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Regioni.it

n. 2618 - martedì 2 dicembre 2014

Sommario
- Discariche: Corte UE multa l'Italia
- Semplificazione pubblica amministrazione: agenda 2015-2017
- Sanità: vaccini, Lorenzin "smorza" i toni della querelle con le Regioni
- Ispra: Rapporto 2014 sul recupero energetico da rifiuti urbani
- "Area alpina", Eusalp: Maroni, macroregione non è utopia
- Sanità: Lazio, Bissoni subcommissario per piano di rientro

+T -T
Sanità: vaccini, Lorenzin "smorza" i toni della querelle con le Regioni

Legge di stabilità: Chiamparino: preoccupa contraddizione tra la tabella che indica 112 mld al Fsn per il 2015 e il testo che indica la Sanità come vettore per recuperare la riduzione del gettito

(Regioni.it 2618 - 02/12/2014) Si spegne il “fuoco” della querelle  fra il Ministro della salute e le Regioni. Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi sulle responsabilità legate alla tempistica della farmacovigilanza, in relazione alle eventuali conseguenze della somministrazione di alcuni vaccini, è lo steso ministro Lorenzin a calibrare  i toni: “con le Regioni non c'è nessuna polemica, nessun rimprovero, nessun scaricabarile. Ma la volontà costruttiva di coprire le falle, di rimuovere le criticità emerse”.
Peraltro i primi dati provenienti dagli accertamenti dell’Istituto superiore di sanità risulterebbero piuttosto tranquillizzanti.
“Non ci sono accuse - ha ribadito Lorenzin - ma di fronte a una crisi sanitaria bisogna capire cosa non è funzionato: l'Aifa ha riscontrato dei ritardi nella ricezione di schede complete da Sicilia e Molise, di 10, 12 e anche 15 giorni. Criticità - ha sottolineato il ministro – da rimuovere. La legge parla di 'tempestività' nella comunicazione. Io ho proposto un emendamento sulla farmacovigilanza che parli di 24-48 ore e introduca sanzioni in caso di omessa segnalazione”.
Nelle Regioni nel frattempo cresce invece l’attesa per le risultanze del difficile confronto sulla legge di stabilità e si temono le conseguenze dei tagli prospettati. Il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino è tornato su questo argomento in una intervista rilasciata a “Quotidiano Sanità” e pubblicata il 1° dicembre dove ha ribadito che le proposte delle Regioni “si basano su due assi fondamentali: da un parte rivedere insieme al governo gli aumenti previsti per il Fondo Sanitario Nazionale e promuovere il cosiddetto Patto Integrale Verticale, un accordo che lascia più margini ai Comuni per alzare il tetto ai limiti del Patto di Stabilità; dall’altra parte verificare la possibilità di rinegoziare i debiti delle Regioni, spalmandoli in più anni. A questo punto però dobbiamo attendere il passaggio al Senato, perché, come ci ha spiegato il sottosegretario Baretta, il Governo ha scelto di recepire le indicazioni dei Comuni alla Camera e quelle delle Regioni, appunto, al Senato.
In base al percorso che abbiamo indicato ci sarà un incontro questa settimana in Conferenza Unificata, per poi portare il nostro parere entro il 10 dicembre, che è la deadline da noi indicata. Baretta si è detto disponibile in questo senso.
Quanto invece alla possibile revisione dei meccanismi di compartecipazione dei cittadini alla spesa (ticket), Chiamparino ha detto che “su questo tema ogni Regione sta lavorando per cercare di trovare la soluzione più efficace tenendo conto delle indicazioni del Patto per la Salute: l'obiettivo comune è quello di rendere sostenibile l'assistenza sanitaria universalistica cercando di non pesare sulle fasce più deboli. Al momento non mi risultano elaborazioni più concrete che mi consentano di essere più preciso. Mi preoccupa invece una contraddizione contenuta nella Legge di Stabilità approvata alla Camera, tra la tabella che indica 112 mld al Fsn per il 2015 e il testo che indica la Sanità come vettore per recuperare la riduzione del gettito prevista per le Regioni a statuto ordinario. Al Senato bisognerà prima di tutto chiarire questo punto.
L’intervista ha poi toccato altri temi, come quelle delle riforme istituzionali. “Le Regioni – ha spiegato Chiamparino - hanno compiuto un percorso un po’ contraddittorio che da una parte le ha viste raggiungere gli obiettivi originari che avevano ispirato la loro istituzione e dall’altra le ha progressivamente trasformate in enti di gestione invece che di programmazione e di legislazione. Bisogna anche tenere conto che l’opinione pubblica fatica a individuare quale sia l’impatto dell’azione politica delle Regioni, mentre sono molto più chiare le ripercussioni che hanno le decisioni a livello comunale o nazionale. Salvo eventi eccezionali, come il caso del terremoto in Emilia Romagna del 2012, le Regioni sono sempre rimaste un po’ distanti dalla percezione comune. Bisogna quindi cogliere l’occasione fornita dalla revisione del Titolo V per costruire quello che definirei un nuovo riformismo regionalistico. Per anni abbiamo infatti discusso di federalismo e autonomismo, producendo sostanzialmente nulla. Paradossalmente quanto più si è diffusa un’ideologia federalistica, tanto più si è affermata una pratica centralistica”.
Rispetto alla “riforma del bicameralismo attualmente in discussione”, il Presidente della Conferenza delle Regioni ha  sottolineato che “rappresenta la condizione essenziale per poter garantire un autonomismo serio e non fondato soltanto su luoghi concertativi settoriali come sono le attuali Conferenze. Il Senato delle autonomie dovrà invece rappresentare la sede in cui verranno elaborate alla luce del sole le politiche che riguardano concretamente i territori. Dovrà anche diventare uno strumento che consenta di gestire con flessibilità le competenze all’interno di uno Stato che sappia mantenersi allo stesso tempo autonomistico e unitario. Tutta l’esperienza internazionale degli stati federalisti ci insegna infatti che mantenere una rigida divisione è quasi impossibile perché quasi tutte le materie, inclusa la Sanità, tendono a essere concorrenti e non separate rigidamente. Spetterà quindi al nuovo Senato fare in modo che l’oggettiva concorrenza tra materie diventi uno stimolo positivo e non un ostacolo al funzionamento complessivo del sistema. Una volta consolidato il cambiamento della seconda Camera, bisognerà discutere alcuni adattamenti istituzionali per quanto concerne il profilo dimensionale delle Regioni. Questo non significa che sia necessario chiuderne qualcuna, piuttosto sarebbe utile introdurre nuove metodologie che, rispetto a specifiche materie, obblighino Regioni diverse a lavorare assieme, sulla base di vere e proprie convenzioni. Per quanto riguarda la Sanità un principio simile potrebbe essere applicato, per esempio, al Molise che presenta numeri bassi per poter reggere da solo specialità sanitarie complesse che richiederebbero invece un bacino di utenza ben più ampio. In questo caso costruire relazioni con le Regioni e quindi con le strutture limitrofe sarebbe fondamentale".
 
 


( Stefano Mirabelli / 02.12.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore editoriale: Marcello Mochi Onori
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
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