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Regioni.it

n. 2613 - martedì 25 novembre 2014

Sommario
- Ocse: luci ed ombre sull'Italia
- Giornata contro la violenza alle donne
- Xylella e clima avverso: è "allarme olio"
- Conferenza Unificata il 27 novembre
- Conferenza Stato-Regioni il 27 novembre
- Stato-Regioni: costi personale sanità, prime analisi della STEM

+T -T
Ocse: luci ed ombre sull'Italia

Male il debito pubblico, grave la disoccupazione anche se in calo nel 2016, bene le riforme

(Regioni.it 2613 - 25/11/2014) L'economia italiana - dopo la contrazione del 2014 – “dovrebbe tornare alla crescita per la metà del 2015, e accelerare un po' nel 2016”, ad affermarlo è l'Ocse. Le stime dell’istituto prevendono che il Pil dell'Italia, dopo il -0,4% del 2014, crescerà dello 0,2% e dell'1% nel 2016.
In particolare, spiega l'Ocse, “il supporto della politica monetaria della Bce dovrebbe migliorare le condizioni finanziarie e facilitare una risalita dei prestiti bancari, che dovrebbe aumentare gli investimenti". Secondo l'organizzazione parigina, gli investimenti lordi, calati del 2,7% su base annua nel 2014, cresceranno dello 0,1% nel 2015 e del 2% nel 2016.
Inoltre, scrive sempre l'Ocse, un contributo a una crescita più forte arriverà anche dalla “rivitalizzazione prevista per il mercato dell'export italiano”, con un +1,7% nel 2014, +2,7% nel 2015 e +4,6% nel 2016 per le esportazioni lorde, e rispettivamente +0,1%, +0,2% e +0,5% per quelle nette. Resterà invece limitata la ripresa dei consumi privati, che cresceranno dello 0,3% nel 2015 e dello 0,5% nel 2016. L'insieme della domanda interna, che quest'anno è calata dello 0,4%, sarà stabile nel 2015 e crescerà dello 0,6% nel 2016.
Ombre  e luci per il nostro Paese. In particolare dall’outlook dell’Ocse arrivano “note dolenti” per quanto riguarda il debito pubblico che in Italia continuerà a crescere nei prossimi due anni, passando dal 130,6% del Pil nel 2014 al 132,8% nel 2016 e al 133,5% nel 2016. Non a caso il livello elevato del debito “costituisce una vulnerabilità significativa” per il nostro Paese.
Il dato positivo riguarda invece il programma di riforme del governo italiano che “dev'essere portato avanti con determinazione, insieme all'efficace implementazione delle riforme precedenti, affinché la crescita più forte sia sostenibile”. Per l'Ocse, è comunque “adeguato” il rinvio di una nuova stretta sui conti e sui "passi iniziali" dell'Italia in materia di riforme c’è un sostanziale parere positivo.
Su fronte del lavoro In Italia, bisognerà attendere il 2016 per vedere scendere il livello della disoccupazione, che comunque resterà elevato.
Gli aumenti dei salari sembrano destinati a rimanere modesti" e si stima un tasso di senza lavoro al 12,4% nel 2014, 12,3% nel 2015 e 12,1% nel 2016.
Passando dall’Italia all’eurozona, l’Ocse resta convinto che se la domanda non riparte, “alcune economie, e in particolare l'eurozona, potrebbero restare bloccate in una stagnazione persistente”. Per questo motivo “in questo contesto, è essenziale che siano utilizzate tutte le leve macroeconomiche e di politica strutturale per offrire alla crescita il maggior supporto possibile”.
Occorre evitare che l'eurozona finisca in una sorta di una sorta di circolo vizioso: "la domanda deficitaria dovuta all'insufficiente stimolo da parte delle politiche mina la crescita potenziale, che a sua volta indebolisce ulteriormente la domanda aggregata”.
Più in generale, scrive ancora l'organizzazione, "nell'area euro la ripresa rimane debole, la fiducia è calata e le pressioni deflazionistiche restano elevate. Una politica monetaria sempre più accomodante, il rallentamento del riassetto fiscale, il deprezzamento del tasso di cambio dell'euro e i prezzi del petrolio più bassi dovrebbero tutti aiutare a stimolare l'attività, ma è improbabile che la ripresa riprenda slancio prima del 2015 inoltrato". Per questo, all'unione monetaria servono interventi sia sul fronte monetario che su quello strutturale. Da un lato, sempre  secondo l'Ocse, "servono ulteriori misure non convenzionali per mantenere i tassi d'interesse a lungo termine bassi e aumentare le aspettative sull'inflazione, e così aiutare a raggiungere l'obiettivo di inflazione e sostenere l'economia".
I governi nazionali, dal canto loro, "devono, nell'ambito delle regole di bilancio dell'Ue, rallentare il consolidamento fiscale strutturale rispetto ai piani precedenti, per ridurre il freno alla crescita e consentire agli stabilizzatori automatici di operare liberamente”.
Sotto questo profilo “il ritmo di riassetto strutturale dei conti più lento rispetto agli impegni precedenti proposto da Francia e Italia nelle loro leggi di bilancio 2015 pare appropriato", perché "può dare alle riforme strutturali già concordate e alle politiche monetarie accomodanti una possibilità di rilanciare l'attività economica”.

http://www.oecd.org/economy/italy-economic-forecast-summary.htm Stronger policy response needed to avoid risks to growth, especially in the euro area, says OECD in latest Economic Outlook

25 November 2014



( Stefano Mirabelli / 25.11.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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