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Regioni.it

n. 2283 - mercoledì 19 giugno 2013

Sommario3
- Trasporto pubblico locale: problematiche interpretative su "fondo unico"
- Sanità: Osservatorio sui consumi privati SDA Bocconi (Ocps)
- Conferenza Stato-Regioni, in seduta straordinaria, il 20 giugno
- Cultura: vertice degli Assessori a S.Stefano di Sessanio
- Decreto per sperimentazione metodo Stamina
- Lorenzin: Pronti a fare il nuovo patto per la salute

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Trasporto pubblico locale: problematiche interpretative su "fondo unico"

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Vasco Errani, ha approvato un documento su alcune problematiche interpretative  urgenti in merito al “Fondo unico per il trasporto pubblico locale”. Il testo (pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it)  è stato consegnato al governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni che si è tenuta lo stesso 13 giugno. Si riporta di seguito il documento integrale
Le Regioni e le Province autonome,
 visto l'art. 1, commi 295 e ss., della legge n. 244/07 (finanziaria 2008), che aveva innovato i meccanismi di finanziamento del settore del TPL per le Regioni a statuto ordinario;
 visto l'art. 16-bis della legge 7 agosto 2012, n. 135, di conversione del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, e ss.mm.ii., che ha istituito un Fondo unico nazionale del TPL, nel quale sono confluite tutte le risorse disponibili per il settore, comprese quelle in precedenza già fiscalizzate, abrogando le disposizioni di cui al punto precedente;
 considerato che tale nuova normativa ha creato problematiche interpretative in ordine a diversi aspetti applicativi e che, alla fine del mese di marzo 2013, le Regioni hanno posto al riguardo alcuni quesiti volti a ottenere una risposta dai referenti tecnici dei Ministeri interessati o della Presidenza del Consiglio;
• considerato che finora non è stato dato alcun riscontro alla richiesta delle Regioni e che è diventato assolutamente necessario avere degli orientamenti certi, specie in materie quali le modalità di erogazione dei contributi a copertura degli oneri derivanti dal CCNL, che finora sono stati dapprima finanziati dallo Stato a valere sulle risorse previste dalle leggi n. 58/05 e 296/06 (art. 1, co. 1230), oggi in vigore solo per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, poi finanziati dalle Regioni a valere sulle risorse fiscalizzate ai sensi delle citate disposizioni della legge n. 244/07, oggi abrogate, oppure la revisione dei contratti di servizio attualmente vigenti con relative conseguenze di carattere economico-giuridico;
rinnovano al Governo la richiesta di avere, in tempi rapidissimi, una risposta ai quesiti di cui al documento ivi allegato, al fine di garantire una corretta gestione del sistema del TPL ed evitare conseguenze dall'impatto poco prevedibile, ma sicuramente destabilizzanti.
Roma, 13 giugno 2013
ALLEGATO
Art. 16-bis della legge 7 agosto 2012, n. 135, di conversione del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, e ss.mm.ii. - Quesiti interpretativi
Commi 1 e 2
I commi 1 e 2 dell'art. 16-bis recitano:
1. A decorrere dall'anno 2013 è istituito il Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato, agli oneri del trasporto pubblico locale, anche ferroviario, nelle regioni a statuto ordinario. Il Fondo è alimentato da una compartecipazione al gettito derivante dalle accise sul gasolio per autotrazione e sulla benzina. L'aliquota di compartecipazione è applicata alla previsione annuale del predetto gettito, [..omissis..], in misura tale da assicurare, per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e a decorrere dal 2015, l'equivalenza delle risorse del Fondo stesso al risultato della somma, per ciascuno dei suddetti anni, delle seguenti risorse:
[..omissis..]
b) risorse derivanti dalla compartecipazione al gettito dell'accisa sul gasolio per autotrazione e dell'accisa sulla benzina, per l'anno 2011, di cui agli articoli 1, commi da 295 a 299, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, e 3, comma 12, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, al netto della quota di accisa sulla benzina destinata al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale;
[..omissis..].
2. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 1 sono abrogati:
a) il comma 12 dell'articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549;
b) i commi da 295 a 299 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni;
 [..omissis..].
QUESITO N. 1 - (Modalità di erogazione degli oneri derivanti dal CCNL per gli addetti del settore del trasporto pubblico locale)
Le norme introdotte dall'art. 1, commi 295 e ss., della legge n. 244/07 (finanziaria 2008), hanno innovato i meccanismi di finanziamento del settore del TPL per le Regioni a statuto ordinario, anche in relazione alla copertura degli oneri derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Il finanziamento dello Stato di tali oneri avveniva, fino a quel momento, sulla base delle disposizioni di cui alle leggi n. 58/05 e 296/06 (art. 1, co. 1230), oggi in vigore solo per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome. Il nuovo sistema introdotto dalla legge n. 244/07 prevedeva non più lo stanziamento diretto alla Regione, ma il riconoscimento alle stesse di una compartecipazione al gettito dell’accisa sul gasolio, fermo restando l'erogazione diretta alle aziende da parte della Regione.
A seguito dell'abrogazione, a opera dell'art. 16-bis, comma 2, dei commi 295 ss., l. 244/07, e del meccanismo di alimentazione del nuovo Fondo nazionale trasporti, nel quale si fanno confluire anche le risorse fiscalizzate di cui alle citate disposizioni della legge 244/07, si chiede di chiarire se tali risorse debbano essere erogate alle aziende di trasporto secondo le modalità e procedure stabilite dalle leggi pre-vigenti (l. 47/04, 58/05 e 296/06) e ancora vigenti per le le Regioni a statuto speciale e le Province autonome - a titolo di rimborso puntuale dei comprovati maggiori oneri sostenuti dalle aziende di trasporto, derivanti dai rinnovi dei contratti di lavoro relativi al settore del TPL - o se debbano diventare senza distinzione parte integrante dei contratti di servizio in essere e/o futuri.
Inoltre, se gli oneri del CCNL non tornano ad essere coperti dai meccanismi delle leggi 58/05 e 296/06, ma devono essere finanziati dal Fondo unico, si chiede:
- se sia possibile continuare con il metodo finora utilizzato, cioè erogazione diretta delle risorse alle aziende, distinguendo la parte di contributo destinato alla copertura dei servizi (soggetta ad IVA) da quella destinata agli oneri CCNL (non soggetti ad IVA);
- oppure se la copertura di tali oneri debba diventare parte del corrispettivo contrattuale e, in quanto tale, essere assoggettato per l'intero importo ad IVA.
 Comma 4
Il comma 4 recita:
"4. Entro quattro mesi dalla data di emanazione del decreto di cui al comma 3, le regioni a statuto ordinario, al fine di ottenere assegnazioni di contributi statali destinati a investimenti o a servizi in materia di trasporto pubblico locale e ferrovie regionali, procedono, in conformità con quanto stabilito con il medesimo decreto di cui al comma 3, all'adozione di un piano di riprogrammazione dei servizi di trasporto pubblico locale e di trasporto ferroviario regionale, rimodulano i servizi a domanda debole e sostituiscono, entro centottanta giorni dalla predetta data, le modalità di trasporto da ritenere diseconomiche [..omissis..]. A seguito della riprogrammazione, rimodulazione e sostituzione di cui al presente comma, i contratti di servizio già stipulati da aziende di trasporto, anche ferroviario, con le singole regioni a statuto ordinario, sono oggetto di revisione.".
QUESITO N. 2 (Decorrenza termini)
Si chiede di chiarire con urgenza la data di decorrenza del secondo termine ivi indicato: i "centottanta giorni" decorrono dalla "data di emanazione del decreto di cui al comma 3" oppure dalla data di adozione del piano di riprogrammazione dei servizi di trasporto pubblico locale?
QUESITO N. 3 (Revisione dei contratti di servizio in vigore)
In relazione all'ultimo periodo, si chiede di chiarire in quale misura sarà possibile rivedere, a seguito delle azioni di riprogrammazione, rimodulazione e sostituzione dei servizi di TPL, i contratti di servizio in vigore, senza incorrere in ipotesi di inadempimento contrattuale ai sensi delle disposizioni del codice civile vigenti in materia di obbligazioni e contratti.
In particolare, si chiede ai Ministeri competenti quale dovrebbe essere la posizione delle Regioni qualora Trenitalia S.p.A. eccepisse, a seguito di tali azioni, una sostanziale ed eccessiva alterazione dell'equilibrio economico del contratto, soprattutto in relazione al comparto ferroviario, gravato anche dai costi fissi dell'infrastruttura.
QUESITO N. 4 (Revisione dei contratti di servizio in vigore)
Ancora in relazione all'ultimo periodo, si chiede di chiarire se la disposizione intenda escludere la possibilità di rivedere i contratti di servizio stipulati dagli enti locali e, in caso negativo, di fornire un'interpretazione del comma che espliciti meglio il concetto.
Comma 5
Il comma 5 recita:
"5. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare, sentita la Conferenza unificata, entro il 30 giugno di ciascun anno, sono ripartite le risorse del Fondo di cui al comma 1, previo espletamento delle verifiche effettuate sugli effetti prodotti dal piano di riprogrammazione dei servizi, di cui al comma 4, nell'anno precedente. Per l'anno 2013 il riparto delle risorse è effettuato sulla base dei criteri e delle modalità previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3, previa adozione del piano di riprogrammazione di cui al comma 4 da parte delle regioni a statuto ordinario.".
QUESITO N. 5 (Certezza delle risorse e contratti di servizio)
A fronte della previsione ivi contenuta di un riparto delle risorse su base annuale, a seguito di verifiche sugli effetti prodotti dal piano di riprogammazione dei servizi e da effettuare con decreto da emanare entro il 30 giugno di ogni anno, si chiede di chiarire come le amministrazioni possano rispettare, in assenza di certezza sull’ammontare delle risorse economiche disponibili, quanto disposto dall’articolo 19, comma 1, d.lgs. n. 422/1997, nel quale è previsto che i nuovi contratti di servizio debbano essere sottoscritti prima dell’inizio del loro periodo di validità, in particolare, per quanto concerne il trasporto ferroviario, sette mesi prima dell’inizio della loro validità. Si chiede, inoltre, di chiarire come possano ancora essere stipulati contratti per il trasporto, anche ferroviario, di durata pluriennale.
Quanto innanzi si rileva anche in relazione al comma 2 del cit. art. 19, d. lgs. 422/97, che prevede la nullità del contratto quando la relativa sottoscrizione sia avvenuta senza assicurare la corrispondenza tra corrispettivo dovuto e risorse finanziarie disponibili, e in ogni caso con quanto disposto dal comma 5 del medesimo articolo, nel quale si impone che i contratti abbiano caratteristiche di certezza finanziaria e copertura di bilancio.
Documento Approvato - TPL: PROBLEMATICHE INTERPRETATIVE SU FONDO UNICO NAZIONALE


( red / 19.06.13 )

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Sanità: Osservatorio sui consumi privati SDA Bocconi (Ocps)

(regioni.it) Sono stati resi noti i dati dell'Osservatorio sui consumi privati in sanità della SDA Bocconi (Ocps) , che evidenzia come ''l’idea che la spesa sanitaria privata sia compensativa della scarsa qualità della sanità pubblica è infondata”, affermando anche che ''la spesa privata delle famiglie italiane per la salute e' piu' legata al loro reddito che non al basso livello qualitativo dei sistemi sanitari pubblici regionali''.
''I dati – commenta inoltre Mario Del Vecchio, direttore dell'Osservatorio - mostrano come le regioni del Sud, che difficilmente potrebbero essere considerate come le migliori nel contesto nazionale, siano anche quelle in cui si spende meno in sanità privata''.
La spesa sanitaria privata è stata nel 2011 di 28 miliardi di euro, il 20% del totale della spesa sanitaria in Italia, e ha inciso per il 4% sulla spesa totale delle famiglie.
Secondo i dati dell'Osservatorio, la più alta spesa è in Trentino Alto Adige (707 euro pro capite nel 2011), seguita da Veneto (666 euro), Friuli (588 euro) ed Emilia Romagna (564 euro). In fondo alla classifica la Sardegna, con 350 euro a testa, la Basilicata (325), la Sicilia (289) e la Campania (239).
Sono diversificati i parametri di scelta delle strutture in base alla tipologia di prestazioni. I tempi di attesa, ad esempio, ''sono ritenuti importanti per le visite dermatologiche o pediatriche, ma non per la visita oculistica. La vicinanza, poi, è rilevante per le analisi di laboratorio o per la fisioterapia, ma non per la diagnostica per immagini''.
La convenienza del prezzo, invece, conta solo per alcune categorie di servizi, come la parafarmacia, l’ottica o per i servizi socio-sanitari, mentre appare in genere più rilevante che il prezzo della prestazione sia ''trasparente''.
Che il Trentino Alto Adige sia al primo posto fra le regioni italiane per spesa privata pro capite dimostra che la spesa privata è dovuta più al reddito che non alla qualità dei servizi offerti.
Dove c'è una qualità maggiore dei servizi c'è anche una cultura sanitaria più diffusa e le persone tendono a cercare anche più prodotti e servizi.
E per patologie importanti come quelle oncologiche o cardiologiche, piu' i cittadini hanno informazioni e conoscenze delle possibilita' offerte dal mercato piu' le cercano e in base al reddito sono disposti a  spendere per averle.



( red / 19.06.13 )

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Conferenza Stato-Regioni, in seduta straordinaria, il 20 giugno

(regioni.it) La Conferenza Stato-Regioni è stata convocata, in seduta straordinaria, dal Ministro Delrio per giovedì 20 giugno 2013 alle ore 14.00 presso la Sala riunioni del I piano di Via della Stamperia, n. 8, in Roma, con il seguente ordine del giorno:
1) Intesa sulla nuova proposta del Ministro della salute di deliberazione del CIPE concernente il riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale per l'anno 2012. (SALUTE)
2) Accordo tra Governo e Regioni concernente:
a) ripartizione tra le Regioni a Statuto ordinario degli obiettivi del Patto di stabilità interno per gli esercizi 2013 e 2014, espresso in termini di competenza euro compatibile di cui all'articolo 1, comma 449, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (legge di stabilità 2013);
b) determinazione, per gli anni 2013 e 2014, del concorso finanziario delle Regioni a Statuto ordinario di cui all'articolo 16, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135;
c) modifica, per gli anni 2013 e 2014, degli importi degli spazi finanziari ceduti dalle singole Regioni e attribuiti ai comuni ed alle province ricadenti nel proprio territorio indicati nella tabella 1 allegata all'articolo 1, comma 122, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 e successive modificazioni (legge di stabilità 2013).




(20/06/2013)   Ordine del Giorno - Straordinaria - Conferenza Stato-Regioni
>>


( red / 19.06.13 )

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Cultura: vertice degli Assessori a S.Stefano di Sessanio

Bray: basta tagli a teatri e fondazioni liriche

(regioni.it) A Santo Stefano di Sessanio in provincia de L'Aquila si è svolta il 15 giugno la riunione della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni, cui ha partecipato il presidente della Commissione nazionale Unesco, Giovanni Puglisi. “Santo Stefano di Sessanio è un borgo secolare legato alla famiglia Medici -spiega il Coordinatore della Commissione e assessore alla Cultura della Calabria, Mario Caligiuri- 120 abitanti a trenta minuti dall'Aquila e a 1.250 metri d'altezza. Nel 1998 era un luogo quasi deserto, adesso è invaso di turisti e da una sola locanda, ore ce ne sono 25. Un borgo incantato, dove sono state salvaguardate e recuperate non solo le pietre ma anche l'anima, grazie a Daniele Kihlgren. A dimostrazione che dal passato si costruisce il futuro”.
“La Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni, su invito dell'assessore Luigi De Fanis - prosegue Caligiuri - si è riunita qui per accendere ulteriormente un faro per dimostrare all'Italia che possono esistere modelli di sviluppo come questi basati sulla cultura. La presenza del Presidente della Commissione nazionale Unesco, Giovanni Puglisi ha puntualizzato il ruolo trainante della cultura per la crescita del Paese". Dopo aver discusso delle ricadute territoriali sugli investimenti nel cinema, la riunione prevedeva la relazione di Puglisi dal titolo: 'Umanita' e comunità’: i due poli della responsabilità territoriale secondo l'Unesco'. Puglisi ha premesso dicendo che Santo Stefano di Sessanio è di per sé patrimonio dell'umanità, e per essere riconosciuto dall'Unesco deve seguire le previste procedure. Nel corso della riunione sono state poste le basi per un'efficace azione tra Regioni ed Unesco, condividendo regole, sinergie ed azioni comuni. A tale riguardo è stata auspicata una riflessione congiunta, coinvolgendo anche comuni, ministeri, ambiti turistici ed urbanistici delle regioni. Sono intervenuti l'assessore della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, che ha ringraziato per la scelta di Santo Stefano di Sessanio, ed ha evidenziato l'importanza di accendere l'attenzione sulla ricostruzione anche culturale dell'Aquila. Per l'assessore della Regione Umbria Fabrizio Bracco è importante rafforzare i legami tra politica e cultura, tra Regioni ed Unesco per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del nostro Paese.
E della importanza dei beni culturali e  del Turismo, ma soprattutto del ruolo delle fondazioni e dei teatri, ha parlato anche il Ministro per i Beni, le Attività culturali e il Turismo, Massimo Bray che, in una nota, ha sottolineato che “In uno stato di difficoltà come quello che stanno vivendo i Beni culturali e il Turismo, invece di ricevere aiuti continuiamo a subire tagli. Per esempio quello che impatta per il 15% in due anni sui 'consumi intermedi' delle Pubbliche amministrazioni, all'interno delle quali sono considerate anche le Fondazioni lirico sinfoniche, i Teatri stabili, e alcune importanti istituzioni culturali italiani come la Biennale di Venezia e il Festival di Spoleto, in quanto inseriti nell'elenco Istat allegato alle ultime leggi Finanziarie. Per fare solo un esempio  - continua Bray - la Scala di Milano dovrebbe tagliare più di un milione di euro. Sono realmente preoccupato e cercherò immediate soluzioni per rimediare una situazione che sta diventando insostenibile”.
Nel frattempo la Regione Lombardia intende avviare un confronto a livello nazionale in merito al governo e alle modalità di ripartizione dei contributi nazionali a favore delle attività di spettacolo (FUS-Fondo Unico dello Spettacolo). Lo ha annunciato Cristina Cappellini, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia spiegando che "l'attuale riparto non è equo perché l'entità delle risorse destinate alla Lombardia (negli ultimi anni all'incirca la metà rispetto alla Regione Lazio) non premia le gestioni virtuose lombarde che nonostante la crisi mantengono alto il livello dell'offerta culturale in materia di spettacolo". “Nel settore dello spettacolo - aggiunge l'assessore - da anni le Regioni sono in attesa di avere un confronto responsabile in merito alla governance complessiva del sistema"; e questo anche a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale, in particolare la n. 255 del 2004 che, sollecitando la piena applicazione del principio della legislazione concorrente, ravvisava la necessità di un adeguamento della vigente legislatura al 'nuovo' dettato costituzionale dando spazio alle Regioni, monito, peraltro, che non ha ancora trovato spazio nella legislazione nazionale. In Lombardia risultano: 3.646 le imprese dello spettacolo attive nei settori cinema, musica, teatro, radioTV, intrattenimenti vari,  pari a circa il 13%  a livello nazionale; 48.371 i lavoratori dello spettacolo iscritti all'ex Enpals, pari a oltre il 16% a livello nazionale (dati INPS 2011); 169.960 gli spettacoli rappresentati , pari  al 18% del totale nazionale; 15.219.589 gli ingressi, pari a circa il 19% del totale nazionale; 235.422.106 gli euro spesi al botteghino , pari a oltre il 20% , un quinto della  spesa nazionale al botteghino (dati SIAE 2011). “Nonostante la crisi nazionale stia pesantemente interessando anche il settore dello spettacolo lombardo con una riduzione sia delle rappresentazioni sia degli ingressi, la Lombardia - aggiunge l'assessore - continua a caratterizzarsi per una forte presenza di soggetti produttivi che rappresentano l'area più imprenditoriale dello spettacolo dal vivo regionale, sostenuto da Regione Lombardia principalmente col sistema delle convenzioni triennali, cui si affianca la rete dei 14 circuiti teatrali, la presenza di due Teatri Stabili Pubblici, due Teatri Stabili Privati, sette Teatri Stabili di Innovazione, due Teatri di Figura (per citare solo quelli riconosciuti dal Ministero)”. Rilevante è pure la presenza di istituti di alta formazione (Università, Fondazione  Accademia della Scala, Conservatori e Istituti Musicali, Fondazione Milano - ex Civica Scuola Paolo Grassi, Centro Sperimentale Lombardo di Cinematografia, Fondazione Cineteca Italiana) che concorrono a determinare l'alto livello qualitativo di artisti, tecnici, e personale organizzativo di imprese e istituzioni del settore. “Nel merito della ripartizione delle risorse FUS e della loro assegnazione ai soggetti di spettacolo - spiega ancora l'assessore - Regione Lombardia intende portare all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni la proposta di una diversa ripartizione delle stesse che, tenendo conto delle peculiarità del territorio lombardo, valorizzi il sistema dello spettacolo regionale, attualmente sottostimato rispetto ad altre realtà nazionali, attraverso l'adozione di criteri che sostengano il merito, la buona gestione e la qualità della proposta offerta. E' nostra intenzione - conclude l'assessore - percorrere la strada di una intesa tra Mibac e Regione Lombardia già praticabile a legislazione invariata. Il tema trova già concordi Regione Lombardia, le associazioni di categoria lombarde dello spettacolo e molte altre regioni. Nella nostra regione è poi attivo un tavolo di confronto regionale che ha prodotto, tra l'altro, una ridefinizione dei criteri e dei parametri di valutazione delle imprese dello spettacolo dal vivo che intendiamo portare all'attenzione del Governo".
Nonostante la penuria di risorse va sottolineata l’iniziativa che la Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo del MIBAC ha elaborato, in accordo con laConferenza delle Regioni, un progetto denominato“Teatri del Tempo Presente” per la valorizzazione e la promozione delle produzioni di giovani artisti della scena contemporanea. Il progetto è basato sulla collaborazione tra il Ministero e le Regioni che aderiscono ed è mirato al sostegno finanziario alla produzione e alla circuitazione di spettacoli realizzati da formazioni di giovani artisti della scena teatrale con età inferiore ai 35 anni. Le dieci regioni che hanno ufficialmente aderito al progetto sono:Calabria, Campania, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto e Lombardia. Per ciascuna delle Regioni aderenti è prevista in primo luogo la realizzazione di una nuova produzione teatrale mai presentata in precedenza o, in alternativa, la “ripresa” di una recente produzione che non abbia avuto sufficienti occasioni di presentazione al pubblico; in secondo luogo, sempre per ciascuna Regione, è prevista la presentazione al pubblico dello spettacolo proposto e di tutti gli altri spettacoli selezionati con analoga procedura nell’ambito del progetto Teatri del Tempo Presente, in uno o più contesti – festival, rassegne, programmazioni teatrali- dedicati alla promozione e alla valorizzazione della scena contemporanea.
La prima fase del progetto Teatri del Tempo Presente è giunta a conclusione con l’individuazione diLinee Guida condivise e l’approvazione di unabozza di protocollo d’intesa tra MiBAC e Regioni.
L’Emilia-Romagna è già partita con un avviso pubblico per selezionare un operatore teatrale che attuerà operativamente gli obiettivi del programma e che riceverà fino a 60.000 euro come finanziamento delle attività ed ora anche la Calabria è tra le dieci regioni – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta - che hanno aderito al progetto del Ministero dei Beni Culturali "Teatri del Tempo Presente", in cui ha avuto un importante ruolo di coordinamento la Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni. L’iniziativa, come siè detto, intende sostenere la produzione e la distribuzione di spettacoli realizzati da giovani artisti con età inferiore ai trentacinque anni. In seguito ad un bando pubblico, è stato individuato per realizzare il progetto il “Teatro Stabile di Calabria”, storica compagnia regionale che attualmente gestisce anche il Teatro Quirino di Roma. Il “Teatro Stabile di Calabria” avrà il compito di mettere in scena l’iniziativa selezionata e di organizzare un piano di accoglienza grazie al quale ospiterà anche le produzioni delle altre nove regioni italiane. Il finanziamento concesso è di trentamila euro al quale di aggiungerà il cofinanziamento ministeriale di ulteriori trentamila euro. “Anche con questa ulteriore attività, la Calabria -  ha commentato l’Assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri - si conferma come regione culturale, che invece di consumare, produce, invece di importare, esporta. Il progetto costituisce un ulteriore tassello che testimonia l’attenzione verso il settore teatrale e s’ inserisce nella strategia complessiva di questi ultimi tre anni, durante i quali sono stati orientati investimenti consistenti ed inediti, creando nuove opportunità, favorendo la creatività, la produzione e l’esportazione di attività e talenti regionali”.
Link:
 

CULTURA: COMMISSIONE REGIONI RIUNITA CON UNESCO A S. STEFANO DI SESSANIO

REGIONI: ABRUZZO, ASSESSORI ALLA CULTURA DA OGGI A SANTO STEFANO DI SESSANIO

CULTURA: CALIGIURI, DAL PASSATO SI COSTRUISCE FUTURO PRESIDENTE COMMISSIONE CONFERENZA REGIONI, SVILUPPO POSSIBILE

[ABRUZZO] CULTURA: DE FANIS, SANTO STEFANO AL CENTRO DELLA CULTURA

[MIBAC] BRAY:  “INSOSTENIBILE IL TAGLIO ALLE FONDAZIONI E AI TEATRI”

 



( sm / 19.06.13 )

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Decreto per sperimentazione metodo Stamina

(regioni.it) Da luglio inizia la sperimentazione per l’utilizzo delle cellule staminali, lo annuncia il ministro della salute Beatrice Lorenzin:  “ho firmato il decreto per l'avvio della sperimentazione del metodo Stamina'' che utilizza cellule staminali con il protocollo messo a punto dal medico Davide Vannoni.
Sarà un Comitato scientifico – di cui faranno parte l’Istituto superiore di sanità, il Centro nazionale trapianti e l’Agenzia del farmaco, oltre a vari esperti - a decidere i criteri ed i dettagli della sperimentazione del metodo Stamina.
Il Comitato scientifico dovra' dunque stabilire per quali patologie verra' avviata la sperimentazione col metodo Stamina, quali dovranno essere i criteri per la scelta dei pazienti coinvolti e le modalita' di produzione delle cellule staminali.
E’ un decreto attuativo delle norme già approvate dal Parlamento.
Il 15 maggio, infatti, la commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento 'chiave' al decreto Balduzzi che affronta la questione delle cure compassionevoli, dando il via libera alla sperimentazione di terapie avanzate a base di staminali mesenchimali, quelle usate appunto dal metodo della Fondazione Stamina.
In particolare i riferimenti legislativi sono il DECRETO-LEGGE 25 marzo 2013, n. 24 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria), (13G00064) (GU n.72 del 26-3-2013 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 27/03/2013, Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 23 maggio 2013, n. 57 (in G.U. 25/05/2013, n. 121).
La Lorenzin spiega che "Vannoni e' stato avvisato nei tempi, nel senso che gia' ieri, dopo la firma del decreto ministeriale, e' stato chiamato. La legge prevede delle procedure a garanzia e tutela non soltanto dei pazienti ma delle parti coinvolte nella sperimentazione clinica".
Il ministro ha sottolineato che si è trattato di "un atto dovuto, un procedimento burocratico che dà il via a tutte le procedure per mettere in atto, attraverso un Comitato scientifico, la sperimentazione clinica". Lorenzin ha proseguito rassicurando dunque "tutti di essere assolutamente nei tempi previsti dalla legge, cioe' entro il 1 luglio, e - ha concluso – possiamo dunque dire con soddisfazione che siamo pronti".
Intanto è partito il progetto SIGN, Network Genetico Sloveno-Italiano, nato per migliorare la qualità dei Servizi di Genetica nella macroregione Italia-Slovenia.
L'iniziativa si propone di migliorare l'accessibilità e la qualità dei servizi di genetica nella macroregione e garantire uguali possibilità di diagnosi e assistenza ai pazienti con malattie genetiche.
Il progetto SIGN, di durata triennale (2011-2014), si inserisce nell'ambito del Programma per la Cooperazione Italia-Slovenia ed e' in sintonia con il piano europeo sull'assistenza sanitaria transfrontaliera, secondo cui i pazienti dell'Ue, nel giro di pochi mesi, saranno liberi di spostarsi fuori dai confini del proprio Paese per ricevere cure mediche in altri Stati membri, ottenendo il rimborso delle spese.

 

D.L. 24/25.03.2013: Disposizioni urgenti in materia sanitaria

L. 57/23.05.2013: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 marzo 2013, n. 24, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria

 



( red / 19.06.13 )

Confronto fra Stato e Regioni a "Sanit"

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Lorenzin: Pronti a fare il nuovo patto per la salute

Sanità: Chiodi, "tutte le Regioni stanno facendo grandi sforzi"

(regioni.it) “Credo che siamo pronti, e ne ho parlato con il Presidente della Conferenza delle Regioni Errani, per fare il nuovo piano regolatore della sanità, che è il nuovo Patto per la salute”. Lo ha detto il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta stamane all'inaugurazione della decima edizione del Forum Internazionale della Salute Sanit. Nel Patto per la salute, ha detto, bisognerà “ridisegnare una sanità nazionale condivisa che bilanci la sostenibilita' economica e l'assistenza”.
Lo Stato, ha sottolineato Lorenzin, “deve essere presente e aiutare le Regioni a realizzare l'obiettivo della salute dei cittadini”. Nel Patto, ha quindi spiegato il ministro, ''dovremo affrontare questioni che riguardano l'organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, a partire dal problema della precarietà in sanità e dal tema delle specializzazioni, perché in Italia non ci sono troppi medici e presto ci mancheranno invece degli specialisti''.
Sempre nel Patto, ha proseguito, “dovremo anche rivedere alcune questioni riguardanti le Regioni in piano di rientro, ad esempio pensare come accompagnare quelle che ne stanno uscendo. Queste sono le sfide che affronteremo nei prossimi due mesi''. Lorenzin ha quindi ribadito come nella sanità “i tagli lineari fatti sono stati una cosa violenta, ma oggi - ha sottolineato – siamo pronti per non averli più, ma dobbiamo essere in grado di recuperare risorse programmandole''. Quindi un riferimento all'applicazione dei costi standard: ''E' l'unica cosa che si può fare - ha detto il Ministro - per recuperare miliardi di euro riorganizzandosi”. Si può, ha aggiunto, ''risparmiare in tanti ambiti, e questi soldi devono essere reinvestiti all'interno del sistema''. Infine, Lorenzin ha sottolineato l'importanza dell'ambito della prevenzione: “Deve essere il nostro obiettivo primario perché - ha concluso - in questo modo si salvano tante vite e si avrebbe anche un risparmio enorme per il sistema”.
In ogni caso  “i dati non sono tutti negativi e non siamo all'anno zero del risanamento della sanità italiana”,  ha aggiunto il Ministro. Il fondo sanitario nazionale, ha spiegato, era andato fuori controllo e poche Regioni sarebbero rimaste in autosufficienza. Su ciò si è intervenuti, ma il fondo è esploso proprio nel momento in cui l'Italia e l'Europa entravano nel difficile periodo della crisi economica”. Oggi, ha aggiunto, ''siamo ancora in questa fase, ma molte Regioni in piano di rientro ne stanno uscendo e ci stiamo avviando verso una fase di normalizzazione della tenuta dei conti pubblici”. Attualmente, ha quindi rilevato il ministro, “la cosa più complessa è formare una governance della sanità italiana adeguata”. Da Lorenzin giunge quindi un'indicazione: “La formula vincente - ha detto – è quella che pone al centro il territorio, la domiciliarizzazione dei pazienti, la gestioni dei post-acuti fuori dagli ospedali e una rete che tiene conto anche del volontariato''. Tre regioni, ovvero, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, ha concluso il Ministro, “hanno promosso questo modello e hanno avuto ragione, mantenendo insieme l'economia con l'esigenza di salute dei cittadini. La sfida far reggere il sistema da qui ai prossimi trenta anni”.
“Tutte le Regioni stanno facendo grandi sforzi, da quelle 'fallite' alle altre, ma ciò che non riusciamo a gestire è il taglio immediato e lineare delle risorse”,  ha sottolineato il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, intervenuto in rappresentanza della Conferenza delle Regioni all'inaugurazione del Forum internazionale della sanità “Sanit”.  “Se si tagliano i fondi nell'anno in corso come è avvenuto - ha detto - non abbiamo la possibilita' di andare avanti''. Per questo Chiodi ha lanciato un appello al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenuta, insieme allo stesso Chiodi e al presidente della Regione Lazio, Zingaretti.
“Non esiste incompatibilità tra l'equilibrio dei conti e una sanità che funziona. In Abruzzo siamo riusciti a riportare il sistema sanitario alla sostenibilità perché solo un sistema che è in equilibrio con le spese uguali alle entrate, è sostenibile e può garantire le cure ai suoi cittadini”, ha aggiunto il Presidente Chiodi che ha poi portato anche l'esperienza della regione Abruzzo ed ha illustrato il percorso di risanamento finanziario, che ha portato all'equilibrio dei conti per il terzo anno consecutivo e sanitario sul miglioramento dei livelli essenziali di assistenza. Un percorso condiviso e apprezzato dallo stesso ministro che ha sottolineato lo sforzo compiuto fino ad oggi auspicando nuove azioni volte al raggiungimento di un sistema sanitario ancora più efficace e competitivo.
Uno sforzo che è stato riconosciuto dallo stesso Ministro della salute: ''il Presidente Chiodi ha attuato in questi anni un'operazione di risanamento straordinaria e i numeri parlano da soli. Adesso bisognerà continuare a supportare l'Abruzzo nell'organizzazione dei Livelli essenziali
di assistenza Lea”, ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. L'Abruzzo, ha sottolineato il ministro, ''e' stato colpito dal terremoto ed è una Regione che ha dovuto affrontare rischi e profonde trasformazioni nel sistema, però - ha concluso Lorenzin - ha retto bene e quindi, per i prossimi anni, speriamo che nel nuovo Patto per la salute potremo stabilire anche delle nuove misure per uscire dai piani di rientro”.
Nonostante i reciproci riconoscimenti non è però del tutto roseo il rapporto fra l’Abruzzo e il governo: “Siamo in piena controversia con il Governo affinché torni indietro rispetto alle leggi di stabilità che hanno tagliato la quota di partecipazione dello Stato destinata al finanziamento dell'indennizzo ai cittadini danneggiati dalle trasfusioni o vaccinazioni obbligatorie”. Il commissario ad acta per la Sanita', Gianni Chiodi, intervenendo sulla problematica che investe centinaia di cittadini abruzzesi, afferma "che la questione riguarda tutte le regioni le quali hanno già in piedi con il Governo un duro e aspro confronto “affinché si capisca che bisogna avere il buon senso per cancellare un'inaccettabile ed infingarda decisione, perché rimette in discussone diritti quesiti”.  Il Commissario chiarisce che la quota di spettanza regionale, di circa un terzo rispetto alla compartecipazione statale, per un ammontare di due milioni di euro, “continua ad esistere in bilancio destinata ai cittadini abruzzesi danneggiati ma è ovvio che se lo Stato fa mancare il suo supporto crea al sistema delle
Regioni delle problematiche di difficile gestione e soluzione. Per questo motivo la nostra azione continua in sede di Conferenza delle regioni per riottenere quello che ci e' stato tolto”. Chiodi ritiene “giusto impegnare il Consiglio regionale in una risoluzione: io posso dire fin d'ora di conoscere il problema e di condividere una strategia comune con le altre Regioni, coinvolgendo il ministero dell'Economia. Le regioni, e di contro i tanti cittadini che vantano giusti diritti, hanno subito il torto ma anche la beffa di vedersi trasferite le competenze in materia ma senza i necessari sostegni economici. Comunque voglio rassicurare i cittadini abruzzesi che tuteleremo i loro diritti".
Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, intervenendo anche lui all'inaugurazione del 'Sanit' ha preannunciato che “entro l'estate, in un appuntamento pubblico col Ministro Beatrice Lorenzin e gli operatori del settore, presenteremo le linee di un modello del diritto alla salute. Sarà l'avvio del cantiere della nuova sanità del Lazio”. Lo ha detto il al Palazzo dei Congressi dell'Eur, a Roma.
”Così si aprirà un dialogo con le forze sociali e del mondo della sanità che proseguirà nei mesi successivi- ha spiegato Zingaretti- Ci presenteremo con le cose che in pochi mesi abbiamo fatto e con quelle che vorremmo fare nei prossimi anni. Le priorità sono quelle note: il rientro finanziario, il tema dei precari che in sanità non debbono esistere e la necessità di avere sanità sul territorio". Secondo il Presidente del Lazio “c'è bisogno di tutti e c'è bisogno che tutti capiscano che stiamo cambiando e dobbiamo andare tutti in un'unica direzione”.
La disponibilità del Ministro ad affrontare con le Regioni il nuovo ”patto per la salute”, così come la volontà del Governo di porsi il problema della copertura dei due miliardi, con gli strumenti dovuti, per scongiurare l'aumento dei ticket a partire dal 1 gennaio 2014, sono stati accolte con soddisfazione del la Vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi.
“Ora più che mai - aggiunge - è necessario ridisegnare una sanità nazionale condivisa che bilanci la sostenibilità economica e l'assistenza, così come affermato dallo stesso Ministro. La Calabria si avvia alle fasi terminali del piano di rientro, ed ha quasi raggiunto il riequilibrio del bilancio sanitario regionale. Ma ora comincia la fase piu' delicata e pericolosa. Il Presidente Scopelliti e tutti i manager stanno lavorato per la riduzione delle spese, attraverso serrate azioni di controllo e monitoraggio e con l'introduzione di nuove procedure e modi di governare la spesa. Sono state eliminate sacche di sprechi, il blocco del turnover ha riequilibrato i numeri relativi alle risorse umane impiegate, i ricoveri impropri sono diminuiti drasticamente ed il tasso di ospedalizzazione e' rientrato nei parametri medi nazionali. Ma ora bisogna procedere con il rilancio e primo fra tutti occorrerà procedere finalmente allo sblocco del turnover in forma più consistente rispetto al 15% concesso. Apprezziamo da parte del Ministro l'aver accolto la richiesta pervenuta dalla Conferenza delle Regioni in merito alla necessità di rivedere le norme che regolano i piani di rientro, e riscrivere insieme con le regioni le nuove regole. La Sanità in Calabria - prosegue Stasi - e in quasi tutte le Regioni del sud ha bisogno di essere aiutata, e questo è un grido d'allarme che il Presidente Scopelliti ed i Presidenti delle altre Regioni meridionali hanno lanciato da tempo.  La Regione Calabria ha dimostrato che in merito all'acquisto di beni e servizi i costi medi nel 2011 e 2012 sono stati mediamente inferiori alla media nazionale, pertanto ben venga il riequilibrio attraverso l'applicazione dei costi standard. Ma quello che occorre recuperare più di tutti è la sperequazione esistente in termini di trasferimenti statali. Infatti ogni cittadino calabrese prende 1704 euro, contro una media nazionale di 1851 euro, dunque 147euro in meno rispetto ad altri cittadini italiani. Questi fondi in più, pari a circa 280 milioni di euro ogni anno consentirebbero alla regione di uscire velocemente dal piano di rientro, ma, soprattutto consentirebbero subito nuovi investimenti per dare slancio e riequilibrare la tipologia di servizi sanitari erogati rispetto alle regioni del nord e, dunque, recuperare in termini di competitività per abbattere la mobilità extra regione”. L’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni coglie al volo l’indicazione che arriva dal ministro alla salute Beatrice Lorenzin, che intervenendo oggi all’inaugurazione del Forum internazionale della sanità Sanit, ha detto che “la formula vincente è quella che pone al centro il territorio, la domiciliarizzazione dei pazienti, la gestione dei posti-acuti fuori dagli ospedali e una rete che tiene conto anche del volontariato” “Sono assolutamente d’accordo con quanto dice il ministro Lorenzin a proposito dell’importanza strategica delle cure territoriali. Anzi, ben volentieri mettiamo a disposizione del ministro l’ormai consolidata esperienza della Toscana in questo campo”. “In Toscana siamo partiti già da molti anni su questa strada – sottolinea l’assessore Marroni – La valorizzazione del volontariato e la gestione della sanità territoriale sono dei pilastri della sanità toscana. Abbiamo fatto l’accordo con i medici di famiglia; abbiamo varato le Case della salute, che saranno 120 in tutta la regione; tra poco, altri 500 letti di cure intermedie si aggiungeranno agli oltre 1.000 già attivi, portando così a quasi 1.600 i letti di cure intermedie in tutte le Asl della Toscana; siamo passati dalla medicina di attesa alla sanità d’iniziativa e il nostro approccio ai pazienti è quello del Chronic Care Model, un approccio “proattivo” tra personale sanitario e pazienti, in cui i pazienti diventano parte integrante del processo assistenziale; puntiamo molto sull’assistenza domiciliare. Tutta questa esperienza, la mettiamo a disposizione del ministro e della sfida da lei lanciata di far reggere il sistema da qui ai prossimi trent’anni”.

Dalle Agenzie di stampa e dai comunicati stampa delle Regioni:



( red / 19.06.13 )
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