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Regioni.it

n. 2628 - mercoledì 17 dicembre 2014

Sommario
- Chiamparino convoca la Conferenza Regioni per il 18, poi cabina di regia Expo
- Napolitano: gli auguri ad istituzioni, forze politiche e società civile
- Bankitalia: diminuisce ricchezza famiglie nel 2013
- Integrati gli odg di Unificata e Stato-Regioni
- Agricoltura: Decreto su acque reflue e digestato, intesa "condizionata"
- Verso accordo di collaborazione con Regioni ceche

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Napolitano: gli auguri ad istituzioni, forze politiche e società civile

Senato espressione delle realtà regionali e locali con poteri legislativi rigorosamente ripensati e ridotti rispetto a quelli della Camera

(Regioni.it 2628 - 17/12/2014) Quelli che potrebbero essere gli ultimi auguri di buon anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai rappresentanti di istituzioni, forze politiche e società civile, sono rivolti soprattutto a “discutere” e a non stravolgere le “riforme” che sono in corso d’opera in Parlamento.
Il richiamo è netto quindi ad andare avanti sulla strada delle riforme, citando “le difficoltà che ancora si oppongono alla realizzazione dei cambiamenti di indirizzo e strutturali programmati dal governo e sottoposti al vaglio delle Camere”.
Queste riforme possono “incidere in modo significativo sulla prospettiva cui tendiamo nell'interesse dell'Italia”.
Il tutto si colloca nello scenario del semestre europeo della presidenza del governo italiano con le “proposte per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei Ventotto, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti della "austerità". Lo si è fatto presentandoci con le carte in regola per quel che riguarda il rispetto dei vincoli, ottenendo un via libera della Commissione ed evitando richieste di manovre di bilancio aggiuntive”.
Ma proprio sulla base delle scelte ed entro i limiti della Legge di stabilità, bisogna ora passare ai fatti, “il saper procedere con coerenza e senza battute d'arresto sulla via delle riforme”.
Sono proprio le riforme, quindi, il tema centrale, anche per “determinare condizioni idonee allo sviluppo degli investimenti, alla creazione di nuovo lavoro, alla maggior produttività e competitività delle nostre economie”.
Napolitano afferma che in tal senso “bisogna considerare il programma di riforme messo a fuoco dal Presidente Renzi e dal suo governo. Riforme su cui ogni forza politica potesse misurarsi, senza pregiudiziali e in termini di confronto tra visioni e approcci seriamente sostenibili. Si tratta di un programma vasto, da scaglionare nel tempo complessivo che lo stesso governo ha voluto assegnarsi: ma che ha dato il senso di quale cambiamento fosse divenuto indispensabile, e non più eludibile o rinviabile”.
Si tratta di un processo positivo di cambiamenti che così deve essere visto anche in sede europea.
 A questo punto Napolitano evidenzia due questioni politiche:
1) “la prima è costituita dall'assoluto bisogno di esprimere fiducia non solo, in generale, sulle potenzialità dell'Italia”, e si rilevano “segni concreti di apprezzamento e di interesse da parte di investitori stranieri. Da questi ultimi sono venuti non trascurabili apporti, negli ultimi tempi, alla soluzione di crisi aziendali che apparivano pregiudicate”;
2) La seconda questione politica è costituita dal clima sociale “indispensabile per poter portare avanti con coerenza la politica delle riforme programmate e l'azione di governo, in Italia e in Europa, in funzione del rilancio della crescita e dell'occupazione”, e “troppo impregnato di negatività, troppo lontano da forme di dialogo e sforzi di avvicinamento parziale che hanno nel passato spesso contrassegnato le relazioni sociali o politico-sociali”.
Napolitano quindi afferma: “rispetto delle prerogative di decisione del governo e del Parlamento, senza improprie e devianti commistioni, e rispetto del ruolo che è naturale dei sindacati, di rappresentanza e - negli ambiti appropriati - negoziale; e sforzo convergente di dialogo anche su questioni vitali di interesse generale”.
Bisogna, ribadisce Napolitano,"passare ai fatti", “quel procedere con coerenza sulla via delle riforme, che ho indicato come imperativo del momento”.
Ma, spiega Napolitano, “si è tornati, indugiandoci per mesi di discussioni, audizioni, tentativi d'intesa, su questioni di riforma in qualche caso individuate da decenni”, e cita anche, oltre alla riforma del lavoro, le riforme istituzionali: “sembra quasi, a taluni, che il superamento del bicameralismo paritario sia un tic da irrefrenabili "rottamatori" o da vecchi cultori di controversie costituzionali. Mi si lasci dunque insistere per qualche istante su questo tasto.
Impressiona, certamente, l'ignoranza o non considerazione del retroterra di quella questione del bicameralismo paritario. Padri costituenti tra i maggiori, da Meuccio Ruini a Costantino Mortati, e studiosi di generazioni successive ma legatissimi alla Carta del 1948, come Leopoldo Elia, parlarono di un punto debole della Costituzione repubblicana, di fallimento di ogni tentativo di razionale differenziazione tra le due Camere, e quindi di un ingombrante "doppione". Chiunque tratti questa materia in Parlamento, non può considerarsi "nato ieri" (o, magari, nel febbraio 2013), avendo il dovere di farsi almeno superficiale conoscitore della storia, della dottrina, della prassi costituzionale del nostro Paese: conoscitore dunque anche dei precedenti della discussione sul bicameralismo paritario e dei tentativi, da trent'anni a questa parte, di individuare il modo di superarlo”.
Pertanto il richiamo di Napolitano a “quanti vogliano mantenere e far registrare dissensi su questa riforma a non farlo con spregiudicate tattiche emendative che portino a colpire la coerenza sistematica della riforma. Adoperarsi per tornare indietro rispetto alla oramai sancita trasformazione del Senato in espressione - come in altri Paesi europei - delle realtà regionali e locali con poteri legislativi rigorosamente ripensati e ridotti rispetto a quelli della Camera, significherebbe solo vulnerare fatalmente la riforma, il suo senso, la sua efficacia. Rispettare, pur nel dissenso, la coerenza delle riforme in gestazione - sul bicameralismo, sui rapporti tra Stato e Regioni, e anche sull'altro, fondamentale tema della legge elettorale - è un dovere di onestà politica e di serietà istituzionale”.
Tutto ciò serve per il buon funzionamento del nostro sistema-Paese:  “si sono in sostanza messi in moto – afferma Napolitano - processi di cambiamento all'interno, e un fenomeno di attenzione fiduciosa dall'esterno, che mi fanno registrare con un segno positivo la conclusione del 2014. Non si attenti in qualsiasi modo alla continuità di questo nuovo corso”.
Bisogna rafforzare le prospettive che si presentano sul piano interno e internazionale, “possono avere un valore decisivo per rafforzare la fiducia nell'Italia e per ridare alla politica il ruolo e il prestigio che è venuta perdendo”.
E tutto richiede continuità istituzionale. “A rappresentarla e garantirla – conclude Napolitano - mi ero personalmente impegnato ancora una volta, per tutto lo speciale periodo del semestre italiano di presidenza europea”.
Tutti si attendono “nuove, serie prove di continuità nel cambiamento. Non deludiamoli e non veniamo meno ai doveri che abbiamo verso il nostro Paese e il nostro popolo in frangenti tra i più complessi, e aperti nell'esito, che abbiamo vissuto”.
 

 

 

Il Presidente Napolitano ai rappresentanti di istituzioni, forze politiche e società civile: "Discutere ma non stravolgere le riforme"



( Giuseppe Schifini / 17.12.14 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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