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Regioni.it

n. 2399 - venerdì 6 dicembre 2013

Sommario
- Censis: gli italiani bocciano i tagli alla sanità
- Censis: l'Italia non investe in protezione sociale
- Lorenzin: dai costi standard il nuovo Patto Salute
- "Porcellum": Caldoro, Vendola, Marini, Zaia e Maroni su sentenza Consulta
- Riparto fondo sanitario: Caldoro, risorse siano distribuite con equità
- Carrozza: posti insufficienti per medici specializzandi

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Censis: gli italiani bocciano i tagli alla sanità

Per il 40,9 % dei cittadini il servizio sanitario è inadeguato

(regioni.it) Il 41,2% degli italiani ritiene che il Servizio sanitario nazionale offre le prestazioni essenziali mentre le altre vanno pagate di tasca propria, il 14% reputa insufficiente la copertura per se' e la propria famiglia, mentre il 45% ritiene che la copertura sia sufficiente. E' quanto emerge dal Rapporto 2013 del Censis sulla situazione sociale del Paese.
Nel Rapporto si evidenzia anche un aumento del ricorso al privato o alle prestazioni in intramoenia (in strutture pubbliche ma a pagamento), anche perché ''il 27% degli intervistati, in una indagine realizzata dal Censis, dichiara che gli è capitato di dover pagare un ticket su una prestazione sanitaria superiore al costo che avrebbe sostenuto se avesse acquistato la prestazione nel privato pagando il costo per intero di tasca propria''.
Si ricorre alle cure a pagamento in strutture private in particolare per l'odontoiatria, con quasi il 90% dei cittadini che vi ha svolto estrazioni dentarie semplici, con anestesia; per la ginecologia (57%), la riabilitazione motoria in motuleso semplice (36%) e le visite ortopediche (34,4%). Ha fatto ricorso all'intramoenia il 30,7% degli intervistati per la riabilitazione motoria in motuleso semplice, il 14,7% per una ecografia all'addome completo. Il 38% degli italiani ha aumentato negli ultimi anni il ricorso al privato per la riabilitazione motoria, oltre il 35% per la colonscopia, il 34% per le visite ortopediche; per l'intramoenia invece il 23,3% degli intervistati ha aumentato il ricorso per la riabilitazione motoria, oltre il 17% per l'ecografia all'addome completo, il 16,7% per le visite ortopediche.
Dal Rapporto emerge anche che gli italiani giudicano negativamente le manovre di finanza pubblica sulla sanità, non solo perché hanno tagliato i servizi e ridotto la qualità (61%), o perché hanno accentuato le differenze di copertura tra regioni, ceti sociali (73%), ma perché hanno puntato troppo sui tagli e poco sulla ricerca di nuove fonti di finanziamento, dai fondi sanitari alle polizze malattie (67%).
Il 40,9% degli italiani ritiene ''inadeguato'' il proprio servizio sanitario regionale, percentuale che sale al 50,3% per gli abitanti del Centro e al 57,6% al Sud. Gli italiani, si nota nel Rapporto, appaiono però divisi nel giudizio sul servizio sanitario, con una netta divisione tra il Nord che ne afferma l'adeguatezza (il 49,6% nel Nord-Ovest e il 54,5% nel Nord-Est) e il Centro e soprattutto il Sud che invece li considerano in misura maggiore inadeguato.
Questo dato, unito all'aumento della compartecipazione della spesa (quella per i ticket sui farmaci è cresciuta del 117,3% dal 2008 al 2012) e della spesa privata tout court e al giudizio sull'adeguatezza della copertura farmaceutica (a fronte dell'aumento di spesa non si percepisce un aumento della copertura garantita dal Ssn per i farmaci di cui si ha bisogno), rappresenta ''un importante segnale di una progressiva contrazione di fatto della copertura pubblica che, per le zone del Paese con situazioni di offerta più precaria e per le fasce più deboli, può tradursi anche in un rischio di uscita dal servizio pubblico”.
Nel frattempo c'è un altro elemento che rischia di “scardinare l'organizzazione del sistema di welfare italiano” ed è l'aumento delle persone che vivono sole, ormai oltre 7,5 milioni (cresciute di quasi 2 milioni in 10 anni, registrando un +36,6% rispetto al 2002). Sei italiani che vivono soli su 10 non hanno scelto di farlo, anche se nella fascia fino a 34 anni oltre l'83% dichiara di farlo per libera scelta, percentuale che scende al 16% tra gli over 65.

Dal sito del Censis:

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( red / 06.12.13 )
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