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n. 2540 - giovedì 17 luglio 2014

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Sanità: indagine conoscitiva parlamentare su sostenibilità SSN

Commissioni riunite V (Bilancio) e XII (Affari Sociali) della Camera

(Regioni.it 2540 - 17/07/2014) Più centralismo e meno federalismo nella sanità pubblica. Questo è uno dei concetti del documento conclusivo redatto dalle commissioni Bilancio e Affari Sociali della Camera a seguito dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: “La sfida della tutela della salute tra nuove esigenze del sistema sanitario e obiettivi di finanza pubblica”.
L’indagine conoscitiva delle Commissioni riunite V (Bilancio) e XII (Affari Sociali) ha avuto proprio lo scopo di scattare una “fotografia aggiornata” sullo stato di salute del nostro sistema sanitario nazionale, al fine di valutare la sua adeguatezza a fornire prestazioni di qualità, informate ai principi di equità e universalità.
C’è il rischio che crisi economica possa ridurre la qualità dei servizi e la loro capacità di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione. Inoltre è stato constatato che “le regioni sottoposte a piano di rientro, e più in generale, la quasi totalità delle regioni meridionali, versano in una condizione notevolmente diversa rispetto alle altre regioni, posto che le prime lamentano sensibili ritardi infrastrutturali da cui derivano inaccettabili differenze nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza, che mettono a rischio l'universalità del sistema”.
Viene così indicato un ruolo più forte dello Stato centrale per garantire un'erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza) omogenea su tutto il territorio nazionale, lasciando alle Regioni esclusivamente un ruolo di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari.
Bisogna anche superare la visione ospedalocentrica, rafforzando la rete territoriale e farci trovare così pronti alla sfida della cronicità, liberando gli ospedali da un'assistenza che dovrebbe essere garantita dal territorio.
Occorre inoltre istituire meccanismi che premino le Regioni e le Aziende virtuose. E’ necessario anche fermare i tagli lineari nel settore, puntando su fondi integrativi e polizze assicurative, con più defiscalizzazione. Per quanto riguarda i ticket, la proposta è di adottare un nuovo sistema con la fissazione di una franchigia, calcolata in percentuale al reddito.
Le commissioni propongono anche la centralizzazione degli acquisti e un accesso piu' veloce sul mercato dei farmaci innovativi. Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio sottolinea come "per la sanità italiana siano finiti anche i tempi supplementari dei convegni. Consigliamo la lettura del documento perche' al suo interno sono scritti tutti i drammi del Ssn: non ci sono piu' alibi. Se non iniziamo a prenderne atto sara' difficile lavorare per trovare le soluzioni. Nel frattempo a pagare saranno sempre i piu' deboli".
"E' da questi punti fermi – ha dichiarato Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera - che Ministero e Regioni devono ripartire, facendo proprio il lavoro fatto in questi mesi dalle commissioni Bilancio e Affari Sociali".
Servono maggiori investimenti in prevenzione primaria e in politiche, anche non strettamente sanitarie, in grado di diffondere corretti stili di vita. Nel nostro Paese, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, l'ottanta per cento delle malattie è determinato da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, eccessiva alimentazione e sedentarietà. Tuttavia, la prevenzione, sia in campo sociale sia in campo sanitario, appare ancora insufficiente.
Vanno quindi rafforzate le politiche legate alla prevenzione, con investimenti anche allargati a settori diversi da quello sanitario, che contribuiscano a limitare il ricorso al Servizio sanitario nazionale per finalità di cura, sia in termini di accessi che di livello delle cure richieste.
Lo Stato dovrebbe farsi garante, non solo della definizione dei L.E.A., ma anche dell’uniformità della loro erogazione, impegnandosi nello svolgimento di valutazioni di impatto finalizzate a una programmazione unitaria delle politiche sanitarie di lungo periodo.
Vi deve essere anche una forte riorganizzazione dei servizi. In questo quadro, uno degli strumenti per una razionalizzazione della spesa può essere rappresentato dal potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale.
Comunque nel confronto con i principali paesi europei, la spesa sanitaria complessiva dellItalia in rapporto al PIL risulta di circa due punti percentuali inferiore rispetto a quella di Francia e Germania. Analoghi risultati emergono eseguendo il raffronto con riferimento alla sola componente pubblica della spesa sanitaria, che per lItalia è pari al 7 per cento del Pil.
E’stato inoltre rilevato come l’applicazione dei ticket stia di fatto escludendo le fasce economicamente più deboli della popolazione dall’accesso alle prestazioni sanitarie, in particolare a quelle di specialistica e diagnostica.
I punti di criticità sarebbero almeno tre. Innanzitutto, il numero di esenzioni appare particolarmente elevato - tanto che oggi il sistema ha prodotto il paradosso di avere metà della popolazione esente, che consuma quasi l’80 per cento delle prestazioni sanitarie - sia perché le esenzioni si basano ancora sul reddito Irpef, che sconta il fenomeno dell’elusione fiscale, sia perché le esenzioni per patologia - circa il 50 per cento del totale - sono svincolate da qualsiasi parametro reddituale. Il secondo elemento di criticità attiene al fatto che i ticket sono oggi concentrati solo su un segmento minimo delle spesa sanitaria, ovvero la specialistica, la diagnostica e, in misura più marginale, la farmaceutica. Infine, non esiste alcun criterio di appropriatezza delle prestazioni nella regolamentazione dei ticket.
La revisione della compartecipazione alla spesa sanitaria dovrà comunque essere finalizzata all’individuazione di modalità che garantiscano l'accesso alle cure di tutti i cittadini a cominciare dalle fasce più deboli e bisognose, al fine di evitare che le politiche di contenimento della spesa si traducano nella rinuncia da parte di molti cittadini all'acquisto di farmaci o all'accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche.
L’indagine parlamentare inoltre sostiene che “Allo stato attuale la spesa per il personale del sistema sanitario ammonta a oltre 36 miliardi di euro, rappresentando uno dei maggiori aggregati di spesa (circa un terzo del finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale) e, quindi, uno dei principali fattori su cui incidere ai fini della razionalizzazione dei costi per la sanità”.
Nel corso dell’indagine conoscitiva è emerso che, ai fini del contenimento della spesa, la spesa per beni e servizi potrebbe essere opportunamente distinta in tre categorie: la spesa comune, ossia fotocopiatrici, penne, carta e detersivi, identica per tutte le pubbliche amministrazioni; una quota di spesa comune specifica relativa, per esempio, alla manutenzione degli edifici ospedalieri o ambulanze; infine, una spesa specifica destinata a farmaci, presìdi, beni economali, siringhe e così via. Per quest’ultima categoria, ad esclusione dei farmaci, è stato evidenziato che più ci si allontana dall’utilizzatore, più si rischia di acquistare in maniera impropria. Pertanto, maggiore è la specificità dell’approvvigionamento e minore dovrebbe essere la distanza tra livello di acquisizione e fruitore finale del bene o del servizio. Allo stesso tempo maggiore è la standardizzazione (ad esempio fotocopiatrici) e maggiore è la quantità richiesta e tanto maggiore potrebbe essere la distanza tra livello di acquisizione e fruitore finale. Per tali ragioni, anche in presenza di interventi di spending review, o di costi standard, si rende comunque necessario intervenire contestualmente sull’organizzazione, per rendere più efficaci le predette misure di riduzione della spesa. Tra gli aspetti positivi meritano di essere ricordati, da un lato, la sostanziale condivisione, da parte della quasi totalità degli auditi, del valore insostituibile del Servizio Sanitario nazionale, quale strumento indispensabile per la tutela della salute, dall’altro, il fatto che gli oneri derivanti dal sistema sanitario non sono superiori a quelli di altri Paesi, ma anzi si collocano al di sotto della media intemazionale e europea.

  

Sostenibilità economica sistema sanitario, documento conclusivo. Camera dei deputati - 17.07.2014



( Giuseppe Schifini / 17.07.14 )
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