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n. 2403 - giovedì 12 dicembre 2013

Sommario

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Piano "Destinazione Italia": il contributo delle Regioni

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 5 dicembre, ha approvato un documento sul Piano del Governo “Destinazione Italia” che, secondo quanto annunciato dal ministro Zanonato, dovrebbe essere varato definitivamente dal Consiglio dei Ministri in programma il 13 dicembre.
Il “Contributo delle Regioni” al Piano dell’esecutivo è stato inviato al Presidente del Consiglio, Enrico Letta ed è stato pubblicato integralmente nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it.
Si riporta di seguito la sola premessa al testo.
Premessa
Le Regioni valutano positivamente il documento in termini generali in quanto propone un programma di interventi su tutti i settori che impattano sul tema dell’attrazione di investimenti e che costituiscono il contesto generale per realizzare nel Paese la competitività necessaria per favorire la scelta di investimento.
Le Regioni ritengono, tuttavia, fondamentale che il Piano valorizzi la struttura territoriale e istituzionale del Paese per mettere a sistema il patrimonio di conoscenze e le valide esperienze amministrative attuate sul territorio in materia di attrazione degli investimenti esteri.
A tal fine, apprezzano il riferimento contenuto nel Piano alla necessità di un coinvolgimento pieno delle sedi di concertazione interistituzionali e, in particolare, della Conferenza Unificata.
Al riguardo, anche nella fase di attuazione delle specifiche misure contenute nel Piano, sarà fondamentale il rispetto di tale obiettivo. E’ necessario, pertanto, prevedere di volta in volta lo strumento più idoneo per assicurare il coordinamento tra i diversi livelli di governo, nel rispetto delle competenze costituzionalmente garantite e tenendo conto dell’obiettivo strategico dello sviluppo economico del Paese.
E’ apprezzabile anche il fatto che si è stabilito finalmente un approccio sistemico al tema dell’attrazione degli investimenti, ma d’altra parte permangono alcune criticità dovute ad incertezze del quadro normativo e a carenze della macchina pubblica che andrebbero risolte per rendere effettivi gli interventi previsti.
A titolo meramente esemplificativo, si evidenziano di seguito alcuni aspetti che andrebbero comunque affrontati e che esulano dai contenuti specifici del Piano Destinazione Italia, ma che risultano fondamentali se si vuole effettivamente consentire un salto di qualità all’Italia quale paese appetibile per gli investitori esteri.
In primo luogo, andrebbe in via preliminare fatta chiarezza sulla governance complessiva per l’attrazione degli investimenti, definendo il ruolo che i vari soggetti individuati dovranno svolgere a livello nazionale. Si evidenzia, in questo senso, anche la necessità di condividere un linguaggio “comune” tra gli addetti ai lavori sul tema “attrazione degli investimenti” e sui flussi di informazione sulle fasi del progetto di attrazione.
In tale ambito, inoltre, è necessaria la verifica a livello nazionale delle attività svolte dalle ambasciate e dagli uffici all’estero in materia di attrazione degli investimenti esteri.
Altra questione ritenuta fondamentale per favorire la realizzazione del piano di investimento e che si lega strettamente alla necessità di una governance forte tra lo Stato e le Regioni in tale materia, attiene sia alla certificazione che alla definizione di modelli standard di procedure per la segnalazione dei diversi progetti di investimenti, tenendo in considerazione le modalità e i criteri di selezione delle offerte concorrenti dei pacchetti localizzativi.
A supporto delle attività dei vari soggetti coinvolti, infine, si auspica la realizzazione a livello centrale di una Banca dati di professionisti a supporto degli investitori e di un Dossier informativo di tipo fiscale.
Tutto ciò premesso le Regioni ritengono utile fornire il proprio contributo a “Destinazione Italia” che viene articolato sulle singole misure del Piano.
Il piano “destinazione Italia” è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri in una prima versione il 19 settembre.
Link dal sito di Palazzo Chigi


( red / 12.12.13 )

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Le piccole e medie imprese e l'accesso al credito: politiche regionali

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il 5 dicembre un documento sulle politiche regionali per l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese e il sostegno del sistema delle garanzie.
Il documento è stato pubblicato integralmente sul sito www.regioni.it (nella sezione “Conferenze”) ed è stato inviato al Presidente della Commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone. Nell'ambito di detta Commissione si è infatti conclusa da poco un'indagine conoscitiva sugli strumenti fiscali e finanziari a sostegno della crescita, anche alla luce delle più recenti esperienze internazionali. 
Si riporta di seguito il testo senza l’allegato:
Premessa
L’accesso al credito rappresenta, specie negli ultimi anni, un elemento di forte criticità per le PMI che, con l’acuirsi della crisi economico-finanziaria, hanno visto un progressivo irrigidimento nelle relazioni con il sistema bancario, con una continua contrazione dell’erogazione del credito. Tale consapevolezza ha portato nel nostro Paese alla creazione di un vero e proprio sistema delle garanzie con lo sviluppo di strumenti di ingegneria finanziaria, costituito da una componente pubblica (es. Fondi europei, nazionali e regionali di garanzia e di controgaranzia) e da una privata (es. confidi che rappresentano strutture di garanzia mutualistica tra le imprese). A livello nazionale si richiama, a tal proposito, l’istituzione del Fondo centrale di garanzia (FCG) quale strumento principale agevolativo pubblico, che assicura la concessione di una garanzia di ultima istanza da parte dello Stato a favore di banche, intermediari finanziari, società finanziarie per l’innovazione e confidi, a fronte di finanziamenti concessi dalle banche alle PMI.
Parimenti, anche le Regioni già da tempo hanno messo in atto strategie di policy che sono volte, da un lato, ad agevolare il finanziamento delle imprese e, dall’altro, a sostenere i sistemi di garanzia del credito e, in special modo, i confidi, da sempre strumenti utili a facilitare l’accesso al credito di fasce più ampie di imprese, attraverso la mitigazione del rischio di credito per le banche.
1. Fondo Centrale di Garanzia
A livello centrale opera il Fondo Centrale di Garanzia (FCG) che è uno strumento del Ministero dello Sviluppo Economico, istituito con l’art. 2, comma 100, lettera a) della Legge n. 662/1996 “Misure di razionalizzazione per la finanza pubblica” con lo scopo di “assicurare una parziale assicurazione ai crediti concessi dagli istituti di decreto a favore delle piccole e medie imprese”. Con tale strumento si intende favorire l’accesso al credito da parte delle PMI mediante la concessione di una garanzia pubblica. La legge ha previsto che la gestione del FCG fosse affidata, con compiti diversi, ad un Comitato di Gestione e ad un Soggetto Gestore (attualmente costituito da una ATI con capofila Medio credito centrale). Nel Comitato di Gestione vi è un rappresentante della Conferenza delle Regioni. Il FCG opera su tutto il territorio nazionale ad eccezione delle Regioni in cui limita il proprio intervento alla controgaranzia dei fondi regionali di garanzia e dei consorzi di garanzia collettiva fidi.
La Conferenza Unificata nella seduta del 26 luglio 2001 ha stabilito le modalità e le procedure idonee affinché una Regione possa chiedere di limitare l’intervento del FCG. Con delibera del 28 novembre 2002 la C.U. ha individuato la Regione Toscana quale Regione sul cui territorio il FCG limita i propri interventi alla controgaranzia dei fondi regionali e dei Confidi. Analogamente con delibera del 10 dicembre 2003 della C.U. è stata individuata anche la Regione Lazio. Con nota dell’8 ottobre 2013, la Regione Lazio ha chiesto alla Conferenza Unificata di revocare la delibera del 10 dicembre 2003.
Dal 2008 il FCG è stato rafforzato con numerosi interventi, di cui si riportano i principali:
• un ampliamento della dotazione finanziaria – stanziati circa 2 MLD di euro per gli anni 2008-2012;
• la previsione della possibilità di un incremento della dotazione mediante apporti da parte di Regioni, banche o altri Enti e organismi pubblici (cfr. art. 11, comma 5 D.L. 185/2008) secondo modalità stabilite con il successivo D.M. del 26 gennaio 2012 (Es: Protocollo intesa MISE e 19 CCIAA del 19 dicembre 2012; Delibere Regione Campania n.52/2013 e n.378/2013; Delibera Regione Lazio n.338/2013);
• l’innalzamento dell'importo massimo garantito a 2,5 milioni di euro per alcune di tipologie di operazioni, la previsione di una copertura fino all’80% a seconda della tipologia di operazione;
• l'estensione dell'operatività ad imprese prima escluse quali artigiani, (art. 11 D.L. 29 novembre 2008, n. 185), cooperative, autotrasporti (Decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 27 luglio 2009), professionisti iscritti agli ordini professionali e a quelli aderenti alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal MISE (art. 1 D.L. 21 giugno 2013, n. 69);
• il riconoscimento della garanzia di ultima istanza dello Stato sulle garanzie concesse (cfr. art. 11, comma 4 D.L. 185/2008);
• l’approvazione delle modifiche ai criteri oggettivi sulla autorizzazione dei Confidi e degli altri fondi di garanzia a certificare il merito del credito delle imprese (Decreto 18 marzo 2011);
• l’istituzione nell’ambito del FCG e in attuazione dell’Azione di “Capitalizzazione delle PMI e accesso al credito” di una speciale riserva finalizzata a sostenere l’accesso al credito delle PMI ubicate nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza (Decreto 11 dicembre 2009);
• creazione di una sezione dedicata all’imprenditoria femminile, nata dalla collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (Convenzione 14 marzo 2013);
• possibilità alle start up innovative e agli incubatori certificati di accedere al FCG gratuitamente e secondo modalità semplificate (D.M. 26 aprile 2013);
• la possibilità da parte del Fondo di concedere ai soggetti richiedenti e nel limite delle risorse finanziarie, garanzie su portafogli di finanziamenti, a copertura di una quota delle prime perdite sui portafogli medesimi, al fine di agevolare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese (D.M. 24 aprile 2013);
• il rafforzamento da ultimo in attuazione del D.L. 69/2013 del FCG, attraverso l’emanazione di un decreto del Ministro dello sviluppo economico, in corso di adozione, contenente disposizioni volte ad assicurare un più ampio accesso alle PMI (attraverso l’aggiornamento dei criteri di valutazione delle imprese; l’incremento della garanzia diretta del FCG fino all’80% dell’ammontare dell’operazione finanziaria per le operazioni di anticipazione del credito alle imprese che vantano crediti verso la Pubblica amministrazione; le operazioni in favore di imprese ubicate in aree di crisi; le operazioni della sezione speciale riservata alle PMI di autotrasporto di merci per conto di terzi; semplificazione delle procedure e delle modalità di presentazione delle richieste attraverso il ricorso a modalità telematiche di ammissione della garanzia e di gestione delle relative pratiche; garanzia dell’effettivo trasferimento dei vantaggi della garanzia pubblica alle PMI beneficiarie dell’intervento); alla limitazione del rilascio della garanzia del FCG alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed erogazione; alla previsione di specifici criteri di valutazione per l’ammissione al FCG delle imprese sociali nonché delle cooperative sociali.
Dalle relazioni del Comitato di gestione del FCG (dicembre 2012 e giugno 2013) emerge che:
- nel 2012 le richieste di accesso al FCG mostrano una dinamica positiva. Le domande pervenute, pari a 62.069, evidenziano un aumento del 3,5% rispetto al 2011. Nel 2012 sono state accolte 61.408 operazioni (+11,2% rispetto all’anno precedente), per un volume complessivo di finanziamenti accolti, pari a 8,2 mld di euro e un importo garantito pari a 4 mld di euro; tendenza che viene confermata dall’andamento del I semestre del 2013 che registra un aumento delle domande del 26,2% e di quelle accolte (+28%) rispetto allo stesso periodo del 2012;
- rispetto al complesso delle richieste accolte, gli interventi in controgaranzia nel 2012 rappresentano la quota prevalente (67,3% del totale con 41.309 operazioni) seguite dalle domande di garanzia diretta (32,5% del totale con 19.984 operazioni) e di cogaranzia (115 operazioni);
- nel I Semestre 2013 si rileva un incremento maggiore della garanzia diretta (+68,6%) rispetto all’incremento della controgaranzia (+8,9%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
2. Il sistema delle garanzie a livello regionale
Da un recente monitoraggio effettuato nel 2013 dalla Commissione Attività Produttive sul sistema delle garanzie emergono, in linea generale, alcuni principali interventi di politica pubblica regionale:
- la costituzione di Fondi di garanzia per le PMI detenuti e gestiti direttamente da soggetti pubblici (Regioni) o parapubblici (finanziarie regionali, Confidi di II livello). La maggior parte delle Regioni ha costituito Fondi di garanzia, finanziati tramite risorse sia regionali (circa 272 milioni di euro) sia di origine comunitaria (circa 375 milioni di euro FESR). Si rileva che le Regioni del Mezzogiorno hanno utilizzato in prevalenza fondi comunitari;
• la costituzione di fondi monetari presso la banca finalizzati alla copertura delle c.d. “prime perdite” di un portafoglio crediti (tranched cover), per agevolare l’accesso al credito da parte di micro piccole o medie imprese. Si tratta di uno strumento innovativo di garanzia, sperimentato da poche Regioni per il quale lo stanziamento complessivo ammonta a circa 33 milioni di euro;
• il rafforzamento patrimoniale del sistema dei Confidi (costituzione di Fondi rischi a favore dei Confidi e di Fondi indirizzati a specifiche tipologie di intervento; interventi finanziari concessi sotto forma di prestiti subordinati a favore di Confidi). La patrimonializzazione dei Confidi ha interessato la maggior parte delle Regioni attraverso l’utilizzo di fondi sia FESR (circa 155 milioni di euro) che regionali (circa 147 milioni di euro). Si rileva che i fondi comunitari sono stati utilizzati soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno.
Si evidenzia che, dai dati forniti dalle Regioni, le stesse hanno stanziato complessivamente nell’attuale programmazione 2007-2013 circa 1 MLD di euro per gli interventi a favore dell’accesso al credito, utilizzando per il 54% le risorse FESR e per il 46% le risorse regionali.
L’analisi, peraltro, ha evidenziato come le Regioni abbiano sviluppato modelli di governance diversi che danno conto della differente intensità dell’intervento pubblico nel sistema delle garanzie. Pertanto, mentre in alcune amministrazioni regionali si è privilegiata la costituzione di finanziarie regionali operanti come garanti e/o gestori di Fondi di garanzia (es. Lazio e Veneto), in altre si è sostenuto maggiormente il sistema privato dei confidi, in considerazione dell’importanza della funzione svolta a sostegno dell’accesso al credito delle MPMI, quali facilitatori delle relazioni con il sistema bancario per il superamento della progressiva restrizione nell’erogazione dei finanziamenti. In linea generale, sono riscontrabili alcuni modelli:
- modello del Confidi unico di primo grado intersettoriale. In questo caso, la Regione si muove nell’ottica di razionalizzare i confidi di primo grado, per la realizzazione di un confidi unico regionale intersettoriale (es. P.A. Trento, Piemonte);
- modello del Confidi unico intersettoriale di secondo grado che svolge le funzioni di controgaranzia a favore dei confidi di minore dimensione (es. Lombardia, Umbria; Marche);
- modello “a rete”. Si prevede la creazione di una rete regionale di garanzia attorno a pochi soggetti di grandi dimensioni (es. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Toscana).
3. Possibili linee di Sviluppo degli strumenti per l’accesso al credito
Nell’ottica di migliorare l’accesso al credito da parte delle PMI e al tempo stesso di meglio integrare i diversi sistemi delle garanzie, tramite un utilizzo più efficiente del FCG, si riportano alcune possibili linee strategiche di sviluppo:
• la previsione di una operatività esclusiva in controgaranzia dei Confidi fino a determinati importi per le imprese di piccole dimensioni. Tale previsione potrebbe consentire un maggiore accesso al FCG per le imprese di piccole dimensioni e per operazioni di importo più contenuto;
• la previsione di una operatività semplificata dei meccanismi di accesso, snellendo le procedure per la presentazione delle domande che, per pratiche di importo limitato, appaiono molto complesse;
• la previsione di una modifica della governance del FCG, al fine di assicurarne una più efficace funzionalità e, al contempo, una maggiore rappresentatività regionale. In tal senso, la Conferenza delle Regioni nel documento di parere presentato al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” ha inserito un emendamento volto a sostituire l’attuale Comitato di gestione con due nuovi organismi: un organismo ampio e rappresentato con funzioni di proposta/monitoraggio e un organo più snello deputato alla gestione e alla definizione degli aspetti tecnici relativi alla gestione;
• una migliore informazione alle imprese sulle possibilità offerte dal Fondo, sui costi e i processi di richiesta, valutazione ed erogazione e sui processi di accreditamento degli intermediari;
• una corsia preferenziale nella concessione di controgaranzie alle strutture che gestiscono fondi regionali per le garanzie;
• l’abbattimento dei costi di accesso, con gratuità quantomeno nei riguardi delle strutture che gestiscono fondi regionali per le garanzie;
• la verifica dei processi del Fondo finalizzata all’individuazione di modalità operative che consentano una maggiore certezza dell’esito e dei tempi di rilascio della garanzia/controgaranzia.
4. Conclusioni
La crisi economica, da un lato, e la contrazione delle risorse finanziarie1, dall’altro, hanno spostato l’attenzione dell’intervento pubblico a sostegno delle imprese sulle politiche di accesso al credito, cercando di garantire la tenuta del nostro sistema produttivo, implementando l’offerta di liquidità per le imprese. L’emergenza ha determinato la necessità di incentrarsi più sul mantenimento del sistema produttivo, piuttosto che sul finanziamento degli investimenti produttivi e quindi sullo sviluppo economico.
I più recenti interventi normativi statali sul FCG sono stati pertanto volti ad assicurare un più ampio accesso al credito ad un numero maggiore di imprese e di settori di attività delle stesse, anche attraverso l’aggiornamento dei criteri di valutazione delle imprese, in funzione del ciclo economico e dell’andamento del mercato finanziario.
Si sottolinea, tuttavia, che il Fondo centrale di garanzia dovrebbe rappresentare lo strumento attraverso il quale favorire l’accesso al credito da parte delle imprese sane che, in questa particolare congiuntura, si possono trovare in una momentanea condizione di difficoltà.
Inoltre, il Fondo nell’ultimo anno ha aumentato del 25% le domande accolte e ha nel contempo registrato un aumento apprezzabile delle sofferenze. Peraltro, dalle statistiche si rileva, come già detto, un forte incremento delle garanzie dirette che ha portato tale strumento di fatto ad esercitare una concorrenza nei confronti dell’operatività dei Confidi.
Proprio a quest’ultimo riguardo, in considerazione dell’ingente sforzo finanziario che le Regioni hanno impiegato nel sostegno del sistema delle garanzie e dei Confidi, è importante un approfondimento tra lo Stato e le Regioni per rendere più coerenti ed efficienti sia le riforme normative già acquisite in materia e sia gli strumenti le politiche pubbliche messi in campo in questi anni.
Si tratta di operare un’armonizzazione del sistema nazionale e regionale che consenta di indirizzare effettivamente le risorse pubbliche direttamente a favore del tessuto produttivo. Ciò anche e soprattutto in considerazione del fatto che le politiche di accesso al credito stanno assumendo una forte rilevanza quale asset strategico della nuova fase di programmazione comunitaria 2014-2020.


( red / 12.12.13 )

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Errani scrive a Giovannini su ipotesi riduzione cig

Lettera Emilia Romagna sottoscritta da tutte le parti sociali

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) La cassa integrazione in deroga ridotta a 8 mesi può alimentare il disagio sociale. Una lettera inviata al ministro del Lavoro Enrico Giovannini a firma del presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, e sottoscritta da tutte le parti sociali della regione, evidenzia le criticità relative all’ipotesi di decreto legge per la cassa integrazione in deroga che il governo vorrebbe ridurre da 12 a otto mesi per il 2014, con ulteriori tagli nel 2015.
Errani, i sindacati e le associazioni di categoria, compresa Confindustria, fanno fronte comune. In Emilia-Romagna, infatti, si lavora ad un accordo che preveda comunque la copertura della cig in deroga per 12 mesi consecutivi per il 2014, cercando di trovare le necessarie coperture finanziarie.
E’ quindi un preventivo “allarme” alla bozza di decreto che limiterebbe ad otto mesi per l'anno a venire la possibilità di cassa integrazione in deroga, riducendoli a quattro per il 2015.
La lettera è stata indirizzata al ministro del Lavoro Enrico Giovannini, e firmata dal presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani e sottoscritta da Cgil-Cisl-Uil, Confindustria, associazioni artigiane, del commercio, agricole, centrali cooperative, Comuni e Province, chiedendo il ripristino della deroga con le modalità “in atto lo scorso anno", "o sterilizzare il periodo degli ammortizzatori ordinari, facendo ripartire da capo il contatore dei provvedimenti ordinari che prevedono nel quinquennio 36 mesi tra cassa ordinaria e straordinaria".


( red / 12.12.13 )

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Fondi strutturali 2014-2020: Regioni Centro Nord definiscono un accordo

La soddisfazione di Cota e Theiner

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) “Abbiamo chiuso un accordo complessivo per il riparto dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020. Rispetto alle ipotesi del Governo - che prevedevano stanziamenti molto più bassi – ora alla Regione Piemonte vanno complessivamente 2.160 milioni di euro suddivisi in 1.880 milioni per Por, Fesr e Fse e 280milioni di quota con ricaduta sul Piemonte del Pon nazionale”. Lo ha dichiarato il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, al termine di una riunione delle Regioni del Nord e del Centro Italia, che si è tenuta presso al sede della Conferenza delle Regioni per il riparto dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020.
“Siamo soddisfatti, sia con riferimento all'importo complessivo, che alla quota pro-capite che si attesta tra le più alte - aggiunge Cota -. Rimane la contrarietà rispetto alla politica del governo nazionale che ha stanziato 1.800 milioni in meno a livello di cofinanziamento. Abbiamo comunque adempiuto – ha concluso Cota - al mandato conferito dal Consiglio regionale”.
Soddisfatta anche la Provincia autonoma di Bolazano.  Sono infatti notevolmente aumentati rispetto agli ultimi 7 anni i finanziamenti UE di cui potrà beneficiare l'Alto Adige fino al 2020: la conferma arriva da Roma dal vicepresidente della Provincia Richard Theiner, che in rappresentanza del presidente Luis Durnwalder ha partecipato il 12 dicembre alla riunione decisiva nella sede della Conferenza delle Regioni, dove è stata raggiunta un'intesa sulla ripartizione dei fondi europei tra le aree del nord e del centro (il cosiddetto Obiettivo 2 dell'UE). Spalmato in 7 anni, l'aumento di risorse per la Provincia corrisponde al 15% in più (233 milioni di euro). "Questi mezzi saranno messi a disposizione del Fondo europeo di sviluppo regionale FESR e del Fondo sociale europeo FSE", spiega Theiner. Non è stata invece ancora definita la ripartizione delle risorse europee per il Fondo di solidarietà e coesione previsto per i grandi progetti infrastrutturali. "Ma è certo che anche in questo settore l'Alto Adige potrà contare su maggiori fondi rispetto ai 72 milioni degli ultimi sette anni", aggiunge Theiner in una notta diffusa dalla Provincia autonoma di Bolzano. Il vicepresidente, che aveva concordato la posizione altoatesina con il Presidente Durnwalder e il successore designato Arno Kompatscher, sottolinea che è stata così raggiunta una soluzione complessiva soddisfacente e vantaggiosa per l'Alto Adige. Il direttore della Ripartizione provinciali Affari europei Thomas Mathà, che ha partecipato al vertice decisivo a Roma, ricorda che i nuovi criteri di ripartizione dei fondi UE valorizzano l'Alto Adige all'interno delle Regioni: “I criteri non tengono conto soltanto della situazione economica e territoriale, come finora, ma anche di quella sociale”.


( red / 12.12.13 )

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Istat: segnali di ripresa da export

Aumenta l'export delle Regioni nel terzo trimestre del 2013

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) L'Istat rileva che l'export delle Regioni nel terzo trimestre del 2013, rispetto ai tre mesi precedenti, aumenta. Sono soprattutto le  regioni dell'Italia nord-occidentale ad avere una maggiore espansione delle vendite all'estero (+3,7%). La crescita congiunturale e' piu' contenuta per l'Italia nord-orientale (+1,0%) e l'Italia meridionale e insulare (+0,8). Le esportazioni dell'Italia centrale sono in leggera flessione (-0,3%).
Nei primi nove mesi del 2013, tra le regioni che presentano i contributi maggiori alla diminuzione delle esportazioni nazionali, si segnalano Sicilia (-14,9%), Puglia (-15,8%), Toscana (-2,7%), Sardegna (-13,1%) e Liguria (-7,1%); contrastano in misura significativa la diminuzione dell’export le Marche (+12,7%), il Piemonte (+2,9%), il Veneto e l’Emilia-Romagna (entrambe +2,0%) (Figura 1).
Le altre regioni che fanno registrare una diminuzione delle esportazioni più marcata di quella media nazionale sono Molise (-10,3%), Calabria (-7,6%), Umbria (-6,9%), Basilicata (-3,4%), Abruzzo (-3,3%), Valle d’Aosta (-3,0%), Friuli-Venezia Giulia (-0,7%) e Lazio (-0,4%). Per la Lombardia si registra, invece, una lieve diminuzione (-0,1%), inferiore a quella media nazionale.
La flessione tendenziale dell'export nazionale nei primi nove mesi dell'anno (-0,3%) è la sintesi del forte calo delle vendite per le regioni dell'Italia insulare (-14,3%) e meridionale (-6,1%) e della crescita conseguita dall'Italia nord-orientale (+1,8%) e, in misura meno intensa, dalle ripartizioni nord-occidentale (+0,3%) e centrale (+0,2%).
Nei primi nove mesi del 2013 risultano in forte contrazione tendenziale le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti da Toscana, Lombardia e Puglia e di prodotti petroliferi raffinati da Sicilia, Lazio e Sardegna.
Nello stesso periodo, l'aumento delle esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Lazio e Marche, di autoveicoli dal Piemonte e di macchinari e apparecchi n.c.a dalla Toscana e dall'Emilia-Romagna contribuisce a ridurre la flessione dell'export.
 
 

 

Esportazioni regioni italiane

 

Conoscenza dei dati economici dei consumatori

 



( red / 12.12.13 )

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Vendola: sì ad ingresso Albania in UE

Incontro con il premier Rama

(Regioni.it 2403 - 12/12/2013) Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, sostiene l’ingresso nell’Unione Europea dell’Albania.
"Noi consideriamo gli albanesi – afferma Vendola, dopo l’incontro con Edi Rama, primo ministro dell'Albania  - costruttori dell'Europa, li sentiamo Europa e faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per ricevere il dono della loro presenza nella storia del cammino dell'Unione europea".
“Va molto bene che si colgano occasioni per irrobustire contatti e rapporti, va soprattutto molto bene questa confidenza crescente che abbatte ogni pregiudizio. Per noi - ha aggiunto Vendola - l'Albania e' sorella ed e' un pezzo pregiato dell'Europa che vogliamo".
L'incontro è avvenuto nell'ambito del convegno su "Alterenergy", progetto strategico di cooperazione con l'Albania e altri paesi dell'Adriatico sulle energie rinnovabili, "e' stata l'occasione - ha spiegato Vendola - per complimentarci con lui della vittoria nelle recenti elezioni politiche generali e per rappresentargli sentimenti di amicizia antica, sempre rinnovata con il popolo albanese, d'interesse per la vita di una nazione sorella e di esprimere l'auspicio che i rapporti gia' molto intensi tra i sistemi economico-imprenditoriali di Puglia ed Albania possano ulteriormente intensificarsi''.
Edi Rama, primo ministro dell'Albania, dichiara: "Abbiamo cominciato dalla Puglia un viaggio di diversi mesi e con diverse tappe per far passare un messaggio chiaro: vogliamo accogliere a braccia aperte - ha spiegato Rama - tutti gli imprenditori che vogliono internazionalizzare, approfittare dei costi di lavoro molti competitivi e della grande volonta' del governo albanese di agevolare tutte le procedure". L'incontro ha spiegato il premier e' anche l'occasione per "rincontrare il presidente Vendola e per continuare il dialogo avviato anni fa a Tirana''.
Per ringraziarlo - ha concluso - di tutto il sostegno che non ha mai fatto mancare a livello di dialogo politico, ma anche di aiuti in momenti difficili. Penso alla sua generosita' nell'accogliere qui delle persone bisognose di terapie mediche d'urgenza e per questo saremo sempre grati alla Regione Puglia".



( red / 12.12.13 )
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