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Regioni.it

n. 2630 - venerdì 19 dicembre 2014

Sommario
- Province: si allarga a "macchia d'olio" la protesta dei dipendenti
- Expo 2015: Spacca, prosegue l'impegno delle Regioni
- Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2012-2013
- UE adotta programma FSE per occupazione e istruzione
- Maroni: manovra grave errore del Governo
- Istruzione: serve un sistema educativo professionalizzante

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Istruzione: serve un sistema educativo professionalizzante

(Regioni.it 2630 - 19/12/2014) La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 27 novembre, ha approvato un documento  di proposte per un sistema educativo professionalizzante.
Il testo - presidisposto dalla Commissione istuzione della Conferenza delle Regioni, coordinata dall'Assesore dlela Regione Toscana, Emmanuele Bobbio - è stato inviato dal presidente Sergio Chiamparino al ministro dell'Istruzione, università e ricerca, Stefania Giannini, affinché possa rappresentare, nell'ambito del confronto in corso con il ministero, la proposta regionale.
Per un Sistema Educativo Professionalizzante in Italia
1. PREMESSA
Le politiche per la formazione e per l’istruzione, rappresentano uno dei principali strumenti con cui realizzare una crescita sostenuta e durevole. I benefici dell’istruzione e della formazione sono infatti ampi e molteplici, sia per gli individui, sia per l’apparato produttivo, sia per la società nel suo complesso. Occorre un aumento generalizzato della dotazione di capitale umano del Paese anche per far fronte ai cambiamenti quali la globalizzazione, la diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che hanno avuto un impatto trasversale e crescente su tutti i settori economici e sulla società in generale, lo sviluppo di nuovi ambiti produttivi.
In Europa secondo le ricerche del Cedefop nel 2020 l’economia europea richiederà il 31,5% di occupati con alti livelli di istruzione e qualificazione, il 50% con livelli intermedi mentre i posti di lavoro per i soggetti con bassi livelli di qualificazione crolleranno dal 33% del 1996 al 18,5.
Il modello produttivo del nostro paese basato sulla piccole e medie impresa che affrontano la concorrenza sulla qualità del prodotto e sulla capacità di adattamento basata sulla adozione di nuove tecnologie e modelli organizzativi necessita di adeguate competenze tecnico professionali.
L’Italia, nei confronti dei paesi avanzati è un Paese in ritardo sulle variabili del capitale umano. Per innalzarne il livello occorre intervenire sulla filiera tecnico-professionale sia secondaria, riducendo la dispersione scolastica e aumentando il numero di persone con qualifica o diploma professionale, sia terziaria aumentando il numero di persone con titolo di studio professionalizzante di livello terziario o universitario. Rafforzare la filiera dell’istruzione e formazione tecnico-professionale costituisce pertanto non solo una necessità ma anche una opportunità per lo sviluppo sociale e economico del nostro paese.
2. ISTRUZIONE E FORMAZIONE TECNICO PROFESSIONALE SECONDARIA
Sono circa 18 ogni 100 i giovani 18-24enni che non hanno conseguito un diploma superiore alla licenza media (secondaria di primo grado), né hanno una qualifica professionale di durata almeno biennale, né frequentano un corso formativo (early school leavers). Si tratta di una cifra elevata, specie se commisurata al livello di sviluppo del nostro paese, e distante dall’obbiettivo del 10 per cento previsto nell’ambito della Strategia Europa 2020.
GIOVANI (18-24 ENNI) CHE ABBANDONANO PREMATURAMENTE GLI STUDI. 2011
 
 
 
Il dato è allarmante, da molti definito una emorragia, con costi sociali altissimi. Confindustria stima che il costo per il sistema sia di 32,6 miliardi l’anno, cioè quasi 2 punti di PIL . Il 73% dei dispersi complessivi proviene dall’area tecnico – professionale2. In particolare gli istituti professionali (IP) risultano essere l’anello debole del sistema con più di 50 mila studenti dispersi rispetto agli iscritti di cinque anni prima3.
Gli esiti negativi sembrano ricondursi al processo di “liceizzazione” avvenuto negli IT e negli IP, in particolare a seguito del riordino del 2010, che ha gravemente indebolito la componente di indirizzo dei curricula allentando il rapporto tra scuola e mondo del lavoro. Tale dequalificazione ha comportato un rischio di emarginazione dei percorsi, soprattutto professionali, aumentando la polarizzazione fra licei, istituti professionali e istituti tecnici.
Il sistema dell’istruzione e formazione professionale (IeFP), competenza esclusiva delle regioni, consente di acquisire le qualifiche triennali di IeFP sia in agenzie formative accreditate dalle regioni sia in via sussidiaria, ovvero negli IP con la modalità complementare o integrativa.
I dati sulle iscrizioni riportati nel grafico, insieme al maggiore dettaglio di analisi nel documento allegato, rilevano il successo crescente dei percorsi di IeFP organizzati sul territorio, anche in confronto con il sistema degli IP.
 
 
La chiave di questo gradimento, si legge nel rapporto ISFOL 2012-2013, è da ricondursi, tra l’altro, al fatto che la “IeFP è stata percepita come strumento di accesso al mondo del lavoro e come leva di promozione sociale”. La IeFP è un sistema che per sua natura ha una forte componente di alternanza scuola lavoro, si poggia su una didattica per competenze, riconosce il valore formativo del lavoro ed attua in generale uno stretto raccordo tra scuola e impresa.
Lotta alla dispersione scolastica, riqualificazione e potenziamento della carriera formativa professionalizzante diventano obiettivi complementari. I dati sopra riportati indicano la necessità di un riordino dell’offerta formativa tecnico professionale affinché possa diventare opportunità di sviluppo.
La proposta delle regioni:
Si propone un nuovo modello di offerta formativa che riorganizzi i percorsi e gli ambiti dell’istruzione tecnica-professionale prevedendo di:
 
 
1. unificare gli ordinamenti dell’istruzione professionale e dell’istruzione tecnica in un unico ordinamento tecnico professionale (ITP)
2. aumentare le ore curriculari dedicate alle materie professionalizzanti ivi comprese le ore di laboratorio così da creare un solido ancoraggio con la vocazione del territorio
3. introdurre la progressione verticale per gli studenti della IeFP. Dopo il IV anno di IeFP, svolgere il V anno integrativo anche nell’ambito dei percorsi di IFTS e, conseguentemente, poter accedere a ITS e Università
4. riorganizzare percorsi ed ambiti della IeFP: revisione delle qualifiche (anche in relazione al costituendo repertorio nazionale) introduzione percorsi di IeFP, oltre che nei rinnovati IPT, anche nelle articolazioni del sistema dei licei a più forte carattere vocazionale, quali ad esempio i licei artistici.
I margini di autonomia e di flessibilità, previsti dalla normativa vigente, possono essere strumenti della programmazione regionale da utilizzarsi perché la progettazione dell’offerta formativa intercetti e sia funzionale al sistema produttivo locale. Gli spazi attualmente previsti consentono di realizzare un modello improntato ai principi del duale tedesco.
Per garantire il pieno utilizzo dei medesimi strumenti è prioritario rivedere l’utilizzo delle classi di concorso dei docenti da parte delle autonomie scolastiche. Inoltre sarebbe opportuno che l’organico funzionale di rete, introdotto nel rapporto “la buona scuola”, avesse come riferimento la rete del polo tecnico professionale realizzato, in genere, su specifiche filiere formative.
I passaggi orizzontali e l’integrazione verticale dei percorsi devono essere previsti quali opportunità che garantiscono all’allievo il diritto alla realizzazione di un percorso personale di crescita e di apprendimento. Questo deve tradursi nella possibilità di transitare, senza disperdere il proprio bagaglio di  acquisizioni, tra percorsi anche di diverso ordinamento, tra percorsi di differente Figura, Indirizzo di Figura e Profilo di IeFP così come deve essere previsto il rientro nel sistema formale di Istruzione e formazione professionale, dopo un periodo di interruzione degli studi.
Sistemi di verifica e monitoraggio devono essere introdotti a garanzia della qualità del sistema e del diritto dei cittadini a ricevere ovunque le medesime prestazioni essenziali (LEP), come richiamato nel documento sulla “Buona Scuola” presentato dalle regioni. Il canale di finanziamento dei LEP deve essere unico, assoggettarsi al sistema di verifica e monitoraggio, e improntato al principio dei costi standard. In particolare per la IeFP in modo tale da rendere sostenibile questa offerta anche da parte delle istituzioni formative.
I fondi comunitari, sia di provenienza statale sia di provenienza regionale, per essere meglio valorizzati possono essere opportunamente coordinati, facendo confluire a supporto del rinnovato asse tecnicoprofessionale tanto le linee di intervento dell’FSE (formazione docenti, dispersione scolastica…) quanto del FESR (laboratori).
3. LA FORMAZIONE TERZIARIA
Altro elemento di investimento riguarda la formazione iniziale dei livelli più alti, per aumentare il numero di laureati o comunque di giovani con livello di formazione di livello terziario.
Su questo l'Italia è particolarmente arretrata rispetto agli altri paesi, non solo a causa del minor numero dei laureati usciti dall'università (Italia 22% dei giovani 25-34, contro media OCSE del 29%), ma anche perché manca del tutto la formazione terziaria di tipo professionalizzante non accademica, che nella media dei Paesi OCSE vale un ulteriore 10%, portando il totale di giovani con il livello terziario a 39%, mentre in Italia questi percorsi sono numericamente poco significativi, lasciandoci fermi al 22%.
Per questo è importante mettere a sistema gli ITS, collocandoli su livelli di eccellenza. Come dimostra il dato europeo questi percorsi rappresentano una possibilità di ampliamento della platea dei giovani che studiano al livello terziario, non sono sostitutivi bensì complementari all’università. ITS e IFTS devono rappresentare una realtà formativa di elevata qualità, riconosciuta non solo socialmente ma anche dalle imprese. Per questo è importante che gli studenti dei percorsi ITS accedano agli stessi benefici degli studenti universitari in materia di Diritto allo Studio.
Anche per l’università si propone una maggiore vicinanza al territorio promuovendo l’alternanza in tutte le sue forme fin dai primi anni, riconoscendo un adeguato numero di crediti e dunque il valore formativo delle esperienze maturate in contesti lavorativi.
4. CONTENUTI DELL’APPENDICE
In appendice viene riportata una analisi tecnica e di dettaglio delle azioni orientate a perseguire gli obiettivi sopra indicati, e nello specifico:
1. Verso un sistema di Governance condiviso per la IeFP, finanziamento a costo standard ecompimento della disciplina
I rischi di un sistema incompiuto e i passaggi per una piena applicazione del sistema di IeFP, con disciplina regionale compiuta e regolamento per l’accertamento dei LEP.
Garanzia di un finanziamento certo, stabile e capace di rispondere effettivamente a tutta la domanda, sulla base di un costo standard adeguato, anche in riferimento al ruolo delle istituzioni formative.
Superamento dei vincoli posti dal patto di stabilità.
Nell’ambito di una governance unitaria, si richiede la condivisione con il restante sistema educativo degli strumenti e dele basi dati, a partire dall’anagrafe degli studenti, passando dall’iscrizione unitaria ai percorsi attraverso il sistema “scuola in chiaro”, fino all’utilizzo del sistema Sistaf per la certificazione dei dati.
2. Formazione Tecnica Superiore e Poli Tecnico Professionali
Si chiede di fornire stabilità ai finanziamenti destinati ad ambiti strategici quali gli ITS e i Poli Tecnico Professionali, in vista di un loro potenziamento e aumento di studenti, in considerazione dei benhmark internazionali.
3. Potenziamento dell’apprendistato di primo e terzo livello
Si tratta di dare un impulso allo sviluppo dell’apprendistato di primo e terzo livello attraverso forme di incentivazione basate sulla rimodulazione degli oneri salariali, in funzione di un maggiore scambio tra formazione e salario.
4. Orientamento
Si propone una governance multilivello per definire una strategia comune contro la dispersione scolastica che promuova efficaci interventi di prevenzione e recupero attraverso un modello di coordinamento di strutture e servizi che veda insieme tutti i Soggetti e Sistemi titolari di interventi di orientamento, finalizzato a rendere disponibile nel territorio un servizio integrato di orientamento
5. Generalizzazione dell’alternanza scuola lavoro
Si richiede una semplificazione della disciplina di attivazione di alternanza presso le aziende, un adeguamento delle modalità di accertamento e certificazione delle competenze acquisite, forme di incentivazione per le aziende ed enti ospitanti.
Roma, 27 novembre 2014


( red / 19.12.14 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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