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Regioni.it

n. 2503 - venerdì 23 maggio 2014

Sommario
- Cultura e turismo: Consiglio dei Ministri vara Decreto
- Accordo Electrolux: via libera dai lavoratori
- Marini: cure palliative caratteristiche fondanti di un moderno servizio sanitario
- Va all'Umbria la "Gerbera d'oro 2014"
- Lotta al dolore: 151 iniziative in 16 Regioni
- Istat aggiorna dati economici: vendite, retribuzioni, export

XIII Giornata Nazionale del Sollievo

+T -T
Va all'Umbria la "Gerbera d'oro 2014"

Menzioni speciali anche per Lombardia e Molise

(Regioni.it 2503 - 23/05/2014) A decorrere dall’anno 2006 è stato istituito il premio “Gerbèra d’oro” che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome assegna come riconoscimento ad una struttura sanitaria nazionale che, muovendo dalla considerazione della centralità della persona malata, si sia distinta nel sollievo del dolore e nell’affrancamento dal dolore inutile, alleviando la sofferenza non solo attraverso le terapie più avanzate, ma anche con il sostegno psicologico e la capacità di rapportarsi umanamente. Una Commissione mista formata dalle Regioni Veneto, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Puglia dalla Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti seleziona ogni anno i progetti pervenuti, accompagnati da documentata motivazione, individuando le strutture meritevoli di ricevere il premio. La premiazione avverrà in occasione della Conferenza stampa di presentazione il 23 maggio 2014 presso l’Auditorium del Ministero della Salute della “Giornata Nazionale del Sollievo”, con la partecipazione del Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin, il Presidente della Fondazione Gigi Ghirotti, Dott. Bruno Vespa ed un rappresentante della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Ai fini della valutazione, i progetti sono stati esaminati sotto il profilo dell’innovazione,  dell’originalità e della esportabilità in altri contesti; del rapporto costi/benefici alla persona sofferente e in relazione agli aspetti di umanizzazione e di coinvolgimento di chi presta le cure.
Nel 2014 sono 10 le Regioni che hanno presentato progetti per il “Premio Gerbera d’oro 2014” per un totale di 22 progetti:
Premio Gerbera d’oro 2014
 
Regione VINCITRICE :
UMBRIA
Struttura: Reparto Struttura Cpomplessa di Oncologia medica delle Aziende di Perugia e di Terni e delle aziende territoriali USL Umbria 1 ed USL Umbria 2
 
Servizio programmazione socio-sanitaria, dell’assistenza di base ed ospedaliera
Direzione salute e coesione sociale     Descrizione del Progetto/Iniziativa: Dimissioni protette e percorsi di assistenza nelle cure palliative.
Le cure palliative si rivolgono a pazienti affetti da malattie inguaribili, nel loro ultimo periodo di vita, quando le terapie non sono più efficaci o quando i pazienti stessi, consapevoli della loro situazione, lo richiedono.  L’obiettivo delle cure palliative è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e la loro famiglia attraverso:
-         servizi specialistici (terapie, controllo del dolore e di altri sintomi)
-         assistenza del malato presso la propria abitazione
-         sostegno ai familiari (supporto psicologico e sociale)
-         sostegno al lutto
Il progetto di ricerca parte dall’idea di unire energie, competenze e professionalità, valorizzando tutte le risorse attive sul territorio per garantire, ai pazienti terminali, assistenza socio-sanitaria e il passaggio protetto dall’ospedale al territorio rispondendo così al loro bisogno di non essere lasciati soli nella fase terminale della malattia.
Obiettivi: Questo progetto ha l’obiettivo di sperimentare e condividere nel territorio regionale, un modello per promuovere l’integrazione delle cure palliative nel sistema delle cure domiciliari, individuando soluzioni organizzative per promuovere, attraverso il coinvolgimento diretto di tutti i servizi territoriali,  percorsi protetti-programmati di assistenza ai malati terminali.
Risultati: Il Progetto è nella fase di raccolta e analisi dei dati quantitativi sulle dimissioni di pazienti terminali dai Reparto SC di Oncologia medica delle Aziende di Perugia e di Terni.  Sta partendo inoltre una fase di raccolta e analisi di dati qualitativi attraverso interviste e incontri con testimoni privilegiati. Nel corso della ricerca vengono ascoltati direttamente familiari di pazienti terminali, attraverso dei focus groups.
Gli aspetti critici del percorso di dimissioni protette ospedaliere e della presa in carico del paziente terminale da parte dei servizi territoriali verranno approfonditi mediante interviste ad alcuni testimoni privilegiati delle Aziende sanitarie.
L’analisi dei dati si baserà su un insieme di informazioni raccolte attraverso:
- schede di morte ISTAT (SDM)
- schede di dimissioni ospedaliera (SDO)
- schede di dimissione protetta (SDP)
- sistema regionale flussi SIAD.
 
MENZIONI SPECIALI : LOMBARDIA E MOLISE
 
LOMBARDIA. Struttura: Struttura Complessa di Oncologia: Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico San Matteo, Pavia, Nome Responsabile Struttura: Paolo Pedrazzoli
 
Descrizione del Progetto/Iniziativa: Cura, Comunicazione e Relazione, insieme per un “sollievo totale” La centralità della Qualità di Vita nel paziente Oncologico: quando l’Oncologia incontra le Cure Palliative, le Cure Simultanee
Tipo di evento: divulgazione, sensibilizzazione e cura; rivolto alla cittadinanza, agli operatori del settore e al  volontariato. Nella giornata di domenica 25 maggio 2014 Oncologi, Medici Palliativisti, Terapisti del Dolore e una Psicologa saranno disponibili per fare formazione sugli aspetti palliativi della cura, sulla terapia del dolore e sugli aspetti psicologici correlati al dolore fisico ed emotivo. Nello specifico, l’attenzione sarà posta sulle dinamiche comunicative e relazionali che prendono vita tra pazienti, familiari ed equipe curante nel delicato passaggio dalla terapia attiva alle cure palliative.  Gli specialisti Terapia del Dolore ed i Medici Palliativisti saranno inoltre a disposizione di chi soffre per una visita ambulatoriale gratuita.  Sarà disponibile materiale informativo (opuscoli) sul dolore globale, le Cure Palliative, il supporto Psicologico e l’attività svolta presso la Macroattività di Cure Palliative della Fondazione.
Obiettivi:
L’iniziativa è rivolta sia alla cittadinanza, con l’obiettivo di diffondere la cultura e la filosofia delle Cure Palliative e della Terapia del Dolore, sia agli operatori del settore che al volontariato, al fine di condividere  esperienze e strumenti di lavoro per poter implementare il percorso di Umanizzazione delle Cure.
In particolare, si vuole sottolineare la possibilità reale e concreta di alleviare la sofferenza fisica e psicologica del malato e della sua famiglia attraverso la presa in carico globale del paziente, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, in Centri che possano prendersi cura della persona in tutte le fasi della malattia (dall’esordio fino alla fase terminale) e in tutte le dimensioni della persona (biologica, psicologica, sociale), realizzando quella continuità assistenziale, dall’Oncologia alle Cure Palliative, così tanto auspicata e reclamata dai pazienti e dalle loro famiglie, secondo il modello delle Cure Simultanee.
In questa giornata si vuole inoltre evidenziare l’importanza che rivestono, nell’alleviare la sofferenza, non solo le terapie più avanzate, ma anche il sostegno psicologico e psicoterapeutico specifico, la capacità di dare risposte di senso e di rapportarsi umanamente a chi soffre, ponendo attenzione a tutti i suoi bisogni psichici, fisici, sociali e spirituali, in modo da creare la migliore qualità della vita per il malato e per la famiglia.  Quando si parla di cancro, l’impatto psicologico e sociale della malattia sul paziente, sulla sua famiglia e sull’equipe curante assume una notevole rilevanza: il sostegno/sollievo emotivo diviene pertanto un elemento costitutivo del trattamento del paziente oncologico e rientra nella responsabilità di ciascuna figura terapeutica coinvolta, prima fra tutte quella dello psicologo.
La filosofia delle Cure Palliative, infatti, considera la multiprofessionalità e l’integrazione disciplinare i requisiti indispensabili di un sistema di cura che tenga conto della globalità dei bisogni del malato in un’ottica psicosociale nell’approccio al paziente, nel rispetto dell’autonomia culturale e professionale di ciascuna disciplina.
Risultati:
- migliorare l’informazione ai cittadini sulle modalità e sui criteri di accesso alle prestazioni ed ai programmi di assistenza in materia di Cure Palliative del nostro Ospedale;
- divulgare la filosofia delle Cure Palliative, cercando così di abbattere il muro del pregiudizio culturale, dimostrando che la malattia non guaribile diventa curabile se si pone al centro la persona e la sua famiglia;
- divulgare il nostro modello organizzativo, che prevede una integrazione precoce delle Cure Palliative lungo la traiettoria di malattia del malato, secondo il modello delle Cure Simultanee;
- fornire informazioni sulla terapia del dolore; informare circa i progressi fatti nella lotta al dolore in generale ed, in particolare, mostrare le potenzialità sviluppate in tal senso presso il nostro Ospedale;
- fornire informazioni sul supporto psiconcologico specifico nel passaggio dall’Oncologia alle Cure Palliative previsto presso il nostro Ospedale
- sensibilizzare operatori del settore e tutto il personale della Fondazione sulla tematica della terapia di quel “dolore totale” che il cancro porta con sé;
- promuovere la formazione e un continuo processo di aggiornamento del personale medico e sanitario in materia di Cure Palliative.
 
MOLISE  Assessorato proponente:Presidenza Regione Molise. Struttura:           HOSPICE AZIENDA SANITARIA REGIONALE DEL MOLISE Nome Responsabile Struttura: Mariano Flocco
Descrizione del Progetto/Iniziativa: “Ci sono anch’io, anche se non sono malato” è ispirato e dedicato ai fratelli e alle sorelle di bambini malati che si trovano a vivere uno stadio avanzato o terminale della loro malattia.
“Ci sono anch’ io, anche se non sono malato” rappresenta una frase che i fratelli non malati pensano, forse dicono, ma che spesso cade inascoltata sia all’interno della famiglia, sia nell’ambito strettamente sanitario. Tutte le attenzioni mediche, psicologiche e familiari sono rivolte al bambino malato, i fratelli  sono spesso lasciati soli con i loro mille perché, a cui tentano di dare risposte, forse tentano anche di chiedere, ma, “non è il momento”, “poi capirai…..”, sono spesso le risposte che ottengono alle loro domande  più o meno esplicite. Le risposte negate portano il bambino a “rispondersi da solo”, trovando in se stesso, o nei propri comportamenti, la ragione di essere del cambiamento, più o meno repentino dei genitori.  La disparità di trattamento sbilanciata a favore del fratello malato, è fisiologicamente vissuta con un’importante accentuazione della gelosia naturale, con comportamenti aggressivi più o meno espliciti, ma con un lacerante senso di colpa successivo, insanabile, che condizionerà inevitabilmente il “divenire adulto” del bambino.
Quando finalmente capirà sarà troppo tardi, in quanto gli esiti di una sofferenza cristallizzata, il trauma della perdita, la consapevolezza “che le cose di prima non torneranno più”, la rinuncia a qualsiasi forma di felicità, (pena il senso di colpa, inesorabile e castigatore, non come elemento razionale, ma letto ed espresso come modo di sentire e di sentirsi), hanno ormai prodotto una ferita lacerante destinata a segnare la personalità e le caratteristiche psicologiche ed emozionali della vita adulta del fratello sano. Gli esiti di una tale fissazione sono pressoché imprevedibili, le risorse, le esperienze di vita seguenti, saranno determinanti per lo sviluppo successivo e rappresenteranno fattori di rischio oppure fattori protettivi per reazioni di tipo depressivo, disturbi della personalità, del comportamento, o ancora per lo sviluppo di una “resilienza”, che potremmo tradurre, ma solo in parte, per quel che concerne il sapore psicologico dell’espressione, in “sublimazione”, ovvero canalizzare il proprio dolore per renderlo in qualche modo “funzionale”, trasformare il passivo in attivo, scegliere di non subire il dolore, ma di viverlo come occasione di cambiamento. Tuttavia il  dolore  rappresenterà comunque il filo rosso della propria esistenza.
“Ci sono anch’io anche se non sono malato”, si pone secondo una logica preventiva attraverso la realizzazione di un intervento che agisca prima che questo meccanismo di dolore e di sofferenza produca ferite insanabili e prima che il circolo vizioso RABBIA-SENSO DI COLPA diventi un meccanismo automatico e incontrollabile della mente adulta. La malattia del fratello può essere vissuta dal bambino come una forma di responsabilizzazione che si esprime nell’oscillante altalena tra il profondo desiderio di trovare una soluzione al “problema” e il bisogno di “fuggire”, di vivere un ambiente più sereno. Il binomio RABBIA-SENSO DI COLPA, appare una costante. La rabbia per il fratello che se ne va, che li abbandona, che non li porta con sé, diventa senso di colpa quando si comprende che la malattia e la morte non sono una scelta. La rabbia verso i genitori che non hanno incluso il fratello sano nel loro processo di elaborazione del lutto e il senso di colpa quando si comprende che dal loro punto di vista, l’esclusione, il tenere all’oscuro era un modo per proteggerli. Altro aspetto peculiare della fratria sana riguarda il rapporto che il fratello sano “responsabilizzato” instaura con gli altri fratelli, in particolare, avverte il compito di “esserci sempre”, di proteggerli e di sostenerli. Rimane però il rapporto privilegiato con il fratello morto, che diventa quasi un Sé idealizzato e irraggiungibile. Da adulto, spesso, il fratello sano esprime ambivalenza nei confronti della sua possibilità genitoriale, ovvero tra il desiderio di essere genitore e la paura di non essere adeguato. La possibile ricetta per arginare questo repertorio esistenziale, a nostro avviso consiste nel coinvolgere i fratelli sani dalla comunicazione della diagnosi all’elaborazione del lutto.
DESTINATARI: Bambini e adolescenti che vivono l’esperienza relazionale di essere fratelli di un bambino/adolescente che vive uno stadio terminale della sua patologia (3-18 anni).; Bambini e adolescenti che hanno vissuto la perdita di un fratello/sorella (3-18 anni); Genitori (è indispensabile attivare un percorso che includa la coppia genitoriale, non solo perché naturalmente rappresentano i modelli di identificazione o di controidentificazione dei bambini, ma perché “Ci sono anch’io anche se non sono malato”, rappresenta la frase detta o pensata dai bambini, e rivolta proprio ai genitori, interlocutori diretti di un dialogo autentico)
OBIETTIVI:
L’obiettivo principale di questo progetto consiste nel “prendersi cura” dei fratelli sani articolando un percorso che sia terapeutico per il dolore  presente e preventivo per quello futuro. In dettaglio:
Favorire la creazione di momenti di affettività tra tutti i componenti del nucleo familiare ed in particolar modo momenti di incontro esclusivi tra fratello “sano” – fratello “malato” e tra genitori e fratello “sano”. Supportare il processo di elaborazione del lutto nel bambino-fratello, attraverso un percorso psicologico e spirituale che possa lenire atteggiamenti di paura, rabbia e smarrimento e dare “risposte” alle innumerevoli domande che lo accompagnano. Supportare la relazione co-parentale e genitoriale. Favorire il “libero fluire” emotivo dei bambini alle prese con emozioni forti e potenzialmente distruttive (gelosia, rabbia, senso di colpa e tristezza), con uno spazio particolare dedicato alla gioia ed alla serenità. Costruire “uno spazio ed un tempo” per una comunicazione autentica e liberatoria per i bambini e per un ascolto da parte dei genitori il più possibile libero da preconcetti. Facilitare la condivisione e la circolarità emotiva tra coetanei che condividono la stessa esperienza. Prevenire forme di psicopatologia legate al lutto complicato. Prevenire il disagio scolastico e comportamentale. Attivare una rete di sostegno psicologico e spirituale che supporti gli stati emotivi che caratterizzano le varie fasi: dalla presa di coscienza all’elaborazione del lutto.
TEMPO: Il percorso è strutturato secondo una scansione temporale che tenga in considerazione i diversi “momenti” e le diverse tappe del percorso: “TEMPO DELL’INCONTRO E ANALISI DELLA DOMANDA”; “TEMPO DEL FARE E DELL’ESSERE”; “TEMPO DELL’ESSERE FIGLI E GENITORI”; “TEMPO DELLA VALUTAZIONE E DELL’AUTOVALUTAZIONE”
Attualmente sono in fase di sperimentazione le prime due fasi.
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METODO Il linguaggio psicodinamico è privilegiato soprattutto nei momenti iniziali, dunque nell’ analisi della domanda e nei processi di lettura dei vissuti del bambino rispetto alle proiezioni, ai meccanismi di difesa espressi attraverso il disegno e il completamento delle favole. L’evoluzione del disegno potrà essere utilizzato come strumento di valutazione e di autovalutazione finale. Il linguaggio psicodrammatico condiziona la fase centrale del progetto.
In sostanza abbiamo utilizzato e stiamo utilizzando una serie di tecniche (role playing, role training ecc), avvalendoci di una metodologia di gruppo. Ì Concretamente i ragazzi mettono in scena se stessi, utilizzando la metafora del teatro come medium per sperimentare e sperimentarsi, per essere “visti” e apprezzati, per parlare di sè senza conseguenze, insomma uno spazio libero, dove il giudizio è sospeso, tanto tutto è una finzione, anche la rabbia. Obiettivo è vivere “il come se” per poi comprendere che la rabbia magari non è un mostro interiore da censurare a tutti i costi. I bambini arrabbiati non sono bambini cattivi, ma bambini arrabbiati per qualcosa, è importante che essi comprendano che la rabbia è un’emozione fisiologica e che esprimerla aiuta a stare meglio. L’impostazione relazionale permea tutti i momenti del progetto.
Dal momento dell’incontro per la costruzione di una relazione con gli operatori, nelle attività di gruppo per la socializzazione con i coetanei, ma soprattutto con i genitori, supportando la genitorialità (comprensibilmente affaticata) e stimolando la costruzione di un tempo e di uno spazio più sereno per vivere appieno gli altri figli.
RISULTATI:
Migliorate le dinamiche del processo di elaborazione del lutto nel bambino-fratello.
Migliorata la relazione co-parentale e genitoriale.
Riduzione delle forme di psicopatologia legate al lutto complicato.
Riduzione delle forme di disagio scolastico e comportamentale.
Progettazione di una rete di sostegno regionale per genitori e figli.
Dal progetto è nata una favola dal titolo “IL TEMPO CONGELATO NEGLI OCCHI DI MARTINO” ideata dai bambini stessi, coadiuvati da una psicologa, ed un video, con lo stesso titolo, utilizzando il testo della favola ed alcuni disegni eseguiti da una bimba coinvolta nel nostro lavoro.
Per le sue concrete finalità il progetto risulta economicamente sostenibile, valutandone l’analisi costi – benefici; nonché facilmente implementabile in altre strutture che siano portatrici degli stessi obiettivi.


( red / 23.05.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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