nei diversi punti del territorio, siano essi le province o le regioni. Non è però così in realtà”.
Con la riforma delle province il risparmio potenziale ottenibile e' pari a circa 370,5 milioni. Ma includendo anche le province sopra i 2 milioni di abitanti il risparmio puo' arrivare a 535 milioni.
''I trasferimenti eliminabili secondo la definizione dello studio del professor Giavazzi, analizzati in termini di cassa, possono essere individuati, in termini di
stanziamenti, sul bilancio di previsione di competenza dello Stato per gli anni 2012, 2013 e 2014. Risultano per il 2012 trasferimenti eliminabili per 4,7 miliardi con importi inferiori ai valori di cassa misurati per il 2011''.
Nel Rapporto Giarda la somma complessiva dei trasferimenti è più alta ''ma - si spiega - nei trasferimenti sia di parte corrente che di parte capitale sono inclusi programmi e importi che non possono essere tagliati o ridotti perche' trattasi di somme che risultano gia' impegnate a favore di soggetti terzi per molti anni futuri, anche fino al 2025 o destinati ad essere riversati all'entrata a copertura di agevolazioni fiscali''.
In generale si puo' concludere che, a parita' di condizioni, in una dimensione territoriale piccola sono presenti significative diseconomie e che i costi fissi dell'organizzazione periferica generano costi per abitante piu' elevati. Inoltre, l'organizzazione su base provinciale di molti servizi spesso rappresenta, spiega il ministro, "fattore di 'inefficienza istituzionale' e comporta spese piu' elevate di quelle che si potrebbero ottenere con una diversa, piu' ordinata, mappatura del governo territoriale dei servizi offerti".
Le spese per abitante nelle singole regioni - spiega il rapporto - possono essere messe in relazione alla dimensione del territorio al quale le spese sono riferite; tra le statistiche che definiscono la dimensione si puo' fare riferimento alla
popolazione, alla superficie territoriale, al numero dei comuni inclusi nella regione. Le spese possono altresi' essere messe in relazione a indicatori della propensione all'illegalita' del territorio regionale ricavabili da statistiche Istat che interpretano il 'fabbisogno di sicurezza' del territorio, presumibilmente diverso nelle diverse regioni. Le spese vengono infine messe in riferimento alle tradizionali differenze nella dimensione dell'intervento pubblico che si riscontrano nelle due macro-aree del paese, il centro-nord e il centro-sud. 

 

Redditi da lavoro e consumi intermedi – pagamenti anno 2009 (valori euro pro-capite)

Regione

Stato

Regioni

e P.A.

Sanità

Province

Comuni

Totale

Piemonte

1.333

134

1.822

130

632

4.051

Lombardia

1.205

43

1.674

80

650

3.651

Veneto

1.378

55

1.705

77

545

3.759

Liguria

1.832

66

1.943

162

790

4.793

Emilia Romagna

1.262

68

1.805

90

679

3.903

Toscana

1.514

177

1.796

151

693

4.331

Umbria

1.412

148

1.697

126

668

4.052

Marche

1.489

96

1.675

145

662

4.066

Abruzzo

1.882

85

1.645

92

632

4.337

Molise

1.843

360

1.929

134

671

4.937

Campania

1.843

133

1.602

113

618

4.308

Puglia

2.000

69

1.675

78

517

4.340

Basilicata

1.775

202

1.689

222

586

4.474

Calabria

1.964

105

1.621

131

580

4.401

Totale RSO - Lazio

1.521

93

1.714

106

629

4.063

Lazio

2.792

90

1.830

80

763

5.555

Valle d Aosta

748

3.342

2.009

 

177

1.211

7.309

Trentino Alto Adige

561

2.034

2.022

859

5.475

Friuli Venezia Giulia

2.120

291

1.870

809

5.268

Sicilia

1.865

440

1.560

89

721

4.674

Sardegna

1.848

273

1.733

107

770

4.731

Totale RSS

1.733

610

1.692

93

764

4.892

Italia

1.673

171

1.722

102

662

4.329

 

 

Tabella 8. Dalla spesa P.A. alla spesa “aggredibile”

Categoria di spesa

mld. €

mld. €

Totale spesa P.A. Istat

793,5

 

Interessi passivi

-70,2

 

UE, estero et altre

-16,3

707,0

Pensioni

-237,0

 

Investimenti pubblici

-32,1

 

Contributi non riducibili

-13,0

 

Spese sociali

-60,0

364,9

Trasformazione

Consumi privati

29,7

394,6

Ammortamenti

-31,3

 

Contributi sociali

-50,2

 

Imposte indirette

-18,1

295,1

 

Spending review: Giarda, affrontare inefficienza P.a. non è impossibile - 19.03.2013

P.A.: GIUNTA CAPPELLACCI VARA DELIBERA ANTI-BUROCRAZIA STOP A LENTEZZE E IN CASO DI INERZIA VIA A SANZIONI DISCIPLINARI         

DEBITI P.A.: ZAIA, APERTURA UE A SFORAMENTI E' BUONA NOTIZIA SE DA GOVERNO NON ARRIVANO SEGNALI FALANGE MACEDONE CONTRO ROMA      

DEBITI PA: VENDOLA, DOPO UE CHE SI ATTENDE PER INVESTIRE? 

CRISI: BURLANDO, GRANDI MANAGER INSIEME PER EVITARE DEFAULT

PA: MARINI, SI GUARDI AD EFFICACIA AZIONE GOVERNO 'DISTINGUERE DA CONTROLLI FORMALI PER RIDARE FIDUCIA CITTADINI'

 

 



( gs / 19.03.13 )

+T -T
Censis: la crisi sociale del Mezzogiorno

Scopelliti: rapporto utile per capire come reagire

(regioni.it) “La crisi sociale del Mezzogiorno”. Il Censis ha effettuato una indagine sulle condizioni economiche e sociali nelle regioni del Sud.
In particolare per quanto riguarda i giovani, il lavoro e le politiche della scuola,
il dato più evidente è che giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano, sono molto più numerosi nelle regioni meridionali (sono il 31,9%) che nel resto d'Italia (22,7% la media nazionale).
Il Censis indica soprattutto una situazione di emergenza sociale in Campania (35,2%) e in Sicilia (35,7%).
In questo scenario c’è anche la contraddizione che la spesa pubblica per l'istruzione e la formazione nel Mezzogiorno è molto più alta di quella destinata al resto del Paese: il 6,7% del Pil contro il 3,1%. Ma il tasso di abbandono scolastico superiore al Sud e i livelli di apprendimento e le competenze sono 'decisamente peggiori'.
Inoltre il 23,7% degli iscritti meridionali all'università si e' spostato verso una città centro-settentrionale, contro una mobilita' di solo il 2% dei loro colleghi del Centro e del Nord.
Inoltre i contributi assegnati per i programmi dell’Obiettivo Convergenza destinati alle regioni meridionali ammontano a 43,6 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Il Censis rileva che a meno di un anno dalla chiusura del periodo di programmazione risulta impegnato appena il 53% delle risorse disponibili e spesi 9,2 miliardi (il 21,2%).
Per il Censis le risorse spese nelle regioni meridionali hanno poco contribuito al riequilibrio territoriale.
Non va bene anche per quanto riguarda la sanità: il 17,1% dei residenti meridionali si è spostato in un’altra regione per farsi curare.
Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha sostenuto che ''il rapporto presentato dal Censis fornisce uno spaccato preoccupante, ma deve esserci utile per capire come reagire immediatamente ad una fase negativa mondiale che coinvolge anche il Sud Italia. Per troppo tempo i governi che si sono susseguiti hanno cercato di trovare soluzioni idonee alla rinascita del Mezzogiorno, chi piu' attivamente e chi meno ha provato a far ripartire una zona dell'Italia da sempre ritenuta un peso''.
Prosegue Scopelliti: “Lo Stato dovrebbe garantire un grande investimento nelle infrastrutture per il miglioramento dei collegamenti stradali e ferroviari gia' esistenti. Potenziando questi due aspetti il Sud sarebbe gia' piu' attraente agli occhi degli investitori italiani e stranieri. Se a questa operazione si aggiungesse una reale sburocratizzazione per la costruzione di nuove installazioni industriali in rispetto di una ecologia e di uno sviluppo sostenibile e una vera defiscalizzazione per le nuove assunzioni, nel giro di poco tempo ci troveremmo a poter gestire una delle aree piu' ricche in produzione e scambi commerciali del Mediterraneo”.
                                                                                                                          


( red / 19.03.13 )

+T -T
Piemonte: Cota, difesa ad oltranza della riforma sanitaria

(regioni.it) “Se si vuole fermare la riforma sanitaria, non sono disponibile”. E' dura la presa di posizione del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. “Le emodinamiche in sovrannumero vanno assolutamente chiuse”, aggiunge precisando che se passa l'ordine del giorno della maggioranza sul mantenimento e la riorganizzazione dell'emodinamica al San Luigi “ne prendo atto e mi dimetto”.
Il Presidente ha ricordato che “il Piemonte ha sottoscritto un piano di rientro che prevede anche questo tipo di razionalizzazione: il rispetto del piano è fondamentale per essere credibili su tutte le riforme”.
“Adesso basta, una volta per tutte”, afferma in modo categorico il presidente della Regione Piemonte. “Basta con i giochetti, basta con le parole in libertà. I consiglieri regionali devono occuparsi di fare le leggi e non di costruire le reti degli ospedali: questo lavoro lasciamolo fare ai tecnici. Adesso non starò più zitto e, se qualcuno non è d'accordo, si comporti da uomo e voti secondo coerenza e non convenienza”.


( red / 19.03.13 )

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Sanità: Rapporto Oasi 2012

Zaia: Veneto è tra 5 Regioni con conti sanitari in attivo

(regioni.it) I conti della sanità sono in rosso, aumentano i tributi locali e le spese dirette dei cittadini. E' quanto emerge dal Rapporto Oasi 2012 dell'Università Bocconi, che è stato presentato dalla Fiaso, la federazione di Asl e ospedali.
Il disavanzo maggiore lo avrebbe toccato il Lazio con 815 milioni, seguito dalla Sardegna con 283 milioni e il Piemonte con 260.
Nel 2012, visto che l'aliquota media dell'addizionale Irpef, secondo l'osservatorio Uil sulle politiche territoriali, è passata da una media dell'1,19% all'1,49, che fanno altri 2,4 miliardi di euro, che quindi per ripianare i deficit di
Asl e ospedali in soli due anni hanno versato al fisco 5 miliardi in più.
I ticket sui farmaci sono aumentati del 40% nel 2011. Piu' di un cittadino su due  ormai paga di tasca propria visite ed esami.
Nel Rapporto Oasi 2012 dell'Universita' Bocconi l'austerity sanitaria si sta trasformando in un taglio dei servizi e nel contempo aumenta l’insoddisfazione sempre più forte da parte dei cittadini.
Secondo i dati del rapporto infatti, nel Centro-Sud oramai la maggioranza dei cittadini giudica inadeguati i servizi offerti dal nostro Ssn (53,5% al  Centro e 62,2% al Sud contro una media Italia del 43,9%). Il 31,7% di assistiti giudica peggiorati i servizi sanitari della propria regione.
Altra discriminante nella percezione della qualità dei servizi sanitari da parte dei cittadini deriva anche dalla massiccia politica di tagli che hanno dovuto attaure le Regioni in  piano di rientro dai deficit: il 57,8% di chi vive in Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Piemonte, Calabria, Puglia e Sicilia si e' dichiarato insoddisfatto contro un piu' modesto 23,3% di 'scontenti' delle altre Regioni.
Luca Zaia, presidente della regione Veneto, ha sottolineato come “non solo il Veneto è tra le uniche 5 Regioni italiane con i conti sanitari in attivo, ma e' anche  l'unica che ha centrato il risultato senza imporre l'addizionale Irpef sulla sanita', senza aver aumentato i ticket per propria scelta e  senza aver introdotto tasse di scopo. Il rapporto Oasi dimostra, dati  alla mano, che siamo la Regione piu' virtuosa d'Italia''.

 



( red / 19.03.13 )

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EPSA 2013, Premio europeo delle pubbliche amministrazioni

(regioni.it) al via l’edizione 2013 del Riconoscimento EPSA,  “European Public Sector Award 2013”, Premio europeo delle Pubbliche Amministrazioni. Dieci paesi europei insieme alla Commissione Europea, al Comune di Maastricht e alla Provincia del Limburgo olandese sostengono ufficialmente EPSA 2013. Il concorso è aperto a tutti i livelli della pubblica amministrazione in Europa, qualunque siano le dimensioni o il tipo di amministrazione.
Come nelle edizioni precedenti del premio, la lingua ufficiale di lavoro è l’inglese e anche i progetti dovranno essere presentati in inglese. Per la corrente edizione i partecipanti potranno presentare ed esporre i loro progetti più innovativi nella seguente ampia area tematica:  “Superare la tempesta: Soluzioni Creative in Tempo di Crisi”. Interventi che dimostrino il raggiungimento di una maggior efficacia ed efficienza nella P.A. La nuova edizione di EPSA 2013 è caratterizzata quindi dalla scelta di un unico tema per tutti i candidati che è suddiviso al suo interno in tre sottocategorie: progetti europei o nazionali, progetti regionali e progetti locali (Province e Comuni). Tutti i progetti presentati dalle pubbliche amministrazioni saranno valutati e si confronteranno allo stesso livello. Verranno inoltre conferiti due riconoscimenti speciali:Uno per la cooperazione inter amministrativa, l’altro per la cooperazione transfrontaliera. Sarà possibile inviare le candidature fino  al 12 aprile 2013 (per maggiori informazioni. EPSA Helpdesk presso EIPA; epsa2013@eipa.eu,  www.epsa2013.eu.
“Finora – sottolinea l’ufficio comunicazione di Epsa -  gli enti pubblici italiani hanno sempre aderito numerosi al premio, facendo guadagnare all'Italia riconoscimenti importanti e certificati per le migliori pratiche”.
L’evento è stato inserito nella sezione agenda di www.regioni.it, dove è possibile scaricare la brochure informativa in italiano.

 



( red / 19.03.13 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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