Regioni.it

n. 2301 - lunedì 15 luglio 2013

Sommario

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Conferenza delle Regioni il 17 luglio

Riunione pomeridiana: i lavori inizieranno alle 15.30

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani ha convocato una riunione, in seduta straordinaria, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per mercoledì 17 luglio 2013 alle ore 15.30 (in Via Parigi, 11 a Roma), che si svolgerà in seduta comune con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.
I lavori si svolgeranno in seduta riservata. All’ordine del giorno le “determinazioni in merito all’attuazione del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012” convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213.

(17/07/2013)   Ordine del Giorno - STRAORDINARIA (seduta comune con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome) - Conferenza Regioni e Province Autonome


( red / 15.07.13 )

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Immigrazione: III rapporto nazionale, 385mila stranieri disoccupati

(regioni.it) Il Ministro Enrico Giovannini e il Viceministro Maria Cecilia Guerra hanno presentato il Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati il 15 luglio 2013 (nella sala del Parlamentino del CNEL). Il Rapporto, giunto alla sua terza edizione e curato dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mira a fornire un’accurata analisi dell’impatto dell’immigrazione sul mercato del lavoro italiano, corredata da stime previsionali utili a indicare la possibile evoluzione della domanda e dell’offerta di lavoro per i lavoratori stranieri in Italia, al fine di pervenire a più precise valutazioni dell’effettivo fabbisogno del mercato del lavoro italiano, all’interno del quale si contano attualmente circa 2 milioni e 334 mila lavoratori stranieri occupati (in gran parte residenti nelle Regioni del nord, vedi tabella successiva). Il Rapporto intende supportare, in una fase di incertezza economica come quella attuale, coloro che sono chiamati ad assumere decisioni istituzionali e a definire, in coerenza con le dinamiche interne del mercato del lavoro, interventi mirati in materia di immigrazione. Particolare attenzione è inoltre dedicata alla relazione tra lavoro ed imprenditoria degli immigrati e crisi economica, con specifiche analisi delle dinamiche delle assunzioni e cessazioni nel mercato del lavoro dipendente e parasubordinato.
Nel 2012 i cittadini stranieri disoccupati sono 385mila. Rispetto al 2011 il numero è aumentato del 19,2% per la componente Ue e del 25,4% per quella extra Ue.
In valore assoluto, si sottolinea nel Rapporto, il fenomeno, “nella lunga fase di crisi, assume caratteri decisamente allarmanti. Considerando, infatti, l'ultimo triennio dal 2010 al 2012, il numero delle persone in cerca di lavoro di cittadinanza UE è cresciuto di oltre 35 mila unità, mentre tra le forze di lavoro di cittadinanza extra Ue l'aumento è superiore alle 72 mila persone''.


( red / 15.07.13 )

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"Decreto fare": gli emendamenti delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha espresso l’11 luglio, in sede di Conferenza Unificata, il proprio parere sul Ddl di conversione in legge del cosiddetto “Decreto fare”. Si tratta di un parere favorevole condizionato però all’accoglimento di una serie di emendamenti contenuti in un documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e consegnato, nella stessa Conferenza Unificata,  al Governo.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento pubblicato anche nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it .
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, esaminato lo schema di disegno di legge di conversione del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 recante “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, esprime parere favorevole condizionato all’accoglimento dei seguenti emendamenti:
Articolo 1
Rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese
Al comma 1, dopo le parole “con il Ministro dell’Economia e delle Finanze”, inserire le seguenti:
e sentita la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano”.
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario che, alla luce delle competenze delle Regioni, nell’adozione degli atti attuativi, si preveda il parere da parte della Conferenza Stato-Regioni.
Al comma 1, lettera a) al punto 1 dopo le parole “coefficiente di rischio” aggiungere le seguenti parole “anche al fine di agevolare la concessione di garanzie a PMI in bonis in situazione di crisi temporanea e reversibile”.
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario nell’individuazione dei criteri consentire il sostegno del rilancio di imprese che affrontano una momentanea condizione di difficoltà aggravata anche dalle difficoltà di accesso al credito.
Al comma 1, lettera b) dopo le parole “del Fondo” aggiungere “diretta alle banche
Al comma 2, dopo le parole “il Ministro dell’Economia e delle Finanze”, inserire le seguenti “ e sentita la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano”
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario che, alla luce delle competenze delle Regioni, nell’adozione degli atti attuativi, si preveda il parere da parte della Conferenza Stato-Regioni.
Si propone, inoltre, di inserire i seguenti commi aggiuntivi:
“1 bis. L'amministrazione del Fondo di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 47 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni e integrazioni, è affidata a un Consiglio di gestione, composto da un rappresentante, con qualifica di Dirigente, del Ministero dello sviluppo economico, che svolge finzioni di Presidente, da un rappresentante, con qualifica di Dirigente, del Ministero dell'economia e delle finanze, da un rappresentante indicato dalla Conferenza permanente dei rapporti tra Stato, regioni e province autonome di Trento e Bolzano, nonché da due esperti in materia creditizia e di finanza d'impresa, scelti tra professori universitari di discipline economiche e finanziarie, designati, rispettivamente, dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell'economia e delle finanze. Ai componenti del Consiglio di gestione è riconosciuto un compenso annuo pari a quello stabilito per i componenti Comitato di amministrazione istituito ai sensi dell'articolo 15, comma 3, della legge 7 agosto 1997, n. 266 e successive modificazioni e integrazioni. Il Ministero dello sviluppo economico comunica al Gestore del Fondo i nominativi dei componenti del Consiglio di gestione, che è istituito ai sensi del citato articolo 47 del decreto legislativo n. 385/93. Con l'adozione del provvedimento di costituzione del Consiglio di gestione decade l'attuale Comitato di amministrazione del Fondo”.
“2 bis. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, è istituita la "Consulta per le politiche pubbliche a supporto del Fondo di garanzia per le PMI", con il compito di monitorare il funzionamento del Fondo e di fornire pareri in materia di politiche per l'accesso al credito delle piccole e medie imprese. Nell'ambito della Consulta, che è presieduta dal Direttore generale per l'incentivazione delle attività imprenditoriali del Ministero dello sviluppo economico, sono rappresentati, oltre al Ministero dello sviluppo economico, ciascuno con un proprio membro, il Ministero dell'economia e delle finanze, il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, le associazioni imprenditoriali di categoria rappresentative a livello nazionale, limitatamente ai settori economici in cui il Fondo può intervenire, l'Associazione Bancaria Italiana, nonché, con, tre membri, la Conferenza permanente dei rapporti tra Stato, regioni e province autonome di Trento e Bolzano. La partecipazione alla "Consulta" è a titolo gratuito e nessun costo a carico della finanza pubblica può derivare dal funzionamento del predetto organo.”
MOTIVAZIONE
Si propone di inserire nell’articolo alcune disposizioni che riguardano la governance del fondo. In particolare, nella logica di funzionamento del FCG, si ritiene positiva la costituzione di un organismo più ampio e rappresentato con funzioni di proposta/monitoraggio nonché lo snellimento in termini di rappresentanza dell’organo deputato alla definizione degli aspetti tecnici relativi alla gestione.
Al comma 1, lettera a) inserire un punto 5 del seguente tenore: “5. Prevedere una operatività esclusiva in controgaranzia dei Confidi fino a determinati importi per le imprese di piccole dimensioni nonché che il rilascio da parte del FCG di una garanzia avvenga su portafogli di pratiche e non su una singola esposizione, anche in attuazione delle disposizioni introdotte all’art. 39, comma 4 del D.L. 201/11.”
MOTIVAZIONE
Nell’ottica di potenziare l’attività dei confidi e promuovere al tempo stesso un migliore accesso al credito da parte delle PMI, tramite un utilizzo più efficiente del FCG sono state formulate due proposte specifiche da inserire all’interno dei decreti di attuazione. In primo luogo, la previsione di una operatività esclusiva in controgaranzia dei Confidi fino a determinati importi per le imprese di piccole dimensioni che è volta a consentire un maggiore accesso al FCG per le imprese di piccole dimensioni e per operazioni di importo più contenuto. Inoltre, la previsione del rilascio da parte del FCG di una garanzia su portafogli di pratiche e non su una singola esposizione che consentirebbe di accrescere di fatto la fruibilità dello strumento da parte delle microimprese, valorizzando il ruolo dei confidi per l’accesso al credito.
Articolo 2
Finanziamenti per l'acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese
Al comma 5, dopo le parole “con il Ministro dell’Economia e delle Finanze”, inserire le seguenti “ e sentita la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano”
Al comma 6, dopo le parole “con il Ministro dell’Economia e delle Finanze”, inserire le seguenti “ e sentita la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano”
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario, alla luce delle competenze delle Regioni, prevedere nei decreti attuativi, a cui la disposizione fa rinvio, il parere della Conferenza Stato-Regioni.
Articolo 3
Rifinanziamento dei contratti di sviluppo
Al comma 4, dopo le parole “il Ministro dello Sviluppo Economico”, inserire le seguenti “ sentita la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano.”
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario, alla luce delle competenze delle Regioni e dell’eventuale cofinanziamento regionale, prevedere nei decreti attuativi, a cui la disposizione fa rinvio, il parere della Conferenza Stato-Regioni, anche in considerazione del fatto che il decreto interministeriale 24 settembre 2010 attuativo dell’aart. 43 del DL 112/2008 è stato adottato previo parere della Conferenza Stato-Regioni.
Articolo 11
Proroga del credito d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico
Si chiede di modificare l’articolo nei termini seguenti:
“1. Per il A partire dal periodo d’imposta 2014 spettano i crediti d’imposta di cui all’articolo 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni, nel limite massimo di spesa di 45 90 milioni di euro per l’anno 2014. Con provvedimento dell'Agenzia delle entrate sono dettati termini e modalità di fruizione dei crediti di imposta nonché ogni altra disposizione finalizzata a garantire il rispetto del limite massimo di spesa di cui al primo periodo.”
MOTIVAZIONE
Si ritiene necessario impostare il meccanismo in una prospettiva di lungo periodo e con una congrua dotazione di risorse.
Articolo 17
Misure per favorire la realizzazione del Fascicolo sanitario Elettronico
La lettera c) del comma 1 è soppressa.
Si propone la riformulazione della lettera d), comma 1, secondo capoverso come segue:
15-ter. L'Agenzia per l'Italia digitale sulla base delle esigenze avanzate dalle regioni nell'ambito dei rispettivi piani cura la progettazione e la realizzazione dell'infrastruttura centrale necessaria a garantire l'interoperabilità dei fascicoli regionali”.
Si propone la riformulazione della lettera d), comma 1, quarto capoverso come segue:
15-quinquies. Per la realizzazione dell'infrastruttura centrale di interoperabilità FSE di cui al comma 15ter, è autorizzata una spesa non superiore ai 10 milioni di euro per il 2014 e ai 5 milioni di euro a decorrere dal 2015, da definirsi su base annua con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze su proposta dell'Agenzia per l'Italia digitale."
MOTIVAZIONE
Le richieste derivano da una precedente convergenza in sede di Cabina di regia.
Al comma 1, lettera d) al comma 15bis dopo le parole “per la realizzazione del FSE”, è inserita la seguente locuzione “provvedendo per gli aspetti sociosanitari, anche alle necessarie connessioni con il settore sociale”.
MOTIVAZIONE
Come già avviene in sede nazionale in ordine alla collaborazione tra Ministeri (Salute e Lavoro e Politiche Sociali), per l’area dei minori, della disabilità e della non autosufficienza le condizioni di salute della persona sono fortemente collegate alla presenza di struttura familiare e alle condizioni ambientali ai fini del supporto che la persona minore o fragile necessita sia per gli aspetti di cura che di riabilitazione.
Articolo 18
Sblocca cantieri, manutenzione reti e territorio e fondo piccoli Comuni
Si propone di inserire un comma 2 bis del seguente tenore:
“2 bis. Con i decreti di cui al comma 2, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, sono altresì finanziabili interventi per opere igienico-sanitarie funzionali ad ottemperare agli obblighi previsti dalle direttive europee in materia di tutela e di produzione delle risorse idriche”
MOTIVAZIONE
La suddetta proposta di emendamento scaturisce dall’esigenza di accelerare la realizzazione di opere igienico-sanitarie, in ottemperanza agli obblighi sanciti dalla normativa europea, nonché dalla necessità di evitare di porre a carico della tariffa i relativi costi di investimento, non ritenendo tale onere accettabile nell’attuale quadro economico.
Inoltre, con l’auspicato supporto finanziario si otterrebbe l’effetto di favorire l’immediata cantierizzazione di opere già progettate, conseguendo peraltro positivi effetti sul mercato del lavoro in quanto la realizzazione di tali opere coinvolgerebbe numerose piccole e medie imprese che operano sul territorio.
Al comma 8, dopo le parole “su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri d'intesa con i Ministeri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti”, aggiungere “in Conferenza Unificata ai sensi dell’art. 8, comma 6, della L.131/2003”
MOTIVAZIONE
Si prende atto con soddisfazione del fatto che vengano destinate risorse fino a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014-2016 all’edilizia scolastica ma si evidenzia che il Piano straordinario dovrebbe essere adottato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con i Ministeri dell’istruzione e delle infrastrutture e trasporti, sulla base della programmazione Miur-Regioni-Enti locali.
Ciò al fine di scongiurare un’assegnazione di risorse che, non tenendo conto della potestà programmatoria delle Regioni, non sia effettivamente rispondente alle reali esigenze dei territori.
Al comma 9 le parole “I Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, per il tramite dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), presentano entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della sopra citata convenzione, le richieste di contributo finanziario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.” Sono sostituite dalle seguenti “I Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti presentano entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della sopra citata convenzione, le richieste di contributo finanziario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il tramite delle Regioni, che ne valutano la coerenza con gli strumenti di pianificazione regionale.
MOTIVAZIONE
L’emendamento vuole garantire che le proposte di intervento siano coerenti con la pianificazione regionale sotto il profilo, in particolare, della sicurezza e dell’ambiente.
Al comma 10, dopo le parole “con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ”, aggiungere le parole “sentite le Regioni per gli aspetti di compatibilità con gli strumenti di pianificazione regionale e gli eventuali Accordi di Programma nel settore della viabilità statale,
MOTIVAZIONE
L’emendamento vuole garantire il ruolo e la partecipazione al momento decisionale della pianificazione infrastrutturale sui territori regionali.
Si propone di inserire un ulteriore comma 15 del seguente tenore:
“15. A valere sul Fondo di cui al comma 1, in deroga alla procedura indicata al comma 2, l'importo di 250 milioni di euro per l'anno 2014, da iscriversi nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare e del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, e' destinato per il sostegno all’occupazione delle aree interne attraverso la realizzazione di interventi di manutenzione del territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico e per l’attuazione della gestione forestale sostenibile, così come previsto dall’articolo 3, comma 1, del Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 227, "Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57", e dall’articolo 1, punto V, delle “Linee guida di programmazione forestale”, di cui al decreto 16 giugno 2005 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, ed alle previsioni del Programma Quadro per il Settore Forestale (PQSF). Il riparto delle risorse tra le regioni si basa sulla superficie boscata regionale indicata nell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC). Il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali predispone per le regioni un unico sistema di monitoraggio, valutazione e rendicontazione degli interventi. A partire dal 2015 l'individuazione delle risorse per l'attuazione degli interventi di cui al presente comma, è rinviata a successiva norma del finanziamento ordinario da iscrivere nel bilancio dello Stato”.
MOTIVAZIONE
Nell’ambito degli interventi per la manutenzione del territorio si ravvisa la necessità di finanziare ed attuare il PQSF attraverso i Piani forestali regionali.
Il PQSF è uno strumento di programmazione nazionale fondamentale per la manutenzione del territorio, redatto e pienamente concordato con le Regioni ed approvato in conferenza Stato Regioni.
I Piani forestali regionali sono ad esso conformi; pertanto gli interventi e le azioni di manutenzione del territorio in questi previsti sarebbero immediatamente cantierabili. Si hanno pertanto tutti gli strumenti per poter velocemente attuare tali opere di manutenzione del territorio e raggiungere gli obiettivi del decreto del “fare” anche in considerazione delle esigenze di sistemazione idraulico forestali del nostro territorio..
Occorre pertanto proporre al Governo, al Parlamento ed alle Commissioni parlamentari competenti di destinare fondi per la manutenzione del territorio, per il finanziamento del PQSF e, di conseguenza, degli interventi e delle azioni previste nei Piani forestali regionali.
Articolo 24
Modifiche al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, ed alla legge 3 luglio 2009, n. 99
La lettera a) del comma 1 è soppressa.
MOTIVAZIONE
L’emendamento vuole ripristinare la versione originale del comma 1 dell’articolo 17 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, laddove prevede l’intesa con la Conferenza delle Regioni e Province autonome per l’approvazione della proposta del gestore per l'individuazione del canone dovuto “ai fini dell'accesso e dell'utilizzo equo e non discriminatorio dell'infrastruttura ferroviaria da parte delle associazioni internazionali di imprese ferroviarie e delle imprese ferroviarie”.
Articolo 25
Misure urgenti di settore in materia di infrastrutture e trasporti
Aggiungere un comma 12 del seguente tenore:
All'art. 10, comma 14, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, e ss.mm.ii. le parole "o altri mezzi di trasporto abilitati ad eseguire servizi di trasporto marittimo, lacuale, fluviale e lagunare" sono soppresse.
MOTIVAZIONE
L'applicazione del nuovo regime IVA al TPL via acqua, sorta a seguito delle modifiche alla disciplina dell'imposta sul valore aggiunto, apportate dall'art. 8, comma 2, lett. e) della legge 15 dicembre 2011, n. 217 (Legge comunitaria 2010), in attuazione delle direttive comunitarie n 2009/69/CE e 2009/162/CE, che modificano la direttiva n. 2006/112/CE ha determinato che le prestazioni di trasporto pubblico locale marittimo, lacuale, fluviale e lagunare sono esenti dall'imposta e, per questo motivo, l'imposta relativa all'acquisto o all'importazione di beni e servizi afferenti tali operazioni non è detraibile.
La disposizione in argomento, tuttavia, modificando l'art. 8-bis del d.P.R. n. 633/72, esclude dall'esenzione dell'imposta sul valore aggiunto le navi che effettuano collegamenti a corto raggio, limitandola alle navi adibite alla navigazione in alto mare, in tal modo attraendo nella sfera di applicazione dell'Iva operazioni quali la cessione di naviglio, di apparati motori e di parti di ricambio, forniture di dotazioni di bordo e, soprattutto, di carburanti e lubrificanti. La norma, infatti, recita: “Sono assimilate alle cessioni all’esportazione, se non comprese nell’art. 8: a) le cessioni di navi adibite alla navigazione in alto mare e destinate all’esercizio di attività commerciali o della pesca nonché le cessioni di navi adibite alla pesca costiera o ad operazioni di salvataggio o di assistenza in mare, ovvero ..”. La congiunzione e”, pertanto, sembra imporre, ai fini della identificazione delle operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione, come tali non imponibili IVA, la presenza concomitante di entrambi i requisiti ivi descritti (la destinazione di navi alla navigazione in alto mare e l’esercizio di attività commerciali, quali il trasporto pubblico locale marittimo). Dal testo della norma europea che la disposizione in argomento ha inteso recepire (art. 148 della direttiva n. 2006/112/CE), non sembra che si possa evincere tale interpretazione, riconoscendo sufficiente la ricorrenza di una sola condizione, nel caso di specie la destinazione delle navi ad attività commerciale. La norma, infatti, recita: “Gli stati membri esentano le operazioni seguenti: a) le cessioni di beni destinati al rifornimento e al vettovagliamento delle navi adibite alla navigazione in alto mare e al trasporto a pagamento di passeggeri o utilizzate nell’esercizio di attività commerciali, industriali e della pesca..”.
Quindi, l’interpretazione più restrittiva determina gravi conseguenze sia per i bilanci delle società di trasporto marittimo pubblico regionale, sia per gli utenti finali. Infatti, l’applicazione dell’IVA agli acquisti delle forniture di bordo, soprattutto di carburante, combinata con l’impossibilità di detrarla ai sensi dell’art.19-bis del d.P.R. n. 633/72, in quanto afferenti a operazioni attive esenti IVA, ai sensi del citato art.10, punto 14, dello stesso decreto, si traduce in un incremento dei costi del 21%, difficilmente recuperabile mediante aumento delle tariffe, e suscettibile di portare molte compagnie di navigazione al fallimento, circostanza resa ancor più probabile dall’attuale congiuntura economica negativa e dagli alti costi dei carburanti.
Con il presente emendamento si vuole razionalizzare e ripristinare l’equità del sistema IVA. A tale scopo, nonché al fine di ottenere l'applicazione dell'aliquota IVA del 10% ai trasporti via acqua oltre i 50 km.
Articolo 26
Proroghe in materia di appalti pubblici
Aggiungere un comma 3 del seguente tenore:
All'art. 1, co. 311, della legge 24 dicembre 2012 , n. 228, le parole "fino alla data del 30 giugno 2013" sono sostituite dalle parole " fino alla data del 31 dicembre 2013".
MOTIVAZIONE
Il comma 311 dell'art. 1 della legge 24 dicembre 2012 , n. 228, riguarda la disposizione relativa alla garanzia della “continuità territoriale dei collegamenti marittimi che si svolgono in ambito regionale, nelle more del completamento del processo di privatizzazione di competenza delle Regioni Campania, Lazio e Sardegna” attraverso la proroga al 31 dicembre 2012 della “corresponsione alle Regioni Campania, Lazio e Sardegna delle risorse necessarie ad assicurare i servizi resi dalle Società Caremar S.p.A., Laziomar S.p.A. e Saremar S.p.A.”. La proposta di ulteriore proroga al 31 dicembre 2013 sottoposta con il presente comma all’art. 26, si rende necessaria per consentire alle tre Regioni interessate di completare l'iter di affidamento dei servizi a seguito delle gare ad evidenza pubblica, già attivate o da attivare nel breve periodo.
Aggiungere un comma 4 del seguente tenore:
All’art. 6, comma 4, del decreto-legge n. 179/2012, convertito in legge n. 221/2012, il comma 4 è così sostituito: “4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano a fare data dal 1° gennaio 2014 per i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione in forma pubblico amministrativa a cura dell’ufficiale rogante e a far data dal 1° gennaio 2015 per i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione mediante scrittura privata. Sono validi i contratti stipulati nelle forme previste dalla previgente normativa anche in modalità diversa da quella elettronica”.
MOTIVAZIONE
La disposizione in argomento impatta su diversi aspetti: formazione dell’atto, conservazione, rilascio delle copie, assolvimento dell’imposta di bollo ancora legata alla stipulazione del contratto in modalità cartacea e pertanto non agevolmente adattabile alla modalità elettronica. Inoltre, la formulazione della norma ha suscitato numerose interpretazioni contrastanti tra di loro (es. determinazione AVCP 13 febbraio 2013, n. 1; deliberazione 18/3/2013 Corte dei Conti - sez. regionale di controllo per la Lombardia - n. 91; nota 28/02/13 del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione all'ANCE), aspetto che ha complicato ancor più l'azione di adeguamento alla nuova normativa.
Nelle more della definizione delle problematiche operative più delicate in sede di Tavolo tecnico istituito presso la Conferenza Unificata, appare opportuno differire il termine di entrata in vigore delle nuove disposizioni, distinguendo, peraltro, tra le due modalità contrattuali e prevedendo un diverso differimento temporale. Infatti, le citate difficoltà applicative sono ancora più accentuate per quanto riguarda gli atti stipulati mediante scrittura privata, poiché, data l’assenza dell’ufficiale rogante, occorre affrontare anche gli aspetti legati alla firma disgiunta dell’atto, allo scambio dello stesso con modalità tali da assicurare certezza della sottoscrizione e provenienza dell’atto sottoscritto e la certezza della data di formazione dello stesso, nonché (gli aspetti legati) alle modalità di pagamento dell’imposta del bollo.
In base ad analoghe considerazioni, attese le difficoltà finora incontrate dalle amministrazioni locali nell'adeguarsi a tali novità legislative, al fine di evitare che siano dichiarati nulli contratti o scritture private stipulate in difformità alla disposizione in argomento, si propone di far salvi i contratti stipulati dal 1° gennaio 2013 con le modalità previste dalla previgente normativa. Articolo 30
Semplificazioni in materia edilizia
Al comma 1, lettera f) si propone di eliminare il comma 4 dell’articolo 23-bis
MOTIVAZIONE
La norma fa riferimento alla SCIA come tipologia di titolo edilizio ma differisce l’inizio dei lavori al termine di 20 giorni. Tale previsione è in contrasto con l’istituto della SCIA e con l’orientamento alla riduzione del numero di titoli edilizi.
Art. 31
Semplificazioni in materia di DURC
Al comma 2, prima della lettera a), aggiungere una lettera del seguente tenore:
x) all’articolo 38, comma 2, le parole da “in cui indica tutte” fino a “riabilitazione” sono sostituite da “in cui dichiara, ai sensi del comma 1 lettera c), l’assenza di condanne penali per i reati ivi previsti. Ai fini del comma 1 lettera c), non è causa di esclusione l’eventuale sussistenza di condanne per reati, depenalizzati ovvero dichiarati estinti dopo la condanna stessa, ovvero le condanne revocate, o quelle per le quali è intervenuta la riabilitazione.”
MOTIVAZIONE
La modifica proposta del comma 2 dell’articolo 38 del D. Lgs. 163/2006 avrebbe una valenza semplificatoria per i concorrenti che partecipano alle procedure di gara i quali non sarebbero più tenuti a dichiarare “tutte” le condanne penali riportate. Si è assistito, nella prassi, che tale obbligo ha comportato un notevole numero di esclusioni dalle procedure ad evidenza pubblica di concorrenti che hanno omesso, semplicemente, di dichiarare, in sede di partecipazione alle gare, condanne intervenute anche in tempi lontani per aver commesso reati di lieve entità e comunque non tali da essere considerati “gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale”.
Ai sensi del comma 1 , lettera c, dell’articolo 38 del Codice degli appalti non possono partecipare alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale. Alla luce della citata disposizione normativa considerato che non tutte le condanne penali riportate dal concorrente incidono sulla sua capacità di partecipare alle procedure di gara o di stipulare contratti con la PA si ritiene essere un aggravio per la partecipazione imporre ai concorrenti di dichiarare tutte le condanne penali riportate, con la conseguenza di escludere, per omessa dichiarazione, i soggetti che omettano di dichiarare di avere riportato una sentenza di condanna penale per aver commesso un reato che non importerebbe una impossibilità di partecipare alle gare e di stipulare contratti pubblici.
La modificazione proposta, ove approvata, oltre ad avere una indubbia valenza semplificatoria per i concorrenti, i quali avrebbero esclusivamente l’onere di dichiarare l’assenza di condanne penali per i reati di cui al comma 1, lettera c) dell’articolo 38 del Codice, si connota per la potenzialità deflattiva del contenzioso che si è incentrato, negli ultimi anni, tra le stazioni appaltanti e i concorrenti che, non ottemperando all’obbligo imposto dal comma 2 del citato articolo 38, sono stati esclusi dalla partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica per aver omesso di dichiarare tutte le condanne riportate, anche se afferenti a reati non riconducibili fra quelli individuati dalla lettera c, del comma 1 del 38.
L’obbligo di escludere il concorrente che abbia omesso di riportare una o più condanne, anche se non per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale, è stato di recente ribadito dalla Giurisprudenza che ha escluso l’applicabilità del principio del “falso innocuo” alle procedure ad evidenza pubblica. Il Consiglio di Stato, sezione V, con sentenza 5693/2012 ha, a tal proposito affermato che “Nelle procedure di evidenza pubblica la completezza delle dichiarazioni è già di per sé un valore da perseguire perché consente - secondo i principi di buon andamento dell'amministrazione e di proporzionalità - la celere decisione sull'ammissione dei soggetti giuridici alla gara. Conseguentemente una dichiarazione inaffidabile (anche perché solo incompleta) è da considerare già di per sé stessa lesiva degli interessi considerati dalla norma a prescindere dal fatto che l'impresa meriti sostanzialmente di partecipare alla gara. In materia di appalti occorre invero poter fare affidamento su una dichiarazione idonea a far assumere tempestivamente alla stazione appaltante le necessarie determinazioni in ordine all'ammissione dell'operatore economico alla gara o alla sua esclusione. La dichiarazione ex art. 38 del d. lgs. n. 163/2006 è quindi sempre utile perché l'Amministrazione sulla base di quella decide in merito alla legittima ammissione alla gara e conseguentemente la sua difformità dal vero o la sua incompletezza non possono essere "sanate" ricorrendo alla categoria del falso innocuo”.
L’attuale formulazione del comma 2 del richiamato artico 38 del D. Lgs. 163/2006 esprime, inoltre, un potenziale contrasto con la disciplina comunitaria in merito alla partecipazione alle gare, di cui all’articolo 45 della Direttiva 2004/18, che risulta improntata ad una verifica di tipo sostanziale sulla sussistenza di individuate cause ostative. Tale contrasto è stato evidenziato dal Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia che, con ordinanza n. 123 del 15.01.2013, partendo dai presupposti sopra riportati ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, tra l’altro la questione “se sia, o meno, contrastante con il diritto comunitario l’interpretazione secondo cui, nell’ipotesi che un’impresa partecipante ad una procedura di gara abbia offerto un’utile e congrua prova dell’assenza, nei confronti dei soggetti tenuti alle dichiarazioni di cui all’art. 38, comma 1, lett. b) e c), dei procedimenti e delle condanne ivi previste, la stazione appaltante debba disporre l’esclusione di tale impresa quale conseguenza dell’inottemperanza ad una previsione della lex specialis con cui sia stata indetta la pubblica gara”.
Merita evidenziare, da ultimo, che l’approvazione della modificazione proposta non comporta alcun rischio, per le stazioni appaltanti, di affidare l’esecuzione di prestazioni ad operatori economici che non siano in possesso dei requisiti per poter contrarre con la pubblica amministrazione, in quanto, in sede di effettuazione dei controlli sulle dichiarazioni rese, le medesime stazioni appaltanti sono perfettamente in grado di avere cognizione dei reati per i quali i concorrenti abbiano riportato le relative condanne penali e, conseguentemente, valutare se le eventuali condanne afferiscano a reati la cui commissione comporta un divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione.
Al comma 5, dopo le parole “servizi e forniture” aggiungere le seguenti “nonché ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale e per finanziamenti e sovvenzioni previsti dalla normativa comunitaria, statale e regionale
MOTIVAZIONE
La proposta è volta ad estendere la stessa durata di validità del DURC a 180 giorni anche con riguardo alla fruizione di benefici normativi e contributivi, in analogia con quanto previsto per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Il D.M. 24 ottobre 2007 stabilisce, infatti, che il DURC ha validità mensile se richiesto per agevolazioni normative e contributive in materia di lavoro e previdenza sociale e per i finanziamenti e sovvenzioni previste dalla normativa comunitaria. Tale brevissima vigenza del DURC costringe in molti casi a ricercare continuamente questa certificazione e ritardare l’erogazione del finanziamento.
Al comma 5, secondo periodo, dopo le parole “del medesimo comma” aggiungere “nonché per contratti pubblici di lavori servizi e forniture diversi da quelli per i quali è stato espressamente acquisito”.
MOTIVAZIONE
La proposta di modifica intende promuovere la semplificazione e la speditezza dell’azione amministrativa negli affidamenti degli appalti pubblici, stante la possibilità di utilizzare il DURC precedentemente acquisito per le finalità di cui alla lettera a) del comma 4 dell’articolo 31, purché ancora in corso di validità, per le verifiche di cui alle lettere a), b), c) del medesimo comma 4, anche per più contratti pubblici. Il DURC acquisito per la verifica di cui alla lettera a), comma 4 del richiamato articolo 31 attesta la regolarità contributiva ed assistenziale dell’operatore economico e non è riferito, poiché le prestazioni oggetto dell’appalto non hanno ancora avuto inizio, ai soggetti impiegati nell’esecuzione del contratto. Detta facoltà in capo alle stazioni appaltanti non elimina, pertanto, le garanzie sulla regolarità contributiva ed assistenziale degli operatori economici contraenti della pubblica amministrazione in quanto, essendo limitata alle ipotesi di cui alle lettere sopra richiamate, la stazione appaltante è già in possesso di un certificato che attesta la regolarità contributiva dell’operatore economico. La stazione appaltante sarà, comunque, tenuta ad acquisire uno specifico DURC per le finalità di cui alle lettere d) ed e) del richiamato comma 4, al fine di verificare la permanenza della regolarità contributiva del contraente in riferimento ai “soggetti impiegati nell’esecuzione dell’appalto”, così come richiamati dal comma 3 del medesimo articolo 31 e avrà l’onere, ove riscontri inadempienze, di agire in ossequio all’art. 5 del DPR 207/2010 “Intervento sostitutivo della stazione appaltante” che rimane comunque inalterato.
Articolo 32
Semplificazione di adempimenti formali in materia di sicurezza sul lavoro
Al comma 1, eliminare la lettera a)
MOTIVAZIONE
Il legislatore pur titolando l’articolo 32 “semplificazione di adempimenti formali….” di fatto introduce modifiche su aspetti sostanziali della sicurezza nei luoghi di lavoro, che abbassano notevolmente i livelli di tutela per i lavoratori, come di seguito si va ad illustrare.
Preme inoltre evidenziare che l’utilizzo della decretazione d’urgenza , immediatamente applicabile, ma priva, nel caso di specie, della completa definizione di tutte le norme per la sua applicazione (es: rimando a decreto per la definizione del basso rischio) rende di fatto inattuabile immediatamente l’applicazione del decreto legge stesso.
Inoltre:
1. Il legislatore ha introdotto, per i settori “a basso rischio”, una scelta arbitraria del datore di lavoro committente in merito alla modalità di eliminazione e/o riduzione dei rischi interferenziali, in quanto prevede la possibilità per il medesimo soggetto di scegliere tra l’elaborazione di un documento cartaceo (DUVRI) e l’indicazione, senza motivazione, di un incaricato che con la sua attività (sovrintendere alle attività di cooperazione e di coordinamento) dovrebbe riuscire a eliminare/ridurre i rischi interferenziali.
2. Si rileva inoltre che la figura individuata dal legislatore del DL 69 ”un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, tipiche di un preposto, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell'ambiente di lavoro” non rientra tra le figure definite all’art 2 del D.lgs. 81, potendo ciò generare confusione circa la sua effettiva individuazione, dal momento che esiste nel medesimo art 2 una definizione corretta e puntuale del preposto.
3. A fortiori si evidenzia che l’individuazione di un proprio incaricato da parte del datore di lavoro committente verrebbe a configurare una delega di fatto, in totale violazione di quanto previsto dall’art 16 del T:U., in particolare dal comma 1 lett. B).
4. Inoltre la norma sembrerebbe disciplinare in maniera diversa gli appalti pubblici da quelli privati, mantenendo la tutela più ampia solo per i primi, che parrebbero non soggetti alla distinzione tra “basso rischio” e “alto rischio”.
5. Relativamente all'innalzamento a dieci uomini-giorno del limite temporale per il quale decade l’obbligo di compilazione del DUVRI, di fatto si elimina per una enorme mole di attività in appalto ogni controllo sul coordinamento tra le ditte. Va osservato che il rischio derivante da interferenze non è conseguente o proporzionale alla durata delle attività.
Al comma 1, lettera b), si propone di eliminare il comma 6 ter aggiunto all’art. 29 del D.lgs. 81/2008
MOTIVAZIONE
Il consentire di autocertificare la valutazione del rischio per le aziende a “basso rischio”, permettendo alle stesse di non elaborare il documento di valutazione dei rischi solo in base al livello di rischio individuato, è contrario alla “ratio” dell’attuale normativa che vede nel documento di valutazione uno strumento operativo di miglioramento delle condizioni di lavoro in una prospettiva, per quanto possibile, di eliminazione di qualsiasi rischio.
Art. 32 comma 1 lettera g)
Si propone di eliminare l’inciso introdotto all’art 88 comma 2 lettera g bis) del D.lgs. 81, introdotto dall’art 32 comma 1 lettera b) del DL 69/201
MOTIVAZIONE
La modifica apportata riduce in maniera sensibile i livelli di tutela della sicurezza dei lavoratori, non valutando il rischio dei piccoli lavori, che sono definiti tali solo sulla base della loro durata.:
Art. 32 comma 1 lettera h)
Si propone di eliminare quanto introdotto dagli artt. 32 comma 1 lettera h), che ha introdotto l’art 104 bis del D.lgs. 81/2008 e dall’art.. 32 comma 4 , che ha modificato l’art 131 del D.lgs. 163/2006.
MOTIVAZIONE
Non si comprende il concetto di “modello semplificato” dal momento che il T.U. già prevede contenuti minimi dei diversi Piani di Sicurezza, che di fatto avrebbero dovuto semplificare la stesura della documentazione.
Si propone pertanto una modifica all’allegato XV del T.U. agli articoli 2, 3 e 4, che possa realmente soddisfare le esigenze di semplificazione chiarendo opportunamente la relazione tra i contenuti minimi dei Piani di Sicurezza e la stima dei costi stessi di cui al punto 4 dell’allegato stesso.
Articolo 37
Zone a burocrazia zero
Si propone l’abrogazione dell’articolo
MOTIVAZIONE
Le disposizioni di cui all’art.37 appaiono poco chiare e non contemplano una verifica con le Regioni. Tale norma non è coerente con il combinato disposto dell’art. 12 del DL 5/2012 e dell’art. 37 bis del DL 179/2012 che già intervengono in materia e non vengono espressamente modificati.
L’art. 37 bis del DL 179/2012, infatti, ha previsto la prosecuzione delle sperimentazioni fino al 31 dicembre 2013 ed ha previsto la possibilità di individuare zone a burocrazia zero, non soggette a vincolo paesaggistico e ambientale, proprio all’interno di tali attività di sperimentazione.
Il DL, invece, sembra applicare la disciplina delle zone a burocrazia zero a tutte le attività di sperimentazione di cui all’art. 12 del DL 5/2012, e stabilisce che le stesse non sono soggette a limiti, salvo quelli di tutela di interessi costituzionalmente garantiti.
In merito all’estensione su tutto il territorio nazionale delle attività di sperimentazione, la norma proposta supera di fatto il c. 2 dell’art. 12 del DL 5/2012 (senza tuttavia abrogarlo) che prevedeva un intervento del Governo tramite decreti delegati per la semplificazione dei procedimenti amministrativi per l’attività di impresa. Con la norma in questione, invece, si intende diffondere il risultato delle sperimentazioni, anche ai fini della costruzione di un sistema integrato di dati.
Articolo 39
Disposizioni in materia di beni culturali
Al comma 1, lettera b), sostituire il numero 1) con il seguente:
1) al comma 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l’autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi.
MOTIVAZIONE
La norma, che nasce con l’intento di procrastinare la validità delle autorizzazioni, in realtà, rimette in discussione la posizione ormai consolidata che l’autorizzazione paesaggistica ha validità di 5 anni per l’inizio dei lavori ma mantiene poi tale validità per tutta la durata dell’autorizzazione a cui si riferisce (per cui rimane valida, ad esempio, per tutto il tempo di esercizio di una cava). Tale interpretazione è contenuta in un parere molto chiaro del MIBAC del 17 dicembre 2012 ed è opportuno che la norma riproduca tale interpretazione: il periodo quinquennale si riferisce alla durata per l’inizio dei lavori ma l’autorizzazione rimane valida per la durata dei lavori autorizzati con il titolo abilitativo a cui la stessa si riferisce, senza un limite massimo di dodici mesi.
Articolo 41
Disposizioni in materia ambientale
Il comma 1, punto 1 dell’articolo 41 è sostituito dal seguente:
1. Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, inteso come rischio per la salute umana, o di trasporto di inquinanti oltre il punto di conformità definito ai sensi dell’allegato 1 al titolo V della parte quarta del presente decreto, oltre alla eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile e economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione conformi alle finalità generali e agli obiettivi di tutela, conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti dalla parte terza”.
Al comma 1, punto 2 dopo le parole “rischio sanitario” inserire “inteso come rischio per la salute umana”.
MOTIVAZIONE
Le modifiche sono necessarie in quanto il dispositivo del provvedimento trasmesso, con la sola dicitura “rischio sanitario”, non avrebbe previsto la necessità di interventi di MISE o di bonifica della falda in casi di eccedenze sulle CSC a valle del punto di conformità (allegato I, titolo V, parte quarta 152/2006) nel caso di rischio sanitario non significativo.
Eliminare il comma 2
MOTIVAZIONE
Non si condivide la limitazione del campo di applicazione del d.m. 161/2012 alle sole terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione di impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale. Il d.m. 161/2012 risultava chiaramente esteso a tutte le attività di movimentazione materiali, tant’è che all’articolo 6 prevedeva la gestione delle situazioni di emergenza, situazioni che non sono previste nella gestione di VIA o AIA.
Peraltro la nuova previsione normativa non prevede una disciplina transitoria.
Con l’introduzione di tale nuova previsione si ritorna alla medesima situazione di incertezza applicativa che aveva spinto il Legislatore a prevedere un decreto ministeriale che stabilisse i criteri “qualitativi e quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti [le terre e rocce in questo caso] siano considerati sottoprodotti e non rifiuti”, in quanto si dovrà valutare “caso per caso” il rispetto di tutte le condizioni richieste per la qualifica di sottoprodotto.
In ogni caso resta il dubbio relativo alla possibilità di movimentare tali materiali come sottoprodotto, poiché l’articolo 49 della legge 24 marzo 2012 (conversione del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1), stabiliva al comma 1 bis che l’emanando decreto di regolamentazione dell’utilizzo delle terre e rocce da scavo avrebbe dovuto stabilire le condizioni alle quali tali materiali sarebbero stati considerati sottoprodotti.
Si ritiene pertanto che il d.m. 161/2012 debba essere applicato a tutte le attività che prevedono uno scavo superiore ai 6.000 mq o, in alternativa, prevedere l’utilizzo dell’articolo 186 del d.m. 152/2006 per tutte le attività non soggette a VIA o AIA.
Occorre infine considerare che il Ministero dell’Ambiente deve ancora emanare il decreto per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i 6.000 metri cubi, previsto dall’articolo 266, comma 7, d. lg.s 152/2006.
A questo proposito si precisa che la legge 71/2013 ha previsto all’art. 8 bis che, per i cantieri di piccole dimensioni, si applicano le disposizioni stabilite dall’art. 186 del d.lgs. 152/2006 in deroga a quanto stabilito dall’art. 49 del d.l. 24 gennaio 2012 convertito con modificazioni dalla l. 24 marzo 2012 n. 27.
La preoccupazione maggiore riguarda la portata del comma 1 del citato articolo 8 bis della legge 71/2013 che pare anticipare quanto stabilito dal presente decreto legge in punto limitazione dell’applicazione del d.m. 161/2012. Tale specifica norma, infatti, sembra estendere la limitazione della disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo non solo all’area di Piombino, ma a tutto il territorio nazionale. In tale caso non è sufficiente richiedere l’abrogazione del presente comma, ma occorre anche abrogare l’articolo 8 bis, comma 1, della legge 71/2013.
Inserire un comma 2 bis:
“2 bis. Il comma 1 dell’articolo 8 bis del d.l. 43/2013, come convertito dalla legge 71/2013, è abrogato”.
Il comma 3, lettera b), al comma due dopo le parole “comma 1,” le parole “lettere b) e c)” sono sostituite con “lettera c)”
MOTIVAZIONE
Si ritiene non pertinente il riferimento alla lettera b) in quanto obbligherebbe sempre a fare il test di cessione in presenza di matrici materiali di riporto, anche se non movimentate.
Il comma 3, lettera b), punto 3) è sostituito dal seguente:
Le matrici materiali di riporto che non siano risultate conformi ai limiti del test di cessione sono fonti di contaminazione e come tali devono essere rimosse o assoggettate a operazioni di trattamento che rimuovano i contaminanti al fine di rendere le matrici materiali di riporto conformi al test di cessione. Eventuali altre operazioni dovranno rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati”
Dopo il comma 7 aggiungere un comma 8 dal seguente tenore: “all’art. 6 comma 1 del D.P.R. 13 marzo 2013, n. 59, dopo le parole “autorità competente” aggiungere le parole “per tramite del SUAP”
MOTIVAZIONE
L’emendamento si propone al fine di rendere coerente la norma con il ruolo del SUAP come unico interlocutore tra la PA e le imprese, come peraltro previsto espressamente nel DPR stesso.
Aggiungere un ulteriore comma 9 dal seguente tenore:
“ all’art.10 comma 2 del D.P.R. 13 marzo 2013, n. 59, sostituire le parole “può essere” con la parola “è”
MOTIVAZIONE
La norma sembra disporre una possibilità, per la fase transitoria, di richiedere il rinnovo dei titoli sostituiti dall’AUA. In tal modo si pone in contrasto con l’art. 3 comma 1 che invece prevede il ricorso all’AUA per il rilascio, la formazione, il rinnovo di almeno uno di tali titoli. L’emendamento proposto vuole fare chiarezza in merito all’obbligatorietà di richiedere l’AUA. Articolo 42
Soppressione Certificazioni Sanitari
Alla fine del comma 1 aggiungere il seguente comma 1 bis:
 

“1bis. Il processo di   abrogazione è esteso anche alle seguenti certificazioni: Certificazioni da   abrogare

Disciplina

Libretto idoneità sanitaria per   alimentaristi

D.P.R. 26.03.1980, n.327

art.14

Certificato idoneità psicofisica di   responsabile tecnico revisione autoveicoli

D.Lgs. 30.04.92, n.285

(Nuovo Codice della Strada)

DPR 14.12.1992 n.495

(Regolamento di esecuzione N.C.S.)

Cert. sanitario per idoneità a esecuzione   operazioni relative all’impiego gas tossici

R.D. 9.01.27, n.147

art.27, 1° comma, n.4°

Cert. idoneità psico-fisica alla   conduzione di generatori a vapore

Decr. Ministero Lavoro e Previdenza   Sociale di concerto con Ministero per l’Industria, Commercio e Artigianato

1° marzo 1974

Cert. per ammissione a soggiorni di   vacanza per i minori, quali colonie marine e centri estivi

Circolari Ministero Sanità 24.06.92, n.25  

e 20.04.2000, n.6

Cert. di vaccinazione per ammissione in   scuole pubbliche

L. 165 del 27.05.91 (epatite B) art.2,   commi 3 e 4

L.292 del 5.03.63 (antitetanica) art.3bis  

L.51 del 4.02.66 (antipolio) art.4

L.891 del 6.06.39 (antidifterica) art.3

Cert. idoneità a svolgere la mansione di   fochino

DPR 19.03.56, n.302

R.D. 733/31, artt.11-43 (T.U.L.P.S.)

Cert. idoneità alla conduzione di   impianti di risalita

D.M. 5.06.1985

art.8, p.5 e art.32, comma 3

Polizia mortuaria

DPR. 10.09.1990, n.285

(Approvazione del regolamento di polizia   mortuaria)

Certificazione dello stato delle   condizioni igieniche dei carri funebri e dell’autorimessa per i carri funebri  

art.20 e 21

Trattamento antiputrefattivo

art.32

trattamento da mantenere solo nel caso di   trasporto di cadavere in paesi esteri

Effettuazione iniezione conservativa da   parte del coordinatore sanitario o da altro personale
da lui delegato

art.48

da modificare prevedendo l’effettuazione   dell’iniezione da parte del personale delle imprese funebri adeguatamente   formato.



Documento Approvato - "DECRETO FARE": IL PARERE DELLE REGIONI SUL DDL DI CONVERSIONE IN LEGGE DEL DL 69/2013

( red / 15.07.13 )

+T -T
Aiuti di Stato e compatibilità con il mercato interno: Regioni su Regolamento CE

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome , nella riunione dell’11 luglio, ha assunto una “Posizione” sulla proposta di Regolamento della Commissione europea che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno.
Il documento integrale è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it .
Si riporta di seguito la sola premessa.
La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome prende atto positivamente del contributo tecnico, allegato al presente documento, elaborato dal coordinamento in materia di aiuti di Stato della Commissione Affari Comunitari, relativamente alla proposta di regolamento della Commissione europea che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (Regolamento generale di esenzione per categoria).
Il documento tecnico delle Regioni e delle Province autonome è stato trasmesso al Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Commissione europea quale contributo alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea nell’ambito del processo di modernizzazione della normativa in materia di aiuti di Stato, conclusasi il 28 giugno 2013.


( red / 15.07.13 )

+T -T
"Pacchetto Giovani": il parere delle Regioni sul provvedimento

In caso di mancato accoglimento degli emendamenti all’articolo 5, il giudizio è negativo.

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella sede della Conferenza Unificata, ha espresso il proprio parere sul cosiddetto “Pacchetto Giovani”. Il Documento che contiene il parere delle Regioni ed in cui si segnalano diverse criticità del provvedimento è stato pubblicato sul sito www.regioni.it (sezione “Conferenze”) ed è stato consegnato al Governo durante la stessa riunione della Conferenza Unificata tenutasi l’11 luglio.
Si riporta di seguito il testo integrale del documento.
Le Regioni prendono atto che il provvedimento rappresenta un primo intervento a livello nazionale, dopo un lungo periodo, per i giovani, pur sottolineando che appare insufficiente rispetto alle esigenze della platea dei destinatari e che deve essere seguito da ulteriori misure per quanto riguarda la promozione dell’occupazione e la ripresa dello sviluppo.
Inoltre, sul piano del metodo, si ravvisa che la mancata concertazione con le Regioni ha portato ad duplicazioni e anche alla riproposizione di interventi già realizzati sul territorio.
A tal proposito le Regioni auspicano per il futuro una maggiore concertazione degli interventi, che potrebbe permettere una risposta più forte rispetto ad uno dei problemi fondamentali dell’occupazione nel nostro Paese, verso il quale le Regioni stanno da tempo mettendo in campo interventi importanti e differenziati sul territorio.
Le Regioni segnalano, in via preliminare, alcune criticità tra cui:
• in merito all’articolo 1, comma 2 lettera b), si evidenzia che sarebbe opportuno prevedere interventi anche a favore dei giovani che hanno ottenuto una qualifica professionale. Ciò al fine di non vanificare gli investimenti effettuati dalle regioni negli anni contro la dispersione scolastica ed a favore del rafforzamento delle competenze;
• la mancanza di interventi e di idonei finanziamenti sul tema del placement, sul quale sono state realizzate esperienze positive a livello sia nazionale che regionale (ad esempio il progetto Fixo);
• in merito all’articolo 2, comma 14, la previsione di tirocini formativi in orario extracurriculare destinati agli studenti della quarta classe delle scuole secondarie di secondo grado appare limitativa e non coerente con esperienze già in corso, non solo attraverso l’istituto del tirocinio ma anche attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Si ritiene pertanto opportuno estendere tale previsione anche agli studenti della terza e della quinta classe;
• con riferimento alle disposizioni in materia di apprendistato, si ravvisano posizioni differenziate in merito alla obbligatorietà del piano formativo individuale esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche, di cui all’articolo 2, comma 2 lettera a). Tuttavia, tutte le Regioni concordano sull’opportunità di un superamento della obbligatorietà della formazione trasversale e di base in favore di diplomati e laureati.
Tutto ciò premesso, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
subordina il proprio parere:
1. all’assunzione di un impegno certo da parte del Governo alla risoluzione definitiva dei problemi legati agli ammortizzatori sociali in deroga, a partire dalla copertura finanziaria per tutto il 2013. Al riguardo, tenuto conto che il decreto interviene in maniera significativa sulla Legge n. 92 del 2012, propone il seguente emendamento, volto a superare l’attuale sistema di disparità delle tutele, garantendo una eguale copertura a tutti i lavoratori:
Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, entro il termine di 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo di riforma degli ammortizzatori sociali, che abbia come finalità quella di eliminare la situazione di disparità tra i lavoratori, superando lo strumento degli ammortizzatori sociali in deroga, con l’obiettivo di assicurare una uguale copertura dei diritti a tutti i lavoratori
2. All’ accoglimento dei seguenti emendamenti all’articolo 5:
 
- al comma 2, lettera b), sostituire la parola “definisce” con “propone”. Inoltre, dopo la parola “comma 1” sono aggiunte le seguenti “nonché i criteri per l’utilizzo delle relative risorse economiche, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni ai sensi dell’art. 8 comma 6 L n. 131 del 2003”;
- al comma 2, la lettera c) è abrogata (in quanto accorpata alla lettera b);
- al comma 2, lettera d) si ravvisa l’opportunità di prevedere il parere della Conferenza Stato Regioni;
- al comma 2, lettera h) sono eliminate le seguenti parole definendo a tal fine linee-guida per la banca dati di cui all’art. 8”;
- al comma 2 lettera g) aggiungere dopo le parole “vari soggetti” le seguenti previa intesa in Conferenza Stato-Regioni ai sensi dell’art. 8 comma 6 L n. 131 del 2003.
- al comma 3 sono eliminate le seguenti parole “da un rappresentante designato dall’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.
Motivazione
Si rileva che i compiti attribuiti a tale struttura sembrerebbero - così formulati - configurare in capo alle amministrazioni centrali un ruolo di definizione e programmazione delle politiche del lavoro, con dirette ricadute sul territorio, che non appare coerente con il quadro costituzionale di riparto delle competenze tra i diversi soggetti istituzionali. In particolare, si osserva che la programmazione e l’attuazione sul territorio delle politiche e delle linee di intervento in materia di occupazione nei confronti dei cittadini appare prioritariamente una competenza delle Regioni, rispetto alla quale lo Stato può ben svolgere una funzione di supporto e di sostegno nell’ambito di linee condivise, ma non sostitutiva delle Regioni stesse.
Pertanto la struttura deve avere un ruolo esclusivamente propositivo ed istruttorio.
In caso di mancato accoglimento degli emendamenti all’articolo 5, il parere delle Regioni è negativo.
Inoltre, si propongono i seguenti ulteriori emendamenti ed osservazioni:
Art. 1 – Incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori giovani
All’interno del disposto normativo non si prevede alcuna forma di raccordo, in merito al campo di applicazione di tale incentivo con gli altri esistenti a livello statale e regionale, in particolare con riferimento a quelli previsti dal contratto di apprendistato, che il D.lgs. 167/11, qualifica come contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Pertanto il tema necessita di un approfondimento.
Si segnala, inoltre, che non viene affrontato il tema del rifinanziamento della 236/93 per gli sgravi concessi alle imprese che assumono lavoratori licenziati dalle aziende con meno di 15 addetti, che costituiscono la maggioranza dei lavoratori collocati in mobilità.
Inoltre, in riferimento al comma 15, si chiede di chiarire il meccanismo attraverso il quale le regioni possono prevedere l’ulteriore finanziamento dell’incentivo.
Art. 2 - Interventi straordinari per favorire l'occupazione, in particolare giovanile
Al comma 1, dopo le parole “31 dicembre 2015”, inserire le seguenti “ad eccezione dei commi 2 e 3”
Motivazione
L’applicabilità fino al 31 dicembre 2015 degli interventi descritti all’art. 2 (il cui utilizzo non comporta oneri finanziari di alcun tipo e pertanto non si interviene nella nuova programmazione FSE 2014 - 2020) rischia di creare una ulteriore diversificazione della disciplina del contratto di apprendistato rendendo, di fatto, sempre più complesso il ricorso a tale strumento contrattuale. Il Testo Unico sull’apprendistato (Dlgs 167/11) risulta infatti oggetto di troppi interventi normativi il cui sovrapporsi ha creato una crescente frammentazione della disciplina, in chiara controtendenza con gli obiettivi dichiarati nel provvedimento.
Modificare il comma 2 nel seguente modo:
“In considerazione della situazione occupazionale richiamata al comma 1, che richiede l'adozione di misure volte a restituire all'apprendistato il ruolo di modalità tipica di entrata dei giovani nel mercato del lavoro, entro il 30 settembre 2013 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano adotta linee guida volte a disciplinare il contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere per assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2015 dalle microimprese, piccole e medie imprese di cui alla raccomandazione della Commissione del 6 maggio 2003, anche in vista al fine di definire una disciplina maggiormente uniforme sull'intero territorio nazionale”
Motivazione:
Si prevedono deroghe al Testo Unico sull’apprendistato, limitando tale deroga alle assunzioni effettuate da microimprese, piccole e medie imprese. Ciò, a differenza di quanto affermato relativamente all’intenzione di uniformare la disciplina sull’intero territorio nazionale, introduce elementi di ulteriore frammentazione.
Al comma 2 abrogare la lettera a) (emendamento proposto a maggioranza)
Motivazione
Viene richiamato quanto previsto dal D.lgs. 167/11 in merito alla forma scritta del contratto, prevedendo di mantenere l’obbligatorietà di inserimento, all’interno del piano formativo individuale, esclusivamente delle competenze tecnico-professionali e specialistiche ed eliminando di fatto il riferimento alle competenze di base e trasversali.
Tali previsioni rischiano di delegittimare la competenza regionale, per altro già residuale, in materia di apprendistato professionalizzante. I sistemi regionali, pur nella consapevolezza che l’offerta formativa pubblica riferita alle competenze di base e trasversali fosse di carattere esclusivamente integrativo, hanno infatti investito risorse per la predisposizione di tale offerta.
Inoltre molte Regioni hanno regolamentato all’interno dei propri atti di regolamentazione, in recepimento del d.lgs. 167/2011, la stesura del Piano formativo individuale, e quindi si troverebbero nella necessità di apportare modifiche alla propria disciplina regionale
Al comma 2 lettera b) aggiungere alla fine le seguenti parole “salvaguardando le normative di Regioni e P.A. che ne hanno disciplinato l’uso”
Motivazione
Occorre tenere in considerazione che molte Regioni hanno già adottato, o comunque sperimentato, il Libretto formativo del Cittadino di cui al decreto citato. Pertanto sarebbe opportuno prevedere che l’applicazione dell’eventuale nuovo strumento salvaguardi comunque l’utilizzazione del Libretto formativo nei territori dove è stato adottato, o è in corso di adozione.
Al comma 3 dopo le parole contratto di mestiere” eliminare le seguenti “effettuate dall'entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2015”
Motivazione
Come per il comma 1 e 2 si segnala la criticità del riferimento all’aspetto temporale. Infine la definizione di una possibile diversa disciplina citata nell’ultimo periodo del comma 3, non ha un soggetto definito, parrebbe riferirsi al Ministero del Lavoro che potrebbe, anche in seguito, stabilire regole differenti a quanto stabilito nelle Linee guida o nelle singole disposizioni regionali.
Potrebbe essere utile chiarire meglio questo passaggio.
Al comma 13 dopo le parole “mensili a studente” inserire “a titolo di rimborso spese”. Inoltre, si propone di eliminare il secondo capoverso “Tale importo è assegnato allo studente quale cofinanziamento, nella misura del 50 per cento, del rimborso spese corrisposto da un altro ente pubblico ovvero soggetto privato in qualità di soggetto ospitante”
Motivazione
La norma prevede un rimborso spese per i tirocini curriculari, a beneficio degli studenti che hanno concluso gli esami del corso di laurea. Tale benefico risulta per il 50% a carico delle Università e per il restante corrisposto dall’ente pubblico o soggetto privato ospitante. Si segnala che l’obbligo del cofinanziamento da parte del soggetto ospitante comporterebbe disparità di trattamento rispetto a quanto si prevede in materia di indennità per i tirocini extracurriculari disciplinati nelle Linee guida in materia di tirocini, di cui all’accordo Stato-Regioni del 24 gennaio 2013.
Al riguardo, le Regioni, ribadiscono che, al fine di evitare la concorrenza tra i tirocini curriculari e non curriculari nella individuazione dei soggetti ospitanti il tirocinio, i tirocini curriculari - compresi quelli definiti dal presente decreto - non entrano nel computo definito nelle Linee guida del 24 gennaio 2013 e dalle discipline regionali per i tirocini extracurriculari.
Art. 9 - Ulteriori disposizioni in materia di occupazione
Riformulare il comma 3 nel seguente modo:
“All'articolo 3 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
2-bis. Successivamente al conseguimento della qualifica o diploma professionale ai sensi del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, allo scopo di conseguire la qualifica professionale ai fini contrattuali, è possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; in tal caso la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva di cui al presente decreto legislativo" l’apprendistato prosegue per l’intera durata prevista al comma 1. La componente formativa di carattere tecnico professionale, per il rimanente periodo, è regolata con riferimento agli accordi interconfederali, di settore o nei contratti collettivi ai sensi di quanto previsto dall’art. 4. comma 2 del presente decreto legislativo.
2-ter Nel caso in cui l’apprendista , in età compresa tra i 15 e i 18 anni, non raggiunga, nei limiti della durata contrattuale prevista al comma 1, la qualifica o il diploma professionale, è data la possibilità di prolungare la durata del contratto fino al raggiungimento della qualifica e del diploma professionale.”
Motivazione
La “trasformazione” del contratto sembra preludere a una forma a tempo determinato dello stesso in contrasto con l’art. 1 del Testo Unico 176/2011. Prevede inoltre un adeguamento gestionale dei flussi delle Comunicazioni Obbligatorie.
Nel caso, inoltre, di un apprendista, in età compresa tra i 15 e i 18 anni, che abbia assolto l’intera durata contrattuale (3 anni per la qualifica o 4 anni per il diploma) ma non abbia conseguito la qualifica o il diploma, appare opportuno prevedere la possibilità di prolungare la durata del contratto, al fine di consentirne il conseguimento. Ciò anche in considerazione della tempistica di attuazione dei percorsi formativi regionali, spesso non contemporanea alla stipula del contratto.
Inserire dopo il comma 3, il seguente comma 3bis:
All’articolo 4 del decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, è aggiunto, infine il seguente comma:
6. Nel caso in cui un apprendista, assunto ai sensi dell’art. 4 del presente decreto legislativo, sia in possesso dei requisiti oggettivi per l’ inserimento in un percorso di alta formazione e/o di ricerca, è data la possibilità che il contratto di apprendistato ex art. 4 venga trasformato in contratto di apprendistato ex art. 5.”
Motivazione
In analogia con l’emendamento di cui sopra, appare opportuno prevedere la possibilità che un contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere sia trasformato in contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, nel caso in cui siano date alcune caratteristiche/ condizioni specifiche dell’apprendista (quali, ad es. l’accesso ad un dottorato di ricerca, o ad un master, etc.)
Art. 7 - Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92
Al comma 5, lettera d), dopo il punto 2) inserire un ulteriore punto:
3) il numero 3) della lettera c) del comma 33 è riformulato nel modo seguente: “la lettera d) è sostituita dalla seguente: sospensione dello stato di disoccupazione in caso di accettazione di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo di durata pari o superiore a 8 mesi o 4 mesi in caso di giovani” .
Motivazione
L’emendamento è volto a ripristinare la fattispecie della sospensione dello stato di disoccupazione così come disciplinata dall’art. 4, comma 1, lettera d) del D. Lgs. 181/00, come richiesto dalle Regioni in sede politica a seguito dell’approvazione della L.92/2012.
Art. 8 - Banca dati politiche attive e passive
Si ritiene che la formulazione dell’art. 8 sia condivisibile poiché si inserisce nella logica di riordinare e razionalizzare le informazioni disponibili nelle banche dati esistenti, istituendo presso il Ministero del Lavoro la banca dati delle politiche attive e passive.
Si fa presente che già la Legge n. 92/2012 all’art. 4 comma 35 aveva previsto che l’INPS avrebbe dovuto predisporre e mettere a disposizione dei servizi per l’impiego una “banca dati” telematica contenente i dati individuali dei beneficiari di ammortizzatori sociali che i servizi per l’impiego avrebbero dovuto aggiornare inserendo le politiche attive svolte nei loro confronti, nonché aveva previsto una dorsale informativa all’art. 4 comma 51 in cui avrebbero dovuto confluire i dati relativi al percorso formativo e professionale dei cittadini.
Si segnala, tuttavia, l’esigenza di prevedere la interoperabilità tra le varie banche dati, volta alla realizzazione di una effettiva cooperazione tra attori pubblici e operatori privati, affinché le informazioni vengano condivise tra tutti gli operatori per facilitare la funzione di intermediazione e garantire che la stessa passi attraverso canali formali.
A tal fine si ravvisa la necessità che l’articolo preveda la predisposizione di linee guida sulla banca dati da adottarsi in sede di Conferenza permanente Stato- Regioni.
Si propone infine l’inserimento di un ulteriore articolo del seguente tenore:
All’articolo 2, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95 recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica ad invarianza dei servizi ai cittadini”, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 135, dopo il comma 8 è aggiunto il seguente:
“8-bis. Le Regioni, al fine di ridurre le spese di personale e riorganizzare le proprie strutture amministrative, possono procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei propri dipendenti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che avrebbero comportato la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2015 secondo la disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’art. 24 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito nella L. 22 dicembre 2011, n. 214, con conseguente valenza dei requisiti anagrafici e di anzianità contributiva nonché del regime delle decorrenze previsti dalla predetta disciplina pensionistica, ed applicazione dei termini e delle modalità di cui al comma 11, lettera a) per la liquidazione del trattamento di fine rapporto comunque denominato. Le Regioni entro 90 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro dei dipendenti di cui al periodo precedente procedono alla rideterminazione della dotazione organica sopprimendo i relativi posti. La presente disposizione trova applicazione anche nei confronti degli enti non economici dipendenti e ausiliari e nei casi di soppressione delle comunità montane”
Motivazione
Le Regioni ritengono che in generale il collocamento a riposo dei propri dipendenti, con i requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico vigenti ante “decreto salva Italia”, mediante l’applicazione dell’istituto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, è in grado di generare risparmi di spesa sui bilanci regionali conseguenti, da un lato, al contenimento della spesa di personale per mancata sostituzione con nuovo personale in ingresso di coloro che cessano per risoluzione unilaterale e dall’altro alla diminuzione dei costi aggiuntivi afferenti, con riferimento al godimento di beni strumentali vari necessari per lo svolgimento della prestazione lavorativa.
Alla luce del generale obiettivo di contenimento della spesa di personale, quanto sopra vale maggiormente nell’ipotesi di passaggio alle amministrazioni regionali di funzioni, e quindi delle relative risorse umane, già svolte dalle Province oggetto di riordino.
Si fa notare che la produzione di risparmi interessa inoltre lo stesso sistema finanziario pubblico allargato come conseguenza evidente dell’inferiorità del trattamento pensionistico rispetto a quello retributivo.
Art. 10 - Disposizioni in materia di politiche previdenziali e sociali.
Al comma 7, sostituire la parole “delle politiche sociali e per le non autosufficienze” con le seguenti: “delle politiche sociali, per le non autosufficienze e per le scuole paritarie”.
Motivazione
Il comma 7 fa riferimento alla circostanza che con l’articolo 2 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, sono stati posti in capo alle Regioni alcuni adempimenti in materia di riduzione dei costi della politica. Secondo il dispositivo normativo, l’adozione dei necessari atti e provvedimenti ivi previsti da parte delle Regioni costituisce condizione necessaria affinché possano essere effettuati, per una quota pari all’80 per cento, i trasferimenti erariali in loro favore. Sono fatti i trasferimenti destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, al trasporto pubblico locale, al Fondo nazionale per le politiche sociali e al Fondo per le non autosufficienze . Nello spirito di tale eccezione, appare opportuno procedere, appunto mediante il comma 7, all’estensione della salvaguardia anche dei trasferimenti concernenti le scuole paritarie.


( red / 15.07.13 )

Giovannini annuncia: aumenta da 2 a 12 milioni quest'anno e a 22 milioni l'anno prossimo il fondo per le assunzioni disabili

+T -T
Conferenza nazionale sulla disabilità: Errani, basta tagli lineari

Zaia. quanto dovremo attendere per la definizione dei costi standard?

(regioni.it) Sarà più corposo il fondo per l'inserimento al lavoro dei disabili. Si è chiusa con una notizia positiva la seconda giornata della “Conferenza nazionale sulla disabilità” a Bologna. Ospite il ministro del lavoro Enrico Giovannini che ha parlato del piano nazionale, in via di approvazione, e dei provvedimenti del governo.    ''Abbiamo la possibilità - ha detto Giovannini - di aumentare da 2 a 12 milioni quest'anno e a 22 milioni l'anno prossimo il fondo per le assunzioni disabili, ridando così consistenza a un fondo che era stato quasi azzerato”.   
Per il mondo dei disabili, non è l'unico provvedimento nell'agenda del governo. “Abbiamo già fatto nel decreto lavoro - ha detto - degli interventi che aiutano, che segnalano da questo punto di vista l'attenzione per l'inabilità. Chiarendo dopo anni di contestazioni anche giudiziarie che il reddito che conta per la pensione di inabilità è quello individuale, non quello familiare. Questo è un passaggio molto importante che sana migliaia di cause di contenziosi. Segnali che, insieme al programma per la lotta alla disabilità che oggi discutiamo, dimostrano come il governo sia assolutamente in prima fila”.   
Ma oltre ai fondi servono anche quelli che il ministro ha definito cambiamenti culturali. “Tutti abbiamo gli stessi diritti - ha detto, citando la convenzione Onu - e dobbiamo lavorare per consentire a tutti di vedere i propri diritti esercitati appieno. Un cambiamento radicale rispetto a un approccio che vede il disabile come una persona con diritti particolari”. E che passa anche da piccoli segnali come la proposta di istituire, all'interno del ministero del Lavoro, la figura del disability manager che si occupi di gestire le situazioni dei disabili e che diffonda una cultura di piena integrazione.     La conferenza si è chiusa con un impegno raccolto anche dalle Regioni: ''anche per questo aspetto - ha detto Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni - bisogna lavorare sull'integrazione, sull'integrazione sociosanitaria, sulla presa in carico della persona. Ciò vale per chi non ha disabilità e deve valere ancora di più per chi ha una disabilità”.
Sul tema delle risorse finanziarie il Presidente della Conferenza delle Regioni ha voluto però lanciare un avvertimento chiaro:   “siamo agli ultimi posti dei paesi Ocse per quanto riguarda la spesa sanitaria. Non accetto che più che autorevoli fonti tecniche dicano che si possono fare risparmi sulla sanità di 10-11 miliardi. Non è vero, è demagogia!”, ha detto, durante il suo intervento. E sulla disabilità – ha sottolineato Errani – “in questi anni si sono fatti passi indietro, anche dal punto di vista culturale”. Per uscire dall'impasse, secondo il Presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, occorre abbandonare la consuetudine di "passare il cerino" da un soggetto all'altro. E alla Conferenza sulla disabilità al Palacongressi di Bologna, Errani ha presentato alcune proposte. Anzitutto “decidiamo in poco tempo di rivedere il sistema di controlli sui falsi invalidi. Non funziona, è costoso e criminalizza quelli che hanno diritto”.  Ma soprattutto le misure andranno portate avanti in accordo tra i diversi livelli dello Stato. “Costruiamo un gruppo di lavoro che metta insieme Governo, Regioni e Comuni e che in modo integrato, utilizzando anche associazioni e osservatorio, decida alcune scelte radicali e nuove”. In primis, scandisce Errani, "basta con fondi e fondini, qua non si capisce più nulla su quali sono le priorità e le politiche strategiche. Decidiamo, per non fare politiche manifesto che poi non si realizzano, quali sono le priorità, dove mettiamo le risorse e quali sono i livelli essenziali che assicuriamo”. Errani ha sottolineato come la crisi metta in difficoltà anche e soprattutto i disabili. “Nei momenti di crisi la marginalizzazione diventa sempre più significativa. Quando passa l'idea che ognuno deve fare per sé, chi ha più difficoltà è proiettato verso i margini”.
L’intervento di Errani è stato condiviso, a distanza , dal Presidente della regione Veneto, Luca Zaia, secondo cui “ha ragione il Presidente Vasco Errani quando afferma che non si può continuare a tagliare tout court la spesa sanitaria. E' lecito, anzi doveroso, parlare di risparmi per quelle aree del nostro Paese dove si registrano da sempre sprechi conclamati - rileva Zaia -, dove i denari pubblici vengono scialacquati a danno non solo delle popolazioni locali mal amministrate, ma anche di quelle regioni, come il Veneto e l'Emilia Romagna, che con grande impegno, capacità di gestione e programmazione, riescono nonostante le difficoltà a garantire un'offerta sanitaria di eccellenza'”.  “Da tempo sostengo con forza che i tagli lineari non sono più ammissibili - prosegue Zaia - perché sanciscono quel metodo aberrante in base al quale chi amministra male ci guadagna e chi opera con senso di responsabilità viene castigato. Quanto dobbiamo ancora aspettare perché Governo e Parlamento italiani si decidano a varare quello strumento di giustizia che sono i costi e i fabbisogni standard? E' dalla modifica del Titolo V della Costituzione e dall'approvazione delle norme sulla devolution - conclude Zaia - che questa riforma semplice ma di straordinaria efficacia avrebbe potuto vedere la luce, e invece siamo ancora qui a invocarla”. 
 IV Conferenza Nazionale sulla disabilità: materiale informativo - 1307.2013

ANSA/ Disabili: Giovannini, piu' fondi per inserimento lavoro A Bologna la seconda giornata della Conferenza nazionale

Sanita': Errani, fare risparmi di 11 miliardi? E' demagogia 'Siamo agli ultimi posti Ocse per spesa sanitaria'

Disabili: Errani, lavorare su integrazione socio-sanitaria 'Ci sono azioni che si possono fare e che non hanno costi'

DISABILI: ERRANI, CONTRO FALSI INVALIDI SERVE SCELTA RADICALE E IN TEMPI BREVI

(ER) DISABILI. ERRANI: STOP A QUESTI CONTROLLI SU FALSI INVALIDI "NON FUNZIONANO, SONO COSTOSI E CRIMINALIZZANO"

(ER) SANITA'. ERRANI: RISPARMI PER 10-11 MDL? E' SOLO DEMAGOGIA "ITALIA A ULTIMI POSTI IN GRADUATORIA OCSE PER FONDI A SETTORE"

SANITA': ERRANI, CHI ANNUNCIA RISPARMI PER 10-11 MLD DI EURO FA DEMAGOGIA

SANITA': ERRANI, ANNUNCIO 10 MLD POSSIBILI RISPARMI E' DEMAGOGIA

FALSI INVALIDI: ERRANI, RIVEDERE TUTTO IL SISTEMA DEI CONTROLLI

Sanita': Zaia, basta a tagli lineari sto con Vasco Errani

[Veneto] ZAIA: “SONO CON ERRANI PER DIRE BASTA AI TAGLI LINEARI ALLA SANITA’. QUANTO DOBBIAMO ANCORA ATTENDERE I COSTI E FABBISOGNI STANDARD?”

DISABILITÀ. D'ALIA: PRESTO MISURE PER DIVERSAMENTE ABILI

WELFARE: GIOVANNINI, SU DISABILITA' SERVE CAMBIAMENTO CULTURALE



( red / 15.07.13 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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