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Regioni.it

n. 2598 - martedì 4 novembre 2014

Sommario
- Legge di stabilità: audizione Conferenza delle Regioni
- Elementi qualificanti proposta in relazione alla legge di stabilità 2015
- Legge di stabilità: Bankitalia, con misure su IRAP gettito cala di 2,7 miliardi
- Maroni e Zaia: legge di stabilità con costi standard
- Lorenzin: se Regioni chiedono tagli al Fondo sanitario, apriremo un tavolo
- UE: ripresa lenta e fragile

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Legge di stabilità: Bankitalia, con misure su IRAP gettito cala di 2,7 miliardi

(Regioni.it 2598 - 04/11/2014) Il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini ha contribuito a fare chiarezza sulla entità delle coperture relative alla legge di stabilità. Il 3 novembre infatti nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, Signorini ha aggiunto alle spiegazioni relative alle previste riduzioni di spesa (in maggior parte a carico delle Regioni) anche uno specifico ragionamento sul mancato gettito derivate dall’intervento sull‘Irap
In premessa il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia , ha spiegato che “per favorire e premiare scelte volte al conseguimento di risparmi a parità di servizi, è opportuno che il sistema di trasferimenti agli enti decentrati sia basato su fabbisogni standard, che sia preservato il legame tra imposizione fiscale locale e decisioni di spesa e che sia disponibile un monitoraggio trasparente della quantità e qualità dei servizi forniti”.
Il quadro complessivo degli interventi previsti dalla manovra di bilancio mira “a conseguire nel prossimo anno un indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche pari al 2,6 per cento del PIL, a fronte del 3,0 atteso per quest’anno e del 2,2 stimato per il 2015 in base alla legislazione vigente. In estrema sintesi, la manovra si caratterizza per una significativa riduzione del cuneo sul lavoro (13,9 miliardi, di cui 2,7 già reperiti con il decreto dello scorso aprile) ed è finanziata soprattutto con un aumento dell’indebitamento netto, con misure di contrasto all’evasione e con riduzioni nette di spesa (escludendo da quest’ultima il credito d’imposta per redditi medio bassi).
Quanto all’Irap, Signorini ha spiegato che “il costo del lavoro per gli occupati a tempo indeterminato viene escluso dalla base imponibile dell’IRAP a partire dal 2015. La misura va nella direzione di semplificare la struttura dell’imposta assorbendo di fatto alcune forme parziali di deduzione previste dalla normativa vigente; vengono contestualmente abrogate le disposizioni di riduzione delle aliquote della scorsa primavera. Complessivamente le misure in materia di IRAP determinano un minore gettito valutato ufficialmente in 2,7 miliardi nel 2015 e nell’ordine di 4 miliardi dal 2016, tenendo anche conto degli effetti indotti sulle imposte sul reddito (dalle quali è attualmente possibile dedurre una quota dell’IRAP gravante sul costo del lavoro)”.
“Il ridimensionamento dell’IRAP consente un significativo alleggerimento del costo del lavoro ma” –  sottolinea Signorini -  comprime i margini di autonomia delle Regioni, per le quali il tributo rappresenta la principale fonte di finanziamento; in un assetto efficiente, gli enti decentrati devono poter essere responsabili dei livelli di entrate e di spese e – su questa base – venire giudicati dai cittadini. Inoltre, gli interventi modificano in misura significativa la struttura del tributo, rendendo opportuno avviare una riflessione sul suo ruolo nel sistema fiscale italiano”.
Per quanto riguardapoi le principali fonti di copertura – oltre all’aumento dell’indebitamento netto – va detto che sono il risultato sostanzialmente di “interventi di riduzione delle spese, il contrasto all’evasione e – con riferimento agli anni successivi al 2015 – di aumento dell’IVA stabilito dalla cosiddetta clausola di salvaguardia”.
I principali interventi di riduzione delle spese ammontano a “10,9 miliardi nel 2015 (12,1 nel 2016 e 13,3 nel 2017); esse riguardano prevalentemente le Amministrazioni locali e i Ministeri. In larga misura si demanda alle singole amministrazioni l’individuazione delle aree di spesa sulle quali intervenire. In alcuni casi il disegno di legge interviene con tagli mirati a specifici settori o esborsi, individuati anche sulla base delle analisi condotte nell’ambito della spending review”.
“Le risorse disponibili per le Amministrazioni locali vengono ridotte di 6,2 miliardi nel 2015 (7,2 nel 2016 e a 8,2 nel 2017) principalmente contenendo i trasferimenti dello Stato e le compartecipazioni a tributi erariali. I tagli sono in parte compensati da un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità interno per gli enti locali (1,0 miliardi all’anno nel triennio 2015-17); in base alle valutazioni ufficiali, questo intervento dovrebbe tradursi in una maggiore spesa in conto capitale”.
C’è un passaggio nella relazione di Signorini che non lascia adito a dubbi: “la riduzione delle risorse disponibili agli enti interessa per circa due terzi le Regioni (4 miliardi in ciascun anno del triennio), in linea con l’incidenza della spesa totale di tale comparto sul complesso degli enti territoriali. L’individuazione delle categorie di spese da tagliare e la ripartizione dei tagli di risorse tra gli enti è rimessa a un accordo tra le Regioni, che dovrà essere sancito entro il 31 gennaio 2015 con un’apposita intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni. In assenza di tale intesa, i tagli di risorse – che potrebbero riguardare anche la sanità – saranno definiti con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, tenendo conto del PIL e della popolazione delle singole regioni.
Per le Province e le Città metropolitane sono previsti risparmi di spesa pari a un miliardo nel 2015 (2 e 3 miliardi rispettivamente nel 2016 e 2017). Le modalità di riparto tra gli enti saranno definite con un decreto ministeriale entro il 15 febbraio 2015, tenendo conto anche della differenza tra spesa storica e fabbisogni standard.
Per i Comuni – conclude Signorini - si prevede una riduzione della spesa corrente di 1,2 miliardi l’anno dal 2015, ottenuta attraverso una riduzione della dotazione del Fondo di solidarietà comunale”.





( Stefano Mirabelli / 04.11.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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