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Regioni.it

n. 2587 - lunedì 20 ottobre 2014

Sommario
- Lorenzin: fondo sanitario non può essere toccato senza una legge
- Chiamparino: Regioni devono fare la loro parte, ma anche i ministeri
- Welfare: nomenclatore tariffario, workshop il 21 ottobre
- Sanità: presentato programma nazionale esiti 2014
- Matera capitale europea della cultura 2019
- La "buona scuola": contributo al dibattito

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Sanità: presentato programma nazionale esiti 2014

(Regioni.it 2587 - 20/10/2014) “I direttori generali devono adeguarsi agli standard, non è un optional. Il rispetto degli indicatori deve essere un dovere per le amministrazioni". È quanto ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin durante la presentazione del Programma nazionale esiti, (Pne) 2014, sviluppato dall'Agenas per conto del ministero della Salute, e presentato il 20 ottobre dallo stesso ministro e dal direttore dell'Agenas, Francesco Bevere. “Il Piano nazionali esiti - ha specificato il Ministro - non è uno strumento punitivo o una classifica ma è un programma che ha l'obiettivo di valutare e misurare le performance delle strutture sanitarie. Dalle Regioni speciali abbiamo avuto problemi di ricezione dei dati, e questo è inaccettabile come le differenze che emergono tra le Regioni”.
Valutare oltre che le performance complessive dei singoli ospedali anche i volumi di attività prodotti dalle singole equipe mediche ed intervenire, assieme  alle regioni, in quelle realtà sanitarie che risultino al di sotto degli standard di qualità previsti dallo schema di regolamento sugli standard ospedalieri. Sono questi alcuni degli obiettivi a breve termine per cambiare in meglio e rendere il Servizio sanitario nazionale (Ssn) sempre più vicino ai cittadini. Ad indicarli (in un'intervista all'Ansa) è Francesco Bevere, direttore generale dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas).
Si tratta di obiettivi che andranno ad integrare il Programma nazionale esiti (Pne), sviluppato da Agenas per conto del Ministero della salute, che fornisce a livello nazionale valutazioni comparative di efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte nell'ambito del Ssn.
“In buona sostanza - spiega Bevere - desideriamo che ogni cittadino, per quelle patologie che non richiedano un trattamento in emergenza, possa affidarsi all'esperienza di equipe di professionisti che documentino di aver trattato un numero di interventi analoghi, conforme o superiore alle indicazioni dei volumi di attività previsti dallo schema di regolamento sugli standard ospedalieri". Allo stato attuale, afferma, ''il Pne è privo di una componente statistica relativa alle attività dei singoli professionisti, ma sappiamo molto bene quanto il buon esito, per esempio, di un'operazione chirurgica, oltre che dipendere da una buona organizzazione delle attività e da buone tecnologie, dipenda in massima parte dalle abilità del professionista''. In realtà, sottolinea Bevere, “il decreto di recepimento della Direttiva sulle cure transfrontaliere già prevede che, al fine di dare piena attuazione al principio di mutua assistenza e cooperazione tra Stati in materia di assistenza sanitaria, il ministero della Salute attraverso la revisione del flusso informativo relativo alle schede di dimissione ospedaliera (SDO), promuova un sistema di monitoraggio delle attività che permetta la rilevazione degli standard di qualità della rete e dei volumi ed esiti delle cure erogate dai prestatori di assistenza sanitaria, siano esse persone giuridiche e/o persone fisiche, affinché questi siano conformi agli standard definiti dalla legislazione vigente e dalla normativa dell'Unione europea. Agenas non farà altro che utilizzare queste ulteriori informazioni''.
Dal Pne, però, emerge anche che vari sono gli ospedali italiani che non raggiungono gli standard previsti: ''A breve Agenas - assicura Bevere - individuerà con le regioni percorsi e procedure di intervento, ivi comprese le misure correttive da adottare, sempre più omogenei su tutto il territorio nazionale, per consentire di raggiungere tempestivamente quegli ospedali o quelle organizzazioni sanitarie che documentino scostamenti significativi dagli standard di riferimento, che, se non corretti per tempo - conclude - possono dare origine a difetti assistenziali”.
Va però sottolineato che le performance del Sistema sanitario nazionale migliorano, anche se sussistono differenze tra le Regioni, e soprattutto all'interno delle stesse.
Il PNE è un vero e proprio osservatorio, consultabile on line, in continua evoluzione che fornisce una fotografia su efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte dagli ospedali italiani analizzandone 129 indicatori.
“Niente pagelle o giudizi né a livello regionale né a livello di struttura (specificano Agenas e Ministero). Il PNE è piuttosto uno strumento operativo a disposizione delle regioni, delle aziende e degli operatori per il miglioramento delle performance e per l'analisi dei profili critici, attraverso attività di audit" e “le evidenze scientifiche dimostrano che la pubblicazione dei dati di esito e il loro utilizzo come strumento di governance migliora la qualità delle cure”. Una fotografia dello stato del nostro Ssn, però il PNE la fornisce e si evidenziano “disomogeneità nell'efficacia e nell'appropriatezza delle cure tra Regioni, aree, ospedali, con importanti variazioni temporali”, come anche il fatto che molte strutture eseguono un numero esiguo e sotto gli standard di interventi. Tra le novità del PNE 2014: il sito è consultabile on line previa iscrizione; vi sono, oltre all'analisi per 'Struttura ospedaliera/Asl' e 'Sintesi per struttura/Asl', anche una sezione dedicata all''Emergenza-Urgenza', una dedicata alle 'Sperimentazioni
regionali' e una con gli 'Strumenti per l'audit'.
Ad esempio per i tumori - dove si fanno più interventi e si muore di meno - non tutte le strutture rispettano gli standard minimi dei volumi di operazioni previsti.
Nel rapporto viene rimarcato che per i tumori di colon, polmone, mammella e stomaco, in media, solo il 10-20% delle strutture rispetta gli standard minimi di volume.
Quanto agli interventi per la natalità in Italia ci sono 133 strutture che effettuano meno di 500 parti l'anno (su 521 ospedali presi in considerazione), e che non rispettano quindi il parametro minimo fissato dai nuovi standard ospedalieri ministeriali. Le Regioni con più ospedali sotto la soglia di 'sicurezza' sono Campania, Sicilia e Lazio.
Cresce la proporzione di infarti trattata con l'angioplastica primaria (Ptca) entro 2 giorni, che è passata dal 27.9% del 2008 al 39.6% del 2013. Lo rileva il Programma nazionale esiti 2014 di Agenas e Ministero della Salute.
“L'angioplastica primaria - si legge nel rapporto - è un intervento di provata efficacia nel ridurre la mortalità per infarto acuto del miocardio (Ima) e dovrebbe essere effettuata nella maggior parte dei casi di infarto" con precise
indicazioni. Il focus di Agenas e Ministero rivela però come "purtroppo la qualità dei dati dei sistemi informativi nazionali non consente di differenziare con sufficiente validità gli infarti'' per i quali la procedura è indicata, e ''la non
disponibilità dell'ora della procedura non consente di misurare la Ptca effettuata nei 60 o 90 minuti dal primo accesso come indicato dalle linee guida. Tale informazione sarà disponibile al momento della modifica del contenuto informativo delle Sdo (schede di dimissioni ospedaliere)". Nonostante questa carenza, "il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell'assistenza ospedaliera fissa al 60% per struttura la quota minima di angioplastica coronarica percutanea entro 90 minuti dall'accesso in pronto soccorso in pazienti" con l'indicazione. Osservando i numeri, la proporzione di infarti trattati con Ptca entro 2 giorni è passata dal 27.9% del 2008 al 39.6% del 2013.  A fronte però di un valore nazionale medio del 39.6%, il focus “osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo dello 0.5% ad un massimo del 95%".
I ricoveri impropri registrano un calo nel nostro Paese. Il tasso di ospedalizzazione per gastroenterite pediatrica, infatti, e' diminuito dal 2,2% del 2008 all'1,3% del 2013, mentre nello stesso periodo i ricoveri per broncopneumopatia cronica istruttiva sono scesi dal 2,7% al 2,2% E' quanto si evince dall'edizione 2014 del Programma nazionale esiti, presentato questa mattina presso il ministero della Salute. Scorrendo l'indagine, si scopre inoltre che gli interventi di isterectomia, ad esempio, è rimasto sostanzialmente invariato nel 2013, rispetto agli anni precedenti, attestandosi su una media nazionale dell'1,8%. Invariata anche la percentuale di interventi alle tonsille, stabili al 2,6% lo scorso anno.
Per Annalisa Silvestro, presidente dell'Ipasvi (Federazione nazionale  Collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici  d'infanzia) siamo diu fronte alal conferma di un'equazione che danneggia servizi e pazienti “Più tagli, meno programmazione. I dati - evidenzia - confermano indirettamente i timori e gli allarmi che il mondo delle professioni sta ormai lanciando da mesi: migliorano molti indici di mortalità e di efficienza nel 2013 rispetto al 2012  grazie a un'assistenza ancora una volta riconosciuta tra le prime al  mondo. Ma ci sono delle regioni - avverte Silvestro - dove gli  infermieri sono ormai all'osso e i piani di rientro dettano condizioni di miglioramento solo economiche. Con in più la mancanza della  necessaria organizzazione del territorio in grado di garantire la  continuità assistenziale. E pensare - sottolinea - che recenti studi in Italia e all'estero  hanno dimostrato ad esempio che la carenza di personale  infermieristico o il sovraccarico di lavoro ha come prima conseguenza  un aumento del rischio di mortalità di almeno il 7%: meno personale  più risparmio, forse, ma anche meno qualità del servizio e sicurezza  dei pazienti. Il dato lo dimostra”.
Secondo il presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie ed Ospedaliere Francesco Ripa di Meana: “il miglioramento delle performance ospedaliere evidenziato dal Piano nazionale esiti è anche frutto della continua azioni di miglioramento quali quantitativo condotta in questi anni di magra dalle Aziende sanitarie. L'abbattimento delle giornate inutili di degenza e il più diffuso raggiungimento degli standard internazionali di sicurezza relativi al numero di interventi l'anno per reparto - spiega - sono infatti frutto della riorganizzazione della rete ospedaliera messa in atto da Regioni e management in questi anni. Questo a dimostrazione che a volte spendere meno può anche fare il bene di
assistiti e cittadini. Certo - aggiunge Ripa di Meana – il Piano esiti evidenzia ancora coni d'ombra sui quali sarà necessario agire, specie analizzando i dati comparati fra presidi e/o aziende simili e di stesse aree, ma il trend di miglioramento impresso in questi anni in gran parte degli ospedali verrà sicuramente mantenuto, visto che si allargherà la platea delle Aziende e Regioni che applicheranno gli obblighi previsti nel Patto, specie quelli relativi alle reti ospedaliere orizzontali e verticali".
“Il nostro compito - aggiunge il presidente Fiaso - è di gestire al meglio con quello che abbiamo, usando la leva della riorganizzazione dei presidi, delle reti e dei percorsi clinici. L'importante - conclude - e' pero' affermare che eventuali tagli non colpiscano indiscriminatamente chi questa razionalizzazione l'ha già in larga misura fatta e chi no”.
Carlo Rienzi, presidente del Codacons propone che i cittadini finanzino “la sanità italiana in modo proporzionale alla qualità e ai tempi dei servizi resi dalle strutture sanitarie del proprio territorio, in modo da non creare evidenti ingiustizie”. Sono infatti “inaccettabili” le differenze tra il nord e il sud. Dal rapporto, secondo il Codacons, emerge come il meridione, seppur in miglioramento, sia ancora in ritardo sugli standard minimi fissati dal ministero della Salute. Nelle regioni del mezzogiorno, si legge nella relazione, i parti cesarei rappresentano il 40% del totale, toccando quota 50% in Campania, contro una media nazionale del 26%, e le fratture di femore sopra i 65 anni di età operate entro due giorni raggiungono quota 90% al nord per scendere al 10% in Sicilia. Differenze inaccettabili - denuncia Rienzi - che creano cittadini di serie A e cittadini di serie B, pur essendo tutti gli utenti chiamati a contribuire al Servizio sanitario nazionale attraverso il pagamento delle tasse”.


( red / 20.10.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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