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Regioni.it

n. 2398 - giovedì 5 dicembre 2013

Sommario3
- Costi standard: definite le tre Regioni di riferimento
- Costi standard: esempio di federalismo responsabile
- Regioni preoccupate per ammortizzatori sociali in deroga
- Zaia: scelta Regioni Benchmark dà spinta positiva a nuovo Patto Salute
- Chiodi: proposto regioni di riferimento, Umbria, Veneto ed Emilia-Romagna
- Welfare: Rambaudi, serve un patto Stato-Regioni-Enti locali

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Costi standard: definite le tre Regioni di riferimento

Si tratta di Umbria, Emilia-Romagna e Veneto

(regioni.it) “Sono state le Regioni a proporre l'introduzione dei costi standard per evitare i tagli lineari e per lavorare nella direzione di una maggiore qualità ed efficienza del servizio sanitario nazionale”, lo ha ricordato la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al termine dei lavori della Conferenza delle Regioni che oggi ha presieduto e che ha individuato per la Conferenza Stato Regioni le tre Regioni di riferimento per la determinazione dei costi standard ai fini del riparto delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale. Sulla scorta delle cinque Regioni individuate quali eleggibili: Umbria, Emilia Romagna; Marche, Lombardia e Veneto, la Conferenza ha indicato le seguenti tre Regioni di riferimento: Umbria, Emilia Romagna e Veneto.

“La Conferenza – ha preannunciato infine la Presidente Marini - valuterà  già nella prossima seduta una proposta che individui ulteriori criteri per i costi standard in sanità per l'anno 2014”.

 COSTI STANDARD IN SANITA’: DEFINITE LE REGIONI DI RIFERIMENTO
Sanita': da Regioni proposta per ampliare Regioni benchmark Presidente Marini, ne discuteremo nei prossimi giorni 
 Conferenza Regioni 05/12/2013: dichiarazione presidente Catiuscia Marini su costi standard in sanità - Regioni 'BENCHMARK'



( red / 05.12.13 )

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Costi standard: esempio di federalismo responsabile

Conferenza stampa di Delrio, Lorenzin, Baretta e Marini

(regioni.it) La Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che il 5 dicembre ha presieduto la riunione della Conferenza delle regioni, ha rimarcato come l'avvio dell'applicazione dei costi standard si inserisca nella scia di quel “federalismo responsabile che abbiamo sempre difeso”, rientri nell'idea “dei costi standard come contributo responsabile delle Regioni alla governance della spesa sanitaria di questo Paese, come contributo di valorizzazione di buone pratiche per l'efficientamento di tutto il sistema sanitario nazionale”.
La scelta delle tre regioni benchmark per l'avvio dell'applicazione dei costi standard “è un momento molto importante perché dà un'indicazione forte di come un'assistenza di qualità possa conciliarsi con la sostenibilità economica”, ha affermato invece il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio, in una conferenza stampa al termine della riunione della Conferenza Stato-Regioni con la quale è stata formalizzata la scelta delle tre regioni benchmark per l'applicazione dei costi standard in sanità (Emilia-Romagna, Umbria e Veneto).
“Per le Regioni – ha aggiunto Marini - si tratta di una sfida alta, peché accettare i costi standard significa invertire una cultura, quella dei tagli lineari al Fondo sanitario, contribuendo invece con responsabilità a un controllo della spesa sanitaria che non significa riduzione delle prestazioni e dell'assistenza”.
Il sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, ha posto l'accento sul fatto che “revisione della spesa, qualità del servizio, federalismo sono un blocco unico sul quale si può dare segnale forte di rinnovamento e i costi standard sono punto di collegamento decisivo per tenere insieme tutto ciò. Quanto fatto oggi – ha concluso - è importante non solo per la sanità ma per un approccio generale alla spesa e ai rapporti tra entro e periferia nella qualità dei servizi”.
"Sono particolarmente soddisfatto di questo passaggio - ha proseguito Del Rio - perché la decisione di oggi consentirà di continuare il lavoro sul Patto per la salute. Siamo soddisfatti anche perché - ha aggiunto - il tema del fabbisogno standard si unisce anche al lavoro che stiamo facendo col sottosegretario Baretta sui fabbisogni di comuni e province, che è in fase avanzatissima e si inserisce sul riavvio del federalismo demaniale, in un percorso di avvio del binomio tra autonomia e responsabilità che è il binomio virtuoso del federalismo, fino ad oggi applicato con troppa poca costanza.
“Soddisfatta per questa giornata” anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,  che ha raccontato di aver “visto nascere i costi standard in bicamerale per il federalismo e ci abbiamo lavorato tantissimo, come nuovo sistema per il riparto del fondo che portasse un obiettivo di riequilibrio delle finanze anche sulla base dell'efficienza dei servizi”. “Insieme alle Regioni – ha spiegato la Lorenzin -  stiamo portando avanti un lavoro che una volta a regime porterà un risparmio, secondo le stime fatte dalla Corte dei Conti, tra i 2 e i 3 miliardi di euro, ma soprattutto garantita' processi chiari di ripartizione delle risorse”.
“Oggi - ha aggiunto il ministro - partiamo con le prime tre regioni, ma presto il sistema sarà a regime in tutto il Paese. Ma soprattutto - ha proseguito Lorenzin - da qui si parte per il Patto per la salute, sul quale stanno lavorando i tecnici del ministero insieme a quelli delle Regioni, che sarà un grande piano di riprogrammaizone del sistema sanitario nazionale che ci permetterà di mettere in efficienza i servizi, valorizzare maggiormente i Lea che hanno sofferto in alcune parti del territorio nazionale in questi anni e, attraverso un risparmio interno, di riallocare le risorse in settori strategici del Servizio sanitario nazionale in modo da renderlo sostenibile ma sempre competitivo”. Il ministro della Salute ha tenuto infine a sottolineare che "siamo in una fase di grande evoluzione della sanità italiana all'interno del sistema europeo (citando l’applicazione della direttiva europea per la mobilità transfrontaliera), un'evoluzione che va colta per permettere al nostro Paese di essere competitivo. Quella dei costi standard ha concluso Lorenzin “è una grande sfida per le Regioni, al termine della quale potremo dire di aver creato sistema omogeneo dalla Lombardia alla Sicilia”.


( red / 05.12.13 )

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Regioni preoccupate per ammortizzatori sociali in deroga

(regioni.it) Le Regioni sono preoccupate sugli ammortizzatori sociali in deroga, in particolare per le risorse 2013 e per il fabbisogno 2014.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome denuncia una situazione di grave disagio sociale presente nel Paese di fronte alla mancata copertura dei fabbisogni relativi agli ammortizzatori sociali in deroga per il 2013, che sta comportando in molte Regioni il blocco delle autorizzazioni.
La Conferenza delle Regioni che oggi è stata presieduta dalla Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha ascoltato una relazione dell’Assessore della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, (che coordina gli Assessori al lavoro per la Conferenza delle Regioni). Nel corso del dibattito sono state affrontate tre questioni vitali per la situazione attuale e il futuro degli ammortizzatori sociali in deroga: le risorse assegnate per il 2013; i nuovi criteri per l’accesso; il fabbisogno 2014.
Rispetto alle risorse finora assegnate per l’anno 2013 le Regioni hanno espresso forte preoccupazione e insoddisfazione: “il Governo – hanno spiegato la Presidente Catiuscia Marini e l’Assessore Gianfranco Simoncini – ha preannunciato per il 2013 un solo stanziamento aggiuntivo pari a 330 milioni, senza peraltro indicare tempi e modalità. Si tratta di risorse assolutamente insufficienti che non coprono il fabbisogno, basti considerare che la stima per la copertura integrale varia in un range che va da 800 milioni a un miliardo di euro”.
Quanto alla bozza di decreto relativa alla introduzione dei criteri di accesso per il 2014, tema che sarà affrontato compiutamente nella prossima Conferenza delle Regioni, “nutriamo più di una perplessità soprattutto per quello che riguarda la restrizione della platea dei lavoratori interessati, gli interventi ammissibili e gli aspetti organizzativi dei procedimenti autorizzatori. La questione più urgente e più importante – hanno aggiunto Marini e Simoncini – è che nel momento in cui si stabiliscono criteri nazionali occorre assolutamente garantire certezza di risorse, a partire dal 2014, per evitare una ‘lotteria’ degli ammortizzatori sociali”.
Inoltre Simoncini ha richiamato anche un aspetto specifico: “nella Legge di stabilità 2014 per i contratti di solidarietà di tipo B (L.236/93) viene previsto uno stanziamento pari a 40 milioni di euro per il 2014, che risulta inferiore rispetto a quanto disposto per il 2013, mentre non viene rifinanziata l’elevazione dell’integrazione dal 60% all'80% per i contratti di solidarietà di cui alla L.863/1994 e l’iscrizione alle liste di mobilità ex legge 236/93”.
“La Conferenza delle Regioni - ha concluso la Presidente Catiuscia Marini - ritiene non sostenibile l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali in deroga e chiede una riforma in chiave universalistica, al fine di garantire una uguale copertura a tutti i lavoratori”.


( red / 05.12.13 )

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Zaia: scelta Regioni Benchmark dà spinta positiva a nuovo Patto Salute

(regioni.it) Quella sui costi standard in sanità è una vittoria storica. Lo evidenzia il Presidente del Veneto, Luca Zaia, al termine della Conferenza delle Regioni del 5 dicembre 2013, che ha indicato come riferimento 2013 per i costi standard in sanità le regioni Umbria, Emilia Romagna e Veneto.
“Per il Veneto – ha sottolineato Zaia - è un momento di grande gioia e orgoglio, perchè il riconoscimento piu' importante della nostra capacita' di fare buona sanita' a costi ragionevoli è venuto dai colleghi Presidenti di Regione, che ringrazio uno per uno, favorevoli e contrari. E' una vittoria in una battaglia che conduciamo da anni, ma e' anche la vittoria dei nostri manager, medici, infermieri, operatori di ogni livello, che quotidianamente contribuiscono con il loro lavoro a rendere il loro Veneto esempio nazionale".
"Si parte dal subito, dal 2014 con tutti gli accorgimenti del caso - ha aggiunto Zaia - pensando anche ad una sorta di soft landing per le Regioni in piano di rientro. Questo passaggio - ha proseguito Zaia - rappresenta una svolta storica verso una nuova cultura della spesa sanitaria. Andava fatto gia' dieci anni fa, ma erano tempi di vacche grasse e non se ne volle sapere".
Secondo Zaia, "la scelta delle Regioni Benchmark dara' anche un'importante spinta positiva alla definizione del nuovo Patto Nazionale sulla sanita' e rendera' possibile definire una volta per tutte il riparto del Fondo Nazionale 2013 che ancora non c'è".
"Ora - prosegue Zaia, rivolgendo un ringraziamento all'assessore alla sanita' Lucio Coletto "per l'ottimo lavoro svolto" - il nostro motto deve essere gambe in spalla e lavorare, perchè mai come adesso c'è bisogno di una sanità che funzioni e che costi il giusto a prescindere da dove la si eroga. Così, lo dico da tempo, si risparmieranno 30 miliardi di euro l'anno da investire sui fronti per i quali c'e' piu' bisogno: economia, lavoro, assistenza, sanita'".
“Ringrazio il collega Maroni della Lombardia - ha  infinedichiarato Zaia - per la disponibilita' ad indicare il veneto. Vuol dire che avremo noi la responsabilità di rappresentare un grande lombardo veneto della sanità virtuosa e moderna".

 


( red / 05.12.13 )

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Chiodi: proposto regioni di riferimento, Umbria, Veneto ed Emilia-Romagna

Dichiarazioni di Lusenti, Mezzolani, Coletto, De Francisci

(regioni.it) “La nostra mission non è solo far quadrare i conti, ma fare buona sanità”. Lo ha sostenuto il  presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, al termine della Conferenza delle Regioni del 5 dicembre 2013 che ha definito le tre regioni di riferimento per costi standard in sanità.
“Io ho proposto – ha dichiarato Chiodi - come regioni di riferimento, oltre all'Umbria,  il Veneto e l'Emilia Romagna per il livello di qualita' che riescono  ad erogare tenendo i conti a posto''.
Soddisfatto l'assessore regionale alla Sanita' dell'Emilia-Romagna, Carlo Lusenti. "Non e' una gara per raggiungere un posto in classifica- commenta in una nota- ma e' il riconoscimento che il Sistema sanitario dell'Emilia-Romagna rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale. La nostra soddisfazione e' anche offrire, con l'esperienza maturata in Emilia-Romagna, un contributo concreto alla sostenibilita' del Servizio sanitario pubblico nel suo insieme. E' questo lo spirito con il quale vogliamo proseguire sul piano nazionale, assieme alle altre Regioni, un lavoro di razionalizzazione dei costi in sanità per superare le difficoltà che la crisi ci mette davanti”.
"Essere indicati dalle altre Regioni come un riferimento per la qualita'-economicita' dei nostri servizi sanitari- insiste Lusenti- rappresenta motivo di orgoglio certamente per noi, ma anche per tutti i professionisti che ogni giorno garantiscono in Emilia-Romagna una buona sanita'".
Ancher l’assessore delle Marche, Almerino Mezzolani, ha sottolineato come  "L'obiettivo era che le Regioni trovassero una intesa sui costi standard in sanita'. Per senso di responsabilita' e per tenere unita la Conferenza delle Regioni abbiamo ritenuto fosse giusto cosi'":
"Dal momento che Lombardia e Veneto avevano trovato un'intesa - ha concluso l'assessore - ci e' sembrato giusto per ragioni geo-politiche trovarlo anche noi, Marche ed Emilia Romagna".
Del resto, ha ricordato Mezzolani, le tre Regioni scelte oggi valgono solo per il 2013: si vuole infatti mettere a punto una proposta secondo la quale tutte le Regioni che abbiano i requisiti vengano considerate al fine di elaborare i costi standard. La proposta verra' inserita come emendamento alla legge di Stabilita' e modifichera', se approvata, il decreto 68 del 2011.
Per l'assessore regionale alla sanita' del Veneto Luca Coletto:  "E' un momento storico di grande soddisfazione, perche' per la prima volta si mette davvero ordine su una materia vitale per il paese come la sanita', che per anni e anni di fatto non e' stata governata. La mia e' la soddisfazione di chi vede realizzarsi un obbiettivo nel quale, con il presidente Zaia, ha sempre creduto".
L'assessore Coletto pone infine l'attenzione sull'opportunita' che, assieme ai costi standard, "si ragioni anche di dotazioni standard, intese come minimo comun denominatore per realizzare ovunque il dettato costituzionale dell'universalita' delle cure senza creare disparita' ne' nei costi ne' nel trattamento ai cittadini".
L'assessore regionale della Sanita' della Sardegna, Simona De Francisci, spiega che "E' stata una decisione condivisa che tra l'altro consente di evitare i tagli lineari in sanita' puntando su un miglioramento qualitativo dei servizi a costi adeguati e controllati. Un percorso che la Regione Sardegna, che ovviamente vede bene il ricevere la collaborazione di amministrazioni virtuose come quelle individuate oggi, sta attuando nell'ottica di un risanamento finanziario e dei servizi grazie, ad esempio, alla centralizzazione delle gare, ai risparmi sulla spesa farmaceutica, alla digitalizzazione delle prestazioni. Senza trascurare il fatto che, sulla sanita', noi siamo fuori dai piani di rientro e ci autofinanziamo".


( red / 05.12.13 )

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Welfare: Rambaudi, serve un patto Stato-Regioni-Enti locali

(regioni.it) “Un patto per il welfare” che gli assessori regionali alle politiche sociali sottoporranno prossimamente alla Conferenza delle Regioni per poi presentarlo al Governo in sede di Conferenza Stato-Regioni, dopo averlo condiviso anche con Anci, organizzazioni sindacali e terzo settore. Si tratterà di un accordo per dare vita ad una riforma del settore e individuare le risorse per la non autosufficienza e il contrasto alla povertà”. Lo ha annunciato il 5 dicembre la coordinatrice della Commissione politiche sociali per la Conferena delle Regioni, Lorena Rambaudi (Assessore della Liguria) intervenendo al convegno della Cgil alla presenza del segretario, Susanna Camusso.
“Servono - ha detto Rambaudi - 7,5 miliardi per le politiche sociali e soprattutto una riforma del welfare da parte del Governo che ponga al centro la non autosufficienza e il contrasto alla povertà come macrobiettivi per delineare i livelli essenziali minimi di assistenza, integrando risorse  nazionali e europee per coadiuvare gli sforzi che si fanno sui territori”. Secondo Rambaudi in Italia “manca completamente un'idea di sistema, ma è il momento di portarla avanti, soprattutto ora in un periodo di finanziaria in cui si continuano a proporre politiche spot senza affrontare le tematiche in maniera organica". L'assessore ligure ha proposto di “riconvertire le risorse e renderle appropriate, non in una logica di contrapposizione, tra povertà e lavoro o sociale e sanitario, ma di integrazione".
Rambaudi ha inoltre posto l'accento sul momento difficile che stanno vivendo le famiglie liguri e ha sottolineato, tra i dati presentati, quello relativo al 45% di famiglie formate da un unico componente che associa alla difficoltà economica la mancanza di una rete familiare. "Fino ad oggi - ha concluso l'assessore al welfare della Liguria- in Finanziaria il Governo non ha trovato spazio per le misure di contrasto alla povertà, ma in un momento come questo si devono trovare i 7,5 miliardi per un piano nazionale di sostegno per l'inclusione attiva”.


( red / 05.12.13 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
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