Header
Header
Header
         

Regioni.it

n. 2596 - venerdì 31 ottobre 2014

Sommario
- Istat: occupati e disoccupati
- Zingaretti: legge stabilità, risposta positiva a richiesta tavolo
- Sviluppo Economico: richieste aziende a programma Horizon 2020
- Schizofrenia, disturbi dell'umore e della personalità: percorsi di cura
- Reti regionali per malati rari: proposta di accordo per teleconsulenza
- Camera approva Decreto "sblocca Italia". Il parere delle Regioni

Documento della Conferenza delle Regioni del 16 ottobre

+T -T
Schizofrenia, disturbi dell'umore e della personalità: percorsi di cura

Proposta per un Accordo Stato-Regioni

(Regioni.it 2596 - 31/10/2014) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 16 ottobre, ha approvato una “proposta di accordo” - che poi dovrà essere recepita in Conferenza Stato-Regioni – per definire i percorsi di cura che vanno seguiti nei dipartimenti di salute mentale nei casi di disturbi schizofrenici, disturbi dell’umore e disturbi gravi della personalità.
Il documento integrale di circa 120 pagine è stato pubblicato nella sezione “Conferenze del sito www.regioni.it. Di seguito di riporta la sola premessa.
Premessa
Il Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale (PANSM), approvato dalla Conferenza Stato Regioni nella seduta del 24 gennaio 2013, fermo restando l’assetto dipartimentale dei servizi di salute mentale, propone una riorganizzazione dei medesimi, funzionale all’adozione di una metodologia fondata sulla necessità di lavorare per progetti di intervento, specifici e differenziati, sulla base della valutazione dei bisogni delle persone e della implementazione di percorsi di cura; ciò implicando un approccio sistemico da parte delle equipe, rispetto a modalità di lavoro segmentali.
Come suggerito dal PANSM: “I dati disponibili sulle attività dei DSM e dei servizi per i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza sembrano indicare una scarsa progettualità nei percorsi di assistenza. Tale situazione, riconducibile a una insufficiente differenziazione della domanda genera il pericolo di un utilizzo delle risorse non appropriato alla complessità dei bisogni presentati dagli utenti. In molti casi, gli utenti con disturbi gravi ricevono percorsi di assistenza simili agli utenti con disturbi comuni e viceversa”.
A tal fine, il PANS individua tre modelli clinico-organizzativi atti a governare i processi di cura:
a) la collaborazione/consulenza: una modalità di lavoro organizzata tra DSM e medicina generale o tra servizi NPIA, PLS, servizi psicologici o sociali e scuola per gli utenti che non necessitano di cure specialistiche continuative;
b) l’assunzione in cura: percorso di trattamento per gli utenti che necessitano di trattamento specialistico ma non di interventi complessi e multiprofessionali;
c) la presa in carico: percorso di trattamento integrato per gli utenti che presentano bisogni complessi e necessitano di una valutazione multidimensionale e intervento di diversi profili professionali. Il percorso clinico di “presa in carico” prevede la definizione di un Piano di Trattamento Individuale per il singolo utente e - a seconda dei bisogni individuati – richiede l’identificazione del “case manager” e la ricerca e il recupero del rapporto con gli utenti “persi di vista”, oltre a una maggiore attenzione alle famiglie nell’ambito dei programmi di cura e lo sviluppo di programmi di prevenzione in collaborazione con gli Enti locali e con la
scuola.
Un tale modalità d’approccio deve informare principalmente le attività dei centri di salute mentale, sede organizzativa dell’équipe degli operatori del DSM e sede del coordinamento degli interventi di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale, a cui è affidata l’accoglienza, l’analisi della domanda, la valutazione diagnostica e del funzionamento personale e sociale dei pazienti.
L’articolazione degli interventi per livelli di intensità terapeutico riabilitativa e assistenziale consente un utilizzo ottimale delle risorse strutturali e professionali.
Il quadro di riferimento per realizzare quanto sopra è quello delle pratiche di miglioramento continuo della qualità (MCQ), con maggior riguardo alla qualità organizzativa e alla qualità dei processi. Già il Progetto obiettivo “Tutela Salute Mentale 1998-2000” poneva l’accento sull’esigenza di attivare programmi per il miglioramento continuo della qualità: ciascun DSM dovrebbe essere impegnato in almeno un progetto di MCQ relativo alla qualità manageriale, alla qualità professionale e alla qualità percepita (sia sulla soddisfazione di utenti e familiari, sia sulla soddisfazione degli operatori).
A tal riguardo, particolare attenzione va posta al clima, alla cultura e al funzionamento organizzativi all’interno dei centri di salute mentale. Citando una ricerca sulla cultura organizzativa dei CSM1, bisogna puntare ad un’organizzazione orientata a curare massimamente le relazioni orizzontali fra gli tutti gli operatori, con una chiara individuazione dei ruoli e dei compiti. Un’organizzazione in cui: “sono considerati efficaci i tre ambiti del lavoro, paritariamente: la relazione con il paziente, l’applicazione corretta di tecniche validate, il coinvolgimento dei familiari e del contesto di vita del paziente, in una visione articolata e unitaria della cura. La comunicazione appare come importante nella funzionalità del servizio; l’équipe di lavoro è vista come un fattore rilevante per perseguire la qualità del servizio, e l’intera équipe si fa carico dei nuovi ingressi. L’utenza del CSM assume unaforte rilevanza e i problemi caratterizzanti i pazienti del CSM sono ben differenziati”.
E’ questo il contesto di riferimento per la realizzazione degli obiettivi del PANSM.
Ciò premesso, il presente documento si propone di approfondire alcuni obiettivi prioritari, indicati nel PANSM, dedicati all’individuazione di percorsi di cura relativamente ad alcuni raggruppamenti psicopatologici gravi: i disturbi schizofrenici, i disturbi dell’umore e i disturbi gravi di personalità.
Ciò in ragione della complessità dei quadri clinici e delle compromissioni del funzionamento personale e sociale, con elevati livelli di disagio e di sofferenza individuale e familiare, il cui trattamento impegna circa due terzi delle risorse di budget dei servizi sanitari e sociosanitari. Si consideri, infatti, che, in base ai dati dell’epidemiologia dei servizi, gli utenti in carico per tali patologie superano il 50% della prevalenza trattata e rappresentano la quasi totalità dei ricoveri ospedalieri in SPDC.
Come sviluppo di tali obiettivi, vengono declinati, per ciascun raggruppamento patologico, i relativi percorsi di cura, definiti sulla base delle evidenze scientifiche più aggiornate, al fine di garantire qualità ai processi e agli esiti.
1. I percorsi di cura come strumenti di gestione clinica
I percorsi di cura o percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) costituiscono, insieme alle Linee guida, strumenti del governo clinico che consentono di definire standard assistenziali e di verificare l’appropriatezza dell’assistenza erogata.
I percorsi di cura sono costituiti da singoli processi assistenziali, che possono essere semplici o complessi, in relazione alla quantità di risorse umane e strutturali coinvolte. Possono, inoltre, definirsi come strumenti di gestione clinica finalizzati a fornire ai pazienti interventi di provata efficacia attraverso una sequenza logica di azioni in un tempo ottimale.
Tipicamente i percorsi di cura sono sviluppati per diagnosi frequenti, costose e connesse ad alti rischi per la salute del paziente; essi sono finalizzati ad un migliore uso delle risorse, a migliorare la qualità della cura e a ridurre il ritardo nell’erogazione di trattamenti efficaci. I principi chiave sono la centralità del paziente, l’integrazione multi professionale, la pratica basata sull’EBM ed il miglioramento continuo della qualità. Infine attraverso il percorso di cura otteniamo la contestualizzazione delle raccomandazioni delle linee Guida, relative ad una patologia o problematica clinica, all’interno di una specifica realtà organizzativa, tenute presenti le risorse ivi disponibili e le circostanze locali.
A livello più generale, gli aspetti qualificanti dei percorsi di cura possono essere sintetizzati come di seguito:
1. focalizzare l’attenzione dei professionisti sanitari su un cittadino che esprime una domanda di assistenza e sulla soddisfazione “soddisfatta” di questa domanda;
2. coordinare e integrare i professionisti e i servizi nella risposta alla domanda di assistenza;
3. identificare correttamente le risorse necessarie per ottenere specifici ed efficaci risultati;
4. rendere misurabile ciò che si fa;
5. rendere trasparente all’esterno il percorso previsto;
6. valutare i percorsi effettivamente attuati in quel Servizio/Azienda/Regione, alla luce delle risorse umane, tecnologiche, economiche effettivamente disponibili.
2 I percorsi di cura per i disturbi mentali gravi
In salute mentale lo sviluppo di percorsi di cura è ancora più necessario che in altre aree della medicina in quanto la variabilità dei trattamenti, ferma restando la personalizzazione degli stessi, risulta molto pronunciata. A maggior ragione ciò vale per il trattamento dei disturbi mentali gravi, per la presenza di consistenti problemi clinici e psicosociali che necessitano di interventi complessi da declinare in specifici percorsi di cura dove indicare i professionisti responsabili del caso, i vari setting in cui viene erogato l’intervento, le tempistiche cliniche e organizzative, la descrizione delle procedure.
Altri benefici, connessi all’adozione dei percorsi di cura, includono una maggiore soddisfazione ed una migliore comunicazione tra i membri dell’equipe curante e la possibilità di cambiamenti nella cultura organizzativa del servizio, attraverso la promozione della collaborazione e dell’intervento multidisciplinare.
Pur nella consapevolezza che l’adozione della metodologia dei percorsi di cura sia comunque raccomandabile come strumento di gestione clinica, in questo documento, per le motivazioni già specificate in premessa, si focalizzano i percorsi di cura relativamente a quattro raggruppamenti patologici: i disturbi schizofrenici, i disturbi depressivi, il disturbo bipolare e i disturbi gravi di personalità.
I percorsi di cura, di seguito presentati, si configurano come percorsi ottimali e forniscono standard di riferimento per gli interventi clinici e riabilitativi, basati sulle evidenze e sulle raccomandazioni delle Linee Guida accreditate dalla comunità scientifica. Tutti e quattro i percorsi sono costruiti per fasi di malattia (l’esordio, l’episodio acuto, la fase dei trattamenti continuativi e a lungo termine a livello territoriale), tenendo anche conto della gravità del paziente, in quanto il percorso di cura è basato su sequenze di processi clinici differenziati a seconda dei livelli di gravità dell’espressione psicopatologica e della compromissione funzionale del paziente (stepped care).
Punti qualificanti comuni ai quattro percorsi sono:
attenzione prioritaria assegnata agli interventi nelle situazioni di esordio la cui efficacia è strettamente correlata all’adozione di specifici protocolli di collaborazione con i servizi di neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza, i servizi per le dipendenze patologiche, con i medici di medicina generale;
estrema attenzione al lavoro con le famiglie;
adozione di criteri per facilitare l’accessibilità ai servizi e garantire equità;
adozione di criteri per garantire la continuità di cure;
adozione di pratiche mirate al raggiungimento del maggior livello di autonomia personale e sociale.
Con l’adozione dei percorsi di cura ci si prefigge di:
ridurre la variabilità dei trattamenti,
migliorare la qualità dei processi e degli esiti,
consentire la valutazione dell’aderenza degli interventi effettuati nella realtà dei vari dipartimenti di salute mentale alle indicazioni dei percorsi di cura, evidenziando le variabili organizzative e professionali che stanno alla base dell’eventuale divario e le aree di criticità;
implementare processi di accreditamento alla pari.
Lo strumento principale per delineare i percorsi di cura è rappresentato da un set di indicatori sulla qualità organizzativa e di processo, ripetuti per ciascuno dei quattro raggruppamenti patologici e differenziati per gravità e per fase, scelti tra gli indicatori usati correntemente nella letteratura internazionale e collegati alle raccomandazioni delle principali linee guida. Gli indicatori devono poter essere rilevabili dai sistemi informativi regionali correnti2; qualora sia necessario ricorrere a indicatori non rilevabili dai sistemi informativi correnti, il loro numero, al fine di aumentare l’applicabilità del modello, deve essere contenuto, per via delle difficoltà di ricorrere a rilevazioni specifiche non routinarie.
3 I quattro percorsi di cura
Considerando quanto sopra esposto, vengono di seguito descritti separatamente i quattro percorsi di cura, articolati in una prima parte concernente l’impatto sulla popolazione e l’impatto sui servizi di salute mentale, segue un capitolo sull’inquadramento diagnostico; vengono, quindi, declinati razionale e raccomandazioni per ciascuna delle tre fasi di malattia individuate: a) presa in carico precoce, b) gestione della fase acuta, e c) trattamenti continuativi e a lungo termine che implicano sia interventi mirati alla promozione del recupero psicosociale, sia interventi specifici sulla compromissione di funzioni e abilità. Da segnalare la maggiore articolazione assegnata al percorso di cura per i disturbi di personalità, in considerazione della complessità e variabilità dell’espressione psicopatologica, rispetto alle quali è necessario implementare la cultura e la pratica dei servizi.
Il set di indicatori individuati per il monitoraggio e la valutazione dei percorsi, corredato dalle modalità di utilizzo, è posto in allegato, come parte integrante del presente documento.
Link al documento integrale:
Documento Approvato - PROPOSTA DI ACCORDO SU PERCORSI DI CURA PER DISTURBI SCHIZOFRENICI, DELL'UMORE E PERSONALITA'


( red / 31.10.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top