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Regioni.it

n. 2581 - venerdì 10 ottobre 2014

Sommario
- Fondi UE e patto di stabilità: Delrio, cercare flessibilità possibile
- Riforma Senato e Titolo V: critiche costituzionalisti
- Alluvione Genova: Burlando chiede lo stato di emergenza
- Riforma Pubblica Amministrazione: audizione della Corte dei Conti
- Pediatri: tutela salute bambini un variegato mosaico
- Istat: rapporto 2013 su agriturismi

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Fondi UE e patto di stabilità: Delrio, cercare flessibilità possibile

Gli interventi vanno trovati però "entro il perimetro delle norme vigenti"

(Regioni.it 2581 - 10/10/2014) E’ solo una frase, ma viene letta come un’apertura importante: Angela Merkel alla conferenza sull'occupazione di Milano l’8 ottobre, sembra prospettare una modifica delle regole nell'uso dei fondi europei. “So che ci sono Paesi che devono lottare per conciliare il rapporto tra il deficit e la crescita”, ha detto il cancelliere tedesco, e “siamo  pronti a discutere modifiche al sistema”: il riferimento è soprattutto allo stanziamento dei  fondi europei, le cui procedure per ottenere i soldi risultano “difficili”. “Difficile usare al meglio” anche gli stessi 6 miliardi  di euro stanziati per l'occupazione giovanile, in quanto anche “il prefinanziamento viene calcolato nel deficit nazionale e questo crea  un problema". Ci sono Paesi, ha rbadito, “che lottano per rispettare il patto di  stabilità e capisco - spiega - che usino con una certa reticenza  questi programmi e questi fondi". Bisogna "vedere – torna a sottolineare - come cambiare le  cose e noi siamo pronti".
Bruxelles però – almeno per il momento - ribadisce: le regole non si cambiano, applicheremo la flessibilità che già esiste. Resta quindi per ora al palo l'ipotesi di scomputare il co-finanziamento dei fondi Ue dal calcolo del deficit, un pacchetto da 30 miliardi di euro per l'Italia che continuerà a pesare sui conti pubblici già sotto stress.
Il vicepresidente designato della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis ha annunciato che “la nuova Commissione Ue ha intenzione di fare il miglior uso possibile della flessibilità contenuta nelle regole del Patto di stabilità”, ma con tutta probabilità non andrà oltre quella perché “per cambiare le regole serve troppo tempo e la Ue ha bisogno di crescere subito”.
Dombrovskis si rende conto dell'urgenza di aiutare la crescita, e ricorda che la nuova Commissione lavorerà “con urgenza” al piano di investimenti da 300 miliardi voluto dal presidente Jean Claude Juncker.  Quanto invece all’idea di “cambiare il Patto” il futuro Vicepresidente ricorda che “serve un cambiamento dei Trattati, e su questo al momento non c'è accordo e poi servirebbe troppo tempo, mentre a noi serve agire subito" per la crescita, ha detto Dombrovskis parlando ad un dibattito sul futuro dell'Europa. Questo significa che i fondi europei continueranno ad essere usati come prima e quindi bisogna tenerne conto nelle leggi di stabilità che gli Stati presenteranno entro il 15 ottobre a Bruxelles. Insomma la Commissione non sembra orientata a fare concessioni, nemmeno a chi, come Italia e Francia, invoca le 'circostanze eccezionali' della recessione perché, come sottolinea l'attuale commissario agli affari economici Jyrki Katainen valgono solo “in caso di grave deterioramento dell'economia per tutta la zona euro o la Ue”. Con le norme attuali quindi, “l’esclusione” della parte nazionale dei fondi europei dalla tenaglia del patto di stabilità non è possibile. Solo nell'anno di bilancio 2013-2014, grazie alla 'clausola per investimenti', la Commissione Ue aveva ricavato - interpretando la flessibilità contenuta nel Patto – una clausola che consentiva una deviazione temporanea dall'obiettivo di medio termine (per l'Italia pareggio strutturale di bilancio) per fare investimenti produttivi co-finanziati dalla Ue. L'Italia la chiese, ma non la ottenne, perché non rispettava la 'regola del debito', ovvero non aveva assicurato il debito ad un percorso di discesa e non aveva margini di manovra sui conti. Ma anche questa clausola, che poteva essere chiesta contestualmente alla presentazione delle finanziarie a Bruxelles, non sarà più applicata: il presupposto che la giustificava era la recessione in tutta la zona euro, condizione che oggi non c'è più visto che la ripresa sta semplicemente rallentando e la crescita è negativa solo in alcuni Stati.
Resta l’auspicio – come ha spiegato la commissaria alle Politiche regionali Corina Cretu, che di un possibile uso della flessibilità per aiutare l'utilizzo del fondi Ue si possa riparlare a novembre proprio su proposta della presidenza italiana.
Eppure la presa di posizione della Merkel non è sottovalutata dal governo italiano: ”siamo abituati a prendere molto sul  serio le parole della cancelliera Angela Merkel”, ha affermato Graziano  Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, a margine del  vertice informale Ue dedicato alla coesione territoriale, rispondendo proprio a chi gli  chiedeva se credesse che l'apertura della Merkel sulle modifiche alle  procedure del cofinanziamento potesse essere effettiva. E comunque di fondi Ue “ne parleremo, certamente”. “E’ il tema di oggi: come conciliare il rigore con lo sviluppo". Nel suo  discorso in apertura ai lavori, successivamente, Delrio ha fatto  nuovamente riferimento alle parole della Merkel durante le conferenza dell'8 ottobre, definendole "un'importante apertura". Il cofinanziamento nazionale ha giocato “un ruolo di variabile di aggiustamento nelle fasi di consolidamento  fiscale seguite alla crisi, con un forte taglio nell'ordine del 18% in tutta l'Unione europea”. È questo però il dato di partenza sottolineato del sottosegretario alla presidenza, Graziano Delrio, in apertura dei lavori per il vertice  informale Ue dei ministri della Coesione territoriale a Milano. “Sono fatti di cui dobbiamo tenere conto", aggiunge, sottolineando  che, "nella situazione in cui ci troviamo non possiamo permetterci che questa riduzione degli investimenti prosegua ulteriormente”.  “Per il Governo di cui faccio parte - ha spiegato ad  ogni modo Delrio - è molto importante sfruttare la flessibilità  possibile entro il perimetro delle norme vigenti”. Sul cofinanziamento dei progetti, in particolare, “l'attenzione che  dedichiamo a questo tema” deriva anche dalla necessità di “difendere il suo principio, che comprende la condivisione di responsabilità e  quindi la qualità dei progetti". La politica di coesione e il rispetto dei principi di governance economica "sono due facce della stessa  medaglia" e "l'urgenza" di discuterne deriva "dal difficile attuale  quadro economico".
E sempre sul tema del cofinanziamento e sui rischi legati alla riduzione dei fondi europei il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio lancia “un appello al pragmatismo”: "Non è nell'interesse di nessuno dividerci su analisi teoriche, mentre potremmo unire gli sforzi per individuare insieme soluzioni  operative”.
Delrio rimarca l'urgenza che deve caratterizzare le decisioni perché “l'attuale  quadro economico e sociale, almeno in alcune regioni, è tale da non  concedere molto tempo. Sarebbe utile che avvenisse - sottolinea - non  appena possibile un dialogo con la Commissione europea per trovare  maggior coerenza su questi temi e per usare al meglio le opportunità  già possibili che derivano dalle risorse esistenti”.
Delrio, per suggellare la sua tesi, fa riferimento a un  fatto accaduto a livello nazionale. "Le difficoltà per il cofinanziamento continuano: solo pochi giorni fa - racconta - abbiamo ricevuto il segnale da una delle principali regioni beneficiarie dei fondi strutturali in Italia sulla necessità di un’ulteriore riduzione  del cofinanziamento nazionale perché l'attuale livello non è  compatibile con i limiti imposti dal patto di stabilità". In questo  senso, il sottosegretario ribadisce più volte “l'urgenza di intervenire” per trovare nuove misure che "favoriscano la crescita".
L’argomento è in cima alle agende di molte regioni e città d’europa e il presidente del Comitato delle Regioni Ue, Michel Lebrun, commentando le conclusioni del vertice sul lavoro di Milano, ha affermato che “questo dovrebbe essere l'inizio di una revisione delle attuali regole, per assicurare un pieno e tempestivo utilizzo dei fondi strutturali Ue per il periodo 2014-2020 in tutta Europa".  Secondo Lebrun "si tratta di un importante segnale di intenti che dovrebbe portare le istituzioni europee a trovare una soluzione per assicurare che i programmi finanziati dall'Ue che affrontano la questione della disoccupazione giovanile vengano attuati rapidamente".
Il presidente del Comitato delle Regioni Ue ha concluso poi ricordando la richiesta di escludere gli investimenti regionali e nazionali della politica di coesione Ue dal conteggio del debito nazionale.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 



( Stefano Mirabelli / 10.10.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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