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Regioni.it

n. 2581 - venerdì 10 ottobre 2014

Sommario
- Fondi UE e patto di stabilità: Delrio, cercare flessibilità possibile
- Riforma Senato e Titolo V: critiche costituzionalisti
- Alluvione Genova: Burlando chiede lo stato di emergenza
- Riforma Pubblica Amministrazione: audizione della Corte dei Conti
- Pediatri: tutela salute bambini un variegato mosaico
- Istat: rapporto 2013 su agriturismi

Prima giornata di audizioni in commissione alla Camera

+T -T
Riforma Senato e Titolo V: critiche costituzionalisti

Boschi: "i costituzionalisti hanno fatto le loro osservazioni sugli elementi da aggiustare e la commissione ne terrà conto. Li abbiamo chiamati apposta"

(Regioni.it 2581 - 10/10/2014) Si è tenuta il 9 ottobre la prima giornata di audizioni in commissione Affari costituzionali alla Camera dei costituzionalisti sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione.
I professori di diritto costituzionale hanno dovuto privilegiare la sintesi perché hanno avuto pochi minuti per illustrare le loro osservazioni sul testo approvato in prima lettura al Senato.  Una scelta che ha portato ovviamente a concentrare l’attenzione sugli aspetti più critici, con particolare riferimento alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni, e alla elezione di secondo grado del nuovo Senato 'dei territori'.
Secondo Massimo Luciani, ordinario di diritto costituzionale all'università La Sapienza di Roma, "sono necessari alcuni aggiustamenti alle materie di competenza del Senato perche' c'è il rischio di potenziali conflitti di legittimità costituzionale”. Inoltre nella riforma del Titolo V, secondo il professor Luciani "c'è una paradosso perché finalmente otteniamo una camera delle autonomie territoriali ma le competenze delle regioni vengono largamente modificate”. Decisamente “controcorrente” il pensiero di Luciani secondo  il quale “in un sistema di regionalismo cooperativo il riparto delle funzioni migliore è la competenza concorrente che invece è stata cancellata anche se in realtà nell'articolo 117 le competenze tolte dalla porta si reintroducono dalla finestra”.
Secondo Roberto Bin, ordinario di diritto costituzionale all'Universita' di Ferrara, occorre  certamente “risolvere il contenzioso tra Stato e regioni ma senza forme serie di cooperazione nulla realmente cambierebbe. Se il Senato deve portare le istituzioni locali a cooperare nella fase legislativa deve essere messo in condizione di funzionare e il testo attuale non promette nulla di buono”. Bin è critico anche sul sistema di elezione del nuovo Senato perché “riproduce in loco le divisioni politiche. Bisogna fare attenzione alla norma transitoria sull'elezione del Senato che stabilisce una ripartizione per liste, così si creerà una camera politica con il risultato che non ci sarà una reale rappresentanza territoriale ma una spinta a occuparsi di politica”. Questa selezione tra sindaci e consiglieri formerebbe "una camera di forze politiche, ma allora tanto vale eleggerla direttamente - ha aggiunto -. So bene che politicamente è inaccettabile, ma la Bin:”.
Inoltre per il professore di Ferrara “è insostenibile la presenza dei senatori a vita o nominati per sette anni” perché è “un obbrobrio di per se' un senatore fiduciario del Presidente della Repubblica". I costituzionalisti sono poi favorevoli al divieto di ripianare gli enti locali finiti in bancarotta in modo da sancire in Costituzione il principio di responsabilità: “una misura feroce ma che introduce un controllo virtuoso”.
Anche Luca Antonini, professore di diritto costituzionale all'università di Padova e' intervenuto per sottolineare la debolezza del nuovo Titolo V: "si creano regioni troppo ordinarie e regioni troppo speciali, il rischio è la capacità di tenuta".
Vincenzo Lippolis dell'università di Napoli ha infine criticato l'elezione di secondo grado del nuovo Senato e sottolineato i rischi dei poteri affidati dalla riforma: “solo negli stati pienamente federali i senati partecipano alle riforme della Costituzione, il potere di blocco del Senato sulle leggi costituzionali mi pare una cosa estremamente pericolosa" anche nell'ambito del nuovo "procedimento legislativo, la maggioranza rafforzata alla Camera per superare il voto del Senato finisce col dipendere dalla tenuta della maggioranza alla Camera".
"Gli esperti costituzionalisti hanno fatto le loro osservazioni sugli elementi da aggiustare, gli elementi migliorabili" delle riforme "e la commissione ne terrà conto. Li abbiamo chiamati apposta”, così il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi, al termine delle prime audizioni in commissione Affari Costituzionali alla Camera sulle riforme. Quanto ai tempi “ancora devono proseguire le audizioni – ha spiegato il ministro - e deve esserci la discussione generale. Il calendario lo deciderà la commissione”.
  


( Stefano Mirabelli / 10.10.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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