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Regioni.it

n. 2282 - martedì 18 giugno 2013

Sommario3
- Trasporti: nuovi autobus, è emergenza per definanziamento
- Strutture residenziali psichiatriche: documento delle Regioni
- Caldo: decalogo del ministero della salute
- Impianti a fune: Regioni chiedono adeguamento a Direttiva Europea
- Zaia su cittadinanza ai bambini di immigrati
- Rapporto 2013 su qualità acque di balneazione

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Trasporti: nuovi autobus, è emergenza per definanziamento

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Vasco Errani, ha approvato il 13 giugno un documento  relativo al contributo statale sui mutui per la sostituzione degli autobus  o altri sistemi di trasporto pubblico locale con particolare riferimento al problema del definanziamento del relativo capitolo di spesa.
Il testo (pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it) è stato consegnato al Governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni tenutasi lo stesso 13 giugno.
Si riporta di seguito il documento integrale.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome,
 visto l'art. 2, co. 5, della legge n. 194/98, che autorizza le regioni a statuto ordinario di contrarre mutui quindicennali o altre operazioni finanziarie per provvedere alla sostituzione di autobus o altri sistemi di trasporto pubblico locale, assicurando alle stesse il contributo dello stato;
 viste le leggi n. 488/99, 388/2000 e 166/2002, che hanno regolarmente rifinanziato il capitolo di spesa dedicato a tale voce;
 vista la legge n. 122/2010, di conversione del decreto-legge n. 78/2010, la quale, imponendo ai ministeri tagli lineari su tutti i capitoli di spesa, ha determinato il definanziamento del capitolo di spesa dedicato a questa voce pari al 59,59% nel 2011, a più del 90% nel 2012 e a circa l'87% nel 2013;
 considerato che un primo taglio, pari al 40% circa della dotazione complessiva, era stato già effettuato dalla legge finanziaria 2007 ed era stato assorbito dalle regioni con notevoli difficoltà;
 considerato che il definanziamento in oggetto incide su investimenti già realizzati e ai quali le regioni non sono in grado di far fronte, soprattutto in una congiuntura particolarmente sfavorevole dal punto di vista della disponibilità di risorse per il settore del trasporto pubblico locale in generale;
stigmatizza le modalità di effettuazione di tali tagli, che intervengono su somme già impegnate e, laddove non impegnate, impediscono alle regioni di effettuare investimenti necessari a garantire un sistema di trasporto pubblico locale più efficiente, sicuro e eco-compatibile;
evidenzia con forza che l'entità dei tagli per il 2011 è insostenibile e il previsto azzeramento il 2012 è assolutamente disastroso e chiedono, pertanto, che siano ripristinati i suddetti finanziamenti per un importo totale pari a 635,5 milioni di euro per il triennio 2011 – 2013; propone che all’onere derivante da tale richiesta si provveda mediante versamento all’entrata del bilancio dello stato, nell’anno 2013, di una corrispondente quota delle risorse disponibili sulla contabilità speciale 1778 “agenzia delle entrate – fondi di bilancio”.
Le Regioni e le Province autonome, infine,
ribadiscono, in considerazione della vetustà dei mezzi attualmente in circolazione e della forte crisi non solo delle imprese di trasporto, ma anche delle imprese di produzione di autobus e relativo indotto, la necessità di una efficace politica industriale, che consenta non solo di migliorare la qualità e aumentare la quantità dei servizi offerti al cittadino, ma anche di facilitare la ripresa di un settore produttivo in forte crisi, con pesanti conseguenze sul fronte occupazionale;
chiedono, pertanto, al Governo di attivarsi affinché, nel prossimo provvedimento di finanza pubblica, siano stanziate ulteriori risorse, che possano anche essere utilizzate per l’accensione di nuovi mutui, sottolineando il fatto che, se ciò non avvenisse, gli investimenti nel settore, con particolare riferimento al rinnovo del parco autobus, ricadrebbero sui futuri contratti di servizio, determinando necessariamente una contrazione dei servizi, da un lato, e dall’altro, in aggiunta a quelli causati dalle riduzioni di risorse pubbliche imposte dal governo con gli ultimi provvedimenti legislativi, ulteriori tagli di posti di lavoro da parte delle imprese di trasporto.


( red / 18.06.13 )

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Strutture residenziali psichiatriche: documento delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Vasco Errani, ha approvato, nella riunione del 13 giugno, un documento sulle strutture residenziali psichiatriche, con approfondimenti su  aspetti come le indicazioni sull’assetto organizzativo, il Piano di trattamento individuale e il Progetto terapeutico riabilitativo personalizzato, tipologia delle Strutture Residenziali Psichiatriche, indicazioni per l’accreditamento delle residenze psichiatriche, monitoraggio e verifiche.
Il documento (attuativo del Piano nazionale di azioni per la salute mentale, su cui è stato sancito un accordo nella Conferenza Unificata del 24 gennaio 2013) è stato poi trasmesso dal Presidente della Conferenza delle Regioni al Ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio, al fine di attivare una fase istruttoria che possa portare ad un accordo in Conferenza Unificata.
Il testo integrale è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it . Di seguito si riporta il testo della sola premessa  
Premessa
Il Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale (PANSM), approvato dalla Conferenza Unificata nella seduta del 24 gennaio 2013, prevede, tra i propri obiettivi, di affrontare la tematica della residenzialità psichiatrica, proponendo specifiche azioni mirate a differenziare l’offerta di residenzialità per livelli di intensità riabilitativa e assistenziale al fine di migliorare i trattamenti e ridurre le disomogeneità.
In attuazione dell’obiettivo di cui sopra, il presente documento si propone di fornire indirizzi omogenei nell’intero territorio nazionale, mirati a promuovere, all’interno del sistema di offerta dei Dipartimenti di Salute Mentale, una residenzialità funzionale ai percorsi individualizzati e strutturata sia per intensità di trattamento (dal trattamento intensivo al sostegno socio riabilitativo), sia per programmi e tipologie di intervento correlati alla patologia ed alla complessità dei bisogni.
Si tratta, pertanto, di adottare una metodologia incentrata sui percorsi di cura , che si fonda sulla necessità di lavorare per progetti di intervento, specifici e differenziati, sulla base della valutazione dei bisogni delle persone, mirando a rinnovare l’organizzazione dei servizi, le modalità di lavoro delle équipe, i programmi clinici offerti agli utenti.
Si precisa che il presente documento si riferisce a strutture residenziali psichiatriche che accolgono utenti adulti o nell’ambito della transizione tra servizi per minori e servizi per l’età adulta, in cui poter trattare, quando appropriato e per tempi definiti, i soggetti affetti dai seguenti quadri patologici: disturbi schizofrenici, disturbi dello spettro psicotico, sindromi affettive gravi, disturbi della personalità con gravi compromissione del funzionamento personale e sociale.
Per quanto riguarda le strutture e i servizi riguardanti altri quadri patologici, pur rientranti nell’area dell’assistenza psichiatrica, la cui competenza principale afferisce, tuttavia, ad altri servizi, in base alle organizzazioni dei Servizi Sanitari Regionali, così come per quanto riguarda le strutture per minori, si rinvia a successivi documenti di indirizzo.
A premessa degli indirizzi programmatici esposti nel documento, si forniscono le seguenti considerazioni.
La prima considerazione riguarda il fatto che le indicazioni normative di riferimento nazionale per la residenzialità psichiatrica sono da ritenere inadeguate rispetto all’evoluzione:
-                  della domanda assistenziale collegata ai bisogni di salute mentale emergenti nella popolazione, individuati sia in base al quadro epidemiologico, che connessi ai contesti operativi di riferimento (storia e organizzazione dei servizi e delle offerte, dati di attività, standard assistenziali, aree di carenza assistenziale);
-                  delle metodologie e degli strumenti terapeutici e riabilitativi, che configurano un modello di approccio strutturato su percorsi clinici, reti e integrazione.
La seconda, pur in un contesto di specifica attenzione programmatica da parte delle Regioni, si riferisce all’eterogeneità, come risulta da una ricognizione effettuata allo scopo, negli assetti normativi regionali, rispetto a: denominazione e tipologia delle strutture residenziali, criteri per l’inserimento, tipologia di pazienti trattati, requisiti di accreditamento, parametri per il personale, tariffe, a parità di impegno assistenziale, durata della permanenza nelle strutture, compartecipazione alla spesa.
Link al testo integrale del documento:
Documento Approvato - LE STRUTTURE RESIDENZIALI PSICHIATRICHE


( red / 18.06.13 )

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Caldo: decalogo del ministero della salute

(regioni.it) “Estate sicura 2013”. Anche quest’anno parte la campagna del ministero della Salute dedicata alla prevenzione dagli effetti del caldo estivo.
I possibili incrementi di temperatura, ha spiegato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, “potrebbero costituire, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, un rischio per la salute”.
Così nel sito del ministero della Salute sono stati resi disponibili le informazioni e i consigli sulle misure generali da adottare per affrontare il caldo senza rischi. Nell’ambito del programma è operativo nelle principali città il Sistema nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore, che consente di individuare, con un anticipo di almeno 72 ore le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute delle categorie più esposte, consentendo alle autorità locali di attivare sul territorio piani di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce di popolazione più a rischio (anziani fragili, malati cronici, neonati e bambini piccoli, i senza fissa dimora).
Sulla base dei modelli di previsione stagionale vengono elaborati dei bollettini giornalieri sui possibili effetti per la salute, su una scala che va dal livello “zero”, corrispondente all’assenza di rischio, al livello “tre”, che prevede condizioni di rischio elevato e persistente per tre o più giorni consecutivi.
Per l’estate 2013 il Sistema è operativo dal 1 giugno al 15 settembre 2013 in 27 città italiane (Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo), mentre in 34 città sono disponibili piani di prevenzione locali, con una copertura di circa il 90% della popolazione di età maggiore a 65 anni residente nelle aree urbane.
Sul portale del Ministero è disponibile un’area dedicata al tema ondate di calore, rivolta ai cittadini, agli operatori e ai soggetti istituzionali, che fornisce giornalmente informazioni sulle previsioni del caldo estremo (bollettini giornalieri), sulle misure di prevenzione per affrontare l’afa rivolte in particolare alle persone più fragili e agli altri gruppi di popolazione a rischio. Sul sito oltre alle previsioni delle ondate di calore è possibile consultare opuscoli, Faq (domande e risposte), linee di indirizzo e raccomandazioni agli operatori che sono state aggiornate.

 



( red / 18.06.13 )

Conferenza Stato-Regioni del 13 giugno

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Impianti a fune: Regioni chiedono adeguamento a Direttiva Europea

(regioni.it) Nel corso della seduta del 13 giugno della Conferenza Stato-Regioni la Toscana, dopo avere ottenuto l'appoggio unanime di tutte le regioni, ha chiesto formalmente al Governo di adeguare le regole italiane in materia di manutenzione degli impianti a fune alla normativa europea.
L'assessore regionale Vittorio Bugli, che ha rappresentato la toscana ai lavori della Conferenza e ha portato la proposta, ne ha dato notizia il 15 giugno parlando con il Sindaco di Abetone, Giampiero Danti, e con una delegazione di operatori della montagna pistoiese.
Già alcune settimane fa gli amministratori e gli operatori avevano incontrato l'assessore, ponendo la questione in tutta la sua urgenza e chiedendo un intervento delle istituzioni; il colloquio è servito per riferire sugli esiti dell'iniziativa portata avanti dalla Regione Toscana. “ho consegnato al Ministro Delrio la nostra proposta approvata dalla Conferenza delle Regioni -ha spiegato Bugli - in cui si chiede al governo di modificare la normativa sugli impianti a fune (il Decreto Ministeriale 23 del 1985) e di adeguarla alla Direttiva Europea”.
“Nella norma italiana - ha aggiunto - sono previste rigide scadenze temporali, variabili a seconda della tipologia degli impianti, al termine delle quali gli stessi devono essere integralmente sostituiti o sottoposti a revisioni radicali prescindendo da specifiche verifiche, come invece prevedono le regole europee. Ciò significa - ha evidenziato - che anche un impianto perfettamente manutenuto, funzionante e dotato di tutti i crismi in fatto di sicurezza rischia di dover essere smantellato al termine del ciclo temporale stabilito dalla legge”.
L'approvazione della proposta di emendamento e la formalizzazione delle richieste al Governo, ha assicurato Bugli, rappresentano solo il primo passo. ''Il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani - ha detto ancora - ha inviato una lettera ai Presidenti delle Commissioni Industria di Camera e Senato perché si tenga un'audizione per rappresentare l'iniziativa di legge. E nei prossimi giorni scriverò ai parlamentari toscani, alcuni dei quali stanno già sostenendo la cosa, per accompagnare al meglio l'iter istituzionale della nostra proposta”.


( red / 18.06.13 )

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Zaia su cittadinanza ai bambini di immigrati

(regioni.it) In merito alla cittadinanza ai figli degli immigrati è intervenuto il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, affermando di essere contrario al tema ius soli 'coram populi'.
Zaia comunque solleva il tema dei bambini “che sono nati qui  e vanno a scuola qui”. Su di loro spiega che si deve fare un ragionamento al di là dello ius soli, “anche perchè spesso parlano il dialetto quasi meglio di me”, con “un'identita' veneta e non quella del Paese d'origine della loro famiglia”.
Figli di immigrati che, rileva Zaia, “non si puo' pensare diventino italiani solo quando, dopo i 10 anni previsti dalla legge, sono gia' alle scuole medie”.
Zaia ha espresso anche la sua opinione sulle questioni riguardanti l'omosessualità: "Per me non esiste il problema. Non mi avventuro su temi quali quelli delle coppie di fatto, i gay hanno diritto di rispetto e basta, non c'e' nulla da aggiungere".
"Nel mio partito - ha osservato anche Zaia - la maggior parte delle persone hanno ragionevolezza da vendere, se poi il palcoscenico viene dato al fondamentalista di turno e' ovvio che la posizione sembra essere un'altra".
"E' una questione - dice Zaia, sempre sul tema riconoscimento- che riguarda il legislatore, ma se fossi io il legislatore per il Veneto l'applicherei a chi è nato qui, ha la residenza, è scolarizzato e parla la lingua''.
Riconoscimento che puo' interessare anche ''i figli di militari della Nato in servizio nel nostro Paese''. ''Non si puo' pensare - spiega Zaia - che diventino italiani solo quando, dopo i dieci anni previsti dalla legge, sono gia' nelle scuole medie''.
Zaia ricorda piu' volte la sua contrarietà allo ius soli ''cosi' come viene ventilato'' e dice che non si deve ''utilizzare la questione dei bambini per far varare uno ius soli per tutti''. Ripete ''di ritenere sacrosanta la battaglia che per essere cittadini sia almeno necessario conoscere la nostra lingua, essere coscienti della nostra storia e civilta''', tanto da dire che ''l'esame di lingua dovrebbe essere ufficiale. Uno non serve che scriva la Divina Commedia, ma che conosca la lingua si'''.
Insomma, sintetizza Zaia, ''bisogna fare un ragionamento al di la' dello ius soli'' perche' spesso questi ragazzini ''parlano il dialetto quasi meglio di me'', ribadisce Zaia. Un' po' quello che accadeva nelle strade e scuole di New York o Buenos Aires quando gli emigranti erano gli italiani.

 


( red / 18.06.13 )

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Rapporto 2013 su qualità acque di balneazione

(regioni.it) La qualità delle acque di balneazione nel nostro Paese migliora: +4,7% rispetto al 2012, il 96,6% è risultato a norma.
Il ministero della Salute ha reso noti anche quest’anno i dati dell specifico  Rapporto che ha censito anche la presenza di 61 punti di balneazione non conformi, l'1,3%, e di un' 'acqua chiusa' alla balneazione (133 nel 2011). 
Siamo pertanto  al di sopra della media europea per quanto riguarda la qualita' delle acque. E nelle singole regioni due sono quelle che hanno il 100% di acque conformi ad un livello 'eccellente', Emilia Romagna e Veneto.
Il Rapporto annuale del Ministero della Salute sulla qualita' delle acque di balneazione si basa sui dati forniti dalle Regioni su 5509 punti di balneazione in tutta Italia, di cui 4880 costieri e il resto lacustri o fluviali, che rappresentano piu' di un quarto di tutti quelli registrati in Europa.
La classificazione delle acque e' definita sulla base delle concentrazioni di Enterococchi intestinali ed Escherichia coli come riportato nella Direttiva 2006/7/CE.
Secondo i dati del ministero, dunque, il 96,6% delle acque di balneazione costiere è conforme ai valori obbligatori, con un  incremento del 4,7% rispetto all'anno precedente. Sessantuno acque di balneazione (1,3%) sono invece risultate non conformi al valore obbligatorio per gli Escherichia coli rispetto alle 21 nel 2011, che rappresenta un aumento del 0,9%.
Una acqua di balneazione e' stata chiusa durante tutta la stagione balneare rispetto alle 133 (2,7%) nel 2011. La percentuale di acque giudicate di qualita' 'eccellente' sulla base delle analisi e' l'85,1%, mentre il 10,9 e' 'buona' o 'sufficiente'.
Per quanto riguarda le acque costiere l'86,3% e' 'eccellente' e il 10,2 'buono' o 'sufficiente', mentre quelle interne sono eccellenti nel 75,5% dei casi e buone o sufficienti nel 16,1.
Il nostro Paese si piazza al di sopra della media europea per quanto riguarda la qualita' delle acque, e risulta dietro a Cipro e Lussemburgo, che hanno il 100% di punti di balneazione eccellenti, ma si colloca anche dietro Malta, Croazia, Germania, Grecia e Portogallo.
Come abbiamo visto le due Regioni che hanno il 100% di acque conformi ad un livello 'eccellente' sono Emilia Romagna e Veneto, mentre i punti di balneazione peggiori sono per le zone costiere quelli dell'Abruzzo (la percentuale di conformita' e' dell'84.75%) e per le zone interne quelli del Lazio (sono conformi per il 75%).
Il ministero della Salute ha predisposto un apposito sito dove è possibile controllare ed informarsi sulla balneabilità in ogni singola Regione:

http://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/home.spring



( red / 18.06.13 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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