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Regioni.it

n. 2443 - venerdì 21 febbraio 2014

Sommario
- Istruzione e formazione professionale: accordo su esami
- Ocse: liberalizzare professioni chiuse e aumentare rete sociale
- Fondi non autosufficienza e politiche sociali: posizione delle Regioni
- Piano "garanzia giovani": regioni su accordo per piattaforma tecnologica
- Corte dei Conti: attenzione a gettito dalla legge di stabilità
- Chiusura piccoli aeroporti: l'allarme di Unioncamere

+T -T
Ocse: liberalizzare professioni chiuse e aumentare rete sociale

Pericolo bassa crescita

(Regioni.it 2443 - 21/02/2014) "Diversi anni di consolidamento fiscale - scrive l'Ocse - aggiustamenti nei bilanci del settore privato, bassa fiducia e disponibilita' di credito ridotta hanno lasciato l'Italia con un tasso di disoccupazione a due cifre e nessun segno di un'inversione rapida e autosufficiente".
L’Ocse inoltre sostiene che a livello internazionale ci sia il pericolo di un calo strutturale dell’economia e pertanto c’è il rischio di una bassa crescita: “La diffusa decelerazione nella produttivita' dall'inizio della crisi potrebbe presagire l'inizio di una nuova era di bassa crescita”.
Lo scrive nell'introduzione al rapporto 'Going for Growth' il capo economista dell'Ocse, Pier Carlo Padoan, secondo cui il calo dei tassi di crescita globale potrebbe essere diventato strutturale.
Per l'Italia, l'Ocse chiede di modificare la politica del lavoro “tutelando maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto di lavoro in se'' sostenendo che non ci sono segnali di inversione di tendenza sulla dissoccupazione.
Parla poi di “qualche passo avanti' su riforme strutturali e liberalizzazioni, ma chiede 'ancora sforzi ulteriori”.
L'Italia ha fatto "qualche passo avanti" su riforme strutturali e liberalizzazioni, ad esempio sugli orari dei negozi. Ma "servono ancora sforzi ulteriori", scrive l'Ocse. In particolare, per Italia, Grecia e Spagna "rimane valida la raccomandazione di liberalizzare le professioni chiuse".
L'Ocse chiede anche di riformare la contrattazione collettiva affinche' la negoziazione salariale sia piu' "reattiva" rispetto alle condizioni del mercato del lavoro.
Si ricorda anche la priorita' di ribilanciare la protezione dai posti di lavoro ai lavoratori alleggerendo la protezione dei lavoratori per alcuni tipi di contratto e aumentando la rete di protezione sociale.
L'Ocse riconosce all'Italia alcune riforme del mercato del lavoro, in particolare il ricorso obbligatorio alla conciliazione e l'introduzione graduale di una assistenza universale alla disoccupazione come previste dalla riforma Fornero e con l'introduzione dell'Aspi.
Ma l’Ocse ritiene, in particolare, che "una parte difficile della riforma sara' combinare con efficienza tutti gli elementi di supporto e attivazione": in particolare il training e le agenzie di collocamento, previste a livello regionale, con la fornitura dei sussidi che avvengono invece a livello nazionale.
Per ridurre i loro ritardi nella formazione, inoltre, Italia e Portogallo dovrebbero secondo l'Ocse riformare l'educazione professionale.
Per migliorare la competitivita', secondo l'Ocse l'Italia deve poi "ridurre le barriere alla concorrenza, aumentando l'applicazione della legge a tutti i livelli, riducendo la proprieta' pubblica e i ritardi della giustizia civile".
Secondo Padoan "e' improbabile che la creazione piu' rapida di posti di lavoro sia sufficiente per riportare i tassi di occupazione ai livelli pre-crisi, men che meno a livelli capaci di compensare l'impatto dell'invecchiamento della popolazione nei Paesi avanzati". Vi e' infatti una contrazione della produttivita' fra i cui motivi spicca in modo "preoccupante" il "marcato rallentamento nell'attivita' di commercio globale". Il commercio internazionale, infatti, oltre ad essere un fondamentale "vettore di diffusione di conoscenza e tecnologia", e' anche uno stimolo alla produttivita' "attraverso una piu' forte pressione competitiva nei mercati interni".
Padoan  sottolinea che negli ultimi tre anni a fare riforme strutturali sono stati soprattutto i Paesi "entrati nella crisi con ampi deficit di bilancio", mentre quelli in surplus sono andati piu' a rilento. 
A preoccupare l'Ocse e' in particolare la disoccupazione di lunga durata (un anno o piu'), che con la crisi e' inesorabilmente aumentata: nel 2011 riguardava gia' oltre la meta' dei senza lavoro italiani, il 51,9%, e nel 2012 ha toccato quota 53%.

 

 


( red / 21.02.14 )
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