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Regioni.it

n. 2579 - mercoledì 8 ottobre 2014

Sommario
- Trascrizione matrimoni gay: fa discutere la circolare di Alfano
- Le Regioni per le "reti d'impresa"
- Sacri Monti: Expo 2015, accordo per valorizzazione
- Immigrati: progetto per mettere in rete servizi al Sud
- Serracchiani: cofinanziamenti Ue via dal patto di stabilità
- Gazzetta Ufficiale: la rassegna di settembre

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Le Regioni per le "reti d'impresa"

On line studio di Retimpresa e Conferenza delle Regioni

(Regioni.it 2579 - 08/10/2014) Negli ultimi tre anni, dal 2010 al 2013, le Regioni hanno stanziato 1,28 miliardi di euro di risorse potenzialmente destinate alle aggregazioni e alle imprese in rete. E’ quanto emerge dallo studio realizzato da Retimprese e Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (in collaborazione con il gruppo Impresa). “Le Regioni a favore delle Reti d’Impresa: studio sui finanziamenti per le aggregazioni” in base al campione di 77 interventi regionali censiti.
“Dopo la flessione del 2011 – si legge nello studio - il flusso degli stanziamenti si mostra in crescita, con un significativo incremento nel corso dell'anno successivo. Il picco di risorse si concentra nel 2013, con un massimo di 462 milioni di euro, più di un terzo dell'ammontare complessivo dei fondi messi in campo dalle regioni. E fra le Regioni che in termini assoluti hanno stanziato maggiori risorse figurano la Sicilia (418 milioni), la Toscana (214), il Lazio (156), la Sardegna (149) e l'Emilia Romagna (90).
Lo studio è stato presentato a Roma il 7 ottobre nel corso di un incontro, organizzato da Confindustria con la collaborazione di Unindustria e Retimpresa, a cui hanno partecipato, fra gli altri, il presidente di Piccola industria di Unindustria, Angelo Camilli, il presidente di Reteimpresa, Aldo Bonomi, l'assessore della Regione Lazio allo Sviluppo economico, Guido Fabiani.
Nello studio è spiegato che le considerazioni espresse sono state elaborate sulla base dei contenuti generali dei diversi bandi esaminati e quindi sono indicazioni tratte dalla molteplicità dei casi, ma non possono ritenersi esaustive. Nel rapporto si sottilinea che “l'istituto del contratto di rete rappresenta uno strumento di politica industriale, per mezzo del quale le istituzioni pubbliche concedono contributi pubblici alle piccole  e medie imprese per favorire l'incremento del loro livello competitivo”, dal momento che “la ridotta dimensione aziendale può rappresentare un freno alla capacità di innovare”, rendendo talvolta “il sistema imprenditoriale italiano più vulnerabile ai cambiamenti del mercato, esponendolo maggiormente alla concorrenza di paesi emergenti".
“L'analisi della provenienza dei fondi – si legge nello studio - mostra come ben 1'88% degli stanziamenti sia riferito a risorse della Programmazione Operativa del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale per il 2007/2013 (PO FESR), cofinanziato dall'Unione europea e dallo Stato. Complessivamente si tratta di 1,13 miliardi di euro.
Il riferimento è in particolare alle misure del POR FESR per la diffusione dell'innovazione e la riduzione della dipendenza energetica dalle fonti tradizionali, nonché per la promozione delle fonti rinnovabili.
A tali risorse si aggiungono 59,4 milioni di euro di fondi regionali, 8,2 milioni di euro di fondi nazionali, 78,3 milioni di euro di fondi cofinanziati da Regione e Stato (per cui non è stato possibile suddividere precisamente l'importo delle rispettive dotazioni), ed infine 8,1 milioni di euro di fondi camerali”.
“Le scelte imprenditoriali di avviare investimenti comuni o congiunti secondo la logica del contratto di rete – si sottolinea nel rapporto - risultano influenzate dalle politiche regionali. Nel corso del quadriennio 2010-2013 sono state finanziate ben 490 richieste di agevolazione presentate da aggregazioni di imprese costituite tramite contratto di rete. Ciò significa che circa il 40% dei contratti di rete ad oggi stipulati risulta beneficiario di contributi regionali per un valore complessivo di 92 milioni di euro.
Pur risultando significativo il valore delle agevolazioni fruite dalle imprese in rete, i dati relativi ai provvedimenti regionali ci dicono – sostengono gli estensori del rapporto - che una parte rilevante delle reti non ha fruito di contributi pubblici e che, quindi, il fenomeno dei contratti di rete, pur essendo sostenuto dagli aiuti pubblici, trova la sua ragione di esistenza altrove, ossia nella necessità delle imprese di attuare forme di collaborazione stabili che consentano di accrescerne il livello di competitività preservando nel contempo l'assetto proprietario e le peculiarità delle imprese”.
“Il contratto di rete” - scrive nella prefazione al volume il Presidente della Regione Marche, Gianmario Spacca (nella sua veste di coordinatore della Commissione attività produttive della Conferenza delle regioni) - è “uno strumento strategico di politica industriale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, soprattutto in una prospettiva di internazionalizzazione e innovazione”. Ed è “una misura su cui le Regioni hanno puntato con determinazione, mettendo in campo specifici interventi per sostenerne la diffusione e lo sviluppo. Uno strumento in grado di rispondere alle attuali esigenze di riposizionamento competitivo del sistema produttivo italiano”.
“E' per questo – prosegue Spacca - che la Conferenza delle Regioni ha ritenuto importante avviare una collaborazione con Retlmpresa di Confindustria per l'elaborazione di questo Studio che consente di dare conto dell'impegno, anche finanziario, che tutte le istituzioni regionali hanno diretto verso tale misura”.
Il contratto di rete oltre a sostenere “i processi di integrazione tra le imprese, allo scopo di supportare la riorganizzazione delle filiere, l'efficienza produttiva, per accrescere la competitività sui mercati nazionali e internazionali nonché la capacità di innovazione”,  favorendo le aggregazioni di rete “consente inoltre di facilitare l'accesso al credito che, specie in questo periodo, rappresenta un elemento di forte criticità per le PMI”.
La notevole crescita, negli ultimi anni, del “numero dei contratti di rete  conferma la validità di
tale strumento e spinge, al contempo, a compiere una riflessione sul suo carattere strategico” anche “alla luce delle opportunità offerte dalla nuova programmazione 2014-2020”. Per Spacca bisogna “non soltanto continuare a favorire la promozione e il consolidamento delle reti di imprese, ma anche sostenerne iprocessi di qualificazione, il rafforzamento delle reti intersettoriali e lo sviluppo di reti lunghe”.
Aldo Bonomi, presidente Retimpresa, ha ricordato che "oggi tutte le regioni hanno la Rete d'impresa nelle loro associazioni. Siamo arrivati a 1.700 reti con oltre 9.000 imprese" e ha proposto  “un appuntamento periodico dove le Confindustrie regionali si incontrano con le Regioni per condividere e valorizzare le best practices in materia di reti e aggregazioni". Le istituzioni regionali, ha proseguito, "devono essere un punto di riferimento per gli imprenditori, ma ci sono due criticita': ci sono provvedimenti diversi da Regione a Regione, ci vorrebbe maggiore omogeneità; l'erogazione dei finanziamenti in alcuni casi è lentissima e avviene quando tutto è stato fatto. Per questo proponiamo un tavolo tecnico presso la Conferenza delle Regioni dove si analizzino i bandi che hanno raggiunto i migliori risultati e in base a quelli provare ad armonizzare l'attività regionale”.
Secondo Guido Fabiani, assessore allo Sviluppo economico della regione Lazio, “le proposte avanzate da Retimpresa sono condivisibili: come Conferenza delle Regioni dobbiamo lavorare insieme con l'obiettivo di rendere più omogenei gli interventi su questa materia e ampliare e trasmettere le best practices per avere patrimonio comune di riferimento. C'e' bisogno di fare un salto culturale da parte delle Regioni e degli organismi nazionali. I dati ci dicono che più reti e aggregazioni significano maggiore innovazione di prodotto, maggiore export e apertura internazionale”.
“Dobbiamo fare sistema come Regioni – ha ribadito Fabiani – e qualunque problema di sviluppo di un settore produttivo non possiamo affrontarlo nella sola ottica regionale, questa sarebbe una condizione perdente”  E c’è poi – ha ricordato l’assessore - l’occasione fondamentale dei fondi Ue e le "nuove risorse regionali per il triennio 2014-2016”.
Il presidente di Piccola industria di Unindustria, Angelo Camilli ha sottolineato che “nel tempo è aumentata l'importanza riservata al tema delle reti di impresa per la nostra associazione e per il nostro territorio. Siamo partiti in ritardo rispetto alle altre realtà' territoriali ma ora il Lazio si colloca al sesto posto per numero di reti costituite grazie ad una forte accelerata a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni e questo sicuramente grazie anche allo sforzo di tutti i soggetti coinvolti, dalle imprese vere protagoniste, alla Regione Lazio che ha contribuito a coadiuvarne lo sviluppo".
Autori del volume “Le Regioni a favore delle Reti d’Impresa: studio sui finanziamenti per le aggregazioni sono Marco Bartali ( Gruppo Impresa),  Elisa Rizzi (Gruppo Impresa) e Federica Sosia, Gruppo Impresa. Il coordinamento è stato assicurato da Giulia Pavese (dirigente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome) e  Fulvia D'Alvia (Retlmpresa – Confindustria).
Il volume è stato pubblicato nella sezione “azImpresa” del sito www.regioni.it.
Il link:


( Stefano Mirabelli / 08.10.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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