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Regioni.it

n. 2574 - mercoledì 1 ottobre 2014

Sommario
- Sblocca-Italia: Galletti, pronto al confronto con le Regioni
- Rapporto PIT salute: cittadini in fuga dal Servizio sanitario
- Consiglio ministri 30 settembre aggiorna Def e delibera su leggi regionali
- Elezioni regionali: Emilia-Romagna al voto il 23 novembre
- Censis-Ibsa: 40% italiani favorevoli a fecondazione eterologa
- Piccole e grandi imprese: scarsa occupazione, bene manifatturiero

Dossier di Cittadinanzattiva - Tribunale dei diritti del mlaato

+T -T
Rapporto PIT salute: cittadini in fuga dal Servizio sanitario

L'Ipasvi denuncia: siamo di fronte agli effetti della spending review

(Regioni.it 2574 - 01/10/2014) Il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva ha presentato il 30 settembre la 17° edizione del Rapporto Pit Salute “(Sanità) in cerca di cura”. L’analisi dimostra che l’incremento dei costi di molti servizi sanitari unito alla difficoltà di accesso portano molti cittadini a rinunciare alle cure.
Su oltre 24mila segnalazioni giunte nel 2013 ai PIT salute nazionale e regionali e alle sedi locali del Tribunale per i diritti del malato, quasi un quarto (23,7%, +5,3% rispetto al 2012) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate da liste di attesa (58,3%, -16% sul 2012), peso dei ticket (31,4%, +21%) e dall'intramoenia insostenibile (10,1%, - 5,3%).
Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva: “I cittadini oggi hanno bisogno di un Ssn pubblico forte, che offra le risposte giuste al momento giusto e che non aggravi la situazione difficile dei redditi familiari. E' un punto di partenza imprescindibile per impostare la cura appropriata per il SSN, che non può essere messa a punto senza il coinvolgimento delle organizzazioni dei cittadini”.
Il peso dei ticket allontana inevitabilmente i cittadini dalla sanità pubblica. Secondo il rapporto i ticket sono il tema centrale del disagio denunciato dai cittadini.  Infatti quasi la metà (44%) dei cittadini contatta Cittadinanzattiva per i costi elevati e gli aumenti dei ticket per specialistica e diagnostica, il 34,4% per avere informazioni sull'esenzione dal ticket, il 12,9% sul perché alcune prestazioni siano erogate a costo pieno (e non solo con il ticket) e l'8,6% sulla mancata applicazione dell'esenzione.
Sono quindi avvertiti gli effetti dei tagli alla spesa pubblica degli ultimi anni, con politiche sia nazionali che locali che sono andate nella medesima direzione, assottigliando sempre più l'offerta e le garanzie ed esponendo i cittadini a rischi maggiori in termini di mancata presa in carico.
Al secondo posto, le segnalazioni sulla grave situazione dell'assistenza territoriale (15,6%, in lieve aumento rispetto all'anno precedente); in particolare l'assistenza ricevuta da medici di base e pediatri di libera scelta (il 25,7% delle segnalazioni, +2,3%), soprattutto perché i cittadini si vedono negata una visita a domicilio o il rilascio di una prescrizione; la riabilitazione (20,3%, +6,7%), in particolare per i disagi legati alla mancanza o scarsa qualità dei servizio in ospedale o alla difficoltà nell'attivazione di quello a domicilio; l'assistenza residenziale (17,3%, invariato rispetto al 2012).
La presunta malpractice rappresenta la terza voce di segnalazione (15,5% delle segnalazioni nel 2013 vs al 17,7% del 2012). Sarà anche questo un effetto delle difficoltà di accesso ai servizi? Pesano ancora in modo preponderante in questa area i presunti errori terapeutici e diagnostici (66%, ossia i due terzi delle segnalazioni, +9% sul 2012); seguiti dalle condizioni delle strutture (16%, -7%), dalle disattenzioni del personale sanitario (10,4%, -2,1%), dalle infezioni nosocomiali e da sangue infetto (3,8%). In ambito terapeutico, i presunti errori riguardano in particolare l'area ortopedica (33,4%, +1,3%) e la chirurgia generale (16,8%, +5,6%); in ambito diagnostico, in particolare l'area oncologica (25,6%, -1,7%) e l'ortopedia (19,4%, +5,1%).
Le segnalazioni sull'assistenza ospedaliera passano dal 9,9% del 2012 al 13,1% del 2013. In questo ambito, crescono soprattutto le segnalazioni inerenti l'area dell'emergenza urgenza (dal 40% al 47,7%): l'attesa per l'accesso alla prestazione è il più rilevante dei problemi, ed è ritenuta eccessiva nel 40,7% dei contatti (38,4% nel 2012); seguono le segnalazioni per assegnazione non chiara del codice di triage: 30,9% nel 2013 (34,4% nel 2012), quindi i ritardi nell'arrivo delle ambulanze (15,4%); e per finire le segnalazioni di ticket per il pronto soccorso (13%).
Secondo l’Ipasvi, la Federazione nazionale dei Collegi infermieri, questo rapporto è l’ulteriore cerificazione dell’ “effetto spending”. Il peso maggiore di critiche e segnalazioni dei cittadini è riservato alla scarsa assistenza medico/infermieristica: 36,4% nel 2013 rispetto al 21,7% del 2012. Gli assistiti denunciano la progressi va riduzione del personale e i relativi disagi proprio in  termini della qualità  di assistenza erogata.
Per il Presidente dell’Ipasvi Annalisa Silvestro (fra l’altro membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato) è davvero giunto il momento di dire: "Basta tagli, si aggrediscano duplicazione e sprechi”. E gli infermieri chiedono un'alleanza coi cittadini I cittadini denunciano la progressiva riduzione del personale presente in struttura, e i disagi che ne conseguono proprio in  termini della qualità di assistenza erogata – sottolinea l’Ipasvi -   e spesso i pazienti non possono disporre di assistenza appropriata, perché vi sono pochi infermieri o medici in reparto. Oltre all’aumento del rischio di non appropriata presa in carico per il paziente, è opportuno notare – continua la nota dell’Ipasvi - “come aumenti anche la pressione su infermieri e medici, per l’elevato carico di lavoro, quando queste figure hanno la responsabilità di molti pazienti ma poco personale a disposizione. E come conseguenze si hanno anche liste di attesa sempre più lunghe.  Di fatto siamo di fronte ad un’equazione: meno personale = più malpractice percepita. Spesso - sottolinea la federazione degli infermieri - i ranghi ridotti e l’impossibilità di controlli adeguati aumentano perfino le infezioni ospedaliere (quelle delle ferite passano dal 42,9% del 2012 al 50% del 2013). E' “una conferma di una situazione drammatica che denunciamo da tempo – commenta  Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi e senatore  in commissione Igiene e Sanità a Palazzo Madama –. Una situazione non recepita dal  Governo, che ipotizza ulteriori tagli lineari o “semilineari” come ora va di moda definirli, senza un vero controllo su come si spende e si amministrano i servizi. E le Regioni fanno del personale un vero e proprio bancomat. Secondo l’Ipasvi occorrerebbe invece  aggredire le duplicazioni esistenti di centri decisionali, di funzioni e strutture che non danno risposte ai veri bisogni dei cittadini e che  ass orbono risorse impropriamente e penalizzano l'equità di accesso alle cure. Le Regioni devono coraggiosamente intervenire per ottenere veri e duraturi risparmi”, afferma Silvestro.
E la Federazione fa il punto sulla reale situazione occupazionale degli infermieri, legata a doppio nodo ai tagli: “Non è corretto generalizzare sul calo di occupazione degli ultimi anni spesso denunciato secondo medie che non mettono in evidenza le cause della situazione”, spiega Silvestro. Secondo l’analisi della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie forniti in anteprima dal la Federazione e basati sull’analisi del 100% della risposta occupazionale,  è vero che c’è stato un calo occupazionale a un anno dalla laurea passando dal 94%  del 2007 al 63% del 2012, con -31 punti percentuali, ma è anche vero che, anche se in calo, a esempio nelle Regioni del Nord il tasso occupazionale sembra “tenere” ancora, sia pure nel generale contesto di peggioramento nazionale. E si stabilizza sulla media dell’80% di occupazione a un anno dalla laurea con il Piemonte che passa dal 98% del 2007 al 76% del 2012, la Lombardia da 97% a 88%, il Veneto da 98% a 85%, il Friuli Venezia Giulia da 97 a 83%, la Liguria da 97% a 81%. La situazione (e quindi l’allarme) è grave invece al Sud e soprattutto nelle Regioni che hanno subito, appunto, i maxi-tagli dei piani di rientro: la Sardegna (“uscita” da poco dal piano di rientro) passa dal 95% al  69%, il Lazio dal 93% al 62%, l’Abruzzo dall’89% al 46%, il Molise dall’82% del 2009 al 46%, la Puglia  dal 93% del 2007 al 52%, la Campania dall’86% al 47%, la Calabria dall’’80% al 36%, la Sicilia dall’86% al 53 per cento.
“E’ chiaro l’effetto spending review sul personale e sui servizi: un dimezzamento degli  uni -conclude Silvestro - non può che portare al crollo degli altri. E’ questo il vero allarme occupazione, anche per i cittadini”.
Nel frattempo dall’Agenzia nazionale per i servizi nazionali regionali arriva la totale disponibilità a coinvolgere, ascoltare e lavorare assieme alle Associazioni di cittadini, alle categorie dei professionisti, agli operatori della sanità, agli esponenti delle società scientifiche, nelle attività che il Patto per la salute 2014-2016 assegna alle competenze dell’Agenzia, ivi compresi gli interventi relativi all’abbattimento degli sprechi e dei fenomeni di corruzione in sanità.” Lo ha dichiarato il Direttore generale di Agenas, Francesco Bevere. È stata questa la prima risposta all’appello giunto da più parti, nel corso del convegno, per una “governance condivisa”. Peraltro sottolinea Bevere “Il Patto costituisce un punto di svolta per il Servizio sanitario nazionale e contiene elementi di novità forti - ha proseguito Bevere - e definisce per Agenas funzioni specifiche di monitoraggio, controllo e di allerta, per segnalare disfunzioni e inefficienze nei sistemi sanitari regionali e nei rispettivi ospedali. L’art. 28 del Patto affida, inoltre, all’Agenzia il compito di monitoraggio e verifica sull’attuazione di tutti i provvedimenti contenuti nel Patto e sulle eventuali misure di revisione della spesa sanitaria, con la partecipazione delle Regioni, a supporto della Cabina di Regia politica”.

  
 
 

 



( Stefano Mirabelli / 01.10.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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